<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Yalla Italia</title>
	<atom:link href="http://www.yallaitalia.it/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.yallaitalia.it</link>
	<description>il blog delle seconde generazioni</description>
	<lastBuildDate>Thu, 17 May 2012 11:23:07 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.1.1</generator>
		<item>
		<title>Con queste istituzioni non ci resta che migrare&#8230;.</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/con-queste-istituzioni-non-ci-resta-che-migrare/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/con-queste-istituzioni-non-ci-resta-che-migrare/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 11:19:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8583</guid>
		<description><![CDATA[Mercoledì, le agenzie hanno rilanciato le dichiarazioni del presidente Napolitano in visita a Tunisi: «Negli ultimi decenni, il patrimonio umano e l&#8217;apporto economico, derivante dall&#8217;inserimento di immigrati dalla Tunisia e da altri Paesi mediterranei ha arricchito il nostro tessuto sociale e culturale»&#8230;.«La crisi in Europa ci sprona a rafforzare i legami con la sponda Sud del Mediterraneo»&#8230;«Negli ultimi decenni, il patrimonio umano, e l&#8217;apporto economico, derivante dall&#8217;inserimento di immigrati dalla Tunisia e da altri Paesi mediterranei ha arricchito il nostro tessuto sociale e culturale»&#8230; Bene, tutte parole sacrosante e di auspicio per una nuova fase della politica immigratoria italiana». E bravo presidente. Oggi, giovedì, su Repubblica, il Ministro Cancellieri smentisce a modo suo le parole del Presidente. Come emerge da questo articolo, il ministro annuncia lo stop ai nuovi ingressi di extracomunitari. Una direttiva del ministero del lavoro in un rapporto del 23 febbraio 2011, sostiene invece che nel periodo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Mercoledì, le agenzie hanno rilanciato le dichiarazioni del presidente Napolitano in visita a Tunisi:  «Negli ultimi decenni, il patrimonio umano e l&#8217;apporto economico, derivante dall&#8217;inserimento di immigrati dalla Tunisia e da altri Paesi mediterranei ha arricchito il nostro tessuto sociale e culturale»&#8230;.«La crisi in Europa  ci sprona a rafforzare i legami con la sponda Sud del Mediterraneo»&#8230;«Negli ultimi decenni, il patrimonio umano, e l&#8217;apporto economico, derivante dall&#8217;inserimento di immigrati dalla Tunisia e da altri Paesi mediterranei ha arricchito il nostro tessuto sociale e culturale»&#8230;</p>
<p>Bene, tutte parole sacrosante e di auspicio per una nuova fase della politica immigratoria italiana». E bravo presidente.</p>
<p>Oggi, giovedì, su Repubblica, il Ministro Cancellieri smentisce a modo suo le parole del Presidente. Come emerge da <a href="http://www.repubblica.it/cronaca/2012/05/17/news/stop_flussi_immigrati-35296903/?ref=HREC1-8">questo articolo</a>, il ministro annuncia lo stop ai nuovi ingressi di extracomunitari.</p>
<p>Una direttiva del ministero del lavoro in un rapporto del 23 febbraio 2011, sostiene invece che nel periodo 2011-2015 il fabbisogno medio annuo di nuovi immigrati dovrebbe essere pari a circa 100 mila, mentre nel periodo 2016.20120 dovrebbe portarsi a 260 mila. Morale della favola, nel prossimo decennio, l’Italia avrà bisogno di importare un milione e 800 mila lavoratori.</p>
<p>Un’ <a href="http://www.fondazioneleonemoressa.org/newsite/2012/02/loccupazione-straniera-resiste-alla-crisi-nella-piccola-impresa/">indagine</a> della fondazione Leone Moressa di due mesi fa metteva nero su bianco come l’occupazione straniera nelle piccole imprese italiane facesse registrare nel 2° semestre 2011 un aumento del +0,8% rispetto al semestre precedente.</p>
<p>Ora, questa è la situazione: un ministro vanifica di notte le belle parole che il presidente della Repubblica aveva espresso di giorno. Le istituzioni poi, quando si tratta di temi immmigratori, non si parlano, non si leggono e non si informano.<br /> <br />
Non ci resta che migrare&#8230;dall&#8217;Italia&#8230;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/con-queste-istituzioni-non-ci-resta-che-migrare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Buona fortuna da Maha!</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/buona-fortuna-da-maha/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/buona-fortuna-da-maha/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 17 May 2012 06:27:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[I video di Maha]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8570</guid>
		<description><![CDATA[C&#8217;è chi dice &#8220;in groppa al riccio!&#8221; (con annessa risposta &#8220;speriamo che dorma a pancia in su!&#8221;), chi opta per l&#8217;in bocca al lupo, chi preferisce la balena, e chi un classico &#8220;buona fortuna&#8221;. Modi di dire vari ed eventuali che spesso è piuttosto difficile spiegare a chi non parla l&#8217;italiano. Seppur non così fantasiose, anche in arabo esistono varie espressioni. Nella lezione numero cinque Maha ce le insegna:]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
C&#8217;è chi dice &#8220;in groppa al riccio!&#8221; (con annessa risposta &#8220;speriamo che dorma a pancia in su!&#8221;), chi opta per l&#8217;in bocca al lupo, chi preferisce la balena, e chi un classico &#8220;buona fortuna&#8221;. Modi di dire vari ed eventuali che spesso è piuttosto difficile spiegare a chi non parla l&#8217;italiano.</p>
<p>Seppur non così fantasiose, anche in arabo esistono varie espressioni. Nella lezione numero cinque Maha ce le insegna:</p>
<p>
<iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/tptJZBuskzw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/buona-fortuna-da-maha/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mostra fotografica: &#8220;Women through my lens&#8221;</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/mostra-fotografica-women-through-my-lens/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/mostra-fotografica-women-through-my-lens/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 May 2012 15:38:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8560</guid>
		<description><![CDATA[Fatima Abbadi è una giornalista free-lance di origine italiana, palestinese e giordana che vive a Padova dal 1997, dove ha svolto la sua formazione accademica. In questi giorni proprio a Padova si possono ammirare le sue fotografie, che offrono uno sguardo su volti e figure femminili. Nell&#8217;arte di Abbadi la donna è soggetto di riflessioni che partono dalla sua vita personale e dalla sua appartenenza due culture diverse. Ne risulta uno studio delle immagini originale e sensibile, affidato alla tecnologia analogica e al fascino del bianco e nero. Le sue opere sono un insieme eclettico di diverse scene di donne nella loro vita quotidiana sia in Europa che in Medio Oriente, attimi che raccontano distintamente un’unica e personale storia di vita. La mostra, già presentata nel 2011 ad Amman in Giordania, a Roma e a Tolentino è ora promossa e sostenuta per la parte culturale da Bassima Awad, Presidente dell’Istituto...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
<a href="http://www.yallaitalia.it/2011/12/tel-aviv-espelle-chi-vuole-presidente-napolitano-mi-spieghi-perche/">Fatima Abbadi</a> è una giornalista free-lance di origine italiana, palestinese e giordana che vive a Padova dal 1997, dove ha svolto la sua formazione accademica.</p>
<p>In questi giorni proprio a Padova si possono ammirare le sue fotografie, che offrono uno sguardo su volti e figure femminili.</p>
<p>Nell&#8217;arte di Abbadi la donna è soggetto di riflessioni che partono dalla sua vita personale e dalla sua appartenenza due culture diverse.<br />
Ne risulta uno studio delle immagini originale e sensibile, affidato alla tecnologia analogica e al fascino del bianco e nero. Le sue opere sono un insieme eclettico di diverse scene di donne nella loro vita quotidiana sia in Europa che in Medio Oriente, attimi che raccontano distintamente un’unica e personale storia di vita.</p>
<p>La mostra, già presentata nel 2011 ad Amman in Giordania, a Roma e a Tolentino è ora promossa e sostenuta per la parte culturale da Bassima Awad, Presidente dell’Istituto di Cultura Italo Palestinese Al Quds, e per la parte fotografica da Ferdinando Fasolo e Giampaolo Romagnosi del Gruppo Mignon, di cui Fatima Abbadi è parte dal 2009.</p>
<p>Sarà possibile vederla dal 13 maggio al 2 giugno presso la galleria Samonà a Padova.</p>
<p>
12 maggio-3 giugno 2012<br />
Galleria Samonà, via Roma<br />
Inaugurazione: venerdì 11 maggio, ore 18.00</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/mostra-fotografica-women-through-my-lens/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Crisi dimenticate: Msf racconta quello che i media ignorano</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/crisi-dimenticate-msf-racconta-quello-che-i-media-ignorano/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/crisi-dimenticate-msf-racconta-quello-che-i-media-ignorano/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:48:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggi ce l'ho con]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8540</guid>
		<description><![CDATA[Pubblicato il rapporto annuale sulle gravi situazioni sanitarie e sui contesti ignorati dai mezzi di informazione Msf, Medici senza frontiere, ha pubblicato oggi il rapporto “Le crisi umanitarie dimenticate dai media 2011” (Marsilio Editori) realizzato per l’ottavo anno in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia e con il contributo di importanti rappresentanti del mondo giornalistico e accademico. Per il 2011, MSF ha deciso di porre l’attenzione su come i telegiornali italiani hanno trattato il tema della migrazione a seguito delle rivolte esplose in Tunisia, Egitto e Libia e su due fronti di crisi: le “crisi sanitarie”, malnutrizione in Somalia, HIV/AIDS e le malattie tropicali dimenticate; e le “crisi umanitarie” su cui i riflettori dei media italiani si sono accesi solo parzialmente Costa d’Avorio, Sudan e Sud Sudan, Bahrein Repubblica Democratica del Congo). Su richiesta di MSF, l’Osservatorio di Pavia ha analizzato lo spazio dedicato in un anno dalle edizioni serali &#8211;...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Pubblicato il rapporto annuale sulle gravi situazioni sanitarie e sui contesti ignorati dai mezzi di informazione</em></p>
<p><a href="http://www.medicisenzafrontiere.it/">Msf</a>, Medici senza frontiere, ha pubblicato oggi il rapporto “Le crisi umanitarie dimenticate dai media 2011” (Marsilio Editori) realizzato per l’ottavo anno in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia e con il contributo di importanti rappresentanti del mondo giornalistico e accademico.</p>
<p>Per il 2011, MSF ha deciso di porre l’attenzione su come i telegiornali italiani hanno trattato il tema della migrazione a seguito delle rivolte esplose in Tunisia, Egitto e Libia e su due fronti di crisi: le “crisi sanitarie”, malnutrizione in Somalia, HIV/AIDS e le malattie tropicali dimenticate; e le “crisi umanitarie” su cui i riflettori dei media italiani si sono accesi solo parzialmente Costa d’Avorio, Sudan e Sud Sudan, Bahrein Repubblica Democratica del Congo).</p>
<p>Su richiesta di MSF, l’Osservatorio di Pavia  ha analizzato lo spazio dedicato in un anno dalle  edizioni serali &#8211;  prime time dei TG Rai, Mediaset e La7 &#8211; alle crisi individuate da MSF. Nel 2011, i telegiornali hanno dedicato circa il 10% del totale dei servizi a contesti di crisi, a conflitti e a emergenze umanitarie e sanitarie, e tra questi spiccano naturalmente le rivolte della Primavera araba (Libia in primis) e il terremoto in Giappone. E’ proprio tale attenzione a spiegare l’incremento rispetto al 6% del 2009.</p>
<p>Per la prima volta, MSF ha deciso di far monitorare come e quanto i TG italiani hanno raccontato l’arrivo in Italia dei migranti in fuga da Libia, Tunisia ed Egitto. Nel 2011, sono state dedicate 1.391 notizie al tema e seppur non si tratti di una crisi dimenticata, preoccupa il modo in cui è stata rappresentata. Dall’analisi degli sbarchi in alcune settimane campione, spicca come il termine emergenza sia il più diffuso per comunicare il contenuto della notizia, mentre le condizioni medico-sanitarie dei migranti non sono quasi mai il focus centrale della narrazione. “Il dato più sconcertante – dichiara Kostas Moschochoritis, Direttore generale MSF Italia – è che in questi servizi è praticamente assente la voce dei migranti. I protagonisti a cui è data voce sono nel 65% dei casi i politici, fra Governo e amministrazioni locali. Alle testimonianze dei migranti è stato riservato solo il 14% dello spazio; il 12% alle comunità locali e il 10% alle realtà impegnate nella gestione del fenomeno &#8211; forze dell’ordine, esponenti religiosi, società civile, organizzazioni”. Nelle immagini utilizzate, inoltre, i bambini che approdano sulle coste italiane sono mostrati in video senza nasconderne il volto.</p>
<p>In tempi di informazione globale, nel 2011 sono stati solo 5 i servizi dedicati al Congo (RDC), 10 alla Costa d’Avorio, 14 quelli sull’HIV/AIDS, zero quelli sulle malattie tropicali neglette (leishmaniosi viscerale/kala-azar, malattia del sonno, Chagas e ulcera di Buruli) che falcidiano la popolazione dei Paesi in via di sviluppo. Resta in ombra anche il Bahrein con solo 24 notizie. All’emergenza nutrizionale nel Corno d’Africa dedicate 41 notizie e 44 al Sudan. Il totale dello spazio dato a tutte queste crisi insieme resta comunque lontano dalle 413 notizie dedicate invece alle nozze reali di William e Kate. Il matrimonio di Alberto di Monaco si è invece guadagnato “solo” 91 servizi.</p>
<p>Il Congo in realtà è totalmente scomparso, se si considera che le uniche 5 notizie dedicate, si occupano di incidenti aerei e di altri eventi e non delle violenze in corso o dell’AIDS che flagella il paese con un milione di contagiati. L’analisi mostra che di AIDS, in generale, si è parlato soprattutto in relazione ai viaggi del Pontefice e, a differenza di altri anni, nessuno dei TG dedica una notizia alla pandemia in occasione della Giornata Mondiale (1 dicembre). L’AIDS è ormai invisibile. E, altrettanto drammaticamente, si ignora la crisi finanziaria in cui versa il Fondo Globale per la Lotta contro Aids, Tubercolosi e Malaria, che, se non affrontata, avrà effetti devastanti per i pazienti affetti da HIV/AIDS e tubercolosi multiresistente ai farmaci. La “nostra” influenza stagionale è stata invece abbondantemente coperta dai TG con 92 servizi.</p>
<p>“Non siamo sicuri che le parole siano in grado di salvare vite, ma sappiamo con certezza che il silenzio può uccidere. Per questa ragione continuiamo a stimolare i media a parlare delle crisi umanitarie. In questo nuovo rapporto, fra le varie crisi che hanno determinato la Primavera araba, abbiamo voluto accendere un riflettore sul Bahrein, crisi pressoché ignorata dai media, ma gravissima ed esemplare dal punto di vista della manipolazione dell’assistenza medica come strumento di identificazione e arresto dei dimostranti”, dichiara Kostas Moschochoritis, Direttore generale di MSF Italia.</p>
<p>Il caso del Bahrein è emblematico: in ben 7 servizi dei 24 totali, si parla del Paese solo in relazione al Gran Premio di Formula 1 e alla sua possibile cancellazione, come conseguenza dell’instabilità politica del paese. Ancora oggi in Bahrein, l’accesso alle cure è un problema, nonostante le riforme, e i pazienti continuano a evitare di rivolgersi agli ospedali pubblici per farsi curare, a causa della discriminazione percepita, delle molestie e dei maltrattamenti. MSF chiede di operare nuovamente in Bahrain dove da marzo non è più autorizzata a entrare.</p>
<p>Ma è la condizione dei rifugiati dal Mali fuggiti in Burkina Faso, Mauritania e Niger la crisi su cui oggi MSF chiede di accendere un riflettore. “Il Burkina Faso è, dopo la Mauritania, il paese con il più alto numero di rifugiati in fuga dal Mali dove fornire assistenza medica è estremamente difficile e i rifugiati continuano ad arrivare di giorno in giorno mentre l’aiuto internazionale è lento e insufficiente. Chiediamo ai media italiani di accendere un riflettore su quest’area del tutto dimenticata, colpita pesantemente dalla siccità e dall’insicurezza alimentare”, aggiunge Kostas Moschochoritis.</p>
<p>
Fonte: <a href="http://www.vita.it/">Vita.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/crisi-dimenticate-msf-racconta-quello-che-i-media-ignorano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Iran, è l’inflazione  la vera “opposizione”</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/iran-e-l%e2%80%99inflazione-la-vera-%e2%80%9copposizione%e2%80%9d/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/iran-e-l%e2%80%99inflazione-la-vera-%e2%80%9copposizione%e2%80%9d/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:41:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sara Hejazi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8534</guid>
		<description><![CDATA[La crisi economica causa malcontento e disaffezione Provate a chiedere a un tassista ira-niano cosa affligge maggiormente la Repubblica Islamica oggi e sarete sorpresi: il nucleare? No. Una possibile guerra con Israele? Men che meno. La politica? Non particolarmente. È l’inflazione il vero problema, che trascende la dissidenza, le classi sociali, le aree urbane e rurali. E non è un caso che parliamo di tassisti, visto che in una megalopoli come Teheran è proprio il non-luogo della macchina ad essere il luogo privilegiato per sfogarsi su argomenti ormai tabù per il governo iraniano che sembra dire: parlate di tutto – movimento verde compreso – ma non della crisi economica, che costringe sempre più persone a Teheran a staccare i freezer vuoti per risparmiare l’energia elettrica. La frutta – un must di tutte le case iraniane – è divenuta un bene di lusso, quasi quanto l’oro. Il prezzo della carne: praticamente...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
<em>La crisi economica causa malcontento e disaffezione</em></p>
<p>
Provate a chiedere a un tassista ira-niano cosa affligge maggiormente la Repubblica Islamica oggi e sarete sorpresi: il nucleare? No. Una possibile guerra con Israele? Men che meno. La politica? Non particolarmente. È l’inflazione il vero problema, che trascende la dissidenza, le classi sociali, le aree urbane e rurali. </p>
<p>E non è un caso che parliamo di tassisti, visto che in una megalopoli come Teheran è proprio il non-luogo della macchina ad essere il luogo privilegiato per sfogarsi su argomenti ormai tabù per il governo iraniano che sembra dire: parlate di tutto – movimento verde compreso – ma non della crisi economica, che costringe sempre più persone a Teheran a staccare i freezer vuoti per risparmiare l’energia elettrica. La frutta – un must di tutte le case iraniane – è divenuta un bene di lusso, quasi quanto l’oro. Il prezzo della carne: praticamente proibitivo (è aumentato più del 60% da dicembre). </p>
<p>Così, mentre in Occidente si racconta che la Guida Suprema Ali Khamenei è uscita vincitrice dalle elezioni par- lamentari dello scorso 4 mag- gio, ci si dimentica di raccontare che l’affluenza alle urne è stata bassissima in un Paese letteralmente piegato dalle sanzioni economiche e dall’isolamento internazionale: una disaffezione elettorale dovuta alle gravi difficoltà economiche. Nessun vincitore e nessun vinto, quindi, ma un riassetto degli equilibri: nuove negoziazioni interne che non cambiano sostanzialmente nulla. Ciò che sta cambiando profondamente il Paese è la strategia di sopravvivenza economica in questi tempi difficili: se non si possono importare gomme dalla Germania, per esempio, l’automotive iraniano punta sulla produzione locale. E, con ogni probabilità, sarà proprio la rilocalizzazione dell’economia il motore del prossimo grande cambiamento politico in Iran.</p>
<p></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/iran-e-l%e2%80%99inflazione-la-vera-%e2%80%9copposizione%e2%80%9d/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Caro lettore, c&#8217;è posta per te</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/caro-lettore-ce-posta-per-te/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/caro-lettore-ce-posta-per-te/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 16 May 2012 06:02:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lubna Ammoune</dc:creator>
				<category><![CDATA[S-veliamoci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8524</guid>
		<description><![CDATA[La sfida più grande in questi ultimi mesi di sviluppo e di crescita di Yalla Italia è stata quella di passare al web. Ci siamo svelati ed esposti sin dal primo numero che ha visto la luce nel maggio del 2007 e da allora è sempre stato così. È con questo spirito che è nata un’apposita sezione dal nome S-veliamoci. Vuole essere un confronto aperto, il più possibile vicino alle nostre esperienze personali vissute quotidianamente. Alcune rappresentano fonte di gioia, ma altre di smarrimento, dolore e sofferenza, senza però cadere nella trappola del vittimismo. Sono state tutte occasioni per essere propositivi e cercare di trasmettere un messaggio il cui significato più vero è racchiuso in queste frasi che trovate nel chi siamo del nostro sito: &#8220;Ragazze e ragazzi, studenti e lavoratori, laici o praticanti&#8230;siamo tutti giovani che offrono il proprio punto di vista su una realtà complessa, senza offrire rassicuranti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
La sfida più grande in questi ultimi mesi di sviluppo e di crescita di Yalla Italia è stata quella di passare al web. Ci siamo svelati ed esposti sin dal primo numero che ha visto la luce nel maggio del 2007 e da allora è sempre stato così. È con questo spirito che è nata un’apposita sezione dal nome S-veliamoci. Vuole essere un confronto aperto, il più possibile vicino alle nostre esperienze personali vissute quotidianamente. </p>
<p>Alcune rappresentano fonte di gioia, ma altre di smarrimento, dolore e sofferenza, senza però cadere nella trappola del vittimismo. Sono state tutte occasioni per essere propositivi e cercare di trasmettere un messaggio il cui significato più vero è racchiuso in queste frasi che trovate nel chi siamo del nostro sito:</p>
<p>&#8220;Ragazze e ragazzi, studenti e lavoratori, laici o praticanti&#8230;siamo tutti giovani che offrono il proprio punto di vista su una realtà complessa, senza offrire rassicuranti schemi stereotipati, provocazioni violente e fini a se stesse, assurdità e generalizzazioni che regalano gloria immediata…l’unica promessa che vi facciamo è quella di provare, sempre, ad informare noi stessi e voi con il cannocchiale che usiamo per osservare l’Italia e il mondo. Vi assicuriamo che non è una fabbrica di risposte preconfezionate, o un osservatorio cyber fighetto da cui si pontifica sui massimi sistemi.&#8221;</p>
<p>È risaputo che chi si espone, le prende. Eppure, passando dall’inserto mensile della carta stampata, ci siamo comunque convinti della necessità di trasformare la nostra rivista in un portale on line per creare un vero legame coi lettori il cui riscontro passato, data la scadenza temporale e la forma materiale, era praticamente inesistente. La vera sfida non si ferma al racconto del proprio vissuto e dei propri sentimenti. Va oltre quando un qualcuno chiede ragione delle nostre ragioni. C’è chi l’ha fatto in punta di piedi, c’è chi con molta delicatezza, per curiosità o per empatia, ha voluto approfondire certe tematiche proposte nei nostri contributi. C’è chi volutamente o meno è andato clamorosamente fuori tema. Vi sono stati commenti che hanno creato  situazioni tali da colpirci maggiormente e sono commenti per cui sentiamo il desiderio di invitare in redazione gli autori. Chi si ritrova in queste parole? Noi abbiamo deciso di fare una semplice selezione. I commenti ai commenti potrebbero seguire, per chi lo volesse, vis à vis nella nostra accogliente sala riunioni.</p>
<p>
<em>La cosa imbarazzante è vedere come si voglia, invece, credere che ci sono tante italianità.<br />
Io accetto tutti e non disprezzo nessuno, ma non mi piace chi, nel mio paese, spacci per normalità una multicultura che qui non è mai esistita!<br />
E’ chiaro il concetto?<br />
L’Itallia è un mix di sfumature diverse se si considerano le regioni italiane, i dialetti italiani e le tradizioni italiane, ma le sfumature diverse di cui parli tu non sono quelle tipiche dell’Italia.<br />
Le culture altrui, per quanto arricchenti ed interessanti, non sono italiane, è razzismo anche l’ovvietà?<br /></em></p>
<p><em>E’ un po’ l’atteggiamento , devo dire odioso, che mi pare di scorgere negli immigrati, che incolpano l’Italia di non dare ai loro figli le stesse possibilità che danno agli italiani, e quindi li fanno studiare per metterli sul piedestallo, ma poi , questi giovani, laurea o no, si trovano a lavorare per un italiano con la terza media più in gamba di loro!  <br />
Quella è la realtà dove vivete voi, che sapendo di non poter essere assorbiti da una società che vuole restare italiana,vi chiudete a gruppo frequentandovi tra voi. Perchè negli ospedali negli studi medici , di avvocati e non solo, di professionisti stranieri non ne vedo e non credo di essere orbo ed ho vissuto e vivo in una grande città.<br />
La realtà dove vivo è l’Italia che conosco da anni e che mi hanno fatto conoscere quelli che ci hanno vissuto anni prima di me.<br />
Come ragionano gli italiani lo so perchè sono anni che lo percepisco.<br /></em></p>
<p><em>E va bene, per farvi contenti, dirò che un cane che nasce e vive in un gattile prima o poi diventa un gatto e un gatto che nasce e vive in un canile diventerà senz’altro un cane. Siete contenti? Mah!!!!!<br /></em></p>
<p><em>Stavolta mi firmo Lorenzo così almeno avremo la stessa madre,<br />
vedi Alvaro non mi inquieto se mi dici ignorante:lo diceva di sè anche Socrate(senza la esse finale sennò sembra che siamo tanti)il fatto è che io ho semplicemente COPIAINCOLLATO uno scritto di Randa e non lo ignoravo affatto;ignoro invece(e qui ti do ragione)le stupefacienti sostanze che evidentemente hai ingoiato</em></p>
<p>
<em>Non ci vuole uno scienziato per capire che, se discendo da 4 generazioni di italiani accertati ed altre che si perdono nel passato, sono mille volte più italiano di chi “si sente” italiano perchè nato qui solo una ventina di anni fa, da genitori immigrati.<br />
</em></p>
<p><em>Per la precisione :in primis ad alvaro<br />
Possibilità:<br />
a,c’è un altro giulio con opinioni diverse dalle mie<br />
b,non ho mai scritto italiano tipo e storie varie<br />
c,viene il sospetto che prima di scrivere ti consulti col bricco del peyote.<br />
d,ho postato SOLO la narrazione di Randa alle 3:51 pm e la risposta 6:34 pm ad una tua evidente farneticazione!<br />
Luca grazie della difesa ma non sono il Giulio che ha scritto le cose a cui ti riferisci;sulla razza umana sono perfettamente d’accordo anche se sembra esista pure la razza Araba:allora un po’ di chiarezza: altezza al garrese? colore del mantello?…e Alvarate varie<br />
LorenzoMaria non appartieni alla redazione ed è un piccolo sollievo perchè il dubbio che tra ragazze smart e prime della classe questo assomigli di più a BausciaItalia piuttosto che ad un blog di liberi confronti<br />
X Tutti<br />
E’ inutile continuare a discutere con chi si definisce aperto al dialogo ma che non sa confrontarsi con chi, anche se educatamente, esprime un parere opposto al suo.<br />
Ci si prende dei razzisti per ogni cosa detta.<br />
Ogni parola viene stravolta, soppesata e travisata con lo scopo di vederci ad ogni costo del razzismo.<br />
Questo perchè? Forse per erigersi sul piedestallo di chi si crede nella ragione, in quanto vittima vilipesa, e poter così essere autorizzato ad offendere?<br />
Io non ho mai offeso nessuno, ho solo detto come la penso in modo civile e rispettoso, se poi ciò che ho scritto può aver urtato qualcuno, è la normale conseguenza di una divergenza di opinioni, ma questo non giustifica le offese.<br />
Se qualcuno non condivide una cosa, non si deve sentire giustificato ad inveire in modo isterico o a offendere gratuitamente facendosi forza di quella posizione di vittima che si è costruito.<br />
Qualcuno ha anche scritto in un altra sezione che non conosco le regole del web, solo perchè mi firmo Anonimo.<br />
Non conoscerò le regole del web però so che anche qui, come in altri ambiti, l’educazione ed il rispetto (anche dell’opinione altrui) è d’obbligo.<br />
Siccome ritengo che è inutile dialogare con chi si tappa orecchie, occhi e bocca (modello scimmiette, ops… adesso si offendono tutti per il paragone!), me ne vado civilmente senza scendere ai bassi livelli di Lorenzo, sempre pronto ad offendere.<br />
Perciò rifiuto di confrontarmi con persone come Lui perchè la discussione diventerebbe infantile.<br />
Come disse Oscar Wilde:<br />
“Mai discutere con un idiota. Ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza.<br />
Cordiali saluti.<br /></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/caro-lettore-ce-posta-per-te/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le presidenziali egiziane: serve un &#8220;impiegato&#8221;, non un padrone</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/le-presidenziali-egiziane-serve-un-impiegato-non-un-padrone/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/le-presidenziali-egiziane-serve-un-impiegato-non-un-padrone/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 May 2012 13:49:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8512</guid>
		<description><![CDATA[Per la prima volta da egiziano sto vivendo quello che si può definire un vero e proprio periodo di elezioni presidenziali e di campagne elettorali. Ogni giorno in TV e sui giornali egiziani vedo dichiarazioni dei diversi candidati, per la prima volta non so il risultato delle elezioni a priori; tutte queste cose fino a qualche anno fa erano fantascienza per l’Egitto. Tra le dichiarazioni di Aboul Fotouh, le interviste di Moussa e gli articoli su Sabahi, il vero vincitore di queste elezioni è il popolo egiziano. Questo è l’effetto della Rivoluzione del 25 gennaio che non ha cambiato solo l’Egitto, ma ha cambiato anche ogni egiziano. Tornando a questi giorni, ovvero ai giorni delle elezioni, bisogna dire che il clima che si vede in Egitto è un clima mai visto prima. Per la prima volta, non solo in Egitto, ma in tutto il mondo arabo, i cittadini stanno incollati...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per la prima volta da egiziano sto vivendo quello che si può definire un vero e proprio periodo di elezioni presidenziali e di campagne elettorali. Ogni giorno in TV e sui giornali egiziani vedo dichiarazioni dei diversi candidati, per la prima volta non so il risultato delle elezioni a priori; tutte queste cose fino a qualche anno fa erano fantascienza per l’Egitto. Tra le dichiarazioni di Aboul Fotouh, le interviste di Moussa e gli articoli su Sabahi, il vero vincitore di queste elezioni è il popolo egiziano. </p>
<p>Questo è l’effetto della Rivoluzione del 25 gennaio che non ha cambiato solo l’Egitto, ma ha cambiato anche ogni egiziano.</p>
<p>Tornando a questi giorni, ovvero ai giorni delle elezioni, bisogna dire che il clima che si vede in Egitto è un clima mai visto prima. Per la prima volta, non solo in Egitto, ma in tutto il mondo arabo, i cittadini stanno incollati alla TV per guardare il primo <a href="http://www.ilpost.it/2012/05/11/dibattito-tv-egitto/">dibattito politico</a> tra il Dr. Abdel Moneim Aboul Fotouh e Amr Moussa, un dibattito che la storia ricorderà e che, ricorda quelli di Obama e McCain del 2008.</p>
<p>Ovviamente non si può dire che l’Egitto, a un anno dalla Rivoluzione, sia diventato un paese democratico paragonabile agli Stati Uniti, ma questo dibattito rappresenta un passo in avanti verso la democrazia. Purtroppo l’idea comune è che la Rivoluzione sia finita l’11 febbraio con le dimissioni di Mubarak, mentre c&#8217;è ancora molto da fare.<br />
Quello che però è certo, è che nonostante qualche incertezza per strada, l’Egitto sta andando avanti.</p>
<p>Dopo la Rivoluzione, le forze politiche dell’opposizione, sia che siano state riconosciute o che siano state considerate clandestine dal regime Mubarak, sono venute a galla in una situazione che ha sottolineato l’inesperienza di questi “novellini” della politica.</p>
<p>Dopo la vittoria nelle elezioni parlamentari la corrente islamica, a causa della sua inesperienza, ha perso popolarità tra la gente. Nelle <a href="http://tg24.sky.it/tg24/mondo/photogallery/2012/05/11/egitto_elezioni_presidenziali_primavera_araba_hosni_mubarak.html#0">elezioni presidenziali</a> manca un candidato salafita e il candidato dei fratelli musulmani, il Dr. Mohamed Morsy, dopo diversi sondaggi (da non ritenersi molto affidabili, in quanto in Egitto manca un sistema valido per la raccolta delle opinioni)  non risulta essere tra i candidati più voluti dagli egiziani.</p>
<p>In totale i candidati sono 13, ma ormai una sorta di selezione si è fatta (anche se tecnicamente si può votare uno tra i 13 candidati) a favore di cinque nomi: Aboul Fotouh, Amr Moussa, Hamdeen Sabahi, Mohamed Morsy e Ahmed Shafik. Tra questi cinque nomi di sicuro brillano i primi tre, anche se Moussa ultimamente sta perdendo colpi. Il dibattito con Aboul Fotouh infatti non ha favorito nessuno dei due, anzi entrambi ci hanno rimesso perdendo popolarità.<br /> <br />
Moussa non rispondeva alle domande girandoci attorno e Aboul Fotouh, che invece rispondeva in modo chiaro e diretto, ha commentato alcune sue dichiarazioni precedenti dicendo che sono state mal interpretate. A guadagnarci dopo questo dibattito sono stati solo Sabahi e Shafik.</p>
<p>La cosa strana però, è che molti egiziani fino ad ora non sanno chi votare, la percentuale si aggira intorno ai 27-30 %, un numero molto elevato. In effetti questa incertezza è giustificata, visto che non si tratta di scegliere tra destra o sinistra e nemmeno tra islamico o laico, perché se Moussa o Shafik si possono definire liberali (alcuni li considerano rimasugli del vecchio regime), Morsy si classifica tra gli islamici e Sabahi tra i socialisti; mentre uno come il Dr Aboul Fotouh si propone come un candidato che sta alla stessa distanza da tutte le correnti presenti ora in Egitto.</p>
<p>Insomma chi scegliere? Ma soprattutto in base a cosa scegliere? Gli egiziani si guardano bene dal credere a tutto quello che dicono i candidati, sembrano bravi a parlare, ma quanto ai fatti, si diffida un po’ da tutti.<br /> <br />
Anche qui, niente di strano: stiamo parlando di un paese che è sotto il regime militare dal 1952, e che non ha mai scelto il suo presidente. Il presidente veniva imposto e la popolazione non poteva fare altro che guardare e sperare in un futuro migliore.</p>
<p>La caduta di Mubarak aveva unito tutti gli egiziani dietro ad un unico scopo: costruire la seconda repubblica. Le elezioni, invece, hanno diviso nuovamente il popolo egiziano. Ogni candidato ha una o più categorie di persone che lo appoggiano: Aboul Fotouh e Sabahi sono appoggiati dai rivoluzionari in gran parte giovani, Morsy dai fratelli musulmani e Moussa e Shafik sono appoggiati da tutti coloro che credono che l’Egitto, nel prossimo periodo, abbia bisogno di gente esperta, non importa se l’esperienza l’hanno acquisita sotto un regime tirannico.</p>
<p> Si ritorna all’eterno dilemma della politica: conservatori o rivoluzionari? Contestualizzando, il dilemma diventa: conviene essere conservatori, andando a votare candidati che facevano parte del vecchio governo, o conviene invece affidarsi all’inesperienza dei nuovi volti?</p>
<p>Oltre a tutti questi problemi, gli egiziani all’estero (Italia compresa) che, per la prima volta nella loro vita, possono votare, sembrano più scettici: non credono che il loro voto possa fare la differenza. Su più di 4 milioni di egiziani all’estero, soltanto 580 mila si sono iscritti per votare. Gli egiziani all’estero oscillano da gente a cui non interessa minimamente la politica egiziana e spera solo in un miglioramento della situazione, a gente che organizza incontri con i candidati e si interessano a portare avanti all’estero le campagne elettorali. Tutto sommato il 25 % va a votare, che per essere le prime elezioni, è già un buon numero.</p>
<p>Una cosa però rimane uguale, che tu lo chieda ad un egiziano qua o che tu lo chieda ad un egiziano in Egitto, entrambi risponderanno che sperano che a vincere sia il migliore per la loro nazione. Ed è questo lo spirito che c’è tra gli egiziani, uno spirito che ci auguriamo rimanga anche dopo le elezioni.</p>
<p>Per concludere, vorrei citare la risposta del Dr. Aboul Fotouh alla domanda “Se lei vincerà queste elezioni, sua moglie, da first lady, avrà un ruolo politico o governativo?”. La risposta è la seguente “Ormai è finito il periodo in cui c’era la first lady e il presidenti intesi come padroni del paese, l’unico padrone dell’Egitto è il popolo egiziano, io non sono altro che un impiegato presso il popolo egiziano”.<br />
Anche noi ci auguriamo che il prossimo presidente si limiti a fare il presidente e non prenda la strada che hanno preso i suoi predecessori.</p>
<p>Khaled Shaker</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/le-presidenziali-egiziane-serve-un-impiegato-non-un-padrone/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Maccio Capatonda, non fai piu&#8217; ridere&#8230;</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/maccio-capatonda-non-fai-piu-ridere/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/maccio-capatonda-non-fai-piu-ridere/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 May 2012 08:11:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ebla Ahmed</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggi ce l'ho con]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8454</guid>
		<description><![CDATA[Maccio Capatonda. Un idolo, per moltissimi giovani. Ma forse uno sconosciuto per i meno giovani. Maccio e&#8217; il nome del personaggio di punta di Marcello Macchia, soprannominato da molti &#8220;geniaccio della comicità italiana&#8221;, con una collezione di successi non indifferente: “Mai dire…” con la Gialappa’s, All Music, Tatami di RaiTre, Floptv.tv (web-tv umoristica di Fox Channels Italia) milioni di views su YouTube, dove ormai è un cult per la sua comunità di fedelissimi, con i suoi personaggi come Padre Maronno, Mariottide, Jerry Polemica, Piccol, e trailer Capatonda. Insomma, comico brillante che tocca in maniera corrosiva anche temi delicati come la diversita&#8217;, come in questo sketch: Nel trailer E.T. è un extracomunitario, cioè uno sfigato sul quale ridere. In questa parodia il protagonista, lo straniero, ha grandissime difficoltà a integrarsi nella vita quotidiana, a inserirsi nella scuola e ad avere assistenza medica negli ospedali. &#8220;L&#8217; essere fantascientifico” venuto da chissà dove...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Maccio Capatonda.<br />
Un idolo, per moltissimi giovani.</p>
<p>Ma forse uno sconosciuto per i meno giovani. Maccio e&#8217; il nome del personaggio di punta di Marcello Macchia, soprannominato da molti &#8220;geniaccio della comicità italiana&#8221;, con una collezione di successi non indifferente: “Mai dire…” con la Gialappa’s, All Music, Tatami di RaiTre, Floptv.tv (web-tv umoristica di Fox Channels Italia) milioni di views su YouTube, dove ormai è un cult per la sua comunità di fedelissimi, con i suoi personaggi come Padre Maronno, Mariottide, Jerry Polemica, Piccol, e trailer Capatonda.</p>
<p>Insomma, comico brillante che tocca in maniera corrosiva anche temi delicati come la diversita&#8217;, come in questo sketch:</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/m9_IUTrPa2c" frameborder="0" allowfullscreen></iframe><br />
Nel trailer E.T. è un extracomunitario, cioè uno sfigato sul quale ridere. In questa parodia il protagonista, lo straniero, ha grandissime difficoltà a integrarsi nella vita quotidiana, a inserirsi nella scuola e ad avere assistenza medica negli ospedali. &#8220;L&#8217; essere fantascientifico” venuto da chissà dove qui è un extracomunitario, per di più di colore. Anzi, più precisamente, nero.</p>
<p>Una comicita&#8217; divertente, surreale, ma in fondo portatrice di concetti reali e profondi.</p>
<p>Ho deciso quindi di contattarlo per capire cosa ne pensa dell&#8217;integrazione e dei ragazzi italiani di &#8220;seconda generazione&#8221;,  ma la sua risposta e&#8217; stata che “non ha interesse per questo tipo di interviste. Per questi blog come Yalla”.</p>
<p>Insomma, sara&#8217; pure un “genio della comicità italiana” idolatrato dai ragazzi&#8230;ma questo Maccio, oltre a non averci fatto una grande impressione, e&#8217; chiaramente indifferente a queste tematiche.</p>
<p>Peccato che poi però cerchi di far ridere parlando di coppie miste&#8230;</p>
<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/QsaUENR0MG0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/maccio-capatonda-non-fai-piu-ridere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Diario di una maestra: gli inni nazionali</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/diario-di-una-maestra-gli-inni-nazionali/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/diario-di-una-maestra-gli-inni-nazionali/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 May 2012 06:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8468</guid>
		<description><![CDATA[Ieri a fine lezione ho chiesto ai miei studenti di accennare qualche nota del loro inno nazionale. Agli iniziali tentennamenti è succeduta una voglia di cantare, raccontare, condividere. Il gruppo di studenti d&#8217;ingegneria civile proveniente dall&#8217;Afganistan ha aperto le esibizioni, visto che erano in cinque (la rappresentanza più folta) è stata data loro la precedenza al fine di togliere un po&#8217; a tutti l&#8217;imbarazzo. Hanno parlottato un po&#8217; e poi, inaspettatamente, uno di loro si è alzato in piedi ed ha intonato la prima strofa. Tutti l&#8217;hanno applaudito. In un italiano stentato, misto all&#8217;inglese ed al francese, il &#8220;cantante&#8221; e i suoi connazionali ci hanno tenuto a far sapere a tutti i presenti che si trattava del nuovo inno, post talebani e post guerra, in lingua pashtun. Lingua che orgogliosamente, già a inizio lezione, avevano indicato come idioma materno dell&#8217;intero gruppo. I secondi a cantare sono stati i giovanissimi ragazzi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri a fine lezione ho chiesto ai miei studenti di accennare qualche nota del loro inno nazionale.<br />
Agli iniziali tentennamenti è succeduta una voglia di cantare, raccontare, condividere.</p>
<p>Il gruppo di studenti d&#8217;ingegneria civile proveniente dall&#8217;Afganistan ha aperto le esibizioni, visto che erano in cinque (la rappresentanza più folta) è stata data loro la precedenza al fine di togliere un po&#8217; a tutti l&#8217;imbarazzo. Hanno parlottato un po&#8217; e poi, inaspettatamente, uno di loro si è alzato in piedi ed ha intonato la prima strofa. Tutti l&#8217;hanno applaudito. In un italiano stentato, misto all&#8217;inglese ed al francese, il &#8220;cantante&#8221; e i suoi connazionali ci hanno tenuto a far sapere a tutti i presenti che si trattava del nuovo inno, post talebani e post guerra, in lingua pashtun. Lingua che orgogliosamente, già a inizio lezione, avevano indicato come idioma materno dell&#8217;intero gruppo.</p>
<p>I secondi a cantare sono stati i giovanissimi ragazzi del Bangladesh, che senza esitare neanche per un secondo hanno intonato in coro &#8220;Amar sonar Bangla&#8221;, quasi sussurrando. Ma avrebbero cantato tutta l&#8217;opera di Tagore se non li avessi fermati. Il fresco nazionalismo bangladese si manifesta spesso, nelle piccole grandi cose.</p>
<p>Dopo di loro avrebbero dovuto esibirsi due donne e un ragazzo originari della Cina. Ma non riuscivano a mettersi d&#8217;accordo sulla canzone da proporre ed hanno preso tempo, mentre due uomini del Marocco già scalpitavano. Il più giovane dei due si è alzato in piedi ed ha intonato un&#8217;allegro motivetto, mentre l&#8217;altro gli faceva sotto i coretti (che avevano per protagonista Allah, questo almeno l&#8217;ho capito!). Sono stati veramente bravi, sembrava quasi si fossero già preparati. Erano contenti, e appena finito di cantare volevano tradurre il testo. Ahimè non c&#8217;era tempo, e allora l&#8217;hanno così riassunto: &#8220;questo è perché Allah ci aiuta&#8221;.</p>
<p>La Cina era a quel punto pronta. La donna più abile in lingua italiana mi ha subito detto che stavano per cantare la canzone più &#8220;importante&#8221; ma che ce ne sarebbero state altre che a loro sarebbe piaciuto farci ascoltare. Fatto sta, l&#8217;elemento maschile del trittico ha cantato, sorridente, mentre le due donne (più grandi di lui) lo guardavano ed io ho avuto la netta impressione che volessero controllarne l&#8217;operato.</p>
<p>In ultimo un ragazzo della Guinea ha intonato un assolo in wolof.  Una voce splendida, una tonalità dolce e delicata che ha accompagnato con un sorriso, in ascesa dall&#8217;inizio alla fine del motivo. Tutti sono rimasti stupiti dalla bellezza della sua voce. Ho notato un certo imbarazzo nell&#8217;applaudire, credo sia sembrato riduttivo. Più efficaci le parole, un susseguirsi di complimenti: &#8220;Bravo fratello&#8221;.</p>
<p>La lezione era a quel punto finita. Gli afgani avrebbero voluto cantare ancora delle canzoni popolari delle loro montagne. La prossima volta. Non mancherò di ascoltarvi ancora.</p>
<p>Sara Rossetti<br />
dal Blog <a href="http://farandolerie.blogspot.it/"> La Malaintegrazione</a>.</p>
<p>Qui il <a href="http://www.dirittisociali.org">link </a>dell&#8217;associazione dove  lezione si è svolta la lezione.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/diario-di-una-maestra-gli-inni-nazionali/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Espulsioni: c&#8217;è una via d&#8217;uscita?</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/espulsioni-ce-una-via-duscita/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/espulsioni-ce-una-via-duscita/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 14 May 2012 06:04:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sissy Ghali</dc:creator>
				<category><![CDATA[S-veliamoci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8474</guid>
		<description><![CDATA[Pubblichiamo la lettera di una lettrice sul caso di una famiglia tunisia espulsa dall&#8217;Italia. Una donna tuisina è sposata con un tunisino e vivono qui in Italia da vent&#8217;anni. Hanno due bambine ( nate in Italia) di 5 e 7 anni circa. Da un po&#8217; di mesi i due coniugi, non avendo entrambi un lavoro ( quindi due persone molto stressate) e vivendo grazie ai buoni pasto offerti dal comune di residenza, hanno cominciato a litigare quotidianamente. Dopo svariati litigi, i loro vicini di casa hanno chiamato i carabinieri. Inizialmente hanno comunicato loro che le bambine sarebbero state affidate agli assistenti sociali perché ritenevano la madre inadeguata al ruolo. La madre, ovviamente, ha dichiarato che se le bambine venivano allontanate lei sarebbe andata con loro. Un giorno arrivano gli assistenti sociali che allontanano la madre e le due figlie lasciando il marito nella propria residenza. I tre vengono portati in una...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo la lettera di una lettrice sul caso di una famiglia tunisia espulsa dall&#8217;Italia.</p>
<p>Una donna tuisina è sposata con un tunisino e vivono qui in Italia da vent&#8217;anni. Hanno due bambine ( nate in Italia)<br />
di 5 e 7 anni circa.</p>
<p>Da un po&#8217; di mesi i due coniugi, non avendo entrambi un lavoro ( quindi due persone molto stressate) e vivendo grazie ai buoni pasto offerti dal comune di residenza, hanno cominciato a litigare quotidianamente.<br />
Dopo svariati litigi, i loro vicini di casa hanno chiamato i carabinieri. Inizialmente hanno comunicato loro<br />
che le bambine sarebbero state affidate agli assistenti sociali perché ritenevano la madre inadeguata al ruolo.</p>
<p>La madre, ovviamente, ha dichiarato che se le bambine venivano  allontanate lei sarebbe andata con loro.</p>
<p>Un giorno arrivano gli assistenti sociali che allontanano la madre e le due figlie lasciando il marito nella propria residenza. I tre vengono portati in una grande case in periferia ove alloggiano anche prostitute in fuga.<br />
Il loro soggiorno dura 1 mese, poi la madre ritiene che l&#8217;ambiente sia inadeguato a 2 bambine e ritorna casa dal marito.</p>
<p><strong>Non avendo soldi, né un lavoro, si rivolgono al comune di residenza che gli dà un ultimatum: o vi prendiamo le bambine e vi rispediamo in Tunisia, oppure vi rispediamo tutti e 4 in Tunisia</strong>.</p>
<p>Ora che vi ho raccontato questa storia vi domando: è possibile che dopo 20 anni, e con 2 bambine di cittadinanza italiana, persone che hanno pagato le tasse quando hanno lavorato vengano trattate in questo modo ?<br />
Inoltre, una delle bambine, ha problemi di salute.<br />
In attesa di un vostro punto di vista riguardo la situazione, vi porgo i miei più cordiali saluti.</p>
<p><strong>Ecco la risposta affidata all&#8217;avvocato Sissy Ghali</strong></p>
<p>Perduto il lavoro, entrambi hanno perso anche il titolo di soggiorno; in Italia il permesso è infatti legato a doppio filo alla necessaria esistenza di un&#8217;occupazione: se una persona si ritrova disoccupata, ha sei mesi di tempo &#8211; la durata del permesso per attesa occupazione  &#8211; per trovare un nuovo lavoro; l&#8217;assenza di mezzi di sussistenza da fonti lecite dimostrabili (modelli Cud o Unico) è altresì causa di rigetto della domanda di rinnovo.<br />
 La conseguenza in entrambi i casi è l&#8217;espulsione.</p>
<p>In una situazione simile non basta che vi siano due minori di mezzo: li rispediscono tutti e quattro in Tunisia; l&#8217;articolo 31 ti garantisce infatti &#8211; garantisce per modo di dire, visto che è rimesso alla discrezionalità del tribunale per i minorenni &#8211; un permesso ai genitori di minori residenti sul territorio italiano a condizione che siano conviventi con gli stessi e che siano l&#8217;unica o principale fonte di sostentamento dei minori stessi; i permessi legati a cure mediche e motivi umanitari in senso lato hanno un ambito d&#8217;applicazione talmente ristretto che non paiono invocabili nella maggioranza dei casi.</p>
<p>Dunque, è vero che la legge italiana è limitata, è vero altresì che chi la applica lo fa con un rigore spesso cieco tuttavia &#8211; permettetemi di essere pragmatica &#8211; mi chiedo dove abbiano la testa questa coppia di coniugi tunisini?</p>
<p>Il permesso per lavoro subordinato o autonomo soffre dei limiti suddetti, la carta di soggiorno è una coperta un po&#8217; più lunga perché ha validità illimitata e la questura non dovrebbe verificare i presupposti di rilascio ex nihilo ad ogni aggiornamento ma gli interessati sono privi anche di questa.</p>
<p>Mi chiedo e vi chiedo: dopo vent&#8217;anni, perché non aver chiesto &#8211; anzi preteso -la cittadinanza italiana?<br />
Sulla carta ci vogliono due anni, nella realtà quattro possono non bastare ed è possibile ottenerla solo se si dimostra una continuità di reddito sufficiente negli ultimi tre anni dei dieci necessari a legittimare la richiesta di naturalizzazione.</p>
<p>Pare facile ragionare con il senno di poi ma la domanda non è affatto peregrina: alcuni miei assistiti &#8211; quando glielo faccio notare &#8211; mi guardano straniti e tergiversano “diventare italiano?” <br /> <br />
“ Sì, semplificherebbe la vita a lei, a sua moglie e ai suoi figli…”; posta di fronte all&#8217;inspiegabile “non me la sento.” che chiude la conversazione, io mi chiedo quale retaggio &#8211; romantico, ottocentesco, nazionalista &#8211; impedisca loro di concepire solo l&#8217;utilità pratica della nazionalità e non i suoi risvolti sentimentali, di realizzare che i tempi burocratici per ottenerla sono comunque preferibili alle code all&#8217;alba dinanzi all&#8217;Ufficio Immigrazione della Questura, di capire che se la sono guadagnata sul campo scegliendo di trascorrere in questo Paese una parte fondamentale della loro vita.</p>
<p>Insomma, il rimedio alla condizione di migrante meteco,  &#8211; lavoratore senza lavoro, contribuente senza diritto di voto &#8211; è la cittadinanza per i genitori come per i figli. Finché non è troppo tardi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/espulsioni-ce-una-via-duscita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Buona festa della mamma immigrata</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/buona-festa-della-mamma-immigrata/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/buona-festa-della-mamma-immigrata/#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 13 May 2012 08:37:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8457</guid>
		<description><![CDATA[In un’Italia inesorabilmente destinata all’invecchiamento, è dalle mamme straniere – o più precisamente da quelle provenienti dai c.d. paesi a forte pressione migratoria – che viene il più significativo contributo alla tenuta demografica. Le donne straniere si sposano decisamente prima di quelle italiane, e diventano mamme prima e più spesso delle italiane. In Lombardia, ad esempio, dove da oltre 10 anni è attivo un sistema di monitoraggio unico nel suo genere, oltre i 2/3 delle circa 480mila immigrate presenti hanno almeno un figlio, più spesso due (la media è di quasi due figli a testa, ma considerata la giovane età vi è da pensare che molte di esse non abbiano affatto terminato la propria carriera riproduttiva). E tutto ciò a dispetto di condizioni di reddito e abitative che le vedono nettamente penalizzate rispetto alle italiane. Ma il loro contributo agli andamenti demografici del paese sarebbe ancor più cospicuo se l’incidenza...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In un’Italia inesorabilmente destinata all’invecchiamento, è dalle mamme straniere – o più precisamente da quelle provenienti dai c.d. paesi a forte pressione migratoria – che viene il più significativo contributo alla tenuta demografica.</p>
<p>Le donne straniere si sposano decisamente prima di quelle italiane, e diventano mamme prima e più spesso delle italiane.<br />
In Lombardia, ad esempio, dove da oltre 10 anni è attivo un sistema di monitoraggio unico nel suo genere, oltre i 2/3 delle circa 480mila immigrate presenti hanno almeno un figlio, più spesso due (la media è di quasi due figli a testa, ma considerata la giovane età vi è da pensare che molte di esse non abbiano affatto terminato la propria carriera riproduttiva). E tutto ciò a dispetto di condizioni di reddito e abitative che le vedono nettamente penalizzate rispetto alle italiane.</p>
<p>Ma il loro contributo agli andamenti demografici del paese sarebbe ancor più cospicuo se l’incidenza delle interruzioni volontarie di gravidanza non fosse così elevata: il tasso di abortività è oltre quattro volte quello delle italiane, indice di una diffusa incapacità a ricorrere a soluzioni preventive, ma anche delle difficoltà che si incontrano nel diventare mamme in terra straniera.</p>
<p>Sempre prendendo a riferimento il caso lombardo – che è del resto regione di punta nel panorama italiano, con circa un quarto delle presenze straniere complessive –, possiamo osservare come solo una mamma su quattro si dichiara casalinga; 4 su dieci lavorano in modo regolare (in circa il 30% dei casi a tempo parziale), le altre sono disoccupate od occupate in maniera precaria o irregolare. La quota di mamme attive e occupate aumenta considerevolmente al crescere del livello di istruzione, a riprova di come, al pari di quanto avviene per le mamme “nostrane”, i capitali formativi costituiscono la principale variabile esplicativa dei comportamenti agiti sul mercato del lavoro dalle donne con responsabilità familiari.</p>
<p>Ancora prevalentemente concentrate nei classici “lavori da immigrata” – la domestica e l’assistente domiciliare innanzitutto –, in ben rari casi sono riuscite ad approdare a un lavoro qualificato, perfino se hanno titoli di studio elevati.<br />
Sommando insieme le impiegate con quante esercitano una professione in campo intellettuale, medico o paramedico, sono meno di tre su dieci le mamme immigrate che, forti del loro titolo di studio di livello universitario, sono riuscite ad affrancarsi da un mestiere manuale e servile. E, comunque, hanno redditi decisamente modesti, di gran lunga inferiori perfino a quelli dei padri immigrati.</p>
<p>Col passare del tempo, aumenta decisamente la quota delle mamme che vivono insieme ai loro figli, nati in Italia o ricongiunti. L’osservatorio stima in 475mila il numero di figli delle mamme immigrate “lombarde”: un fenomeno di dimensioni enormi, che presenta molteplici implicazioni:</p>
<p>-       Le mamme immigrate – insieme ai loro figli – rappresentano una quota sempre più significativa degli utenti dei servizi sanitari e di welfare. Per esempio, tra le 483mila mamme immigrate “lombarde”, più di 8 su 10 hanno nell’ultimo anno fatto ricorso al medico di base; quasi una su due ha effettuato almeno una visita specialistica; addirittura il 35% ha fruito del pronto soccorso; e il 16% è stata ricoverata in ospedale. Più di una su quattro, peraltro, utilizza medicine e rimedi importati dal paese d’origine.</p>
<p>-       Le mamme immigrate portano con sé stili di parenting – ossia quelle pratiche genitoriali che influiscono significativamente sulla strutturazione dei comportamenti infantili – che, sia pure diversi da quelli considerati ortodossi nella società ospite, non dovrebbero essere sbrigativamente liquidati come antiquati, ma che potrebbero anzi rimettere in discussione i modelli nostrani.<br />
 Per citare un solo esempio, in Europa e nel Nord America, la pratica del “co-sleeping” (il dormire insieme) viene ritenuta anomala, se non addirittura pericolosa per il corretto sviluppo del bambino; sebbene fortemente disapprovata nei paesi occidentali, essa costituisce invece la regola nella maggior parte delle culture del mondo: nel continente africano, in quello asiatico, in America Latina così come nel Medio Oriente il bambino non viene mai lasciato solo a dormire, bensì fatto addormentare a stretto contatto con la madre. Orbene, nonostante la sua stigmatizzazione, numerosi studi recenti forniscono molte ragioni per favorire la pratica del co-sleeping che, oltre a rispondere a un bisogno primario del bambino, favorirebbe il suo sviluppo, migliorerebbe la qualità del sonno tanto del bambino quanto della madre, oltre a rendere quest’ultima pronta a rispondere a qualunque necessità, fino a prevenire la sindrome della morte improvvisa nei bambini (la così detta “morte in culla”), praticamente inesistente nelle società che lo praticano.<br />
La presenza di tante mamme immigrate può dunque costituire l’occasione di riscoprire il valore per lo sviluppo del bambino di pratiche di parenting abbandonate in ottemperanza ai ritmi convulsi e ai valori della società contemporanea.</p>
<p>-       Le mamme immigrate pongono nuovi bisogni e nuove sfide al sistema della conciliazione. Esattamente come avviene per le mamme italiane, la nascita dei figli si traduce spesso in una condizione ostativa per accedere o restare sul mercato del lavoro.<br />
La <a href="http://www.yallaitalia.it/wp-content/uploads/2012/05/festa-della-mamma2.doc">tabella</a>, costruita utilizzando un “indice di carico” dato dal rapporto tra componente adulto/maggiorenne (potenzialmente attiva sul mercato del lavoro) e componente minorenne (in massima parte a carico) del nucleo familiare illustra come per le donne immigrate – ma non per gli uomini – l’incremento dell’indice di carico si accompagna a un drastico ridimensionamento dell’occupazione.<br />
Considerando poi i dati relativi alla composizione dei nuclei familiari, si può osservare come l’avere un partner e dei figli è la condizione che più allontana le donne immigrate dal mondo del lavoro (mentre le donne sole con figli mantengono un’elevata partecipazione al mercato del lavoro retribuito), e che più influisce negativamente sui livelli salariali percepiti dalle donne immigrate (esattamente l’opposto di quanto non avvenga per gli uomini immigrati).<br />
 Sfida ancora assolutamente non risolta per le donne autoctone, la conciliazione tra famiglia e lavoro retribuito resta una chimera soprattutto per le donne immigrate. Troppo facile liquidare il problema adducendo a presunti motivi culturali che terrebbero lontane dal mercato del lavoro le donne provenienti da alcuni paesi a forte pressione migratoria.<br />
Altro è poi constatare come, nel caso di alcuni paesi d’origine – più di tutti il Bangladesh e il Pakistan, seguiti a distanza dal Marocco –, la percentuale di mamme attive e occupate sia così bassa (addirittura una sola mamma occupata su 10, nel caso del Bangladesh), da chiamare inevitabilmente in causa specifici modelli culturali di divisione del lavoro di genere e specifiche culture migratorie.</p>
<p>E poi ci sono le tante – troppe! – mamme che vivono separate dai loro figli. Sarebbero 162mila i figli delle immigrate in Lombardia che vivono all’estero; i c.d. “orfani dell’immigrazione”, le principali vittime di quell’imponente processo di care drain – drenaggio di cure – che testimonia in modo esemplare l’iniquità dell’attuale sistema di divisione internazionale del lavoro.<br />
Le tecnologie della comunicazione rendono possibile mantenere un contatto quotidiano coi propri figli, e sviluppare forme di “genitorialità a distanza” che consentono a queste mamme di presiedere alla crescita dei propri figli nonostante la lontananza fisica. Ma gli interrogativi, prima di tutto di ordine etico, sulle conseguenze di questo mercato internazionale del lavoro di cura, restano tutti aperti; giovi la Festa della Mamma a ricordarcelo.</p>
<p>a cura A cura di Laura Zanfrini, responsabile settore Economia e Lavoro della Fondazione <a href="http://www.ismu.org">ISMU</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/buona-festa-della-mamma-immigrata/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il gatto di Tunisi</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/il-gatto-di-tunisi/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/il-gatto-di-tunisi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 11 May 2012 06:47:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ouejdane Mejri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8443</guid>
		<description><![CDATA[La resistenza a un regime autoritario passa anche dal tratto di un disegno o dalla satira di una frase. Nel cuore della rivoluzione tunisina è nato un gatto che ha fatto i suoi primi passi su facebook per poi “vagare” sui muri di Tunisi nei primi murales della Tunisia liberata. Oggi, se volete conoscere il fatto saliente del giorno, cercate WillisFromTunis e lui ve lo racconterà, con derisione e autocritica, con finezza e passione ma soprattutto pronunciando quelle parole spesso “sfacciate” che pochi dicono ma tanti pensano. Dietro la sagacia di Willis c’è l’artista tunisina Nadia Khiari, 38 anni, tornata nel suo paese dopo aver studiato e vissuto in Francia, pittrice e docente all’Accademia delle Belle Arti di Tunisi. Nadia ha ricevuto il 15 aprile 2012 il premio Daumier a Caen (Francia) insieme all’associazione Cartooning for Peace e il secondo volume della raccolta dei suoi disegna è oggi in libreria....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La resistenza a un regime autoritario passa anche dal tratto di un disegno o dalla satira di una frase.<br />
Nel cuore della rivoluzione tunisina è nato un gatto che ha fatto i suoi primi passi su facebook per poi “vagare” sui muri di Tunisi nei primi murales della Tunisia liberata.</p>
<p> Oggi, se volete conoscere il fatto saliente del giorno, cercate <a href="http://www.facebook.com/pages/WillisFromTunis/145189922203845">WillisFromTunis</a> e lui ve lo racconterà, con derisione e autocritica, con finezza e passione ma soprattutto pronunciando quelle parole spesso “sfacciate” che pochi dicono ma tanti pensano.</p>
<p>Dietro la sagacia di Willis c’è l’artista tunisina <strong>Nadia Khiari</strong>, 38 anni, tornata nel suo paese dopo aver studiato e vissuto in Francia, pittrice e docente all’Accademia delle Belle Arti di Tunisi.<br />
Nadia ha ricevuto il 15 aprile 2012 il premio <a href="http://www.cartooningforpeace.org/en/4790/prixdaumier2012">Daumier a Caen</a> (Francia) insieme all’associazione Cartooning for Peace e il secondo volume della raccolta dei suoi disegna è oggi in libreria.<br />
L’abbiamo incontrata e ci ha raccontato la nuova avventura dell’arte in Tunisia e quella di questo gatto&#8230;libero.</p>
<p><strong>Sapendo che lo humour è una vera “arma”, come ci racconta l’ingresso di questo gatto rivoluzionario nella scena pubblica già prima della caduta di Ben Ali?</strong></p>
<p>All’inizio, Willis faceva sorridere i miei famigliari e i miei amici nei momenti difficili. Penso che abbia avuto così tanto successo perché tutti condividevano i medesimi eventi e che avevamo bisogno di comunicare, di tirare il fiato e di ridere malgrado tutto. Oggi, cerco di mantenere la stessa spontaneità quando disegno.<br />
E’ l’unica cronaca della rivoluzione e del periodo post rivoluzionario, una sorta di testimonianza di un momento storico. Se per di più il mio lavoro possa servire a dialogare, a scambiare idee, a indignarsi, sarebbe veramente una grande vittoria.</p>
<p> <strong><br />
Perché ha scelto di mettere nel nome del suo personaggio (WillisFromTunis)  il suo luogo di nascita? </strong></p>
<p>Non ho nessun merito nella questione: il mio gatto si chiama Willis e viviamo a Tunisi…per di più Willis e Tunis fanno rima!</p>
<p><strong>A chi parla WillisFromTunis?</strong></p>
<p>Disegnare per me è prima di tutto un modo per esternare le mie angosce e relativizzarle. Se il mio lavoro mi permette di far sorridere (chiunque) e di far riflettere, il mio obiettivo è raggiunto.</p>
<p>WillisFromTunis è stato conosciuto dal grande pubblico attraverso facebook ma questo gatto si “aggirava” nelle strade e stradine della capitale, nei tuoi graffiti.</p>
<p><strong>Che significa per lei questa nuova avventura per l’arte in Tunisia?</strong></p>
<p>Esiste oggi una vera e propria esplosione artistica in Tunisia. Dopo decenni di silenzio, di censura, di intimidazioni, la parole e il pensiero sono finalmente liberi. E&#8217; quindi naturale che gli artisti e gli intellettuali occupino il terreno, che si approprino tutte i mezzi possibili per esprimersi e approfittare di questo tesoro che è la libertà di espressione. Che siano i disegni nella stampa, le caricature, i graffiti, la pittura, la scrittura, la musica, il cinema, la fotografia, etc&#8230;tutti i mezzi sono buoni per esprimersi.</p>
<p> <strong><br />
Lei ha vinto il premio Daumier con l’associazione Cartooning For Peace, portando il disegno tunisino sulla scena internazionale. Che cosa direbbe Willis al mondo per far conoscere ciò che ha vissuto durante la rivoluzione? </strong></p>
<p>Questo premio è un onore, inaspettato per me, e una consacrazione. Ma rappresenta anche una spinta aggiuntiva: bisogna che io sia all’altezza. Quello che dice Willis al mondo, attraverso tutti i disegni è: Viva la libertà di espressione. E’ stata conquistata pagandone il prezzo con le vite umane e bisogna conservarla, rimanere vigili tutti i giorni affinché non ci venga mai più sottratta.</p>
<p>Nadia Khiari e WillisFromTunis «Nessuno ci porterà via la nostra libertà di espressione ». Tunisi </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/il-gatto-di-tunisi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Multicultural In Club, quando l&#8217;intercultura fa impresa</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/multicultural-in-club-quando-lintercultura-fa-impresa/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/multicultural-in-club-quando-lintercultura-fa-impresa/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 11:32:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Souk of the future]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8433</guid>
		<description><![CDATA[E&#8217; nato a Trieste MulticulturalIN Club, un gruppo di professionisti che operano o vivono in Italia ma che hanno radici culturali, origini o esperienze in paesi non Italiani. Professionisti per cui la rete e il social networking sono opportunità per condividere conoscenza, competenze, sviluppare il proprio business e la propria professionalità in modo etico e leale. MulticultualIN si propone anche di vivere dei momenti di aggregazione nei quali ai temi di approfondimento si affianchino l’amabilità dello stare insieme e la piacevolezza dello svago intelligente di spessore internazionale. Perché Trieste città di riferimento di “MulticulturalIN”? Trieste è tra le città più cosmopolite d&#8217;Italia e d&#8217;Europa, perché qui già da 2 secoli diverse etnie (albanese, tedeschi, serbi, greci, austriaci, sloveni, turchi) s&#8217;incontrano e collaborano tra di loro sotto il profilo professionale. Il gruppo è aperto a tutti quelli che si riconoscono in questa impostazione. Per informazioni si può scrivere a multiculturalin@googlemail.com o...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; nato a Trieste  MulticulturalIN Club,  un gruppo di professionisti che operano o vivono in Italia ma che hanno radici culturali, origini o esperienze in paesi non Italiani.<br />
Professionisti per cui la rete e il social networking  sono opportunità per condividere conoscenza, competenze, sviluppare il proprio business e la propria professionalità in modo etico e leale.<br />
MulticultualIN si propone anche di  vivere dei momenti di aggregazione nei quali ai temi di approfondimento si affianchino l’amabilità dello stare insieme e la piacevolezza dello svago intelligente di spessore internazionale.</p>
<p><strong>Perché Trieste città di riferimento di “MulticulturalIN”</strong>?<br />
Trieste è tra le città più cosmopolite d&#8217;Italia e d&#8217;Europa, perché qui già da 2 secoli diverse etnie (albanese, tedeschi, serbi, greci, austriaci, sloveni, turchi) s&#8217;incontrano e collaborano tra di loro sotto il profilo professionale.</p>
<p>Il gruppo è aperto a tutti quelli che si riconoscono in questa impostazione. Per informazioni si può scrivere a<br /> multiculturalin@googlemail.com o a multiculturalin@gmail.com</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/multicultural-in-club-quando-lintercultura-fa-impresa/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tv:le nuove italiane e l&#8217;esperienza della maternità in età adolescenziale</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/tvle-nuove-italiane-e-l%e2%80%99esperienza-della-maternita%cc%80-in-eta%cc%80-adolescenziale/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/tvle-nuove-italiane-e-l%e2%80%99esperienza-della-maternita%cc%80-in-eta%cc%80-adolescenziale/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 11:06:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le mille e una yalla]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8426</guid>
		<description><![CDATA[Babel, il canale 141 di Sky dedicato ai “nuovi italiani”, presenta G3 &#124; Piccole Mamme Crescono, un programma di Beatrice Coletti in onda in prima tv dal 13 maggio ogni domenica alle 21:00. Il docu-reality – prodotto interamente al femminile (alla regia Gisella Bianchi e Monica Onore, scritto da Elena Parati) – è stato ispirato da “Piccole Mamme”, il rapporto di SAVE THE CHILDREN sulle mamme adolescenti in Italia, e affronta per la prima volta il tema della gravidanza in età adolescenziale tra le “nuove italiane”. Nel 2008 le “piccole mamme” in Italia erano oltre 10.000, di cui il 18% di origine non italiana: un’ incidenza quantitativamente circoscritta che merita però un’attenzione particolare per la rete di persone che coinvolge – figli, madri, padri, le famiglie dei geni- tori – e per le cause che ne stanno all’origine. Partendo dallo studio di questa statistica G3 &#124; Piccole Mamme Crescono intende...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.babel.tv">Babel</a>, il canale 141 di Sky dedicato ai “nuovi italiani”, presenta G3 | Piccole Mamme Crescono, un programma di Beatrice Coletti in onda in prima tv dal 13 maggio ogni domenica alle 21:00.</p>
<p>Il docu-reality – prodotto interamente al femminile (alla regia Gisella Bianchi e Monica Onore, scritto da Elena Parati) – è stato ispirato da “Piccole Mamme”, il rapporto di SAVE THE CHILDREN sulle mamme adolescenti in Italia, e affronta per la prima volta il tema della gravidanza in età adolescenziale tra le “nuove italiane”.</p>
<p>Nel 2008 le “piccole mamme” in Italia erano oltre 10.000, di cui il 18% di origine non italiana: un’ incidenza quantitativamente circoscritta che merita però un’attenzione particolare per la rete di persone che coinvolge – figli, madri, padri, le famiglie dei geni- tori – e per le cause che ne stanno all’origine.<br />
 Partendo dallo studio di questa statistica G3 | Piccole Mamme Crescono intende dare un volto e una voce ad alcune di queste giovani e raccontare il contesto in cui avvengono le loro scelte di maternità. Può l&#8217;incontro degli usi e costumi dei paesi di origine con le abitudini di vita italiane aver contribuito a trasformare delle adolescenti in “piccole mamme”?</p>
<p>«Abbiamo deciso di realizzare “Piccole Mamme Crescono” per raccontare una realtà poco conosciuta in Italia» dichiara Beatrice Coletti, direttore del canale BABEL e autrice del programma. «In altri paesi il fenomeno delle madri adolescenti è sicuramente più diffuso e ha ricevuto una maggiore attenzione dai media. In Italia – dove invece il fe- nomeno è spesso sinonimo di una differenza socio-culturale – di baby mamme se ne parla poco. Durante le riprese del programma siamo rimasti stupiti perché, oltre alla questione della maternità, sono emersi temi che non immaginavamo, come il punto di vista sulla cittadinanza delle mamme teenager e sul futuro anche “giuridico” dei loro figli. Tutto ciò ci fa riflettere sul futuro che attende i bambini nati in questo periodo: la ter- za generazione di nuovi italiani».</p>
<p>In ogni puntata si racconta la storia di una baby mamma la cui scelta di portare avanti la gravidanza è stata influenzata dalla propria esperienza migratoria o da quella dei propri genitori.<br />
Nelle prime quattro puntate conosceremo le storie di Eyverin, ecuadoriana mamma a 15 anni; Joanne, filippina mamma a 17 anni; Charly, ivoriana mamma a 17 anni; e Giovana, peruviana mamma a 17 anni. Ogni puntata ha inizio quando la gravi- danza e la nascita del bambino sono già avvenute e le giovani mamme stanno vivendo l&#8217;esperienza dell&#8217;accudimento e della crescita del piccolo. Conosceremo inoltre tutte le figure fondamentali nella vita delle baby mamme: il papà del bimbo e la sua famiglia, la famiglia della ragazza, gli amici, gli insegnanti, i datori di lavoro, gli operatori sociali e i medici.</p>
<p>Il programma vuole far riflettere su come l’impatto culturale che affrontano i giovani venuti in Italia per vari motivi, tra i quali il ricongiungimento familiare, possa influire a volte significativamente sulle scelte e il percorso di vita degli stessi. Le differenze culturali che possono nascere in un paese che non è il proprio, di cui non si conosce la lingua e lontano dagli amici e familiari rimasti nel paese di origine, creano una barriera oggettiva all’inserimento in ambienti sociali e scolastici e possono essere correlate con fenomeni a forte rischio di disagio come la maternità adolescenziale e l’abbandono prematuro degli studi.</p>
<p> Piccole Mamme Crescono è un programma di Beatrice Coletti, scritto da Elena Parati e diretto da Gisella Bianchi e Monica Onore in onda in prima tv assoluta su BABEL (SKY, 141) dal 13 maggio ogni domenica alle 21:00.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/tvle-nuove-italiane-e-l%e2%80%99esperienza-della-maternita%cc%80-in-eta%cc%80-adolescenziale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Incontro interreligioso. Le grandi spiritualità di fronte alla sofferenza</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/incontro-interreligioso-le-grandi-spiritualita-di-fronte-alla-sofferenza/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/incontro-interreligioso-le-grandi-spiritualita-di-fronte-alla-sofferenza/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 10:28:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8415</guid>
		<description><![CDATA[Confrontarsi e condividere le diverse esperienze spirituali e laiche. Rintracciarne convergenze e diversità: un cammino di crescita e ricerca testimoniato da illustri personalità religiose e del mondo laico che rifletteranno sui temi esistenziali legati al dolore e alla sofferenza. Interverranno Alfonso Arbib, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Milano Luigi Manganini, Arciprete del Duomo di Milano Asfa Mahmoud, Presidente della Casa della Cultura Islamica di Milano Salvatore Natoli, Docente di Filosofia Teoretica Università Milano-Bicocca Giuseppe Platone, Pastore della Chiesa Valdese di Milano Tenzin Khenrab Rinpoce, Lama residente Istituto di Studi Tibetani Ghe Pel Ling Martedì 15 maggio 2012, ore 18.00 Spazio San Paolo in Converso, corso Italia 21, Milano Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria Per informazioni: 02.72511203/258/204 &#8211; promozione.sviluppo@vidas.it]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Confrontarsi e condividere le diverse esperienze spirituali e laiche. Rintracciarne convergenze e diversità: un cammino di crescita e ricerca testimoniato da illustri personalità religiose e del mondo laico  che rifletteranno sui temi esistenziali legati al dolore e alla sofferenza.</p>
<p>Interverranno<br />
<strong>Alfonso Arbib,</strong> Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Milano<br />
<strong>Luigi Manganini</strong>, Arciprete del Duomo di Milano<br />
<strong>Asfa Mahmoud</strong>, Presidente della Casa della Cultura Islamica di Milano<br />
<strong>Salvatore Natoli</strong>, Docente di Filosofia Teoretica Università Milano-Bicocca<br />
<strong>Giuseppe Platone</strong>, Pastore della Chiesa Valdese di Milano<br />
<strong>Tenzin Khenrab Rinpoce</strong>, Lama residente Istituto di Studi Tibetani Ghe Pel Ling</p>
<p>Martedì 15 maggio 2012, ore 18.00<br />
Spazio San Paolo in Converso, corso Italia 21, Milano</p>
<p>Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria<br />
Per informazioni:   02.72511203/258/204  &#8211;  promozione.sviluppo@vidas.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/incontro-interreligioso-le-grandi-spiritualita-di-fronte-alla-sofferenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Maha ci insegna a ricambiare l&#8217;ospitalità araba con un &#8220;buon appetito&#8221;!</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/maha-ci-insegna-a-ricambiare-lospitalita-araba-con-un-buon-appetito/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/maha-ci-insegna-a-ricambiare-lospitalita-araba-con-un-buon-appetito/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 08:44:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[I video di Maha]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8410</guid>
		<description><![CDATA[A volte persino parole semplici come &#8220;Buon appetito&#8221; possono scatenare putiferi.Se lo storpiato &#8220;bisbillè&#8221; citato in questo articolo è il ringraziamento che i musulmani rivolgono a Dio prima di mangiare, esistono delle espressioni universali che in arabo persone di ogni religione utilizzano per celebrare il momento del pasto. Eccoci alla quarta lezione di Maha, che ci insegna come dire Buon Appetito in arabo:]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A volte persino parole semplici come &#8220;Buon appetito&#8221; possono scatenare <a href="http://locchiodirovereto.wordpress.com/2006/03/28/buon-appetito-in-arabo-non-si-puo-dire/">putiferi</a>.<br />Se lo storpiato &#8220;bisbillè&#8221; citato in <a href="a href="http://locchiodirovereto.wordpress.com/2006/03/28/buon-appetito-in-arabo-non-si-puo-dire/"">questo</a> articolo è il ringraziamento che i musulmani rivolgono a Dio prima di mangiare, esistono delle espressioni universali che in arabo persone di ogni religione utilizzano per celebrare il momento del pasto.</p>
<p>
Eccoci alla quarta lezione di Maha, che ci insegna come dire Buon Appetito in arabo:</p>
<p>
<iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/8Xn_heWxcF0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/maha-ci-insegna-a-ricambiare-lospitalita-araba-con-un-buon-appetito/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ma come mi chiamo? Storia di un arabo senzanome</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/ma-come-mi-chiamo-storia-di-un-arabo-senzanome/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/ma-come-mi-chiamo-storia-di-un-arabo-senzanome/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 10 May 2012 08:27:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Boutros</dc:creator>
				<category><![CDATA[S-veliamoci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8398</guid>
		<description><![CDATA[“Ok, adesso mi serve solo il suo nome e abbiamo finito” A questa domanda l’italiano medio (anche se non si sa mai) risponde come gli hanno sempre insegnato: con nome e cognome, e se necessario ripetendo un’altra volta più lentamente, magari sillabando. E un arabo? Bè per un arabo è sempre un problemone. C’è l’arabo d’esperienza che ha già pronta la carta d’identità (“che se lo copi lei, almeno se sbaglia è colpa sua”), e l’arabo ostinato, che pronuncia il suo nome così com’è con tanto di aspirate, gutturali e tutti quegli altri suoni che l’italiano medio (sempre non si sa mai) non ha mai sentito in vita sua. Secondo questo articolo il problema sarebbe SOLO legato ai diecimila nomi con cui si presenta un arabo (si parla in particolare di egiziani) all’anagrafe, ma a mio avviso, un altro problema non può che essere rappresentato dalle diecimila varianti che un...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Ok, adesso mi serve solo il suo nome e abbiamo finito”</p>
<p>A questa domanda l’italiano medio (anche se non si sa mai) risponde come gli hanno sempre insegnato: con nome e cognome, e se necessario ripetendo un’altra volta più lentamente, magari sillabando.<br />
E un arabo?<br />
Bè per un arabo è sempre un problemone. C’è l’arabo d’esperienza che ha già pronta la carta d’identità (“che se lo copi lei, almeno se sbaglia è colpa sua”), e l’arabo ostinato, che pronuncia il suo nome così com’è con tanto di aspirate, gutturali e tutti quegli altri suoni che l’italiano medio (sempre non si sa mai) non ha mai sentito in vita sua.</p>
<p>Secondo questo articolo il problema sarebbe SOLO legato ai diecimila nomi con cui si presenta un arabo (si parla in particolare di egiziani) all’anagrafe, ma a mio avviso, un altro problema non può che essere rappresentato dalle diecimila varianti che un nome arabo può avere, a seconda della pronuncia, della scarsa conoscenza della lingua italiana, o semplicemente perché “gira”.<br />
Ma analizziamo le due problematiche più nel dettaglio:</p>
<p><strong>1. Qual è il nome e qual è il cognome?</strong><br />
Un esempio: Ramadan Mabrouk Abu el-Alamein Hammouda. Qual è il nome e qual è il cognome? Il punto è che gli egiziani non hanno esattamente ciò che noi chiamiamo “cognome”, ma un insieme di patronimici, e di patronimici dei patronimici, che rendono praticamente impossibile che padre e figlio possano avere lo stesso “nome di famiglia” (ad esempio, se Ramadan avesse un figlio e lo chiamasse Mohammed, il nome completo del neonato sarebbe: Mohammed Ramadan Mabrouk Abu el-Alamein, senza più Hammouda!). Ma vediamo il nostro caso: Ramadan è il nome proprio, Mabrouk invece è il patronimico (il nome del padre), mentre Abu el-Alamein è il patronimico del padre (il nome del nonno), e per finire Hammouda è il patronimico del nonno (il nome del bisnonno). Chiaramente in Italia non può funzionare così, e gli egiziani si sono adeguati in due modi:</p>
<p>Modo 1<br />
NOME: Ramadan Mabrouk<br />
COGNOME: Abu el-Alamein Hammouda<br />
(come ha fatto mia madre)</p>
<p>Modo 2<br />
NOME: Ramadan<br />
COGNOME: Abu el-Alamein &#8211; o Hammouda, o a volte anche entrambi! &#8211; <br />
(come ha fatto mio padre)</p>
<p>Va trovata una soluzione!</p>
<p>
<strong><br />
2. Come si scrive?</strong><br />
Un altro problemone non può che essere la traslitterazione dei nomi arabi. Prendiamo adesso in esame il figlio di Ramadan, Mohammed… siamo veramente sicuri che si scriva così? Perché “Mohammed” e non “Mohammad”, “Mahammad”, “Mohamed”, “Mahamad”, “Mouhammad”, e via dicendo all’infinito?</p>
<p>È un problema serio, ma che se risolto, metterebbe fine alla serie di equivoci anagrafici legati al “mi può fare lo spelling?”, che tormentano non solo gli arabi, ma qualunque immigrato… insomma: basterebbe proporre una sorta di tabella di conversione “nome arabo – traslitterazione”, e il problema – perlomeno per le prossime generazioni – è risolto.</p>
<p></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/ma-come-mi-chiamo-storia-di-un-arabo-senzanome/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La strana coppia egiziana: la femminista laica con l&#8217;islamista</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/la-strana-coppia-egiziana-la-femminista-laica-con-lislamista/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/la-strana-coppia-egiziana-la-femminista-laica-con-lislamista/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 May 2012 06:33:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8353</guid>
		<description><![CDATA[Di lei hanno scritto: una femminista al servizio di un integralista islamico. Rabab al Mahdi è nata al Cairo nel 1974. Proveniente da una famiglia di estrazione marxista, laureata in scienze politiche all’università americana del Cairo. Dottorato di ricerca alla McGill University (Canada). Docente in forza all’università americana del Cairo, è stata invitata a tenere corsi alla Yale University. Opinionista fissa del quotidiano al-Shuruq. Riflettendo con il cronista di al-Ahram sulla rivoluzione egiziana dice: «Io credo ai popoli. Sono sempre loro i motori del cambiamento, in qualsiasi tipo di stato». Nel 2009 aveva pubblicato L’Egitto nel momento del cambiamento: «Ero convinta che l’Egitto sarebbe cambiato radicalmente di lì a poco, anche se non potevo dire né quando né come. La rivoluzione è stata il risultato di un’accumulazione di sofferenza». È convinta che le manifestazioni operaie organizzate da movimenti come Kifaya (basta!) siano state decisive: «Le manifestazioni operaie del 9 e...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di lei hanno scritto: una femminista al servizio di un integralista islamico.<br />
<strong>Rabab al Mahdi </strong>è nata al Cairo nel 1974. Proveniente da una famiglia di estrazione marxista, laureata in scienze politiche all’università americana del Cairo. Dottorato di ricerca alla McGill University (Canada). Docente in forza all’università americana del Cairo, è stata invitata a tenere corsi alla Yale University. Opinionista fissa del quotidiano al-Shuruq.</p>
<p>Riflettendo con il cronista di al-Ahram sulla rivoluzione egiziana dice: «Io credo ai popoli. Sono sempre loro i motori del cambiamento, in qualsiasi tipo di stato».<br />
Nel 2009 aveva pubblicato L’Egitto nel momento del cambiamento: «Ero convinta che l’Egitto sarebbe cambiato radicalmente di lì a poco, anche se non potevo dire né quando né come. La rivoluzione è stata il risultato di un’accumulazione di sofferenza». È convinta che le manifestazioni operaie organizzate da movimenti come Kifaya (basta!) siano state decisive: «Le manifestazioni operaie del 9 e 10 febbraio 2011, che rischiavano di propagarsi a tutti i settori, hanno obbligato i militari a sbarazzarsi di Mubarak e del suo regime».</p>
<p>L’analisi dei fattori economici e sociali rimane, a suo avviso, fondamentale: «La crisi economica mondiale e movimenti di ribellione come quello contro Wall Street o le insurrezioni della sete in America Latina, provano che il capitalismo non è in grado di salvare il mondo dalla crisi economica e sociale».</p>
<p>Sulla debolezza di ciò che i 18 giorni della rivoluzione egiziana hanno partorito vede appunto il segno dell’assenza del movimento operaio: i leader del movimento non hanno colto l’importanza del fatto di aderirvi con convinzione.<br />
Altro assente il movimento femminista, sul quale aveva pubblicato, ancora nel 2009, Il movimento femminista in Egitto differente o non esistente: «Si tratta di un’élite femminile appartenente alla classe medio-alta. Queste donne affrontano problemi e preoccupazioni inesistenti per le classi povere. Non si può sviluppare movimenti femminili dall’alto verso il basso, ma bisogna procedere sempre in senso contrario».</p>
<p>Molto critica infine verso la dialettica che ha polarizzato tutto il dibattito politico di questi mesi, quella tra islamisti e liberali: «Dovrebbe essere prioritario interessarsi di più all’equità sociale e ai diritti del popolo». Secondo lei bisogna uscire dal &#8220;irreale dicotomia&#8221; Islam contro laicità per parlare di cose che &#8220;contano&#8221;.<br />
Così lei, che in Canada faceva parte del movimento No-Global, e in Messico intratteneva contatti con i ribelli marxisti, nel suo paese ha declinato l’invito di far parte di qualche formazione liberale: «La sinistra ha le idee e la passione, ma a causa di molti fattori relativi alle scelte fatte, si è isolata. Inoltre non è stata perseguitata come i Fratelli Musulmani, e questo è una bella differenza». <br />
Vede la sinistra molto prigioniera di astrazioni e costruzioni teoriche; al contrario una certa fascia di ex-membri dei Fratelli Musulmani unisce, a suo avviso, visione storica, passione ideale, effettivo coinvolgimento con le masse popolari, e una “compassione socialista” capace di «creare una vera sinistra in grado di raggiungere un reale cambiamento in Egitto».</p>
<p>Alla rinuncia a schierarsi con qualche formazione liberale si è aggiunta quella di accettare un seggio alla costituente (per altro abortita): «La battaglia presidenziale è molto più importante per circoscriversi a un solo partito politico e sposarne le convinzioni».<br />
Partendo da tutte queste idee, ecco il passo che ha sorpreso molti, in patria e all’estero: è entrata al servizio di <strong>Abu al-Futuh</strong>, diventandone la principale consigliera politica.</p>
<p> Classe 1951 ‘Abd al-Mun‘im Abu al-Futuh è nato nella Cairo vecchia, laureandosi in medicina nel 1976 e successivamente in giurisprudenza presso la stessa università, aggiungendo poi un master in gestione ospedaliera.<br />
Il curriculum di studi mostra quindi un’inclinazione alla gestione della macchina amministrativa, più che la passione per la professione medica in quanto tale.<br />
Da studente si segnala come battagliero presidente del sindacato studentesco, fino allo scontro verbale con il presidente Sadat durante un’assemblea universitaria, rimasto famoso.<br />
Attivo membro dei Fratelli Musulmani, dagli anni ’70 si adopera soprattutto nel lavoro capillare di assorbimento delle formazioni islamiste minori nell’alveo dei FM. Arrestato una prima volta nel 1981, insieme a moltissimi altri attivisti, subisce processo e imprigionamento, dal 1996 al 2001.<br />
All’uscita dal carcere diventa segretario generale dell’Unione Medici Arabi, nella quale aveva a lungo lavorato.</p>
<p>Considerato una delle guide più popolari del movimento dei FM, Abu al-Futuh è caduto improvvisamente in disgrazia presso i suoi vecchi amici quando, dopo la rivoluzione di gennaio 2011, ha annunciato a sorpresa l’auto-candidatura alle elezioni presidenziali che si terranno a metà maggio.<br />
Il movimento lo ha dovuto sconfessare e provocarne l’uscita. Raccogliendo comunque vaste simpatie presso l’elettorato religioso, così come quelle di una parte dell’elettorato laico, è considerato oggi uno dei quattro favoriti tra i 13 candidati rimasti in lizza, dopo le convulse vicende dei giorni scorsi, che hanno portato alla clamorosa uscita di scena figure di primissimo piano come <strong>Khayrat al-Shater </strong>(FM) e <strong>Abu Isma‘il </strong>(salafiti del Nur), più <strong>Omar Sulayman</strong>, vice di Mubarak e ex capo dei servizi segreti.</p>
<p>Le strade dell’ultra-laica Rabab al Mahdi e dell’ultra-pio Abu al-Futuh si sono imprevedibilmente incrociate. Di lui lei dice: «È un uomo che ha lo spirito molto progressista, presenta un nuovo progetto, diverso dagli altri».<br />
Secondo lei ha un progetto moderato, che include i copti, i diritti delle donne, la giustizia sociale: «Parla di imposte proporzionali&#8230; Le sue idee costituiscono per me, come socialista, il minimo di equità sociale richiesta. Gli altri candidati sono lontani&#8230;».</p>
<p> La sua valutazione è che, almeno a breve termine, è sicuro che la maggioranza degli egiziani sceglierà un presidente islamico. È dunque necessario potere lavorare con un islamico di larghe vedute: «Io non so se Abu al-Futuh vincerà, ma penso che questo è ciò che l&#8217;Egitto ha bisogno. E anche se non ne ha, ha certamente bisogno di pluralismo e nuove combinazioni che vadano al di là delle divisioni dogmatiche dell’epoca pre-25 gennaio 2011».</p>
<p>Sposata, poi divorziata, non ha figli: «Sotto il vecchio regime rischiavo la prigione continuamente. Sarebbe stato irresponsabile avere figli».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/la-strana-coppia-egiziana-la-femminista-laica-con-lislamista/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La storia di Sima: alla ricerca del permesso (di soggiorno) perduto</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/la-storia-di-sima-alla-ricerca-del-permesso-di-soggiorno-perduto/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/la-storia-di-sima-alla-ricerca-del-permesso-di-soggiorno-perduto/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 May 2012 06:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8382</guid>
		<description><![CDATA[“Faccio la babysitter per non essere espulsa”. Sima Travasso ha 24 anni. E&#8217; nata a Goa, in India ma vive a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, da quando aveva un anno. Il 6 giugno 2012 avrebbe dovuto lasciare l&#8217;Italia. Quel giorno infatti sarebbe scaduto il suo permesso di soggiorno. “Sarei dovuta tornare in India – spiega la ragazza- ero senza lavoro e non potevo rinnovare i documenti”. Un pericolo che per ora è stato scongiurato grazie all&#8217;aiuto di un&#8217;amica di famiglia. “Mi ha assunta due settimane fa– racconta la ragazza parlando con la cadenza milanese – prendo 5 euro all&#8217;ora, ma almeno è un lavoro che mi permette di mantenere il permesso di soggiorno, almeno per un altro anno”. Un&#8217;odissea, quella di Sima (“si scriverebbe Cima ma tutti mi conoscono come Sima”) che è cominciata nel 2009, per caso. “Ero andata in Questura per rinnovare il permesso di...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
“Faccio la babysitter per non essere espulsa”. Sima Travasso ha 24 anni. E&#8217; nata a Goa, in India ma vive a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, da quando aveva un anno. Il 6 giugno 2012 avrebbe dovuto lasciare l&#8217;Italia. Quel giorno infatti sarebbe scaduto il suo permesso di soggiorno. “Sarei dovuta tornare in India – spiega la ragazza- ero senza lavoro e non potevo rinnovare i documenti”. Un pericolo che per ora è stato scongiurato grazie all&#8217;aiuto di un&#8217;amica di famiglia. “Mi ha assunta due settimane fa– racconta la ragazza parlando con la cadenza milanese – prendo 5 euro all&#8217;ora, ma almeno è un lavoro che mi permette di mantenere il permesso di soggiorno, almeno per un altro anno”. </p>
<p>Un&#8217;odissea, quella di Sima (“si scriverebbe Cima ma tutti mi conoscono come Sima”) che è cominciata nel 2009, per caso. “Ero andata in Questura per rinnovare il permesso di soggiorno – dice – e ho scoperto che senza un lavoro sarei stata espulsa dopo 6 mesi”. “Per fortuna – prosegue Sima _ essendomi iscritta al Politecnico sarei stata salva fino alla mia laurea”. Subito dopo la scoperta la ragazza invia i documenti necessari per avviare l&#8217;iter per ottenere la cittadinanza. Una cittadinanza che qualcuno in famiglia possiede già. “Mio fratello Sany di 21 anni è italiano da quando aveva 18 anni, perchè è nato in Italia – precisa la ragazza- mentre i miei genitori non ce l&#8217;hanno, solo perchè non l&#8217;hanno mai chiesta”. </p>
<p>Per Sima invece l&#8217;agognato “pezzo di carta” non è ancora arrivato. E nel novembre 2011, quando la 24enne si laurea in Design d&#8217;interni comincia l&#8217;incubo. “Il permesso di soggiorno per motivi di studio è scaduto e mi sono messa a cercare lavoro, per poter rinnovare i documenti”, racconta. “Subito dopo la laurea ho fatto uno stage non retribuito di due mesi in uno studio d&#8217;architettura in zona Lotto, poi più nulla” spiega Sima. “In questi mesi ho mandato curricula ovunque – afferma- ma quello che mi offrono sono soprattutto stage, anche retribuiti”. “Il problema – precisa – è che gli stage non sono riconosciuti né come attività lavorative né come attività formative utili per ottenere il permesso” </p>
<p>“Ho vissuto e sto vivendo – dice Sima, la cui storia è stata raccontata anche in un video realizzato da Italiani di Frontiera in collaborazione con “La Repubblica degli stagisti” e rilanciato anche da Unicef Italia- con la brutta sensazione di poter essere buttata fuori dal paese che è il mio. Qui ho sempre vissuto e qui ho la mia famiglia e i miei amici”. </p>
<p>Intanto il candidato sindaco del centrosinistra Monica Chittò, venuta a conoscenza della sua storia, ha promesso alla ragazza la cittadinanza onoraria della città. Un gesto simbolico che però non metterebbe fine alla sua odissea.</p>
<p>
Roberto Brambilla</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/la-storia-di-sima-alla-ricerca-del-permesso-di-soggiorno-perduto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>35</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Walk like an Egyptian</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/walk-like-an-egyptian/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/walk-like-an-egyptian/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 09 May 2012 06:31:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Boutros</dc:creator>
				<category><![CDATA[S-veliamoci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8367</guid>
		<description><![CDATA[Camminavo zitto e solo in un muto pomeriggio del Cairo, si sentiva solo l&#8217;odore dell&#8217;estate fatta di tè e di sonno, e la sinfonia dei suoni di quella grande orchestra che sono gli egiziani. Il ragazzino picchiettava con la chiave inglese sulla bombola del gas per annunciare alle casalinghe il suo arrivo: &#8220;Bombole, bombole, bombole!&#8221;, mentre quell&#8217;altro ragazzino correva a servire il tè e la shisha a qualche cliente, con gli occhi lucidi, e il sorriso speranzoso di ottenere qualche mancia. Io me ne andavo in giro senza meta. Stufo delle giornate passate su Internet, decisi di farmi un&#8217;esperienza più vera. Andai alla fermata dei microbus, dove tanti ragazzini urlavano nomi di destinazioni su destinazioni, contrattavano prezzi e bisticciavano. Stavano con una mano aggrappati al tettuccio del bus, e con l&#8217;altra invitavano la gente a salire, erano per metà fuori, e per metà dentro: &#8220;In Centro, in Centro, in Centro!&#8221;...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Camminavo zitto e solo in un muto pomeriggio del Cairo, si sentiva solo l&#8217;odore dell&#8217;estate fatta di tè e di sonno, e la sinfonia dei suoni di quella grande orchestra che sono gli egiziani. Il ragazzino picchiettava con la chiave inglese sulla bombola del gas per annunciare alle casalinghe il suo arrivo: &#8220;Bombole, bombole, bombole!&#8221;, mentre quell&#8217;altro ragazzino correva a servire il tè e la shisha a qualche cliente, con gli occhi lucidi, e il sorriso speranzoso di ottenere qualche mancia.</p>
<p>Io me ne andavo in giro senza meta. Stufo delle giornate passate su Internet, decisi di farmi un&#8217;esperienza più vera. Andai alla fermata dei microbus, dove tanti ragazzini urlavano nomi di destinazioni su destinazioni, contrattavano prezzi e bisticciavano. Stavano con una mano aggrappati al tettuccio del bus, e con l&#8217;altra invitavano la gente a salire, erano per metà fuori, e per metà dentro: &#8220;In Centro, in Centro, in Centro!&#8221; chiamava uno dei ragazzini, qualcosa mi fece andare verso la direzione del suo richiamo, non ci pensai due volte: sarei andato in Centro.<br />
&#8220;Il biglietto signore&#8230;&#8221; mi fermò il ragazzino<br />
&#8220;Quant&#8217;è?&#8221; chiesi<br />
&#8220;Quattro guiné &#8220;<br />
&#8220;No, sono solo due&#8221; non intendevo sprecare i miei soldi, che già di per sé erano pochi, non lavoravo, e per andare a farmi una passeggiata in Centro avrei potuto anche prendere l&#8217;autobus&#8230;<br />
&#8220;Oste , c&#8217;è qualcuno in vena di problemi!&#8221; il piccoletto avvertì subito l&#8217;autista<br />
&#8220;Ok ok, va bene&#8230; me ne vado&#8221; girai i tacchi e andai alla ricerca di un autobus.<br />
Il pomeriggio era muto, scandito dalla sola voce del moadhin , ma la fermata dei bus era comunque piena. La gente viveva la propria vita nonostante la stanchezza pomeridiana, e il ritmo era come ridimensionato dalla cappa di smog che sovrastava la città, dal coperchio di un’enorme pentola a pressione che il caldo faceva fischiare più che mai, debilitando la gente, e rendendola muta.</p>
<p>Con gli occhi socchiusi e uno sguardo estasiato, quasi incantato, mi avvicinai al primo autobus, e all’irrisoria cifra di centocinquanta quirsh , potei solo sorridere, salire a bordo e pensare a quel povero ragazzino illuso che voleva quattro guiné!</p>
<p>Economico, sì, ma affollatissimo. C’era talmente tanta gente che sembravamo una poltiglia umana, una scatoletta di tonno. Ogni individuo era come incastrato, incastonato con l’altro, con la sua puzza, le sue lamentele, i suoi peccati. Anzi, poter dire di essere entrati di fatto dentro l’autobus era una rarità, e chi ci riusciva era considerato fortunato e sfortunato al tempo stesso: fortunato, perché almeno non doveva stare attento a dove si appoggiava con mani e piedi, non aveva la polvere e la sabbia negli occhi ad ogni sgommata dell’oste, ma soprattutto non rischiava in ogni istante di rotolare rovinosamente fuori, mentre il veicolo è in marcia; </p>
<p>sfortunato, invece, perché l’Egitto è pieno di persone, che da una scatoletta di tonno, non escono senza prima essersi ingozzate per benino!</p>
<p>Salii sull&#8217;autobus, e notai che alla fine non era poi così pieno. Un ammasso di gente davanti, e decisamente meno persone dietro: &#8220;Perché? &#8211; mi chiesi &#8211; cosa ci sarà mai in fondo al bus?&#8221;. Come la corrente del Nilo, defluii verso la zona meno piena, finché un uomo sulla quarantina non cominciò a urlare e a roteare morbosamente la testa. Cacciava degli urli mostruosi, che inizialmente mi atterrirono, poi capii che era un sordomuto. &#8220;Beato lui &#8211; pensai &#8211; che non poteva sentire quelle bestialità!&#8221;, e il brutto di tutto questo è che, come per provocarci, per provocare il nostro udito, non si accontentava dei suoi lamenti, ma cercava di ragliare sempre più forte, come se volesse riuscire a sentirsi, come chi si morde il labbro dal dentista dopo l’anestesia.</p>
<p>Non sopportai di stare in quella zona per più di un minuto, e come un verme me ne tornai verso la poltiglia umana di sudore e povertà. Ero braccato e incastrato da ogni lato, non c&#8217;era nemmeno lo spazio di stare fermi immobili in piedi, e così mi appoggiai su una signora che mi dava le spalle. </p>
<p>Mi piaceva, e non me ne vergognavo. Mi appoggiai sempre di più, con la scusa dello spazio, e come rapito, mi abbandonai all&#8217;estasi.  Cominciai a strusciarmi vistosamente sulla signora. Godevo, godevo più che mai prima d&#8217;ora, e l&#8217;autobus magicamente cominciava a piacermi, la signora non osava opporre resistenza, e nessuno diceva niente. Stavo per arrivare sul più bello, quando un raglio improvviso di quel sordomuto non mi destò, mi risvegliai dal sogno, e mi accorsi di quanto fosse grassa quella donna, ma soprattutto di quanto fosse sudata e di quanto puzzasse. Cominciai a guardarmi attorno con imbarazzo, e notai una bambina in piedi, subito affianco alla signora, che mi fissava terribilmente. Abbassai lo sguardo, feci finta di niente e le chiesi:<br />
&#8220;Ciao piccola, come ti chiami?&#8221;<br />
&#8220;Diana.&#8221;<br />
Mi accodai alle prime persone che scendevano, e scesi con loro come un ladro che fugge dopo aver incassato il bottino. Non ero ancora arrivato in Centro però, e per questo mi toccò aspettare un altro autobus, che fortunatamente non tardò ad arrivare.</p>
<p>Mi aggrappai come potei alla vettura in marcia. Chi scendeva, scendeva, e chi saliva,  saliva, solo una cosa era certa: l’oste non si sarebbe mai fermato.<br />
Adesso la puzza nauseante era mista a polvere e petrolio bruciato della peggior specie, non vedevo l’ora di scendere, ma al tempo stesso, dentro di me c’era qualcosa che fremeva, qualcosa che ancora non mi aveva soddisfatto, e che l’avrebbe dovuto fare al più presto. Lo capii non appena intravidi una ragazza giovane e attraente, portava il velo e il suo sguardo serio e religioso mi attirava come una calamita. Mi venne quasi automatico, trascinato dai miei sensi, trascinato dalla mia non-volontà, mi avvicinai alla preda, e cominciai a ripetere il copione di neanche cinque minuti prima.</p>
<p>Aprii le danze strusciandomi piano piano sulla lunga gonna della ragazza, e senza dare nell’occhio aumentai il ritmo, cercando di accontentare quella parte di me, sempre più avida di piacere e sempre più vile. Un’esitazione m’interruppe, lei s’irrigidì tutta, e perse quasi le sembianze di donna. Si voltò verso di me, e notò la mia inferiorità. Feci per dileguarmi, ma lei cominciò a urlare:<br />
“Gente! Quel cane mi vuole stuprare! Quel cane mi vuole stuprare!”<br />
L’autobus inchiodò. Scappai fuori dall’autobus, e mi misi a correre quasi spontaneamente, visto che nessuno mi stava inseguendo.<br />
E mentre il ragazzino picchiettava con la chiave inglese sulla bombola del gas, scandendo il ritmo della vita, io, con gli occhi lucidi e le mani in tasca, scoppiai in una fragorosa risata.</p>
<p>
Questa era la terza parte del racconto di Andrea Boutros che partecipa al concorso <a href="http://www.subway-letteratura.org/index.php?option=com_content&#038;task=blogcategory&#038;id=45&#038;Itemid=133">Racconti Under 19</a>. Per votarlo cliccate <a href="http://www.subway-letteratura.org/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=1236&#038;Itemid=133">qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/walk-like-an-egyptian/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cittadinanza italiana: l&#8217;isola che non c&#8217;è?</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/cittadinanza-italiana-lisola-che-non-ce/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/cittadinanza-italiana-lisola-che-non-ce/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 May 2012 06:45:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maral Shams</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggi ce l'ho con]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8363</guid>
		<description><![CDATA[Per la legge ormai sono Italiana. Ho fatto il giuramento ufficiale lo scorso Novembre. Una giornata uggiosa e triste. Nella mente avevo immaginato mille volte quel giorno. Avevo sentito molte storie di stranieri diventati cittadini italiani, alcuni addirittura mi hanno raccontato di cerimonie in ville e giardini eleganti. Io mi aspettavo le stesse cose e invece… Sono stata convocata tramite raccomandata: mi dovevo presentare al comune di Saronno. Ma come? Nessun Castello, villa o giardino? Beh&#8230;ci sarà una bella sala adibita decorosamente per l’occasione, un po’ di persone a festeggiarmi, musica classica e un ricco buffet- Ho pensato. Sono entrata e mi sono rivolta allo sportello “cittadinanza”. Salve, sono Maral Shams. Sono qui per la mia cerimonia di cittadinanza. Sì…si aspetti un attimo, mi ha risposto l’impiegata dietro allo sportellino, continuando a sbrigare le sue faccende amministrative con noia e precisione. Poco dopo poco mi ha chiesto di seguirla… Bene,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Per la legge ormai sono Italiana. Ho fatto il giuramento ufficiale lo scorso Novembre. Una giornata uggiosa e triste. Nella mente avevo immaginato mille volte quel giorno. Avevo sentito molte storie di stranieri diventati cittadini italiani, alcuni addirittura mi hanno raccontato di cerimonie in ville e giardini eleganti. Io mi aspettavo le stesse cose e invece…</p>
<p>Sono stata convocata tramite raccomandata: mi dovevo presentare al comune di Saronno. <em>Ma come? Nessun Castello, villa o giardino? Beh&#8230;ci sarà una bella sala adibita decorosamente per l’occasione, un po’ di persone a festeggiarmi, musica classica e un ricco buffet</em>- Ho pensato. </p>
<p>Sono entrata e mi sono rivolta allo sportello “cittadinanza”. <br />
Salve, sono Maral Shams. Sono qui per la mia cerimonia di cittadinanza. <br />
Sì…si aspetti un attimo, mi ha risposto l’impiegata dietro allo sportellino, continuando a sbrigare le sue faccende amministrative con noia e precisione. Poco dopo poco mi ha chiesto di seguirla…</p>
<p>Bene, ho pensato. Mi starà per portare nella sala apposita dove personale apposito si occuperà del mio passaggio al mondo occidentale. <br />
C’erano con me mio padre e un’amica…e menomale che c’erano solo loro due!<br />
Siamo entrati in una stanza simile ad un vecchio sgabuzzino messo a posto dallo staff di “Extreme Makeover”: freddo e impersonale.<br />
Prego, si accomodi- esclamò l’annoiata impiegata, vestita in Jeans e maglietta. <br />
Mi guardo attorno e penso di essere su Candid camera. Ma come? È qui che si terra la mia tanto desiderata cerimonia?<br />
La Signora ha tirato fuori, da non so dove, la fascia tricolore, l’ha indossata e ha detto: “Ecco qui…ora possiamo cominciare”. In un secondo si era trasformata dall’impiegata anonima ad una carica ufficiale che deteneva la formula della mia ambita cittadinanza. <br />
Procediamo- mi disse. “Lei parla/ capisce l’italiano? Sa, perche a volte arrivano certe persone che non sanno dire nulla”.<br />
Da quel momento in poi la cerimonia è andata avanti senza emozioni e senza la mia presenza<br />
“Capisco l’Italiano”?- ho pensato-  Sono 20 anni che vivo e studio in questo Paese. <em>Una domanda cosi la puoi fare solo a uno che ha vissuto in una giungla al buio fin dalla nascita!</em></p>
<p>La cerimonia è terminata in pochi minuti &#8230;ho recitato la formula magica e mi sono trasformata in cittadina civile. Non più extracomunitaria in sella ad un cammello perfettamente integrata, ma giovane donna civile e rispettabile. Da ranocchio a principessa.</p>
<p>Era una vita che aspettavo quel momento. </p>
<p><em>Ora potrò fare mille cose</em>- ho pensato:<br />
Avrò finalmente il passaporto italiano e potrò viaggiare tranquillamente senza passare ogni volta per presunta terrorista ma turista benvenuta e gradita! Lungi da me lunghe file nei vari consolati a riempire moduli in cui dichiaro che la mia povera nonnina novantenne non ha partecipato a genocidi e stragi di massa (a parte quando preparava la famosa minestra coi legumi e  noi nipoti trasformavamo la sua piccola stanza in una camera a gas… e la stendevamo sul tappeto asfissiata.). Lungi da me ore passate in aeroporto negli Stati Uniti a giustificare la mia umile presenza nella loro terra, dopo aver subito ogni tipo di controllo, ed essermi sottoposti ad ispezioni con macchinari del futuro per vedere se in qualche mia cellula era presente polvere da sparo. Una colonscopia sarebbe stata meno invasiva!</p>
<p>Eh invece no&#8230;Non è cambiato nulla. Sono solo un numero in più nella lista dei vari sondaggi del tipo: quest’anno per Pasqua si sposteranno 3 italiani su 5, questo Natale le famiglie Italiane spenderanno il 20% in meno, una donna su due soffre di colon irritabile, 2 donne su 10 tradiscono i mariti , 3 italiani su 10 fingono l’orgasmo, 9 italiani su 10 non pagano le tasse! Ecco io servo ai sondaggi, al censimento, a votare tra un politico corrotto e uno mafioso, ad aumentare la percentuale dei giovani italiani precari, dei cervelli in fuga, delle donne che devono scegliere tra carriera e famiglia, di quella parte di giovani che non sentono la crisi perché tanto le vacche grasse non le hanno mai viste.</p>
<p>La cittadinanza italiana non mi ha cambiato la vita, non mi è spuntato il terzo occhio e non mi piovono offerte di lavoro dal cielo e non mi sento nemmeno più italiana di prima. Rimango sempre io, iraniana dentro e fuori, con l’unica differenza che sul retro della mia carta d’identità non c’è scritto “ non valida ai fini dell’espatrio” e che ho ricevuto la tessera elettorale, che per quanto mi riguarda, al momento rimarrà a fare la polvere in un cassetto. E rimarrà lì  finché in tv ci saranno politici con la pancia piena che fanno finta di dispiacersi per la crisi mentre portano ragazzine alle Hawaii con i nostri soldi, finché in parlamento avremo circa 25 condannati in via definitiva, finché le leggi le faranno i fuori legge ed ex pornostar e finché non ci sarà meritocrazia.  </p>
<p>L’Italia è bella a dismisura, certi paesaggi ti tolgono il fiato e certe pietanze ti commuovono. In alcuni borghi medioevali il tempo sembra essersi fermato e potrei vivere ascoltando le nonnine che mi raccontano dell’Italia che fu…. Ovvio che se oggi quell’Italia fosse anche politically correct sarebbe l’isola che non c’è. Io per ora mi godo il meglio e lascio ai posteri l’ardua sentenza.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/cittadinanza-italiana-lisola-che-non-ce/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>79</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Osservare, tastare&#8230;toccare</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/osservare-tastare-toccare/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/osservare-tastare-toccare/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 May 2012 06:44:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Boutros</dc:creator>
				<category><![CDATA[S-veliamoci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8330</guid>
		<description><![CDATA[Ore 7:15 di mattina. Reparto di dermatologia dell’Ospedale Cittadino: Paolo e Sandro, due medici del reparto, si vedono come di consueto prima di entrare in servizio. “Come stai amore?” Paolo aveva ancora due occhiaie ben visibili, reggeva il caffettino della macchinetta appoggiato al muro, e parlava ancora con quello sguardo trasognato di chi vive ancora nel mondo dei sogni. Sandro, invece, era seduto su una sedia del corridoio, niente caffè, e sguardo molto più sveglio. “Bene dai, si tira avanti…” era visibilmente seccato, c’era qualcosa che non andava: “Ascolta Paolo…”, fece per aggiungere qualcosa, ma venne interrotto da un uomo sulla cinquantina con la barba incolta (non si radeva da almeno due giorni), e una puzza di fumo che infastidiva fino in fondo al corridoio principale: “Dottore, appuntamento… dermatologia… dove?” Non era italiano, aveva un accento mediorientale. “L’ambulatorio deve ancora aprire fra una mezz’oretta signore, nel frattempo può accomodarsi in...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ore 7:15 di mattina. Reparto di dermatologia dell’Ospedale Cittadino: Paolo e Sandro, due medici del reparto, si vedono come di consueto prima di entrare in servizio.</p>
<p>“Come stai amore?” Paolo aveva ancora due occhiaie ben visibili, reggeva il caffettino della macchinetta appoggiato al muro, e parlava ancora con quello sguardo trasognato di chi vive ancora nel mondo dei sogni.<br />
Sandro, invece, era seduto su una sedia del corridoio, niente caffè, e sguardo molto più sveglio.</p>
<p>“Bene dai, si tira avanti…” era visibilmente seccato, c’era qualcosa che non andava: “Ascolta Paolo…”, fece per aggiungere qualcosa, ma venne interrotto da un uomo sulla cinquantina con la barba incolta (non si radeva da almeno due giorni), e una puzza di fumo che infastidiva fino in fondo al corridoio principale: “Dottore, appuntamento… dermatologia… dove?” Non era italiano, aveva un accento mediorientale.</p>
<p>“L’ambulatorio deve ancora aprire fra una mezz’oretta signore, nel frattempo può accomodarsi in quella sala laggiù” rispose Sandro sorridendo, Paolo, invece, si sedette, non alzò la testa e continuò a fissare il suo caffè senza neanche ascoltare cos’avesse da chiedere quel signore.<br />
In maniera un po’ impacciata il paziente ringraziò il dottor Sandro, volse lo sguardo per un secondo anche verso l’altro dottore, che però non lo stava guardando, risquadrò i due per un altro secondo, e dopo aver fatto uno o due passi indietro si diresse verso la sala che gli era stata indicata.<br />
Sandro seguì per qualche istante la sua camminata, quasi incantato, Paolo era rimasto ancora sul suo caffè, lo faceva oscillare in maniera quasi ipnotica. Passarono i minuti, e qualcosa lo fece alzare di scatto, diede un’ultima occhiata a quel bicchierino, e senza pensarci più, lo bevve tutto d’un sorso… stava arrivando la dottoressa Chiara, una cara amica dei due fidanzati:</p>
<p>“Heilà! Che aria stanca!” il brio di Chiara era ormai proverbiale in tutto il reparto.<br />
“Chiaretta! Come stai?” come d’incanto Paolo cominciò a dare segni di vita (il caffè aveva forse adempiuto al suo compito così in fretta?). I due ragazzi salutarono così, con affettuosi bacini sulla guancia, la cara collega, e si cominciò a parlare del più e del meno:<br />
“Sandro, quanto manca?” chiese Chiara.<br />
“Una decina di minuti direi…” ecco che il clima cominciava a farsi drammatico: una nuova e lunga giornata di lavoro stava per cominciare.</p>
<p>“Magdi Sadeq!” annunciò l’infermiera, e quasi con la paura che qualcuno gli soffiasse il posto, il signore mediorientale di prima, si avventò in direzione dell’infermiera con uno scatto felino, esclamando: “Sono io!”<br />
“Si accomodi…” poté solo aggiungere lei.<br />
La dottoressa squadrò per un attimo il suo primo paziente della giornata, e molto cordialmente gli rinnovò l’invito ad accomodarsi:<br />
“Buongiorno dottoressa…” disse Magdi.<br /> <br />
“Buongiorno, è venuto per un controllo?”<br />
“Sì, ho una macchia strana… su schiena…”<br />
“Un neo?”<br />
“Sì, mio medico mi ha detto venire qui” aggiunse, quasi per giustificarsi.<br /> <br />
“Va bene, vediamolo allora questo neo!” con la sua solita voglia di fare, la dottoressa invitò Magdi a spogliarsi:<br />
“Si spogli”<br />
Magdi esitò un attimo, poi diede le spalle alla dottoressa e ciondolò le gambe dall’altra sponda del lettino. Incurvò leggermente la schiena e alzò camicia e canottiera, in modo che la dottoressa potesse vedere la macchiolina.<br />
Chiara non ci mise molto a ispezionare la schiena del paziente, ma dopo poco disse:<br />
“Mi perdoni, ma devo chiederle di spogliarsi, perché devo visitare la cute di tutto il suo corpo…” Magdi si girò verso di lei, e chiese:<br />
“Spogliarmi?”<br />
“Sì, insomma, rimanere in mutande…” la dottoressa si sentì quasi in imbarazzo dalla reazione del paziente, che aspettò un attimo, quasi volesse rifletterci su, e cominciò a sbottonarsi – con molta calma – la camicia e a levarsi la canottiera. Poi, mentre si sfilava la cintura volse un’occhiataccia veloce in direzione della dermatologa, come se si sentisse osservato, o come se avesse voluto intimidire la dottoressa per non farsi guardare. Ancora più lentamente si slacciò le scarpe, e si tolse le lunghe calze, poi arrivò il momento dei pantaloni… ancora un momento di esitazione, e poi via anche quelli.</p>
<p>Chiara sospirò, e cominciò a perlustrare la cute nella zona addominale, a osservare, tastare… toccare. La cosa non piacque per niente al paziente, che con un gesto improvviso si scansò, e scansò da sé la mano della dottoressa giustificandosi:<br />
“Mi scusi, non mi piace essere toccato da una donna” abbassò lo sguardo, Chiara sorrise e replicò:<br />
“E come facciamo? Io non posso mandarla via senza averla visitata…”<br />
“Non ha un collega maschio?” balbettò quasi, pronunciando questa frase, aveva paura di un’eventuale reazione negativa della dottoressa, che però non arrivò. Chiara continuò a sorridere, fissò per un attimo il suo sguardo nel vuoto – sempre con quel sorrisino stampato in viso – e rispose a Magdi:<br />
“Aspetti un minuto”. Uscì fuori un attimo, si chiuse la porta dietro di sé, e provò a vedere se almeno uno dei suoi colleghi fosse ancora lì:<br />
“Paolo, Sandro! Ho bisogno per un attimo di uno di voi due!”<br />
Sandro stampò un ultimo bacio sulla bocca di Paolo, e con lo stesso brio di Chiara, rispose alla chiamata: “Arrivo!”.<br />
 Alla vista del dottore – questa volta maschio –, Magdi si rallegrò, salutò e si scusò per il disagio: “Mi scusi eh, è che mi vergogno… da noi non è così…”<br />
“Non si preoccupi!”</p>
<p>Sandro lo osservò, tastò… e toccò in ogni sua parte, e Magdi, con l’aria del bambino che ottiene il giocattolo che desiderava da tempo, si era messo finalmente il cuore in pace.</p>
<p>Questo racconto partecipa al concorso <a href="http://www.subway-letteratura.org/index.php?option=com_content&#038;task=blogcategory&#038;id=45&#038;Itemid=133">Racconti Under 19</a>. Per votarlo cliccate <a href="http://www.subway-letteratura.org/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=1236&#038;Itemid=133">qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/osservare-tastare-toccare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nasser, il velo e i fratelli musulmani: barzellette d&#8217;altri tempi</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/nasser-il-velo-e-i-fratelli-musulmani-barzellette-daltri-tempi/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/nasser-il-velo-e-i-fratelli-musulmani-barzellette-daltri-tempi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 May 2012 10:57:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Randa Ghazy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8335</guid>
		<description><![CDATA[Ci sono leader più posati ed altri decisamente più &#8220;pasionari&#8221;. Leader amanti delle donne, (pochissimi) leader donna, leader apparentemente femministi, &#8220;utilizzatori finali&#8221; di donne, leader pavidi, leader coraggiosi. Leader socialisti e leader imprenditori (o operai, o cantanti, o spettatori di gare di burlesque a seconda della situazione). Il rapporto tra uomini di potere e donne è senz&#8217;altro piuttosto complicato. Ma ci piace ricordare che in tempi non lontani l&#8217;Italia assisteva a questo: Ed operare un accostamento indebito senz&#8217;altro, ma forti di una nostalgia struggente. Vi mostriamo quindi una chicca che abbiamo trovato nel web, un video a suo modo storico. Il leader Gamal Abd El Nasser, che noi egiziani ricordiamo più per i suoi discorsi solenni e rivoluzionari (la nazionalizzazione del Canale di Suez nel 1956, le dimissioni del 1967 dopo la sconfitta nella guerra dei sei giorni), e i Fratelli Musulmani in chiave quasi parodistica. Nasser, ovvero il leader...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci sono leader più posati ed altri decisamente più &#8220;pasionari&#8221;.<br />
Leader amanti delle donne, (pochissimi) leader donna, leader apparentemente femministi, &#8220;utilizzatori finali&#8221; di donne, leader pavidi, leader coraggiosi.</p>
<p>Leader socialisti e leader imprenditori (o operai, o cantanti, o spettatori di gare di burlesque a seconda della situazione).</p>
<p>Il rapporto tra uomini di potere e donne è senz&#8217;altro piuttosto complicato.</p>
<p>Ma ci piace ricordare che in tempi non lontani l&#8217;Italia assisteva a questo:</p>
<p>
<iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/g-0FdHDf7ZE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>
Ed operare un accostamento indebito senz&#8217;altro, ma forti di una nostalgia struggente.</p>
<p>Vi mostriamo quindi una chicca che abbiamo trovato nel web, un video a suo modo storico.<br />
Il leader <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gamal_Abd_el-Nasser">Gamal Abd El Nasser</a>, che noi egiziani ricordiamo più per i suoi discorsi solenni e rivoluzionari (la nazionalizzazione del Canale di Suez nel 1956, le dimissioni del 1967 dopo la sconfitta nella guerra dei sei giorni), e i Fratelli Musulmani in chiave quasi parodistica.</p>
<p>Nasser, ovvero il leader di altri tempi, religioso quanto basta, laico quanto basta, eroe per molti e quasi-dittatore per altri ma comunque sognatore di un panarabismo dove lo spazio per Fratelli musulmani, salafiti e soci era ben poco.</p>
<p>Qui ci racconta una barzelletta sui Fratelli Musulmani e l&#8217;onnipresente questione  del velo.</p>
<p>
<iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/4ovF_YMw3Yw" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Eccovi la trascrizione in italiano:</p>
<p><em>Nell&#8217;anno 1953 abbiamo incontrato i Fratelli musulmani, con l&#8217;idea di trovare una strada propositiva di idee comuni. Allora mi sono seduto con il loro portavoce, che mi ha avanzato delle richieste.<br /> <br />
La prima cosa che mi ha chiesto è stata di imporre alle donne che camminano per strada il velo (borbottii dal pubblico,qualcuno dice &#8220;che se lo mettesse lui il velo!&#8221;)</p>
<p>E io gli ho risposto &#8220;ma che, torniamo indietro, facciamo tornare i tempi in cui le persone non potevano andare in giro di giorno ma solo di notte?&#8221; e che ognuno può tutt&#8217;al più eseguire queste indicazioni nel proprio privato, e  lui ha insistito &#8220;ma sei responsabile tu in quanto governante!&#8221;.<br />
Al che gli ho risposto &#8220;signore ma lei ha una figlia che studia alla facoltà di medicina e non indossa alcun velo&#8230;e perchè non glielo<br />
ha fatto mettere?&#8221;<br /> <br />
risate dal pubblico<br />
Alla fine gli ho detto &#8220;se tu non sei stato in grado di far mettere il velo a una sola donna, tua figlia, come pretendi che io possa farlo mettere a dieci milioni di donne?&#8221;</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/nasser-il-velo-e-i-fratelli-musulmani-barzellette-daltri-tempi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IMMIGRAZIONE. Boom di minori stranieri non accompagnati +69%</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/immigrati-boom-di-minori-stranieri-non-accompagnati-69/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/immigrati-boom-di-minori-stranieri-non-accompagnati-69/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 May 2012 08:49:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggi ce l'ho con]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8321</guid>
		<description><![CDATA[Il report dell&#8217;Anci e la denuncia: «la convenzione con il ministero scaduta da dicembre» Più 69%. Di tanto sono aumentati nel 2011 rispetto all’anno prima i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia, passando dai 4.588 minori presi in carico nel 2010 ai 7.750 censiti al 31 dicembre 2011 dal Comitato minori stranieri. Erano 5.879 quelli presi in carico nel 2009. Lo dice il IV Rapporto Anci-Cittalia sui minori stranieri non accompagnati in Italia, presentato sabato a Padova durante il ‘Festival della Cittadinanza’. Il programma scaduto «L’Italia non espelle i minorenni anche se sono entrati in modo irregolare nel nostro Paese e, quindi &#8211; ha detto il sindaco di Padova e delegato Anci all’immigrazione, Flavio Zanonato &#8211; c’è l’obbligo di ospitarli e di inserirli all’interno di un percorso che, una volta concluso, consenta loro di avere un rapporto positivo con il Paese che li ha ospitati». L’onere finanziario di questo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il report dell&#8217;Anci e la denuncia: «la convenzione con il ministero scaduta da dicembre»</p>
<p>Più 69%. Di tanto sono aumentati nel 2011 rispetto all’anno prima i minori stranieri non accompagnati presenti in Italia, passando dai 4.588 minori presi in carico nel 2010 ai 7.750 censiti al 31 dicembre 2011 dal Comitato minori stranieri. Erano 5.879 quelli presi in carico nel 2009.<br />
Lo dice il IV Rapporto Anci-Cittalia sui minori stranieri non accompagnati in Italia, presentato sabato a Padova durante il ‘Festival della Cittadinanza’.</p>
<p><strong><br />
Il programma scaduto</strong></p>
<p>«L’Italia non espelle i minorenni anche se sono entrati in modo irregolare nel nostro Paese e, quindi &#8211; ha detto il sindaco di Padova e delegato Anci all’immigrazione, Flavio Zanonato &#8211; c’è l’obbligo di ospitarli e di inserirli all’interno di un percorso che, una volta concluso, consenta loro di avere un rapporto positivo con il Paese che li ha ospitati».</p>
<p>L’onere finanziario di questo percorso «viene scaricato soprattutto sui Comuni», ha detto ancora Zanonato. «In questi anni i Comuni e l’Anci hanno svolto un ruolo importante per l’accoglienza e la tutela dei minori stranieri non accompagnati. È necessario che il governo dia continuità alle esperienze fin qui realizzate, assicurando le necessarie risposte finanziarie per garantire in ogni parte d’Italia un’accoglienza vicina ai bisogni dei minori e nel rispetto del loro supremo interesse».</p>
<p>Il programma nazionale di protezione dei minori stranieri non accompagnati, nato nel 2008, finanziato dal Ministero del lavoro e realizzato dall’Anci ha giocato un ruolo importante, ha sottolineato Zanonato, attivandosi su una rete di 32 comuni che ha accolto più di 2750 minori, per un totale di più di 160mila giornate di accoglienza fruite in comunità o in famiglia.<br />
Eppure questo programma oggi è congelato’ per il mancato rinnovo della convenzione scaduta lo scorso dicembre. Rispetto a questo programma, «Esistono solo due alternative, entrambe non praticabili: o il Comune si sobbarca da solo il peso di accoglienza ed integrazione, oppure queste persone saranno lasciate allo sbando e questo è contrario alla legge ed agli obblighi assunti dal nostro Paese a livello internazionale».</p>
<p>Sandra Zampa, capogruppo del Pd alla Commissione parlamentare Infanzia e Adolescenza, che ha partecipato alla presentazione del Rapporto Anci-Cittalia, ha detto: «Spero che il governo sia solo in ritardo nel rifinanziamento del programma nazionale minori. Ho chiesto un incontro al ministro del lavoro Fornero per esporre i risultati dell’indagine conoscitiva della Commissione bicamerale (<a href="http://www.vita.it/news/view/119518">qui</a> l&#8217;articolo di Vita.it sui risultati dell&#8217;indagine della bicamerale infanzia): il rinnovo della convenzione con l’Anci è uno dei punti qualificanti delle proposte che le porterò»</p>
<p><strong>Il report</strong></p>
<p>Il report di Anci-Cittalia in realtà va nel dettaglio dell’anno 2010, dando per il 2011 solo il dato complessivo. Sono 845 i comuni italiani che nel 2010 hanno accolto minori stranieri non accompagnati, soprattutto città con oltre i 100mila abitanti, che da sole accolgono il 67,8 per cento del totale dei minori. Diminuiscono invece i minori accolti nei centri di medie dimensioni (passano dal 37,5% al 25,6 nei comuni dai 15mila ai 100mila abitanti) e aumentano i minori stranieri non accompagnati presi in carico nei comuni con meno di 15mila abitanti.</p>
<p>Lazio (19%), Puglia (14%), Emilia Romagna (13%) e Lombardia (11%) sono le regioni i cui comuni fanno registrare il più alto numero di minori presi in carico. I minori stranieri presenti in Italia nel provengono invece soprattutto da Afghanistan (16,8%), Bangladesh (11%), Albania (10%), Egitto, Marocco e Kosovo: un dato destinato a modificarsi con i rilevamenti per il 2011, che evidenziano un aumento di arrivi dai paesi del Nordafrica.</p>
<p>C’è la conferma che il fenomeno dei minori stranieri non accompagnati riguarda soprattutto maschi (il 91,4%, in aumento di due punti percentuali rispetto al 2008), la maggior parte appena sotto la soglia della maggiore età (il 55% ha 17 anni, quattro punti in più per questa fascia d’età rispetto al 2008).</p>
<p>Tra le principali evidenze dell’indagine Anci-Cittalia figura anche il miglioramento della capacità di assicurare effettiva protezione ai minori accolti da parte dei comuni, con un aumento dal 42% del 2008 al 74% del 2010 del totale dei minori che dispongono di permesso di soggiorno tra quelli accolti in seconda accoglienza e dal 36% (2008) al 65% (2010) dei minori ai quali è stata attribuita la tutela.</p>
<p>Sara De Carli</p>
<p>da<a href="http://www.vita.it/"> Vita.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/immigrati-boom-di-minori-stranieri-non-accompagnati-69/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Yemenita open mind sposerebbe italiana smart</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/yemenita-open-mind-sposerebbe-italiana-smart/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/yemenita-open-mind-sposerebbe-italiana-smart/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 May 2012 06:51:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AnnaMaria Aisha Tiozzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8308</guid>
		<description><![CDATA[Ecco un modo educato di rifutare un pretendente. Sana’a, Yemen, anno 2005. Un giorno dopo una giornata in ufficio pesantissima, la mia segretaria sudanese mi dice: questa sera la mia famiglia vorrebbe invitarti a cena; una tipica cena sudanese; anche perche’ poi ti dobbiamo fare un annuncio. Accetto di buon grado, incuriosita dalla questione della sorpresa. Eppoi adoro la famiglia di Amasi, le sue sorelle,i fratelli , le cognate…… Mi presento alle otto, le donne sono elegantissime, mangiamo separati (uomini in salotto, donne in cucina), scherziamo ridiamo e poi ….un attimo di suspance………finalmente Amasi annuncia; CI SARA’ UN MATRIMONIO !!!!!! Ed io subito : Mabruk mabruk che bello ma chi si sposa ? TU. IIIIIIIO ? non scherziamo. Chi si sposa ? Lei si fa seria e insieme rassicurante (questo vorrebbe esprimere il suo viso, ma io non mi sento affatto rassicurata) e spiega: Abbiamo ricevuto in ufficio una richiesta...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco un modo educato di rifutare un pretendente.</p>
<p>Sana’a, Yemen, anno 2005.<br />
Un giorno dopo una giornata in ufficio pesantissima, la mia segretaria sudanese mi dice: questa sera la mia famiglia vorrebbe invitarti a cena; una tipica cena sudanese; anche perche’ poi ti dobbiamo fare un annuncio. Accetto di buon grado, incuriosita dalla questione della sorpresa.<br />
Eppoi adoro la famiglia di Amasi, le sue sorelle,i fratelli , le cognate……</p>
<p>Mi presento alle otto, le donne sono elegantissime, mangiamo separati (uomini in salotto, donne in cucina), scherziamo ridiamo e poi ….un attimo di suspance………finalmente Amasi annuncia; CI SARA’ UN MATRIMONIO !!!!!!<br />
Ed io subito : Mabruk mabruk che bello ma chi si sposa ?<br />
TU.<br />
IIIIIIIO ? non scherziamo. Chi si sposa ?<br />
Lei si fa seria e insieme rassicurante (questo vorrebbe esprimere il suo viso, ma io non mi sento affatto rassicurata) e spiega: Abbiamo ricevuto in ufficio una richiesta di matrimonio per te: Hassim (il mio socio ) ha sconsigliato il tuo futuro sposo (di gia’?), che si e’ allora rivolto a me: E’ un uomo bellissimo, educato, buono, religioso….e via un centinaio di complimenti.<br />
Ma lo conosci ? e io lo conosco ?<br />
Siiii, ti ricordi quel signore che e’ venuto in ufficio ieri mentre giocavi con quel bimbo ?<br />
Siiiiiii….e……<br />
Ecco, e’ lui !<br />
Ma se mi ha “vista” per soli 10 minuti ! (vista per modo di dire : indossavo il burqa)<br />
Si ma ha preso informazioni….tant’ e’: vuoi sposarlo ?<br />
Mi aspetto un sorriso sarcastico sul suo volto, che purtroppo non c’e’. sono sicuramente su “scherzi a parte”.<br /> Guardo i visi delle altre, che si fanno esortativi. Oddddddio! “Come on, Amasi, are you pulling my leg ??look at me, son io, quella di stamattina, che fai scherzi ?<br />
Ma qui non ride nessuno, Amasi sembra dispiaciuta (c’e’ da dire che il mediatore di matrimoni e’, anche, una professione molto redditizia )e chiede ancora: allora?</p>
<p>Ma via,! No, no, non se ne parla, stai chiedendo a me, italiana, di sposare uno visto 5 minuti in ufficio mentre ero coperta da testa a piedi esclusi gli occhi ?<br />
Le altre si guardano smarrite…si ma….non e’ cosi’ semplice dire di no.<br />
Bella roba, no, no, basta dire no.<br />
Ma la proposta e’ scritta……..e quindi dobbiamo mandare obbligatoriamente una risposta scritta. Devi darci la tua risposta ufficiale.<br />
DEVO ? SCRITTA ?UFFICIALE ? Paperissima e’ questa……<br />
Facciamo cosi’. Noi ti diamo la proposta, tu stasera la leggi, ci pensi bene, poi domani ci dici cosa hai deciso.</p>
<p>Torno a casa allibita con la mia proposta scritta nella mano (destra,che’ son una rispettosa io ); scitta in inglese comunque (istruito ed educato,pero’, il tipo…….)<br />
Arrivo all’ Arabia Felix (mio hotel in quel periodo ), mi stendo sul letto,e incuriosita comincio a leggere. La proposta e’ composta da tre parti:</p>
<p><strong>1) Perche’ ti voglio sposare:</strong><br />
Questa e’ la parte piu’ interessante. Gia’, perche’ mi vuoi sposare dopo dieci minuti di non colloquio?<br />
Dunque: mi vuole sposare perche’ GLI HANNO DETTO che sono una bella ragazza; GLI HANNO DETTO che sono religiosa; GLI HANNO DETTO che amo i bambini, GLI HANNO DETTO che mi occupo della mia famiglia, GLI<br />
HANNO DETTO che sono una persona affidabile SVEGLIA !!!!! E SE TI AVESSERO MENTITO ????</p>
<p><strong><br />
2) Proposta economica</strong>:<br />
E qui il mio pretendente da sfoggio di apertura mentale e consapevolezza: oltre alla dote, propone di acquistarmi una casa e di arredarla a mio gusto (“anche “ occidentale, semmai ); io potro’ tornare in Italia, per il primo anno, quante volte voglio, MA naturalmente soggiornando presso mio padre; quando pero’ tornero’; saro’ sempre a tutti gli effetti sua moglie e dovro’ dormire solo presso la nostra casa: Allo scadere di un anno, avro’ la possibilita’ di “tirare le somme “ e decidere; se non saro’ riuscita ad adattarmi alla vita yemenita, scioglieremo il matrimonio ed io potro’ tenere la casa come risarcimento; senno’, continueremo a vivere da marito e moglie per sempre.</p>
<p><strong><br />
3) Durata del matrimonio:</strong><br />
Fino a questo momento non avevo mai realizzato che il matrimonio potesse anche essere temporaneo. Il nostro, comunque, non avra’ una scadenza predeterminata, solo una condizione.</p>
<p>Qualcosa in me sta pericolosamente cambiando. Sara’ la stanchezza, ma mi sento quasi lusingata. Immagino di tornare in piazza a Chioggia e raccontare alle amiche:l’ ho fulminato con uno sgardo (questo e’ sicuro ). Cotto, dopo sole 24 ore mi ha chiesto di sposarlo.<br />
Che meraviglia. Altro che dieci anni di fidanzamento, di cui tre passati passeggiando casualmente davanti alle vetrine di Cartier, e altri sette a comprar lavastoviglie, bicchieri, ferri da stiro e le indispensabili BOMBONIERE …..<br />
Mi sto esaltando. Vedo gia’ mio parde che calcola….un anno….mica c’ e’ scritto quante volte devi tornare …. Torni una, max due e ti tieni la casa……..<br />
Mi sento una specie di ribelle impavida, un colpo di testa, na’ roba da matta, torno a casa e dico a tutti : mi son sposata,<br />
E con chi ?<br />
E chennnneso’ !</p>
<p>Forte……….richiamo Amasi in preda ad un istinto suicida, ma rinsavisco.<br />
Amasi ma dai, come sarebbe che DEVO rispondere….<br />
Lei pazientemente spiega : il mio rifiuto mettera’ il mio corteggiatore nello status di rifiutato, quindi e’ essenziale la<br />
risposta scritta: STATUS DI RIFIUTATO ?<br />
In pratica, nelle successive proposte, non potra’ abbassare l’ offerta (economica, presumo ).<br />
Capisco….vado a dormire e sogno quell’ uomo (quello ? non so neanche che faccia abbia )davanti ad una bellissima ragazza yemenita ; quest’ ultima lo guarda con sufficienza e gli dice : ma che vuoi tu, dai, che<br />
t’ han gia’ pure rifiutato!<br />
Non riesco a dormire, sudo e mi arrabbio. Ma guarda te questo, che sciocco, che sciocco, mettersi in questa situazione di farsi rifiutare da una mai vista, ma come gli e’ venuta, ma come si fa,mamma mia che peso, che responsabilita’.</p>
<p>La mattina arrivo in ufficio tardi, con la mia risposta scritta dentro un giornale: La consegno soddisfatta ad Amasi che mi guarda interrogativa: apre il giornale e si accorge che la proposta e’ dentro ad una busta. Chiusa.<br />
Posso leggere ?<br />
NO. Consegnala così.<br />
E torno al lavoro.</p>
<p>“Sono lusingata ed onorata della proposta ricevuta; tuttavia ,sono molto dispiaciuta per i malservigi a lei resi dal mediatore prescelto, che non era molto informato. Sono in effetti gia’ sposata“.</p>
<p>In risposta dell&#8217;articolo <a href="http://www.yallaitalia.it/2012/05/i-matrimoni-mediorientali-e-lansia-da-pretendenti/">I matrimoni mediorientali e l’ansia da pretendenti</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/yemenita-open-mind-sposerebbe-italiana-smart/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>8</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Baptisma</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/baptisma/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/baptisma/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 07 May 2012 06:50:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Boutros</dc:creator>
				<category><![CDATA[S-veliamoci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8298</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Stefano, figliuolo, vai su dal proprietario e chiedigli di accenderci il boiler, il battezzando ha bisogno di acqua calda&#8221; &#8220;Si padre, vado subito.&#8221; Quel giorno in chiesa soltanto Stefano, padre Mercurios, e la famiglia del battezzando: papà, mamma e due bambini. Probabilmente in quel martedì gelido dell&#8217;inverno genovese, i fedeli di quella piccola e desolata comunità copto-ortodossa, avranno avuto di meglio da fare&#8230; Stefano era lì, solo, vigile e sempre responsabile: &#8220;Se non ci vado io, come fanno?&#8221; ripeteva sempre a chi l&#8217;accusava &#8211; anche con un certo disprezzo &#8211; di essere troppo ligio al suo diaconato. La comunità genovese accusava ormai da troppo tempo una spaccatura generazionale incolmabile: non c&#8217;erano ragazzi, e i vecchi avevano tutti da lavorare. I pochi che invece stavano vivendo ancora i loro migliori anni, si consideravano troppo indaffarati, chi con l&#8217;università, e chi con il lavoro. Nessuno aveva più tempo per la chiesa e...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Stefano, figliuolo, vai su dal proprietario e chiedigli di accenderci il boiler, il battezzando ha bisogno di acqua calda&#8221;</p>
<p>&#8220;Si padre, vado subito.&#8221;</p>
<p>Quel giorno in chiesa soltanto Stefano, padre Mercurios, e la famiglia del battezzando: papà, mamma e due bambini. Probabilmente in quel martedì gelido dell&#8217;inverno genovese, i fedeli di quella piccola e desolata comunità copto-ortodossa, avranno avuto di meglio da fare&#8230;</p>
<p>Stefano era lì, solo, vigile e sempre responsabile: &#8220;Se non ci vado io, come fanno?&#8221; ripeteva sempre a chi l&#8217;accusava &#8211; anche con un certo disprezzo &#8211; di essere troppo ligio al suo diaconato.</p>
<p>La comunità genovese accusava ormai da troppo tempo una spaccatura generazionale incolmabile: non c&#8217;erano ragazzi, e i vecchi avevano tutti da lavorare. I pochi che invece stavano vivendo ancora i loro migliori anni, si consideravano troppo indaffarati, chi con l&#8217;università, e chi con il lavoro. Nessuno aveva più tempo per la chiesa e per la vita in comunità. Nessun era andato a manifestare contro l&#8217;attentato ai Santi, e nessuno si considerava più bisognoso della Divina Misericordia, tranne Stefano, che seppur alle prese con gli studi medici, in qualche modo, il tempo di offrire a una povera bimba la propria presenza, lo trovava sempre.</p>
<p>Quel giorno in effetti, il tempo l&#8217;avrebbe impiegato volentieri dormendo una o due orette in più, dopo una lunga notte insonne davanti a quella maledetta chat. Una prigione, che lo divideva dalla dolce Hanan che tanto amava&#8230;<br />
Sceso il proprietario, Stefano corse da lui per accoglierlo in quella saletta umida, gelida e vuota:<br />
&#8220;La ringraziamo veramente di cuore signor Luigi&#8230;&#8221;<br />
&#8220;Non preoccuparti, e se non dovesse funzionare non esitare a chiamarmi!&#8221; diede una paterna pacca sulla spalla a Stefano, che ricambiò il gesto con un sorriso. </p>
<p>Il sacerdote e il ragazzo impiegarono circa una ventina di minuti a riempire d&#8217;acqua quel secchio gigante di plastica blu (che avrebbe dovuto fare da battistero), e altri cinque minuti per trasportare quell&#8217;enorme quantità d&#8217;acqua, dal bagno alla saletta. Tutto era pronto, la famigliola era arrivata, anche se papà e mamma non si lasciarono sfuggire qualche commentino velenoso circa il posto dove erano finiti&#8230; e a dirla tutta, erano commenti leciti e non biasimabili: quello doveva essere il giorno della loro femminuccia.</p>
<p>Salutarono il prete e ignorarono Stefano (ignorando probabilmente che la sua presenza era essenziale per lo svolgimento di quella cerimonia). Il ragazzo se la prese un pochino dichiarando a se stesso di sentirsi pentito di non essere rimasto a casa a dormire come tutti gli altri, ma dopo poco gli passò.<br />
 La verità era che a lui i battesimi non piacevano affatto, o meglio: non gli piacevano quelli celebrati a Genova:<br /> &#8220;Poveri bambini &#8211; diceva sempre &#8211; cosa hanno fatto di male per meritarsi di essere battezzati in una saletta vuota, e dentro un secchio di plastica blu!<br />
 Che vadano dai battisteri in marmo e di pietra di Torino o Milano&#8230;&#8221;. Insomma, un evento gioioso in quel posto, si trasformava un qualcosa di obbligato e malinconico: i genitori di quella bimba non si saranno sicuramente fatti mancare un pensiero alle cerimonie, fatte a regola d&#8217;arte, del loro Egitto.</p>
<p>&#8220;Va bene Stefano, iniziamo&#8221;</p>
<p>Le letture procedevano spedite, e di canti non se ne sentivano. C&#8217;era soltanto un prete che brontolava qualcosa in copto, e ogni tanto si voltava verso i genitori per far loro qualche domanda, o per rassicurarli.<br />
&#8220;Come si chiama la piccola?&#8221;<br />
&#8220;Chiara.&#8221;<br />
&#8220;Clara?&#8221; la pronuncia della mamma in effetti poteva trarre in inganno il povero prete, che in italiano, già di suo, non era proprio un asso.</p>
<p>&#8220;Inizia a svestirla allora&#8221;.</p>
<p>La mamma era quasi imbarazzata nello spogliare la bambina davanti a Stefano, Stefano non faceva altro che sognare e pensare al bambino suo e di Hanan, che non sarebbe mai stato battezzato lì.<br />
Il papà invece manipolava la macchina fotografica, e quasi preso da un horror vacui improvviso, cercava in ogni modo di tagliare il più possibile quella desolazione umidiccia che regnava in quel posto. I due fratellini si facevano semplicemente i fatti loro, come se quella là, sdraiata nuda su un asciugamano, non fosse la loro sorellina.<br />
Dopo aver benedetto più volte quell&#8217;acqua, e dopo aver fatto giurare ai genitori che avrebbero cresciuto la bambina in Chiesa, e che l’avrebbero sempre educata al timor di Dio, e alla vita cristiana, iniziò a tirare fuori i vari olii santi, sia per ungere l’acqua, sia per ungere la piccola.</p>
<p>Era arrivato il momento. Uno degli episodi più violenti della vita di un cristiano stava per aver luogo in quel posto quasi indegno di tanta tensione e sentimento. A Stefano batteva il cuore, e sorrideva commosso. Il sacerdote era teso: ogni immersione è sempre diversa, è sempre un momento molto delicato. Invocò Dio, avvolse con una mano le gambe della bambina, e con l’altra il suo collo, la prese, l’alzò al cielo e disse:<br />
“Io ti battezzo nel Nome del Padre…” l’immerse per la prima volta, e la bimba cominciò a strillare, quasi tradita da quell’uomo barbuto a cui aveva dato fiducia.</p>
<p>“Del Figlio” e la bambina continuava a strillare<br /> <br />
“E dello Spirito Santo!” l’ultima immersione era completa e più lunga delle precedenti due, finalmente la piccola Chiara aveva superato quella prova, ma avrebbe pianto ancora per un po’. Stefano guardò la scena senza dire o fare nulla… </p>
<p>Quel giorno aveva appena visto una nuova persona, diventare cristiana.</p>
<p>Questo racconto partecipa al concorso <a href="http://www.subway-letteratura.org/index.php?option=com_content&#038;task=blogcategory&#038;id=45&#038;Itemid=133">Racconti Under 19</a>. Per votaro cliccate <a href="http://www.subway-letteratura.org/index.php?option=com_content&#038;task=view&#038;id=1236&#038;Itemid=133">qui</a>.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/baptisma/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Le rimesse? Presto andranno al rovescio</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/le-rimesse-presto-andranno-al-rovescio/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/le-rimesse-presto-andranno-al-rovescio/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 May 2012 06:33:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8248</guid>
		<description><![CDATA[Mentre negli Stati Uniti, già dal 2008, i migranti sudamericani rimasti senza lavoro a seguito della crisi del settore edilizio hanno deciso di restare, in attesa di tempi migliori, facendosi aiutare dai propri famigliari rimasti nel Paese d’origine, in Italia sembra che questo fenomeno non si sia verificato. Almeno non ancora. A giudicare, infatti, dai risultati provvisori dell’ultimo censimento, almeno un milione di stranieri si è dato a gambe levate ed è tornato nel proprio Paese natale. Questo dato è certamente tutto da verificare e, a ben guardare, sembra troppo il divario tra i 3,8 milioni di stranieri rilevati dal censimento dell’Istat ed i 4,9 regolari stimati ad inizio anno (Caritas/Migrantes). Le rimesse di denaro dei migranti offrono per certi aspetti uno strumento che contribuisce ad interpretare alcuni aspetti della relazione tra migranti e crisi. Negli Stati Uniti negli anni in cui la crisi ha lasciato il segno maggiore, in...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre negli Stati Uniti, già dal 2008, i migranti sudamericani rimasti senza lavoro a seguito della crisi del settore edilizio hanno deciso di restare, in attesa di tempi migliori, facendosi aiutare dai propri famigliari rimasti nel Paese d’origine, in Italia sembra che questo fenomeno non si sia verificato.</p>
<p>Almeno non ancora. A giudicare, infatti, dai risultati provvisori dell’ultimo censimento, almeno un milione di stranieri si è dato a gambe levate ed è tornato nel proprio Paese natale.<br />
Questo dato è certamente tutto da verificare e, a ben guardare, sembra troppo il divario tra i 3,8 milioni di stranieri rilevati dal censimento dell’Istat ed i 4,9 regolari stimati ad inizio anno (Caritas/Migrantes).<br />
Le rimesse di denaro dei migranti offrono per certi aspetti uno strumento che contribuisce ad interpretare alcuni aspetti della relazione tra migranti e crisi.</p>
<p>Negli Stati Uniti negli anni in cui la crisi ha lasciato il segno maggiore, in particolare nel 2008, si è assistito ad un’inversione del flusso delle rimesse di denaro dei migranti.<br />
Il denaro veniva inviato agli emigranti dai loro famigliari rimasti nel Paese di origine, in particolare Messico, Ecuador ed Argentina, al fine di sostenere la permanenza in territorio statunitense del parente che si era ritrovato senza lavoro e che, fino a poco tempo prima, aveva costituito una fonte di reddito vitale per tutto il nucleo.</p>
<p>In Italia questo fenomeno non sembra essersi verificato ma il flusso delle rimesse nel 2010 ha avuto, per la prima volta nella storia, una contrazione rispetto all’anno precedente.<br />
È vero che dal nostro Pese sono state inviate, per i soli canali tracciabili, rimesse per un ammontare molto importante quantificabile in circa 6,4 miliardi di euro, ma il fatto che ci sia stata una riduzione di oltre cinque punti percentuali rispetto all’anno precedente significa due cose. <strong>La prima</strong> è che, probabilmente, la fuga di stranieri dalla penisola evidenziata dal censimento è in qualche misura realmente accaduta; <strong>la seconda</strong>, che coloro che continuano a risiedere in Italia hanno visto ridurre la propria capacità di risparmio con una conseguente riduzione della possibilità di inviare denaro a casa.</p>
<p>Ma anche che i familiari rimasti nel Paese d’origine in qualche modo hanno rinunciato a una quota di rimesse, forse anche per consentire agli espatriati di rimanere all’estero. Che sia un anticipo della tendenza che si è registrata negli Stati Uniti?</p>
<p>Marco Marcocci<br />
Tratto dal settimanale <a href="http://www.vita.it">Vita</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/le-rimesse-presto-andranno-al-rovescio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Per i migranti irregolari la sanità non è (ancora) un diritto</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/per-i-migranti-irregolari-la-sanita-non-e-ancora-un-diritto/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/per-i-migranti-irregolari-la-sanita-non-e-ancora-un-diritto/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 May 2012 06:31:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8265</guid>
		<description><![CDATA[Da 25 anni l’associazione Naga di Milano garantisce un presidio medico per gli immigrati irregolari, persone che per la sanità pubblica non esistono. Fotografia di una situazione di “sussidiarietà impropria” dove la burocrazia manda in tilt il buonsenso VENTICINQUE ANNI FA, mentre &#8220;Si può dare di più&#8221; vinceva il Festival di Sanremo e Margaret Thatcher iniziava il suo terzo mandato, un medico milanese cominciò a visitare nel suo ambulatorio quel pugno di immigrati che ai tempi circolavano in città. In poco tempo quel medico, Italo Siena, contagiò altri colleghi. Fu così che nacque il Naga, un’associazione che oggi a Milano garantisce 15- 18mila visite mediche all’anno per i cittadini stranieri senza permesso di soggiorno, che non hanno diritto a nessun tipo di assistenza sanitaria. I 25 anni per quelli del Naga non sono un traguardo da festeggiare. «Italo Siena aveva bene in testa che il Naga nasceva per estinguersi», spiega...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da 25 anni l’associazione <a href="http://www.naga.it/index.php">Naga</a> di Milano garantisce un presidio medico per gli immigrati irregolari, persone che per la sanità pubblica non esistono. Fotografia di una situazione di “sussidiarietà impropria” dove la burocrazia manda in tilt il buonsenso</p>
<p>VENTICINQUE ANNI FA, mentre &#8220;Si può dare di più&#8221; vinceva il Festival di Sanremo e Margaret Thatcher iniziava il suo terzo mandato, un medico milanese cominciò a visitare nel suo ambulatorio quel pugno di immigrati che ai tempi circolavano in città.<br />
In poco tempo quel medico, Italo Siena, contagiò altri colleghi. Fu così che nacque il Naga, un’associazione che oggi a Milano garantisce 15- 18mila visite mediche all’anno per i cittadini stranieri senza permesso di soggiorno, che non hanno diritto a nessun tipo di assistenza sanitaria.</p>
<p> I 25 anni per quelli del Naga non sono un traguardo da festeggiare. «Italo Siena aveva bene in testa che il Naga nasceva per estinguersi», spiega Stefano Dalla Valle, da 17 anni al Naga prima come medico poi nella direzione sanitaria. «Il nostro compito è illuminare un’area di bisogno insoddisfatto, affinché la sanità pubblica veda quel bisogno e se ne faccia carico. Poi, dovremmo sparire. Certo, davanti al bisogno diamo delle risposte, ma rifiutiamo una delega, una convenzione illimitata, la supplenza».<br />
 Se questa era l’idea iniziale (ed è tuttora un tratto identificativo dell’impostazione del Naga, che per questo motivo non fa nessun contratto a tempo indeterminato, perché «a quel punto chi penserebbe più ad estinguere il bisogno di salute degli immigrati e il Naga? Ci costruiremmo sopra un palazzetto&#8230;», spiega), oggi i numeri del fenomeno migratorio e il quadro politico in cui si è inserito fanno dire a Dalla Valle che «più il tempo passa e più mi rendo conto che la nostra visione è senza prospettive e che di noi ci sarà bisogno almeno ancora per altri 25 anni».</p>
<p><strong>Sanità all’italiana</strong></p>
<p>Sulla carta l’Italia sarebbe un paradiso dal punto di vista del diritto alla salute.<br />
Insieme a Francia, Belgio e Spagna (che però proprio in questi giorni ha annunciato che a partire da settembre garantirà solo le urgenze) è tra i pochissimi Paesi europei che riconoscono agli immigrati irregolari il diritto all’accesso alle cure, indipendentemente dallo status giuridico.<br />
 Il problema è che molte Regioni non hanno mai emanato una direttiva per applicare la legge nazionale e così «ogni azienda ospedaliera fa quel che le pare. Abbiamo fatto più volte un monitoraggio: stessa patologia, stesso ospedale, giorni diversi, risposte diverse. Non c’è niente di peggio della capricciosità, che dege- nera in arbitrio», denuncia Dalla Valle.</p>
<p>L’ultimo caso documentato è quello per i cittadini comunitari, che da quando sono nell’area-euro non hanno più diritto al codice <strong>STP &#8211; Straniero temporaneamente presente-</strong> senza che ci sia un’indicazione univoca sul codice con cui sostituirlo: «Un terzo dei pazienti non sono messi nelle condizioni di usufruire delle cure. Ogni ospedale fa da sé, nel male e nel bene. Il problema è che nel primo caso nessuno andrà mai a rimproverarlo, nel secondo forse sì».</p>
<p>I giornali denunciano il ricorso improprio al Pronto soccorso (anche da parte degli italiani), ma per gli irregolari che non hanno il medico di base a cui rivolgersi, è l’unica soluzione. «Per loro il bisogno di salute è esasperato: non hanno alcuna forma di tutela, e per lavorare e guadagnare soldi devono stare necessariamente bene», racconta il medico.</p>
<p> Per gli irregolari c’è il Pronto soccorso oppure il volontariato, tertium non datur. «Facciamo noi la medicina di base, ma quando c’è bisogno del secondo livello, di fare una tac o una visita specialistica, iniziano i problemi», continua.<br />
È una sorta di flipper, e l’immigrato è la pallina: il Pronto soccorso gli prescrive visite di approfondimento o farmaci costosissimi usando il ricettario bianco (anche se sarebbe obbligato a farlo sul ricettario regionale rosso), che non ha alcun valore e il Naga paradossalmente si sobbarca, attraverso i suoi benefattori, i costi di farmaci che se fossero prescritti sul ricettario regionale costerebbero molto meno.</p>
<p> Al contrario, quando un medico del Naga invia un irregolare in ospedale, con l’unico ricettario di cui al momento dispone, quello bianco, «ce lo rimandano indietro perché non ha il permesso di soggiorno né la ricetta rossa. Ma è ovvio, se ve lo abbiamo mandato noi! Queste persone hanno una “doppia malattia”: la loro e il fatto di non essere curati».<br />
Le cose forse stanno per cambiare. La Asl, infatti, ha appena proposto al Naga e al resto del non profit milanese che dà assistenza sanitaria agli immigrati, di fornire direttamente il codice STP e di prescrivere sul ricettario rosso.</p>
<p><strong>Anziani, i nuovi immigrati</strong></p>
<p>«Ci rendiamo conto che il contesto del welfare è cambiato e che in questo modo i pazienti sarebbero curati meglio,<br />
però&#8230;». Però? «Quando si fa supplenza, più la si fa e più si incoraggia l’interlocutore a non impegnarsi. È inutile che la moglie si lamenti che il marito non lava mai i piatti, se poi li lava sempre lei&#8230; Questo passaggio aprirebbe un <em>vulnus</em> enorme, che farebbe cambiare natura al Naga perché non solo non si scompare ma si supplisce ancora di più e lo si fa gratuitamente».</p>
<p>Dalla Valle parla di «sussidiarietà impropria», ma allo stesso tempo, dice, «il mondo è cambiato, non possiamo far finta di niente». Per esempio, i tanti anziani e italiani impoveriti che già da sette o otto anni bussano alle porte del Naga e i passi indietro fatti in dieci anni sulla presa in carico pediatrica dei minori stranieri. «Stiamo pensando di riaprirla, dopo che invece questo era stato un punto su cui avevamo raggiunto l’obiettivo di scomparire.<br /> Sarebbe davvero beffardo&#8230;». Dalla Valle scuote la testa e si prepara a spegnere altre candeline.</p>
<p>Sara De Carli<br />
Tratto da <a href="http://www.vita.it">Vita.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/per-i-migranti-irregolari-la-sanita-non-e-ancora-un-diritto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>I matrimoni mediorientali e l&#8217;ansia da pretendenti&#8230;</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/i-matrimoni-mediorientali-e-lansia-da-pretendenti/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/i-matrimoni-mediorientali-e-lansia-da-pretendenti/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 May 2012 06:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[S-veliamoci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8278</guid>
		<description><![CDATA[Riceviamo e pubblichiamo volentieri uno spunto tutto al femminile sul matrimonio nel Medio Oriente: il contributo viene da una nostra lettrice di origini egiziane, Samira Chiunque faccia parte del Medio Oriente, nato, vissuto o semplicemente di origini medio-orientali, dall’età adolescenziale in poi avrà a che fare con quest’argomento. Un obiettivo basilare nella vita di tutti i giovani arabi-musulmani, ma non solo. Un po’ per cultura, un po’ per religione, il matrimonio inizia ad essere un argomento centrale per tutti i ragazzi. Qualche giorno fa è stato il compleanno della figlia di una mia amica, 10 anni, e facendole gli auguri mi sento dire: “gli zii mi hanno chiamata e mi han detto che ormai sono cresciuta, tra qualche anno mi trovano un fidanzato così mi sposo”. Mi è caduto il mondo addosso. So che sicuramente stavano scherzando, era solo un modo per dirle che stava diventando una signorina, ma mi...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>Riceviamo e pubblichiamo volentieri uno spunto tutto al femminile sul matrimonio nel Medio Oriente: il contributo viene da una nostra lettrice di origini egiziane, Samira</em></p>
<p>
Chiunque faccia parte del Medio Oriente, nato, vissuto o semplicemente di origini medio-orientali, dall’età adolescenziale in poi avrà a che fare con quest’argomento.</p>
<p>Un obiettivo basilare nella vita di tutti i giovani arabi-musulmani, ma non solo. Un po’ per cultura, un po’ per religione, il matrimonio inizia ad essere un argomento centrale per tutti i ragazzi. </p>
<p>Qualche giorno fa è stato il compleanno della figlia di una mia amica, 10 anni, e facendole gli auguri mi sento dire: “gli zii mi hanno chiamata e mi han detto che ormai  sono cresciuta, tra qualche anno mi trovano un fidanzato così mi sposo”.</p>
<p>Mi è caduto il mondo addosso. So che sicuramente stavano scherzando, era solo un modo per dirle che stava diventando una signorina, ma mi sono resa conto che si cresce con questo peso sulle spalle. La spasmodica ricerca di un uomo da sposare. L’obiettivo centrale è il matrimonio. La vita inizia tutta a ruotare intorno a questo pensiero. Amicizie, scelte lavorative, luoghi da frequentare, tutto con il solo obiettivo di trovare una persona adatta con cui unirsi per sempre.</p>
<p>Da piccola mi ero prefissata di sposarmi entro i 22 anni, era per me l’età ideale. Passata quell’età e un tentativo di fidanzamento i miei genitori hanno iniziato a preoccuparsi per me. L’età si fa avanti, il tempo passa, le relazioni prematrimoniali non sono contemplate nella nostra cultura, religione e neanche da me, per cui hanno iniziato a propormi di conoscere dei ragazzi nel modo “tradizionale”, così come si dice in arabo.</p>
<p>Sono convinta che tutto sia predestinato, e che in un modo o nell’altro arriverà la persona giusta, ecco perché non ho mai rifiutato di conoscere nuova gente, e questo mi ha portato a conoscere persone alla maniera combinata &#8211; non potrei parlare di &#8220;matrimonio combinato&#8221;, dato che si tratta solo di conoscenza. Non la ritengo sbagliata perché se non c’è accettazione nessuno obbliga al matrimonio, il cui presupposto basilare è la volontà da entrambe le parti. È solo un modo alternativo di conoscere nuove persone.</p>
<p>Ma una cosa non mi fa vivere bene questo modo. Se si conosce una persona diversamente le cose nascono gradualmente e molti “difetti” arrivi a non vederli con il tempo, mentre così si è più selettivi, si guarda la persona che si ha di fronte in maniera più critica. Non sarebbe un conoscente qualsiasi, ma il tuo futuro marito!</p>
<p>Finora ho avuto dei “rifiuti” (a parte un paio miei ma ben giustificati) per cui è filato tutto liscio. Non ho mai dovuto dare delle spiegazioni sul perchè qualche ragazzo mi piacesse o meno. Non ci sarebbero stati problemi per un mio “rifiuto” ma sarei stata tartassata di domande, che avrei evitato volentieri. </p>
<p>Il peggio è stato per me constatare che è molto più duro “rifiutare” che essere “rifiutati”. Ieri mi è capitato di incontrare un ragazzo che non mi è piaciuto fisicamente, ed è qui che ho avuto il crollo! Chi sono io per giudicare una persona per il suo aspetto fisico!? Con quali criteri devo scegliere? È una persona splendida, si vede da come parla, da come ride, ma che “rifiuto” perché non mi piace fisicamente…</p>
<p>Mi sento in colpa perché non so come possa prendere un “rifiuto”, non tutte le persone reagiscono allo stesso modo. C’è chi crede nel destino e prende la cosa con serenità e c’è chi potrebbe riempirsi di perché, essere più debole, reagire male. Troppo crudele è questo metodo che lascia la decisione alla prima impressione, all’aspetto fisico, a tutto ciò che è superficiale. Sono tante le persone che non ci piacciono nel nostro quotidiano ma non siamo tenuti a dirlo.</p>
<p>
La vita è questo, me ne rendo conto. Giornalmente ci sono dei rifiuti, in ambito lavorativo, sociale, amoroso, ma siamo bravi ormai a girare intorno alle cose, ad essere diplomatici.</p>
<p>Ma chi conosce un modo delicato di rifutare un pretendente?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/i-matrimoni-mediorientali-e-lansia-da-pretendenti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Edda Pando: la battaglia delle tunisine è anche la nostra</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/edda-pando-la-battaglia-delle-tunisine-e-anche-la-nostra/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/edda-pando-la-battaglia-delle-tunisine-e-anche-la-nostra/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 03 May 2012 10:05:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggi ce l'ho con]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8250</guid>
		<description><![CDATA[Pubblichiamo la lettera che l&#8217;attivista Edda Pando ha voluto mandare alla nostra redattrice Lubna, in risposta al dibattito scatenato da Mona El Tahawy &#8220;Uomini che odiano le donne&#8221; Cara Lubna, ti volevo ringraziare perché ho apprezzato molto il tuo articolo “Uomini che odiano le donne” in cui commenti l’intervento di Mona El Tahawy, giornalista-attivista egiziana, pubblicato su Foreign Policy. Ho apprezzato molto la tua onestà intellettuale nell’affrontare un tema cosi difficile. In questi giorni ho lanciato insieme ad altre ed altri un appello in sostegno ai docenti e agli studenti dell’Università di Manouba in Tunisia. Forse lo avrai visto, altrimenti lo trovi su facebook a questa pagina. Siamo consapevoli che in Tunisia c’è una situazione complicata, siamo consapevoli che in Tunisia ci sono dei problemi urgenti come quelli del lavoro, la salute, l’educazione, ecc, ma siamo anche convinti che la battaglia perché ognuno esprima la propria diversità è una battaglia...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
<em>Pubblichiamo la lettera che l&#8217;attivista Edda Pando ha voluto mandare alla nostra redattrice Lubna, in risposta al dibattito scatenato da Mona El Tahawy &#8220;Uomini che odiano le donne&#8221;</em></p>
<p>Cara Lubna,</p>
<p>ti volevo ringraziare perché ho apprezzato molto il tuo <a href="http://www.yallaitalia.it/2012/04/uomini-che-odiano-e-donne/">articolo</a> “Uomini che odiano le donne” in cui commenti l’intervento di <a href="http://www.monaeltahawy.com">Mona El Tahawy</a>, giornalista-attivista egiziana, pubblicato su Foreign Policy.<br />
Ho apprezzato molto la tua onestà intellettuale nell’affrontare un tema cosi difficile.</p>
<p>In questi giorni ho lanciato insieme ad altre ed altri un <a href="http://www.yallaitalia.it/wp-content/uploads/2012/05/Appello-tunisia.pdf">appello</a> in sostegno ai docenti e agli studenti dell’Università di Manouba in Tunisia. Forse lo avrai visto, altrimenti lo trovi su facebook a <a href="http://www.facebook.com/TunisiaPerTuttiETutte">questa</a> pagina.<br />
 <br />
Siamo consapevoli che in Tunisia c’è una situazione complicata, siamo consapevoli che in Tunisia ci sono dei problemi urgenti come quelli del lavoro, la salute, l’educazione, ecc, ma siamo anche convinti che la battaglia perché ognuno esprima la propria diversità è una battaglia imprescindibile da fare in Tunisia e non solo.<br />
 <br />
Personalmente questa battaglia la faccio quotidianamente in Italia. E il mio intento, nell&#8217; aver lanciato questo appello è quello di cercare di contribuire a che determinati argomenti considerati &#8220;tabù&#8221; vengano discussi.</p>
<p>Uno di questi argomenti tabù è il problema della relazione tra donne e religione. Non è un problema tabù solo nelle società arabe. Io vengo da un paese cattolico, il Perú, so cosa vuol dire fare i conti col fatto che uno sia giudicata, voluta o non voluta, rispettata o non rispettata, a seconda di ciò che dice la &#8220;morale religioso-culturale&#8221;; perché come ben dice Mona El Tahawy le cose sono molto più complicate e complesse e si mescolano a vicenda. Ho 42 anni e ogni qualvolta vado al mio paese il fatto che io abbia scelto di non fare figli diventa argomento di discussione.</p>
<p>Da anni sono impegnata nel movimento antirazzista. Essere donna impegnata politicamente non è facile perché il maschilismo che impera in tutti i movimenti sociali in Italia (ma non solo) si sente. E questo maschilismo si declina in mille modi nella società italiana. Le quasi 50 donne uccise da “soggetti vicini a loro” (mariti o fidanzati) lo dimostra.</p>
<p>Con fatica sono riuscita a conquistarmi un mio spazio nel movimento antirazzista, per quello che penso e faccio (nel bene e nel male), e non per il fatto di essere la fidanzata o moglie di questo o quel altro dirigente. La battaglia, quindi contro il maschilismo, l&#8217;ho fatta in primis nei confronti degli uomini italiani che dominano il panorama dell&#8217;antirazzismo, e non solo, i “migrantologi” come li definisco io. Ma poi l&#8217;ho fatta anche nei confronti dei migranti maschi, quando mi è capitato, dagli inizi del 2000, di trovarmi a volte da sola o in 2 o 3 donne nelle riunioni nazionali degli immigrati, i quali volevano trattarci, appunto, come &#8220;donne&#8221; o “bimbe”. E anche lì battagliando mi sono conquistata il diritto ad essere rispettata per le mie idee e le mie prassi politiche.</p>
<p>Negli ultimi anni mi è capitato di fare delle discussioni con i miei compagni e compagne dell’associazione Todo Cambia e della Rete Immigrati Autorganizzati sulla società che vorremo ci fosse in Italia: una società senza razzismo, senza discriminazione, una società dove siano riconosciuti i diritti per tutti e tutte.</p>
<p>Ho scelto di iniziare a discutere su argomenti generali, che non fossero solo la questione del permesso di soggiorno, perché credo che siano fondamentali per la costruzione di un altro mondo possibile. L’ho fatto anche perché nel mio percorso ho acquisito una maggiore consapevolezza sul mio essere donna, e non solo migrante, ma soprattutto perché sono convinta che la battaglia per costruire un mondo in cui tutti abbiano un posto, è una battaglia che passa non solo per le battaglie politiche in senso stretto, ma è fondamentale costruire un pensiero, una cultura se possiamo così chiamarla, del rispetto della diversità.</p>
<p>Non ti nascondo che con alcune persone di religione musulmana questo è difficile. Sia perchè qualcuno ha deciso di politicizzare la propria spiritualità, sia perché qualcun altro è convinto, anche in maniera onesta, che la parola del “suo” dio sia quella giusta.</p>
<p>In particolare sono difficile le discussioni (a volte non discussioni) sul mio essere donna “indipendente” (o almeno cercare di esserlo). Una volta scherzando ho chiesto ai miei compagni: so che mi considerate una brava compagna di lotta, ma qualcuno di voi mi sposerebbe? ….. silenzio totale e molto imbarazzo. Addirittura qualcuno è arrivato a dirmi in faccia che io ero da rispettare meno perché non velata o non sufficientemente coperta.</p>
<p>Ora, io credo che ognuno/a ha il <strong>diritto</strong> di scegliere un determinato tipo di filosofia di vita (fa parte di questo il credere o non credere in un dio) ma credo che ognuno abbia anche il <strong>dovere</strong> di vigilare che l’altro/a, quello che non condivide la mia filosofia di vita o le mie credenze, sia anche tutelato e rispettato.<br />
E su questo mi è capitato di trovarmi a volte con donne musulmane credenti che negano una determinata violenza esercitata dagli uomini musulmani. Non si rendono conto che non si tratta di una violenza specifica “musulmana” ma che si tratta di una violenza patriarcale, la stessa che uccide le donne italiane, peruviane e non solo. Ma evidentemente è un problema parlare di ciò.</p>
<p>Un&#8217;altra discussione “tabù” che io vorrei affrontare con le donne musulmane credenti è quella del rapporto col proprio corpo.<br />
Cosi come in occidente, ed anche in paesi come il mio, si fa una discussione sull’utilizzo del corpo delle donne (sullo scoprire il corpo delle donne), perché non farla anche con le donne musulmane o testimoni di Jehova (come mi è capitato di farlo nel mio paese) sul loro voler/dover coprire il proprio corpo?<br />
Scherzando dico: né veline, né velate! Ma libere di scegliere quello che vogliamo essere.</p>
<p>Io penso che le donne in occidente, in America Latina, o altrove non siamo completamente libere di scegliere ciò che vogliamo essere (godiamo di una falsa libertà).<br /> Ma sono libere le donne arabe? Io penso di no.</p>
<p>Credo quindi che dovremo innanzitutto costruire un dialogo (anche difficile all’inizio) che ci permetta di poi trovare una strada comune per difenderci a vicenda. Quando quel ragazzo arabo mi ha detto che io non ero da rispettare cosi tanto come una donna velata, la mia tristezza, e la mia maggiore rabbia, è stata quella che la donna musulmana velata che era insieme a noi, non ha contestato a quest&#8217;uomo la sua affermazione e quindi l’ha avvallato.</p>
<p>Io vorrei poter costruire questo dialogo dove affrontiamo gli argomenti tabù, di tutte le società: quella araba, quella occidentale, quella latinoamericana. Io vorrei farlo per costruire un pensiero di genere, un pensiero al femminile che ci permetta di aiutare un mondo che fatica a trovare una strada di pace.</p>
<p>Ecco perché ho deciso di fare l’appello per la Tunisia perché sento fortemente che la mia libertà si gioca in quello che la Tunisia farà o non farà.</p>
<p>E sono convinta che dalla Tunisia possano venir fuori ridefinizioni di concetti universali che finora sono stati declinati troppo “all&#8217;Europea”, concetti quali laicità, libertà e democrazia.<br />
L&#8217;universalismo è sempre stato pieno di eurocentrismo, e il colonialismo insegna: i diritti erano universali per qualcuno e per qualcun altro no.</p>
<p>Noi tutti abbiamo bisogno di ridefinire criteri che possano accomunarci, valori appunto universali. Forse ora, con la forza di queste rivoluzioni, riusciremo a ridefinire concetti non più col vizio dell&#8217;eurocentrismo.</p>
<p>Ti immagini cosa potrebbe insegnare la Tunisia sulla laicità? Chi ha detto che è la Francia l&#8217;unico orizzonte possibile?</p>
<p>Per quello sostengo i tunisini e le tunisine che sento con me nella battaglia per costruire un mondo migliore. Per quello critico chi considero un pericolo in questo percorso.</p>
<p>
Grazie ancora per le tue riflessioni.</p>
<p><a href="http://www.reset-italia.net/2011/07/11/edda-pando-una-donna-che-non-teme-niente-e-nessuno/">Edda Pando</a><br />
(Ass Arci Todo Cambia)</p>
<p>
Scarica l&#8217;appello <a href="http://www.yallaitalia.it/wp-content/uploads/2012/05/Appello-tunisia.pdf">tunisia per tutti e tutte</a><br />
Per adesioni all&#8217;appello e info: tunisiapertuttietutte@gmail.com</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/edda-pando-la-battaglia-delle-tunisine-e-anche-la-nostra/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;My land&#8221;: i protagonisti di una brutta storia</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/my-land-i-protagonisti-di-una-brutta-storia/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/my-land-i-protagonisti-di-una-brutta-storia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 May 2012 13:59:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Randa Ghazy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8233</guid>
		<description><![CDATA[Si fa sempre un gran parlare di memoria storica. Ogni paese ha una storia, una cultura da preservare, un percorso da difendere, nel bene e nel male. Ogni paese è detentore di una specificità, un&#8217;identità da non disperdere, quasi un punto di partenza irrinunciabile nel dialogare col mondo esterno. Certo, quando si parla di conflitto arabo-israeliano questo discorso diventa ancora più delicato e si carica di una valenza storica, politica, e di portati ideologici pesanti come macigni. C&#8217;è una storia recente, di fatto, pesante come un macigno, cominciata con l&#8217;avvento del sionismo, ed esplosa con la fondazione di Israele nel 1948 (momento fondamentale per la storia degli ebrei d&#8217;Israele, incubo per i palestinesi che lo hanno rinominato &#8220;el nakba&#8221;, la catastrofe). Gli ebrei hanno trovato la loro patria, migliaia di palestinesi sono stati espulsi forzatamente dalla propria. Da lì la catena di violenza, inarrestabile, cominciata con il terrorismo sionista esercitato...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si fa sempre un gran parlare di memoria storica. Ogni paese ha una storia, una cultura da preservare, un percorso da difendere, nel bene e nel male.<br />
Ogni paese è detentore di una specificità, un&#8217;identità da non disperdere, quasi un punto di partenza irrinunciabile nel dialogare col mondo esterno.</p>
<p>Certo, quando si parla di conflitto arabo-israeliano questo discorso diventa ancora più delicato e si carica di una valenza storica, politica, e di portati ideologici pesanti come macigni.<br />
C&#8217;è una storia recente, di fatto, pesante come un macigno, cominciata con l&#8217;avvento del sionismo, ed esplosa con la fondazione di Israele nel 1948 (momento fondamentale per la storia degli ebrei d&#8217;Israele, incubo per i palestinesi che lo hanno rinominato &#8220;el nakba&#8221;, la catastrofe).</p>
<p>Gli ebrei hanno trovato la loro patria, migliaia di palestinesi sono stati espulsi forzatamente dalla propria. Da lì la catena di violenza, inarrestabile, cominciata con il <a href="http://www.laltralombardia.it/public/docs/sionismo.html">terrorismo sionista</a> esercitato dai gruppi Irgun, Haganah, e la Banda Stern, proseguita con le cinque guerre arabo-israeliane, arrivata oggi al vicolo cieco di &#8220;quei terroristi di Hamas&#8221; da una parte e di &#8220;quel maledetto conservatore di Netanyahu&#8221;, anche detto &#8220;Bibi&#8221;, dall&#8217;altra.</p>
<p>Nulla, in questa storia, è però accaduto per caso.</p>
<p>Le parole del fondatore del sionismo, Theodor Herzl, furono piuttosto chiare: &#8220;Tenteremo di sospingere la popolazione (palestinese) in miseria oltre le frontiere procurandogli impieghi nelle nazioni di transito, mentre gli negheremo qualsiasi lavoro sulla nostra terra&#8230; Sia il processo di espropriazione che l&#8217;espulsione dei poveri (palestinesi) devono essere condotti con discrezione e con attenzione&#8230;&#8221;.</p>
<p>I poveri, imbranati occidentali nominarono un &#8220;mediatore&#8221;, Folke Bernadotte, le cui osservazioni non fecero neanche in tempo ad essere considerate dall&#8217;Assemblea Generale dell&#8217;Onu: la Banda Stern lo assassinò molto prima.</p>
<p>Questa storia non va dimenticata. Non per scaldare faziosità inutili, nè per propagare l&#8217;una o l&#8217;altra ideologia: ma per acquisire reale coscienza della tragedia che si è consumata, e si sta consumando, tra palestinesi ed israeliani. Non si tratta di un tratto permanente della nostra umanità, di qualcosa davanti alla quale arrendersi e manifestare impotenza: alla stregua del buco nell&#8217;ozono, della desertificazione del Sahel, e via dicendo (anch&#8217;essi, in realtà, fenomeni da studiare in chiave proattiva).</p>
<p>Il pasticcio creato era ben evidente agli occhi degli europei già dal 1922. A proposito del tragico Mandato britannico in Palestina, Lord Sydenham ebbe coraggio di ammettere, alla Camera dei Lord di Londra:</p>
<p>&#8220;Il danno prodotto dall&#8217;aver riversato una popolazione aliena (i sionisti immigrati in Palestina) su una terra araba forse non si riparerà mai più&#8230;Ciò che abbiamo fatto, facendo concessioni non agli ebrei ma ad un gruppo di estremisti sionisti, è stato di aprire una ferita in Medioriente, e nessuno può predire quanto essa si allargherà&#8221;.</p>
<p>Nel tempo, le cose sono peggiorate, leader israeliani e palestinesi non hanno mancato di fare i loro madornali errori, le nazioni arabe hanno dimostrato un&#8217;inettitudine consona alla loro fama, e la diplomazia internazionale&#8230;velo pietoso.</p>
<p>Ma i protagonisti? Torniamo alle origini, fingiamo per un attimo di non vedere gli effetti, e gli attori, collaterali.</p>
<p>Ci sono due popoli che dovranno, volenti o nolenti, imparare a convivere. </p>
<p>Non dimenticandosi, però, la storia: affrontandola, trovando il terreno su cui consumare sogni di Giustizia, l&#8217;unico, propedeutico passo senza il quale non può derivare alcun progetto di Pace.<br />
E come fare in modo che si parlino, questi benedetti protagonisti?<br />
Il film &#8220;My land&#8221; ci offre uno spunto:</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/MT0BDy-KEF0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Il documentario si basa da una parte sulle testimonianze di vecchi rifugiati palestinesi nei campi libanesi del 1948, dall&#8217;altra sui racconti di giovani israeliani che secondo il regista &#8220;dovrebbero contribuire allo sviluppo e alla costruzione del loro paese&#8221;.</p>
<p>Racconta il regista Nabil Ayouch: “Questi giovani israeliani abitano negli stessi villaggi che, nel 1948, hanno ospitato i rifugiati palestinesi. Questi ultimi, infatti, furono cacciati dalla propria terra durante la guerra arabo-israeliana del ’48 e non vi fecero mai più ritorno”.</p>
<p>L&#8217;aspetto più interessante di questo documentario è il percorso identitario da cui parte la riflessione. Un percorso comune, di radici contigue, dove dolore e gioia dell&#8217;uno e dell&#8217;altro sembrano complementari: Nabil Ayouch è di padre marocchino e di madre tunisina ma di religione ebraica.</p>
<p>Sangue arabo ed ebraico scorrono nelle sue vene, vittima e carnefice si confondono forse come una cosa sola in lui, così come nel conflitto stesso: c&#8217;è chi ha occupato e chi ha subito l&#8217;occupazione, ma non è forse il futuro dell&#8217;uno indissolubilmente legato a quello dell&#8217;altro?</p>
<p>Nabil lega la sua duplice identità alla complessità e al dualismo della questione arabo-israeliana, e il passo coraggioso che compie è quello di intervistare i vecchi abitanti di tre villaggi della West Bank, e poi i suoi nuovi abitanti.<br />
Mostra agli israeliani le interviste con i palestinesi che abitavano quelle stesse terre che oggi loro ritengono proprie, soffermandosi esclusivamente sul lato umano, emotivo, del conflitto, dando la minima risonanza al dramma politico.</p>
<p>E il disagio, l&#8217;amore per quella terra, l&#8217;incapacità di trovare una soluzione, uniscono indissolubilmente occupanti e occupati. In modo doloroso.<br />
Un documentario coraggioso che ci mostra i protagonisti di una gran, brutta storia. </p>
<p>
<a href="http://myland.ma/index.php/videos-my-land/teasers-my-land.html">Qui </a> altri spezzoni del documentario</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/my-land-i-protagonisti-di-una-brutta-storia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Siria: le violenze non si arrestano neanche col piano di pace</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/siria-le-violenze-non-si-arrestano-neanche-col-piano-di-pace/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/siria-le-violenze-non-si-arrestano-neanche-col-piano-di-pace/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 May 2012 09:47:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggi ce l'ho con]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8223</guid>
		<description><![CDATA[Il report di Human Rights Watch: 95 civili uccisi e centinaia di case distrutte poco prima del cessate il fuoco Le forze governative siriane hanno ucciso almeno 95 civili e bruciato o distrutto centinaia di case nel corso di un&#8217;offensiva nel nord del governatorato di Idlib poco prima del cessate il fuoco. Lo riferisce Human Rights Watch in un rapporto pubblicato oggi. Gli attacchi si sono verificati a fine marzo e inizio aprile, mentre l&#8217;inviato speciale delle Nazioni Unite Kofi Annan stava negoziando con il governo siriano per porre fine ai combattimenti. Le 38 pagine del rapporto, They burned my house: crimini di guerra nell&#8217;Idlib del Nord durante i negoziati per il piano di pace documenta decine di esecuzioni extragiudiziali, uccisioni di civili, e la distruzione di proprietà civili, nonché arbitrarie detenzione e tortura. La relazione si basa su una indagine sul campo condotta da Human Rights Watch nelle città...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
<em>Il report di Human Rights Watch: 95 civili uccisi e centinaia di case distrutte poco prima del cessate il fuoco</em></p>
<p>
Le forze governative siriane hanno ucciso almeno 95 civili e bruciato o distrutto centinaia di case nel corso di un&#8217;offensiva nel nord del governatorato di Idlib poco prima del cessate il fuoco. Lo riferisce  <a href="http://www.hrw.org/">Human Rights Watch</a> in un rapporto pubblicato oggi. Gli attacchi si sono verificati a fine marzo e inizio aprile, mentre l&#8217;inviato speciale delle Nazioni Unite Kofi Annan stava negoziando con il governo siriano per porre fine ai combattimenti.</p>
<p>Le 38 pagine del rapporto, <a href="http://www.yallaitalia.it/wp-content/uploads/2012/05/syria0512webwcover.pdf">They burned my house: crimini di guerra nell&#8217;Idlib del Nord durante i negoziati per il piano di pace</a> documenta decine di esecuzioni extragiudiziali, uccisioni di civili, e la distruzione di proprietà civili, nonché arbitrarie detenzione e tortura. La relazione si basa su una indagine sul campo condotta da Human Rights Watch nelle città di Taftanaz, Saraqeb, Sarmeen, Kelly, e Hazano nel governatorato di Idlib a fine aprile.</p>
<p>&#8220;Mentre i diplomatici hanno messo a punto sui dettagli del piano di pace Annan, carri armati siriani ed elicotteri hanno attaccato una città dell&#8217;Idlib dopo l&#8217;altro&#8221;, ha detto Anna Neistat, direttore associato per il programma e le emergenze di Human Rights Watch. &#8220;Ovunque siamo andati, abbiamo visto case, negozi e automobili bruciate e distrutte, e sentito da persone i cui parenti sono stati uccisi. Era come se le forze governative siriane volessero utilizzare ogni minuto prima del cessate il fuoco per causare danni&#8221;.</p>
<p>
Vista la tragica situazione del popolo siriano, riportiamo l&#8217;importante appello umanitario lanciato su Facebook da <a href="http://www.yallaitalia.it/2012/02/le-seconde-generazioni-siriane-il-vostro-silenzio-ci-uccide/">Aya Homsi</a> del gruppo <a href="http://www.facebook.com/groups/224929794222125/313313912050379/?notif_t=group_activity">Vogliamo la Siria libera</a>:</p>
<p><em>Questo è un appello urgente per raccolta fondi a sostegno di 158 famiglie siriane sfollate. Si tratta di circa 800 persone, tra cui molti bambini e molte donne.<br />
Provengono dalla regione di Homs e da quella di Idlib, epicentri della repressione militare e poliziesca condotta da più di un anno dalle forze del presidente Bashar al Assad. Sono temporaneamente sistemate in alloggi di fortuna a Damasco e nei suoi dintorni.<br />
Il governo di Damasco ovviamente non riconosce queste persone come sfollate e non offre quindi alcuna assistenza. Anzi, la loro presenza sul territorio è clandestina.<br />
Questi soldi serviranno a coprire le spese necessarie per cibo, medicinali e gli affitti degli alloggi di fortuna.<br />
Per chi potesse, anche in forma simbolica, inviare delle donazioni, scriva (in inglese o in italiano) a somerkhaldy@gmail.com e riceverà i dettagli del conto sul quale trasferire il danaro.<br />
Conosciamo personalmente chi raccoglie i fondi e si occuperà dell’assistenza diretta alle famiglie di sfollati. Ed è disponibile una lista dettagliata delle persone a cui questi aiuti giungeranno. Per motivi di sicurezza non pubblichiamo qui la lista, ma questa può esser resa nota ai donatori.<br /></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/siria-le-violenze-non-si-arrestano-neanche-col-piano-di-pace/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Calcio &amp; soldi: quel binomio pericoloso&#8230;</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/calcio-soldi-quel-binomio-pericoloso/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/calcio-soldi-quel-binomio-pericoloso/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 May 2012 09:25:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Susy Ghali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Glamour & Sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8216</guid>
		<description><![CDATA[I molti tifosi e appassionati di calcio come me, di sicuro avranno provato un certo schifo a sentire e leggere le ultime notizie riguardanti il calcio scommesse. Negli ultimi mesi sono emersi fatti di illeciti e combine difficili da immaginare per gli amanti puri del calcio, e non solo per l&#8217;immoralità di alcuni calciatori, ma anche e soprattutto per la grandezza e l&#8217;elaborazione dei sistemi che c&#8217;erano dietro un risultato truccato, per non parlare del ruolo della mafia, che è riuscita ad insinuarsi e sporcare anche l&#8217;universo del calcio. Questa vicenda però, con tutte le porcherie annesse, è una triste piaga di un ambiente sempre più sommerso di soldi ed interessi, ma sia chiaro: io non sono nessuno per giudicare e neanche lo voglio fare, però non posso non chiedermi&#8230;perché?! Quando siamo arrivati a considerare normali le cifre che girano nel mondo del calcio? Gli ingaggi a 5-6 zeri? E...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I molti tifosi e appassionati di calcio come me, di sicuro avranno provato un certo schifo a sentire e leggere le ultime <a href="http://www.repubblica.it/rubriche/spycalcio/2012/05/01/news/scommesse_casi_genoa_lazio-34263347/">notizie</a> riguardanti il calcio scommesse.</p>
<p>Negli ultimi mesi sono emersi fatti di illeciti e combine difficili da immaginare per gli amanti puri del calcio, e non solo per l&#8217;immoralità di alcuni calciatori, ma anche e soprattutto per la grandezza e l&#8217;elaborazione dei sistemi che c&#8217;erano dietro un risultato truccato, per non parlare del ruolo della mafia, che è riuscita ad insinuarsi e sporcare anche l&#8217;universo del calcio.</p>
<p>
Questa vicenda però, con tutte le porcherie annesse, è una triste piaga di un ambiente sempre più sommerso di soldi ed interessi, ma sia chiaro: io non sono nessuno per giudicare e neanche lo voglio fare, però non posso non chiedermi&#8230;perché?!</p>
<p>Quando siamo arrivati a considerare normali le cifre che girano nel mondo del calcio? Gli ingaggi a 5-6 zeri? E perchè un calciatore di serie A, un privilegiato,  stipendiato profumatamente, arriva a vendere una o più partite per cifre che per noi &#8220;esseri umani-normali lavoratori&#8221; equivalgono ad anni di lavoro, ma che per uno della loro categoria non è poi un granchè?</p>
<p>Forse c&#8217;è qualcosa che non va&#8230; Qualcosa è degenerato, e si è perso il senso di tante cose&#8230;</p>
<p>Io, ho iniziato a giocare a calcio in cortile a 6 anni, a 11 ho disputato il mio primo campionato ufficiale e fino ai 22 non ho più smesso (la mia &#8220;carriera&#8221; è terminata per un infortunio), e come me ci saranno migliaia di tesserati che giocano a calcio per il puro piacere di farlo, e senza vedere una lira!!</p>
<p>E&#8217; inquietante pensare a cosa porta l&#8217;avidità ingiustificata, il volerne sempre di più, la predominanza di questo non-valore su tutto il resto&#8230;</p>
<p> Solo di una cosa però sono sicura: la passione, quella vera, che sia per il calcio, il basket o il cinema, non ha prezzo. Quando militavo in serie C (serie in cui tra sponsor e interessi qualche soldo inizia a girare) alla fine di una stagione, ho ricevuto un bonus legato al piazzamento in classifica: io ero più felice del risultato ottenuto dopo un anno di allenamenti e fatiche che del premio in sè!</p>
<p>Certamente in quanto a risultati il calcio italiano non sta dando il meglio di sè in Europa e nel mondo&#8230;ma aggiungere all&#8217;immagine da pizza/mafia/mandolino, la nuova voce &#8220;calcio truccato&#8221;, difficilmente migliorerà le cose..! </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/calcio-soldi-quel-binomio-pericoloso/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Persopolis e la libertà di espressione in Tunisia</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/05/persopolis-e-la-liberta-di-espressione-in-tunisia/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/05/persopolis-e-la-liberta-di-espressione-in-tunisia/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 May 2012 06:12:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Leila El Houssi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8192</guid>
		<description><![CDATA[Lo scorso ottobre, alla vigilia delle elezioni per l’Assemblea Costituente, la rete televisiva tunisia Nessma ha mandato in onda il film a fumetti scritto e diretto da Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi: “Persepolis”. Tratto dal libro autobiografico a fumetti di Marjane Satrapi, il film racconta il regime iraniano di Khomeini attraverso gli occhi della protagonista. Ambientato in un momento storico alquanto complesso, qual era quello del regime khomeinista, il film riesce a stravolgere l’immagine stereotipata dell’Iran, soffermandosi sugli aspetti della vita quotidiana del popolo iraniano. Si tratta di un’opera cinematografica intensa in cui non manca un giudizio severo anche nei confronti dell’Occidente dove Marjane ha avuto occasione di risiedere durante l’adolescenza. Un occidente dall’accoglienza diffidente che produce in lei talvolta imbarazzo e talvolta sofferenza. Un occidente, infine, incapace di trattenerla nonostante vi si respiri la libertà. Il rientro volontario nel suo paese si rivela però tutt’altro che rassicurante in quanto...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso ottobre, alla vigilia delle elezioni per l’Assemblea Costituente, la rete televisiva tunisia Nessma ha mandato in onda il film a fumetti scritto e diretto da Vincent Paronnaud e Marjane Satrapi: “<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Persepolis_%28film%29">Persepolis</a>”.<br />
Tratto dal libro autobiografico a fumetti di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Marjane_Satrapi">Marjane Satrapi</a>, il film racconta il regime iraniano di Khomeini attraverso gli occhi della protagonista.</p>
<p>Ambientato in un momento storico alquanto complesso, qual era quello del regime khomeinista, il film riesce a stravolgere l’immagine stereotipata dell’Iran, soffermandosi sugli aspetti della vita quotidiana del popolo iraniano. Si tratta di un’opera cinematografica intensa in cui non manca un giudizio severo anche nei confronti dell’Occidente dove Marjane ha avuto occasione di risiedere durante l’adolescenza. Un occidente dall’accoglienza diffidente che produce in lei talvolta imbarazzo e talvolta sofferenza. Un occidente, infine, incapace di trattenerla nonostante vi si respiri la libertà. Il rientro volontario nel suo paese si rivela però tutt’altro che rassicurante in quanto l’Iran è molto diverso da quello che Marjane ricordava.</p>
<p> Dopo la “radiosa rivoluzione” del 1979 i cambiamenti radicali avvenuti in Iran vengono dipinti con una straordinaria sensibilità nel film attraverso la dimensione autobiografica di una donna che ci conduce a riflessioni importanti. L’intera narrazione ruota intorno ai personaggi della sua famiglia, che provengono dall’alta borghesia iraniana, ed è un continuo transitare tra storia e memoria.</p>
<p>Ma questo straordinario dipinto sembra non aver sortito il medesimo effetto di quanto invece siano riuscite a produrre alcune scene del film nella sua messa in onda nella Tunisia pre-elezioni dello scorso ottobre. Si tratta di alcuni momenti in cui nel film appare la giovane Marjane che conversa con Allah. Il film viene considerato blasfemo dagli appartenenti al movimento salafita in quanto Allah viene raffigurato e questo violerebbe “i sacri valori dell’Islam”. La reazione da parte dell’area salafita non si è fatta attendere e la televisione Nessma ha subito un assalto ed è stata incendiata.</p>
<p>In questi giorni si è riaperto il processo contro il patron della televisione, Nabil Karoui, accusato di &#8221;attentato ai costumi e ai valori del sacro&#8217;.<br />
Un’accusa che inevitabilmente desta preoccupazione in seno alla società tunisina e non solo. Anche a livello internazionale, infatti, ci si interroga sull’esercizio della libertà di espressione nella Tunisia post-rivolta.<br />
Il partito islamico Ennadha sembrerebbe aver preso le distanze da quanti si sono scagliati contro Nessma portandola in giudizio. Già lo scorso gennaio il partito ha preso posizione sostenendo “l’inviolabilità del diritto di esercitare la libertà di espressione” e ha affermato che “le persecuzioni giudiziarie nell’ affaire Nessma-Persepolis” non erano certo “la soluzione migliore”.</p>
<p>In questa riflessione appare chiaro come l’intento del partito Ennadha, in questo momento alla guida del paese, sia di allontanare l’immagine stereotipata di un Islam che alimenta uno spirito di intolleranza.<br />
Tuttavia esiste una parte della società, di tradizione salafita, che si riconosce in un Islam “dai tratti originari” e combatte una dura battaglia nella sfera pubblica contro la modernità.<br />
E’ una strategia che intende produrre una re-islamizzazione dal basso e a rafforzare l’identità islamista. Questa re-islamizzazione mira alla reinterpretazione di taluni diritti in chiave neotradizionalista destrutturando quel processo di laicizzazione dall’alto svolto in precedenza nel paese, accusato di aver prodotto la crisi dell’identità collettiva islamica.</p>
<p>Tuttavia a mio avviso appare difficile in un paese “islamicamente laico” come la Tunisia orientare ideologicamente la comunità in tal senso.<br />
La visione salafita tesa a una reinterpretazione dell’Islam &#8211; perché di questo si tratta – molto difficilmente potrà attecchire nella nuova Tunisia. Il profilo del popolo tunisino, che con coraggio ha abbattuto un regime liberticida che durava da trent’anni, si discosta infatti notevolmente dal neotradizionalismo islamista.<br />
Si tratta di un popolo figlio della transculturalità e che, pur volendo appartenere all’Islam, non si riconosce in un’ideologia islamista. Lo dimostra la forte attenzione da parte dell’intero paese nei confronti del processo contro Nessma, che é ancora in corso.<br />
Il popolo tunisino sa bene che, al di là del caso giudiziario, ad essere in gioco è la libertà di espressione.<br />
 Una libertà che la Tunisia, pur nel rispetto del pluralismo, ha conquistato e che non si farà scippare così facilmente.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/05/persopolis-e-la-liberta-di-espressione-in-tunisia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Immigrazione: un consiglio fantozziano per Obama</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/immigrazione-un-consiglio-fantozziano-per-obama/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/immigrazione-un-consiglio-fantozziano-per-obama/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 11:31:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggi ce l'ho con]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8173</guid>
		<description><![CDATA[Sono sempre di meno i messicani che non emigrano negli Stati Uniti mentre sono di più quelli che decidono di rientrare in patria. Secondo un report del Pew Research Center, da una parte sono calati gli immigrati irregolari mentre dall’altra è aumentato il numero delle rimpatriate dei messicani con competenze qualificate e seconde generazioni. E&#8217; colpa della crisi o l&#8217;America sta perdendo il suo appeal? Che cosa farà Obama per correre ai ripari e trattenere il talenti latini? Noi avanziamo un piccolo suggerimento: un ritorno alla grande retorica Obamiana, una comunicazione coinvolgente e soprattutto preveggente come questa:]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono sempre di meno i messicani che non emigrano negli Stati Uniti mentre sono di più quelli che decidono di rientrare in patria.<br />
Secondo un report del <a href="http://pewresearch.org/pubs/2250/mexican-immigration-immigrants-illegal-border-enforcement-deportations-migration-flows"> Pew Research Center</a>, da una parte sono calati gli immigrati irregolari mentre dall’altra è aumentato il numero delle rimpatriate dei messicani con competenze qualificate e seconde generazioni.</p>
<p>E&#8217; colpa della crisi o l&#8217;America sta perdendo il suo appeal?<br /> <br />
Che cosa farà Obama per correre ai ripari e trattenere il talenti latini?<br />
Noi avanziamo un piccolo suggerimento: un ritorno alla grande retorica Obamiana, una comunicazione coinvolgente e soprattutto preveggente come questa: </p>
<p><iframe width="420" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/sK6wMBLw0lQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/immigrazione-un-consiglio-fantozziano-per-obama/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Uomini che odiano le donne</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/uomini-che-odiano-e-donne/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/uomini-che-odiano-e-donne/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 08:51:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lubna Ammoune</dc:creator>
				<category><![CDATA[S-veliamoci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8162</guid>
		<description><![CDATA[Uomini che odiano le donne. Non siamo in Svezia e la penna non è di Stieg Larsson. Il contributo, lungo, argomentato, forse sofferto, intriso di significato e sentimento, è quello di Mona El Tahawy, giornalista-attivista egiziana che risiede negli Stati Uniti, pubblicato su Foreign Policy. Un contributo che ha ricevuto in pochi giorni numerose e accurate risposte, che è stato ed è al centro di un dibattito acceso per aver suscitato ire e apprezzamenti. Non è immediato riuscire ad arrivare alla fine dell’articolo. E non è questione di numero di battute. Mi sono avvicinata a quello che Paola Caridi (giornalista e storica) definisce un j’accuse, una provocazione, un sasso lanciato in uno stagno veramente fermo, col pensiero della storia personale di Mona (mesi fa è stata arrestata in piazza al Cairo, picchiata dalla polizia e molestata sessualmente. Perché è anche in quest’ottica che si deve interpretare il suo ragionamento. Molto...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Uomini che odiano le donne. Non siamo in Svezia e la penna non è di Stieg Larsson.<br />
Il <a href="http://www.foreignpolicy.com/articles/2012/04/23/why_do_they_hate_us">contributo</a>, lungo, argomentato, forse sofferto, intriso di significato e sentimento, è quello di <a href="http://www.monaeltahawy.com/">Mona El Tahawy</a>, giornalista-attivista egiziana che risiede negli Stati Uniti, pubblicato su Foreign Policy. Un contributo che ha ricevuto in pochi giorni numerose e accurate risposte, che è stato ed è al centro di un dibattito acceso per aver suscitato ire e apprezzamenti.</p>
<p>Non è immediato riuscire ad arrivare alla fine dell’articolo. E non è questione di numero di battute.<br />
Mi sono avvicinata a quello che Paola Caridi (giornalista e storica) <a href="http://invisiblearabs.com/?p=4560">definisce </a>un j’accuse, una provocazione, un sasso lanciato in uno stagno veramente fermo, col pensiero della storia personale di Mona (mesi fa è stata arrestata in piazza al Cairo, <a href="http://www.corriere.it/esteri/11_novembre_24/egitto-twitter-molestie_adc68d66-169e-11e1-a1c0-69f6106d85c1.shtml">picchiata</a> dalla polizia e molestata sessualmente.<br />
Perché è anche in quest’ottica che si deve interpretare il suo ragionamento. Molto di quanto riportato è stato visto coi suoi occhi e toccato con le sue mani. Le considerazioni della giornalista nascono da racconti, stime e percentuali. Le problematiche sollevate toccano le mutilazioni genitali femminili, la totale mancanza di diritti, le molestie sessuali spesso apertamente ammesse, i matrimoni di bambine e i test di verginità a cui molte egiziane sono state sottoposte durante la primavera araba. Problematiche scottanti e scomode di cui è difficile farsene una ragione in quanto essere umano, in quanto donna, in quanto musulmana. Aprire gli occhi e nutrire un dibattito giusto e onesto si trasforma in un obbligo. Perché allora tutte queste indignazioni espresse su twitter e non solo?</p>
<p>Alla El Tahawy si rimprovera in primis quel noi (ci odiano) che in più punti esprime. Ma siamo proprio sicuri che sia così inopportuno?<br />
Mona, così come nessun’altra donna, non potrà mai rappresentare in toto l’universo femminile arabo-musulmano. Eppure percepisco quel noi come necessario per due ragioni. La prima è per ricordarci che in piazza non è stata l’unica a subire quell’atroce violenza. Il suo dolore e la sua umiliazione sono stati condivisi. La seconda è per risvegliare le coscienze di noi tutti. Non solo di noi donne (arabe). Quel noi non intende essere rappresentativo, così come non intende peccare di presunzione. È un “noi donne” come surrogato di quella che poi chiama “nostra rivoluzione”.</p>
<p>Le si rimprovera di semplificare qualcosa che semplice non è. Mi trovo d’accordo. La situazione della “regione” che analizza è assai complessa, ma in punti chiave del suo articolo la El Tahawy si sofferma e cerca di mettere in luce episodi esplicativi ed esaurienti di specifici paesi (come Arabia Saudita e Kuwait) per completare le sue idee.<br />
Le si rimprovera di attribuire all’Islam gran parte delle colpe. Vero. Parla di religione, ma affianca a questa parola il termine cultura (combinazione tossica di cultura e religione). Parla di odio islamista per le donne, ma si riferisce in quelle righe a un Islam politico (e politicizzato).</p>
<p>Le si rimprovera che la situazione di queste donne è da spiegarsi alla luce di altri e numerosi fattori. Naturalmente la loro condizione non è dovuta “solo” al presunto odio degli uomini arabi. E se invece questo fosse il filo di una ben più complessa e intricata trama, ma comunque un filo fondamentale? La giornalista non li affronta punto per punto, ma suggerisce e lascia intendere che l’odio è il sintomo di altre questioni. Questioni di natura culturale, religiosa, interpretativa, economica, sociale, ecc. Ciò emerge bene quando scrive “le nostre rivoluzioni politiche non avranno successo sino a che non saranno accompagnate da rivoluzioni de pensiero: rivoluzioni sociali, sessuali, culturali, che rovescino i Mubarak che abbiamo in testa o nel letto”. Ciò che è un sintomo diventa punto di partenza per tracciare una riflessione.</p>
<p>Le si rimprovera che non solo nel mondo arabo, ma anche in vari e altri paesi l’universo femminile è soggetto a discriminazioni. È la El Tahawy stessa a chiarirlo (suggerisce anche un frammento della Segretaria di Stato statunitense Hillary  Clinton: «Perché gli estremisti si concentrino sempre sulle donne resta un mistero, per me. Però lo fanno tutti. Non fa differenza il Paese in cui si trovano o la religione che professano. Vogliono tutti controllare le donne»). Il suo merito è partire da un confronto con quanto accade negli Stati Uniti e in Occidente, immaginando un’ipotetica chiusura di conversazione, per poi discostarsene volutamente e contestualizzare rispetto al mondo arabo.</p>
<p>Ancora. Le si rimprovera il binomio uomini-odio. Nell’articolo vi sono tuttavia due donne “complici” (e quasi simbolo di complicità) del presunto odio. “Quando l’Egitto ha bandito la pratica nel 2008, non è stato sorprendente che alcuni legislatori della Fratellanza Musulmana si siano opposti, né che alcuni si oppongano tuttora, compresa la parlamentare Azza al-Garf” e “la donna che guida il «comitato femminile» del partito ha detto di recente che le donne non dovrebbero protestare o sfilare in manifestazione perché «è più dignitoso se i loro mariti o i loro fratelli protestano in nome loro».</p>
<p>È rilevante notare che rispetto al timeline di Mona proposto su twitter dove ha 130 mila followers, gli occidentali sono d’accordo, mentre le donne arabe no. Il perché? Sarebbe forse esauriente rispondere che il motivo sia legato al cliché secondo cui la donna araba vittima, prigioniera e priva di ogni libertà, richiami il pietismo degli occidentali?<br /> Sì, no, non so.</p>
<p>Degna di considerazione è la seguente osservazione della Caridi:<br />
“È che lo schiaffo assestato da Mona el Tahawy con quell’articolo il cui titolo è tutto un programma (“Why Do They Hate Us?) ha finalmente costretto molte donne arabe a parlare, e a mettere nero su bianco (virtuale) una discussione che rischiava l’intellettualismo”.<br />
Probabilmente il nodo cruciale che si sta tentando e ancora si tenterà di sciogliere è invertire l’attenzione. Questo merito della El Tahawy non riguarda solo gli attori di cui parla anche la Caridi, scrivendo che<br />
“lo spazio di discussione sulle donne arabe – tra le donne arabe – è stato catturato e tenuto ostaggio, sui media occidentali, da quel piccolo pugno di donne (arabe e non solo) che all’Occidente hanno fatto comodo per descrivere la regione come retrograda e oscurantista, servendosi di un pezzo di stoffa chiamato velo, hijab, niqab, burka, chador.<br />
 A loro, a questo gruppo di donne, è stata data la palma di descrivere (a loro modo) tutte le altre, privando le altre di un palcoscenico mediatico necessario per rendere più digeribile un dibattito che ha nella complessità – ancora una volta – la sua cifra, il suo significato”. </p>
<p>Il merito di Mona riguarda soprattutto i contenuti. Sul palcoscenico sono ora rappresentati episodi veri di discriminazione, maltrattamento e privazione. Temi tabù. Temi scomodi. Lasciati finora ad attiviste e intellettuali arabe di spessore che hanno scelto di continuare comunque a discuterne, ma attraverso una certa invisibilità delle associazioni e delle pubblicazioni fuori dal mainstream.<br />
Temi che potrebbero (e forse dovrebbero) occupare il posto di altri motivi che i media ci hanno fatto credere imprescindibili. Questioni che conferivano l’illusione di essere urgenti forse per distrarci dai problemi veri, per distogliere l’attenzione da un qualcosa che richiedeva un maggior impegno intellettuale, civile e cognitivo. Come i pezzi di stoffa, per esempio.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/uomini-che-odiano-e-donne/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>13</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tunisia: la libertà e il dopo..</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/tunisia-la-liberta-e-il-dopo/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/tunisia-la-liberta-e-il-dopo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 30 Apr 2012 06:03:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ouejdane Mejri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8152</guid>
		<description><![CDATA[“Avete fatto cadere un dittatore e ottenuto la libertà tanto auspicata, e poi ? ora cosa succederà?” continuano a chiedermi gli italiani e non solo. A un anno e qualche mese dopo la fuga di Ben Ali dalla Tunisia e la propagazione senza precedenti nel mondo arabo di un’onda rivoluzionaria, pochi riescono a cogliere la forza e la determinazione di questo movimento di liberazione. La paura del domani sembra essere l’unico motore che tanti occidentali, ma anche arabi, sentono vibrare nel loro cuore. “In quale incubo finiranno queste società arabe vergini di democrazia e di libertà”, si chiedono giornali e giornalisti, esperti di politica estera e studiosi di rivoluzioni per poi sentenziare che abbiamo la scelta tra finire nelle grinfie dell’integralismo salafista oscurantista o quello del ritorno verso una tirrania, anche qui senz’altro di stampo islamico. Perché in fondo tanti si chiedono, come si potrebbe coniugare islam con democrazia? La...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Avete fatto cadere un dittatore e ottenuto la libertà tanto auspicata, e poi ? ora cosa succederà?” continuano a chiedermi gli italiani e non solo.</p>
<p>A un anno e qualche mese dopo la fuga di Ben Ali dalla Tunisia e la propagazione senza precedenti nel mondo arabo di un’onda rivoluzionaria, pochi riescono a cogliere la forza e la determinazione di questo movimento di liberazione.<br /> <br />
La paura del domani sembra essere l’unico motore che tanti occidentali, ma anche arabi, sentono vibrare nel loro cuore. “In quale incubo finiranno queste società arabe vergini di democrazia e di libertà”, si chiedono giornali e giornalisti, esperti di politica estera e studiosi di rivoluzioni per poi sentenziare che abbiamo la scelta tra finire nelle grinfie dell’integralismo salafista oscurantista o quello del ritorno verso una tirrania, anche qui senz’altro di stampo islamico. Perché in fondo tanti si chiedono, come si potrebbe coniugare islam con democrazia?</p>
<p>La mia risposta a questa domanda la traggo dalla mia fiducia nel mio popolo.<br /> <br />
Fiducia che nasce nei giorni buii della rivoluzione in cui il muro della paura è stato distrutto da tutti quelli che per la prima volta in 23 anni hanno deciso di affrontare la dittattura e il suo regime di polizia, senza curarsi della repressione, delle torture, degli arresti e delle pallottole che esso sparava contro i manifestanti disarmati.<br /> <br />
Questa fiducia la traggo dal senso civico che milioni di tunisini hanno dimostrato andando a votare per le prime elezioni della assemblea costituente. Questa stessa fiducia la traggo dalle battaglie quotidiane che la società civile tunisina sta portando avanti dal 14 gennaio 2011 fino ad oggi per palliare a tutti quei vuoti di democrazia e di convivenza civile che sono stati scavati sotto il regime.</p>
<p>La Tunisia e il suo valoroso popolo sta esercitando per la prima volta nella sua storia moderna la libertà di espressione tramite la nascita di decine di testate giornalistiche e centinaia di giornali online e blog.<br /> <br />
La qualità dell’informazione è altalenante ma è talmente ricca di contraddizioni e di contrapposizioni che il profumo di democrazia non può non travolgere il lettore.<br /> <br />
Chi avrebbe mai immaginato di vedere manifestazioni artistiche libere contrapporsi a quelle dei salafisti ortodossi in uno scontro tra modernità e tradizionalismo, dopo aver vissuto l’uniformizzazione sociale che ci aveva imposto la dittatura. La politica invece sembra un campo di battaglia pacifica che vede le posizioni contrapposte discutere a colpi di articoli, video e sit-in delle scelte della classe dirigente attuale.<br /> <br />
Quest’ultima è composta principalmente da partiti politici che erano esiliati durante il regime di Ben Ali e che sono tornati in Tunisia per esercitare per la prima volta quella tanto sognata pluralità. Il partito islamico Ennahdha, maggioritario nelle ultime elezioni sta dirigendo i ministeri con grande fatica, navigando in acque difficili tra la chiara inesperienza, la voglia di riformare senza però cadere negli estremismi religiosi che una parte della base popolare richiede e la contro-rivoluzione attivata dagli ex del regime tutt’ora ancorati nelle amministrazioni pubbliche.</p>
<p>Dall’altra parte l’opposizione maggiormente laica sta anticipando ogni mossa che potrebbe essere di tipo tradizionalista e che potrebbe andare a toccare tra l’altro i diritti delle donne, alquanto preziosi per i tunisini.<br /> <br />
Ridurre la questione della transizione democratica tunisina a un solo fatto di islamismo, di identità religiosa e di paura di un salafismo presente in prima linea nelle testate giornalistiche trasforma questa fase così delicata e cruciale per il paese a una lettura semplicista in chiave di scontro delle civiltà.<br /> <br />
La rivoluzione ha chiamato principalmente alla libertà e alla dignità sociale e come diceva un giovane di Sidi Bouzid poche settimane fa “oggi abbiamo la libertà e speriamo di riuscire a raggiungere la dignità”.</p>
<p>La libertà si è manifestata per una parte della società tunisina nella possibilità di eleggere un partito islamista, ma anche di non votarlo. Quella di affrontare la polizia nelle manifestazioni post 14 gennaio o di chiedere giustizia per i martiri e i feriti della rivoluzione.<br /> <br />
Quella di vedere donne con il velo e senza velo portare la bandiera tunisina l’8 marzo gridando che sono prima di tutto cittadine. Quella di cercare oggi di parlare per la prima volta delle torture che hanno subito centinaia di oppositori politici tra cui islamisti del governo ma anche gente della sinistra e del movimento sindacalista.<br /> <br />
 La libertà di essere diversi anche negli estremismi battendo la vecchia dittatura che ci voleva tutti uguali e sottomessi.</p>
<p>La sfida oggi del mio popolo è quella di reinventarsi un modello economico che vada a costruire una società più equa che dia opportunità ai giovani troppo spesso messi tra la scelta di buttarsi in mare verso l’Eldorado europeo oppure a passare la giornata nei bar a sorseggiare un caffé amaro nella speranza di un futuro migliore.<br /> <br />
La sfida del mio popolo è quella di continuare a essere diversi cercando di trovare l’equilibrio che la vera democrazia garantisce per la convivenza tra cittadini plurali.<br /> <br />
La sfida del mio popolo è quella di non cadere di nuovo nella paura, paura di non riuscire a coniugare le varie identità tunisine con la modernità, ma anche di non riuscire a riformare queste identità in vista di una nuova era. La sfida del mio popolo ora è anche quella di sconfiggere in modo definitivo la piovra del regime che ha perso la testa con la fuga di Ben Ali ma che continua a cercare di sopravvivere.</p>
<p>In questo momento così ricco, contraddittorio e minaccioso per la democrazia l’unica via è quella di continuare a battersi tutti quanti cittadini liberi per la costuzione di una costituzione che garantisca le libertà individuali ma anche per proporre vere riforme “rivoluzionarie” che vadano a guardare per la prima volta il nostro paese nella sua complessità senza copiare modelli economici e politici esteri, che oggi stanno dimostrando la loro estrema fragilità.</p>
<p>Concluderei rassicurando quelli che continuano ad avere una paura cieca dell’islamismo politico con la dichiarazione del partito Ennahda di non volersi affatto basare sulla Sharia islamica nelle sue proposte per la costituzione che ha fatto intitolare i scettici editorialisti del quotidiano francese Le Monde “Quegli islamisti che non vogliono la Sharia”.<br /> <br />
Non solo un islamista ma credo profondamente nella pluralità politica e nella discussione aperta sulle differenze di convinzioni  e di appartenenze. Un principio che ho imparato dalla Dichiarazioni Universale dei Diritti dell’Uomo e per cui mi batterò, per vederlo applicarsi veramente sia in Tunisia sia in questo occidente che mi ospita.<br /> <br />
E vi posso assicurare che non sono sola. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/tunisia-la-liberta-e-il-dopo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La &#8220;necrofilia&#8221; legalizzata: cronaca di una bufala (egiziana)</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/la-necrofilia-legalizzata-cronaca-di-una-bufala-egiziana/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/la-necrofilia-legalizzata-cronaca-di-una-bufala-egiziana/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 15:19:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Randa Ghazy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8132</guid>
		<description><![CDATA[Per alcuni è già, senza dubbio, necrofilia legalizzata. La legge è stata approvata. Non c&#8217;è più niente da fare. I parlamentari egiziani si sono bevuti il cervello. Davvero? Fonti controllate? Verità accertata? Corrispondente allertato? No, no. E dunque? E dunque, per quanto amiamo la blogosfera, ne ammettiamo i limiti. Incappare in una bufala, affondarci con entrambi i piedi, e sguazzarci tanto quanto più è sensazionalista, è facilissimo. Certo, altrettanto veloce e semplice è effettuare un&#8217;eventuale smentita. Ma intanto magari sono fioccati a destra e a manca invettive e insulti contro questi barbari arabi. Un sunto: Al-Arabiya news pubblica una news scioccante che parla di due proposte di legge al Parlamento egiziano che legalizzerebbero il matrimonio per le ragazze dall&#8217;età di 14 anni e i diritti sessuali di un uomo sulla propria moglie fino a sei ore dalla morte della stessa (barbarie definita nell&#8217;articolo come la legge &#8220;del Rapporto d&#8217;Addio&#8221;). Alla...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per alcuni è già, senza dubbio, necrofilia legalizzata. La legge è stata approvata. Non c&#8217;è più niente da fare. I parlamentari egiziani si sono bevuti il cervello.</p>
<p>Davvero? Fonti controllate? Verità accertata? Corrispondente allertato? No, no. E dunque?<br />
E dunque, per quanto amiamo la blogosfera, ne ammettiamo i limiti. Incappare in una bufala, affondarci con entrambi i piedi, e sguazzarci tanto quanto più è sensazionalista, è facilissimo. Certo, altrettanto veloce e semplice è effettuare un&#8217;eventuale smentita. Ma intanto magari sono fioccati a destra e a manca invettive e insulti contro questi barbari arabi.</p>
<p>Un sunto: <a href="http://english.alarabiya.net/articles/2012/04/25/210198.html">Al-Arabiya news</a> pubblica una news scioccante che parla di due proposte di legge al Parlamento egiziano che legalizzerebbero il matrimonio per le ragazze dall&#8217;età di 14 anni e i diritti sessuali di un uomo sulla propria moglie fino a sei ore dalla morte della stessa (barbarie definita nell&#8217;articolo come la legge &#8220;del Rapporto d&#8217;Addio&#8221;).</p>
<p>Alla proposta sarebbero seguite proteste accorate al Parlamento da parte del Consiglio Nazionale delle donne (NWC), il cui presidente, Mervat Al-Talawy, avrebbe anche fatto un appello al parlamento perchè non supporti quelle leggi controverse che rimuoverebbero il diritto all&#8217;educazione e all&#8217;impiego.</p>
<p>A questo punto, la notizia di Al Arabiya viene ripresa da giornali on line e blog italiani, molti dei quali con la stessa vaghezza dell&#8217;articolo originale riportano la notizia falsandola anche un po&#8217; (c&#8217;è <a href="http://www.ilsecoloxix.it/p/mondo/2012/04/27/APnnYSOC-egitto_sesso_morte.shtml#axzz1tEFo608L">chi</a> scrive addirittura che la legge è stata approvata, e <a href="http://www.mattinonline.ch/9914/necrofilia-notizie-inquietanti-dallegitto">chi</a> sostiene che il Consiglio tema che questo sia solo il preludio di un piano elaborato per cancellare i diritti delle donne, eccetera).</p>
<p>Qualcuno rimanda all&#8217;articolo di Al Arabiya, ma nessuno si preoccupa di verificare fonti o veridicità della notizia.</p>
<p>Sul sito stesso dell&#8217;Al Arabiya fioccano insulti a quei barbari islamici, islamisti, fratelli musulmani, salafiti, egiziani, e via dicendo.</p>
<p>Come (solo) un paio di lettori attenti commentano sul sito, ci sono però almeno tre elementi da considerare:</p>
<p>1. Come mai l&#8217;articolo è nella sezione inglese del sito, ma è introvabile nella sezione araba? Come mai Al Arabiya non ha mandato i suoi corrispondenti in Egitto (ne avrà, no?) a indagare sulla notizia e magari intervistare dei membri del parlamento sulla questione?</p>
<p>2. Come mai l&#8217;articolo inizia con un generico &#8220;Secondo il report di un giornale egiziano&#8221;? Quale report? Quale giornale?</p>
<p>3. Come mai non esiste sul web alcun articolo in arabo su questa scandalosa &#8220;necrofilia legalizzata&#8221;? Come mai nel sito stesso del Consiglio Nazionale delle Donne non c&#8217;è traccia di queste terribili proposte di legge? E non è quantomeno curioso che l&#8217;unico giornalista citato nell&#8217;articolo sia un lealista di Mubarak, di quello stesso giornale filopresidenziale che all&#8217;epoca commise la gaffe della <a href="http://www.wadelaube.com/blog/hows-this-for-digital-doctoring/">foto truccata</a>?</p>
<p>Per non menzionare che, mentre tutti si sono scagliati contro la fratellanza musulmana e i salafiti, non si dice da nessuna parte che siano stati loro a portare la famigerata proposta in parlamento.</p>
<p>Insomma, che sia un complotto dei lealisti, un attacco anti-islamista, o una sciocchezza fabbricata a uso e consumo degli occidentali, abbiamo pochi dubbi: si tratta di una (maldestra) bufala che qualsiasi blogger, con poco impegno e ricerca, avrebbe potuto facilmente smascherare.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/la-necrofilia-legalizzata-cronaca-di-una-bufala-egiziana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>21</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Adel Imam, quando la giustizia confonde realtà e immaginazione</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/adel-imam-quando-la-giustizia-confonde-realta-e-immaginazione/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/adel-imam-quando-la-giustizia-confonde-realta-e-immaginazione/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 27 Apr 2012 13:17:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8123</guid>
		<description><![CDATA[Mercoledì, un tribunale del Cairo aveva confermato la condanna a tre mesi di carcere comminata in primo grado alla star del cinema egiziano, Adel Imam, per aver «diffamato l&#8217;Islam» in alcuni film in cui ha recitato. Imam, condannato in contumacia lo scorso 2 febbraio, era stato accusato dal procuratore di aver «offeso» alcuni simboli come la Jilbab, il lungo abito tradizionale indossato dai musulmani, nel film &#8216;Morgan Ahmed Morgan&#8217;, e nell&#8217;opera teatrale &#8216;al-Zaeem&#8217; (Il Leader). In parole povere, Imam, è stato condannato non per aver commesso un reato nella vita reale, ma per aver recitato una parte in una fiction cinematografica. Al massimo, se proprio si doveva far pagare qualcuno, si poteva condannare il costumista che ha confezionato la jilbab o lo sceneggiatore he ha scritto la scena poi recitata da Imam. Ma colpo di scena. Giovedì, il tribunale ha ritenuto che l&#8217;avvocato salafita che aveva depositato il ricorso non...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mercoledì, un tribunale del Cairo aveva confermato la condanna a tre mesi di carcere comminata in primo grado alla star del cinema egiziano, Adel Imam, per aver «diffamato l&#8217;Islam» in alcuni film in cui ha recitato.</p>
<p>Imam, condannato in contumacia lo scorso 2 febbraio, era stato accusato dal procuratore di aver «offeso» alcuni simboli come la Jilbab, il lungo abito tradizionale indossato dai musulmani, nel film &#8216;Morgan Ahmed Morgan&#8217;, e nell&#8217;opera teatrale &#8216;al-Zaeem&#8217; (Il Leader). In parole povere, Imam, è stato condannato non per aver commesso un reato nella vita reale, ma per aver recitato una parte in una fiction cinematografica.<br /> <br />
Al massimo, se proprio si doveva far pagare qualcuno, si poteva condannare il costumista che ha confezionato la jilbab o lo sceneggiatore he ha scritto la scena poi recitata da Imam.</p>
<p>Ma colpo di scena. Giovedì, il tribunale ha ritenuto che l&#8217;avvocato salafita che aveva depositato il ricorso non avesse i titoli per farlo. Insomma, che casino. Cosa succederà è difficile da prevedere. <br />
Quello che si è capito però, è la difficoltà da parte della giustizia egiziana di distinguere tra fiction e realtà.</p>
<p>Non ci credete: allora leggete questo passo tratto da “<a href="http://www.babelmed.net/Paesi/Mediterraneo/se_non.php?c=4534&#038;m=514&#038;l=it">Se non fossi egiziano</a>” del grande Alaa Al-Asawani:</p>
<p>
Riferendosi alla prima proiezione cinematografica avvenuta ad Alessandria d’Egitto nel novembre del 1896, Ala Al-Aswani scrive:</p>
<p>&#8220;Indubbiamente il godimento che provarono quei primi spettatori nel vedere per la prima volta su uno schermo la realtà della vita era molto più intenso del piacere che proviamo noi oggi davanti alla settimana arte, eppure quell’immenso piacere, all’epoca, portò con sé anche qualche bizzarro problemino.<br />
 Spesso, infatti, all’apice dell’emozione indotta dal filmato, gli spettatori si identificavano con l’azione al punto di credere che quanto stavano vedendo fosse davvero realtà e così quando sullo schermo appariva un mare in tempesta agiato dai marosi si spaventavano da morire.<br />
E non appena compariva un treno lanciato in piena corsa con la locomotiva che sbuffava fumi, erano in molti a mettersi a urlare, davvero terrorizzati, e a precipitarsi verso l’uscita per paura di essere investiti.</p>
<p>
Dopo che questi spiacevoli episodi si furono ripetuti più volte, Deilo Astrologo, il proprietario del cinema, adottò una nuova prassi.<br />
Attendeva gli spettatori all’ingresso della sala e, dopo che avevano pagato il biglietto ma prima che si fossero seduti, li accompagnava fino allo schermo, lo cincischiava con le dita e annunciava: Questo telo è solo un pezzo di stoffa, non molto diverso da n lenzuolo. Lo immagini che vedrete non escono dallo schermo ma sono proiettate su di esso. Fra poco vi apparirà un treno lanciato a gran velocità. Ricordatevi, signori, che si tratta solo dell’immagine di un treno e che pertanto non correte alcun pericolo”. </p>
<p>A leggere queste cose adesso, dopo più di un secolo, la paura degli spettatori davanti all’immagine del treno ci sembra strana e un pò di fa anche ridere, eppure tra i lettore di narrativa, purtroppo, c’è ancora, persino al giorno d’oggi, chi fa la stessa identica confusione tra realtà e immaginazione&#8221;.</p>
<p>Dillo a Adel Imam…</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/adel-imam-quando-la-giustizia-confonde-realta-e-immaginazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sempre più italiani lavorano per gli immigrati</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/sempre-piu-italiani-lavorano-per-gli-immigrati/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/sempre-piu-italiani-lavorano-per-gli-immigrati/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 15:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Souk of the future]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8117</guid>
		<description><![CDATA[Le piccole imprese (ditte individuali) con un titolare straniero a Milano sono oltre 24 mila, pari al 20,6% milanese, e occupano quasi 36 mila persone: di queste circa 1 su 5 è italiano, per un totale di quasi 7.200 dipendenti. Se consideriamo tutte le imprese (comprese Srl, Spa, ecc. con almeno la maggioranza di controllo in mano non italiana), il numero di tali imprese passa a quasi 32 mila, l’11,2% del totale milanese, e il numero di occupati arriva a quasi 89 mila, di cui almeno 18 mila italiani. Una presenza di imprenditori stranieri a Milano che oramai in alcuni settori è diventata maggioritaria: se consideriamo tutte le imprese, i settori a maggioranza non-italiana sono 16. Il dato tuttavia passa a 19 se consideriamo solo le piccole imprese. I settori sono i più svariati: se consideriamo anche le imprese più grandi, troviamo l’attività degli internet point (455 imprese straniere su...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p> Le piccole imprese (ditte individuali) con un titolare straniero a Milano sono oltre 24 mila, pari al 20,6% milanese, e occupano quasi 36 mila persone: di queste circa 1 su 5 è italiano, per un totale di quasi 7.200 dipendenti.<br />
 Se consideriamo tutte le imprese (comprese Srl, Spa, ecc. con almeno la maggioranza di controllo in mano non italiana), il numero di tali imprese passa a quasi 32 mila, l’11,2% del totale milanese, e il numero di occupati arriva a quasi 89 mila, di cui almeno 18 mila italiani.</p>
<p>Una presenza di imprenditori stranieri a Milano che oramai in alcuni settori è diventata maggioritaria: se consideriamo tutte le imprese, i settori a maggioranza non-italiana sono 16.<br />
Il dato tuttavia passa a 19 se consideriamo solo le piccole imprese.<br />
 I settori sono i più svariati: se consideriamo anche le imprese più grandi, troviamo l’attività degli internet point (455 imprese straniere su 486: il 93,6% del totale), il commercio al dettaglio ambulante di bigiotteria (88,2%), il commercio di tappeti (sia al dettaglio: 69,8%; che all’ingrosso: 66,7%), ma anche la spedizione di materiale propagandistico (61,3%), la fabbricazione di tappeti e moquette (59,4%) l’attività di sgombero di cantine, solai, ecc. (56,3%) e le attività non specializzate di lavori edili (muratori: 51% con oltre 3.200 imprese).</p>
<p>Se poi consideriamo solo le piccole imprese, ecco, tra gli altri, i servizi dei centri per il benessere fisico e massaggi (69,9% del totale), le attività di traduzione e interpretariato (65,3%) e l’attività di pulizia degli edifici (62,9%).</p>
<p>Tra le sole imprese straniere, le donne imprenditrici rappresentano la maggioranza in particolare nei settori legati alla cura della persona e dei servizi più in generale: istituti di bellezza, servizi di asili nido, lavanderie industriali, erboristerie, parrucchieri. I piccoli imprenditori stranieri sono soprattutto egiziani (1 su 5), cinesi (15,9% del totale) e rumeni (8,9%).</p>
<p>Sono questi alcuni dati che nascono da un’elaborazione della Camera di Commercio di Milano, attraverso il Lab MiM, su dati Infocamere e relativi alla ditte individuali e alle imprese presenti a Milano al quarto trimestre 2011 con la maggioranza di controllo in mano non italiana (sono escluse le multinazionali iscritte come localizzazione italiana anche se di società straniere).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/sempre-piu-italiani-lavorano-per-gli-immigrati/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Moda e Islam: dov&#8217;è la contraddizione?</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/moda-e-islam-dove-la-contraddizione/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/moda-e-islam-dove-la-contraddizione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 12:55:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ebla Ahmed</dc:creator>
				<category><![CDATA[Glamour & Sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8104</guid>
		<description><![CDATA[ll Medio Oriente è sempre più presente nella vita dell’Europa: sui giornali, per le strade, nella cultura, nella moda. Pantaloni alla turca, gonne indossate sopra i pantaloni, turbanti (che abbiamo visto proprio da Giorgio Armani sulle sue passerelle). Moda che fa tendenza, a volte più risoluta. A volte più eccessiva. Ma mai modesta. Anzi, le due parole sembrano escludersi a vicenda. C’è però una stilista musulmana, a New York, che si chiama Nailah Lymus e sta cercando di cambiare il settore con la sua nuova agenzia per i modelli musulmani. Underwraps è il nome del progetto che ha come obiettivo quello di dimostrare che i modelli possono essere bellissimi, eleganti, ma che ancora mantengono le loro credenze religiose. Sarebbe una novità nella moda occidentale, dato che modelli/indossatori musulmanI finora non ce ne sono stati molti. E il processo di cambiamento sta già prendendo corpo. Lancome infatti ha appena firmato un...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
ll Medio Oriente è sempre più presente nella vita dell’Europa: sui giornali, per le strade, nella cultura, nella moda. Pantaloni alla turca, gonne indossate sopra i pantaloni, turbanti (che abbiamo visto proprio da Giorgio Armani sulle sue passerelle).</p>
<p>Moda che fa tendenza, a volte più risoluta. A volte più eccessiva. Ma mai modesta. Anzi, le due parole sembrano escludersi a vicenda. C’è però una stilista musulmana, a New York, che si chiama Nailah Lymus e sta cercando di cambiare il settore con la sua nuova agenzia per i modelli musulmani.</p>
<p><a href="http://underwrapsagency.carbonmade.com">Underwraps</a> è il nome del progetto che ha come obiettivo quello di dimostrare che i modelli possono essere bellissimi, eleganti, ma che ancora mantengono le loro credenze religiose. Sarebbe una novità nella moda occidentale, dato che modelli/indossatori musulmanI finora non ce ne sono stati molti. E il processo di cambiamento sta già prendendo corpo. Lancome infatti ha appena firmato un importante contratto con <a href="http://www.dailymail.co.uk/femail/article-208">Hanaa Ben Abdesslem</a>, tunisina musulmana.</p>
<p>Il motto dell’agenzia è: &#8220;Non devi perdere chi sei tu per essere nel business della moda&#8221;.</p>
<p>Nailah Lymus crede infatti che le ragazze debbano avere una forte personalità in grado di gestire le pressioni del settore e anche i malintesi che possono sorgere nel percorso professionale. Malintesi che possono nascere proprio per l’Islam e le sue aspettative sulle donne. Questa manager della moda spera infatti di spezzare la più comune diceria: ovvero quella nella quale si sostiene che le donne non possono lavorare o che devono indossare abaya completi.</p>
<p>Cosa accade invece in Italia? Si nasconde la propria fede per sfilare di più? Ho chiesto di spiegarmi questa situazione ad Abdel Madjid Sia, 24 anni, il nuovo volto della campagna pubblicitaria <a href="http://www.urbanmanagement.it/Models/2-3920/MADJID.html <http://www.urbanmanagement.it/Models/2-3920/MADJID.html>&#8220;>Urban Management</a>.</p>
<p>Questo ragazzo vive in Italia da 16 anni, a Milano, ma è nato in Algeria (Ghardaia). I suoi genitori sono entrambi algerini . &#8220;Mio padre e mia madre accettano il mio lavoro da modello, anzi ho sempre avuto il loro appoggio, ma credo che sia solo per il fatto che sono un figlio maschio. Fossi stato una donna non sarebbe stato così”.</p>
<p>Da dove è iniziato questo percorso lavorativo? “In modo molto semplice. Sono stato scelto dall’ agenzia dopo aver inviato delle mie foto amatoriali sul loro sito internet. Subito mi hanno contattato per farmi firmare il contratto. Ho lavorato tanto per vari magazine tipo Vice Magazine, Vanity Fair e faccio numerosi servizi fotografici per Casino, United Colors Of Benetton, ma quando mi presento a un casting, nascondo sempre la mia fede. Infatti sono musulmano e amo la moda, ma non il mondo che la circonda. Ci sono tanta superficialità e apparenza.<br /> <br />
Spero che da questo punto di vista l’ambiente migliori e diventi come negli Usa, dove si può lavorare in modo pulito, senza essere penalizzati per le proprie origini o per la propria fede. Io mi sento algerino al cento per cento – prosegue – anche se vivo in Italia da tanti anni e ormai ho acquisito la cultura di questo paese. Ho scelto di fare il modello, ma so che è molto difficile. Per ora mi ritengo già molto fortunato”.</p>
<p>Abdel Madjid, mentre parla, sottolinea ancora il suo legame con la Tunisia, il suo paese di origine. “I miei occhi scuri ricordano l&#8217;Algeria perché esprimono profondita e sincerità. La mia carnagione è perfetta, così evito di farmi le lampade come molti modelli europei. Ancora oggi molti musulmani e la comunita&#8217; algerina in Italia, non sono pronti ad accettare modelli di fede musulmana in passarella.</p>
<p> E’ assurdo: è come se la religione si scontrasse con la moda. Appena posso – conclude Abdel Madjid  &#8211; torno sempre in Algeria. Di solito con la mia famiglia, andiamo un mese una volta all’anno ogni anno. Vedo che là la moda è ancora un tabù”.</p>
<p>La domanda che ci facciamo allora è: come fa il mondo della moda ad accettare modelli musulmani se prima di tutto non la accettano i musulmani stessi? A New York, però, hanno già capito che qualcosa può cambiare.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/moda-e-islam-dove-la-contraddizione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Gli Arabi&#8221; di Rogan, ecco perchè è un libro che tutti dovrebbero leggere</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/gli-arabi-di-rogan-ecco-perche-e-un-libro-che-tutti-dovrebbero-leggere/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/gli-arabi-di-rogan-ecco-perche-e-un-libro-che-tutti-dovrebbero-leggere/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 26 Apr 2012 09:46:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Branca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le mille e una yalla]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8098</guid>
		<description><![CDATA[764 pagine! Alla faccia del caciocavallo&#8230; forse neppure per un esame universitario si può pretendere tanto. Eppure, il mondo arabo va dal Marocco all&#8217;Iraq e di cose ne son successe un bel po&#8217; negli ultimi 500 anni. L&#8217;autore (Eugene Rogan, Gli Arabi, Bompiani 2012) ha fatto persino uno sforzo di sintesi pauroso, ma non ha tralasciato nulla dell&#8217;essenziale. Specialmente sul lato economico e politico se ne scoprono delle belle. “Dopo cinque secoli di gioco condotto secondo le regole degli altri, gli arabi oggi vogliono avere il controllo del loro destino”. Bello&#8230; ma assai difficile. La storia, si sente spesso dire, serve conoscerla per non ripetere gli errori del passato. Allo stesso tempo però Gramsci notava che: “La storia insegna, ma non ha allievi”. Yalla, dunque, mettiamoci a studiarla. E&#8217; un bel pasticcio, non c&#8217;è che dire&#8230; come ci disse il Cardinal Martini quando andammo a trovarlo a proposito della questione...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>764 pagine! Alla faccia del caciocavallo&#8230; forse neppure per un esame universitario si può pretendere tanto.<br /> Eppure, il mondo arabo va dal Marocco all&#8217;Iraq e di cose ne son successe un bel po&#8217; negli ultimi 500 anni.</p>
<p>L&#8217;autore (Eugene Rogan, <a href="http://bompiani.rcslibri.corriere.it/libro/6945_gli_arabi_rogan.html">Gli Arabi,</a> Bompiani 2012) ha fatto persino uno sforzo di sintesi pauroso, ma non ha tralasciato nulla dell&#8217;essenziale.<br />
Specialmente sul lato economico e politico se ne scoprono delle belle. “Dopo cinque secoli di gioco condotto secondo le regole degli altri, gli arabi oggi vogliono avere il controllo del loro destino”. Bello&#8230; ma assai difficile. La storia, si sente spesso dire, serve conoscerla per non ripetere gli errori del passato. Allo stesso tempo però Gramsci notava che: “La storia insegna, ma non ha allievi”.</p>
<p>Yalla, dunque, mettiamoci a studiarla. E&#8217; un bel pasticcio, non c&#8217;è che dire&#8230; come ci disse il Cardinal Martini quando andammo a trovarlo a proposito della questione arabo-israeliana: “Quando si riconosce che non ci si capisce più nulla, forse allora vuol dire che si comincia a capirne qualcosa”.<br />
E&#8217; un compito, una responsabilità verso noi stessi e soprattutto nei confronti di quanti ci seguiranno. Se non vogliamo che si ripetano sopraffazioni, ingiustizie, tradimenti dobbiamo avere il coraggio di guardali in faccia, senza fare sconti nessuno.</p>
<p>Troppe persone hanno sofferto, troppe ferite sono state inflitte e subite, troppe speranze deluse. Ma non è stata una fatalità: interessi precisi, calcoli errati, equilibri non rispettati hanno innescato una reazione a catena che nessuno pare riesca ormai a gestire.</p>
<p>Nel frattempo il mondo si è fatto più piccolo, e quanto accade anche nel più remoto lembo di terra può avere conseguenze a livello planetario.<br />
Potrebbe essere una fortuna, potrebbe guarirci dalla superficialità, dall&#8217;indifferenza, dalle sbrigative semplificazioni in cui spesso cadiamo.<br />
Potrebbe&#8230; ma di mezzo ci stanno almeno 764 pagine, tanto per cominciare. Eppoi, si sa, l&#8217;appetito vien mangiando.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/gli-arabi-di-rogan-ecco-perche-e-un-libro-che-tutti-dovrebbero-leggere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;Heya wa howa&#8221;: alla faccia della rivoluzione egiziana!</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/heya-wa-howa-alla-faccia-della-rivoluzione-egiziana/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/heya-wa-howa-alla-faccia-della-rivoluzione-egiziana/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 06:48:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Boutros</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggi ce l'ho con]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8045</guid>
		<description><![CDATA[Fra tutta la spazzatura che guarda mia mamma sparsa su tutte le TV del mondo arabo, ha voluto farmene vedere una in particolare: “Andrea, vieni a vedere che programmino carino!” Non so ancora se quel programma di MBC 4 fosse stato più un documentario su Marie Antoinette o un film di fantascienza (più fanta che scienza): lo definiscono un reality show, Heya wa howa (letteralmente &#8220;Lei e lui&#8221;), questa trasmissione che ho scoperto essere arrivata addirittura alla sua seconda edizione. L&#8217;ambientazione nella rigorosa cairobene, e i dialoghi fra protagonisti che non sanno spiccicare due parole in arabo &#8211; costringendo a loro volta i registi a spiccicare dei sottotitoli per tradurre un oxfordiano British English &#8211; fanno pensare più a una fiction della tradizione egiziana nello stile di Hawanem Garden City (una sorta di &#8220;Desperate Howsewives&#8221;, ma con protagoniste aristocratiche anni ‘60). Ecco: non che mia madre sia una di “Hawanem...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fra tutta la spazzatura che guarda mia mamma sparsa su tutte le TV del mondo arabo, ha voluto farmene vedere una in particolare: “Andrea, vieni a vedere che programmino carino!”</p>
<p>Non so ancora se quel programma di MBC 4 fosse stato più un documentario su Marie Antoinette o un film di fantascienza (più fanta che scienza): lo definiscono un reality show, <a href="http://www.youtube.com/watch?v=k4UPkgXH5So&#038;feature=fvwrel">Heya wa howa</a> (letteralmente &#8220;Lei e lui&#8221;), questa trasmissione che ho scoperto essere arrivata addirittura alla sua seconda edizione.</p>
<p>L&#8217;ambientazione nella rigorosa cairobene, e i dialoghi fra protagonisti che non sanno spiccicare due parole in arabo &#8211; costringendo a loro volta i registi a spiccicare dei sottotitoli per tradurre un oxfordiano British English &#8211; fanno pensare più a una fiction della tradizione egiziana nello stile di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=KckGfxNolS8&#038;feature=youtube_gdata_player">Hawanem Garden City</a> (una sorta di &#8220;Desperate Howsewives&#8221;, ma con protagoniste aristocratiche anni ‘60). <br /> <br />
Ecco: non che mia madre sia una di “Hawanem Garden City”, tutt’altro, ma in effetti bisogna dire che quella generazione là (guarda caso la generazione di Mubarak) ha sempre vissuto così, a fianco di una TV consolatrice e illusoria<br />
<br /> <br />
Il reality ruota attorno a Nayrouz (lei) e Shady (lui), una <a href="http://www.egyptindependent.com/news/shady-and-nayrouz-surviving-reality-show">coppia</a> felice e spensierata alle prese con la nascita del piccolo Omar, lo studio di registrazione di lui, l&#8217;ipocondria di lei, e il trasloco nel nuovo loft.</p>
<p> Fra gli amici di questa coppia, non possiamo non citare un&#8217;odiosa ragazza anglo-egiziana (una 2G insomma) che fra saloni di bellezza, shopping, l&#8217;ambigua redazione di un &#8220;giornale&#8221; di cui è direttrice-fondatrice-presidente-caporedattrice, ama rovinare la vita ai suoi fratelli (che &#8220;lavorano&#8221; sotto di lei al &#8220;giornale&#8221;), e all&#8217;antipatico marito snob che parla solo inglese, e che vorrebbe tornare a Londra a tutti i costi: ecco cosa siamo diventati agli occhi dei registi di &#8220;reality&#8221; egiziani!</p>
<p>In una puntata, uno dei fratelli della ragazza 2G cattiva, approfitta di una giornata di assenza della sorella (credo fosse con qualche amica in una spa dei Mohandesin, o a bere un drink in un qualche lounge bar&#8230; rendiamoci conto che sono posti di cui l&#8217;egiziano medio non conosce nemmeno l&#8217;esistenza) per assumere subito una &#8220;segretaria&#8221; sexy tutta per sé. <br /> <br />
C&#8217;è poco da aggiungere: l&#8217;anglo-egiziana torna nella sua redazione dalle poltrone di pelle, schermi 40 pollici, e muri mosaicati, e becca la prorompente segretaria che si dà lo smalto con l&#8217;aiuto del fratello nel SUO ufficio, sulla SUA scrivania. Il resto viene da sé&#8230; Insomma, saremmo dei ricchi snob assetati di alcool e di donne.<br />
<br /> <br />
Ma la mancanza di rispetto degli autori supera ogni limite nel momento in cui Nayrouz, in una delle puntate, è costretta da una commissione importante a venire a contatto con l’Egitto popolare, l’Egitto vero. Camicia di seta di Gucci, cappello, occhiali da sole e Louis-Vuitton, accompagnano il suo passo spedito, mentre stringe il bambino a sé, e si guarda attorno schifata, beccandosi gli sguardi ancor più schifati della gente…</p>
<p>Un programma che si autodefinisce “una versione più realistica di &#8220;Al passo con i Kardashian”, ma che di “realista” ha ben poco. Diciamo tranquillamente che un’ora di Tamarreide destination Calabbria, almeno, ti mette in contatto con una realtà sociale problematica e disagiata (oltre a farti scoprire che in verità la parola “tamarro” deriva dall’arabo “tammar” che significa “venditore di datteri”!). Nulla in confronto al mix micidiale di invidia e rabbia che si generano dopo massimo dieci minuti dalla visione del reality egiziano!</p>
<p>Francamente fatico a credere che siano personaggi veri che han deciso di partecipare a un “reality”. E se così fosse: pessima idea, chiunque con un minimo di tatto si vergognerebbe a mandare in onda gente così. Non mi disturba il fatto in sé che in Egitto ci siano persone un goccino più benestanti di altre, solo non dovrebbero ostentarlo, e specialmente davanti a chi muore di fame!</p>
<p>E se invece fosse tutto inventato, e Nayrouz e Shady fossero solo degli attori, bè, lo scherzo rimane comunque di pessimo gusto.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/heya-wa-howa-alla-faccia-della-rivoluzione-egiziana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>13</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Musulmani in Europa i più a rischio discriminazione: parola di Amnesty</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/musulmani-in-europa-i-piu-a-rischio-discriminazione-parola-di-amnesty/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/musulmani-in-europa-i-piu-a-rischio-discriminazione-parola-di-amnesty/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 06:47:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8062</guid>
		<description><![CDATA[Il rapporto di Amnesty International si concentra su Belgio, Francia, Paesi Bassi, Spagna e Svizzera Per i musulmani in Europa la discriminazione è più di un rischio. A dirlo è Amnesty International nel suo nuovo rapporto pubblicato oggi. Con questo documento Amnesty International esorta i governi europei a fare di più per contrastare gli stereotipi negativi e i pregiudizi contro le persone di fede musulmana, soprattutto negli ambiti dell&#8217;istruzione e del lavoro. «Per il solo fatto d’indossare abiti tradizionali, come ad esempio il velo, alle donne musulmane viene negato un posto di lavoro e alle ragazze viene impedito di seguire regolarmente le lezioni a scuola. Gli uomini possono essere licenziati perché hanno la barba, che viene associata all&#8217;Islam», ha dichiarato Marco Perolini, esperto di Amnesty International sulla discriminazione. «Invece di contrastare questi pregiudizi, i partiti politici e i funzionari pubblici troppo spesso li assecondano nella ricerca del consenso elettorale». “Scelta...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
<em>Il rapporto di Amnesty International si concentra su Belgio, Francia, Paesi Bassi, Spagna e Svizzera</em></p>
<p>Per i musulmani in Europa la discriminazione è più di un rischio. A dirlo è <a href="http://www.amnesty.it/index.html">Amnesty International</a> nel suo nuovo rapporto pubblicato oggi. Con questo documento Amnesty International esorta i governi europei a fare di più per contrastare gli stereotipi negativi e i pregiudizi contro le persone di fede musulmana, soprattutto negli ambiti dell&#8217;istruzione e del lavoro.</p>
<p>«Per il solo fatto d’indossare abiti tradizionali, come ad esempio il velo, alle donne musulmane viene negato un posto di lavoro e alle ragazze viene impedito di seguire regolarmente le lezioni a scuola. Gli uomini possono essere licenziati perché hanno la barba, che viene associata all&#8217;Islam», ha dichiarato Marco Perolini, esperto di Amnesty International sulla discriminazione. «Invece di contrastare questi pregiudizi, i partiti politici e i funzionari pubblici troppo spesso li assecondano nella ricerca del consenso elettorale».</p>
<p>“Scelta e pregiudizio: discriminazione contro i musulmani in Europa” (<a href="http://www.amnesty.it/rapporto-amnesty-international-sulla-discriminazione-dei-musulmani-in-europa">versione integrale in inglese</a>) questo il titolo del rapporto  di Amnesty International che illustra l&#8217;impatto negativo della discriminazione nei confronti dei musulmani, basata sulla loro religione o sulle loro credenze, su diversi aspetti della loro vita, compresa l&#8217;occupazione e l&#8217;istruzione.</p>
<p>Il rapporto si concentra su Belgio, Francia, Paesi Bassi, Spagna e Svizzera, dove Amnesty International ha già sollevato alcuni problemi, tra cui le limitazioni all’edificazione di luoghi di culto e il divieto di indossare il velo integrale. Il rapporto documenta numerosi casi di singole discriminazioni in tutti i paesi interessati.<br />
<br />
«Indossare simboli e abiti religiosi e culturali fa parte del diritto alla libertà di espressione, del diritto alla libertà di religione e di credo. Questi diritti devono essere goduti dalle persone di ogni fede, allo stesso modo» ha dichiarato Marco Perolini.</p>
<p>«Mentre tutti hanno il diritto di esprimere la loro cultura, che si tratti di tradizione o fede, indossando un abito specifico, nessuna persona dovrebbe subire pressioni o essere costretto a farlo. Divieti generali nei confronti di specifici tipi di abbigliamento violano i diritti di coloro che scelgono liberamente di vestirsi in un certo modo e non aiutano chi e’ costretto a farlo contro la sua volontà», ha sottolineato Perolini.</p>
<p>Il rapporto di Amnesty International evidenzia la mancanza di un&#8217;adeguata applicazione delle norme che vietano la discriminazione in materia di occupazione in Belgio, Francia e Paesi Bassi. I datori di lavoro sono autorizzati a discriminare sulla base del fatto che simboli religiosi o culturali creeranno problemi con i clienti o con i colleghi o che risulteranno in contrasto con l&#8217;immagine aziendale o la sua “neutralità”’.</p>
<p>Questa situazione oltretutto, viene sottolineato, è in contrasto con la legislazione antidiscriminazione dell&#8217;Unione europea, che consente trattamenti differenziati in materia di occupazione solo se espressamente richiesti dalla natura dell’impiego.</p>
<p>«La legislazione europea che vieta la discriminazione fondata sulla religione o sul credo in materia di occupazione sembra essere ignorata in tutta Europa, come dimostra il tasso di disoccupazione più elevato rispetto alla media tra le persone di fede musulmana e soprattutto tra le donne musulmane di origine straniera» ha commentato Perolini.<br />
<br />
Nell&#8217;ultimo decennio in molti paesi, tra cui la Spagna, la Francia, il Belgio, la Svizzera e i Paesi Bassi, nelle scuole è stato proibito di indossare il velo o qualsiasi altro abito religioso e tradizionale. E a questo proposito Perolini aggiunge: «Qualsiasi restrizione relativa al fatto di indossare simboli religiosi e culturali nelle scuole deve essere basata sulla valutazione delle esigenze di ogni singolo caso. Divieti generali possono incidere negativamente sull&#8217;accesso all&#8217;istruzione delle ragazze musulmane e violare il loro diritto alla libertà di espressione e di manifestare le loro idee».</p>
<p>Infine, c’è il diritto di istituire luoghi di culto che è un elemento fondamentale del diritto alla libertà di religione o di credo: un diritto leso in alcuni paesi europei, nonostante gli stati abbiamo l&#8217;obbligo di proteggerlo, rispettarlo e farlo rispettare.</p>
<p>Dal 2010, la Costituzione svizzera vieta specificamente ai musulmani di costruire minareti, incorporando così gli stereotipi anti-islamici e violando gli obblighi internazionali che la Svizzera è tenuta a rispettare.</p>
<p>Nella regione spagnola della Catalogna, i musulmani devono pregare in strada perché le sale di preghiera esistenti sono troppo piccole per accogliere tutti i fedeli, mentre le richieste di costruire moschee vengono contestate in quanto incompatibili con le tradizioni culturali catalane.</p>
<p>Questa situazione lede la libertà di religione, che include il diritto di avere luoghi adeguati dove poter praticare collettivamente il proprio culto. «In molti paesi europei, è assai diffusa l’opinione che l&#8217;islam e i musulmani vanno bene a condizione che non siano troppo visibili. Questo atteggiamento sta generando violazioni dei diritti umani e deve essere contrastato» ha concluso Perolini.</p>
<p>
Fonte: <a href="http://www.vita.it/">Vita.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/musulmani-in-europa-i-piu-a-rischio-discriminazione-parola-di-amnesty/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il 25 Aprile e la nuova Italia negli occhi di uno street artist</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/il-25-aprile-e-la-nuova-italia-negli-occhi-di-uno-street-artist/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/il-25-aprile-e-la-nuova-italia-negli-occhi-di-uno-street-artist/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 Apr 2012 06:47:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Randa Ghazy</dc:creator>
				<category><![CDATA[S-veliamoci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8070</guid>
		<description><![CDATA[Il nostro è un paese che si è unificato piuttosto tardi, in confronto alle altre nazioni europee. E&#8217; un paese dove non c&#8217;è mai stato un vero repulisti, dopo il ventennio fascista. E&#8217; un paese dove ancora oggi parlare dell&#8217;unità crea lotte, fazioni, risse, dove c&#8217;è chi sostiene che un manipolo di idealisti avrebbe unificato un popolo che di unificarsi non ne aveva nessuna voglia o esigenza. Tant&#8217;è. Questo è il paese che abbiamo a disposizione. Su questo dobbiamo lavorare. Ebbene, se le celebrazioni ufficiali del 25 Aprile o del 150° dell&#8217;Unità d&#8217;Italia non convincono tutti, e&#8217; vero che ci sono vari modi per costruire l&#8217;identita&#8217; nazionale, la coesione sociale, il senso del bene collettivo. La cultura, e la coltivazione del senso delle liberta&#8217; e dei diritti (e la cara vecchia &#8220;educazione civica&#8221; che ai miei tempi si insegnava a scuola, materia a tutti gli effetti) sono dei 25 Aprile...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Il nostro è un paese che si è unificato piuttosto tardi, in confronto alle altre nazioni europee. E&#8217; un paese dove non c&#8217;è mai stato un vero repulisti, dopo il ventennio fascista.<br />
E&#8217; un paese dove ancora oggi parlare dell&#8217;unità crea lotte, fazioni, risse, dove c&#8217;è chi sostiene che un manipolo di idealisti avrebbe unificato un popolo che di unificarsi non ne aveva nessuna voglia o esigenza.</p>
<p>Tant&#8217;è. Questo è il paese che abbiamo a disposizione. Su questo dobbiamo lavorare.</p>
<p>Ebbene, se le celebrazioni ufficiali del 25 Aprile o del 150° dell&#8217;Unità d&#8217;Italia non convincono tutti, e&#8217; vero che ci sono vari modi per costruire l&#8217;identita&#8217; nazionale, la coesione sociale, il senso del bene collettivo.<br />
La cultura, e la coltivazione del senso delle liberta&#8217; e dei diritti (e la cara vecchia &#8220;educazione civica&#8221; che ai miei tempi si insegnava a scuola, materia a tutti gli effetti) sono dei 25 Aprile da costruire tutti i giorni, per liberarci dalle nostre fisime, dal nostro senso di un&#8217;identita&#8217; perduta, dalla nostra paura del diverso.</p>
<p>C&#8217;e&#8217; chi pensa che riunire gli italiani attorno a delle tradizioni comuni, che vadano dalla gastronomia, ai dialetti, alle radici cattoliche, sia un passo fondamentale in questo senso.</p>
<p>Non mi sento di dissentire. Sento pero&#8217; anche, forte e chiara, l&#8217;esigenza di commemorare la liberazione di questo paese nel 1945 in modo un po&#8217; diverso. Poiche&#8217; questo e&#8217; il maggior contributo che da italiana posso dare al mio paese: il vaglio critico con cui i miei occhi di seconda generazione leggono la societa&#8217; che mi circonda.</p>
<p>Per questo trovo incantevole il progetto indipendente &#8220;Street Art 1861 &#8211; la strada immagina l&#8217;Italia&#8221;, legato alle celebrazioni del 150° anniversario dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, in cui quindici artisti riflettono sull&#8217;immagine dell&#8217;Italia attuale dopo 150 anni di percorso comune.</p>
<p>L&#8217;arte come occasione per innescare una riflessione sull&#8217;Italia contemporanea, in modo diverso.<br />
Il promotore di &#8220;Street Art 1861 &#8211; la strada immagina l&#8217;Italia&#8221; è il blog Madness Wall, nato per informare sul mondo della Street Art italiana ed internazionale.<br />
<a href="http://www.streetart1861.org/p/le-opere.html">Qui </a>le opere degli artisti che hanno aderito al progetto.</p>
<p>
Tra queste colpisce i miei occhi il lavoro di <a href="http://www.streetart1861.org/2011/02/br1-per-il-progetto-street-art-1861.html">Br1</a>: uno street artist torinese che basa la sua ricerca artistica sulla donna islamica e sul simbolismo del velo. Invadendo la citta&#8217; di figure femminili graziose e dai veli sgargianti, fa tristemente risaltare (per contrasto) gli enormi cartelloni pubblicitari di intimo o chissa&#8217; cos&#8217;altro, con esposizione &#8220;macelleresca&#8221; del corpo femminile a favore di passanti.</p>
<p>Per raccontare l&#8217;Italia, Br1 ha scelto di parlare di integrazione, di un&#8217;Italia nuova, sempre piu&#8217; &#8220;contaminata&#8221; dal sud del Mediterraneo e dalle sue popolazioni.</p>
<p>Br1 ha celebrato l&#8217;Unita&#8217; in chiave di integrazione fra culture.</p>
<p>Oggi mi pare sensato celebrare la Liberazione anche in quest&#8217;ottica. Uomini e donne di ogni eta&#8217; hanno dato la vita per garantirci i diritti democratici che diamo per scontati.</p>
<p><a href="http://www.anpi.it/la-resistenza-italiana/">Parte</a> del popolo italiano, lassu&#8217; sulle montagne, si e&#8217; ribellato, ha espresso il suo risveglio, ha riattivato una coscienza nazionale e civile.</p>
<p>Ha battuto gli invasori, degli Stranieri, con l&#8217;aiuto degli Alleati, anch&#8217;essi Stranieri.</p>
<p>La nostra storia e&#8217; sempre stata tutta qui.<br />
Crocevia, meticciato, invasioni, apertura. Tutte parole inscritte nella nostra storia, nel nostro Dna.</p>
<p>Uno street artist ci indica una via di apertura, tornando alle nostre origini e alla nostra storia di naturale accoglienza ed esposizione al mondo esterno.</p>
<p>Un modo alternativo di insegnarci l&#8217;Educazione civica?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/il-25-aprile-e-la-nuova-italia-negli-occhi-di-uno-street-artist/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>25</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Yalla Italia nella cucina di Maha: i sambousek</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/yalla-italia-nella-cucina-di-maha-i-sambousek/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/yalla-italia-nella-cucina-di-maha-i-sambousek/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 13:13:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[I video di Maha]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8049</guid>
		<description><![CDATA[Così come è importante approcciarsi alla lingua e alla cultura araba con gradualità, così ogni pasto egiziano, libanese o siriano che si rispetti ci prende per la gola per gradi, una portata alla volta. Se vi è capitato di andare in un ristorante tipico del Cairo o di Beirut sapete che spesso, senza neanche ordinarli, arrivano presto decine di piattini: i mezzé! Stiamo parlando del culto degli antipasti che caratterizza la cucina araba, dove fare la &#8220;scarpetta&#8221; con salse e salsine è un vero e proprio obbligo. C&#8217;è chi sostiene che il termine mezzé sia trascrizione fonetica del verbo “tamazzaza” (gustare a piccoli bocconi), e chi ne rintraccia l&#8217;origine nel vocabolo turco “mezegater” (tavola). In ogni caso, la ricca processione di antipasti che vi verranno serviti andranno dai felafel, ai fila, involtini di pasta sfoglia ripieni di carne o formaggio, dal baba ghannouch, ottima e cremosa salsina di melanzane, alla...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Così come è importante approcciarsi alla lingua e alla cultura araba con gradualità, così ogni pasto egiziano, libanese o siriano che si rispetti ci prende per la gola per gradi, una portata alla volta.</p>
<p>Se vi è capitato di andare in un ristorante tipico del Cairo o di Beirut sapete che spesso, senza neanche ordinarli, arrivano presto decine di piattini: i <a href="http://www.taccuinistorici.it/ita/news/contemporanea/usi-curiosita/Mezze-rito-mediorientale.html">mezzé</a>!</p>
<p>Stiamo parlando del culto degli antipasti che caratterizza la cucina araba, dove fare la &#8220;scarpetta&#8221; con salse e salsine è un vero e proprio obbligo.<br />
C&#8217;è chi sostiene che il termine <em>mezzé</em> sia trascrizione fonetica del verbo “tamazzaza” (gustare a piccoli bocconi), e chi ne rintraccia l&#8217;origine nel vocabolo turco “mezegater” (tavola).</p>
<p>In ogni caso, la ricca processione di antipasti che vi verranno serviti andranno dai <a href="http://www.yallaitalia.it/2012/03/yalla-italia-nella-cucina-di-maha-i-felafel/">felafel</a>, ai <em>fila</em>, involtini di pasta sfoglia ripieni di carne o formaggio, dal <a href="http://www.buttalapasta.it/articolo/baba-ghannouj-antipasto-arabo-a-base-di-melanzane/304/">baba ghannouch</a>, ottima e cremosa salsina di melanzane, alla tahina, salsa a base di sesamo.</p>
<p>E poi, ovviamente, gli immancabili sambousek, che possono essere ripieni di carne o formaggio, ma sono sempre deliziosi.<br />
Buoni e veloci da preparare, grazie alla semplice ricetta di Maha:</p>
<p><iframe width="560" height="315" src="http://www.youtube.com/embed/GvIC45Q80wQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/yalla-italia-nella-cucina-di-maha-i-sambousek/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Caro lettore, ti scrivo&#8230;</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/caro-lettore-ti-scrivo/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/caro-lettore-ti-scrivo/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Apr 2012 08:50:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7789</guid>
		<description><![CDATA[Perché la blogosfera ha avuto un successo così clamoroso? Probabilmente, per le possibilità di dialogo e la democraticità dei suoi spazi di confronto. Yalla Italia crede nel dialogo, da sempre, e crede in questo blog come a uno spazio dove mettere in gioco se stessi. Ma i sassolini buttati nella blogosfera, quanti cerchi nell&#8217;acqua creano? Cosa pensano i nostri lettori? Oggi pubblichiamo volentieri la lettera di un nostro lettore che ci dice la sua sull&#8217;integrazione delle prime e delle seconde generazioni. Ovviamente, abbiamo chiesto anche a qualche yallista di raccontarsi, offrire le proprie risposte e chiavi interpretative. Perchè crediamo che le buone pratiche come questa (avere dei dubbi, ammettere le proprie incertezze sull&#8217;argomento, cercare interlocutori veri a cui esporle) siano la chiave vincente che metterebbero a tacere gli ever green dell&#8217;anti-immigrazione mediatica. Buongiorno, ho scoperto da pochissimo questo sito e ne sono contento, perchè sto cercando di capire qualcosa di...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Perché la blogosfera ha avuto un successo così clamoroso? Probabilmente, per le possibilità di dialogo e la democraticità dei suoi spazi di confronto.</p>
<p>Yalla Italia crede nel dialogo, da sempre, e crede in questo blog come a uno spazio dove mettere in gioco se stessi. Ma i sassolini buttati nella blogosfera, quanti cerchi nell&#8217;acqua creano? Cosa pensano i nostri lettori? </p>
<p>Oggi pubblichiamo volentieri la lettera di un nostro lettore che ci dice la sua sull&#8217;integrazione delle prime e delle seconde generazioni.<br />
Ovviamente, abbiamo chiesto anche a qualche yallista di raccontarsi, offrire le proprie risposte e chiavi interpretative. Perchè crediamo che le buone pratiche come questa (avere dei dubbi, ammettere le proprie incertezze sull&#8217;argomento, cercare interlocutori veri a cui esporle) siano la chiave vincente che metterebbero a tacere gli ever green dell&#8217;anti-immigrazione mediatica. </p>
<p>
<em>Buongiorno,<br />
ho scoperto da pochissimo questo sito e ne sono contento,<br />
perchè sto cercando di capire qualcosa di più della cultura araba e per ora sto facendo abbastanza fatica.</p>
<p>Mi chiamo Davide e sono un impiegato tecnico di Cuneo.<br />
Leggendo le vostre biografie, direi che siete tutti ragazzi e ragazze integrati nella società, laureati, con lavori interessanti, insomma parecchio diversi dalle famiglie di immigrati che si vedono dalle mie parti, io sono piemontese e normalmente gli immigrati arabi qui sono poveri e con grossi problemi di integrazione, questo a mio parere dipende un pò da noi e un pò da loro: la gente è diffidente verso le culture diverse e da lì a arrivare al razzismo il passo è brevissimo, ma loro hanno spesso atteggiamenti che non aiutano a far cambiare idea a queste persone, abuso di alcool, furti, nessun contatto volontario con la nostra cultura, atteggiamenti maleducati e a volte violenti, non sono un bel biglietto da visita e quello che mi preoccupa è che i loro figli, hanno più o meno gli stessi problemi, non vedo insomma un progresso sociale significativo nelle seconde generazioni.<br />
Per fortuna il vostro sito mette in luce un aspetto molto diverso di questi &#8220;Nuovi Italiani&#8221; (io li chiamo così) e mi riempie di speranza, credo che alla fine sia il livello culturale la chiave di tutto, forse queste famiglie arrivano da zone dove vi sono livelli di analfabetismo altissimi e rimangono fossilizzate in regole sociali e costumi anacronistici e sono loro i primi ad aver paura e a sentirsi estranei a questa nostra società che non capiscono e non accettano perchè così diversa dalla loro. Voi cosa ne dite?</p>
<p>Trovate che ci sia molta differenza tra il modo di pensare vostro e quello dei vostri genitori?<br />
Quando tornate nei vostri Paesi di origine, magari a trovare un parente, vi sentite &#8220;in un altro mondo&#8221; oppure no?<br />
E poi vorrei ancora domandarvi: secondo voi quale è la maggior ragione della mancanza di democrazia nei Paesi arabi?<br />
Perchè dove vi sono elezioni, i partiti religiosi hanno così successo e i partiti laici no?<br />
Vi ringrazio in anticipo delle vostre risposte, </p>
<p>Davide<br /></em></p>
<p>
<a href="http://www.yallaitalia.it/author/karim/">Karim </a> risponde:</p>
<p>Caro Davide,<br />
<br />
Concordo con te sull’aspetto, cruciale a mio avviso, della questione culturale: è il perno attorno al quale ruotano le differenze che noti, noi tutti notiamo, tra gli immigrati. Chi viene da contesti rurali (la maggior parte dei migranti), in cui l’analfabetizzazione raggiunge livelli (molto) elevati, ha delle grosse difficoltà ad aprirsi a ad un contesto diverso, troppo lontano dalle sue abitudini. Farebbero fatica, ahimè, anche nel loro stesso paese!</p>
<p>Per rispondere alla tua domanda se ci sentiamo “in un altro mondo”, (sorrido!) è la caratteristica dei nuovi italiani&#8230;quando siamo in Italia siamo arabi e quando siamo via, diventiamo italiani. Com’è la storia?! Ironia a parte, personalmente non mi sento in un altro mondo. Forse è questa la qualità che ci piace di più: abbiamo un bagaglio culturale ricco e variegato, ovunque andiamo ci sentiamo a casa!</p>
<p>
<a href="http://www.yallaitalia.it/author/sabrina/">Sabrina</a> risponde:</p>
<p>Ciao Davide,<br />
mi fa piacere leggere la tua mail.<br />
Hai parlato delle persone che trovi in Piemonte e della loro poco voglia di integrarsi e del loro modo sbagliato di porsi. Molti degli immigrati che arrivano in Italia sono persone che non hanno speranze nel loro Paese e che arrivano qui perché sanno che lì non hanno futuro e che non potranno costruire qualcosa. Arrivano in Italia con tante speranze, ma che nel frattempo molti di loro vedono svanire e quindi alcuni si danno all’alcool, altri invece cercano la strada più facile rubando o facendo gli spacciatori. Non tutti reagiscono allo stesso modo e per fortuna queste reazioni non sono la scelta di tutti, anzi. Mio padre, di famiglia povera, è un immigrato che ha girato vari Paesi prima di arrivare qui e ha fatto tantissimi lavori, tra cui muratore, barista, camionista e molto altro. Si è subito integrato con questo paese sposandosi con una donna italiana, mia mamma. Con lei ha costruito molto e con il tempo si sono affermati. Loro sono il mio orgoglio e senza di loro non sarei stata quello che sono. <br />
Non credo ci sia una reale differenza nel nostro modo di pensare, o meglio sicuro ci sono delle differenze ma queste sono dovute dalle diverse esperienze e dinamiche. Avere due genitori con nazionalità e culture diverse sicuro ti porta a pensarla diversamente da uno che ha i genitori della stessa nazionalità.<br />
Credo sia giusto dire che come educazione non ci siano differenze, e come cultura ne assimilano due e non una&#8230;i vissuti sono diversi, ma come le nuove generazioni italiane sono diverse dalla generazione dei genitori.</p>
<p>
I paesi arabi non avranno democrazia perché i popoli sono abituati alla dittatura. Purtroppo abbiamo avuto per decenni Presidenti che ci hanno tenuto nell’ignoranza e nella povertà. Le basi per tenere sotto controllo un popolo.</p>
<p>I partiti religiosi hanno successo perché è l’unico comune denominatore esistente tra le varie differenze culturali, economiche e sociali dei cittadini. La laicità fa paura in qualche modo. Sembra come se dovessero uscire da tutto ciò che sono stati, ma anche solo culturalmente, non necessariamente perché sono dei praticanti. Ma è questione di sicurezza, contro la laicità che è l’ignoto. Almeno la religione esiste da secoli se non da millenni.</p>
<p>C’è speranza? Sicuro ma ci vorrà un bel po’ di tempo. Non bisogna avere la presunzione di cambiare cinquant&#8217;anni di storia in due, tre anni.</p>
<p>
<a href="http://www.yallaitalia.it/author/andrea/"><br />
Andrea</a> risponde:</p>
<p>Caro Davide,<br />
Tanto per cominciare non posso che apprezzare enormemente il tuo sforzo nel voler &#8220;capire&#8221; gli arabi, e come &#8220;funzionano&#8221;!<br />
Siamo un popolo dalle dinamiche sociali complesse, e  dalla politica ancora più intricata.</p>
<p>Io penso ormai da un po&#8217; che ci sia un elemento in particolare che distingue noi tutte Seconde Generazioni:  il senso di inadeguatezza.<br />
Ecco, noi di Yalla siamo il lato &#8220;positivo&#8221; &#8211; il meglio realizzato &#8211; di questa inadeguatezza (non il suo superamento). Siamo tutte persone che sono riuscite a tirarne fuori la ricchezza e l&#8217;apertura mentale ovvi per i requisiti che abbiamo: sembrano quasi un&#8217;eccezione, detto così, tutti i casi di alcolizzati/drogati, ladri e stupratori che rifiutano la civiltà Occidentale, visto che oltre ad avere una doppia Cittadinanza, abbiamo una doppia Cultura e una doppia Mentalità (tutto doppio insomma!).<br />
Il lato un po&#8217; meno positivo (un po&#8217; meno realizzato, forse) delle 2G mi piace suddividerlo in due casi:<br />
1. Chi sceglie la civiltà &#8220;Madre&#8221; e rifiuta quella &#8220;Nuova&#8221;&#8230; Ricorda che il presupposto è sempre l&#8217;inadeguatezza, quindi parlo sempre di modi per &#8220;uscirne&#8221;. In questo caso ci si rivolta contro l&#8217;Occidente, un po&#8217; per rabbia, un po&#8217; per invidia, un po&#8217; per quello che vuoi;<br />
2. Chi sceglie la civiltà &#8220;Nuova&#8221; e rifiuta quella &#8220;Madre&#8221;, altro modo per fuggire dall&#8217;inadeguato. E in questo caso c&#8217;è l&#8217;occidentalizzazione completa.</p>
<p>Ma perché &#8220;inadeguati&#8221;?<br />
Rispondendo a questa domanda, rispondo anche alle tue domande che rimangono senza risposta.<br />
Siamo inadeguati perché non siamo né arabi né occidentali.<br />
Se una persona vive qui, è sempre, o almeno in minima parte &#8220;italiana&#8221;: può andare alla scuola araba, ok, può vedersi solo con coetanei arabi, d&#8217;accordo, ma questi coetanei saranno a loro volta persone che vivono in Italia, che guardano la tv italiana, e che non possono rimanere isolati dal Paese in cui vivono! Ed è per questo che fra di loro, che pensano di poter vivere come i loro parenti nel loro paese d&#8217;origine, e gli stessi parenti nel paese d&#8217;origine, ci sarà sempre un gap culturale. &#8220;sentirsi&#8221; arabo 100%, o italiano 100% non è &#8220;esserlo&#8221;, Quindi con i parenti in Egitto, Tunisia o Libano non sarà MAI completamente un &#8220;altro mondo&#8221;. Visto che anche se mi considerassi l&#8217;italiano perfetto, non potrei MAI dimenticare il ruolo che ha il &#8220;parentado&#8221; nella cultura italiana.<br />
<br />
Democrazia nei paesi arabi?<br />
Concludo, dicendoti semplicemente che nella storia moderna fino ad oggi, gli arabi non hanno fatto che &#8220;copiare&#8221; (o per imposizione, o per altro) i modelli di governo Occidentale. Ormai il motto è: &#8220;occidentale è meglio&#8221;.<br />
Io non sono affatto d&#8217;accordo: perché mai dovremmo copiare un modello che si sta rivelando sempre più fallimentare giorno dopo giorno, creato -per giunta- dagli Occidentali PER l&#8217;Occidente!?<br />
Quello che dico è complesso, e forse nemmeno a noi in occidente va tanto giù l&#8217;idea di dover cambiare modello di sviluppo e di governo. Ma è un dato di fatto.<br />
Ora con l&#8217;ignoranza che c&#8217;è in molti paesi arabi, direi che queste mie parole suonano impossibili, anche perché, chi mai progetterebbe una nuova forma di governo per gli arabi? Chi potrà mai essere il nuovo Montesquieu? Penso nessuno francamente, finché il modello è quello turco, che a sua volta prende da quello Occidentale.<br /> <br />
Si cercherà di arrivare alla democrazia, con difficoltà, e ci si arriverà nel momento in cui l&#8217;Occidente capirà che non è più così efficace come un tempo.</p>
<p>Grazie mille ancora per la tua attenzione,<br />
Saluti!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/caro-lettore-ti-scrivo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>7</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quando la mitezza è islamica e la violenza bestemmia in italiano</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/quando-la-mitezza-e-islamica-e-la-violenza-bestemmia-in-italiano/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/quando-la-mitezza-e-islamica-e-la-violenza-bestemmia-in-italiano/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 12:43:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggi ce l'ho con]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8011</guid>
		<description><![CDATA[Rafeeq è un amico indiano. Un mite, un nonviolento puro. Con lui ho pregato nella moschea di Ostia. Con lui ho visitato alcuni dei luoghi in cui abitano le comunità migranti del litorale romano. Puntuale ad ogni incontro del Cipax, Rafeeq allestiva il suo banchetto per vendere bastoncini di incenso e provvedeva a profumare l’atmosfera. Ed era sempre pronto a parlarci della nonviolenza nella tradizione islamica e dell’immagine del Clemente e del Misericordioso nel Corano. Il mondo islamico è un arcipelago variegato e non un monolite indistinto. Giovedì scorso Rafeeq ha chiamato dal suo cellulare parlando a stento e tra i singhiozzi di un pianto sconsolato. Era ricoverato al San Giovanni in seguito ad un’aggressione subita nella metropolitana. Un giovane italiano, dopo aver inveito con parolacce perché si era seduto vicino a lui, lo ha aggredito con una testata e poi con calci e pugni. Rafeeq ora è ricoverato in...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Rafeeq è un amico indiano. Un mite, un nonviolento puro. Con lui ho pregato nella moschea di Ostia. Con lui ho visitato alcuni dei luoghi in cui abitano le comunità migranti del litorale romano.<br />
Puntuale ad ogni incontro del Cipax, Rafeeq allestiva il suo banchetto per vendere bastoncini di incenso e provvedeva a profumare l’atmosfera.</p>
<p>Ed era sempre pronto a parlarci della nonviolenza nella tradizione islamica e dell’immagine del Clemente e del Misericordioso nel Corano.</p>
<p>Il mondo islamico è un arcipelago variegato e non un monolite indistinto.<br /> <br />
Giovedì scorso Rafeeq ha chiamato dal suo cellulare parlando a stento e tra i singhiozzi di un pianto sconsolato. Era ricoverato al San Giovanni in seguito ad un’aggressione subita nella metropolitana.<br />
 Un giovane italiano, dopo aver inveito con parolacce perché si era seduto vicino a lui, lo ha aggredito con una testata e poi con calci e pugni. Rafeeq ora è ricoverato in ospedale in attesa di un intervento al setto nasale. Sicuramente si tratta di un gesto isolato, peraltro prontamente contenuto dagli altri viaggiatori, ma è anche il sintomo di un’aggressività accovacciata nervosamente dentro la coscienza (di molti o pochi?) e pronta a scattare alla minima ingiustificabile occasione, pronta a raccogliere un pretesto nemmeno esistente.</p>
<p>Quando non è uno stadio o un insulto dall’automobile, anche un treno della metropolitana e uno straniero possono raccogliere il vomito della violenza.<br />
Salam alaykum.</p>
<p>Tonio Dell&#8217;Olio</p>
<p>
Fonte <a href="http://www.peacelink.it/mosaico/index.html">Mosaico di pace</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/quando-la-mitezza-e-islamica-e-la-violenza-bestemmia-in-italiano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Freedom Flotilla 2: detenuti, e rispediti al mittente&#8230;con la complicità di Alitalia e soci</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/freedom-flotilla-2-detenuti-umiliati-e-rispediti-al-mittente-con-la-complicita-di-alitalia-e-soci/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/freedom-flotilla-2-detenuti-umiliati-e-rispediti-al-mittente-con-la-complicita-di-alitalia-e-soci/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 11:21:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ebla Ahmed</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=8005</guid>
		<description><![CDATA[Israele è un bellissimo paese con una gran varietà di paesaggi, religioni e persone. Confina con il Libano, la Siria a nord, la Giordania a est e l&#8217;Egitto a sud. Io lo adoro questo paese, ma questo non vuol dire chiudere gli occhi e vedere solo ciò che si vuole. Se apro gli occhi (come fanno anche tanti israeliani) infatti, sono in prima linea per la difesa dei diritti a prescindere dalla mia fede e ideologia politica. Domenica 15 aprile, il giornalista e attivista di pace italiano, Vittorio Arrigoni, veniva ricordato con grande affetto e con la voglia di portare avanti il suo impegno non solo per Gaza, ma anche per l’aeroporto «Ben Gurion» di Tel Aviv, dove oltre 600 agenti di polizia e dei servizi di sicurezza, hanno bloccato, detenuto e rispedito a casa persone che avevano proclamato con sincerità solo la volontà di andare in Palestina, a Betlemme....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Israele è un bellissimo paese con una gran varietà di paesaggi, religioni e persone. Confina con il Libano, la Siria a nord, la Giordania a est e l&#8217;Egitto a sud.</p>
<p>Io lo adoro questo paese, ma questo non vuol dire chiudere gli occhi e vedere solo ciò che si vuole. Se apro gli occhi (come fanno anche tanti israeliani) infatti, sono in prima linea per la difesa dei diritti a prescindere dalla mia fede e ideologia politica.</p>
<p>Domenica 15 aprile, il giornalista e attivista di pace italiano, <a href="http://www.eilmensile.it/2012/04/15/speciale-vittorio-arrigoni-un-anno-dopo/">Vittorio Arrigoni</a>, veniva ricordato con grande affetto e con la voglia di portare avanti il suo <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/15/vittorio-arrigoni-umano/104675/">impegno</a> non solo per Gaza, ma anche per l’aeroporto «Ben Gurion» di Tel Aviv, dove oltre 600 agenti di polizia e dei servizi di sicurezza, hanno bloccato, detenuto e rispedito a casa persone che avevano proclamato con sincerità solo la volontà di andare in Palestina, a Betlemme.<br /> <br />
Nella Cisgiordania occupata ci sono circa mille e cinquecento attivisti che lo vogliono. È un reato avere amici palestinesi e dichiararlo apertamente?</p>
<p>Per le autorità israeliane è comunque una colpa, punibile con l&#8217;espulsione dal paese. Il governo, con la piena collaborazione di una ventina di compagnie aeree (l&#8217;Alitalia ha prontamente risposto «Obbedisco») e dei servizi di sicurezza di vari Stati (inclusa quelli della Turchia del premier Erdogan che paradossalmente proclama sempre il suo commosso sostegno ai diritti dei palestinesi), è riuscito a far cancellare i voli di centinaia di attivisti.<br /> <br />
Domenica 15 aprile chi è riuscito a passare tra le strette maglie dei controlli al «Ben Gurion», ha raggiunto il centro stampa di «<a href="http://www.freedomflotilla.it/">Benvenuti in Palestina</a>».<br />
<br />
Due di loro sono gli attivisti e giornalisti italiani del sito internet <a href="http://www.frontierenews.it">Frontiere News</a>, Joshua e Valerio Evangelista, che erano finiti anche in galera e poi rilasciati pochi giorni fa.</p>
<p>“Pensavano volessimo sfuggire ai loro controlli all’aeroporto – raccontano &#8211; ci hanno fermato, appunto, al controllo passaporti e ci hanno portato in un centro di detenzione nello stesso complesso.Le guardie parlavano un pessimo inglese e si arrabbiavano quando non li capivamo &#8211; aggiunge Joshua Evangelista -. Siamo stati stati spogliati, abbiamo sopportato dodici ore di fermo in un paese straniero. Perquisizioni, aggressioni verbali e ci hanno persino sequestrato alcuni nostri oggetti personali, prima di essere addirittura sbattuti in cella e separati l’uno con l’altro”.</p>
<p>Questi sono i fatti che i due giornalisti italiani commentano ripetento più volte: “non c’era motivo perché ci facessero tutto questo”.</p>
<p>Mentre mi parlano, descrivono alla perfezione anche la loro cella. “C&#8217;erano 4 letti a castello di legno, ognuno di essi intagliato con la nazionalità del detenuto che l&#8217;aveva occupato prima – racconta Joshua -. Estoni, singalesi, cinesi, bulgari, turchi, ungheresi. C&#8217;era una finestra sbarrata e un piccolo spiraglio vetrato nella porta blindata. L&#8217;ambiente era quasi del tutto insonorizzato, ma riuscivo lo stesso a sentire quando mio fratello tossiva. Mi rassicurava sul fatto che fosse ancora lì. Poi, quando ci hanno spinto a forza sull’aereo, dato che non volevamo salire senza aver parlato almeno con il console Nicola Orlando, ci hanno detto: andate in Siria a fare gli attivisti, così vi sparano&#8221;. </p>
<p>Finito l’incubo, ai fratelli Evangelista, è stato proibito l’ingresso in Israele per i prossimi dieci anni, con &#8220;tanto di timbro sul passaporto&#8221;. Partiti autonomamente, Joshua e Valerio non sanno ancora cosa sia successo ai tanti altri attivisti: “Abbiamo visto che un’italiana è stata rimpatriata il giorno stesso, alcuni non sono riusciti nemmeno a partire da Roma. E noi alla fine abbiamo ricomprato a spese nostre il biglietto per il volo di ritorno&#8221;.</p>
<p>Joshua Evangelista ci tiene a chiarire pubblicamente tramite Yalla: &#8220;Sono cristiano e come si può notare dal mio nome, provengo da una famiglia culturalmente molto vicina alla tradizione ebraica. Non sono nemico di Israele, anche se per il governo di Gerusalemme, criticare la loro politica coincide con l&#8217;essere antisemiti. <br />
Il nostro doveva essere un fermo amministrativo – prosegue &#8211; mentre si è trasformato in una vera e propria detenzione penale.</p>
<p>A questo si aggiunge il disprezzo dei piccoli gesti: siamo stati strattonati, hanno mangiato il nostro pranzo come segno di sfregio e a fatica ci concedevano bagno e acqua. Hanno fatto di tutto per non farci parlare con il consolato&#8221;. E come il significato del suo nome che deriva dal nome ebraico Yehoshua, che significa &#8220;è la tua salvezza&#8221;, oggi Joshua Evangelista è di nuovo a casa a Roma sano e salvo, per continuare a raccontare le ingiustizie di qualsiasi paese. <br />
E dovremmo rispettarlo per questo, a prescindere dalla fede e dalle ideologie politiche che si hanno.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/freedom-flotilla-2-detenuti-umiliati-e-rispediti-al-mittente-con-la-complicita-di-alitalia-e-soci/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>26</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Contro i salafiti sì, ma quanto pressappochismo</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/contro-i-salafiti-si-ma-quanto-pressappochismo/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/contro-i-salafiti-si-ma-quanto-pressappochismo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 06:08:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7968</guid>
		<description><![CDATA[Care sorelle e amiche, lettori e lettrici mi riferisco all&#8217;articolo apparso su Yalla Italia sui Salafiti e la proposta di un loro dirigente di reintroduzione della schiavitù. Credo come i fratelli e le sorelle di Ennadha che la costruzione della nuova Tunisia islamica e democratica, passi per ben altre vie rispetto a quelle di un generico ritorno alle origini in senso letterale. Il Santo Corano, per non parlare dei Libri precedenti, discese in una società tutt&#8217;altro che ideale dove la violenza e la sopraffazione del forte sul debole era la regola. Alcune norme etiche e giuridiche cercarono di regolare i rapporti sociali su base di mutuo rispetto ma non sempre ciò fu possibile sia perchè ci fu una caduta della spiritualità, denaro e potere si ripresero il dominio sul cuore umano, sia perchè ci furono guerre invasioni e devastazioni. Di conseguenza, non sempre l&#8217;islam fu applicato correttamente rispetto alle tradizioni...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Care sorelle e amiche, lettori e lettrici</p>
<p>mi riferisco all&#8217;<a href="http://www.yallaitalia.it/2012/04/salafiti-ma-andate-a-nascondervi/">articolo</a> apparso su Yalla Italia sui Salafiti e la proposta di un loro dirigente di reintroduzione della schiavitù.</p>
<p>Credo come i fratelli e le sorelle di Ennadha che la costruzione della nuova Tunisia islamica e democratica, passi per ben altre vie rispetto a quelle di un generico ritorno alle origini in senso letterale.<br />
Il Santo Corano, per non parlare dei Libri precedenti, discese in una società tutt&#8217;altro che ideale dove la violenza e la sopraffazione del forte sul debole era la regola.<br />
Alcune norme etiche e giuridiche cercarono di regolare i rapporti sociali su base di mutuo rispetto ma non sempre ciò fu possibile sia perchè ci fu una caduta della spiritualità, denaro e potere si ripresero il dominio sul cuore umano, sia perchè ci furono guerre invasioni e devastazioni. Di conseguenza, non sempre l&#8217;islam fu applicato correttamente rispetto alle tradizioni del passato.<br />
La schiavitù fu normata e trattar bene gli schiavi divenne un obbligo religioso, liberarli era cosa buona e giusta. E comunque il padrone non era comunque il possessore dell&#8217;anima dello schiavo il quale come tutti poteva avere libertà di professare qualsiasi fede. Si riconosceva lo schiavo come persona, a differenza del diritto romano che lo considerava instrumentum vocale cioè oggetto con la voce.</p>
<p>Certamente non possiamo ritornare alla schiavitù alle odalische agli harem o alle guerre tribali tutti istituti tradizionali senza i quali l&#8217;Islam può vivere benissimo.<br />
Non si confonda perciò quello che è relativo alla consuetudine con la materia strettamente religiosa che spesso con la consuetudine ha poco a che fare. Tuttavia la capacità di distruzione della società odierna liberista ed imperialista in particolare in alcune aree del mondo è molto superiore a quella dell epoca del Profeta, in Afghanistan in Iraq. ln Occidente è stato molto più incivile della società del passato.<br />
Insieme a milioni di pacifisti, penso che non si può parlare di civiltà in casa e bombardare in casa altrui. Naturalmente non ho intenzione di fare di tutt&#8217; erba un fascio, ragionamento che non è valido nè per l&#8217;Occidente nè per il resto del mondo. Ma tutti ricordiamo le violazioni dei diritti umani in Iraq in Afghanistan o altrove rigorosamente Made in USA.<br />
Si parla di arrretratezza delle società islamiche ma non si guarda a casa nostra dove non dimentichiamo di essere dei privilegiati anche se non sappiamo quanto questo stato durerà ancora.</p>
<p>Oggi l&#8217;Islam delle moschee in stragrande maggioranza non propugna affatto il ritorno alle origini sic et simpliciter ma cerca di incarnare un Islam contemporaneo sostenitore della pace, della democrazia,del dialogo con le altre fedi  e del diritto a partire dalle Fonti Santo Corano e Nobile Sunna.<br />
Con un taglio differente dall&#8217;impostazione dell&#8217;ACMID, anche noi stiamo portando avanti una campagna internazionale in tutta Europa contro i matrimoni forzati, ma non capisco l&#8217;atteggiamento di chi per essere al passo con i tempi deve trattare con superficialità e addirittuta un pizzico di critica il testo sacro disceso in un&#8217; altra società invece di andare ad approfondire l&#8217;argomento criticando i Salafiti sul loro terreno prima che sul terreno della stampa occidentale che nulla sa di tutto ciò.</p>
<p>Si dovrebbe proporre un altro modo di vita nell ambito dell&#8217;Islam,non correre dietro semplicemente a tutto quello che si fa in Occidente per sentirsi integrati perchè così si favorisce l&#8217;assimilazione e non si aiuta affatto i musulmani a rimanere tali.<br />
Nella Umma esiste oggi il massimo di libertà di critica ma attenersi al Testo e fondamentale.</p>
<p>Fraternamente</p>
<p>Amina Salina</p>
<p>Membro fondatore dell&#8217;ACII Moschea al Huda di Roma </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/contro-i-salafiti-si-ma-quanto-pressappochismo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Sono poliglotta e pure più intelligente</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/sono-poliglotta-e-pure-piu-intelligente/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/sono-poliglotta-e-pure-piu-intelligente/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 06:08:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zeina Ayache</dc:creator>
				<category><![CDATA[S-veliamoci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7984</guid>
		<description><![CDATA[A scuola lo dicevano sempre a mia madre…’Sua figlia è intelligente, va bene a scuola, ma potrebbe fare di più’ ed io mi sono sempre chiesta ‘Perché?’ in fondo i miei Distinto e Ottimo e i miei 8 e 9 li ho sempre portati a casa e con il minimo sforzo…Cos’altro avrei dovuto fare? I compiti? L’Università poi non conta, non riesco a vantarmi dei 30 presi a Scienze della Comunicazione, sarebbe come complimentarsi con il proprio cane perché ha fatto la pipì. Mi sono sempre chiesta però come certi miei compagni di classe facessero fatica ad ottenere buoni risultati. Soldi spesi per lezioni di recupero, pomeriggi interi sui libri, paginate di compiti per poi arrivare ad un misero 7. Eppure non sono certo un genio (lo dico perché ne ho conosciuti e &#8211; purtroppo &#8211; non gli somiglio per niente), molti altri ottenevano i miei stessi risultati, con lo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A scuola lo dicevano sempre a mia madre…’Sua figlia è intelligente, va bene a scuola, ma potrebbe fare di più’ ed io mi sono sempre chiesta ‘Perché?’ in fondo i miei Distinto e Ottimo e i miei 8 e 9 li ho sempre portati a casa e con il minimo sforzo…Cos’altro avrei dovuto fare? I compiti?<br />
L’Università poi non conta, non riesco a vantarmi dei 30 presi a Scienze della Comunicazione, sarebbe come complimentarsi con il proprio cane perché ha fatto la pipì.</p>
<p>Mi sono sempre chiesta però come certi miei compagni di classe facessero fatica ad ottenere buoni risultati.<br />
Soldi spesi per lezioni di recupero, pomeriggi interi sui libri, paginate di compiti per poi arrivare ad un misero 7.<br />
Eppure non sono certo un genio (lo dico perché ne ho conosciuti e &#8211; purtroppo &#8211; non gli somiglio per niente), molti altri ottenevano i miei stessi risultati, con lo stesso minimo sforzo, cosa ci distingueva allora?</p>
<p>Mi faccio due conti e scopro che molti di loro erano bilingue, ovvero i genitori parlavano almeno una lingua diversa rispetto all’italiano (valgono anche i dialetti), oppure avevano studiato musica in maniera approfondita, altri ancora erano semplicemente intelligenti.<br />
In effetti era immaginabile che un bambino che, sin da piccolo, abituato a sentire diverse lingue parlate nello stesso momento, avrebbe poi sviluppato, maggiormente, aree del cervello che, altrimenti, sarebbero rimaste molto meno allenate.<br />
Non si tratta di ‘tirarsela’, ammettiamolo, tutti noi abbiamo pensato che i poliglotti di nascita sono per forza più intelligenti.</p>
<p>Va beh dai… non usiamo il termine ‘intelligenti’ che non vorrei scatenare le ire di nessuno&#8230;parliamo di ‘più svegli’, ‘più smart’, ‘più sgamati’, ‘più reattivi’, ci siamo capiti!<br />
Non è facile quando tua madre ti parla in arabo, tuo padre ribatte in francese e da dietro tua nonna commenta mischiando tre lingue e dando vita ad un idioma nuovo e tutto suo.<br />
Questo è ciò che accade in casa mia da quando sono nata!<br />
E ogni lingua ha il suo perché&#8230;Quando mia madre mi sgridava in italiano, sapevo che non era più di tanto arrabbiata, quando poi passava al francese, allora iniziavo a preoccuparmi, se poi arrivava all’arabo, beh, ero nei <a href="http://www.yallaitalia.it/2012/03/se-la-cultura-araba-non-e-cosi-lontana/">guai</a>.</p>
<p>Non so, quella lingua lì mi incuteva timore&#8230;un pò come quando vivevo in Germania e sentivo due tedeschi urlarsi contro, mi aspettavo sempre che ci scappasse il morto.<br />
Mettiamoci anche che sono di origini libanesi, popolo abituato a parlare correntemente arabo, francese e inglese nella stessa frase.<br />
Pensate che in Libano vendono addirittura una maglietta con scritto ‘Ana suis Lebanese’ ovvero ‘Io sono libanese’ che rappresenta un misto di arabo, francese e inglese.</p>
<p>A sostenere questa mia convinzione, arrivano però anche gli scienziati (geni anche non bilingue) che, attraverso il <a href="http://www.nytimes.com/2012/03/18/opinion/sunday/the-benefits-of-bilingualism.html?_r=2&#038;src=me&#038;ref=general">New York Times</a>, ci raccontano come, effettivamente, l’abitudine a parlare più lingue porti i bambini ad essere più ricettivi.</p>
<p>Per esempio, uno studio, effettuato nel 2004 dagli psicologi Ellen Bialystok e Michelle Martin-Rhee, chiedeva, a bambini bilingue e non, di ordinare diversi cerchi blu e quadrati rossi, mostrati attraverso uno schermo, all’interno di due diversi contenitori, sulle cui etichette era rappresentato un quadrato blu e un cerchio rosso.<br />
Per il primo esperimento, ai bambini fu chiesto di ordinare le figure secondo il colore, posizionando quindi i cerchi blu, nel contenitore sulla cui etichetta era disegnato un quadrato blu, e i quadrati rossi, nel contenitore sulla cui etichetta c’era invece il cerchio rosso. Entrambe le categorie di bambini reagirono nello stesso modo.<br />
Quando però fu chiesto loro di ordinarli in base alle figure, i bambini bilingue reagirono più rapidamente e correttamente. <br />
Questo perché il loro cervello è abituato ad incrociare le informazioni e a ‘switchare’ da un contesto all’altro, quasi senza neanche accorgersene.<br />
Insomma, mentre molti anni fa si pensava che i cervelli dei bimbi bilingue potessero essere compromessi da questo necessario passaggio da una lingua all’altra, oggi ci si rende conto che un esercizio del genere non può che far bene alle loro capacità cognitive.</p>
<p>Con questo non voglio dire che tutti i bilingue siano meglio dei mono, ne mi azzarderei a creare classi distinte di cervelli, lo scopo di questo mio articolo è quello di stimolare, in tutti coloro che desiderino avere figli, la voglia di offrire loro sempre nuovi stimoli, lingue, musica, sport, libri, disegno.<br />
Ogni input è fondamentale quando si è ancora in fase di crescita, quando si diventa grandi poi, si fa sempre più fatica e non dimentichiamoci che, se vent’anni fa gli stranieri si contavano sulla punta delle dita, domani la nostra sarà una società davvero multi culturale, nella quale la competitività sarà sempre maggiore e i bambini dovranno essere preparati sin da subito per affrontare una realtà ricca di diversità.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/sono-poliglotta-e-pure-piu-intelligente/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>18</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Ahmed Benbella: morte di una icona dimenticata</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/ahmed-benbella-morte-di-una-icona-dimenticata/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/ahmed-benbella-morte-di-una-icona-dimenticata/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Apr 2012 08:04:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7914</guid>
		<description><![CDATA[In questi giorni è morto all&#8217;età di 96 anni Ahmed Ben Bella, il primo presidente della Repubblica Democratica e Popolare Algerina. Ben Bella, per tutta una generazione di Italiani è una icona assoluta. Simbolo della vittoria dei popoli contro il colonialismo. Invece è morto dimenticato da tutti, sia in patria che all&#8217;estero. L&#8217;icona di una generazione C&#8217;è tutta una generazione di over 50 italiani, di sinistra, per la quale la sola parola Algeria fa brillare gli occhi. Quanti ricordi, quanti ricordi! La vittoria del bene sul male. Il trionfo di una rivoluzione popolare sull&#8217;imperialismo. Il film di Pontecorvo, le esperienze di autogestione dell&#8217;industria e dell&#8217;agricoltura, il paese che per più di 15 anni diventa meta di tutti i rivoluzionari del mondo: Che Guevara, Fidel Castro, Ho Chi Minh, Malcolm X, le Black Panters che si ribellano in un carcere di alta sicurezza, sequestrano le guardie e chiedono un aereo per...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni è morto all&#8217;età di 96 anni Ahmed Ben Bella, il primo presidente della Repubblica Democratica e Popolare Algerina. Ben Bella, per tutta una generazione di Italiani è una icona assoluta. Simbolo della vittoria dei popoli contro il colonialismo. Invece è morto dimenticato da tutti, sia in patria che all&#8217;estero.</p>
<p>
<strong>L&#8217;icona di una generazione</strong></p>
<p>
C&#8217;è tutta una generazione di over 50 italiani, di sinistra, per la quale la sola parola Algeria fa brillare gli occhi. Quanti ricordi, quanti ricordi! La vittoria del bene sul male. Il trionfo di una rivoluzione popolare sull&#8217;imperialismo. Il film di Pontecorvo, le esperienze di autogestione dell&#8217;industria e dell&#8217;agricoltura, il paese che per più di 15 anni diventa meta di tutti i rivoluzionari del mondo: Che Guevara, Fidel Castro, Ho Chi Minh, Malcolm X, le Black Panters che si ribellano in un carcere di alta sicurezza, sequestrano le guardie e chiedono un aereo per andare&#8230; a Algeri, Nelson Mandela, Il festival Panafricano dove ci sono tutti i movimenti di liberazione dell&#8217;Africa, tutte le, allora giovani, star della rinascita musicale africana, c&#8217;è il più grande tra tutti: the president, Femy Kuti, c&#8217;è un giovanissimo Manu Di Bango con il suo già potente sax&#8230;e c&#8217;è anche Miriam Makeba che canta sulla piazza principale di Algeri, Mamma Africa e Patipata&#8230; Gli occhi si inumidiscono, fissano immagini che sembrano riemergere dalla nebbia del tempo&#8230; che bello, che bello! E poi? E poi niente! L&#8217;Algeria è scomparsa. Il paese ha avuto altre gatte da pelare e il mondo pure.</p>
<p>
<strong>Una domanda imbarazzante</strong></p>
<p>
Dopo queste rievocazioni, una domanda sorge quasi sempre, spontanea:</p>
<p><em>- Che fine ha fatto quello lì&#8230; l&#8217;ex presidente, Ben Bella?</em></p>
<p>- <em>Vive in esilio da molti anni ormai.</em> &#8211; rispondo io, cercando già di guardare altrove.<br />
<em><br />
- Ma è ancora popolare in Algeria? Cosa ne pensi?</em></p>
<p>E lì&#8230; inevitabilmente mi trovo in difficoltà&#8230;</p>
<p><em>- Mah&#8230; sa, ormai sono passati molti anni. I giovani non sanno nemmeno chi è. Invece quelli della mia generazione se lo ricordano. Per noi era un nome. Un nome per chiamare qualcosa di non molto definito&#8230; Sono successe molte cose&#8230;Hum hum.</em></p>
<p>Quando avevo diciotto anni se qualcuno mi avesse mostrato una icona dicendo: Questo è Santo questo o santo quello, è capace di questi o quei miracoli&#8230; avrei detto: Che me ne frega, a me. Io non credo nei santi e ancora meno nei miracoli.</p>
<p>Ma il tempo, i viaggi e l&#8217;esperienza mi hanno insegnato a rispettare le icone. Soprattutto quelle degli altri. Ho capito che per molti credenti le icone sono ancora più importanti della lettera stessa della fede. E che rimetterle in causa li offende profondamente&#8230; E chi sono io per andare a offendere le persone nelle loro convinzioni? O per pretendere che solo le mie siano degne di essere dette e ascoltate? Allora ho imparato anche a spostare la discussione dal senso religioso dell&#8217;icona al valore artistico e materiale dell&#8217;oggetto.</p>
<p><em>- Che bella! È pittura ad olio? È bronzo? Di che epoca è l&#8217;opera? Interessante. Ah&#8230; è un pezzo unico? Bello! Proprio bello.</em><br />
<br />
E ci si ritrova a parlare di arte e di storia e ci si allontana così dal terreno scivoloso della fede, dove spesso ci vuole tempo, calma, riflessione, ascolto e approfondimento&#8230; tutte cose impossibili in una chiacchierata occasionale di poche battute.</p>
<p>E un&#8217;altra cosa che mi ha insegnato il tempo è che persone come Ben Bella -almeno in Italia- hanno da tempo lasciato la casa dell&#8217;analisi storico politica razionale per abitare quella dell&#8217;iconografia e della simbologia mistica.</p>
<p>Simbolo di un sogno di giustizia, dei Davide che sconfiggono i Golia, del trionfo del bene sul male, di una emancipazione dei popoli sottomessi e della fine dell&#8217;oppressione coloniale e neocoloniale&#8230; cioè di un sogno impossibile.</p>
<p>
<strong>Chi era Ben Bella e cosa ne pensa l&#8217;algerino medio?</strong></p>
<p>
É sempre difficile rispondere a una domanda come questa. Cosa può ben pensare un popolo così grande, così diverso, così diviso su molte cose, su una sola persona? Fosse anche un personaggio storico.</p>
<p>La cosa di cui sono sicuro, per aver fatto l&#8217;insegnante per 10 anni nel mio paese, è che le nuove generazioni se hanno sentito il nome, perché ufficialmente primo Presidente della Repubblica Algerina, non ne pensano assolutamente nulla. Né bene né male.</p>
<p>Su quelli un po&#8217; più grandi invece è più complicato. È complicato come lo sono tutte le faccende legate alla guerra di liberazione nazionale algerina. Perché ancora 50 anni dopo non si riesce a raccontare con un minimo di distanza e di distacco. Sembra ancora tutto lì: dolori, sofferenze, lutti, alleanze, coraggio, eroismo e lealtà, paure, divisioni, vigliaccherie e tradimenti&#8230; tutto ancora vivo, anche se le donne e gli uomini che l&#8217;hanno fatta sono ormai rimasti molto pochi, almeno quelli veri.</p>
<p>Se, per l&#8217;Italiano medio over 50 di sinistra, la guerra di liberazione nazionale algerina vuol dire battaglia di Algeri e Ben Bella, per gli Algerini questi due elementi sono tra i più marginali di quella storia. Se chiedi ad un Algerino della mia generazione o di quelle precedenti di dire 3 nomi rappresentativi della rivoluzione, sono pronto a scommettere che in 99% dei casi Ben Bella non verrà citato. Ma sono anche sicuro che la classifica sarà molto diversa tra una persona e un&#8217;altra.</p>
<p>Questo è dovuto al fatto che la lotta per l&#8217;indipendenza algerina non ha mai avuto un&#8217;icona unica, mai una forma gerarchica molto forte, soprattutto fin che era veramente rivoluzionaria, prima della presa di potere da parte dei militari.</p>
<p>
<strong>6-9-22 leader rivoluzionari</strong></p>
<p>
Dopo anni di lotta politica e di partecipazioni elettorali alle quali l&#8217;amministrazione coloniale ha risposto con disprezzo, frodi, corruzione, menzogne e soprattutto violenza, tanta violenza&#8230; al ritorno dal fronte della II° guerra mondiale molti soldati del Centro e Est del paese hanno trovato le loro famiglie decimate dai massacri del 8 maggio 1945 conosciuti come i fatti di Setif, Guelma e Kherrata. Decine di miglia di civili massacrati in una settimana per aver osato manifestare e chiedere più diritti, più pane, più dignità.<br />
 Già da quell&#8217;anno, i primi ribelli decisero di prendere la strada della macchia. Ma l&#8217;apparato del Partito del Popolo Algerino (PPA) che diventerà poi, dopo la messa al bando di questa prima sigla, Movimento per il Trionfo delle Libertà Democratiche (MTLD), partito indipendentista molto popolare in quelli anni, era diviso sull&#8217;opportunità o meno di intraprendere la via della lotta armata. Il suo leader, Messali Elhadj, era invecchiato e il suo carisma non bastava più a tenere unito il movimento.</p>
<p>Nel 1945 il PPA è più che mai squartato tra le posizioni della sua ala rivoluzionaria denominata Comitato Rivoluzionario per L&#8217;Unità e l&#8217;Azione (CRUA) e i “Centristi” raggruppati intorno al vecchio leader. La parte più attiva del CRUA dà un colpo definitivo alla morte annunciata del vecchio partito e chiama tutte le forze patriottiche a raggiungere un fronte comune, il Fronte di Liberazione Nazionale, per la lotta armata. I firmatari sono 6, sei uomini di terreno, alcuni già in montagna da anni: Krim Belkacem, Mostefa Ben Boulaïd, Larbi Ben M&#8217;Hidi, Mohamed Boudiaf Rabah Bitat e Didouche Mourad.</p>
<p>Dai sei, il nuovo fronte che nasce dall&#8217;appello, passa a 22 leader storici: Mohamed Boudiaf, Mustapha Benboulaïd, Larbi Ben M&#8217;hidi, Mourad Didouche, Rabah Bitat, Othmane Belouizdad, Mohamed Merzougui, Zoubir Bouadjadj, Lyes Derriche, Boudjema Souidani, Ahmed Bouchaïb, Abdelhafid Boussouf, Ramdane Benabdelmalek, Mohamed Mechati, Abdesslam Habachi, Rachid Mellah, Saïd Bouali, Youcef Zighoud, Lakhdar Bentobbal, Amar Benaouda, Mokhtar Badji, Abdelkader Lamoudi.</p>
<p>Un anno dopo, Krim Belkacem convince un giovane intellettuale di sinistra, Abbane Ramdhane, a raggiungere il Fronte. Il giovane Abbane diventa il teorico del Fronte e facilita con il suo programma politico moderno, laico e lucido la confluenza sia dei partiti della piccola borghesia colta come l&#8217;Union démocratique du manifeste algérien (UDMA) di Ferhat Abbas e il Movimento islamico moderato dell&#8217;Unione degli Ulema Algerini dell&#8217;Imam Abdelhamid Ibn Badis, sia il Partito Comunista Algerino di Bachir Hadj Ali e il potente sindacato UGTA di Aissat Idir.</p>
<p>Come si vede, di Ben Bella, anche in questa fase di confluenza di sigle e di leaders, non c&#8217;è traccia. Eppure il giovane militante fa parte da tempo del movimento indipendentista. Ma non ha mai avuto ruoli di commando. Era uno dei 9 nomi in vista del CRUA, ma alla proclamazione della guerra d&#8217;indipendenza era latitante all&#8217;estero e rimase tra i 3 assenti. Perse così il primo appuntamento con il treno della storia.</p>
<p>
<strong>Chi è Ben Bella?</strong></p>
<p>
Nato nel 1916 nella cittadina di Maghnia (Provincia di Orano), Ahmed Ben Bella ha avuto una vita lunga e piena. Figlio di genitori originari dall&#8217;Alto Atlante in Marocco emigrati in Algeria, come fecero molti contadini poveri, per lavorare come braccianti nelle tenute dei coloni europei nelle ricche terre dell&#8217;ovest dell&#8217;Algeria. Il padre, però, dopo un po&#8217;, migliorò sensibilmente la situazione economica della famiglia diventando commerciante. Ciò permise al giovane Ahmed di arrivare agli studi superiori, cosa rara all&#8217;epoca.</p>
<p>Ha combattuto nella seconda guerra mondiale con l&#8217;esercito francese, dove fu decorato per fatti d&#8217;armi e ferite riportate durante le varie battaglie alle quali prese parte tra cui quella di Monte Cassino.</p>
<p>Al ritorno come molti trovò l&#8217;Algeria sotto lo choc dei massacri del maggio 1945 e come molti si arruolò nel Partito del Popolo Algerino.</p>
<p>Presto entrò a far parte dell&#8217;ala rivoluzionaria e nel 1949, per conto del CRUA, partecipa alla rapina della posta di Orano. Pochi mesi dopo è arrestato. Evade dal carcere nel 1952 e fugge in Egitto per raggiungere altri latitanti che formeranno poi la delegazione del Fronte di Liberazione all&#8217;estero.</p>
<p>Nel 1956 doveva recarsi dal Marocco in Tunisia su un aereo di Linea marocchino, insieme a 5 altri dirigenti del Fronte all&#8217;estero, il pilota francese dell&#8217;aereo ottempera all&#8217;ordine dell&#8217;esercito francese e atterra in terra algerina permettendo l&#8217;arresto dei leader rivoluzionari. Rimane in carcere fino al risultato del referendum per l&#8217;autodeterminazione nel 1961, perdendo per la seconda volta il treno della storia.</p>
<p>
<strong>Inizio e fine di una brevissima leggenda</strong></p>
<p>
Nel 1962, riesce per la prima e l&#8217;ultima volta nella sua lunga vita a prendere il treno della storia. Lo prende entrando trionfale insieme all&#8217;Esercito delle Frontiere, con quelli che la guerra non l&#8217;hanno mai fatta. I partigiani dell&#8217;interno non riescono ad opporsi. L&#8217;Esercito delle Frontiere nato nei campi profughi di Oujda in Marocco e Saghiet Sidi Yusef in Tunisia è formato da giovani ben armati, ben vestiti, attrezzati con artiglieria e veicoli blindati e ben addestrati da consiglieri militari accorsi da tutto il blocco socialista di allora. I combattenti dell&#8217;interno erano rimasti 5 gatti sfiniti da uno dei conflitti più violenti della storia: 1 milione di morti su 8 milioni di abitanti. Il nuovo esercito è forte anche del consenso delle nazioni arabe e del blocco socialista. Ma non dispiace nemmeno troppo all&#8217;occidente.</p>
<p>L&#8217;unico tra i leader storici pronto a mettere la faccia per dare un minimo di legittimità storica a questo golpe è il meno storico dei leader storici: Mohammed Ben Bella. Gli altri, quelli veri, si ritrovano prima marginalizzati nel tentativo di assemblea costituente. Poi arrestati, mandati in esilio o addiritura assassinati&#8230;</p>
<p>
In quei momenti così drammatici, sbarcavano ad Algeri i fricchettoni di mezzo mondo per festeggiare la vittoria della rivoluzione dei poveri e trovarono ad accogliergli la faccia sorridente e paffutella di Ahmed Ben Bella. Così quel sorriso nella mente di milioni di giovani del mondo fu associato alla vittoria storica del FLN.  Lui anche non si privò dall&#8217;esibirsi in pubblico per un sì e per un no. Amava tanto i bagni di folla, i lunghi discorsi, pieni di slogan e di emozione &#8230; e vuoti di contenuti, e la compagnia delle star del terzomondismo.</p>
<p>L&#8217;idillio del neo-presidente con i colonnelli non durò a lungo e tre anni dopo la sua nomina fu rovesciato dal più potente e deciso di questi, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Houari_Boumedienne">Houari Boumedienne</a>, finora capo dello Stato Maggiore e ministro della diffesa. Il colonello, per 14 anni, sostituì su giornali e sugli schermi delle tv del mondo il sorriso da bambinone mai cresciuto di Ben Bella con il suo ghigno e la sua grinta da lupo affamato.</p>
<p>Da lì, pian pianino, il vecchio rivoluzionario pantofolaio ritornò nell&#8217;anonimato dal quale, forse -non avendo lasciato né pensiero degno di essere condiviso, né particolari azioni degne di essere ricordate-, forse, non avrebbe mai dovuto uscire.</p>
<p>
Riposa in pace, vecchio signore simpatico e sorridente. Comunque sia, insieme alla tua generazione di giovani degli anni 50, nonostante tutto, avete preso le vostre responsabilità in mano e avevate deciso di cambiare il destino di tutto un popolo. Riposa in pace. Che la terra ti sia lieve.  </p>
<p>
di <a href="http://karim-metref.over-blog.org/article-mohamed-benbella-morte-di-una-icona-dimenticata-103711386.html"><em>Karim Metref</em> </a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/ahmed-benbella-morte-di-una-icona-dimenticata/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Capo talebano: contatti dall&#8217;Italia ma nessun italiano tra mujahidin</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/capo-talebano-contatti-dallitalia-ma-nessun-italiano-tra-mujahidin/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/capo-talebano-contatti-dallitalia-ma-nessun-italiano-tra-mujahidin/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 13:38:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7954</guid>
		<description><![CDATA[Shafarat Sharif, responsabile economico delle milizie talebane afgane: &#8220;Dopo la diffusione del nostro appello per chiedere fondi sul web per finanziare il Jihad siamo stati contattati da numerosi fratelli in occidente disposti ad aiutarci, soprattutto da Francia e da Gran Bretagna&#8221; &#8220;Abbiamo avuto contatti anche dall&#8217;Italia dopo la diffusione del nostro appello per chiedere fondi sul web, ma non ci sono italiani tra i nostri mujahidin&#8221;. E&#8217; quanto afferma Shafarat Sharif, responsabile economico delle milizie talebane afgane, intervistato dall&#8217;area di confine tra Pakistan e Afghanistan. &#8220;A combattere tra le fila dei talebani in Afghanistan ci sono solo mujahidin afgani e pakistani &#8211; spiega &#8211; al momento non abbiamo combattenti di altri Paesi e in particolare occidentali&#8221;. Parlando del caso del terrorista di Tolosa, Mohamed Merah, che si è addestrato proprio nel Waziristan pakistano per poi ritornare in Francia, spiega: &#8220;Non abbiamo sul fronte combattenti occidentali e non mi risulta che...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Shafarat Sharif, responsabile economico delle milizie talebane afgane: &#8220;Dopo la diffusione del nostro appello per chiedere fondi sul web per finanziare il Jihad siamo stati contattati da numerosi fratelli in occidente disposti ad aiutarci, soprattutto da Francia e da Gran Bretagna&#8221;</p>
<p>&#8220;Abbiamo avuto contatti anche dall&#8217;Italia dopo la diffusione del nostro appello per chiedere fondi sul web, ma non ci sono italiani tra i nostri mujahidin&#8221;. E&#8217; quanto afferma Shafarat Sharif, responsabile economico delle milizie talebane afgane, intervistato dall&#8217;area di confine tra Pakistan e Afghanistan.</p>
<p>&#8220;A combattere tra le fila dei talebani in Afghanistan ci sono solo mujahidin afgani e pakistani &#8211; spiega &#8211; al momento non abbiamo combattenti di altri Paesi e in particolare occidentali&#8221;. Parlando del caso del terrorista di Tolosa, Mohamed Merah, che si è addestrato proprio nel Waziristan pakistano per poi ritornare in Francia, spiega: &#8220;Non abbiamo sul fronte combattenti occidentali e non mi risulta che abbiamo mai avuto ad esempio mujahidin italiani. Questo perché non ne abbiamo bisogno essendo sempre di più i giovani afgani che decidono di unirsi a noi&#8221;.</p>
<p>In questo periodo, in vista dell&#8217;offensiva di primavera e dopo l&#8217;attacco di lunedì scorso a Kabul &#8220;siamo in una fase &#8211; aggiunge Sharif- di evoluzione della nostra lotta contro le truppe di occupazione della Nato in Afghanistan e abbiamo bisogno di nuove fonti di finanziamento per continuare il Jihad&#8221;.</p>
<p>&#8220;Nei giorni scorsi -ricorda- abbiamo pubblicato sul nostro sito in pashtu e arabo un appello per una raccolta di fondi perché ci troviamo in una fase di difficoltà economica.<br />
Abbiamo bisogno di denaro non solo per le armi ma soprattutto per comprare nuove auto di cui abbiamo un forte bisogno e anche attrezzature elettroniche e di altro tipo&#8221;. &#8220;E&#8217; un dovere per ogni musulmano &#8211; sottolinea- contribuire al Jihad anche economicamente e non solo personalmente&#8221; e sottolinea come &#8220;dopo la diffusione del nostro appello sui forum jihadisti siamo stati contattati da numerosi fratelli in occidente disposti ad aiutarci, soprattutto da Francia e da Gran Bretagna&#8221;. &#8220;Con il nostro appello &#8211; conclude &#8211; non volevamo reclutare nuovi volontari dall&#8217;estero ma solo chiedere finanziamenti. Noi come afgani siamo pronti a sacrificarci fino al martirio per il Jihad e siamo già in tanti&#8221;.</p>
<p>Hamza Boccolini<br />
<a href="http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/">Adnkronos</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/capo-talebano-contatti-dallitalia-ma-nessun-italiano-tra-mujahidin/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Matrimoni forzati. Quando il sì è una violenza</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/matrimoni-forzati-quando-il-si-e-una-violenza/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/matrimoni-forzati-quando-il-si-e-una-violenza/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 13:04:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggi ce l'ho con]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7941</guid>
		<description><![CDATA[La pratica dei matrimoni forzati coinvolge oggi, nella sola Italia, tante giovani donne e bambine costrette a subire violenze fisiche e psicologiche, segregazioni, stupri, scompensi psichici e della salute, sequestri e rimpatrio forzato nei paesi d’origine, a volte la morte. Non esiste attualmente un’analisi statistica in grado di quantificare l’incidenza di questo fenomeno nel nostro paese, ma si tratta di una pratica che è ormai molto diffusa in tutta Europa come conseguenza delle forti ondate migratorie. Nella consapevolezza che siamo di fronte ad un fenomeno di violenza di genere, ActionAid e Trama di Terre hanno scelto di dare l’avvio ad un progetto sperimentale in Italia, reso possibile grazie al sostengo della Fondazione Vodafone Italia, volto alla comprensione, analisi e creazione di conoscenze sul tema dei matrimoni forzati. In questo allegato alcune testimonianze e la ricerca completa &#8220;Per forza non per amore&#8221;. Il progetto ha come obiettivo contrastare il fenomeno dei...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La pratica dei matrimoni forzati coinvolge oggi, nella sola Italia, tante giovani donne e bambine costrette a subire violenze fisiche e psicologiche, segregazioni, stupri, scompensi psichici e della salute, sequestri e rimpatrio forzato nei paesi d’origine, a volte la morte.<br />
Non esiste attualmente un’analisi statistica in grado di quantificare l’incidenza di questo fenomeno nel nostro paese, ma si tratta di una pratica che è ormai molto diffusa in tutta Europa come conseguenza delle forti ondate migratorie.</p>
<p>Nella consapevolezza che siamo di fronte ad un fenomeno di violenza di genere, <a href="http://www.actionaid.it/">ActionAid </a>e <a href="http://www.tramaditerre.org/">Trama di Terre</a> hanno scelto di dare l’avvio ad un progetto sperimentale in Italia, reso possibile grazie al sostengo della <a href="http://www.fondazionevodafone.it/home.aspx">Fondazione Vodafone Italia</a>, volto alla comprensione, analisi e creazione di conoscenze sul tema dei matrimoni forzati.</p>
<p>In questo <a href="http://www.yallaitalia.it/wp-content/uploads/2012/04/matrimoni-forzati.pdf">allegato</a> alcune testimonianze e la ricerca completa &#8220;Per forza non per amore&#8221;.</p>
<p>Il progetto ha come obiettivo contrastare il fenomeno dei matrimoni forzati attraverso la creazione di un network nazionale ed internazionale tra gli operatori ed organizzazioni che lavorano in questo ambito in modo da condividere best practices e creare nuove metodologie attraverso training formativi rivolti ad operatori pubblici e privati del territorio (mediatrici, operatori sociali e sanitari, educatrici di comunità, insegnanti, corpo di polizia e polizia municipale, magistrati ed avvocati, referenti politici, operatrici casa delle donne).</p>
<p>L’altro asse del progetto, prevede la creazione di una serie di attività di sensibilizzazione e di costruzione di conoscenze tra i cittadini e le attività di pressione sugli attori politici e sul governo affinché si trovino delle misure volte a contrastare il fenomeno. In particolare le attività di pressione sugli attori politici mireranno all’elaborazioni di strumenti legislativi, a partire dalla richiesta di estendere l’articolo 18 del Testo Unico a tutela delle vittime di tratta anche per le donne costrette ai matrimoni forzati, puntando poi all’adozione di un Piano Nazionale di contrasto.</p>
<p>“Si tratta di un progetto molto complesso”, spiega <strong>Sofia Maroudia</strong>, Chief of Operation di ActionAid Italia. “Abbiamo scelto di affrontare questo tema come prima sfida nell’ambito della nuova strategia dell’organizzazione, che ci vuole sempre più radicati sul territorio del nostro Paese per combattere le ingiustizie sociali. Il fenomeno dei matrimoni forzati è una dimostrazione di quanto ancora bisogna fare per tutelare le donne contro la violenza e grazie a partner importanti come Trama di Terre e Fondazione Vodafone, possiamo fare dei passi in avanti concreti per aiutare molte giovani donne a liberarsi da queste costrizioni”.</p>
<p>“Siamo molto orgogliosi di sostenere il lavoro di ActionAid e Trama di Terre per questo progetto”, afferma <strong>Antonio Bernardi</strong>, Presidente di Fondazione Vodafone Italia. “Un progetto legato al sostegno ed al recupero di giovani donne vittime di maltrattamenti e violenze all’interno dell’ambiente familiare.<br />
Fondazione Vodafone Italia e’ impegnata dal 2002 nel sostegno di iniziative volte a ridurre il disagio sociale, anche attraverso la creazione di reti di solidarietà sviluppate sui diversi territori, come quella di Action Aid e Trama di Terre, nella convinzione che, se affrontate attraverso una responsabilizzazione collettiva, queste situazioni potranno nel tempo restituire valore alle comunità creando un circuito virtuoso di radicamento”.</p>
<p>“Questo progetto ci conferma che è essenziale andare avanti nel contrasto ai matrimoni forzati, cercando di spingere la politica ad azioni mirate a tutelare le giovani donne che ne sono vittime”, afferma <strong>Tiziana Dal Pra</strong>, presidente e fondatrice dell’Associazione Trama di Terre. “Metteremo al servizio di questo progetto la nostra lunga esperienza su questo tema e cercheremo di dare voce a tutte quelle donne che in questi anni si sono rivolte a noi per essere aiutate e che la politica cerca di ignorare, relegando il problema ad una questione di carattere strettamente familiare”.</p>
<p>Testimonial del progetto l’attrice <strong>Stefania Rocca</strong>, appena apparsa sugli schermi in una fiction dedicata al tema della violenza sulle donne. “La battaglia contro la violenza sulle donne è una sfida che da anni ho deciso di portare avanti, in primo luogo, facendo in modo che se ne parlasse al grande pubblico, per superare i tabù. Ma le storie di violenza contro le donne con cui mi è capitato di avere a che fare non sono solo quelle delle fiction: ho conosciuto personalmente donne che le hanno subite.<br />
Alcune di queste hanno avuto la forza di reagire e di prendere in mano la propria vita. Molte altre, però, hanno bisogno di supporto per acquisire gli strumenti di consapevolezza e la sicurezza che le può portare fuori dal tunnel. È per questo che ho deciso di sostenere in prima persona questo progetto di ActionAid, Trama di Terre e Fondazione Vodafone, toccando con mano e vedendo con i miei occhi le cose.”</p>
<p>Fonte <a href="http://www.vita.it/">vita.it</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/matrimoni-forzati-quando-il-si-e-una-violenza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Islam e nuovi diritti di cittadinanza: il ruolo delle Moschee in Toscana</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/islam-e-nuovi-diritti-di-cittadinanza-il-ruolo-delle-moschee-in-toscana/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/islam-e-nuovi-diritti-di-cittadinanza-il-ruolo-delle-moschee-in-toscana/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 07:56:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7904</guid>
		<description><![CDATA[Islam e nuovi diritti di cittadinanza: il ruolo delle Moschee in Toscana “ è il titolo dell’incontro organizzato dal Circolo in-formazione con il patrocinio della Regione Toscana e della Provincia di Firenze che si terrà Venerdì 20 aprile ore 17,00 presso la Sala Fabiani di Palazzo Medici Riccardi (via Cavour 1, Firenze). All’incontro parteciperà Izzedine Elzir (Imam di Firenze &#8211; Presidente UCOII) che verrà intervistato da Alberto Tonini (docente del Master in Mediterranean Studies &#8211; Università di Firenze). Introdurrà la Dr. Leila El Houssi (docente dell’Università di Padova &#8211; coordinatrice organizzativa del Master Mediterranean Studies di Firenze). L’incontro si inserisce nell’ambito dell’iniziativa “L&#8217;Islam in Toscana”- progetto OSCIT, promossa dal Circolo In-formazione e finanziato dalla Regione Toscana che si pone l&#8217;obiettivo di analizzare la realtà islamica in Toscana da un punto di vista sociale, economico e culturale. Per informazioni: circoloinformazionefirenze@gmail.com]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Islam e nuovi diritti di cittadinanza: il ruolo delle Moschee in Toscana “ è il titolo dell’incontro organizzato dal Circolo in-formazione con il patrocinio della Regione Toscana e della Provincia di Firenze che si terrà Venerdì 20 aprile ore 17,00 presso la Sala Fabiani di Palazzo Medici Riccardi (via Cavour 1, Firenze).</p>
<p>All’incontro parteciperà <strong>Izzedine Elzir</strong> (Imam di Firenze &#8211; Presidente UCOII) che verrà intervistato da <strong>Alberto Tonini</strong> (docente del Master in Mediterranean Studies &#8211; Università di Firenze).<br />  Introdurrà la Dr. <strong>Leila El Houssi </strong>(docente dell’Università di Padova &#8211; coordinatrice organizzativa del Master Mediterranean Studies di Firenze).</p>
<p>L’incontro si inserisce nell’ambito dell’iniziativa “L&#8217;Islam in Toscana”- progetto OSCIT,  promossa dal Circolo In-formazione e finanziato dalla Regione Toscana che si pone l&#8217;obiettivo di analizzare la realtà islamica in Toscana da un punto di vista sociale, economico e culturale.</p>
<p>Per informazioni: circoloinformazionefirenze@gmail.com</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/islam-e-nuovi-diritti-di-cittadinanza-il-ruolo-delle-moschee-in-toscana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;uomo che pratica 11 religioni non ama Dio</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/luomo-che-pratica-11-religioni-non-ama-dio/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/luomo-che-pratica-11-religioni-non-ama-dio/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2012 06:01:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7895</guid>
		<description><![CDATA[Induista a gennaio, baha’i a febbraio, zoroastriano a marzo, ebreo in aprile, buddista in maggio, pausa da agnostico in giugno, mormone a luglio, musulmano ad agosto ( che tempismo, proprio in tempo per il ramadan), sikh a settembre, wiccan a ottobre, jain a novembre, e cattolico a dicembre. E per giunta provando un crescente rancore nei confronti di Dio. E’ stato l’anno very ecumenico di Andrew Bowen, 29enne di Lumberton in North Carolina raccontato dall&#8217;huffingtonpost. Un viaggio nelle religioni che Andrew Bowen ha iniziato in seguito alla perdita del figlio da parte della moglie. Un viaggio, secondo le sue parole, non volto a scoprire la fede in Dio bensì fede nell’umanità. Morale della favola. Dopo aver sperimentato 11 fedi, Bowen non si sente di appartenere esclusivamente ad una religione in particolare ma almeno non è rimasto deluso da alcuna. Bowen ha infatti apprezzato alcuni aspetti delle fedi “professate” come la...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Induista a gennaio, baha’i a febbraio, zoroastriano a marzo, ebreo in aprile, buddista in maggio, pausa da agnostico in giugno, mormone a luglio, musulmano ad agosto ( che tempismo, proprio in tempo per il ramadan), sikh a settembre, <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Wicca">wiccan </a>a ottobre,<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jainism"> jain </a>a novembre, e cattolico a dicembre. E per giunta provando un crescente rancore nei confronti di Dio.<br /> <br />
E’ stato l’anno very ecumenico di Andrew Bowen, 29enne di Lumberton in North Carolina raccontato<br />
dall&#8217;<a href="http://www.huffingtonpost.com/">huffingtonpost</a>.</p>
<p>Un viaggio nelle religioni che Andrew Bowen ha iniziato in seguito alla perdita del figlio da parte della moglie. Un viaggio, secondo le sue parole, non volto a scoprire la fede in Dio bensì fede nell’umanità.<br />
Morale della favola. Dopo aver sperimentato 11 fedi, Bowen non si sente di appartenere esclusivamente ad una religione in particolare ma almeno non è rimasto deluso da alcuna.</p>
<p>Bowen ha infatti apprezzato alcuni aspetti delle fedi “professate” come la pace dei sensi nel buddismo, il perdono dei mormoni  etc&#8230;. </p>
<p>Per saperne di più, <a href="http://blog.beliefnet.com/projectconversion/">qui</a> il suo sito chiamato The Project Conversion. </p>
<p>Mah&#8230;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/luomo-che-pratica-11-religioni-non-ama-dio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Caro Ministro Riccardi, ci vuole tanto a dire Ius Soli?</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/caro-ministro-riccardi-ci-vuole-tanto-a-dire-ius-soli/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/caro-ministro-riccardi-ci-vuole-tanto-a-dire-ius-soli/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 10:11:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7888</guid>
		<description><![CDATA[Il ministro Riccardi ha dichiarato che è lo ius culturae la chiave per aprire le porte della cittadinanza italiana ai tanti giovani, figli di genitori stranieri, che sono nati e vivono in Italia. Alla presentazione della relazione annuale del Garante per l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza, ha aggiunto che «vedo crescere la consapevolezza che lo ius sanguinis non è più in grado di rispondere alle necessità di una nazione che diventa ogni giorno più varia plurale ma che vuole essere coesa». Lo ius sanguinis «non è più in grado di rispondere alle necessità, consente, pur tra tante difficoltà, di accogliere donne e uomini non italiani, ma non i loro figli che parlano la nostra lingua, che studiano la nostra storia e letteratura e fanno il tifo per le nostre squadre di calcio»&#8230;. «Per questo ho suggerito di superare lo ius sanguinis a favore dello ius culturae, per marcare anche normativamente il passaggio...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il ministro Riccardi ha dichiarato che è lo ius culturae la chiave per aprire le porte della cittadinanza italiana ai tanti giovani, figli di genitori stranieri, che sono nati e vivono in Italia. Alla presentazione della relazione annuale del Garante per l&#8217;infanzia e l&#8217;adolescenza, ha aggiunto che «vedo crescere la consapevolezza che lo ius sanguinis non è più in grado di rispondere alle necessità di una nazione che diventa ogni giorno più varia plurale ma che vuole essere coesa». Lo ius sanguinis «non è più in grado di rispondere alle necessità, consente, pur tra tante difficoltà, di accogliere donne e uomini non italiani, ma non i loro figli che parlano la nostra lingua, che studiano la nostra storia e letteratura e fanno il tifo per le nostre squadre di calcio»&#8230;.<br />
«Per questo ho suggerito di superare lo ius sanguinis a favore dello ius culturae, per marcare anche normativamente il passaggio fondamentale che è la conclusione di un ciclo scolastico, punto di arrivo di un percorso di inclusione e di cittadinanza».</p>
<p>La nostra domanda è: ma che cos’è questo ius culturae?</p>
<p>Marco Aime in <a href="http://www.italialaica.it/news/rassegnastampa/35486">questo articolo</a> sostiene: «Cosa significa aderire alla storia e alla cultura italiane? Conoscere la storia? Sarebbe discriminatorio: quanti italiani la conoscono davvero? E anche studiando benissimo la storia di un paese, non significa aderire alla sua cultura. Posso conoscere perfettamente la storia del Giappone, ma non per questo sentirmi nipponico. E quando parliamo di cultura italiana, cosa intendiamo? «Che cos’è il tempo? Se nessuno m’interroga lo so. Se volessi spiegarlo a chi mi interroga, non lo so» scriveva Sant’Agostino. Una risposta simile si potrebbe dare a proposito della cultura, entità quanto mai sfuggente e sfaccettata, tanto più in un paese come il nostro, attraversato da mille identità (il termine campanilismo esiste solo in italiano).><br />
Personalmente mi sento culturalmente più vicino a un curdo o a un tibetano onesti che a un mafioso italiano. Inoltre, una cultura per essere davvero condivisa ha bisogno di rituali collettivi, cosa che ormai manca anche a noi italiani per nascita e per tradizione….></p>
<p>Interessante anche <a href="http://www.sbilanciamoci.info/Sezioni/italie/Caro-ministro-Riccardi-cos-e-lo-ius-culturae-13091">questo pezzo</a>: il concetto richiama agli effetti propositivi e “assimilazionistici“ di una “seducente” cultura italiana. Si immette nel discorso pubblico una concezione stato-centrica e “assimilazionistica” di cittadinanza, secondo un’idea di presunzione di appartenenza, in base alla quale la nascita sul territorio veicolerebbe, nel lungo periodo, quei legami culturali che si suppone costituiscano la base della cittadinanza. Come dire, i diritti di cittadinanza sono collocati nell’ambito della specificità culturale di una comunità nazionale, la quale promuove una concezione particolaristica dell’individuo e delle sue relazioni sociali.<br />
 Seguendo tale prospettiva, l’inclusione si determina attraverso una sorta di “adeguamento” valoriale alla cultura del paese ospitante. A prima vista sembra un discorso molto lineare. Eppure, guardando bene, emerge una serie di ambiguità concettuali su cui sarebbe opportuno riflettere serenamente…</p>
<p>Caro Ministro Riccardi, sappiamo quanto lei sia sensibile al tema della cittadinanza. Ma invece di aggrapparsi a neologismi italo-latini dal sapore politico-culturale corretto, perché non ci spiega perché è così complicato chiamare le leggi con il loro nome:lo Ius Soli. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/caro-ministro-riccardi-ci-vuole-tanto-a-dire-ius-soli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>8</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Africa: futuro della moda italiana?</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/africa-futuro-della-moda-italiana/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/africa-futuro-della-moda-italiana/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 19 Apr 2012 06:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ebla Ahmed</dc:creator>
				<category><![CDATA[Glamour & Sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7878</guid>
		<description><![CDATA[Dando uno sguardo alle sfilate di moda dei migliori fashion brand per la primavera-estate 2012, non passa inosservato un trend che sarà particolarmente sentito in questa stagione calda: l’Africa. Il continente nero sarà grande protagonista di ogni nostro outfit, con capi di abbigliamento e accessori che seguono i colori di questa meravigliosa terra, proponendoci anche stampe animalier che ricordano la ricca fauna presente in ogni stato africano. E quindi, come per magia, ecco il trench, capo d’abbigliamento inglese, emblema del brand Burberry, viene tinto con la tecnica batik. Stella Jean, giovane stilista italiana, ma di origini haitiane, sfrutta la sua multiculturalità per mixare cotone e stampe wax. A Milano invece, la stella emergente della fashion industry, si chiama Paul Roger Tanonkou. E&#8217; originario del Cameroon, ma ha viaggiato in tutto il mondo. Ha vissuto in Francia e ora è in Italia da undici anni. Le collezioni di &#8220;Zenam Couture&#8221; sono...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Dando uno sguardo alle sfilate di moda dei migliori fashion brand per la primavera-estate 2012, non passa inosservato un trend che sarà particolarmente sentito in questa stagione calda: l’Africa. Il continente nero sarà grande protagonista di ogni nostro outfit, con capi di abbigliamento e accessori che seguono i colori di questa meravigliosa terra, proponendoci anche stampe animalier che ricordano la ricca fauna presente in ogni stato africano. E quindi, come per magia, ecco il trench, capo d’abbigliamento inglese, emblema del brand Burberry, viene tinto con la tecnica batik. Stella Jean, giovane stilista italiana, ma di origini haitiane, sfrutta la sua multiculturalità per mixare cotone e stampe wax.</p>
<p>A Milano invece, la stella emergente della fashion industry, si chiama Paul Roger Tanonkou. E&#8217; originario del Cameroon, ma ha viaggiato in tutto il mondo. Ha vissuto in Francia e ora è in Italia da undici anni.</p>
<p>Le collezioni di &#8220;Zenam Couture&#8221; sono sempre più stimate in Francia e gradualmente si stanno affermando anche nella medio borghesia milanese-chic. A Paul Roger Tanonkou però non piace definirsi uno stilista etnico. &#8220;Mi definisco uno stilista innovativo che si ispira alla moda occidentale, mixata a quella africana con influenza Medio Orientale. La moda oggi è cosmopolita, come la sua gente. E il mio stile riflette questo&#8221;. </p>
<p>Paul è laureato in informatica, ma sin da piccolo è cresciuto tra i tessuti e la moda della sua terra. La mamma era una stilista nel Camerun. &#8220;Ero diverso da tutti i bambini. Avevo sempre un accessorio in piu&#8217; attaccato alla divisa di scuola o qualcosa di creativo allo zainetto. Erano cose che creavo io. Seguivo mia mamma dapertutto. Insomma la passione per la moda ce l’ho nel sangue&#8221;. Passione però che diventa fuoco ardentedopo l&#8217;università, quando ha deciso di inseguire il suo sogno.</p>
<p>&#8220;Sono stato molto influenzato da una mia amica, Alvine Dmanou (lei gia&#8217; nota stilista africana nel mondo) che continuo oggi ad ammirare&#8221;.</p>
<p>La prima collezione di Zenam Couture in Italia nasce nel 2004 a Pavia.&#8221;I miei capi furono lasciati in conto vendita in un negozio italiano. Quindi ho iniziato varie sfilate, tra cui creare la collezione per Miss Senegal Italia nel 2009. In seguito ho disegnato un evento con Mbaye diouf management &#8220;Moda Migrante Italia&#8221;. Una crescita molto importante, rapida, grazie al successo riscosso ovunque. Oggi Zenam Couture Collection si trova allo <a href="http://www.afriscope.fr/+-Aissata-Tounkara-+">Showroom</a> di Parigi.</p>
<p>&#8220;Tutti i miei tessuti arrivano da Francia, Olanda, Africa, ed alcuni sono tinti,filati e ricamati in Mali.In questo modo faccio anche lavorare le donne di quel paese”.</p>
<p>Tonokou è consapevole che le donne italiane, rispetto alle donne europee, hanno paura ad indossare capi con colori accesi e larghi, quindi ha creato uno stile africano-occidentalizzato dove i vestiti sono molto piu&#8217; aderenti e chic. Abiti leggeri con tessuti che variano dal wax, Bogolan, kenté, ndop, lino , taffeta, velour, bazin, che sventolano con il minimo movimento del corpo, enfatizzando il portamento regale e seducente di ogni donna.</p>
<p>La Zenam collection oggi produce capi di alta moda, accessori, borse, oggetti per arredamento, tutti con uno stile unico, allegro. &#8220;Zenam nella mia lingua vuol dire raggio di sole. Ero stanco di vedere solo il grigio e il nero nelle passerelle. L&#8217;Africa sara&#8217; la moda&#8221;. Lo stanno capendo anche le grandi firme? Nel corso dell’intervista, Paul Roger Tanonkou mi fa vedere una gonna in una delle sue vecchie collezioni. E’ molto simile allo stile Burberry. Li aveva anticipati? Quest’anno il suo pezzo forte è il gilet duoublefax. Scommettiamo che tra un anno lo ritroveremo anche nelle collezioni delle grandi firme?</p>
<p>Il sogno di Paul Roger Tanonkou oggi è aprire un grande showroom a Milano, ma sta cercando un partner disposto a credere e a investire in lui.</p>
<p>&#8220;C&#8217;e sempre bisogno di visibilità per me e per altri stilisti africani in Italia. E&#8217; come se fossimo fantasmi, ma le nostre idee poi vengono sempre riprese dalle grandi firme&#8221;.</p>
<p>Zenam Couture sarà presente anche al primo <a href="http://www.ethno-tendance.com/">Festival</a> della Moda Africana a Bruxelles (4-6 Maggio).</p>
<p>&#8220;Mi piacerebbe fare questo tipo di Festival anche in Italia. E&#8217; ridicolo che la moda africana non sia riconosciuta. Che gli stilisti africani non siano premiati nell&#8217;alta moda. In Belgio, Francia, Inghilterra sono ben riconosciuti&#8221;. Ma l’Italia non era la patria della moda? Intanto invece di pagare una gonna Burberry con stampe africane, 350 euro, la prossima volta la prendo da<a href="http://www.facebook.com/profile.php?id=100001022147161"> Zenam Couture</a>. Costa molto meno ed è più bella.</p>
<p>Info: Zenam Couture: (Italia: +393285372199-Belgium +32483076842) Email: zenamcouture@yahoo.it</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/africa-futuro-della-moda-italiana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Scrittori per ragazzi promuovono il diritto di cittadinanza</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/scrittori-per-ragazzi-promuovono-il-diritto-di-cittadinanza/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/scrittori-per-ragazzi-promuovono-il-diritto-di-cittadinanza/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 13:05:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le mille e una yalla]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7869</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;iniziativa di un gruppo di scrittori per ragazzi a sostegno della campagna per il diritto di cittadinanza dei bambini figli di genitori stranieri nati in Italia Il gruppo Writers with Children nasce da un’idea di Laura Walter. Più che un’idea, la sua è un’indignazione. Laura Walter non ci sta. Non ci sta a pensare che i bambini e i ragazzi, nati o meno in Italia, da genitori “di origine straniera” (provenienti cioè da un paese diverso dall’Italia), trovino un sacco di difficoltà per ottenere quella cittadinanza, che dovrebbe essere un loro diritto inappellabile. L’idea, l’indignazione, l’intuizione di Laura trova immediatamente d’accordo tanti autrici e autori per ragazzi. Alla sua proposta di creare un gruppo di scrittori che promuova il diritto automatico alla cittadinanza per tutti i bambini e ragazzi che vivono in questo paese dicono subito di sì Vanna Cercenà, Luigi Dal Cin, Emanuela Da Ros, Luisa Mattia, Anselmo Roveda,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>L&#8217;iniziativa di un gruppo di scrittori per ragazzi a sostegno della campagna per il diritto di cittadinanza dei bambini figli di genitori stranieri nati in Italia</em></p>
<p>Il gruppo Writers with Children nasce da un’idea di Laura Walter. Più che un’idea, la sua è un’indignazione. Laura Walter non ci sta. Non ci sta a pensare che i bambini e i ragazzi, nati o meno in Italia, da genitori “di origine straniera” (provenienti cioè da un paese diverso dall’Italia), trovino un sacco di difficoltà per ottenere quella cittadinanza, che dovrebbe essere un loro diritto inappellabile.</p>
<p>L’idea, l’indignazione, l’intuizione di Laura trova immediatamente d’accordo tanti autrici e autori per ragazzi. Alla sua proposta di creare un gruppo di scrittori che promuova il diritto automatico alla cittadinanza per tutti i bambini e ragazzi che vivono in questo paese dicono subito di sì Vanna Cercenà, Luigi Dal Cin, Emanuela Da Ros, Luisa Mattia, Anselmo Roveda, Fabrizio Silei, Alfredo Stoppa, Guido Sgardoli e molti altri.</p>
<p>Alla proposta danno il loro appoggio anche la Comunità di Sant’Egidio di Roma, il Comune di Bologna, la Libreria Giannino Stoppani di Bologna.<br />
E così il gruppo Writers with Children (col logo ideato da Fabrizio Silei) fa la sua prima apparizione ufficiale a Bologna il 22 marzo 2012, mentre si sta svolgendo la Bologna Children’s Book Fair.</p>
<p><strong>Il manifesto programmatico</strong></p>
<p>&#8220;Cari ragazzi, siamo un gruppo di persone molto diverse fra loro, ma che hanno una cosa in comune: sono tutti autori di libri scritti per voi. Sì, proprio quelli di cui avrete letto forse qualche libro, che forse qualche volta avrete incontrato a scuola o in biblioteca. Come mai ci siamo tutti insieme?<br />
Perché ogni volta che vi abbiamo incontrato e abbiamo visto i vostri occhi attenti, abbiamo ascoltato le vostre domande, non abbiamo notato alcuna differenza fra voi. E perché noi scriviamo storie per tutti i bambini, non guardiamo se hanno il permesso di soggiorno o sono clandestini. Questa separazione artificiosa fra amici che frequentano la medesima scuola, parlano la stessa lingua, leggono gli stessi libri, ci ha profondamente turbato.<br />
Alcuni di noi hanno deciso di fare qualcosa e hanno preso l&#8217;iniziativa di contattare altri colleghi.<br />
Cosa vogliamo? Vogliamo che i nostri ragazzi siano tutti uguali e nessuno sia discriminato sul possesso o meno di un certificato anagrafico.<br />
Non abbiamo la forza di un’istituzione o di un partito, ma solo il desiderio di cambiare una situazione che troviamo paradossale, ingiusta, stupida. Prima di costituire questo gruppo, ci siamo scambiati le idee, abbiamo discusso a lungo e finalmente abbiamo deciso far sentire la nostra voce. Quello che ci proponiamo è di sostenere con forza e determinazione un principio fondamentale: chi nasce, vive e cresce in Italia è italiano. È un principio talmente semplice che lo capirebbe anche un neonato&#8230; automaticamente italiano.”</p>
<p>Vanna Cercenà</p>
<p>La<a href="http://www.facebook.com/WritersWithChildren/info"> pagina</a> Facebook di <strong>Writers with children<br /></strong></p>
<p>
Fonte: <a href="http://www.liberweb.it/modules.php?op=modload&#038;name=News&#038;file=article&#038;sid=5560&#038;mode=thread&#038;order=0&#038;thold=0&#038;topic=24">LiberWeb</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/scrittori-per-ragazzi-promuovono-il-diritto-di-cittadinanza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Alla ricerca delle origini perdute con una 2G del passato&#8230;</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/alla-ricerca-delle-origini-perdute-con-una-2g-del-passato/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/alla-ricerca-delle-origini-perdute-con-una-2g-del-passato/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 12:42:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Naghia Ahmed</dc:creator>
				<category><![CDATA[S-veliamoci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7846</guid>
		<description><![CDATA[Quante persone incrociamo in un giorno? Davvero tante. La maggior parte ci sono del tutto indifferenti, alcune ci colpiscono per un dettaglio, altre perché ci ricordano qualcuno, altre ancora perché veramente sgradevoli. Ci sono occasioni in cui si fanno incontri che non ti aspetteresti mai e ti lasciano frastornato. Tempo fa ho avuto modo di conoscere una paziente ricoverata in reparto, una signora italiana sulla settantina, ancora prestante e vivace, e c’era qualcosa nel suo accento che non mi tornava già dalla prima volta che la vidi, ma nessuno mi disse nulla di particolare. Un giorno mi capitò di visitarla insieme ad altre studentesse; entrate in stanza ci accolse con un sorriso ed un certo entusiasmo perché si stava annoiando, e infatti visitarla fu un po’ un’impresa perché aveva decisamente voglia di chiacchierare. Chiese alla mia collega il suo nome, colpita da un ciondolo con una lettera, e poi lo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Quante persone incrociamo in un giorno? Davvero tante. La maggior parte ci sono del tutto indifferenti, alcune ci colpiscono per un dettaglio, altre perché ci ricordano qualcuno, altre ancora perché veramente sgradevoli. Ci sono occasioni in cui si fanno incontri che non ti aspetteresti mai e ti lasciano frastornato.</p>
<p>Tempo fa ho avuto modo di conoscere una paziente ricoverata in reparto, una signora italiana sulla settantina, ancora prestante e vivace, e c’era qualcosa nel suo accento che non mi tornava già dalla prima volta che la vidi, ma nessuno mi disse nulla di particolare. </p>
<p>Un giorno  mi capitò di visitarla insieme ad altre studentesse; entrate in stanza ci accolse con un sorriso ed un certo entusiasmo perché si stava annoiando, e infatti visitarla fu un po’ un’impresa perché aveva decisamente voglia di chiacchierare.<br /> <br />
Chiese alla mia collega il suo nome, colpita da un ciondolo con una lettera, e poi lo chiese a me. Sapendo delle regolari difficoltà che il mio nome provoca a chiunque mi presenti, ho prontamente risposto scandendolo lentamente, pronta a mostrare  il cartellino nel caso non fosse chiaro; la paziente, invece, è scattata sull’attenti ripetendo con una scioltezza a me inaudita: “Naghia?”, incalzandomi, dopo un assenso perplesso, con “ma sei egiziana?”.</p>
<p>Ammetto che in quel momento sudavo freddo, ero rimasta davvero spiazzata, non era mai capitato che, soltanto dal mio nome, qualcuno capisse parte della mia provenienza, nemmeno tra arabi. Al mio titubante “sì, per metà, ma come fa a saperlo?”, esplose orgogliosa con un “Io sono egiziana! Ho vissuto al Cairo fino ai vent’anni!”. Sembrava proprio felice di poterlo dire, in effetti non vi era alcun motivo per cui potesse raccontarlo in ospedale. </p>
<p>Da lì, la fatidica domanda “kallimni &#8216;arabi?” (parli arabo?) con il mio imbarazzato “la’, lat bikheir” (no, non bene) che scatenò una delle scene più ilari che potessero verificarsi: assunse un’espressione severa, si caricò e… iniziò a sgridarmi! Mi insultò (seppur benevolmente) in arabo, poi, non contenta, anche in italiano. </p>
<p>Mi sentii come una bambina rimproverata dalla nonna davanti agli amichetti, per un attimo avrei voluto ribattere ma, di fronte al fatto che aveva terribilmente ragione, accettai la strigliata che mi sollecitava ad imparare in fretta l’arabo. </p>
<p>Nei suoi gesti e nei suoi modi c’era davvero un concentrato di egizianità. Quello stimolo, però, aveva scatenato in lei anche un fiume di ricordi, che mi permise di riconciliarmi a lei grazie ai cibi: <a href="http://www.yallaitalia.it/2011/06/fuel%E2%80%A6medammes-la-benzina-degli-egiziani/">fuel</a>, <a href="http://calamarirings.wordpress.com/2008/02/20/cairo-street-grub-taamiyya/">ta’amiyya</a>, makshi, rua’h i sapori della sua infanzia e giovinezza, un punto comune tra me e quell’anziana signora, così distanti per età ed esperienze di vita, che, ad un certo punto, incuriosirono la paziente a fianco, tanto da chiederci le ricette.</p>
<p>Era nata in Egitto da una famiglia benestante di italiani, frequentò le scuole francesi ed inglesi, conduceva una vita agiata da occidentali; erano i tempi del re Faruq e quella era la sua casa, i tempi d’oro della sua giovane vita. Nel raccontarmi tutto questo, aveva una velata nostalgia negli occhi e nel tono della voce, la stessa che a volte percepisco in mio padre, che si irrigidì citando Nasser. La rivoluzione, infatti, portò gli occidentali facoltosi ad essere mal visti e la sua famiglia fu invitata ad andarsene; ciò provocò dolore alla sua famiglia, che in Italia dovette ripartire da zero, e a lei. </p>
<p>A casa mia <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gamal_Abd_el-Nasser">Gamal Abdel Nasser</a> è un eroe e sentirne parlare male poteva essere facile motivo di antipatia, eppure non riuscivo ad esserle ostile, perché capivo il suo rancore: lei non odiava la rivoluzione in sé, ma il fatto che fosse stata disconosciuta e allontanata da quella che sentiva essere la sua terra, dai suoi connazionali. <br />
Era vista come straniera, ma lei, pur vivendo in modo completamente diverso dagli egiziani, non si sentiva tale e, a distanza di anni, ne soffriva ancora. Potevo capirla, pur essendo una vicenda lontana nel tempo, la percepivo come attuale, e in quegli istanti mi ritrovai a soffrire un po’ con lei.</p>
<p>È da diverso tempo che mi sto cimentando nello studio sistematico dell’arabo, con successi altalenanti, e non mi mancano certo i motivi per impararlo. Forse ora, però, ne ho uno in più.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/alla-ricerca-delle-origini-perdute-con-una-2g-del-passato/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Immigrati: stop a &#8216;vu cumprà&#8217; e &#8216;zingaro&#8217;, le linee guida per i media</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/immigrati-stop-a-vu-cumpra-e-zingaro-le-linee-guida-per-i-media/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/immigrati-stop-a-vu-cumpra-e-zingaro-le-linee-guida-per-i-media/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 12:22:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7852</guid>
		<description><![CDATA[Basta con le parole &#8216;politically incorrect&#8217; per definire, sui media, immigrati o rom. Niente più &#8216;vu cumprà, clandestino, badante o zingaro. A dettare il vocabolario dei termini giuridicamente appropriati &#8211; oltre che il giusto modo di affrontare sulla stampa i temi dell&#8217;immigrazione &#8211; sono le Linee guida per l&#8217;applicazione della Carta di Roma, elaborate dall&#8217;Ordine dei giornalisti, Federazione nazionale della stampa e Unchr, con la partecipazione dell&#8217;Unar, presentate in anteprima oggi a Milano, in uno dei tre seminari dal titolo »Sgomberiamoli«, organizzati da Redattore sociale e Fnsi. Un documento che &#8211; attuando la Carta di Roma del 2008, il codice deontologico su migranti, richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tratta &#8211; propone, dunque, gli strumenti di lavoro per un&#8217;informazione corretta su queste tematiche. A partire dalla messa al bando di informazioni sommarie e distorte e di termini stigmatizzanti, a favore di parole giuridicamente più appropriate che permettano di «restituire al...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Basta con le parole &#8216;politically incorrect&#8217; per definire, sui media, immigrati o rom. Niente più &#8216;vu cumprà, clandestino, badante o zingaro. A dettare il vocabolario dei termini giuridicamente appropriati &#8211; oltre che il giusto modo di affrontare sulla stampa i temi dell&#8217;immigrazione &#8211; sono le Linee guida per l&#8217;applicazione della Carta di Roma, elaborate dall&#8217;Ordine dei giornalisti, Federazione nazionale della stampa e Unchr, con la partecipazione dell&#8217;Unar, presentate in anteprima oggi a Milano, in uno dei tre seminari dal titolo »Sgomberiamoli«, organizzati da Redattore sociale e Fnsi.  Un documento che &#8211; attuando la Carta di Roma del 2008, il codice deontologico su migranti, richiedenti asilo, rifugiati e vittime della tratta &#8211; propone, dunque, gli strumenti di lavoro per un&#8217;informazione corretta su queste tematiche. </p>
<p>A partire dalla messa al bando di informazioni sommarie e distorte e di termini stigmatizzanti, a favore di parole giuridicamente più appropriate che permettano di «restituire al lettore la massima aderenza alla realtà dei fatti, evitando l&#8217;uso di termini impropri».  «Diversi studi, così come carte deontologiche specifiche &#8211; si legge nelle Linee Guida &#8211; hanno riportato l&#8217;attenzione sull&#8217;importanza e il peso che ha il linguaggio utilizzato nei media nella rappresentazione dei migranti». Dunque «si raccomanda di evitare l&#8217;utilizzo di termini stigmatizzanti come badante, clandestino, zingaro, vu cumprà ecc.» e «informazioni imprecise, sommarie o distorte, ad esempio l&#8217;uso delle locuzioni «presumibilmente» e «forse» associati all&#8217;appartenenza nazionale o religiosa andrebbero sempre evitate. </p>
<p>Quanto all&#8217;ampio spazio dedicato dai media, soprattutto quelli locali, alla cronaca, «negli ultimi anni &#8211; si legge nel documento &#8211; quello della cronaca nera è andato via via crescendo, così come il «peso delle notizie che vedono gli immigrati autori di reato».</p>
<p>Da qui una serie di raccomandazioni, come quella di «assegnare lo stesso spazio e rilievo alle notizie di cronaca in cui gli autori e le vittime di reato sono di origine straniera rispetto a quelle in cui autori e vittime di reato sono autoctoni».  E ancora: «si invitano i giornalisti a garantire l&#8217;anonimato del richiedente asilo, rifugiato, vittima della tratta, migrante coinvolto in fatti di cronaca, anche se non di rilevanza penale, che possono recare danno alla sua persona. Conoscere e rispettare le norme penali, civili ed amministrative e i vari strumenti giuridici nazionali ed internazionali sui diritti umani in materia di protezione, è utile al dovere di cronaca e per utilizzare termini giuridicamente appropriati tra le varie categorie». </p>
<p>Una raccomandazione particolare riguarda poi la tutela delle vittime della tratta «la cui garanzia dell&#8217;anonimato è basilare per la riuscita del percorso di uscita dal racket dello sfruttamento e per non ostacolare gli sforzi delle associazioni e della giustizia al riguardo». «L&#8217;uso della nazionalità &#8211; si legge ancora nelle Linee Guida &#8211; deve essere usato con maggiore responsabilità e consapevolezza dal giornalista rispetto a quanto avviene attualmente. Si raccomanda di non citare l&#8217;origine etnica, religiosa o la nazionalità di migranti, richiedenti asilo o rifugiati se arrestati o colpevoli di reati nei casi in cui tale informazione non sia essenziale alla comprensione della notizia». </p>
<p>
 Fra le altre raccomandazioni, quella di &#8216;trattare con cautela, analizzando in maniera approfondita, i dati relativi ai temi dell&#8217;immigrazione, a partire dalle cosiddette statistiche sulla criminalità»: illustrazioni poco rigorose &#8211; ammonisce il documento &#8211; sono pericolose e dannose quando inducono il pubblico ad una lettura semplicistica e propagandistica. Il monito è «non scadere nel sensazionalismo e indurre così sentimenti di terrore, paura o caos nell&#8217;opinione pubblica, così come anche suggerito dal Consiglio d&#8217;Europa». «Notizie su terrorismo, fondamentalismo religioso, crimini e devianza, e migrazioni meritano un&#8217;attenzione particolare e un livello maggiore di attenzione sulle conseguenze che sul territorio possono avere sulla convivenza pacifica e democratica».  «Nelle generalizzazioni che hanno caratterizzato gran parte dell&#8217;informazione sull&#8217;immigrazione, la questione dello status del cittadino straniero sul territorio italiano &#8211; si sottolinea nel documento &#8211; è stato considerato spesso un particolare di scarso rilievo».</p>
<p> Bisognerebbe invece prestare particolare attenzione, ad esempio, in caso di interviste, «chi proviene da contesti socioculturali diversi, nei quali il ruolo dei mezzi di informazione è limitato e circoscritto, può non conoscere le dinamiche mediatiche e non essere quindi in grado di valutare tutte le conseguenze dell&#8217;esposizione attraverso i media».  </p>
<p>Per questo «è importante comunicare con chiarezza alla persona che decide di rilasciare un&#8217;intervista le possibili conseguenze e adottare accortezze specifiche per chi parla in ambito detentivo, nei Cie e Cara (valutando i rischi di repressione successiva alla testimonianza). Valutare con sensibilità lo stato di salute e i possibili traumi fisico-psichici della persona, in particolare le donne (gravide o neo-partorienti), e dopo le attività di primo soccorso in mare». Importante in questi casi «munirsi del servizio di un mediatore culturale e/o interprete in campo sociale, per riportare con correttezza le informazioni, e il rispetto dell&#8217;opinione e delle rappresentazioni culturali dell&#8217;intervistato». </p>
<p>Un monito, infine, a fotografi e cineoperatori a «non riprendere mai in volto rifugiati, richiedenti asilo e vittime della tratta o di pubblicare le immagini dei volti &#8216;fuori fuoco»</p>
<p>
Fonte: Adnkronos</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/immigrati-stop-a-vu-cumpra-e-zingaro-le-linee-guida-per-i-media/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Buon Samaritano e la sanità selettiva: grazie, Lega Nord</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/il-buon-samaritano-e-la-sanita-selettiva-grazie-lega-nord/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/il-buon-samaritano-e-la-sanita-selettiva-grazie-lega-nord/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 17 Apr 2012 11:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Randa Ghazy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggi ce l'ho con]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7815</guid>
		<description><![CDATA[Il giuramento di Ippocrate ha più di duemila anni. Che sia stato Ippocrate stesso a scriverlo o piuttosto qualche pitagorico del IV secolo a.C, cosa che non si è mai stabilita con certezza, cambia poco. Oggi un medico è un medico: mette da parte i sentimenti che il paziente gli ispira e dedica la massima dedizione al proprio lavoro. O meglio, così dovrebbe essere. E&#8217; del tutto naturale quindi che nel 2009 i sindacati dei medici si siano opposti alll&#8217;emendamento al ddL 733 sulla sicurezza che toglieva il divieto al personale sanitario di denunciare i pazienti clandestini. Perchè era una norma xenofoba, perché confliggeva clamorosamente con la deontologia e il segreto professionale, perché poteva produrre effetti nefasti: farmaci autosomministrati, decessi, episodi raccapriccianti. Oggi si potrebbe obiettare che la norma sui medici-spia è stata rimossa dal ddl, che non è il caso di ricamarci su troppe riflessioni. Io non ci riesco....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il giuramento di Ippocrate ha più di duemila anni. Che sia stato Ippocrate stesso a scriverlo o piuttosto qualche pitagorico del IV secolo a.C, cosa che non si è mai stabilita con certezza, cambia poco.</p>
<p>Oggi un medico è un medico: mette da parte i sentimenti che il paziente gli ispira e dedica la massima dedizione al proprio lavoro. O meglio, così dovrebbe essere.<br />
<br />
E&#8217; del tutto naturale quindi che nel 2009 i sindacati dei medici si siano opposti alll&#8217;emendamento al ddL 733 sulla sicurezza che toglieva il divieto al personale sanitario di denunciare i pazienti clandestini.<br />
Perchè era una norma xenofoba, perché confliggeva clamorosamente con la deontologia e il segreto professionale, perché poteva produrre effetti nefasti: farmaci autosomministrati, decessi, episodi <a href="http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie/cronaca/2009/13-aprile-2009/medico-denuncia-clandestina-espulsa-1501180866536.shtml">raccapriccianti</a>.<br />
<br />
Oggi si potrebbe obiettare che la norma sui medici-spia è stata rimossa dal ddl, che non è il caso di ricamarci su troppe riflessioni.</p>
<p>Io non ci riesco. Non ci riuscivo tre anni fa &#8211; quando, ad esempio, mi fermai ad assistere un giovane peruviano che barcollava in mezzo alla strada, e lo vidi scappare al suono dell&#8217;ambulanza che io avevo chiamato per lui, perché quel suono per lui non era salvezza, ma pericolo &#8211; e non ci riesco oggi.<br />
Basta la declamazione a creare enormi danni, non serve che una legge venga approvata. Basta esprimere un&#8217;intenzione, orientare il discorso pubblico. Basta sdoganare dei concetti, delle idee, abbassare la nostra soglia di umanità, anche solo per pochi mesi.</p>
<p>Il danno che ne deriva ci sembra minimo, e poi a distanza di anni ne capiamo l&#8217;impatto.</p>
<p>Penso a questo quando mi contatta un ragazzo che si sta dando un gran da fare per aiutare un signore di origini arabe che potrebbe essere gravemente malato ma ha molta paura di rivolgersi alle strutture sanitarie.</p>
<p>Incontro il giovane samaritano e il suo meno giovane assistito egiziano con un&#8217;altra ragazza di Yalla che non vede l&#8217;ora di rendersi utile, ci siamo offerte di fare da traduttrici.</p>
<p>Stringiamo le loro mani, intercettiamo i loro sguardi.</p>
<p>E&#8217; difficile riuscire a mantenere gli occhi negli occhi. Youssef &#8211; chiamiamolo così, ipotizziamo venga dal Marocco &#8211; tiene lo sguardo basso, il volume della voce quasi impercettibile, e dà la sensazione struggente di non saper che fare del proprio corpo, della propria intera presenza.</p>
<p>Sembra imbarazzato, e dispiaciuto di esserci.</p>
<p>Io e la mia collega cerchiamo di essere discrete e di avere il tatto che serve. Mi rendo conto che in una situazione del genere siamo tutti nudi, scevri di sovrastrutture, costretti a fare i conti con la nostra capacità di essere uomini, animali solidali per definizione (o forse no?).</p>
<p>La vicenda si dipana con difficoltà mentre il Buon Samaritano ci spiega gli antefatti, ci fornisce spunti e stralci di vita che nella mia testa cerco di collegare, staccare, riattaccare, riordinare cronologicamente per capire qual è la storia di Youssef.</p>
<p>Anche se sta in Italia da otto anni, capisce poco e non parla la lingua. Ha lavorato per nove mesi in nero con un imprenditore edile, fornendogli false generalità. Un bravo imprenditore, e un brav&#8217;uomo, pare. </p>
<p>Ma avendo finto di essere in regola coi documenti, quando arriva il momento di fare la domanda di regolarizzazione si rivolge ad un altro signore, sempre un italiano che si intasca i suoi cinquemila euro e se ne va lasciandolo senza permesso di soggiorno e con una buona dose di disperazione in più.</p>
<p>La storia diventa sempre più triste. Arriviamo ad oggi: Youssef è un senzatetto, dorme dove capita, non è sicuro di essere malato ma il dubbio lo sta distruggendo.</p>
<p>E&#8217; sull&#8217;orlo di un crollo emotivo, e si vede.<br /> <br />
Il nostro Buon Samaritano è disposto a pagargli la quota per il posto letto in una delle strutture assistenziali che ci sono a Milano, e a tentare di trovargli un lavoro, gli ha persino offerto la sua casa per un pasto, qualche doccia calda, lo ha portato a fare gli esami medici che gli servono. Però gli chiede di fare un piccolo sforzo, e di andare a seguire il corso di lingua italiana del <a href="http://www.naga.it/">NAGA</a>, totalmente gratuito.<br />
<br />
Youssef oggi utilizza la tessera <a href="http://www.piuculture.it/2011/02/assistenza-sanitaria-per-extracomunitari-senza-permesso-di-soggiorno/">STP</a> (Straniero Temporaneamente Presente), un documento di cui ignoravo l&#8217;esistenza, che certifica il proprio status (straniero privo del permesso di soggiorno), ma non richiede alcun documento identificativo. La tessera dura sei mesi e si può rinnovare per altri sei, non dà diritto ad avere un medico fisso ma alle normale prestazioni ed esenzioni da ticket.</p>
<p>Oggi Youssef non può essere segnalato alle autorità tramite strutture sanitarie, ma ha paura comunque.</p>
<p>Ha una famiglia in patria e tutto quello a cui riesce a pensare è che se le prossime analisi confermeranno la sua malattia, il mondo gli crollerà addosso. Anche se il Buon Samaritano gli ha spiegato che è inutile, ha rifatto quelle analisi altre volte in posti diversi senza capire che può solo attendere e rifare le analisi nello stesso posto, passata la finestra di tempo necessaria perché il virus si manifesti.</p>
<p>Gli segnaliamo un manuale del NAGA scritto interamente in arabo, che consiglia dove e a chi rivolgersi per problemi di domicilio, di salute, eccetera. E&#8217; un manuale che potrebbe essere utile a molti che ancora non parlano italiano e si trovano in difficoltà.</p>
<p>Ma a Youssef serve ben altro che un manuale. Lo saluto con un senso di inadeguatezza e la malinconia che ti provoca saperti inutile e piccola di fronte a piaghe della vita come queste.</p>
<p>Di fronte ai mille limiti della nostra politica miope e crudele, di fronte alla criminalizzazione con cui si divertono <a href="http://www.yallaitalia.it/2012/04/caro-elettore-come-vuoi-lo-straniero/">certi</a> mezzi di comunicazione, di fronte al modo cannibalesco con cui spesso ci guardiamo l&#8217;un l&#8217;altro (con la sensazione che le cose ci vengano sempre &#8220;tolte&#8221;, senza capire che siamo noi ad abbandonarle), il Buon Samaritano allevia solo parzialmente il mio senso amaro di sconfitta.</p>
<p>In questi giorni in cui tutti sembrano avere parole tenere per un partito in difficoltà, preferisco dire grazie alla Lega Nord e all&#8217;oggi tanto decantato Maroni che proposero  l&#8217;emendamento dei medici-spia. Perché ancora una volta hanno provato (e hanno avuto un parziale successo) a disumanizzarci, col beneplacito delle istituzioni. <br />
<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vittorio_Arrigoni">Qualcuno</a> oggi avrebbe detto: &#8220;Restiamo Umani&#8221;.</p>
<p>Qui il <a href="http://www.yallaitalia.it/wp-content/uploads/2012/04/DOVEANDAREPERarabo.pdf">manuale</a> NAGA in arabo</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/il-buon-samaritano-e-la-sanita-selettiva-grazie-lega-nord/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>17</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Save The Children: trova il tempo per salvare un bambino</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/save-the-children-trova-il-tempo-per-salvare-un-bambino/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/save-the-children-trova-il-tempo-per-salvare-un-bambino/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 16:03:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7807</guid>
		<description><![CDATA[36.234 italiani hanno destinato il loro ultimo 5&#215;1000 a Save the Children 8.692 bambini hanno avuto accesso all&#8217;educazione nel sud del Sudan 2.682 minori hanno ricevuto protezione e assistenza legale 2.000 bambini hanno potuto studiare nei campi profughi in Somalia Si può fare di più. Dona il 5 per mille a Save the Children. Ecco come]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>36.234 italiani hanno destinato il loro ultimo 5&#215;1000 a Save the Children</p>
<p>8.692 bambini hanno avuto accesso all&#8217;educazione nel sud del Sudan</p>
<p>2.682 minori hanno ricevuto protezione e assistenza legale</p>
<p>2.000 bambini hanno potuto studiare nei campi profughi in Somalia</p>
<p>Si può fare di più. Dona il 5 per mille a Save the Children. <a href="http://www.savethechildren.it/5_per_mille.html">Ecco come </a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/save-the-children-trova-il-tempo-per-salvare-un-bambino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Marocco:la tv trasmetterà le chiamate alla preghiera..e non solo</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/maroccola-tv-trasmettera-le-chiamate-alla-preghiera-e-non-solo/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/maroccola-tv-trasmettera-le-chiamate-alla-preghiera-e-non-solo/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 15:42:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Le mille e una yalla]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7800</guid>
		<description><![CDATA[A partire dal prossimo primo maggio le chiamate alla preghiera del muezzin saranno trasmesse obbligatoriamente cinque volte al giorno sulle tv pubbliche del Marocco. Secondo quanto riporta il quotidiano marocchino &#8216;Le Nouvel Observateur&#8217;, il nuovo corso islamista di Rabat, dopo la vittoria alle ultime elezioni del Pjd del premier Abdelilah Benkirane, prevede infatti un cambiamento nelle abitudini televisive dei marocchini. Il ministro delle Comunicazioni, Mustapha El Khalfi ha infatti annunciato il divieto di trasmettere pubblicità sul gioco d&#8217;azzardo e l&#8217;obbligo per le emittenti pubbliche di trasmettere le chiamate alla preghiera in particolare per i due canali pubblici (al-Oula e 2M). Sempre El Khalfi ha annunciato che l&#8217;80% delle trasmissioni mandate in onda sul primo canale pubblico dovranno essere in lingua araba, mentre la seconda emittente, la più francese delle due, &#8217;2M&#8217; potrà trasmettere in francese solo il telegiornale della notte. Queste decisioni hanno provocato forti critiche, soprattutto da parte dei...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>A partire dal prossimo primo maggio le chiamate alla preghiera del muezzin saranno trasmesse obbligatoriamente cinque volte al giorno sulle tv pubbliche del Marocco.</p>
<p> Secondo quanto riporta il quotidiano marocchino &#8216;Le Nouvel Observateur&#8217;, il nuovo corso islamista di Rabat, dopo la vittoria alle ultime elezioni del Pjd del premier Abdelilah Benkirane, prevede infatti un cambiamento nelle abitudini televisive dei marocchini.<br /> <br />
Il ministro delle Comunicazioni, Mustapha El Khalfi ha infatti annunciato il divieto di trasmettere pubblicità sul gioco d&#8217;azzardo e l&#8217;obbligo per le emittenti pubbliche di trasmettere le chiamate alla preghiera in particolare per i due canali pubblici (al-Oula e 2M).</p>
<p>Sempre El Khalfi ha annunciato che l&#8217;80% delle trasmissioni mandate in onda sul primo canale pubblico dovranno essere in lingua araba, mentre la seconda emittente, la più francese delle due, &#8217;2M&#8217; potrà trasmettere in francese solo il telegiornale della notte.</p>
<p> Queste decisioni hanno provocato forti critiche, soprattutto da parte dei media in lingua francese. I quotidiano &#8216;Echos&#8217; e &#8216;Le Soir&#8217; hanno parlato di «un colpo di stato» nel settore audiovisivo e di una «arabizzazione dei media».</p>
<p> Secondo il politologo Mohammed Darif «l&#8217;arabizzazione dei media pubblici riflette anche una realtà: il dominio dei canali satellitari arabi come al-Jazeera.<br />
 Il governo islamista sta anche cercando di recuperare gli spettatori, per lo più di lingua araba, che hanno abbandonato i due canali pubblici per guardare l&#8217;emittente qatariota»</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/maroccola-tv-trasmettera-le-chiamate-alla-preghiera-e-non-solo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mai dire vacanze palestinesi</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/mai-dire-vacanze-palestinesi/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/mai-dire-vacanze-palestinesi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 13:26:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[I video di Maha]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7792</guid>
		<description><![CDATA[La professoressa Maha si concede una vacanza in Palestina ma noi di Yalla la marchiamo stretta e la facciamo lavorare lo stesso. In occasione della Pasqua Copta, la prof Maha ci insegna ad augurare buona Pasqua e buone vacanze in compagnia di un ospite speciale. &#160;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La professoressa Maha si concede una vacanza in Palestina ma noi di Yalla la marchiamo stretta e la facciamo lavorare lo stesso.</p>
<p>In occasione della Pasqua Copta, la prof Maha ci insegna ad augurare buona Pasqua e buone vacanze in compagnia di un ospite speciale.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/mai-dire-vacanze-palestinesi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Celebrare la Pasqua in moschea</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/celebrare-la-pasqua-in-moschea/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/celebrare-la-pasqua-in-moschea/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 12:35:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[S-veliamoci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7773</guid>
		<description><![CDATA[Mancava una settimana a Pasqua. La congregazione cristiana di Sacramento in California si preparava alla celebrazione pasquale che ogni anno organizza presso lo Spiritual Life Center di Sacramento. Ma qualcosa va storto. Scade l&#8217;affitto e la proprietà non rinnova il contratto per l&#8217;utilizzo della Chiesa. No Church no Party? Ma no. «Siamo parte della comunità e siamo parte del sogno americano» dice l&#8217;imam Metwalli Amer al Reverendo Michael Moran. In soccorso, arriva infatti il Salam Community Center che apre le porte della sua moschea alla congregazione che può così celebrare la festa più importante per i cristiani. Qui il video con il servizio (in inglese) della festa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Mancava una settimana a Pasqua. La congregazione cristiana di Sacramento in California si preparava alla celebrazione pasquale che ogni anno organizza presso lo Spiritual Life Center di Sacramento.<br /> <br />
Ma qualcosa va storto.  Scade l&#8217;affitto e la proprietà non rinnova il contratto per l&#8217;utilizzo della Chiesa.</p>
<p>No Church no Party? Ma no. «Siamo parte della comunità e siamo parte del sogno americano» dice l&#8217;imam Metwalli Amer al Reverendo Michael Moran.<br />
In soccorso, arriva infatti  il <a href="http://salamcenter.org/">Salam Community Center </a> che apre le porte della sua moschea alla congregazione che può così celebrare la festa più importante per i cristiani.</p>
<p>Qui il <a href="http://www.youtube.com/watch?v=d7UI7kDaKTI">video</a> con il servizio (in inglese) della festa.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/celebrare-la-pasqua-in-moschea/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Spiedini di carne alla marocchina</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/spiedini-di-carne-alla-marocchina/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/spiedini-di-carne-alla-marocchina/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 09:49:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Menta &#38; Guaraná</dc:creator>
				<category><![CDATA[Speziato o Piccante]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7753</guid>
		<description><![CDATA[Vi va di fare un viaggio con me in una versione rivisitata e adattata de “Le mille e una notte”, dove una donna chiamata Shahrazàd decise di ingannare il re con le sue storie che hanno un inizio e mai una fine? Voglio farvi conoscere il mondo culinario arabo raccontandovi storie intrecciate tra di loro. Invece delle favole, Shahrazad racconterà al Re Shahriyar ricette sconosciute ed esotiche da varie parti del mondo. Il suo appetito aumenterà di giorno in giorno, e la voglia di assaggiare tutti questi piatti sarà sempre più forte. Ovviamente Shahrazad sono io, e voi il re Shahriyàr; e che la storia abbia inizio. C’era una volta nel tempo dei tempi un paese chiamato Marocco. In una città chiamata Marrakech, posto di rara bellezza, immersa tra le palme e il deserto, c&#8217;è una piazza dove i profumi e i fumi danzano insieme in un ballo etnico la...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Vi va di fare un viaggio con me in una versione rivisitata e adattata de “Le mille e una notte”, dove una donna chiamata Shahrazàd decise di ingannare il re con le sue storie che hanno un inizio e mai una fine? </p>
<p>Voglio farvi conoscere il mondo culinario arabo raccontandovi storie intrecciate tra di loro. Invece delle favole, Shahrazad racconterà al Re Shahriyar ricette sconosciute ed esotiche da varie parti del mondo. Il suo appetito aumenterà di giorno in giorno, e la voglia di assaggiare tutti questi piatti sarà sempre più forte. <br />
Ovviamente Shahrazad sono io, e voi il re Shahriyàr; e che la storia abbia inizio.</p>
<p>C’era una volta nel tempo dei tempi un paese chiamato Marocco. In una città chiamata Marrakech, posto di rara bellezza, immersa tra le palme e il deserto, c&#8217;è una piazza dove i profumi e i fumi danzano insieme in un ballo etnico la cui atmosfera è in grado di portarti in un’altra dimensione.<br />
In questa piazza si percepisce un&#8217;atmosfera surreale. In uno dei banchetti che offrono cibi mai visti, piatti chiamati con nomi incomprensibili come tagine, couscous e altri nomi simili, notai un uomo seduto con tratti molto diversi dalle persone che popolavano la piazza. Teneva in mano uno spiedino di carne chiamato “katban”, semplici pezzetti di carne di agnello, fatti macerare per almeno un’ora in una salsa fatta da cipolle tritate, prezzemolo, paprica, sale, pepe, cumino -a chi piace- e ovviamente un po’ di olio d’oliva che nella cucina del Marocco non può mancare.</p>
<p>Dal modo in cui stava gustando il piatto quello straniero, ho percepito che doveva essere veramente un piatto paradisiaco, assolutamente da provare.</p>
<p>Mentre la mia mente cerca di immaginare il gusto degli spiedini speziati, lo straniero viene attirato da un altro piatto. Mi fido del suo gusto. So già che mi piacerà.<br />
E&#8217; mezza notte e la storia continua, anzi e la ricetta successiva continua, siete curiosi&#8230;? Ve la racconterò la prossima volta.</p>
<p>Buon appetito e buona lettura da <a href="http://www.mentaeguarana.com/<br />
"target="_blanket"> Menta&#038;guarana</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/spiedini-di-carne-alla-marocchina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Caro elettore: come vuoi lo straniero?</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/caro-elettore-come-vuoi-lo-straniero/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/caro-elettore-come-vuoi-lo-straniero/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 09:07:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Naghia Ahmed</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7746</guid>
		<description><![CDATA[Il periodo delle elezioni è sempre pieno di fermento e per alcuni può essere molto stressante, soprattutto per i dirigenti di partito. Ogni volta emerge il dramma, il peggiore di tutti, quasi analogo a quello della lista dei regali da chiedere a Babbo Natale: cosa mettere nel programma elettorale? Bisogna essere originali, ma credibili, non riproporre per più di due volte di seguito lo stesso tema (prima che qualche malelingua possa insinuare che non si hanno idee) e lanciare un elemento a cui nessuno aveva mai pensato. Tuttavia, per gli amanti del last minute, c’è sempre la via di fuga che salva per l’ennesimo anno la stesura del manifesto: gli immigrati. Sono una formula salda, sicura e consolidata nel tempo, tanto affidabili quanto lo sono i BOT (forse). Per essere certi che il trucchetto funzioni ancora, la Francia ci porta delle garanzie: Sarkozy, infatti, preso alle strette dalla caduta dei...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il periodo delle elezioni è sempre pieno di fermento e per alcuni può essere molto stressante, soprattutto per i dirigenti di partito. Ogni volta emerge il dramma, il peggiore di tutti, quasi analogo a quello della lista dei regali da chiedere a Babbo Natale: cosa mettere nel programma elettorale? Bisogna essere originali, ma credibili, non riproporre per più di due volte di seguito lo stesso tema (prima che qualche malelingua possa insinuare che non si hanno idee) e lanciare un elemento a cui nessuno aveva mai pensato.</p>
<p>Tuttavia, per gli amanti del last minute, c’è sempre la via di fuga che salva per l’ennesimo anno la stesura del manifesto: gli immigrati. Sono una formula salda, sicura e consolidata nel tempo, tanto affidabili quanto lo sono i BOT (forse).</p>
<p>Per essere certi che il trucchetto funzioni ancora, la Francia ci porta delle garanzie: Sarkozy, infatti, preso alle strette dalla caduta dei consensi (e forse dal fatto che Marine Le Pen, nel suo programma avesse già una <a href="http://www.lemonde.fr/election-presidentielle-2012/visuel/2012/03/20/comparez-les-programmes-des-candidats-a-la-presidentielle-2012_1672519_1471069.html">proposta</a> innovativa – ridurre al 95% il numero di immigrati entro 5 anni ), è ricorso al vecchio jolly, sostenendo che il modello sociale francese“non resisterebbe a nuovi afflussi di stranieri […]” perché l’equilibrio dei conti della protezione sociale è precario. Un connubio perfetto tra la vecchia scusa e i bisogni attuali di giustificare i disagi della crisi economica, che ha fatto salire di nuovo il consenso tra i conservatori; si sarà dato un pacca sulla spalla da solo lui, <a href="http://www.lemonde.fr/election-presidentielle-2012/visuel/2012/03/20/comparez-les-programmes-des-candidats-a-la-presidentielle-2012_1672519_1471069.html">Sarkozy</a>, figlio di un aristocratico ungherese naturalizzato francese, il cui cognome è stato un <a href="http://www.cafebabel.it/article/19551/sarkozy-un-magiaro-tra-i-galli.html">ostacolo</a>  (a suo avviso) più che un vantaggio in politica. </p>
<p>Il trucco dell’immigrato che esce dal cappello per risolvere i problemi del Paese, però, non sempre funziona, e se ne è accorto anche Sarkozy, il nostro eroe che aveva assicurato l’efficacia del metodo. È stato, infatti, recentemente <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/04/06/quanto-costano-immigrati/202720/">smascherato</a>  da un’analisi dettagliata di dati statistici, non dai giornali dell’opposizione (che in Italia conosciamo come “ i giornali comunisti”) bensì da <a href="http://archives.lesechos.fr/archives/2012/Enjeux/00287-031-ENJ.htm?texte=immigr%C3%A9s+finance+publiques">Les Echos</a>, quotidiano economico francese pro-governo. Forse sono comunisti anche loro.</p>
<p>In Italia non siamo da meno, perché non bisogna sfigurare di fronte a certe virtù, e così alcuni quotidiani si sono uniti alla causa.<br />
Per esempio, il Giornale ha pubblicato un <a href="http://www.ilgiornale.it/interni/se_ora_sono_donne_italiane_far_balia_bebe_stranieri/aeroporti_roma-fiumicino-sss/27-11-2011/articolo-id=559072-page=0-comments=1">articolo</a> dall’altisonante titolo “Se ora sono le donne italiane a fare da balia ai bebè stranieri”  e con un incipit quasi terroristico (“i cinesi stanno comprando tutto dell’Occidente”) ha dipinto una scena di vita quotidiana a Napoli, in cui alcune donne italiane fanno da balie a bambini cinesi. Tra il velato sdegno per quest’ insana idea di un’italiana bambinaia per stranieri e l’orrore per questi cinesi compra-tutto (“così, ultimamente hanno preso a comprarsi anche qualche madre per i propri figli”)  il loro messaggio salvifico è un monito contro l’invasione cinese, che ha già occupato Napoli (il Nord è salvo!) e avanza senza sosta.</p>
<p>Libero invece, nel mese di ottobre, ha creato una <a href="http://www.liberoquotidiano.it/news/839250/Le-balle-sugli-immigrati-loro-una-risorsa-E--falso.html">rubrica</a> in cui demoliva  quelli che erano definiti come i falsi miti positivi sull’immigrazione; la sezione, dal professionale titolo di santanchiana memoria (“Le balle sugli immigrati” ), presentava con (pseudo)scientifico rigore, punto per punto, le argomentazioni a favore degli immigrati smontandole con dati e mostrando la loro vera natura di ladri di risorse. Davvero notevole, se i dati fossero stati veri, ha fatto notare Repubblica  qualche giorno dopo, <a href="http://stagliano.blogautore.repubblica.it/2011/10/13/tutte-le-balle-sugli-immigrati-note-a-margine-di-uninchiesta-di-libero/">riportando</a> i dati alla fonte &#8211; peccato, hanno dovuto pensarci i comunisti. Inoltre, se si considera che i servizi di assistenza sociale e la sanità sono finanziate anche attraverso l’IVA, il dubbio che sorge è un altro e forse il problema non risiede nell’utilizzo di tali servizi da parte degli immigrati. </p>
<p>Un momento, il muratore egiziano e il domestico filippino sono degli evasori fiscali, magari con conto svizzero? Perché a Cortina non ci sono stranieri… </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/caro-elettore-come-vuoi-lo-straniero/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Olio di argan, dalla mia tavola allo sviluppo sostenibile e all&#8217;emancipazione femminile</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/olio-argan-dalla-mia-tavola-allo-sviluppo-sostenibile-e-allemancipazione-femminile/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/olio-argan-dalla-mia-tavola-allo-sviluppo-sostenibile-e-allemancipazione-femminile/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 06:45:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ghizlene Hamdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7730</guid>
		<description><![CDATA[L’olio di Argan viene estratto dai frutti della pianta di Argania Spinosa, un albero risalente all’era terziaria che può raggiungere i 10 metri d’altezza, e che può vivere anche 150-200 anni in condizioni climatiche difficili. Questa preziosa pianta cresce esclusivamente nella regione del Souss, un triangolo di deserto tra Marrakech, Agadir ed Essaouira affacciato sull’Oceano Atlantico. Il monopolio marocchino nella produzione dell&#8217;olio di argan sembrerebbe però destinato a vita breve: la società israeliana Sivan ha infatti recentemente dichiarato di aver clonato semi di argan, creando un&#8217;argania che tollererebbe il clima mediterraneo. Ogni volta che si nomina l’argan non posso fare a meno di perdermi in un turbinio di sensazioni, lasciandomi coinvolgere in un processo di associazioni mentali. Dapprima sento l’odore dell’olio, del the e del pane appena sfornato. Gli odori lasciano poi spazio alle immagini: la famiglia riunita, i vicini di casa che al ritorno in città dal bled (paese...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L’olio di Argan viene estratto dai frutti della pianta di Argania Spinosa, un albero risalente all’era terziaria che può raggiungere i 10 metri d’altezza, e che può  vivere anche 150-200 anni in condizioni climatiche difficili.<br />
Questa preziosa pianta cresce esclusivamente nella regione del Souss, un triangolo di deserto tra Marrakech, Agadir ed <a href="http://postidavedere.giramondo.com/da-vedere/essaouira-la-citta-del-vento-e-del-gnaoua/">Essaouira </a> affacciato sull’Oceano Atlantico.<br />
Il monopolio marocchino nella produzione dell&#8217;olio di argan sembrerebbe però destinato a vita breve: la società israeliana Sivan ha infatti recentemente dichiarato di aver clonato semi di argan, creando un&#8217;argania che tollererebbe il clima <a href="http://ansamed.ansa.it/ansamed/it/notizie/rubriche/economia/2012/02/17/visualizza_new.html_100446008.html">mediterraneo</a>.</p>
<p>Ogni volta che si nomina l’argan non posso fare  a meno di perdermi in un turbinio di sensazioni, lasciandomi coinvolgere in un processo di associazioni mentali.<br />
Dapprima sento l’odore dell’olio, del the e del pane appena sfornato. Gli odori lasciano poi spazio alle immagini: la famiglia riunita, i vicini di casa che al ritorno in città dal bled (paese d’origine) portavano in dono una bottiglietta d’olio; e poi la bontà dell’amlo (olio argane unito a miele e mandorle tostate).</p>
<p>Probabilmente con il tempo sono diventata un’inguaribile romantica, ma solo la consapevolezza dell’età adulta mi ha portato realmente ad apprezzare i prodotti della mia tradizione.<br />
Anche in Italia riuscivo ad avere la mia scorta di olio annuale che utilizzavo rigorosamente per fare la scarpetta, nonostante mi fossero noti i benefici che apporta alla pelle e ai capelli.  Ho sempre pensato che l’utilizzo dell’argan per la cosmesi fosse uno spreco (è veramente troppo buono!)  quindi potrete immaginare la mia rabbia quando questo prodotto da abbondante che era nella mia tavola è diventato semi-introvabile o inacquistabile perché in pochi anni il prezzo è decuplicato a causa della crescente domanda internazionale.</p>
<p>Le stime ufficiali fanno ammontare la produzione di olio a 4.000 tonnellate l’anno, e secondo gli specialisti del settore il 70% è riservato alle <a href="http://mediterranews.org/2012/01/marocco-produzione-olio-e-derivati-argan-mantiene-400-mila-famiglie/">esportazioni</a>.</p>
<p>A quanto pare i segreti di bellezza delle donne berbere sono diventati quindi mercè dell’occidente, e le caratteristiche organolettiche dell’olio lo rendono un ottimo alimento per una dieta salutare.</p>
<p>E sapete di chi è la colpa di questo “scippo”? Alla luce di tutto ciò, ho cercato un “Imputato” da mettere alla sbarra per un mio personalissimo processo. Ebbene, l’imputata si chiama <strong>Zoubida Charrouf</strong> docente di Chimica organica presso la Facoltà di Scienze dell’Università di Rabat e Presidente dell&#8217;Associazione Ibn Al Baytar.</p>
<p> A lei si devono la fama dell’olio di argan nel mondo e lo studio dettagliato delle sue molteplici <a href="www.djemme.com/docs/docs-schede/ArganIT.pdf">proprietà</a></a>.<br />
Le sue ricerche hanno attirato l’attenzione di numerosi soggetti nazionali e internazionali, pubblici e privati, il Governo del Marocco si è impegnato in un&#8217;opera di rimboschimento delle foreste di Argania, l’Unesco nel 1998 ha messo sotto tutela più di 800.000 ettari dichiarandoli riserva della biodiversità.<br />
Anche l’Unione Europea si è attivata sulla questione e ha varato il<a href="http://www.agropolis.org/project-management/research-development-argan-tree.php"> Projet Arganier </a>sul Programma Quadro MEDA, con l’obiettivo di fare di questa pianta una barriera contro il deserto che avanza e una scommessa sul futuro dei villaggi rurali che si <a href=" http://www.ermes.net/viaggi/574/49/L%27oro_liquido_del_Marocco.html">spopolano</a>.</p>
<p>Oggi l&#8217;olio di argan rappresenta per il territorio e il popolo marocchino una possibile fonte di benessere sociale ed economico e un mezzo per combattere l&#8217;esodo dalle campagne e simbolo della lotta alla desertificazione e della protezione della <a href=" www.djemme.com/docs/docs-schede/ArganIT.pdf">biodiversità</a>.</p>
<p>A Zoubida dobbiamo anche la fondazione di una rete di cooperative femminili, incentrate sulla produzione di olio argan, sostenute anche dallo Stato.<br />
Questa politica mi ricorda l’esperienza della Grameen Bank di Mohamed Yunus, che prediligeva concedere micro-credito alle donne sostastanzialmente perché: risultavano più solvibili degli uomini,  destinavano  i profitti realizzati al sostentamento delle famiglie e le rendeva emancipate dando loro un certo grado di autonomia.</p>
<p>Le donne di Zoubida  sono quelle che vivono ai margini della società in condizioni di degrado economico e sociale: donne ripudiate, madri sole e vedove. Paradossalmente è proprio questa condizione di isolamento tribale che permette alle lavoratrici di entrare a far parte della cooperativa e recuperare una dignità e un ruolo <a href=" http://infosannio.wordpress.com/2011/05/05/a-caserta-zoubida-charrouf- candidata-al-premio-nobel-per-la-pace/">sociale</a>.</p>
<p>Pertanto l’esito del mio “processo”, alla luce di quanto detto, mi porta a dichiarare la nostra imputata Paladina dell’Argania, dell’emancipazione della donna, dello studio chimico dei prodotti della pianta Argania spinosa e della protezione <a href="http://infosannio.wordpress.com/2011/05/05/a-caserta-zoubida-charrouf-candidata-al-premio-nobel-per-la-pace/">ambientale</a>.</p>
<p>Del resto come me sembrano pensarla anche numerose altre persone, che l’hanno “condannata”ad una pena consistente in diversi premi e riconoscimenti:</p>
<p>Il Premio di Caserta, “Premio Khmissa 2004”, consegnatole da S.M. Mohammed VI, re del Marocco, Premio Slow Food nel 2001,  il “Trophée de la Solidarité” nel 2005, il “Prix Fondation Sociétariat Banque Populaire du Sud-Ouest per la ricerca scientifica sull’argania e la donna rurale”, il “Grand Prix International du Parmigiano Reggiano” nel 2008 e il “Grand Prize for Invention and Research in Science and Technology” nel 2010.</p>
<p>Grazie Zoubida!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/olio-argan-dalla-mia-tavola-allo-sviluppo-sostenibile-e-allemancipazione-femminile/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;Ibra-pensiero&#8230;o si ama o si odia!</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/libra-pensiero-o-si-ama-o-si-odia/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/libra-pensiero-o-si-ama-o-si-odia/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 16 Apr 2012 06:14:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Susy Ghali</dc:creator>
				<category><![CDATA[Glamour & Sport]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7664</guid>
		<description><![CDATA[Da diversi mesi nelle librerie e nelle classifiche dei libri più venduti ce n&#8217;è uno che di sicuro non passa inosservato: &#8220;Io, Ibra&#8220;. La biografia di uno dei migliori giocatori al mondo degli ultimi 10 anni è un libro che sicuramente non passerà alla storia come uno dei migliori manoscritti della letteratura moderna, ma in ogni caso deve essere letto. Lui, il centroavanti del Milan Zlatan Ibrahimovic, è uno di quei personaggi che sono diventati famosi non solo per la sua bravura calcistica e la sua tecnica, ma perchè negli anni la sua figura è diventata un&#8217;icona: nelle sue 400 pagine c&#8217;è racchiuso tutto &#8220;l&#8217;Ibra pensiero&#8221;. E&#8217; così, non ci sono mezze misure: o si ama o si odia. Io personalmente, da tifosa del Milan ed ex calciatrice, sono stata subito attratta, anche perchè si sa, la curiosità è donna, e l&#8217;idea di conoscere i dettagli della sua vita e di...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da diversi mesi nelle librerie e nelle classifiche dei libri più venduti ce n&#8217;è uno che di sicuro non passa inosservato: &#8220;<a href="http://libreriarizzoli.corriere.it/Io-Ibra/mfesEWcWUNQAAAEwQZAXX0mU/pc?CatalogCategoryID=yL.sEWcWwY0AAAEp.3ofmqGA">Io, Ibra</a>&#8220;.<br /> <br />
La biografia di uno dei migliori giocatori al mondo degli ultimi 10 anni è un libro che sicuramente non passerà alla storia come uno dei migliori manoscritti della letteratura moderna, ma in ogni caso deve essere letto.</p>
<p>Lui, il centroavanti del Milan Zlatan Ibrahimovic,  è uno di quei personaggi che sono diventati famosi non solo per la sua bravura calcistica e la sua tecnica, ma perchè negli anni la sua figura è diventata un&#8217;icona: nelle sue 400 pagine c&#8217;è racchiuso  tutto &#8220;l&#8217;Ibra pensiero&#8221;.<br /> <br />
E&#8217; così, non ci sono mezze misure: o si ama o si odia.<br /> <br />
Io personalmente, da tifosa del Milan ed ex <a href="http://www.yallaitalia.it/2011/12/una-vita-da-terzino/">calciatrice</a>, sono stata subito attratta, anche perchè si sa, la curiosità è donna, e l&#8217;idea di conoscere i dettagli della sua vita e di una realtà patinata e luccicante distante anni luce dal mondo reale, mi stuzzicava. La voglia di leggerlo era paragonabile alla curiosità di leggere i messaggi sul telefonino del fidanzato.  E fiduciosa, sicura che le mie aspettative non sarebbero state tradite, ho acquistato il libro, che peraltro non mi ha delusa!</p>
<p>Oltre ad essere gradevole e scorrevole, il libro  è pieno di retroscena che vengono tranquillamente svelati con estrema sincerità, e senza giri di parole&#8230;da vero uomo! E&#8217; persino divertente: sono esilaranti i racconti dei dialoghi tra lui ed il suo agente durante le trattative per i trasferimenti da una squadra all&#8217;altra, o per ritoccare l&#8217;ingaggio: la strategia era semplice e consisteva nel puntare sempre più al rialzo, anche bluffando paurosamente.<br />
 Peccato che ciò provocava tensioni ed isterismi tra i due, che soprattutto al telefono, non si risparmiavano in insulti e minacce!</p>
<p>Il libro di Ibra è lo specchio del suo stile di gioco, diretto, forte e potente. E nonostante il suo ego immenso, che a volte è persino fastidioso, è per questi motivi che piace, e mi piace.<br />
E abbiamo anche una cosa in comune: anche io, come lui, in campo davo e pretendevo dagli altri il massimo dell&#8217; impegno, e anche io come lui mi arrabbiavo come un animale (diventando anche antipatica!) se qualcuno peccava di superficialità o mancava di concentrazione&#8230; certo, non sono mai arrivata alle &#8220;botte&#8221; in allenamento con un compagno (ormai ex, chissà perchè!) fino a farmi spaccare una costola come ha fatto lui, ma sicuramente ciò dimostra che neanche lui è perfetto, e soprattutto è umano!!!</p>
<p> </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/libra-pensiero-o-si-ama-o-si-odia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>6</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il futuro della didattica interculturale</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/il-futuro-della-didattica-interculturale/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/il-futuro-della-didattica-interculturale/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 08:20:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Souk of the future]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7700</guid>
		<description><![CDATA[Ormai le nostre scuole sono sempre più multietniche ed è da qui che si deve partire per educare le nuove generazioni al rispetto della diversità. L’attenzione alle differenze, ai diversi riferimenti culturali è un’acquisizione recente; la presenza di queste diversità imporrebbe, quasi, la necessità di rivedere gli approcci metodologici e pratiche educative uniformanti. La dottoressa Serena Altamura, esperta di comunicazione linguistica interculturale, ci aggiorna su quali sono gli ostacoli e le opportunità. Il primo ostacolo da affrontare da parte di alunni e insegnanti riguarda ovviamente la lingua. Nel caso di attività linguistiche – comunicative, un’idea potrebbe essere quella di adottare un linguaggio dell’accoglienza, un linguaggio controllato che contribuisca a rendere l’input linguistico più comprensibile mediante la scansione chiara delle parole, l’uso di parole tratte dal vocabolario di base e così via. Dovrebbe essere data la priorità ai contenuti della comunicazione, senza correggere direttamente gli errori ma riformulando le frasi degli...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai le nostre scuole sono sempre più multietniche ed è da qui che si deve partire per educare le nuove generazioni al rispetto della diversità.<br /> <br />
L’attenzione alle differenze, ai diversi riferimenti culturali è un’acquisizione recente; la presenza di queste diversità imporrebbe, quasi, la necessità di rivedere gli approcci metodologici e pratiche educative uniformanti. La dottoressa<br />
<strong>Serena Altamura</strong>, esperta di comunicazione linguistica interculturale, ci aggiorna su quali sono gli ostacoli e  le opportunità.</p>
<p>Il primo ostacolo da affrontare da parte di alunni e insegnanti riguarda ovviamente la lingua.<br /> <br />
Nel caso di attività linguistiche – comunicative, un’idea potrebbe essere quella di adottare un linguaggio dell’accoglienza, un linguaggio controllato che contribuisca a rendere l’input linguistico più comprensibile mediante la scansione chiara delle parole, l’uso di parole tratte dal vocabolario di base e così via.<br /> <br />
Dovrebbe essere data la priorità ai contenuti della comunicazione, senza correggere direttamente gli errori ma riformulando le frasi degli alunni sforzandosi di far capire dove si è sbagliato e cosa non è corretto.<br /> <br />
La situazione dell’inserimento e i risultati scolastici dipendono, principalmente, dalla qualità dell’accoglienza, dalla flessibilità organizzativa della scuola e dalla disponibilità delle risorse. A riguardo possiamo notare alcuni punti critici come il ritardo scolastico, che penalizza gli alunni della scuola media e superiore pregiudicando, spesso, la possibilità di prosecuzione nel percorso scolastico, l’insuccesso scolastico e un alto tasso di dispersione scolastica.</p>
<p>Il rispetto delle regole nella scuola è un aspetto fondamentale da presentare ai bambini stranieri. Nel caso dei bambini di origine araba sarebbe necessario rendere note e chiare quali siano queste regole, quali siano i comportamenti che si devono tenere tra compagni e con gli adulti e sarebbe opportuno  farlo attraverso attività che coinvolgano tutta la classe.<br /> <br />
Il richiamo alle regole deve essere costante e il bambino deve essere trattato dagli insegnanti alla stessa stregua dei suoi compagni. In questo ambito si possono far rientrare i compiti per casa, presentandoli come un dovere da assolvere.</p>
<p>Un ulteriore ambito in cui si dovrebbe fare educazione interculturale è quello della mensa scolastica, quando questa è prevista. Qui, infatti, potrebbero presentarsi problemi se ci sono bambini e/o ragazzi arabi di religione musulmana. Si potrebbero organizzare dei laboratori di cucina o lezioni in classe per affrontare il tema del cibo: cosa mangiamo, come mangiamo, come prepariamo e cuciniamo i cibi.<br /> <br />
Interessante, poi, potrebbero essere attività rivolte ad allievi italofoni per insegnare loro un po’ del lessico arabo.<br />
 Per l’aspetto fonetico è necessario lavorare molto con le parole  e fare in modo che i bambini e i ragazzi si impratichiscano con i suoni che non conoscono;  pronunciare le lettere ad alta voce ed enfatizzare i suoni; individuare in campi lessicali conosciuti tutti i termini che possono creare difficoltà di comprensione e utilizzarli più volte in contesti diversi.</p>
<p>E’ utile, inoltre, cercare di individuare dei termini acquisiti dagli alunni e usarli come parole chiave per collegare il suono alla memoria e facilitando la comprensione.<br /> <br />
Sarebbe meglio se nella prima fase si ponesse l’accento sull’oralità piuttosto che sullo scritto in modo da rispondere alle esigenze più immediate degli alunni stranieri e degli alunni italiani.</p>
<p>Per la morfologia e la sintassi, potrebbe rivelarsi più efficace usare il corpo, compiere azioni e toccare oggetti; è un tipo di didattica ludica che aumenta la capacità di apprendimento dei bambini.<br /> <br />
I bambini arabi si prestano molto ad attività di questo tipo che possono essere anche un pretesto per impostare in maniera diversa il lavoro da svolgere con tutta la classe.<br /> <br />
Role play, drammatizzazioni, dialoghi, sono tecniche che si inseriscono perfettamente in questo tipo di approccio e vengono accettati e vissuti favorevolmente dai bambini arabi.</p>
<p>Con i bambini delle scuole elementari e delle scuole medie si possono usare tutte le tecniche di ricerca e scoperta sui testi (cerchia, sottolinea con colori diversi, …) e di raggruppamento, collegamento, riordino.<br /> <br />
 Meglio ancora se queste attività vengono proposte come un gioco in cui si gareggia, gli allievi arabi lo faranno più motivati perché tengono molto a vincere nei giochi e a fare bella figura.<br /> <br />
Per quanto riguarda l’uso dei verbi “essere” e “avere”, che in arabo vengono espressi in altro modo poiché non esistono tali verbi, è bene non partire mai dalla forma, ma dal significato, portando l’allievo a scoprire che cos’è e a cosa serve quel verbo prima di fargli imparare a memoria la sua coniugazione.<br /> <br />
 Se, infatti, non gli viene spiegato l’uso e il modo di impiego del verbo, si rischierebbe, così, di insegnargli qualcosa che non saprebbe usare in modo corretto.</p>
<p>Serena Altamura</p>
<p>Laureata in “Comunicazione Linguistica Interculturale” si sta specializzando in “Lingue e Civiltà Orientali” presso l’università “La Sapienza” di Roma. </p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/il-futuro-della-didattica-interculturale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>4</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Fare la domestica in Qatar? Lavoro (solo) da immigrati&#8230;</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/fare-la-domestica-in-qatar-lavoro-solo-da-immigrati/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/fare-la-domestica-in-qatar-lavoro-solo-da-immigrati/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Apr 2012 08:20:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7696</guid>
		<description><![CDATA[Richiedere a una cittadina del Qatar di lavorare come domestica è considerato un oltraggio e un&#8217;offesa alle tradizioni e allo status sociale delle stesse donne. E&#8217; questo quello che si evince dalla notizia, riportata dai giornali di Doha, di un&#8217;agenzia di collocamento insultata e criticata per aver pubblicato un annuncio in cui si ricercava una colf qatarina. Molti cittadini sono intervenuti manifestando la loro indignazione al punto che anche una candidata alle elezioni municipali, Fatima Al Kuwari, ha chiesto che venga avviata un&#8217;inchiesta. Professori qatarini, editorialisti e molti membri dalla società civile dell&#8217; Emirato hanno fatto sentire la propria voce. &#8220;Questo annuncio colpisce la dignità dei cittadini e il loro status sociale&#8221;, ha scritto nella sua rubrica sul giornale Al Arab il giornalista Faisal Al Marzooqi. &#8220;Questa inserzione va contro i valori e le tradizioni del Qatar. Sono certo che nessuna donna qatarina risponderà all&#8217;annuncio e se mai qualcuna dovesse...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Richiedere a una cittadina del Qatar di lavorare come domestica è considerato un oltraggio e un&#8217;offesa alle tradizioni e allo status sociale delle stesse donne.<br />
E&#8217; questo quello che si evince dalla notizia, riportata dai giornali di Doha, di un&#8217;agenzia di collocamento insultata e criticata per aver pubblicato un annuncio in cui si ricercava una colf qatarina.</p>
<p>Molti cittadini sono intervenuti manifestando la loro indignazione al punto che anche una candidata alle elezioni municipali, Fatima Al Kuwari, ha chiesto che venga avviata un&#8217;inchiesta.<br />
Professori qatarini, editorialisti e molti membri dalla società civile dell&#8217; Emirato hanno fatto sentire la propria voce. &#8220;Questo annuncio colpisce la dignità dei cittadini e il loro status sociale&#8221;, ha scritto nella sua rubrica sul giornale Al Arab il giornalista Faisal Al Marzooqi.<br />
&#8220;Questa inserzione va contro i valori e le tradizioni del Qatar. Sono certo che nessuna donna qatarina risponderà all&#8217;annuncio e se mai qualcuna dovesse farlo dovremmo indagare sulle ragioni che l&#8217;hanno spinta a farlo e darle tutto il supporto finanziario di cui ha bisogno&#8221;, ha dichiarato Abdul Azeez Al Mulla, professore qatarino.</p>
<p>Le difficoltà economiche sono l&#8217;ultimo dei problemi dei cittadini dell&#8217;Emirato: sono i cittadini più ricchi del mondo, con un Pil pro capite da record, oltre 102.000 dollari nel 2011.<br />
Neanche il lavoro sembra un problema, dal momento che il Paese ha registrato un tasso di disoccupazione dello 0,6% nel 2011 e il governo dell&#8217;Emiro ha messo in atto un processo di &#8220;qatarizzazione&#8221; che prevede di aumentare il numero di assunzioni di cittadini qatarini nel Paese, dove solo il 20% della popolazione complessiva ha il passaporto dell&#8217;Emirato.</p>
<p> L&#8217;agenzia di reclutamento, travolta dalle polemiche, si è scusata ammettendo l&#8217;&#8221;errore&#8221; a loro dire involontario, dicendo che cercavano una donna con permesso di soggiorno in Qatar, non una cittadina qatarina.<br />
Nonostante ciò, dice la stampa, in molti chiedono ancora che venga ritirata la licenza all&#8217;agenzia.</p>
<p>Fonte:  <a href="http://www.ansa.it">Ansa</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/fare-la-domestica-in-qatar-lavoro-solo-da-immigrati/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Conosciamo il Middle East NOW</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/conosciamo-il-middle-east-now/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/conosciamo-il-middle-east-now/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 16:24:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7721</guid>
		<description><![CDATA[Esistono vari modi per conoscere un mondo e i suoi codici culturali, le sue tradizioni, le necessità e la complessità dei suoi mille volti. Oggi il Medio Oriente è nelle prime pagine dei giornali per gli stravolgimenti politici e le drammatiche notizie di soprusi che li accompagnano, ma le sue forme comunicative &#8211; la musica, il cinema, l&#8217;energia artistica che vi scorre &#8211; possono dirci molto di più di mille telegiornali. E possiamo farlo ORA. Proprio &#8220;now&#8221;, ora, l&#8217;avverbio scelto per definire la rassegna internazionale Film Middle East NOW, che si svolge a Firenze in questi giorni e propone film e documentari sulla cultura e la società del Medio Oriente Contemporaneo. 5 giorni di proiezioni che propongono le opere più recenti di registi giovani provenienti da Iran, Iraq, Israele, Palestina, Kurdistan, Afghanistan, Libano, Giordania e Arabia Saudita. Il programma è pensato per dare visibilità a film che normalmente non trovano...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Esistono vari modi per conoscere un mondo e i suoi codici culturali, le sue tradizioni, le necessità e la complessità dei suoi mille volti.</p>
<p>Oggi il Medio Oriente è nelle prime pagine dei giornali per gli stravolgimenti politici e le drammatiche notizie di soprusi che li accompagnano, ma le sue forme comunicative &#8211; la musica, il cinema, l&#8217;energia artistica che vi scorre &#8211; possono dirci molto di più di mille telegiornali.</p>
<p>E possiamo farlo ORA. Proprio &#8220;now&#8221;, ora, l&#8217;avverbio scelto per definire la rassegna internazionale <a href="http://www.middleastnow.it/Middle_East_Now/Il_Festival.html">Film Middle East NOW</a>, che si svolge a Firenze in questi giorni e propone film e documentari sulla cultura e la società del Medio Oriente Contemporaneo.</p>
<p>5 giorni di proiezioni che propongono le opere più recenti di registi giovani provenienti da Iran, Iraq, Israele, Palestina, Kurdistan, Afghanistan, Libano, Giordania e Arabia Saudita.</p>
<p>Il programma è pensato per dare visibilità a film che normalmente non trovano una distribuzione nel circuito cinematografico italiano, e mira a portare in Italia gli autori dei film durante la rassegna, per permettere al pubblico italiano di incontrarli e discutere con loro.</p>
<p>E così, a stereotipi e luoghi comuni questa rassegna offre documentari sulla rivoluzione di Piazza Tahrir, animazioni e cartoons contro Assad e la repressione in Siria, aperitivi e degustazioni libanesi e via dicendo.</p>
<p><a href="http://www.middleastnow.it/Middle_East_Now/Programma_Film_Middle_East_Now.html">Qui</a> il programma della rassegna</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/conosciamo-il-middle-east-now/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>IMU: stangata in arrivo anche per oltre 600 mila stranieri</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/imu-stangata-in-arrivo-anche-per-oltre-600-mila-stranieri/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/imu-stangata-in-arrivo-anche-per-oltre-600-mila-stranieri/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 13 Apr 2012 08:14:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggi ce l'ho con]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7690</guid>
		<description><![CDATA[Una norma passata sotto silenzio contenuta nelle pieghe del Decreto “Salva Italia” nasconde una stangata, retroattiva, che secondo nostre stime riguarderebbe oltre 600 mila lavoratori stranieri che vivono e risiedono in Italia e che possiedono un immobile nel Paese di origine. La stima è stata fatta attraverso interviste a campione realizzate nei nostri centri immigrati sull’utilizzo dei soldi inviati presso il loro Paese. Con il Decreto (art.19), viene introdotta, dal 2011, l’imposta ordinaria sul valore degli immobili, a qualsiasi uso destinati, detenuti all’estero dalle persone fisiche residenti in Italia. L’aliquota d’imposta è pari al 7,6 per mille della base imponibile, consistente nel valore degli immobili risultante dall’atto di acquisto degli stessi o dai contratti. In mancanza, la base imponibile si desume dal valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è situato l’immobile medesimo. Al di la degli aspetti “tecnici” relativi all’applicazione della norma, crediamo che, nella “ratio” del Legislatore...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una norma passata sotto silenzio contenuta nelle pieghe del Decreto “Salva Italia”  nasconde una stangata, retroattiva, che secondo nostre stime riguarderebbe oltre 600 mila lavoratori stranieri che vivono e risiedono in Italia e che possiedono un immobile nel Paese di origine.</p>
<p>La stima è stata fatta attraverso interviste a campione realizzate nei nostri centri immigrati sull’utilizzo dei soldi inviati presso il loro Paese.</p>
<p>Con il Decreto (art.19), viene introdotta, dal 2011, l’imposta ordinaria sul valore degli immobili, a qualsiasi uso destinati, detenuti all’estero dalle persone fisiche residenti in Italia.</p>
<p>L’aliquota d’imposta è pari al 7,6 per mille della base imponibile, consistente nel valore degli immobili risultante dall’atto di acquisto degli stessi o dai contratti.</p>
<p>In mancanza, la base imponibile si desume dal valore di mercato rilevabile nel luogo in cui è situato l’immobile medesimo.</p>
<p>Al di la degli aspetti “tecnici” relativi all’applicazione della norma, crediamo che, nella “ratio” del Legislatore si volessero colpire i grandi patrimoni detenuti all’estero. Purtroppo, come al solito, non si è tenuto  conto che questa norma colpisce migliaia di lavoratori stranieri che per necessità hanno abbandonato il loro Paese.</p>
<p>Occorre fare chiarezza e dare certezze su questo punto e, quindi, richiamiamo il Parlamento al “buon senso”, affinchè tra gli emendamenti, presentati in questi giorni, per correggere l’applicazione dell’IMU si trovino soluzioni immediate volte ad eliminare questa ingiustizia e si faccia un passo indietro seguendo la strada maestra dell’equità.</p>
<p>Così come va trovata la soluzione per gli oltre 300 mila anziani e disabili ricoverati in strutture socio sanitarie, proprietari di un’abitazione, che si trovano a pagare un’IMU con un’aliquota maggiorata. </p>
<p>Sono queste alcune soluzioni, a livello centrale, che la UIL sollecita, per correggere le non poche storture dell’IMU e per rendere meno iniquo il prelievo sulla casa, che colpisce innanzitutto chi fa fino in fondo il proprio dovere civico e fiscale: lavoratori e pensionati siano essi cittadini italiani o stranieri.</p>
<p>Infatti qualora ci fossero  risorse pubbliche disponibili, queste dovranno essere indirizzate a una maggiore equità  fiscale per lavoratori dipendenti (a partire da coloro che più pagano gli effetti della crisi come i lavoratori in mobilità e in cassa integrazione) e pensionati.</p>
<p>Per la UIL non è  prioritaria l’ipotesi di diminuire l’aliquota IMU per gli affitti a canone concordato, perché questa imposta non grava sugli inquilini, bensì sui proprietari.</p>
<p>E’ utile ricordare, in tal senso, che questi ultimi hanno già goduto di un rilevante sconto fiscale con l’introduzione della cedolare secca &#8211;  con aliquote più basse dell’IRPEF  &#8211; e che non sono oggetto degli aumenti delle Addizionali IRPEF.</p>
<p>Fonte  <a href="http://www.uil.it/">Uil</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/imu-stangata-in-arrivo-anche-per-oltre-600-mila-stranieri/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Week end con questa Stranitalia&#8230;per conoscere il mondo Rom</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/week-end-con-questa-stranitalia-per-conoscere-il-mondo-rom/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/week-end-con-questa-stranitalia-per-conoscere-il-mondo-rom/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 15:39:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7665</guid>
		<description><![CDATA[Avete da fare questo week-end? Ne sapete abbastanza sul mondo Rom? No? C&#8217;è sempre tempo di rimediare! Questo sabato si terrà la manifestazione StranItalia 2012 presso la sala riunioni della Parrocchia Santa Teresa in piazza Montegrappa 1, Legnano (MI). Il tema di StranItalia di quest&#8217;anno è quello dei &#8220;Luoghi Comuni&#8221;, e proprio per &#8220;creare una vicinanza spesso ostacolata dai troppi stereotipi&#8221; la serata di sabato sarà dedicata interamente al mondo Rom. PROGRAMMA Si comincia alle ore 19:30 con le testimonianze di: Bianca Stancanelli, giornalista e autrice del libro &#8220;La vergogna e la fortuna-Storie di Rom&#8221; Rebecca Covaciu, giovane artista rom che racconterà la sua storia in Italia Roberto Malini, fondatore e co-presidente del gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i diritti umani Seguirà aperitivo preparato dal gruppo &#8220;operazione Mato Grosso&#8221; e grande concerto di Roberto Durkovic e i Fantasisti del Metrò. Scarica il volantino dell&#8217;evento]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Avete da fare questo week-end? Ne sapete abbastanza sul mondo Rom?</p>
<p>No? C&#8217;è sempre tempo di rimediare! Questo sabato si terrà la manifestazione <a href="http://www.stranitalia.org/it/news/news">StranItalia 2012</a> presso la sala riunioni della Parrocchia Santa Teresa in piazza Montegrappa 1, Legnano (MI).</p>
<p>Il tema di StranItalia di quest&#8217;anno è quello dei &#8220;Luoghi Comuni&#8221;, e proprio per &#8220;creare una vicinanza spesso ostacolata dai troppi stereotipi&#8221; la serata di sabato sarà dedicata interamente al mondo Rom. </p>
<p><strong>PROGRAMMA</strong></p>
<p>Si comincia alle ore 19:30 con le testimonianze di:</p>
<p><strong>Bianca Stancanelli</strong>, giornalista e autrice del libro &#8220;La vergogna e la fortuna-Storie di Rom&#8221;<br />
<strong>Rebecca Covaciu</strong>, giovane artista rom che racconterà la sua storia in Italia<br />
<strong>Roberto Malini</strong>, fondatore e co-presidente del gruppo EveryOne, organizzazione internazionale per i diritti umani</p>
<p>Seguirà aperitivo preparato dal gruppo &#8220;operazione Mato Grosso&#8221; e grande concerto di <strong>Roberto Durkovic</strong> e i <strong>Fantasisti del Metrò</strong>. </p>
<p>
Scarica il <a href="http://www.yallaitalia.it/wp-content/uploads/2012/04/evento-stranitalia-14-aprile-2012.pdf">volantino</a> dell&#8217;evento</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/week-end-con-questa-stranitalia-per-conoscere-il-mondo-rom/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La Dubai che non ti aspetti (o forse sì)</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/la-dubai-che-non-ti-aspetti-o-forse-si/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/la-dubai-che-non-ti-aspetti-o-forse-si/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 05:32:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>AnnaMaria Aisha Tiozzo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7634</guid>
		<description><![CDATA[E’ inutile. Non c’e’ gara. C’è tutto ed è tutto troppo grande a Dubai. Sembra di tornare bambini, quando c’era sempre quello che ti diceva: ce l’ho. Ce l’ho. Sempre una volta più di te. Mentre scrivo sono al Dubai mall e osservo dall&#8217;alto la pista di pattinaggio su ghiaccio. Che naturalmente non assomiglia a quella di tre metri che abbiamo a natale in piazza a Verona. In fondo un bambino che pattina e’ sempre un bambino che pattina. Qui no. E’ un bambino che pattina appoggiato ad un pinguino giocattolo che lo salverà dal cadere e farsi male. Cerca qualcosa, e stanne certo: qui dentro la troverai. Confesso che mi mette a disagio. Provo a chiedermi che vita potrebbe fare un povero qui. Davvero, meglio cambiare città. E’ un posto che ti crea dei bisogni. Che fortunatamente scompaiono appena te ne via. Riprendo a camminare, oggi è Pasqua e...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ inutile. Non c’e’ gara. C’è tutto ed è tutto troppo grande a Dubai. Sembra di tornare bambini, quando c’era sempre quello che ti diceva: ce l’ho. Ce l’ho. Sempre una volta più di te.</p>
<p>Mentre scrivo sono al Dubai mall e osservo dall&#8217;alto la <a href="http://www.lussuosissimo.com/dubai-mall-pista-da-pattinaggio-sul-ghiaccio/">pista di pattinaggio</a> su ghiaccio. Che naturalmente non assomiglia a quella di tre metri che abbiamo a natale in piazza a Verona. In fondo un bambino che pattina e’ sempre un bambino che pattina. Qui no. E’ un bambino che pattina appoggiato ad un pinguino giocattolo che lo salverà dal cadere e farsi male. Cerca qualcosa, e stanne certo: qui dentro la troverai.<br /> <br />
Confesso che mi mette a disagio. Provo a chiedermi che vita potrebbe fare un povero qui. Davvero, meglio cambiare città. E’ un posto che ti crea dei bisogni. Che fortunatamente scompaiono appena te ne via.</p>
<p>Riprendo a camminare, oggi è Pasqua e mi è venuta una idea. Voglio provare che almeno una cosa qui non troverò: le uova di cioccolato! Per quanto internazionale, scommetto che non saro’ delusa: Pasqua no, qui non ci sarà.</p>
<p>Giro i primi tre piani e con soddisfazione nada, niente di niente.<br />
Certo, ci sono i telefonini da 3000 euro, l&#8217;ultimo modello dell’ultimo di tutto, i pesci son più grandi in questo acquario e fuori svetta il <a href="http://www.latitudeslife.com/2012/01/il-grattacielo-piu-alto-del-mondo-e-a-dubai-in-60-secondi-dalla-terra-al-cielo/">Burj Khalifa</a>, il PIU&#8217; ALTO grattacielo del mondo…..ma Pasqua…..le uova di cioccolato&#8230;no!</p>
<p>Mentre giro per il mall con l&#8217;aria di un cane da tartufo, mi raggiunge un caro amico, come me italiano. Musulmano. Sorpresa! Mi ha portato un ovetto di cioccolato!<br />
Ma dove l&#8217;hai comprato?<br /> <br />
Oh, qui al mall, al piano di sotto.</p>
<p>Ed è così che con un senso di sconfitta comincio a fotografare le vetrine. Dalle catene occidentali fino a quelle più tipicamente arabe, è un fiorire di coniglietti festosi, macaroon, uova di cioccolato, confezioni regalo. Oooops, volevo dire: alberi di macaroon colorati, uova faberge’ con dentro i cioccolatini, guinnes eggs di<br />
cioccolato impacchettati in oro, cataloghi in raso dove scegliere la sorpresina…..</p>
<p>Persino Bateel, che -pur in confezioni bellissime- di solito vende solo datteri, espone l’agognato cartello : buonaPasqua..</p>
<p>Già ma tu poi….ste uova di Pasqua….le puoi mangiare? Comincia la lista delle scuse. Le ho mangiate fino a trenta anni. La nostra cultura. La base delle nostre religioni e’ comune ( che c’entra?). Facciamolo per i bambini (quali ?). Per le nostre famiglie.</p>
<p>E intanto mangiamo il nostro cioccolato camminando. Mi avvicino ad una vetrina e non posso smettere di ridere. Accanto ad una pila di uova di cioccolato, una pila, ugualmente alta, di cammelli di cioccolato con sorpresa. Non c’è gara. Vogliono vincere per forza.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/la-dubai-che-non-ti-aspetti-o-forse-si/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Cara prof: né lavavetri né casalinga, eppure marocchina!</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/cara-prof-ne-lavavetri-ne-casalinga-eppure-marocchina/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/cara-prof-ne-lavavetri-ne-casalinga-eppure-marocchina/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 05:31:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fatima Khachi</dc:creator>
				<category><![CDATA[S-veliamoci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7617</guid>
		<description><![CDATA[Quelle poche volte che mio padre andava ai colloqui con le mie maestre delle elementari si vantava che sua figlia era la prima della classe in Marocco, il che sottintendeva  che dovevo mantenere il primato anche in Italia. Ambiziosa come sono, ho colto la sfida e in pochi mesi avevo raggiunto il livello della classe. I bambini stranieri hanno questa fortuna o disgrazia di avere gli occhi puntati addosso: qualunque cosa si faccia si viene giudicati, in buona fede certamente, ed è un esperimento a cui assiste tutta la classe. Poi quando l’insegnante si lamenta dicendo “guardate com’è brava lei! è arrivata che non sapeva una parola d’italiano e adesso lo sa meglio di voi!”, i compagni meno bravi, per pigrizia o altro, incominciano a guardarti storto… Ero la prima bambina straniera a scuola, un esperimento riuscito, direi.   Qualche anno fa le mie maestre mi hanno richiamato per un...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Quelle poche volte che mio padre andava ai colloqui con le mie maestre delle elementari si vantava che sua figlia era la prima della classe in Marocco, il che sottintendeva  che dovevo mantenere il primato anche in Italia. Ambiziosa come sono, ho colto la sfida e in pochi mesi avevo raggiunto il livello della classe. <br />
I bambini stranieri hanno questa fortuna o disgrazia di avere gli occhi puntati addosso: qualunque cosa si faccia si viene giudicati, in buona fede certamente, ed è un esperimento a cui assiste tutta la classe.</p>
<p>Poi quando l’insegnante si lamenta dicendo “guardate com’è brava lei! è arrivata che non sapeva una parola d’italiano e adesso lo sa meglio di voi!”, i compagni meno bravi, per pigrizia o altro, incominciano a guardarti storto… Ero la prima bambina straniera a scuola, un esperimento riuscito, direi.<br />  <br />
<br />
Qualche anno fa le mie maestre mi hanno richiamato per un aiuto: parlare con un loro alunno, che non conosceva la lingua, e che non aveva una gran voglia di imparare. Non capivano perché l’esperimento questa volta non funzionasse…dimenticando che anche noi siamo diversi, nonostante la comunanza di origini, fede, ecc.</p>
<p>Pochi giorni fa ho incontrato in edicola la mia ex professoressa del liceo, che non vedevo dall’esame di maturità. È stato davvero un incontro emozionante. Aveva un carattere difficile ma io l’ammiravo per come padroneggiava la lingua inglese, il mio grande amore sin da bambina (oltre alla divisa da maresciallo).</p>
<p> Lei, ancor più emozionata di me, mi ha fatto moltissime domande e io tutta contenta le ho spiegato che cosa avevo fatto in questi anni. Aveva le lacrime agli occhi e continuava a ripetere “oh la mia Fatima”. Poi ci siamo salutate con un caloroso abbraccio.</p>
<p>Questo incontro mi ha fatto ricordare un commento fatto da una sua collega nel corso di orientamento al quarto anno del liceo. Era arrivato il mio turno di esprimere che lavoro avrei voluto fare. Dato che ero molto indecisa, come la maggior parte dei miei compagni,  la professoressa disse &#8220;Non è mica obbligatorio andare all’università”…Come per dire “è già buona che hai frequentato il liceo..!”.</p>
<p>Infatti ero l’unica straniera in tutta la scuola e la cosa non mi dispiaceva affatto: ero unica, come il mio nome, lì dentro, ed ero la pupilla di tutti i professori, anche se non ero una cima in matematica. Ma quella frase mi ha davvero un po’ ferito, quindi ho deciso di prenderla come una sfida. Sono passati più di 4 anni e durante questi anni ho vissuto bellissime esperienze che non avrei mai immaginato di vivere…</p>
<p>Cara professoressa, non si preoccupi non mi sono sposata a 18 anni, né sono finita a lavorare come commessa o cameriera oppure a lavare vetri, con tutto il rispetto per le persone che svolgono questi lavori. Mi sono laureata in lingue per le relazioni internazionali, inglese e cinese, con ottimi risultati e adesso sono iscritta alla magistrale di scienze politiche alla Cattolica di Milano.<br /> <br />
Scrivo per un blog, sono stata intervistata da quasi tutti i <a href="http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-98223111-4ae0-4772-b68c-8adf03540f42.html">canali televisivi</a> italiani, partecipo a vari convegni come relatrice, e sono ancora all’inizio della mia carriera.</p>
<p>Ha visto cosa è stata capace di fare l’immigrata marocchina del liceo?<br />
La ringrazio  per il suo gentile commento,  che in questi anni è stata la spinta per mirare sempre più in alto. E le assicuro che non sono una mosca bianca come qualcuno ama definire queste 2G qualificate. Lo so, la realtà è dura da accettare….Ma molto presto il suo medico sarà siriano, l’avvocato egiziano, l’ingegnere indiano, l’insegnante latino-americano e il <a href="http://www.stranieriinitalia.it/attualita-comunali._a_verona_un_candidato_sindaco_africano_e_comunista_14938.html">politico marocchino</a>….<br />
O continuerà a votare <a href="http://www.repubblica.it/politica/2012/04/05/news/contenuto_cassaforte_belsito-32791058/">Bossi</a>?</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/cara-prof-ne-lavavetri-ne-casalinga-eppure-marocchina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>43</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Caro Bossi, c&#8217;eravamo tanto amati&#8230;</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/caro-bossi-ceravamo-tanto-amati/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/caro-bossi-ceravamo-tanto-amati/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 12 Apr 2012 05:31:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sabrina Mandouh</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7630</guid>
		<description><![CDATA[Ed ecco che un’era finisce e un’altra inizia. Ahimè il nostro caro Umberto Bossi ci abbandona. Nella serata dell’orgoglio leghista, tra discorsi, gente, boati e il Senatur, spacca Maroni: “…Umberto Bossi, non un pirla qualsiasi&#8230;”. Appunto! Maroni che con il suo sorriso impresso che non l’ha mai abbandonato, ribadiva: “..chi rompe le palle, fuori dalle palle&#8230;”. Chissà a quale elemento del partito si riferiva? Beh, poco m’interessa dato che sono una calafricana! Il peggio del peggio! Madre calabrese e padre egiziano ex-immigrato. Purtroppo l’Italia è fatta pure di questo! A Milano dove ti giri ti giri terroni e extra-comunitari, non si respira più l’aria della nostra amata Padania. Dopo il nero di cui si è ricoperto Bossi, tra le presunte messe nere della moglie, i fondi neri e la Nera del Carroccio mi chiedo il perché di tutto quell’astio verso gli extracomunitari, visto che a colori non siamo tanto lontani....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Ed ecco che un’era finisce e un’altra inizia. Ahimè il nostro caro Umberto Bossi ci abbandona. </p>
<p>Nella serata dell’<a href="http://www.ilpost.it/2012/04/11/foto-raduno-lega-bergamo/manifestazione-orgoglio-leghista-alla-fiera-di-bergamo-7/">orgoglio leghista</a>, tra discorsi, gente, boati e il <a href="http://lmo.wikipedia.org/wiki/Umberto_Bossi">Senatur</a>, spacca Maroni: “…Umberto Bossi, non un pirla qualsiasi&#8230;”. Appunto! Maroni che con il suo sorriso impresso che non l’ha mai abbandonato, ribadiva: “..chi rompe le palle, fuori dalle palle&#8230;”. Chissà a quale elemento del partito si riferiva?</p>
<p>Beh, poco m’interessa dato che sono una calafricana! Il peggio del peggio! Madre calabrese e padre egiziano ex-immigrato. Purtroppo l’Italia è fatta pure di questo! A Milano dove ti giri ti giri terroni e extra-comunitari, non si respira più l’aria della nostra amata Padania.</p>
<p>Dopo il nero di cui si è ricoperto Bossi, tra le presunte messe nere della moglie, i fondi neri e la Nera del Carroccio mi chiedo il perché di tutto quell’astio verso gli extracomunitari, visto che a colori non siamo tanto lontani. Mi rendo conto che esiste un altro comune denominatore dato che la trota è un pesce, e molti immigrati arrivano via mare e di pesci ne vedono tanti. Sarà che il modo in cui si guadagnano da vivere è un po’ differente, ma non badiamo a queste piccolezze.<br />
Cosa vuoi che siano 12 mila euro per fare il consigliere comunale e dopo i grandi sacrifici fatti dal nostro caro Renzo, che per 4 anni ha combattuto contro le <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Renzo_Bossi">discriminazioni</a> per prendere la maturità? A lui è spettata una mini buona uscita di soli 40 mila euro. Grande perdita per la Lega.</p>
<p>Quegli immigrati invece, arrivano qui a rubare il lavoro agli italiani e a lavorare in nero, rovinando tutto ciò che è l’Italia e i valori reali della purezza di questo Paese! E loro, come minimo, hanno una buona uscita fatta di odio, di propaganda e discriminazioni. Niente diritti né cittadinanza a queste persone di seconda categoria. Questa gente non dovrebbe esserci in questo Paese, che vengono qui ci rovinano l’economia e hanno pure delle pretese!</p>
<p>Due pesi, due misure.</p>
<p>Ed ecco che dopo anni ha dovuto abbandonare la sua creazione, la migliore. Un duro colpo per Bossi che ha perso due piccioni con una fava. Un figlio che l’ha ridicolizzato con il suo comportamento e con gli scandali che lo riguardano, anche se non è indagato, e le dimissioni dal Partito.<br />
Dopo anni di sacrifici sui due fronti, il Senatur ha capito che figlio e Lega non s’adda fa. Scusate la mia terronaggine ma è parte del mio sangue meticcio. Ma il signor Umbertino, che speranze aveva col Trota portandolo alla Lega? Dopo le discriminazioni scolastiche subite avrebbe dovuto insegnare l’uguaglianza e l’amore per il prossimo? Ma de che??? Ops, mò so cascata nella Roma ladrona!</p>
<p>Scherzi a parte, un grande dispiacere per me: Bossi con i suoi mille difetti è stato un pilastro della politica italiana, un protagonista del “Carosello” degli ultimi vent’anni..</p>
<p>Comunque un grande uomo che ha tenuto l’attenzione di una gran parte d’italiani su di noi, puntando i riflettori su questi neri, almeno li si può vedere. Bossi il genio padano, che abbandonandoci ci ha lasciato a Maroni, che già il nome è tutto un successo.</p>
<p>Chissà se questo è un addio o un arrivederci, ma se pensa di tornare noi l’aspetteremo a braccia aperte e a gambe levate!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/caro-bossi-ceravamo-tanto-amati/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>13</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Conoscere il nuovo codice della famiglia marocchino&#8230;</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/conoscere-il-nuovo-codice-della-famiglia-marocchino/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/conoscere-il-nuovo-codice-della-famiglia-marocchino/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 14:05:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7561</guid>
		<description><![CDATA[Volete saperne di più sulla società marocchina e sul nuovo codice di famiglia del Regno del Marocco? Se vi trovate a Brescia o dintorni, ecco l&#8217;occasione giusta. La Fondazione Guido Piccini onlus e l&#8217;Associazione Marocchina INSIEME, in collaborazione con CGIL BRESCIA, vi invitano all&#8217;incontro che si svolgerà il 14 Aprile, dal titolo: AL MOUDAWANA Il nuovo codice della famiglia del Regno del Marocco SABATO 14 APRILE 2012 SALA BUOZZI VIA FOLONARI 20 BRESCIA ORE 10.00 &#8211; 13.00 Sessione per la cittadinanza (in francese con traduzione) ORE 15.00 &#8211; 18.00 Sessione per la comunità marocchina (in arabo) intervengono: Maitre MAZARI AHMED Magistrato Ministero della Comunità Marocchina all’Estero Maitre ZAHIRA HIDANE Avvocato Federazione Lega Democratica per i Diritti delle Donne di Marrakech]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Volete saperne di più sulla società marocchina e sul nuovo codice di famiglia del Regno del Marocco?</p>
<p>Se vi trovate a Brescia o dintorni, ecco l&#8217;occasione giusta. La Fondazione <a href="http://www.fondazionegpiccini.org/">Guido Piccini </a>onlus e l&#8217;Associazione Marocchina <a href="http://utenti.multimania.it/marocco_insieme/immigrati.htm">INSIEME</a>, in collaborazione con CGIL BRESCIA, vi invitano all&#8217;incontro che si svolgerà il 14 Aprile, dal titolo:</p>
<p><strong>AL MOUDAWANA</strong></p>
<p><em>Il nuovo codice della famiglia del Regno del Marocco</em><br />
<br />
SABATO 14 APRILE 2012</p>
<p>SALA BUOZZI<br />
VIA FOLONARI 20</p>
<p>BRESCIA</p>
<p>ORE 10.00 &#8211; 13.00<br />
<em>Sessione per la cittadinanza</em><br />
(in francese con traduzione)</p>
<p>ORE 15.00 &#8211; 18.00<br />
<em>Sessione per la comunità marocchina</em><br />
(in arabo)</p>
<p>intervengono:<br />
<strong>Maitre MAZARI AHMED</strong><br />
Magistrato<br />
Ministero della Comunità Marocchina all’Estero</p>
<p><strong>Maitre ZAHIRA HIDANE</strong><br />
Avvocato<br />
Federazione Lega Democratica per i Diritti delle Donne di Marrakech</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/conoscere-il-nuovo-codice-della-famiglia-marocchino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>GB: tassisti imbarazzanti alla ricerca di clienti &#8220;halal&#8221;</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/gb-tassisti-imbarazzanti-alla-ricerca-di-clienti-halal/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/gb-tassisti-imbarazzanti-alla-ricerca-di-clienti-halal/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 08:20:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggi ce l'ho con]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7594</guid>
		<description><![CDATA[La strada per il politicamente corretto è lastricata non solo di buone intenzioni ma anche e soprattutto, di fragili equilibri. Le persone spesso inciampano, trascinando nell’imbarazzo generale, anche altri passanti ignari. E’ quanto è accaduto pochi giorni fa a Letchworth, in Gran Bretagna, dove un tassista di religione islamica ha rifiutato un passaggio ad un signore cieco e al suo cane guida. Agli infuriati titolari, il tassista ha candidamente sottoposto la questione religiosa: il cane, nella cultura popolare islamica, è considerato un animale impuro ed è quanto meno consigliabile, tener visi alla larga. Messa davanti alla gestione di un conflitto delicato tra rispetto dell’identità culturale del proprio dipendente e della libertà di un cliente di esercitare un legittimo diritto, l’azienda di taxi ha mantenuto un approccio diplomatico. Dopo aver denunciato la gravità di un rifiuto che poteva essere letto come grave discriminazione, ha riconosciuto al tassista un’ attenuante, non risparmiandogli...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
La strada per il politicamente corretto è lastricata non solo di buone intenzioni ma anche e soprattutto, di fragili equilibri.<br /> <br />
Le persone spesso inciampano, trascinando nell’imbarazzo generale, anche altri passanti ignari.</p>
<p>E’ <a href="http://www.theadvertisergroup.co.uk/Daily-News/Muslim-cab-driver-refuses-guide-dog-in-Letchworth-02022012.htm">quanto</a> è accaduto pochi giorni fa a Letchworth, in Gran Bretagna, dove un tassista di religione islamica ha rifiutato un passaggio ad un signore cieco e al suo cane guida. Agli infuriati titolari, il tassista ha candidamente sottoposto la questione religiosa: il cane, nella cultura popolare islamica, è considerato un animale impuro ed è quanto meno consigliabile, tener visi alla larga.</p>
<p>Messa davanti alla gestione di un conflitto delicato tra rispetto dell’identità culturale del proprio dipendente e della libertà di un cliente di esercitare un legittimo diritto, l’azienda di taxi ha mantenuto un approccio diplomatico. </p>
<p>Dopo aver denunciato la gravità di un rifiuto che poteva essere letto come grave  discriminazione, ha riconosciuto al tassista un’ attenuante, non risparmiandogli però una multa e  un severo ammonimento: un’altra infrazione di questo tipo potrebbe infatti costargli la licenza.</p>
<p>Situazioni simili potrebbero verificarsi in futuro anche in Italia, dove i disabili visivi sono oltre 1.800.000 e il cane guida è riconosciuto dalla legge, come ausilio per i non vedenti e ha quindi il diritto di accesso a tutti gli esercizi pubblici.<br />
 “Con il passare del tempo ci saranno sempre più persone di religione islamica che lavoreranno a contatto con il pubblico in Italia.” Spiega Gennaro Iorio, ricercatore in epistemologia delle religioni, mediatore culturale e padrone  di Pepa, un labrador nero che da anni “lavora” per lui come cane guida “Sarebbe importante quindi che associazioni come l’Unione Ciechi cominciassero già da ora ad instaurare un dialogo con gli Imam che vivono nel nostro paese.”  </p>
<p>L’ostilità nei confronti del cane non riguarda però tutti i fedeli di religione islamica. “Io ho sempre lavorato con persone musulmane praticanti che non hanno mai avuto problemi con il mio cane. Solitamente la tendenza ad evitare il contatto con gli animali definiti impuri è tipica di chi ha un approccio, per così dire, popolare alla religione.” Afferma Iorio. “D’altronde l’Islam non è l’unica religione a identificare alcuni animali come impuri. Anche nella Bibbia vi sono indicazioni simili e chi ha un cane guida sa bene che l’accesso ai luoghi di culto, in genere, è una faccenda delicata. Benché la Chiesa sia assolutamente conciliata, i luoghi in cui, in Europa, ho avuto maggiori difficoltà ad entrare insieme al mio cane sono proprio le chiese. Il motivo è semplice: ancora oggi la percezione più diffusa è che il cane sia un essere inferiore e che quindi portarlo in un luogo di culto rappresenti una mancanza di rispetto”. </p>
<p>Se non una soluzione, almeno un compromesso, arriva proprio dall’Inghilterra, dove il lungimirante Consiglio Islamico britannico ha emanato, già da alcuni anni, una fatwa per facilitare la vita spirituale dei fedeli non vedenti, permettendo la creazione di sale d’attesa per cani guida fuori dalle moschee dove, se non altro, i cani possono aspettare i propri padroni. L’iniziativa era stata salutata dalla lega dei proprietari di cani guida del Regno Unito, come un “enorme passo avanti per i non vedenti.”</p>
<p>Ottavia Spaggiari</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/gb-tassisti-imbarazzanti-alla-ricerca-di-clienti-halal/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Troppe Pasque per un solo parere&#8230;</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/troppe-pasque-per-un-solo-parere/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/troppe-pasque-per-un-solo-parere/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 11 Apr 2012 08:14:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Branca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7589</guid>
		<description><![CDATA[Quest&#8217;anno la Pasqua ebraica e quella cattolica sono cadute nella stessa data, cosa rara e comunque distinta tra il popolo della Prima Alleanza e quello della Nuova Alleanza – insomma quella di Mosè e quella di Gesù – mentre la Pasqua ortodossa sarà celebrata domenica prossima, tanto per non ribadire che ciascuno i maggiori problemi li ha in casa propria piuttosto che coi parenti un po&#8217; più lontani&#8230; I musulmani non hanno feste simili, e se in Libano si è potuta persino fissare la ricorrenza dell&#8217;Annunciazione (fatta da Gabriele alla Vergine Maria) come ricorrenza condivisa da cristiani e musulmani, molto meno facilmente si potrebbe fare per la Pasqua, sia quella ebraica che ricorda il &#8216;passaggio&#8217; dalla schiavitù alla liberazione (narrata dal Corano) sia quella cristiana che commemora la &#8216;resurrezione&#8217; del Messia (implicitamente negata dal Corano che non ne ammette neppure la crocefissione). Lasciando ai tempi futuri possibili maggiori convergenze, si...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quest&#8217;anno la Pasqua ebraica e quella cattolica sono cadute nella stessa data, cosa rara e comunque distinta tra il popolo della Prima Alleanza e quello della Nuova Alleanza – insomma quella di Mosè e quella di Gesù – mentre la Pasqua ortodossa sarà celebrata domenica prossima, tanto per non ribadire che ciascuno i maggiori problemi li ha in casa propria piuttosto che coi parenti un po&#8217; più lontani&#8230; I musulmani non hanno feste simili, e se in Libano si è potuta persino fissare la ricorrenza dell&#8217;Annunciazione (fatta da Gabriele alla Vergine Maria) come ricorrenza condivisa da cristiani e musulmani, molto meno facilmente si potrebbe fare per la Pasqua, sia quella ebraica che ricorda il &#8216;passaggio&#8217; dalla schiavitù alla liberazione (narrata dal Corano) sia quella cristiana che commemora la &#8216;resurrezione&#8217; del Messia (implicitamente negata dal Corano che non ne ammette neppure la crocefissione).</p>
<p>Lasciando ai tempi futuri possibili maggiori convergenze, si pone da subito la questione se sia lecito o meno fare gli auguri a chi, appartenendo a un altro credo, festeggia qualcosa che nel nostro non è previsto.<br />
Persino il comune saluto “al-salàmu &#8216;alaykum” (la pace sia su di voi) secondo alcuni andrebbe riservato ai soli musulmani, e ho personalmente potuto constatare – utilizzandolo – lo stupore di cristiani arabi o di ferventi islamici che lo trovavano inappropriato sulle mie labbra.</p>
<p>Sarò ingenuo, ma mi pare che non vi sia saluto più bello e più adatto – che ha del resto esatti corrispettivi ebraici e cristiani – non solo per i propri correligionari, ma per ogni essere umano. Mi conforta trovare scritto nel Corano: «I servi dei Misericordioso son coloro che camminano sulla terra modestamente, e quando i pagani rivolgon loro la parola rispondono: &#8220;Pace!&#8221;». Ai pagani! E solo se rivolgono loro la parola! </p>
<p>C&#8217;è sempre qualcuno che vorrebbe insegnare a Dio la Verità e son convinto che nell&#8217;Aldilà ci faremo delle grandi risate su quanto abbiamo preteso di attribuirGli! Risate amare, ahimè, viste le conseguenze.<br />
 Quando il Parlamento egiziano ha fatto un minuto di silenzio in memoria del Papa copto Shenuda i salafiti hanno lasciato l&#8217;aula in segno di protesta. E pensare che il Profeta si era alzato al passaggio di un funerale e, quando qualcuno gli fece notare che il defunto era ebreo, rispose: “E allora? Non è forse un essere umano?”. Qual è dunque l&#8217;insegnamento del Corano e della Sunna? Fin dai tempi pre-islamici gli arabi hanno espresso questa saggezza nel proverbio: “al-jàr, thumma al-dàr” (viene prima il vicino che la casa). Se mi sbaglio mi &#8216;corrigerete&#8217;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/troppe-pasque-per-un-solo-parere/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La guerra dei network arabi: oggi contano anche gli emigrati</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/la-guerra-dei-network-arabi-oggi-contano-anche-gli-emigrati/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/la-guerra-dei-network-arabi-oggi-contano-anche-gli-emigrati/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 14:21:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7563</guid>
		<description><![CDATA[Un network arabo pensato per gli arabi della diaspora. Non sarebbe una gran trovata? Con programmazione pensata ad hoc, sia con contenitori tipici di un canale arabo (soap opera sdolcinate, format internazionali alla Arab Idol, telegiornali e approfondimenti politici agguerriti) che con programmi pensati per le prime e le seconde generazioni ancora profondamente legate al proprio paese d&#8217;origine ma allo stesso tempo alle prese con altre questioni pratiche da &#8220;emigrato&#8221; (il Ramadan all&#8217;estero, la parziale padronanza della lingua araba di molte seconde generazioni, la voglia di partecipare ai cambiamenti politici del proprio paese anche da lontano, e via dicendo&#8230;). Perché no? Oggi esiste una vera e propria &#8220;guerra mediatica&#8221; che vede competere la neonata Sky Arabia, canale tv saudita del principe Walid Bin Talal che ha spostato da Beirut a Manama in Bahrain il quartier generale del suo super-network, con le ormai &#8220;anziane&#8221; Al Jazeera, il potentissimo canale del Qatar...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Un network arabo pensato per gli arabi della diaspora.<br />
Non sarebbe una gran trovata?</p>
<p>Con programmazione pensata ad hoc, sia con contenitori tipici di un canale arabo (soap opera sdolcinate, format internazionali alla Arab Idol, telegiornali e approfondimenti politici agguerriti) che con programmi pensati per le prime e le seconde generazioni ancora profondamente legate al proprio paese d&#8217;origine ma allo stesso tempo alle prese con altre questioni pratiche da &#8220;emigrato&#8221; (il Ramadan all&#8217;estero, la parziale padronanza della lingua araba di molte seconde generazioni, la voglia di partecipare ai cambiamenti politici del proprio paese anche da lontano, e via dicendo&#8230;).</p>
<p>Perché no? Oggi esiste una vera e propria &#8220;guerra mediatica&#8221; che vede competere la neonata <a href="http://www.skynewsarabia.com/web/home">Sky Arabia</a>, canale tv saudita del principe Walid Bin Talal che ha spostato da Beirut a Manama in Bahrain il quartier generale del suo super-network, con le ormai &#8220;anziane&#8221; <a href="http://www.aljazeera.com/">Al Jazeera</a>, il potentissimo canale del Qatar non indenne però da pesanti critiche e <a href="http://www.levanteonline.net/index.php?option=com_content&#038;view=article&#038;id=6443:bahrain-congiure-mediatiche-e-il-ruolo-ambiguo-di-al-jazeera&#038;catid=109:mondo&#038;Itemid=543">ambiguità</a>, e <a href="http://english.alarabiya.net/">Al-Arabiya</a>, colosso di Dubai sempre più popolare anche tra gli arabi emigrati in Occidente.</p>
<p>E poi esiste la febbre virtuale con l&#8217;esplosione di Twitter e Facebook, dalle rivoluzioni arabe in poi veicoli potentissimi di informazione non filtrata e spesso proveniente &#8220;dal basso&#8221;.</p>
<p>Qualcuno però ha aggiunto un nuovo elemento in questa &#8220;primavera&#8221; mediatica: da pochi giorni infatti esiste un canale satellitare tunisino, <a href="http://www.aljanoubiatv.com/">Al Janoubia TV</a>, che ha pensato bene di rivolgersi anche all&#8217;audience extra nazionale.</p>
<p>La nuova emittente tunisina ha sede in Francia e sarà fruibile attraverso il satellite NileSat. </p>
<p>Al Janoubia TV si propone come un canale politicamente neutro e mirato a seguire l&#8217;evoluzione della Rivoluzione tunisina nei settori della cultura, della società, degli investimenti e del turismo, come si legge sul sito Internet di Tunisialive. </p>
<p>A fine febbraio i fondatori di al Janoubia, Rabii Baaboura e Farhat Jouini, annunciarono il lancio della nuova televisione, descrivendola come l&#8217;emittente che rappresenta il popolo del &#8220;Sud del Mediterraneo&#8221; (non a caso il termine Al Janoubia indica proprio chi viene da Sud), e l&#8217;idea è nata, a detta di Baabouta, dalla consapevolezza che i tunisini della diaspora e  i tunisini del Sud (insomma un po&#8217; come i nostri poveri vessati meridionali) fossero stati marginalizzati dal vecchio regime, e che avessero bisogno di qualcuno che si rivolgesse direttamente a loro.</p>
<p>Non sarebbe male se nel futuro anche egiziani, marocchini e chi per loro potessero beneficiare di un network simile&#8230;o magari, perché no, di un bel network panarabo rivolto a tutti gli arabi della diaspora.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/la-guerra-dei-network-arabi-oggi-contano-anche-gli-emigrati/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Essere rifugiati, da un altro punto di vista</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/essere-rifugiati-da-un-altro-punto-di-vista/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/essere-rifugiati-da-un-altro-punto-di-vista/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 13:01:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Naghia Ahmed</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7565</guid>
		<description><![CDATA[Cosa pensate quando vedete dei venditori ambulanti, che magari vi intercettano, con un po’ di insistenza, mentre siete di corsa? Che sono fastidiosi? Scommetto che pochi hanno mai pensato, dopo averli dribblati, a cosa li avesse portati ad essere in quel punto in quel momento, a quale potesse essere la loro storia. Se volete sperimentare un cambio di prospettiva, questo libro fa per voi: Nel mare ci sono i coccodrilli. Enaiatollah è un ragazzino afghano di circa 10 anni di etnia hazara (i tratti sono quelli della popolazione mongola, e forse per questo mal vista dai pashtun), che, alla morte del padre, ha il terrore di essere portato via dagli scagnozzi di un ricco signore come rimborso per la merce persa; ad ogni colpo alla porta, la madre lo fa nascondere in una buca insieme al fratellino, fino a quando diventa troppo grande per entrarvi. La madre disperata lo affida,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa pensate quando vedete dei venditori ambulanti, che magari vi intercettano, con un po’ di insistenza, mentre siete di corsa? Che sono fastidiosi? Scommetto che pochi hanno mai pensato, dopo averli dribblati, a cosa li avesse portati ad essere in quel punto in quel momento, a quale potesse essere la loro storia. Se volete sperimentare un cambio di prospettiva, questo libro fa per voi: Nel mare ci sono i coccodrilli.</p>
<p>Enaiatollah è un ragazzino afghano di circa 10 anni di etnia hazara (i tratti sono quelli della popolazione mongola, e forse per questo mal vista dai pashtun),  che, alla morte del padre, ha il terrore di essere portato via dagli scagnozzi di un ricco signore come rimborso per la merce persa; ad ogni colpo alla porta, la madre lo fa nascondere  in una buca insieme al fratellino, fino a quando diventa troppo grande per entrarvi.</p>
<p>La madre disperata lo affida, per salvarlo, a dei trafficanti di uomini, non prima di avergli raccomandato “tre cose che non devi mai fare nella vita, per nessun motivo”; da lì inizia il suo avventuroso viaggio, passando per il Pakistan, l’Iran, la Turchia, la Grecia e, infine, l’Italia. Un viaggio lunghissimo, con pericoli e situazioni difficili e tristi per un adulto, figuriamoci per un bambino.<br />
Eppure, le parole di Enaiatollah, raccolte dal giornalista Fabio Geda (premio Strega nel 2007 come Miglior Esordiente), sono inni alla speranza, hanno in sé uno slancio  e un entusiasmo che può avere solo chi è in cerca di un mondo migliore ed è avido di vita; tra le righe traspare, senza dubbio, una forza d’animo ammirevole (un esempio su tutti: il viaggio in camion fino a Istanbul) e una capacità di trovare del buono in ogni situazione da cui prendere esempio; c’è la serietà di un bambino che è stato costretto a crescere troppo in fretta e a diventare uomo per sopravvivere – si nota bene, per esempio, nel suo disappunto verso la comunità: “[…] grazie grazie, ma io in quel posto non ci stavo troppo bene , […] che non ero venuto fin qui per mangiare, dormire e guardare i programmi della televisione. Volevo studiare e lavorare” &#8211; , ma c’è anche l’attenzione per i particolari apparentemente banali e la curiosità tipica dell’infanzia che ancora conservava, malgrado tutto. </p>
<p>Il finale è molto toccante, perché trova il coraggio, finalmente in pace con se stesso, per fare l’ultimo passo: contattare sua madre.<br />
Enaiatollah è stato molto fortunato, ha incontrato luoghi e persone diversi, e ce l’ha fatta. La sua è una storia a lieto fine, è riuscito a trovare il suo posto, delle persone che lo amano e a tornare a scuola, il cui ultimo ricordo era molto sofferto (l’esecuzione del suo maestro ad opera dei talebani perché si rifiutava di chiudere la scuola); ora è in Italia da rifugiato politico, vive a Torino e ha una famiglia.</p>
<p>Il libro, uscito nel 2010, ha riscosso un enorme <a href="http://www.youtube.com/watch?v=iTeb0_AC1kA">successo</a>, è stato tradotto in 32 Paesi e da esso sono stati tratti uno <a href="http://www.universy.it/2011/11/nel-mare-ci-sono-i-coccodrilli-lo-spettacolo-teatrale-tratto-dal-libro-di-fabio-geda-approda-a-roma-a-dicembre/">spettacolo teatrale</a> e un <a href="http://blog.bcdeditore.it/2010/06/nel-mare-ci-sono-i-coccodrilli-diventa-un-film-prodotto-da-cattleya/">film</a> in fase di produzione. Il successo maggiore, però, è quello di Enaiatollah, che nella decina d’anni in cui la sua storia si è sviluppata è riuscito a trovare sprazzi di felicità in un presente avverso, come avere il suo primo orologio, conoscere la gentilezza di una signora anziana greca e di un ragazzo giovanissimo italiano, incontrare di nuovo il suo amico Payam e mettere radici in un posto in cui si sente finalmente sicuro. Sarebbe bello aggiungere un altro successo per questo libro: spingere chiunque lo legga a guardare con occhio diverso gli stranieri che incontra per strada, facendo loro chiedere per un attimo quale sia la loro storia – e chissà, magari a farsela anche raccontare. Con me ha funzionato alla grande.</p>
<p>
Fabio Geda<br />
Nel mare ci sono i coccodrilli – Storia vera di Enaiatollah Akbari<br />
Baldini Castoldi Dalai Editore – 2010<br />
155 pagine<br />
prezzo € 16,00</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/essere-rifugiati-da-un-altro-punto-di-vista/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Reparti etnici nei supermercati: solo per palati italiani?</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/i-reparti-etnici-nei-supermercati-solo-per-palati-italiani/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/i-reparti-etnici-nei-supermercati-solo-per-palati-italiani/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 10 Apr 2012 10:25:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Zeina Ayache</dc:creator>
				<category><![CDATA[S-veliamoci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7550</guid>
		<description><![CDATA[La ricerca del nutrimento fa parte del nostro istinto di sopravvivenza, ci sono però popoli che del cibo ne fanno uno stile di vita, per loro il momento del pasto non significa solo “mangiare”, ma creare veri e propri momenti sociali di vita da condividere con altre persone, e cucinare diventa un’arte che non si limita ad unire ingredienti. Quando ci si trasferisce fuori del proprio Paese, se in un primo momento si è curiosi di sperimentare nuovi sapori, successivamente si sente una fortissima voglia di casa, che, per noi italiani, si traduce nella ricerca di un buon piatto di pasta al pomodoro. Si corre quindi al supermercato in cerca di un pacco di spaghetti, pomodori, cipolla, sale e olio extra vergine d’oliva, tutti ingredienti semplici, genuini e facili da trovare. Per noi non ci sono grossi ostacoli, non abbiamo bisogno di spezie o ingredienti “strani”. Cosa succede invece quando...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La ricerca del nutrimento fa parte del nostro istinto di sopravvivenza, ci sono però popoli che del cibo ne fanno uno stile di vita, per loro il momento del pasto non significa solo “mangiare”, ma creare veri e propri momenti sociali di vita da condividere con altre persone, e cucinare diventa un’arte che non si limita ad unire ingredienti.</p>
<p>Quando ci si trasferisce fuori del proprio Paese, se in un primo momento si è curiosi di sperimentare nuovi sapori, successivamente si sente una fortissima voglia di casa, che, per noi italiani, si traduce nella ricerca di un buon piatto di pasta al pomodoro.<br />
Si corre quindi al supermercato in cerca di un pacco di spaghetti, pomodori, cipolla, sale e olio extra vergine d’oliva, tutti ingredienti semplici, genuini e facili da trovare.<br />
Per noi non ci sono grossi ostacoli, non abbiamo bisogno di spezie o ingredienti “strani”. Cosa succede invece quando un arabo, un indiano, un giapponese o un messicano, che vivono in Italia, vogliono comprarsi quegli ingredienti che ricordano loro la propria terra?</p>
<p>Beh, la soluzione non è così scontata (per lo meno non in Italia)… fino a qualche anno fa infatti avrebbero dovuto aspettare di far ritorno a “casa” per poter far la scorta da portarsi dietro, oppure andare alla ricerca di quei pochi negozietti che importavano cibo esotico.</p>
<p>Adesso, per fortuna, esistono moltissimi negozi, davvero ben forniti, presso i quali è possibile acquistare il sapore di casa propria. Parlo di mini market internazionali, i cui clienti sono, per l’appunto, stranieri trasferiti in Italia e italiani curiosi di sorprendere il proprio palato.<br />
Negli ultimi anni, il web è diventato una vera fonte di ispirazione per tutti gli italiani, e sono davvero moltissimi, che desiderano sperimentare da casa propria le tradizioni culinarie di paesi lontani, attraverso ricette, consigli, video e discussioni. Si tratta di una realtà consolidata che dimostra la voglia di aprirsi verso contesti sconosciuti.</p>
<p>Ma veniamo al sodo, tralasciando l’aspetto culturale e più romantico della vicenda: tutta questa curiosità ha comportato una crescita della domanda di prodotti esteri del 70%, il che si traduce nella nascita di un nuovo mercato sul quale non si può che investire.<br />
Detto, fatto: i supermercati italiani, che per natura sono (giustamente) “markettari”, hanno dato vita al “Reparto Etnico”.<br />
Che sia Esselunga, Coop, Carrefour, Billa, Dico, Ekom o Lidl poco importa, il reparto dedicato al cibo straniero è stato costituito e viene rifornito degli alimenti più caratteristici (per lo meno secondo noi) della cucina giapponese, messicana, araba, cinese e altre ancora.</p>
<p>A Milano, per esempio, non mancano mai gli ingredienti per il sushi, dal riso, alle alghe, passando per la salsa di soya e il wasabi, ci sono addirittura confezioni contenenti gli ingredienti e gli strumenti necessari alla preparazione. Non oso immaginare cosa possano pensare i giapponesi delle istruzioni che ci vengono fornite! Penso per esempio a quando ero in Germania e nei reparti dedicati al cibo estero trovavo i ravioli al sugo pronti in scatola che venivano spacciati per tipicamente italiani.</p>
<p>Tornando invece a noi, la cucina più rifornita è quella messicana, piatti liofilizzati in busta, tortillas, fagioli, zuppe e riso. Per quanto riguarda quella araba, purtroppo molti ingredienti latitano, a volte è possibile trovare il cous cous della Barilla, ma si tratta di una rarità, non parliamo poi delle spezie, inesistenti. Insomma, l’idea di questi reparti è interessante, ma chi sono poi gli acquirenti?</p>
<p>Chiedendo nei vari supermercati è venuto fuori che si tratta per la maggioranza dei casi di italiani, non avevo dubbi! É infatti chiaro che questi alimenti sono prodotti e confezionati in Italia, di conseguenza, come noi cerchiamo la Barilla quando andiamo all’estero, un arabo o un giapponese cercano in Italia la marca che acquisterebbero nel loro paese e probabilmente potrebbero trovarla nei mini market internazionali, non certo nei supermercati italiani.</p>
<p>Anche in questo caso è di nuovo il marketing a giocare un ruolo importante, tutto è gestito a regola d’arte, per esempio per la cucina giapponese il packaging veicola tutti i preconcetti che noi abbiamo, bacchette, bambù, fiori di loto e un font che richiama la grafia giapponese. Stessa cosa accade per la cucina araba, sfondi di arabeschi e piatti decorati. Per quanto riguarda invece i prodotti “messicani”, le confezioni sono molto semplici, non ci sono richiami particolari a quella che noi pensiamo sia la loro cultura.</p>
<p>Per la cucina giapponese due sono le marche più diffuse, la<a href="http://www.suziwan.it/index.html"> Suzi Wan </a> e la <a href="http://www.arnaboldi.com/">Arnaboldi</a> (specializzata anche in cucina araba), sul sito internet di entrambe inoltre è possibile consultare la gamma prodotti e alcune ricette.<br />
Per quella messicana, la marca più celebre è <a href="http://www.unclebens.com/">Uncle Ben’s</a>, specializzata in riso di vario genere, tortillas e tortillas chips.<br />
<br />
Per quanto il risultato finale, a livello di gusto, sia poco realistico, trovo comunque importante l’esistenza di questi reparti all’interno dei supermercati, la curiosità è il primo passo per la conoscenza e il cibo è sicuramente un argomento che sa e può unire le culture di tutto il mondo.</p>
<p>Sta di fatto che vorrei conoscere la persona che si compra la paella valenciana in busta.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/i-reparti-etnici-nei-supermercati-solo-per-palati-italiani/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Omosessuali, se la Chiesa si siede a tavola</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/omosessuali-se-la-chiesa-si-siede-a-tavola/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/omosessuali-se-la-chiesa-si-siede-a-tavola/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 06 Apr 2012 10:09:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7542</guid>
		<description><![CDATA[CI SONO NOMI ED EVENTI, DI PER SÉ BANALI, che per una combinazione della storia finiscono per diventare il simbolo emblematico di un’apertura, di un cambiamento. Così il nome di Florian Stangl (nella foto) 26 anni, austriaco, e la sua elezione nel consiglio pastorale di una parrocchia viennese, saranno ricordati nei libri di storia laddove si tratterà del rapporto, da sempre complicato, fra la Chiesa e il mondo delle persone omosessuali. Florian non è un omosessuale clandestino, ha un compagno con cui vive da diversi anni e la loro convivenza è iscritta nel registro delle unioni civili di Vienna. Il parroco, di fronte al voto plebiscitario (96 su 104 preferenze), era andato in crisi. Niente di personale, ma voleva rispettare le regole canoniche e le regole dicevano che i candidati dovevano osservare uno stile di vita non in contrasto con gli insegnamenti morali della Chiesa. L’elezione era stata quindi dichiarata...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CI SONO NOMI ED EVENTI, DI PER SÉ BANALI, che per una combinazione della storia finiscono per diventare il simbolo emblematico di un’apertura, di un cambiamento. Così il nome di <a href="http://affaritaliani.libero.it/gay-consiglio-parrocchiale050412.html">Florian Stangl</a> (nella foto) 26 anni, austriaco, e la sua elezione nel consiglio pastorale di una parrocchia viennese, saranno ricordati nei libri di storia laddove si tratterà del rapporto, da sempre complicato, fra la Chiesa e il mondo delle persone omosessuali.</p>
<p>Florian non è un omosessuale clandestino, ha un compagno con cui vive da diversi anni e la loro convivenza è iscritta nel registro delle unioni civili di Vienna. Il parroco, di fronte al voto plebiscitario (96 su 104 preferenze), era andato in crisi.<br />
Niente di personale, ma voleva rispettare le regole canoniche e le regole dicevano che i candidati dovevano osservare uno stile di vita non in contrasto con gli insegnamenti morali della Chiesa. L’elezione era stata quindi dichiarata “invalida” e la questione demandata all’arcivescovo della diocesi, il cardinale Christoph Schönborn. Questi non è un cardinale qualsiasi, è stato uno dei discepoli prediletti del cardinale Joseph Ratzinger. Insomma non è sospettabile di eresia.</p>
<p>Dunque Schönborn che fa? Fa un gesto semplicissimo. Invita a pranzo Florian insieme al suo compagno. Lo vuole conoscere personalmente. E, sorpresa, concluso il pranzo rilascia questa dichiarazione: «Ora capisco perché la comunità di Stützenhofen l’ha votato. È una persona impressionante, un uomo umile e di grande fede». E ancora: «Conosco le regole, ma so anche che Gesù è venuto per l’uomo e non per le regole. Penso che questo giovane è nel posto giusto e per questo acconsento alla sua elezione».<br />
 Non ci si può che rallegrare di questa decisione, che sicuramente sarà invisa a molti ecclesiastici e cattolici intransigenti. C’è una ferita da sanare, tra Chiesa e tanti uomini e donne che scoprono con sofferenza di avere questa inclinazione sessuale eppure con una sensibilità spesso straordinaria sono alla ricerca della fede. Mi ha convinto il modo con cui la decisione è stata presa. Il cardinale non ha voluto modificare (sarebbe stata presunzione) una dottrina secolare, non ha voluto nemmeno benedire le nozze gay; aveva davanti una persona concreta e su questo singolo caso si è espresso, in cristiana coscienza.</p>
<p> Un altro cardinale, Carlo Maria Martini, poche settimane fa, aveva aperto alla possibilità che lo stato riconosca diritti e doveri alle coppie omosessuali.<br />
Ma Martini si sa è un “battitore libero”, e forse, più di proclami ideologici, sono efficaci proprio piccoli ma umanissimi gesti di apertura, come quello compiuto da un cardinale “sicuro” come Schönborn.<br />
O come la precedente decisione della curia di Bologna di consentire al giovane convivente di Lucio Dalla di tenere nel Duomo un ricordo funebre del grande cantautore.</p>
<p>di Lucio Brunelli</p>
<p>dal settimanale<a href="http://www.vita.it/"> Vita</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/omosessuali-se-la-chiesa-si-siede-a-tavola/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Farsi il bagno a Teheran, quando l&#8217;hammam non era ancora un lusso</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/quando-la-spa-non-era-ancora-un-lusso%e2%80%a6/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/quando-la-spa-non-era-ancora-un-lusso%e2%80%a6/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 10:28:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maral Shams</dc:creator>
				<category><![CDATA[S-veliamoci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7525</guid>
		<description><![CDATA[Entro nel bagno turco del lussuoso hotel sul lago, chiudo gli occhi e mi concentro solo sulle gocce di vapore che cadono a terra, mi concentro solo sul calore. Voglio tornare indietro e sognare ma non ci sono altri elementi che mi aiutano. Tutto è diverso, allora riapro gli occhi, mi siedo per benino accanto a un’elegante signora e rispetto il silenzio tombale. Mi guardo in giro in cerca di uno sguardo complice, un sorriso conosciuto, ahimè.. non c’è nulla da fare…sono lontana anni luce dal mio Hammam di Tehran, da un mondo dove l’Hammam non era un lusso ma una piacevole necessità. Me lo ricordo come se fosse ieri! “ Maral vestiti!!! Dai siamo in ritardo! Hai preparato la borsa? Hai preso tutto? Panini, banane, pepsi, guanto di crine, sapone, spazzolino, le biglie, i datteri, il cruciverba e l’olio di’oliva?&#8221; &#8220;Siiii zia!! Arrivo&#8221; rispondo entusiasta e carica come un...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Entro nel bagno turco del lussuoso hotel sul lago, chiudo gli occhi e mi concentro solo sulle gocce di vapore che cadono a terra, mi concentro solo sul calore. Voglio tornare indietro e sognare ma non ci sono altri elementi che mi aiutano. Tutto è diverso, allora riapro gli occhi, mi siedo per benino accanto a un’elegante signora e rispetto il silenzio tombale. Mi guardo in giro in cerca di uno sguardo complice, un sorriso conosciuto, ahimè.. non c’è nulla da fare…sono lontana anni luce dal mio Hammam di Tehran, da un mondo dove l’Hammam non era un lusso ma una piacevole necessità.</p>
<p>Me lo ricordo come se fosse ieri!</p>
<p><em>“ Maral vestiti!!! Dai siamo in ritardo! Hai preparato la borsa? Hai preso tutto? Panini, banane, pepsi, guanto di crine, sapone, spazzolino, le biglie, i datteri, il cruciverba e l’olio di’oliva?&#8221; &#8220;Siiii zia!! Arrivo</em>&#8221; rispondo entusiasta e carica come un mulo.</p>
<p>È venerdì, giorno festivo, giorno di riposo e giorno dell’Hammam, diciamo pure il giorno della pulizia settimanale.</p>
<p>
In quel periodo vivevo a casa della Nonna. Non avevamo l’acqua calda e tantomeno una doccia, quindi dovevamo andare per forza a lavarci fuori, negli Hammam appunto. Era una necessità, era un rito.</p>
<p>A mezz’ora dalla casa della nonna c’era l’Hammam Babai- Un mondo a sé stante. Un concentrato di donne esplosive, grida, bambini svolazzanti, cibo e profumi. Un posto enorme e caldo dove si entrava pallidi, tristi e sporchi e si usciva rossi rossi, con la pancia piena, puliti e sorridenti.</p>
<p>Ricordo che ci passavo una giornata intera: appena entrati, si stava con il culetto a mollo per un’ora giocando con le biglie…la pelle si doveva rilassare e i pori si dovevano aprire, per poi lasciare spazio al momento cruciale, la tortura del guanto di crine! La zia mi prendeva con forza, mi tirava fuori dalla bacinella e mi faceva sedere su uno sgabello. Con la stessa determinazione di un assassino seriale<em>,</em> afferrava dalla borsa il guanto maledetto e mi strofinava come una pecora per 20 minuti.</p>
<p>“<em>Guarda piccola peste, guarda cosa ti esce dal corpo! Che schifo! Ora si che sei una bella bambina”.</em></p>
<p>Terminata la tortura mi premiavo con un bel panino e la pepsi.</p>
<p>Le altre ore della giornata volavano senza pensieri. Si giocava con gli altri bambini, ci si lavava i capelli a vicenda, si mangiava, si ascoltavano i gossip delle signore e si rideva delle loro tettone, morbidi cuscini di atterraggio quando si scivolava! Quando finivano le provviste alimentari, bastava avvicinarsi alla porta, allungare la mano in una finestrella apposita e urlare: “Signor Babaiiiiiiiii, mi porta un dolcetto? Signor Babaiiiii, mi è finito lo shampoo!&#8221; E lui correva senza esitare! Le ore passavano e il vapore ci trasformava in prugne secche, ma non era ancora arrivata l’ora di andarsene.  </p>
<p>Un’obesa matrona ignuda prendeva in mano un secchio e una pentola e cominciava a suonare impazzita! Le sue morbide mani su quello strumento improvvisato sembravano ali di colibrì. Quella melodia incompresa colorava quel piccolo mondo senza pretesa. Le note e i profumi si mischiavano regalando un’atmosfera difficile da dimenticare e rara da trovare. Noi, piccole bambine ballavamo senza sosta, le giovani ragazze scuotevano i seni e i capelli, e le signore si scatenavano intonando melodie agrodolci.</p>
<p>Quel luogo spensierato oggi non trova la sua dimora. I bagni pubblici sono stati chiusi per “questioni igieniche” e in occidente l’Hammam si è trasformato in un posto che fa tendenza.<br />
<br />
Da qualche anno si sente parlare delle SPA, posti belli ma cari. Curati ma senza anima. Qualsiasi alberghetto ormai, fiutando l’affare, improvvisa sauna e bagno turco in una piccola stanza che prima magari era adibita a sgabuzzino. Oggi la dolce tortura che subivo io con il guanto di crine si chiama <em>gommage, </em>e il buon vecchio sapone della nonna, quello d’Aleppo e all’olio d’oliva, si presenta come un prodotto di nicchia.</p>
<p>Io voglio ricordarmi queste usanze per quello che erano. Ci sono riti e  tradizioni millenarie che mai nessuno riuscirà ad imitare. L’anima e la magia di quei luoghi sono racchiuse negli occhi del Signor Babaii, un piccolo grande uomo che senza saperlo ha creato un luogo dove ogni giorno centinaia di donne stanche ritrovavano il benessere e la propria femminilità, cantando come pellerossa e ruotando come Dervisci in estasi.</p>
<p>﻿</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/quando-la-spa-non-era-ancora-un-lusso%e2%80%a6/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>8</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Dimmi come baci e ti dirò da dove vieni</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/dimmi-come-baci-e-ti-diro-da-dove-vieni/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/dimmi-come-baci-e-ti-diro-da-dove-vieni/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Apr 2012 05:48:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Fatima Khachi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggi ce l'ho con]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7490</guid>
		<description><![CDATA[Qualche giorno fa mi è capitato di incrociare nel buio due uomini che si salutavano baciandosi sulle guance e tenendosi le mani. Anche se erano di carnagione abbastanza chiara, pensai all’istante che questi due signori dovevano essere arabi, e molto probabilmente marocchini. Non potevano essere due omosessuali perché il loro scambio di tenerezze non era nè intimo nè particolarmente affettuoso. Quando arrivai in Italia mi chiedevo perché gli uomini italiani non si salutassero in questo modo. Oggi non solo reputo questo comportamento non idoneo a due persone appartenenti al genere maschile. La mia avversione all’affetto condiviso in pubblico tra membri delle stesso sesso non risparmia neppure le donne. Ai miei occhi, ormai &#8220;occidentalizzati&#8221;, il continuo ammiccamento e sbaciucchiamento pubblico tra donne risulta non poco fastidioso. In Italia riesco a tenere le distanze dalle ragazze iper affettuose. A scuola ero famosa perché ero l&#8217; unica ad andare alla toilette da sola....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Qualche giorno fa mi è capitato di incrociare nel buio due uomini che si salutavano baciandosi sulle guance e tenendosi le mani.</p>
<p>Anche se erano di carnagione abbastanza chiara, pensai all’istante che questi due signori dovevano essere arabi, e molto probabilmente marocchini.<br />
Non potevano essere due omosessuali perché il loro scambio di tenerezze non era nè intimo nè particolarmente affettuoso.</p>
<p>Quando arrivai in Italia mi chiedevo perché gli uomini italiani non si salutassero in questo modo.</p>
<p>Oggi non solo reputo questo comportamento non idoneo a due persone appartenenti al genere maschile. La mia avversione all’affetto condiviso in pubblico tra membri delle stesso sesso non risparmia neppure le donne. Ai miei occhi, ormai &#8220;occidentalizzati&#8221;, il continuo ammiccamento e sbaciucchiamento pubblico tra donne risulta non poco fastidioso.</p>
<p>In Italia riesco a tenere le distanze dalle ragazze iper affettuose. A scuola ero famosa perché ero l&#8217; unica ad andare alla toilette da sola. Non ho mai avuto bisogno di compagne di classe che mi accompagnassero.</p>
<p>Anche in Marocco  c’è l’abitudine che tra donne ci si faccia compagnia al bagno delle signore. Le donne sono perseguitate da altre donne. Non basta stare insieme all’hamman e al parrucchiere. Le donne devono stare con altre donne al mercato, al shopping mall, sui mezzi pubblici, al cinema, in posta&#8230;.e che palle.</p>
<p>A proposito di Marocco. Ogni volta che ci torno per le vacanze, vengo sommersa da soffocanti contatti fisici da parte delle cugine e amiche senza distinzione di luogo e di orario.</p>
<p>Tra questi il peggiore è il tenersi per mano quando si passeggia. È insopportabile! Non sono una bambina a cui badare al momento di attraversare la strada o per paura che si perda (anche se questi problemi sussistono nonostante la mia età, perché non sono più abituata al traffico marocchino).</p>
<p>Ma allora perché lo fanno? Ovvio! Dato che una ragazza non sposata non può romanticamente passeggiare in pubblico con il suo fidanzato (ancora) non ufficiale, allora sfoga la sua carenza di tenerezza su di me.</p>
<p>Insomma, io sono lo sfogo e contemporaneamente la copertura.</p>
<p>E il momento peggiore è quando i due piccioncini organizzano un appuntamento a mia insaputa e io vengo usata come scusa per avere il permesso di andare a fare un giro.</p>
<p>Così ho rifiutato per un po’ gli inviti della mia amica e vicina di casa in Marocco. Per fortuna si sono sposati! L’uomo invece non ha bisogno di queste dissimulazioni&#8230;</p>
<p>Indipendentemente da queste esigenze di stampo romantico, l’atto relativo agli scambi  di baci tra uomini è talmente radicato nella cultura marocchina che il trend sarà difficile da invertire.</p>
<p>Penso, però, che la massima fantasia del <a href="http://www.laricarica.net/public/File/AZIONE/SALUTI/LIBRICINO.pdf ">saluto</a> sia stata raggiunta nei paesi del golfo: gli uomini si salutano accostando i propri nasi. Altro che baci sulle guancia, questo è uno scontro frontale!</p>
<p>E tu come baci?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/dimmi-come-baci-e-ti-diro-da-dove-vieni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>13</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Anche secondo il ministro Fornero &#8220;L&#8217;Italia siamo anche noi&#8221;&#8230;il viaggio continua</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/il-ministro-fornero-e-litalia-siamo-anche-noi-il-viaggio-continua/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/il-ministro-fornero-e-litalia-siamo-anche-noi-il-viaggio-continua/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 10:10:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Randa Ghazy</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7511</guid>
		<description><![CDATA[E anche la Fornero è &#8220;sensibile&#8221; ai diritti delle nuove generazioni. O così pare. Si sono conclusi ieri i lavori di un Convegno Europeo nuovo, cui Yalla Italia ha partecipato con grande piacere: &#8220;MEDIAMente diversi &#8211; Giornalismo e Immigrazione in Italia e in Europa&#8221;. La due giorni ospitata dal Dipartimento per le Pari Opportunità e organizzata da UNAR e ANSI ha visto anche la partecipazione del ministro che in chiusura dell&#8217;evento, pur ribadendo di non voler trarre le conclusioni di un evento che non ha seguito (e meno male) ha voluto portare i saluti del governo e chiarire che si tratta appunto di un governo che &#8220;presta molta attenzione ai temi di civiltà, coesione ed inclusione. Non solo rigore economico, dunque, ma attenzione ai soggetti più deboli e meno integrati che più degli altri pagano gli squilibri del periodo di crisi che stiamo attraversando&#8221;. Oltre che per parlare dell&#8217;Associazione Carta...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E anche la Fornero è &#8220;sensibile&#8221; ai diritti delle nuove generazioni. O così pare.<br />
Si sono conclusi ieri i lavori di un Convegno Europeo nuovo, cui Yalla Italia ha partecipato con grande piacere: &#8220;MEDIAMente diversi &#8211; Giornalismo e Immigrazione in Italia e in Europa&#8221;. La due giorni ospitata dal Dipartimento per le Pari Opportunità e organizzata da <a href="http://www.unar.it/"target="_blank">UNAR</a> e <a href="http://www.associazioneansi.org/"target="_blank">ANSI</a> ha visto anche la partecipazione del ministro che in chiusura dell&#8217;evento, pur ribadendo di non voler trarre le conclusioni di un evento che non ha seguito (e meno male) ha voluto portare i saluti del governo e chiarire che si tratta appunto di un governo che &#8220;presta molta attenzione ai temi di civiltà, coesione ed inclusione. Non solo rigore economico, dunque, ma attenzione ai soggetti più deboli e meno integrati che più degli altri pagano gli squilibri del periodo di crisi che stiamo attraversando&#8221;.</p>
<p>
Oltre che per parlare dell&#8217;<a href="http://www.cartadiroma.com/"target="_blank">Associazione Carta di Roma</a>, bacchettare i mainstream media per l&#8217;utilizzo quantomeno grossolano di termini tossici come &#8220;clandestino, vucumprà, zingaro, extracomunitario, nomade&#8221;, e l&#8217;etnicizzazione continua nei contenuti e nei titoli degli articoli, oltre che per denunciare la cosiddetta &#8220;imprenditoria politica della paura&#8221; (e quindi la responsabilità delle istituzioni), il convegno ha avuto il grande merito di offrire un microfono alle seconde e prime generazioni che hanno scelto proprio il mestiere del giornalista, e che rifiutandosi di ricalcare i clichè voluti per loro, provano ogni giorno a cambiare l&#8217;immaginario comune sull&#8217;immigrazione, con le proprie parole e smettendo di delegare.</p>
<p>Eppure, ci ha tenuto a sottolineare Paula Baudet Vivanco di ANSI, che in passato come membro della rete G2 ha avuto modo di raccontare la sua epopea legata al permesso di soggiorno, &#8220;molte seconde generazioni che vogliono fare un mestiere come questo oggi combattono contro un pantano normativo che ad esempio impedisce loro di iscriversi all&#8217;Ordine o viaggiare agilmente&#8221;, tutta colpa di una legge che l&#8217;ha costretta ad arrivare ai trent&#8217;anni come una straniera in casa sua.</p>
<p>Se qualche buona notizia contro l&#8217;informazione razzista c&#8217;è &#8211; oggi sulla base della <a href="http://www.cartadiroma.com/cosa-e-la-carta-di-roma/"target="_blank">Carta di Roma</a> è possibile far sanzionare i giornalisti responsabili di articoli chiaramente xenofobi con una semplice denuncia agli Ordini regionali &#8211; per la legge sulla cittadinanza bisogna ancora aspettare.</p>
<p>Ma per fortuna, qualche piccolo grande passo in avanti è cominciato. Vi ricordare la campagna <a href="http://www.yallaitalia.it/2012/03/litalia-sono-anchio-obiettivo-raggiunto/"target="_blank">L&#8217;Italia sono anch&#8217;io</a>?</p>
<p>La Camera dei Deputati ha certificato la regolarità delle oltre 200mila firme raccolte dai promotori della Campagna, e le due proposte di legge sono state assegnate alle commissioni competenti.</p>
<p>“Abbiamo compiuto un’altra tappa importante – dichiarano i promotori della Campagna – adesso la parola passa alle Commissioni parlamentari. Chiediamo ora una definizione chiara e rapida del calendario di esame delle proposte, in rispetto dei tantissimi cittadini che le hanno sostenute”. </p>
<p>E come ha sottolineato Vivanco rivolgendosi direttamente al ministro Fornero: &#8220;conosciamo i vostri limiti e i vostri tempi ridotti, ma anche un governo a scadenza può fare qualche cosa. Anche voi potete mandare un segnale&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/il-ministro-fornero-e-litalia-siamo-anche-noi-il-viaggio-continua/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La primavera delle riviste LGBT nel mondo arabo</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/la-primavera-delle-riviste-lgbt-nel-mondo-arabo/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/la-primavera-delle-riviste-lgbt-nel-mondo-arabo/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 06:00:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Il Grande Colibrì - Omosessualità e Interculturalità</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7496</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Amici, è urgentissimo: abbiamo perso il controllo sul nostro sito: siamo stati piratati!&#8221;: l&#8217;appello dei redattori della prima rivista LGBTQ* tunisina, &#8220;GayDay Magazine!&#8220;, è arrivato alla rete degli attivisti per il diritto alla diversità sessuale in ambito arabo-musulmano subito dopo che hacker non identificati hanno sferrato l&#8217;ennesimo attacco al sito, entrando nell&#8217;account, modificando tutte le password e pubblicando un articolo in cui viene spiegato perché l&#8217;Islam condannerebbe l&#8217;omosessualità. Gli amministratori legittimi stanno cercando di riappropriarsi del sito, ma non si scoraggiano: &#8220;Rifaremo lo stesso lavoro da capo, se necessario, non ci arrenderemo&#8221;. D&#8217;altra parte sono abituati agli attacchi dei criminali informatici (Il grande colibrì), oltre che del governo tunisino (Il grande colibrì). Il lavoro di &#8220;GayDay Magazine!&#8221;, iniziato poco più di un anno fa, è davvero importante non solo perché finalmente concede il diritto di parola alla comunità omosessuale tunisina, ma anche perché ha rappresentato un modello per i mediattivisti...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
&#8220;Amici, è urgentissimo: abbiamo perso il controllo sul nostro sito: siamo stati piratati!&#8221;: l&#8217;appello dei redattori della prima rivista LGBTQ* tunisina, &#8220;<a href="http://gaydaymagazine.wordpress.com/">GayDay Magazine!</a>&#8220;, è arrivato alla rete degli attivisti per il diritto alla diversità sessuale in ambito arabo-musulmano subito dopo che hacker non identificati hanno sferrato l&#8217;ennesimo attacco al sito, entrando nell&#8217;account, modificando tutte le password e pubblicando un articolo in cui viene spiegato perché l&#8217;Islam condannerebbe l&#8217;omosessualità.<br />
Gli amministratori legittimi stanno cercando di riappropriarsi del sito, ma non si scoraggiano: &#8220;Rifaremo lo stesso lavoro da capo, se necessario, non ci arrenderemo&#8221;. D&#8217;altra parte sono abituati agli attacchi dei criminali informatici (<a href="http://www.ilgrandecolibri.com/2012/03/leuropa-vuole-sposare-i-gay-la.html#moi">Il grande colibrì</a>), oltre che del governo tunisino (<a href="http://www.ilgrandecolibri.com/2012/02/matrimoni-gay-per-la-california-cade-il.html#moi">Il grande colibrì</a>).</p>
<p>Il lavoro di &#8220;GayDay Magazine!&#8221;, iniziato poco più di un anno fa, è davvero importante non solo perché finalmente concede il diritto di parola alla comunità omosessuale tunisina, ma anche perché ha rappresentato un modello per i mediattivisti di altri paesi arabi. In questi giorni, ad esempio, è partito l&#8217;esperimento di &#8220;<a href="http://aswatmagazine.blogspot.it/2012/03/blog-post_12.html">Aswat</a>&#8221; (Voci), una nuova rivista LGBTQ* marocchina online che si affiancherà alla ben nota &#8220;<a href="http://www.mithly.net/">Mithly</a>&#8220;, che proprio ieri ha festeggiato il suo secondo compleanno.</p>
<p>Il primo numero di Aswat, che vuole &#8220;arricchire la comunità gay marocchina, gravemente emarginata, e dare voce agli omosessuali vittime di molestie e persecuzioni da parte della legge e della società&#8221;, affronta numerosi temi, dalle informazioni basilari sull&#8217;omosessualità al sesso sicuro, dalle stragi in Iraq (<a href="http://www.ilgrandecolibri.com/2012/03/in-iraq-eravamo-allinferno-ma-ora-e.html">Il grande colibrì</a>) alla sentenza della Cassazione italiana sul diritto alla vita familiare per le coppie dello stesso sesso (<a href="http://www.ilgrandecolibri.com/2012/03/leuropa-vuole-sposare-i-gay-la.html">Il grande colibrì</a>). La rivista ha già migliaia di lettori e i suoi redattori sono stati intervistati dai principali quotidiani marocchini e da Hit Radio, una delle stazioni più seguite nel paese.</p>
<p>Intanto anche in Sudan è attivo dal 9 febbraio un progetto che promette molto bene: <a href="http://rainbowsudan.wordpress.com/">Rainbow Sudan</a>. Il sito, che ha ricevuto l&#8217;appoggio di <a href="http://www.gaymiddleeast.com/">Gay Middle East</a> e l&#8217;importante pubblicità di <a href="http://www.pinknews.co.uk/2012/03/30/new-magazine-and-hope-for-lgbt-people-in-sudan/">PinkNews</a> e <a href="http://gaystarnews.com/article/new-magazine-and-hope-gays-sudan300312-0">GayNewsStar</a>, ha un&#8217;impostazione molto più simile a quella tradizionale dei blog che delle riviste online, con numerosi articoli di approfondimento sul rapporto tra omosessualità e cultura arabo-islamica e sulla situazione dei diritti umani, LGBTQ* e non solo, in Sudan.<br />
Per capire sino in fondo il valore di questo progetto, occorre ricordare che il paese africano è uno dei sette stati che nel mondo puniscono l&#8217;omosessualità maschile con la pena di morte: insomma, scrivere di certi argomenti da Khartum rappresenta un atto di coraggio notevole&#8230;</p>
<p>Ed è proprio il coraggio di persone in situazioni così complesse e gli splendidi messaggi (&#8220;Il grande colibrì mi ha dato risposte a tante domande che mi tormentavano da tempo, è un sito eccezionale e l&#8217;ho consigliato come risorsa&#8221;) che testimoniano la voglia di incontrarsi e confrontarsi che ci spingono a portare avanti con passione e convinzione il progetto MOI Musulmani Omosessuali in Italia.</p>
<p>Fonte il <a href="http://www.ilgrandecolibri.com/"target="_blanket">Il Grande Colibri</a></p>
<p>Segui il progetto  <a href="http://www.ilgrandecolibri.com/p/moi-musulmani-omosessuali-in-italia.html"target="_blanket">MOI  Musulmani Omosessuali in Italia</a><br />
E se sei omosessuale o transessuale e musulmana/o&#8230;<br />
Se hai bisogno di un consiglio o di una informazione&#8230;<br />
Se vuoi esprimere un punto vista o collaborare in qualsiasi modo&#8230;<br />
Scrivici a mail@ilgrandecolibri.com</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/la-primavera-delle-riviste-lgbt-nel-mondo-arabo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Tv del Golfo: e chi regge 24 minuti di pubblicità?</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/tv-del-golfo-e-chi-regge-24-minuti-di-pubblicita/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/tv-del-golfo-e-chi-regge-24-minuti-di-pubblicita/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 06:07:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Martino Pillitteri</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7408</guid>
		<description><![CDATA[Secondo i dati raccolti dall&#8217;agenzia di rilevamento Emirates Media Measurement Company (EMMC), sono sempre di più i canali arabi negli Emirati che mandano in onda blocchi di consigli per gli acquisti che durano addirittura venti minuti. La sequenza più lunga, 76 spot trasmessi in gennaio, è durata 24 minuti. Dallo scorso ottobre, sulle tv arabe emiratine, circa 2000 spot pubblicitari hanno toccato i 5 minuti di durata, portando la media di uno spot a 3 minuti e 30 secondi. Quasi una televendita. Nonostante la precisione del conteggio del numero degli spot, il valore della notizia non riguarda la lunghezza dei blocchi pubblicitari, bensì l&#8217;esistenza del medium che permette il rilevamento dello share. Negli Emirati, infatti, il know how e l&#8217;indotto relativi al business della rilevazione dell&#8217;audience, delle sue abitudini, e la capacità di impacchettarle a dovere per agenzie pubblicitarie e case di produzione sono ancora in una fase embrionale. Il...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo i dati raccolti dall&#8217;agenzia di rilevamento Emirates Media Measurement Company (EMMC), sono sempre di più i canali arabi negli Emirati che mandano in onda blocchi di consigli per gli acquisti che durano addirittura venti minuti. La sequenza più lunga, 76 spot trasmessi in gennaio, è durata 24 minuti.</p>
<p>Dallo scorso ottobre, sulle tv arabe emiratine, circa 2000 spot pubblicitari hanno toccato i 5 minuti di durata, portando la media di uno spot a 3 minuti e 30 secondi. Quasi una televendita.</p>
<p>Nonostante la precisione del conteggio del numero degli spot, il valore della notizia non riguarda la lunghezza dei blocchi pubblicitari, bensì l&#8217;esistenza del medium che permette il rilevamento dello share.<br />
Negli Emirati, infatti, il know how e l&#8217;indotto relativi al business della rilevazione dell&#8217;audience, delle sue abitudini, e la capacità di impacchettarle a dovere per agenzie pubblicitarie e case di produzione sono ancora in una fase embrionale.</p>
<p>Il Tam, la piccola scatola nera inserita nei set televisivi locali, è stato implementato l&#8217;anno scorso e neppure su vasta scala. Ad oggi sono 800 le abitazioni con set televisivi abilitati a memorizzare e processare le abitudini e le preferenze televisive degli emiratini.</p>
<p>Ma a cosa serve l&#8217;Auditel quando il Medio Oriente è l&#8217;unica regione dove l&#8217;audience (24 paesi e 300 milioni di persone condividono la stessa lingua e cultura) è la più omogenea del mondo?  Le agenzie di pubblicità non conoscono già bene i loro polli?<br /> <br />
La risposta ai numeri. L&#8217;investimento pubblicitario pro capite nel Medio Oriente è nettamente inferiore a quello dei mercati che dispongono di tale sistema. Mentre negli Usa e in Inghilterra è di 229$, nel mondo arabo l&#8217;investimento pro capite è di 7$.</p>
<p>Secondo il report Middle East Media on the Move, prodotto da A.T. Kearney, lo sviluppo su larga scala dei sistemi di misurazione dell&#8217;audience in tutto il Medio Oriente ( per ora c&#8217;è solo in Arabia Saudita, Marocco, Libano e Turchia) genererebbe due miliardi di dollari di investimenti pubblicitari nei prossimi 5 anni.<br /> <br />
Oggi, il totale degli investimenti pubblicitari nel mondo arabo è stimato tra i 4 e 4.5 miliardi di dollari di cui un quarto riguarda la pubblicità televisiva.</p>
<p>Strano destino quello dei media arabi. Si sono sbarazzati dei regimi per essere più liberi ma devono diventare schiavi dell&#8217;audience per diventare ricchi.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/tv-del-golfo-e-chi-regge-24-minuti-di-pubblicita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Amina Filali è la Franca Viola marocchina?</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/amina-filali-e-la-franca-viola-marocchina/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/amina-filali-e-la-franca-viola-marocchina/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 06:05:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ghizlene Hamdi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggi ce l'ho con]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7458</guid>
		<description><![CDATA[Franca ed Amina sono due donne simbolo della lotta per la libertà e per l&#8217;emancipapazione femminile. Così come la storia di Franca fa già parte della storia italiana, anche la storia di Amina ha già tutti i presuppostie per avere analoga risonanza in Marocco. Entrambe hanno scosso l&#8217;opinione pubblica sulla questione del così detto Matrimonio Riparatore; Franca sconvolse la società italiana degli anni &#8217;60, diventando un personaggio emblema del progresso e della crescita sociale del Paese. Amina ha riportato alla luce la questione nel Marocco dei giorni nostri, e complice la globalizzazione e la tecnologia, fa parlare di se anche oltre i confini nazionali e regionali. Franca, adolescente siciliana, fu segregata e violentata per 8 giorni da un giovane del suo paese, Filippo Melodia, e divenne famosa in quanto fu la prima a rifiutarsi di sposare il suo aguzzino. La Viola dichiarò “Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Franca ed Amina sono due donne simbolo della lotta per la libertà  e per l&#8217;emancipapazione  femminile.<br /> <br />
Così come la storia di Franca fa già parte della storia  italiana,  anche la storia di Amina ha già tutti i presuppostie per avere analoga risonanza in Marocco.</p>
<p>Entrambe hanno scosso l&#8217;opinione pubblica sulla questione del così detto Matrimonio Riparatore;  Franca sconvolse la società  italiana degli anni &#8217;60, diventando  un personaggio emblema del progresso e della crescita sociale del Paese.<br />
Amina ha riportato alla luce la questione nel Marocco dei giorni nostri, e complice la globalizzazione e la tecnologia, fa parlare di se anche oltre i confini nazionali e regionali.</p>
<p>Franca, adolescente siciliana, fu segregata e violentata per 8 giorni  da un giovane del suo paese, Filippo Melodia, e divenne famosa in quanto fu la prima a rifiutarsi di sposare il suo aguzzino.</p>
<p>La Viola dichiarò “Io non sono proprietà di nessuno, nessuno può costringermi ad amare una persona che non rispetto, l’onore lo perde chi le fa certe cose, non chi le <a href="http://www.enciclopediadelledonne.it/index.php?azione=pagina&#038;id=961">subisce</a>”.</p>
<p>Franca creò un precedente che divenne ben presto un modello da seguire per tutte le donne vittime di aggressione carnale. La vicenda, seguita dalla stampa nazionale, divenne argomento di numerose interpellanze parlamentari, e il processo che ne conseguì portò alla condanna ad 11 anni di prigione al Melodia e ai suoi complici e all&#8217;abrogazione (nel 1981) dell&#8217;articolo 544 del codice penale.</p>
<p>Il problema infatti  era della prassi che, nonostante l&#8217;esistenza dell&#8217;art. 519 che puniva l&#8217;abuso con pena detentiva, applicava l&#8217;art. 544  che prevedeva il Matrimonio Riparatore.</p>
<p>L&#8217;opposizione al matrimonio della Viola si scontrava con la morale tradizionalista dell&#8217;epoca che prevedeva    l&#8217;unione come unico modo per salvaguardare l&#8217;onore di una donna non più vergine, che altrimenti avrebbe macchiato il nome della famiglia e avrebbe avuto un futuro da zitella.   </p>
<p>Contro ogni aspettativa la giovane si sposò e il matrimonio a sua volta trasformato in evento mediatico, con la partecipazione del popolo e della politica.</p>
<p>Ai novelli sposi pervennero  gli auguri di Saragat, Presidente della Repubblica, di Leone, Presidente del Consiglio e Scalfaro, Ministro dei Trasporti, offrì ai novelli sposi un omaggio consistente in un biglietto ferroviario valido per un mese su tutta la rete italiana.</p>
<p>Anche il cinema fece spazio alla vicenda e nel 1970 esce nelle sale il film &#8220;<a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=15259">La moglie più bella</a>&#8221; , dove il ruolo di protagonista viene interpretato da una giovane Ornella Muti.</p>
<p><a href=" http://www.youtube.com/watch?v=aNzuBOBPZDM&#038;feature=related ">Amina</a>, minacciata con un coltello, subisce violenza da parte di  Salek Mustafa, 10 anni più vecchio, mentre torna a casa da scuola. I genitori espongono denuncia formale nei confronti del giovane, ma  il giudice, invece di processare l&#8217;imputato,  convoca dei mediatori che ricorrono alla riconciliazione tra le due famiglie e  danno la ragazza in sposa a Mustafa.</p>
<p>L’articolo 475 del codice <a href="http://www.youtube.com/watch?v=QbfLWibh7E4">penale  marocchino</a> punisce lo stupro con una pena da 5 a 10 anni di carcere, ma  dà la possibilità allo stupratore di evitare la condanna se  sposa la donna di cui ha abusato.  </p>
<p>Il destino di Amina è così segnato, si sposa e continua a subire violenze, fisiche e verbali, dal marito e dalla famiglia, fino a  decidere di togliersi la vita. Purtroppo il principale evento mediatico creato da Amina è il suo funerale.</p>
<p>La  vicenda di Amina fa tremare il <a href="http://www.yabiladi.com/articles/details/9460/suicide-d-amina-filali-cree-l-emotion.html ">Marocco</a>, le donne scendono in <a href="http://www.youtube.com/watch?feature=endscreen&#038;NR=1&#038;v=xGW8M_MmKM4 ">piazza</a> prima a Laaraich dinnanzi alla Magistratura che ha dato il permesso per il matrimonio, poi a Rabat di fronte al  Parlamento; le ong sono sul piede di guerra e il Governo inizia a correre ai ripari.</p>
<p>In effetti questa legge va contro ai principi dichiarati nella nuova Costituzione approvata nel luglio scorso e alla <a href="http://www.hrea.org/moudawana.html">Moudawana </a>(Codice di Famiglia) del 2004, quindi sembrerebbe che l&#8217;azione concreta del legislatore consista nella mera armonizazzione del Codice Penale ai principi e alle norme vigenti sopra citate.  </p>
<p>Le due adolescenti hanno creato dei precedenti che i legislatori nazionali non hanno più potuto ignorare, hanno subito un&#8217;ingiustizia che si protrae da secoli nei confronti delle donne. Quest&#8217; ingiustizia  trova fondamento nelle legislazioni nazionali che hanno tradotto in norma il Costume del Matrimonio Riparatore, tradizionalmente riconosciuto e che affonda le sue radici nella Bibbia:  &#8220;Se un uomo trova una fanciulla vergine, non fidanzata, l&#8217;afferra e si giace con lei, e verranno scoperti, l&#8217;uomo che si sarà giaciuto con la fanciulla deve pagare al padre di lei cinquanta sicli d&#8217;argento ed ella sia sua moglie, perché egli l&#8217;ha disonorata, né la potrà mai rimandar via per tutta la sua vita.&#8221;</p>
<p>In una società tradizionalista una figlia non più vergine può diventare un problema, la  vittima non è più l’individuo che ha subito violenza ma è la morale e quindi l’onta nell’onore della famiglia. </p>
<p>Le <a href="http://www.panoramaroc.ma/fr/index.php/presse-quotidienne/societe/social/3819-affaire-amina-filali-le-bras-de-fer-est-engage-au-maroc">campagne nella rete</a>, le manifestazioni e le promesse del Primo Ministro Abdelilah Benkiran ci sono, aspettiamo ora le azioni che confermino che il sacrificio di Amina non è stato vano e che sia lei la Franca Viola &#8220;De noialtre&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/amina-filali-e-la-franca-viola-marocchina/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>11</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La diocesi di Milano benedice lo ius soli</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/la-diocesi-di-milano-benedice-lo-ius-soli/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/la-diocesi-di-milano-benedice-lo-ius-soli/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 03 Apr 2012 06:03:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7477</guid>
		<description><![CDATA[Ai Signori Parlamentari europei e nazionali e Consiglieri regionali della Regione Lombardia residenti nella Diocesi di Milano Il Consiglio pastorale diocesano dell&#8217;Arcidiocesi di Milano ha discusso nella seduta del 5 giugno 2011 il tema: &#8220;I migranti: per una pastorale e una cultura del &#8216;viver insieme&#8217;&#8221; giungendo alla conclusione che occorra, come comunità cristiana, affrontare le sfide dell’immigrazione non solo sul piano degli interventi caritativi ed emergenziali ma anche e soprattutto su quello educativo, culturale e pastorale, affinché si pongano le condizioni di quel ‘vivere insieme’ (convivenza), principale obiettivo da perseguire di fronte all’attuale fenomeno migratorio. Gli esiti dei lavori del Consiglio Pastorale Diocesano e del Consiglio Presbiterale, che si è trovato a riflettere sullo stesso tema, sono stati pubblicati nel volume “Migranti e comunità cristiane” (Ed. Centro Ambrosiano), che si vuole diffondere non solo nelle comunità ecclesiali ma anche tra chi nella società e nelle istituzioni ha responsabilità in rapporto...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ai Signori Parlamentari europei e nazionali e Consiglieri regionali della Regione Lombardia residenti nella Diocesi di Milano</p>
<p>Il Consiglio pastorale diocesano dell&#8217;Arcidiocesi di Milano ha discusso nella seduta del 5 giugno 2011 il tema: &#8220;I migranti: per una pastorale e una cultura del &#8216;viver insieme&#8217;&#8221;  giungendo alla conclusione che occorra, come comunità cristiana, affrontare le sfide dell’immigrazione non solo sul piano degli interventi caritativi ed emergenziali ma anche e soprattutto su quello educativo, culturale e pastorale, affinché si pongano le condizioni di quel ‘vivere insieme’ (convivenza), principale obiettivo da perseguire di fronte all’attuale fenomeno migratorio.</p>
<p>Gli esiti dei lavori del Consiglio Pastorale Diocesano e del Consiglio Presbiterale, che si è trovato a riflettere sullo stesso tema, sono stati pubblicati nel volume “Migranti e comunità cristiane” (Ed. Centro Ambrosiano), che si vuole diffondere non solo nelle comunità ecclesiali ma anche tra chi nella società e nelle istituzioni ha responsabilità in rapporto alle politiche migratorie.</p>
<p>Il Consiglio Pastorale Diocesano ha auspicato infatti un sereno confronto tra politici e istituzioni  per una valutazione serena e obiettiva delle norme sull’immigrazione, in rapporto al rispetto della dignità umana, alla tutela della vita e della famiglia, alle esigenze di giustizia sociale<br />
	<strong>In particolare, dando esecuzione a una specifica mozione, la Giunta del Consiglio Pastorale Diocesano, sentiti il Coordinamento diocesano Associazioni, Gruppi, Movimenti ecclesiali, intende rivolgere un appello ai politici, affinché promuovano una riforma delle norme sull’acquisizione della cittadinanza italiana, riconoscendola ai minori stranieri nati in Italia, senza dover attendere la maggiore età, eliminando così limitazioni a diritti e facoltà ingiuste e non comprensibili per chi è di fatto sin dalla nascita inserito nella vita civile e sociale del Paese.</strong></p>
<p>Si confida che i rappresentanti del potere legislativo colgano l’occasione per porre mano ad una riforma semplice, ma di alto valore civile, auspicata anche dal Capo dello Stato.<br />
Di particolare significato è infine il recente intervento di S. Em. il card. Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale dei Migranti, il quale, ricordando le parole del Papa, ha affermato che &#8220;una persona che è nata, cresciuta e formata in un dato Paese ovviamente se ne sente cittadina ed è giusto che lo sia anche giuridicamente, anche se i suoi genitori provengono da un’altra nazione&#8230; la cittadinanza non è solo atto giuridico che si trascrive in un registro, è un atto di cultura&#8221;.</p>
<p>Cordialmente</p>
<p>La Giunta<br />
del Consiglio Pastorale Diocesano<br /> <br />
Arcidiocesi di Milano</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/la-diocesi-di-milano-benedice-lo-ius-soli/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>12</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Salafiti, ma andate a nascondervi&#8230;</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/salafiti-ma-andate-a-nascondervi/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/salafiti-ma-andate-a-nascondervi/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 06:10:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Branca</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7411</guid>
		<description><![CDATA[Questo signore tunisino che vuole il ritorno delle odalische mi sembra coerente&#8230;Se si tratta di ripristinare la società dei primi credenti alla lettera, allora bisogna andare fino in fondo. Nella Bibbia come nel Corano la schiavitù è assunta come una pratica comune del tempo. Si consiglia di trattare gli schiavi con giustizia, ma non si contesta la pratica in sé. Bene. Anzi, malissimo. Per vivere come i Profeti e i loro compagni dovremmo rinunciare all&#8217;energia elettrica, agli aeroplani e ai telefonini. Ok. Come ebbi a dire e a scrivere quando l&#8217;onorevole Santanché accusò il Profeta Maometto di pedofilia poiché aveva sposato &#8216;A&#8217;isha quand&#8217;era ancora una bambina, dovremmo allora distruggere le opere classiche che raffigurano il &#8216;ratto di Proserpina&#8217;=apologia dello stupro. Ora vedo che qualcuno vorrebbe reintrodurre la schiavitù, oltre alla poligamia&#8230; Chi sarebbero queste fanciulle? Donne libere che si vendono (prostitute) o schiave subumane a disposizione dei capricci del padrone,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Questo <a href="http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/03/07/visualizza_new.html_128357380.html">signore</a> tunisino che vuole il ritorno delle odalische mi sembra coerente&#8230;<br />Se si tratta di ripristinare la società dei primi credenti alla lettera, allora bisogna andare fino in fondo.</p>
<p>Nella Bibbia come nel Corano la schiavitù è assunta come una pratica comune del tempo.<br />
Si consiglia di trattare gli schiavi con giustizia, ma non si contesta la pratica in sé.<br />
Bene. Anzi, malissimo. Per vivere come i Profeti e i loro compagni dovremmo rinunciare all&#8217;energia elettrica, agli aeroplani e ai telefonini. Ok. Come ebbi a dire e a scrivere quando l&#8217;onorevole Santanché accusò il Profeta Maometto di pedofilia poiché aveva sposato &#8216;A&#8217;isha quand&#8217;era ancora una bambina, dovremmo allora distruggere le opere classiche che raffigurano il &#8216;ratto di Proserpina&#8217;=apologia dello stupro.</p>
<p>Ora vedo che qualcuno vorrebbe reintrodurre la schiavitù, oltre alla poligamia&#8230; Chi sarebbero queste fanciulle? Donne libere che si vendono (prostitute) o schiave subumane a disposizione dei capricci del padrone, non pago nemmeno di 4 mogli legali?</p>
<p><strong><br />
Apriamo un dibattito e andiamo fino in fondo. Sono stufo delle mezze misure ipocrite dei discorsi politically correct!</strong><br />
Scendo sul vostro campo, salafiti! Datemi delle risposte convincenti o tappatevi definitivamente la bocca, o di qua o di là, basta con queste estemporanee provocazioni.<br />
Se siete certi di sostenere qualcosa di valido e di proponibile, datene la prova. Altrimenti vergognatevi e andate a nascondervi.</p>
<p>Forse Dio vi perdonerà, quando vi sarete pentiti e avrete fatto pubblica ammenda.<br />
Io, da parte mia, sono un tantino più esigente e non potrò mai dimenticare lo scempio che avete tentato di fare della vostra presunta &#8216;fede&#8217;!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/salafiti-ma-andate-a-nascondervi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Organi. Ciò che non si può vendere si deve donare</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/04/organi-cio-che-non-si-puo-vendere-si-deve-donare/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/04/organi-cio-che-non-si-puo-vendere-si-deve-donare/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 02 Apr 2012 06:05:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rania Ibrahim</dc:creator>
				<category><![CDATA[S-veliamoci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7443</guid>
		<description><![CDATA[Diciamo pure che questa volta non ho scelto io l’argomento di questo post, ma è l’argomento che ha scelto me. Di norma mi reputo una persona fatalista, o meglio, sono cresciuta in una famiglia dove tutto quello che ci capitava, nel bene o nel male avveniva sempre perché era &#8220;Esma w’naseeb&#8221;, predestinato. Quelli che non fanno parte della mia famiglia la chiamerebbero invece botta di c**o o super sfiga, dipende dai casi! Certo che, se dopo essermi sparata tre ore ininterrotte di seminario sui nuovi media e su come cambia la professione del giornalista, per carità interessantissimo, il mio collega in redazione non trova di meglio che chiedermi:”Cosa ne pensi della donazione degli organi, tu che sei musulmana, sei favorevole o contraria?&#8221;&#8230;ecco, diciamo che avrei preferito avere davanti Jerry Scotti o Mike Bongiorno per poter chiedere loro la domanda di riserva, o almeno un aiutino da casa. Scherzi a parte,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Diciamo pure che questa volta non ho scelto io l’argomento di questo post, ma è l’argomento che ha scelto me.<br />
Di norma mi reputo una persona fatalista, o meglio, sono cresciuta in una famiglia dove tutto quello che ci capitava, nel bene o nel male avveniva sempre perché era &#8220;Esma w’naseeb&#8221;, predestinato.<br />
Quelli che non fanno parte della mia famiglia la chiamerebbero invece botta di c**o o super sfiga, dipende dai casi!</p>
<p>Certo che, se dopo essermi sparata tre ore ininterrotte di seminario sui nuovi media e su come cambia la professione del giornalista, per carità interessantissimo, il mio collega in redazione non trova di meglio che chiedermi:”Cosa ne pensi della donazione degli organi, tu che sei musulmana, sei favorevole o contraria?&#8221;&#8230;ecco, diciamo che avrei preferito avere davanti Jerry Scotti o Mike Bongiorno per poter chiedere loro la domanda di riserva, o almeno un aiutino da casa. </p>
<p>Scherzi a parte, è un argomento molto intimo, che come al solito grazie a questo spazio, oramai divenuto un mio intimissimo interlocutore, il mio psicanalista virtuale, dove i commenti postati sotto gli articoli divengono le voci di tanti grilli parlanti, con rispetto parlando, le voci della mia coscienza, un po’ come l’angelo e il diavoletto che nei cartoni accompagnavano il povero gatto Tom negli inseguimenti di Jerry, l’odiato topino.</p>
<p>Rifletto.</p>
<p>Ammetto di non averci pensato mai profondamente, ma ho sempre avuto la convinzione, passata attraverso una educazione religiosa abbastanza rigida, che il mio corpo, così come mi era stato consegnato, avrei dovuto rispedirlo al Mittente, preferibilmente senza tatuaggi, pearcing (ahia! ne ho diversi), interventi di chirurgia estetica (magari!)integro.<br />
Diciamo che non sono proprio favorevole, ma nella vita non mi faccio problemi a cambiare idea, e non vuol dire essere incoerenti, anzi, direi intelligenti.<br />
Fiumi e fiumi di dibattiti in rete sull’argomento: “Islam e donazione degli organi”, non vi consiglio di immergervi completamente in questo fiume di sapere, potreste venirne travolti e annegare dalla confusione e dal parlare spesso  a sproposito da parte di persone che si ergono sapienti.</p>
<p>Dopo giorni di ricerche, mi sono detta:”O mio Dio, non ci sto capendo più una cippa”.<br />
Insomma nel Corano non vi sono specifiche riguardanti la proibizione della donazione degli organi, logico!<br />
Quando è stato rivelato, la medicina ahimè, non era proprio materia di discussione, anzi.<br />
Oggi molti musulmani sono favorevoli alla donazione degli organi da parte di donatori che abbiano dato in anticipo il loro consenso per iscritto, gli organi non devono essere conservati, ma trapiantati immediatamente.<br />
In attesa della Resurrezione dei corpi nel Giorno del Giudizio la Legge islamica prescrive di seppellire il morto il prima possibile e proibisce qualsiasi mutilazione del cadavere.</p>
<p>Il Creatore è l&#8217;unico proprietario di tutte le cose compreso il corpo umano. Su quest&#8217;ultimo, l&#8217;uomo, esercita soltanto un&#8217;amministrazione fiduciaria, cioè una proprietà condizionata di cui è responsabile di fronte a Dio.<br />
I trapianti possono urtare questa sensibilità. Nonostante ciò si è passati ad una progressiva approvazione dell&#8217;operazione anche se permangono opposizioni rivolte alla pratica in generale o limitatamente ad alcuni ambiti (es. da cadavere).</p>
<p>Dalla dottrina giuridica islamica vengono ripresi sia i principi favorevoli che quelli supposti contrari ai trapianti.<br />
Tra i criteri e i principi favorevoli più ricorrenti:- Il Corano 5, 32 &#8220;Chiunque salva la vita di un uomo, sarà come se avesse salvato l&#8217;umanità intera&#8221;.<br />
La parola di Dio si lega perfettamente &#8211; allo scopo di giustificare i trapianti &#8211; a due hadith di Muhammad.<br />
Il primo afferma: &#8220;I fedeli, uniti dal reciproco amore e dalla reciproca compassione sono come un solo corpo&#8230; se una parte del corpo è colpita da una malattia, tutte le altre parti del corpo saranno mobilitate a venire in suo soccorso&#8221;; il secondo ricorda che i fedeli sono come i mattoni di una stessa casa che si sorreggono a vicenda.</p>
<p>- Un &#8220;detto&#8221; autentico del Profeta afferma: &#8220;Non esiste una malattia che Dio abbia creato se non perché Egli ne ha creato anche la cura&#8221;. Questo &#8220;detto&#8221; viene interpretato come un esplicito invito ai medici a scoprire le cure necessarie; tra queste cure rientrerebbero i trapianti.</p>
<p>Fino a qui, tutto ok, per poi imbattermi in un articolo del marzo 2009 dove in Egitto il poco da me compianto Sheik Al-Azhar Tantawi decretava una fatwa che mi ha inorridito, affermava che l&#8217;Islam ammetteva &#8220;l’uso degli organi delle persone condannate a morte&#8221; e che, in considerazione dello status del condannato, era possibile eseguire l&#8217;espianto anche senza il suo consenso&#8221;.<br />
Vabbè non è giusto parlare dei morti…in questo caso del Tantawi, ma gli avrei voluto dire:”Ma mi faccia il piacere”.<br />
Ma documentandomi qua e la, mi sono accorta che non era l’unico detentore dello scettro delle cazzate, ho trovato chi diceva che gli organi dovevano essere donati solo a musulmani, insomma appartenenti alla Umma, o quelli che ne decretavano l’esclusività ai soli consanguinei e famigliari, uffa!, tutto il contrario di tutto.</p>
<p>Non sono stata abituata a fare domande sulla religione, o meglio mi veniva sempre detto è così e basta, lo dice il Corano.<br />
Mi chiedo ma è possibile praticare, seguire cecamente una religione, che realmente si conosce poco, o meglio presenta al suo interno un’infintà di buchi neri, che lasciano a questo e a quello una possibilità di innumerevoli e spesso assurde interpretazioni?<br />
Non metto in discussione la mia fede, di quella ne sono certa, ma solo la confusione e l’aria saccente che la circonda.<br />
E il velo, e il matrimonio, e il sesso, e i trapianti, ecc…e non parlo solo di Islam, pensiamo alla religione cattolica e all’argomento eutanasia, o matrimoni gay,…insomma siamo lì!!! Insomma mi verrebbe da dire che grazie alle religioni siamo tutti un po’ più confusi!</p>
<p>Da piccola mi hanno insegnato a donare, a dividere e condividere con gli altri.<br />
Sono cresciuta donando il mio affetto,il mio sorriso, le mie lacrime, il mio tempo ai bisognosi, le mie sfuriate, le mie battute, le mie carezze, le mie cazzate.<br />
Sono diventata una donna e ho donato la mia intimità a chi oggi mi sta accanto e mi sostiene. Sono diventata madre e ho donato e dono ogni giorno me stessa ai miei figli.</p>
<p>Il mio collega mi ha chiesto:”Tu non sei d’accordo a donare i tuoi organi, è una tua scelta. Ma se un giorno uno dei tuoi figli avesse malauguratamente bisogno di un trapianto, cosa faresti”?<br />
Non ho ancora trovato una risposta. Anzi, forse si; in questo caso i miei figli vengono prima di tutto.<br /> Darei loro anche la mia di vita, che a dire il vero già gli appartiene.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/04/organi-cio-che-non-si-puo-vendere-si-deve-donare/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Arab idol: talenti, cospirazioni e massoni</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/03/arab-idoltalenti-cospirazioni-e-massoni/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/03/arab-idoltalenti-cospirazioni-e-massoni/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 07:22:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Andrea Boutros</dc:creator>
				<category><![CDATA[Yallaleaks]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7425</guid>
		<description><![CDATA[L&#8217;egiziana Carmen Suleiman vince “Arab Idol”: talento? “Per carità! Ma l’hai sentita!? Non era nemmeno l’unghia di Dounia…” Raccomandata dici? “Ma non è stato tanto quello alla fine…” Una fortuna sfacciata allora! “Sì, ma non solo…” Ah, forse ho capito: era già tutto programmato fin dall’inizio! “Ecco, sì, ci stiamo avvicinando!” Stai forse dicendo che tutta l’epopea “Arab Idol” non è stata altro che una messa in scena per fare in modo che uscisse fuori un nuovo e fresco volto pubblicitario dalla fama già consolidata? “Precisamente: un casting pubblicitario bandito dalla Pepsi… altro che talent show, amico!” Non fa una piega, sei un genio! Se la Coca-Cola ha Nancy Ajram, la Pepsi non può di certo starsene con le mani in mano… anzi, sai cosa ti dico: la stessa Nancy Ajram non sarebbe mai diventata famosa se non fosse stata parte di un progetto pubblicitario programmato nel minimo dettaglio… “Sì!...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;egiziana Carmen Suleiman vince “Arab Idol”: talento?<br />
“Per carità! Ma l’hai sentita!? Non era nemmeno l’unghia di Dounia…”<br />
Raccomandata dici?<br />
“Ma non è stato tanto quello alla fine…”<br />
Una fortuna sfacciata allora!<br />
“Sì, ma non solo…”<br />
Ah, forse ho capito: era già tutto programmato fin dall’inizio!<br />
“Ecco, sì, ci stiamo avvicinando!”<br />
Stai forse dicendo che tutta l’epopea “Arab Idol” non è stata altro che una messa in scena per fare in modo che uscisse fuori un nuovo e fresco volto pubblicitario dalla fama già consolidata?<br />
“Precisamente: un casting pubblicitario bandito dalla Pepsi… altro che talent show, amico!”<br />
Non fa una piega, sei un genio! Se la <a href="http://www.youtube.com/watch?v=fSqNK6Cuuig">Coca-Cola ha Nancy Ajram</a>, la Pepsi non può di certo starsene con le mani in mano… anzi, sai cosa ti dico: la stessa Nancy Ajram non sarebbe mai diventata famosa se non fosse stata parte di un progetto pubblicitario programmato nel minimo dettaglio…<br />
“Sì! sono tutti massoni!</p>
<p>Avrete già capito di che si sta parlando: il talent show record di ascolti firmato MBC, fa parlare di sé anche dopo i titoli di coda, ma stavolta, una fetta di pubblico non ha più parole così lusinghiere.<br />
Sono tanti i marocchini che non hanno mandato giù la sconfitta della connazionale Dounia Batma in finale, che secondo il sito notiziario per marocchini in Italia, BladiBella, non sarebbe stata conseguenza, né delle doti canore delle concorrenti, né dei televoti. Ma una semplice questione di “bellezza”, di “volto”, che molto aspramente l’autore <a href="http://bladibella.com/modules/news/article.php?storyid=2600">dell’articol</a>o preferisce lasciare agli egiziani cattivi (“lasciamola a loro”, dice).</p>
<p>Ma non è finita, perché le attendibilissime fonti dei “commentatori” marocchini (cito parole testuali del sito), aggiungerebbero (oltre al numero di televoti maestoso raggiunto dalla ventenne, ma ci torneremo dopo, sono comunque cifre che nemmeno Maria De Filippi avrà mai visto in tutta la sua carriera) i Paesi di provenienza dei fans di Dounia: Marocco – ovviamente –, Algeria – interessante –, e “Alcuni Paesi europei” – come a sottolinearne la perizia e attendibilità artistica.</p>
<p>E qui, i temibili “commentatori” marocchini hanno toccato un tasto dolente: algerini che si schierano contro gli egiziani. È forse un déjà vu? Ormai è una rivalità consolidata, fra egiziani che non hanno mai mandato giù la mancata qualificazione ai Mondiali sudafricani, accusando gli avversari di aver sabotato più d’una partita, e algerini che volevano sentirsi riconoscere la vittoria.<br />
Ogni occasione è buona, dunque, per gettare un po’ di petrolio sul fuoco.<br />
Ma a proposito di petrolio, leggiamo sempre sullo stesso sito italo-marocchino, un’altra <a href="http://bladibella.com/modules/news/article.php?storyid=2629">notizia</a> molto interessante: uno sceicco emirato avrebbe speso quasi un milione di dollari per garantire la vittoria a Dounia Batma. Wow! Una macchina da televoto, farebbe invidia al miglior autore di reality su questa Terra, davvero eccezionale! Un po’ meno eccezionale, la piega che prende il discorso nell’ultima frase dell’articolo: “se al uomo avevano chiesto di donare soldi per sostenere la causa palestinese o pure per abbattere la fame in Somalia, le avrebbe date? a voi rispondere”.</p>
<p>Ma certo che no! Non li avrebbe mai donati… solo la voce di Dounia merita un tale sacrificio, un tale investimento…</p>
<p>Anche se, a pensarci bene, con i soldi di quel mecenate di uno sceicco, MBC, Pepsi, la Massoneria (o chi più ne ha, più ne metta), si sarebbero potuti permettere un chirurgo estetico coi fiocchi. Magari di “qualche Paese europeo”, o forse algerino… che ne dite, marocchini?</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/03/arab-idoltalenti-cospirazioni-e-massoni/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>28</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Si muore di gelosia, non di religione</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/03/si-muore-di-gelosia-non-di-religione/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/03/si-muore-di-gelosia-non-di-religione/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 05:46:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Ebla Ahmed</dc:creator>
				<category><![CDATA[Oggi ce l'ho con]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7401</guid>
		<description><![CDATA[In Italia la famiglia uccide di piu&#8217; della mafia. Si calcola che tra le mura domestiche, infatti, vi sia un omicidio ogni due giorni. Sette casi su dieci la vittima è una donna e in otto su dieci l&#8217;autore è un uomo. Perchè, quindi, l’opinione pubblica lega (quasi) sempre il delitto d’onore alla fede islamica e non alla follìa umana come accade per i delitti passionali? Proprio in questi giorni ha creato scandalo, in Marocco, la morte di Amina Filali (16 anni) che si è suicidata per non sposare il suo stupratore. Un atto estremo che è diventato un simbolo per tutte le donne marocchine che stanno combattendo per abolire una assurda legge medioevale che rende immune dalla condanna chi, col matrimonio, cancella la violenza su una minorenne. Il cosiddetto “matrimonio riparatore”. Tutto questo esisteva anche nella legge Italiana fino alle epoche recenti. Ed era l’unico modo per salvare la...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia la famiglia uccide di piu&#8217; della mafia.<br />
Si calcola che tra le mura domestiche, infatti, vi sia un omicidio ogni due giorni. Sette casi su dieci la vittima è una donna e in otto su dieci l&#8217;autore è un uomo.<br />
Perchè, quindi, l’opinione pubblica lega (quasi) sempre il delitto d’onore alla fede islamica e non alla follìa umana come accade per i delitti passionali?</p>
<p>Proprio in questi giorni ha creato scandalo, in Marocco, la morte di Amina Filali (16 anni) che si è suicidata per non sposare il suo stupratore. Un atto estremo che è diventato un simbolo per tutte le <a href="http://www.dailymotion.com/video/xpih68_marocco-sit-in-per-amina-il-codice-penale-va-cambiato_news ">donne marocchine </a>  che stanno combattendo per abolire una assurda legge medioevale  che rende immune dalla condanna chi, col matrimonio, cancella la violenza su una minorenne. Il cosiddetto “matrimonio riparatore”.</p>
<p>Tutto questo esisteva anche nella legge Italiana fino alle epoche recenti. Ed era l’unico modo per salvare la donna “disonorata”.<br />
Sul tema, è interessante anche un versetto (il 29) della Bibbia: “Se uno trova una fanciulla vergine, non fidanzata, l&#8217;afferra e si giace con lei, e verranno scoperti, l&#8217;uomo che si sarà giaciuto con la fanciulla deve pagare al padre di lei cinquanta sicli d&#8217;argento ed ella sia sua moglie, perché egli l&#8217;ha disonorata, né la potrà mai rimandar via per tutta la sua vita”. <br />
Quindi, nel costume occidentale e, nello specifico in Italia, il “matrimonio riparatore” è rimasto in vigore fino al 1981, quando è stato modificato il codice penale: “Lo stupratore, affinché potesse fruire del beneficio di legge, doveva offrire il matrimonio alla ragazza addossandosi altresì tutte le spese della cerimonia e senza poter pretendere alcuna dote”.</p>
<p>Nel caso in cui la donna avesse rifiutato tale proposta, doveva sopportare il disprezzo sociale.</p>
<p>Detto questo, oggi, il delitto “d’onore”, oggi, è stato sostituito dal “delitto passionale”, come principale movente degli omicidi contro le donne. E quali sono le principali cause? La gelosia, ma non solo: la fine di una storia d’amore, l’incapacità di sopportare la separazione. Morti, tante che hanno fatto diventare comune il termine “Femminicidio”.</p>
<p>Dalle ricerche fatte dall’associazione “<a href="http://www.casadonne.it/cms/ ">Casa delle donne</a>&#8221; emerge che nel 70 per cento dei casi, gli assassini sono uomini italiani (netta maggioranza rispetto agli extracomunitari), e che vengono commessi per lo più in casa.<br />
 Ad agire sono quasi sempre i partner o gli ex. Come dice <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Barbara_Spinelli  ">Barbara Spinelli </a> nel suo libro &#8220;Femminicidio”: il femminicidio è un neologismo con il quale si nomina ogni forma di discriminazione e violenza rivolta contro la donna &#8220;in quanto donna”.<br />
 È la violenza di genere in ogni sua forma.<br />
 È l’esercizio di potere che l’uomo e la società esercitano sulla donna, affinché il suo comportamento risponda alle sue aspettative e della società patriarcale.<br />
 È la punizione quotidiana per ogni donna che non accetta di ricoprire il proprio ruolo sociale. Attraversa ogni epoca, ogni cultura, ogni luogo”.</p>
<p>Perché allora quando vi sono coinvolte persone che hanno origini arabe o del nordafrica, si deve sempre in qualche modo colpevolizzare la religione musulmana come elemento determinante?<br />
L’islam non c’entra niente. Il femminicidio infatti viola i diritti umani di metà della popolazione mondiale. Di conseguenza la richiesta del riconoscimento del femminicidio come crimine contro l&#8217;umanità (preso in considerazione anche a livello europeo) consente di individuare il filo rosso che segna la matrice comune di ogni forma di violenza e discriminazione contro le donne.</p>
<p>Un omicidio è un omicidio: la religione è quindi irrilevante.<br />
Tornando al delitto “d’onore”, anche in Italia, fino a qualche decennio fa, veniva in un certo senso “condonato” dalla legge. Fu anche grazie a un film <a href="http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=7687">Divorzio all&#8217;italiana </a> e a campagne per i diritti civili delle donne, che le cose sono cambiate.<br />
Perché non tanto tempo fa esistevano anche in questo paese i padri che uccidevano le figlie &#8220;disonorate&#8221;, mariti che uccidevano la moglie adultera, &#8220;tribunali di famiglia&#8221;, &#8220;matrimoni riparatori” come già spiegato, fino al 1981, riconosciuti dalla legge.<br />
E parlando ancora del caso di Amina, delle leggi vigenti in Marocco, niente ha un legame con la religione musulmana. O con i popoli che hanno tale fede.</p>
<p> La violenza domestica si presenta attraverso tutte le religioni. Per esempio, in risposta a un ben pubblicizzato delitto d&#8217;onore del 2000, SoundVision.com (sito d&#8217;informazione e prodotti islamici) ha pubblicato un articolo nel quale si scriveva: “Quattro altre donne sono state uccise a Chicago lo stesso mese. Erano bianche, afro-americane, ispaniche e asiatiche.<br />
 L&#8217;Islam non è responsabile per la morte della donna islamica. Nemmeno lo è la Cristianità per le morti delle altre donne”.</p>
<p> Quindi vorrei dire basta ai salottini televisivi dove si invita di proposito Daniela Santanché per colpevolizzare l&#8217;Islam. Non sarebbe meglio se la signora in questione stesse in Parlamento a fare leggi contro il “Femminicidio”?<br />
 Ci sono sempre più mariti in Italia che uccidono mogli. E l’Islam non c’entra. Come non c’entra il Cristianesimo.</p>
<p>Chi compie certi omicidi è solo un assassino.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/03/si-muore-di-gelosia-non-di-religione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Wintana Rezene: “Io, una cummenda nel corpo di un’africana”</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/03/wintana-rezene-%e2%80%9cio-una-cummenda-nel-corpo-di-un%e2%80%99africana%e2%80%9d/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/03/wintana-rezene-%e2%80%9cio-una-cummenda-nel-corpo-di-un%e2%80%99africana%e2%80%9d/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 05:45:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Naghia Ahmed</dc:creator>
				<category><![CDATA[Editoriale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7366</guid>
		<description><![CDATA[Ci siamo trovate un sabato pomeriggio di febbraio, con un vento talmente gelido e sferzante che entrare in un bar è stata una benedizione. È una ragazza decisa, aperta e molto curiosa, a tratti avevo la sensazione che fosse lei ad intervistare me. Lei è Wintana Rezene, conosciuta dai giovani come conduttrice del programma di MTV TRL on the road e ora di Popcake, in onda su Deejay TV. Di fronte ad una tazza di tè ed una di latte, ci siamo confrontate su vari temi. Qual è il tuo rapporto con la cultura italiana e quella eritrea? Non ho un rapporto univoco con una o con l’altra, vuoi anche perché la cultura eritrea è influenzata da quella italiana perché è stata una colonia: andando ad Asmara  si respira ancora la cultura italiana. Sono un mix tra queste culture, non le ho mai viste separatamente, perché la mia esperienza familiare...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ci siamo trovate un sabato pomeriggio di febbraio, con un vento talmente gelido e sferzante che entrare in un bar è stata una benedizione. È una ragazza decisa, aperta e molto curiosa, a tratti avevo la sensazione che fosse lei ad intervistare me. Lei è Wintana Rezene, conosciuta dai giovani come conduttrice del programma di MTV <em>TRL on the road</em> e ora di <em><a href="http://www.deejay.it/dj/tv/programma/338/Pop-Cake">Popcake</a></em>, in onda su Deejay TV.<br />
 Di fronte ad una tazza di tè ed una di latte, ci siamo confrontate su vari temi.</p>
<p><strong>Qual è il tuo rapporto con la cultura italiana e quella eritrea?</strong></p>
<p>Non ho un rapporto univoco con una o con l’altra, vuoi anche perché la cultura eritrea è influenzata da quella italiana perché è stata una colonia: andando ad Asmara  si respira ancora la cultura italiana. Sono un mix tra queste culture, non le ho mai viste separatamente, perché la mia esperienza familiare a casa mi dà modo di parlare tigrino (anche se accentato), mentre con gli amici e il lavoro mi interfaccio alla cultura italiana.<br />
Dico sempre che sono una “cummenda” nel corpo di un’africana, non  mi viene nemmeno da mettermi in un contenitore di definizione.<br />
Quando sono al telefono passa tutto inosservato fino a quando mi chiedono il nome e poi mi dicono “Ah, ma signora, da dove viene?”; eppure a Londra ci sono conducenti dei pullman e poliziotti neri così come di varie etnie e nessuno lo nota, se lo dici qua in Italia sembra una barzelletta del tipo “c’è il poliziotto indiano, cinese e di colore”! Forse la mia italianità me l’ha fatto notare, perché vivo in un sistema in cui si notano questi dettagli.</p>
<p><strong>La cosa più italiana e più eritrea di te?</strong></p>
<p>La cosa più italiana di me… è che parlo con l’accento spiccatamente milanese! Oltre ciò, forse manifesto tutta la mia italianità nel cucinare, nel riconoscere la mozzarella di qualità o gli spaghetti e la pizza fatti come si deve quando sono all’estero. Per ciò che riguarda la cultura, quel senso di rispetto profondo per gli anziani, dei valori legati alla famiglia che sono rimasti e che ho dalla mia famiglia.<br />
Se devo pensare a qualcosa di spiccatamente eritreo, mi viene da dire il tè del pomeriggio con le spezie o il rituale della domenica mattina in cui mia mamma fa il caffè eritreo, tostato e macinato a casa, intorno al quale si fanno lunghe chiacchierate.</p>
<p><strong>Tu hai la cittadinanza?</strong></p>
<p>Sì, io ho la cittadinanza che ho acquisito al diciottesimo anno di età, c’è stato tutto un rituale per cui ho giurato fedeltà alla Costituzione e alla Repubblica con il funzionario; dovrebbero farlo tutti forse, anche gli italiani. Prima di allora avevo il permesso di soggiorno perché mia madre non aveva ancora chiesto la cittadinanza, malgrado fosse in Italia da più di vent’anni.<br />
Ho avuto il suo stesso iter burocratico, anche se sono nata qui: dovevo fare tutto quel procedimento del rinnovo, saltare ore di scuola, fare la fila con gente magari arrivata effettivamente da poco.</p>
<p><strong>Ti è mai capitato di subire un atteggiamento razzista?</strong></p>
<p>Fortunatamente no, capitano momenti divertenti quando a volte gli anziani mi dicono “ma come parli bene italiano, da quanto tempo sei qui?” e quando dico loro che sono nata qui rimangono un po’ straniti. L’età tra elementari e medie è quella in cui è più probabile che scattino momenti di intolleranza tra bambini, ma il <a href="http://www.parcotrotter.org/news/">Trotter</a> è stata davvero una bellissima scuola, quando la frequentavo cominciavano ad esserci bambini di diverse culture e si organizzavano momenti di conoscenza reciproca utilizzando il cibo.</p>
<p><strong>Cosa diresti ad una 2G in crisi di identità? Cosa gli/le suggeriresti?</strong></p>
<div>
<p>Può capitare di sentirsi né carne né pesce, vuoi quando si va nel paese d&#8217;origine in cui ti chiamano &#8220;l&#8217;italiano&#8221; o qui in Italia che ti senti fanno sentire straniero.  Noi siamo “volti” non tipicamente italiani ma con spirito italiano.<br />
Credo che in questo momento l&#8217;Italia stia sottolineando le diversità ma col tempo sarà come giusto che sia, una cosa &#8220;normale&#8221; essere italiani di seconda generazione.</p>
<p><strong>Progetti futuri? </strong></p>
<p>A fine marzo parteciperò a “ Fa’ la cosa giusta”, una tavola rotonda con UNICEF e gli assessori del comune di Milano dove si parlerà di seconde generazioni e di bambini e adolescenti che studiano e crescono in Italia  e porterò la mia esperienza.</p>
<p>L’evento “Fa’ la cosa giusta”si terrà sabato 31 marzo 2012, ore 17.00 presso la Fiera Nazionale del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, Fieramilanocity. <a href="http://falacosagiusta.terre.it/default.php?idm=3&#038;idn=165 ">Qui</a> le info.</p>
<p><a href="#_ftnref1"><br />
</a><a href="http://falacosagiusta.terre.it/default.php?idm=3&amp;idn=165"></a></p>
</div>
</div>
</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/03/wintana-rezene-%e2%80%9cio-una-cummenda-nel-corpo-di-un%e2%80%99africana%e2%80%9d/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Straniera a casa mia</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/03/straniera-a-casa-mia/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/03/straniera-a-casa-mia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 30 Mar 2012 05:44:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[S-veliamoci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7362</guid>
		<description><![CDATA[Di Heba Madkour Sono straniera. Sempre. Italiana in Egitto ed Egiziana in Italia. Da adolescente il mio pensiero fisso era che i miei genitori avessero fatto l&#8217;errore più grande a venire a vivere in Italia. Ed in un paio di occasioni mi permisi di dirglielo. Una sera ero stata invitata dalle mie compagne di classe a cena per la fine dell&#8217;anno scolastico, e quando chiesi il permesso a casa mia si scatenò l&#8217;inferno. Ai tempi non potevo uscire di sera, neanche per una innocente cena tra amiche. Il litigio culminò con la mia accusa: “Se non foste venuti in Italia, la mia vita sarebbe stata più facile! E sarei stata uguale a tutte le mie amiche”. Perché quello era il problema: essere diversa. Profondamente persa, tra due culture agli antipodi. Le mie coetanee avevano un&#8217;identità ben definita, sia culturale che religiosa. Io no. Ero egiziana di nascita, mussulmana, ma anche...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>
Di <em>Heba Madkour</em></p>
<p>Sono straniera. Sempre. Italiana in Egitto ed Egiziana in Italia.</p>
<p>Da adolescente il mio pensiero fisso era che i miei genitori avessero fatto l&#8217;errore più grande a venire a vivere in Italia. Ed in un paio di occasioni mi permisi di dirglielo. Una sera ero stata invitata dalle mie compagne di classe a cena per la fine dell&#8217;anno scolastico, e quando chiesi il permesso a casa mia si scatenò l&#8217;inferno. Ai tempi non potevo uscire di sera, neanche per una innocente cena tra amiche.<br />
Il litigio culminò con la mia accusa: “Se non foste venuti in Italia, la mia vita sarebbe stata più facile! E sarei stata uguale a tutte le mie amiche”.<br />
Perché quello era il problema: essere diversa.<br />
Profondamente persa, tra due culture agli antipodi.<br />
Le mie coetanee avevano un&#8217;identità ben definita, sia culturale che religiosa. Io no. Ero egiziana di nascita, mussulmana, ma anche figlia di una città cosmopolita come Milano che mi aveva adottata e cresciuta.<br />
Insomma, la classica araba con l&#8217;accento milanese.</p>
<p>Negli anni ho capito che il mio essere “sul confine” tra i due mondi non era altro che un valore aggiunto rispetto a chi mi circondava. E&#8217; stato un percorso difficile ma spesso anche esilarante.<br />
Questa mia “biculturalità” si rispecchia in ogni aspetto della mia vita. Anche sul cibo.<br />
Alle elementari i miei genitori scoprirono che, alla mensa scolastica, potevano richiedere la dieta senza maiale. Io fino a quel momento avevo mangiato di tutto, così come i miei compagni. Non nego che fu un piccolo trama rinunciarci, ricordo che quando andavo a fare merenda a casa della mia compagna di classe, la sua mamma ci dava il pane al latte con il prosciutto.<br />
Ricordo anche che mi piaceva, e solo da adulta lo confessai ai miei genitori.</p>
<p>La mia alimentazione è sempre stata diversa da quella dei miei amici.<br />
Talvolta facendomi cascare in situazioni imbarazzanti. Quando si andava alle gite con i panini fatti in casa per mia madre era il delirio. Qualsiasi proposta mi facesse non andava mai bene.<br />
 Soprattutto in funzione di un motivo: l&#8217;odore del cibo. La farcitura che più di tutte mi piaceva, ma che rifiutavo puntualmente, era la bastermah un affettato di bovino, che viene fatto stagionare in uno strato di spezie e di aglio.<br />
Non basta mettere il panino nella stagnola e poi nel sacchetto di plastica, perché l&#8217;odore è a prova di maschera antigas. Perfino ora che sono adulta, e nonostante mi piaccia davvero, faccio fatica a mangiarla. L&#8217;odore dell&#8217;aglio ti traspare dalla pelle del corpo per almeno 3 giorni.</p>
<p>Per non parlare poi dei picnic familiari. All&#8217;idroscalo c&#8217;erano le famiglie italiane con la classica insalatina di riso. Noi no. Noi portavamo le pentole piene di mahshy, gli involtini di riso nelle verdure. Pentole su pentole che avrebbero potuto sfamare tutto il terzo mondo.</p>
<p>Il giorno più bello, cioè l&#8217;ultimo giorno di digiuno del Ramadan, diventava un giorno da incubo. Ci si doveva alzare presto per preparare i kahk, dolcetti tradizionali che non potevamo mancare alla festa di fine Ramadan.<br />
Passavamo ore a impastare, far formine e infornare i dolcetti. E la quantità di kahk che facevamo era impressionante, ma la tradizione dice che bisogna scambiarli con gli altri, quindi dopo una settimana, ci trovavamo con una scatola di dolcetti piena di kahk che non avevamo preparato noi.</p>
<p>Ma i giorni che ricordo con più allegria, sono le domeniche che passavamo insieme ad altre famiglie egiziane. Ogni settimana era il turno di una famiglia diversa. Uscivamo da casa domandandoci quale sarebbe stato il menu.<br />
La cosa curiosa era la contaminazione sistematica. Se si cucinava il pesce, il riso era “alla alessandrina” (chiamato così perché tipico della città di Alessandria d&#8217;Egitto), mentre i gamberi e i calamari venivano fritti con la pastella. Alla meridionale per intenderci.</p>
<p>Noi ragazzi eravamo un misto di culture già allora.<br />
Tra di noi si parlava in italiano, ma con i genitori si tornava a parlare arabo. Spesso ci coalizzavamo per prenderli in giro sul loro accento italiano. E che risate!<br />
Gli arabi tendono a pronunciare le parole italiane in una maniera tutta loro. I panini diventano “banini”, la pizza “betza”, la pastasciutta “bastasciotta”.Per non parlare degli “estotzicadenta”.</p>
<p>Se provate a chiamare una pizzeria per ordinare una betza, il dialogo con l&#8217;interlocutore arabo potrebbe trasformarsi in qualcosa di surreale.<br />
Said il pizzaiolo: «Bitzeria Etalya bronto.» <br />
Voi: «Sì buongiorno vorrei ordinare due pizze»<br />
 «El endritzo?» <br />
«Scusi? Non ho capito.» <br />
«El endritzo, dova veni elragatzo a bortare elbetza?»<br />
 «Ah sì, in via pavia, al 12. Deve suonare al citofono numero 42, e salire al terzo piano.»<br />
«Babene, come sce la vole elbetza?» «Una napoletana ed una capricciosa senza capperi»<br />
Said il pizzaiolo, scrivendo: «Babene, ona nabolitana e ona Sara»<br />
 «Cos&#8217;è una Sara?»<br /> <br />
«La petza cabritsciosa sensa cabberi, noi chiama Sara, coma alla meya felya»<br />
«Ah! Allora va bene, mi ripete tutto, per sicurezza?»<br />
«Babene, ona nabolitana, ona Sara, ber veya Baveya, nomaro dodìcci, terso biano, scetofano curantadua. Babene?»<br />
Voi, trattenendo una risata e con le lacrime agli occhi: «Babenissimo!»</p>
<p>Maggior parte delle volte rientrando da Il Cairo, mi sembra di essere un narcotrafficante. A Milano mia mamma si porta sempre una parte della cucina egiziana, tremando all&#8217;idea che la sicurezza ci fermi per controllare i bagagli.<br />
Andiamo verso le uscite con aria indifferente, pregando in silenzio di non fare figure barbine. Le nostre valige, oltre agli effetti personali, ospitano foglie di vite per fare gli involtini con il riso, la molokheya (una verdura particolare che si trita e si mette nel brodo e si mangia con il riso), le melanzane bianche da farcire, le spezie, dolci vari, e quando proprio butta male, la bastermah.</p>
<p>Nonostante gli immigrati egiziani siano in continuo aumento in Italia, la cucina egiziana è<br />
davvero poco conosciuta.<br />
Il kebab che qui è un panino, in Egitto è il piatto più ambito dalla popolazione: carne alla griglia.<br />
Il couscous non è un piatto tipico egiziano ma marocchino, se non in forma di dessert con lo zucchero a velo.<br />
Il falafel si chiama taameya ed è parte integrante dell&#8217;abbondante colazione di 90 per cento degli egiziani. Causa oltretutto di quella espressione attonita mattutina tipicamente egiziana, sfido chiunque a mangiare fave di prima mattina e poi sentirsi leggeri!</p>
<p>La parte più bella, e sconosciuta, della cucina egiziana sono i riti.<br />
Ogni piatto ha le sue regole, sia nella realizzazione che nella consumazione.<br />
 La molokheya per esempio viene preparata in varie fasi, prima si tolgono le foglie dai rametti, poi si tritano con la mezza luna, e infine viene messa nel brodo, preferibilmente di coniglio. Per fare una gustosa molokheya il rito più importante da rispettare avviene durante l&#8217;unione del condimento bollente, composto di aglio e spezie, al brodo.<br />
Mentre si effettua questo passaggio bisogna fare un urlo, con conseguente preoccupazione di chi è in casa e non ha fatto caso che stai cucinando.</p>
<p>Il cibo, dopo la religione, è un elemento di fondamentale importanza in Egitto. Le casalinghe passano gran parte della giornata a cucinare, i supermercati sono affollatissimi sempre a qualsiasi ora del giorno e della notte, ma soprattutto c&#8217;è la cultura del cibo da strada e del home delivery 24/7.<br />
Per strada ad ogni angolo si trovano carretti di cibo. Le patate americane o le pannocchie arrostite, i lupini, i panini col fegato, il kebab (quello vero!) sono solo alcune delle cose che si possono trovare. E se alle 3 di notte viene il languorino, basta fare una telefonata per avere tutto a casa. Pizza, hamburger, panini, carne, pesce. Qualsiasi voglia verrà soddisfatta.</p>
<p>Ogni estate cerchiamo di portare un po&#8217; della nostra italianità in Egitto. Invano, proviamo ad insegnare ai parenti a fare i piatti base della cucina italiana.<br />
 Uno su tutti: la pasta al pomodoro. Il concetto di pasta in Egitto ha delle interpretazioni molto flessibili. Ti può capitare di mangiare un piatto di pasta scotta tanto da poterla rimpastare di nuovo. Oppure il sugo è talmente pieno di pepe nero che il suo colore vira sul bordò.</p>
<p>Ma soprattutto la pasta dopo essere stata scolata viene lavata sotto l&#8217;acqua corrente per un lasso di tempo infinito. Tuttora non capisco la motivazione di quest&#8217;ultima pratica.<br />
L&#8217;ultima volta che proponemmo a mio cugino un piatto di pasta per lui “alternativo”, fu l&#8217;estate scorsa. Mia mamma ebbe la brillante idea di preparare la pasta al pesto, al dente. Non vi dico l&#8217;espressione che assunse dopo il primo assaggio!<br />
Neanche avesse bevuto il caffè con il sale al posto dello zucchero. E pensare che la cucina italiana è conosciuta in tutto il mondo!</p>
<p>In compenso l&#8217;ospitalità egiziana è qualcosa di magnifico. Se vai a trovare un amico per mezz&#8217;ora, ti ritrovi a bere almeno due bevande diverse (una fredda ed una calda) ed a mangiare un dolcetto o un po&#8217; di frutta.<br />
Mentre se vieni invitato a pranzo, guai a non assaggiare almeno un po&#8217; di tutte le portate che ti vengono servite (una decina&#8230; se ti va bene). Non essendo una buona forchetta, negli anni ho studiato una strategia. Mangio piano, intervallando ogni boccone con delle pause lunghissime.<br />
Ormai son talmente esperta che mi ritrovo ad alzarmi da tavola per ultima, pur mangiando meno di tutti.</p>
<p>Crescendo impari a convivere con tutto questo mash up di culture. Impari a parlare mischiando le due lingue, impari a scegliere i valori che ti rispecchiano tra i due modi di vivere, ma soprattutto impari a cucinare piatti improbabili.<br />
Sì, perché se ci va bene, una volta a settimana si cucina qualcosa di egiziano, magari per secondo insieme alla lasagna.</p>
<p>Da bambina mi veniva fatta la solita domanda odiosa: “Ti piace di più l&#8217;Italia o l&#8217;Egitto?”, ed io non sapevo mai cosa rispondere. Fosse stato per il cibo, forse avrei scelto l&#8217;Italia, ma poi mi rendo conto che alcuni piatti qui non esistono ma io li adoro, così mi riconfondo di nuovo.<br />
Ora, dopo tanti anni, so cosa preferisco tra Italia ed Egitto. Entrambe.<br />
Sono straniera. Sempre. Italiana in Egitto ed Egiziana in Italia. Ma amo la mia vita proprio per questo!</p>
<p>Vi è piaciuto il racconto? Se volete che vinca il concorso internazionale “<a href="http://www.imafestival.com/it/iscrizione/">Art Your Food&#8221;</a> cliccate <a href="http://www.imafestival.com/artwork/144/Straniera+a+casa+mia/?lang=it">qui </a>per votarlo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/03/straniera-a-casa-mia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>9</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Leggiamo l&#8217;Africa attraverso la sua cultura</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/03/leggiamo-lafrica-attraverso-la-sua-cultura/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/03/leggiamo-lafrica-attraverso-la-sua-cultura/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 15:10:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Agenda]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7348</guid>
		<description><![CDATA[La comunità senegalese è tra le minoranze più numerose in Italia. Eppure, quanto sappiamo di questo paese, della sua storia, della sua politica e della sua cultura? Cosa sappiamo della neonata &#8220;primavera senegalese&#8221;? (proprio pochi giorni fa le elezioni presidenziali hanno premiato Macky Sall e mandato a casa l&#8217;ottantacinquenne presidente uscente Abdoulaye Wade, al governo da 12 anni e così desideroso di ottenere un terzo mandato da reprimere con la violenza le proteste di piazza). L&#8217;Africa, e gli africani, si possono conoscere anche attraverso la loro cultura, l&#8217;evoluzione delle loro società e dei loro flussi migratori. Questa l&#8217;idea alla base di Africa e Mediterraneo, semestrale di cultura e società dei paesi africani che fa capo all&#8217;omonima associazione dedita alla cooperazione e all&#8217;educazione allo sviluppo. Africa e Mediterraneo vi offre ora un&#8217;occasione per conoscere meglio la rivista, i suoi contenuti, e soprattutto il Senegal. &#8220;Il Senegal e la diaspora senegalese&#8221; e...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La comunità senegalese è tra le minoranze più numerose  in Italia. Eppure, quanto sappiamo di questo paese, della sua storia, della sua politica e della sua cultura?</p>
<p>Cosa sappiamo della neonata &#8220;primavera senegalese&#8221;? (proprio pochi giorni fa le <a href="http://it.reuters.com/article/topNews/idITMIE82P01W20120326"target="_blank">elezioni</a> presidenziali hanno premiato Macky Sall e mandato a casa l&#8217;ottantacinquenne presidente uscente Abdoulaye Wade, al governo da 12 anni e così desideroso di ottenere un terzo mandato da reprimere con la violenza le proteste di piazza).</p>
<p>L&#8217;Africa, e gli africani, si possono conoscere anche attraverso la loro cultura, l&#8217;evoluzione delle loro società e dei loro flussi migratori.</p>
<p>Questa l&#8217;idea alla base di <a href="http://www.africaemediterraneo.it/"TARGET="_BLANK">Africa e Mediterraneo</a>, semestrale di cultura e società dei paesi africani che fa capo all&#8217;omonima associazione dedita alla cooperazione e all&#8217;educazione allo sviluppo.</p>
<p>Africa e Mediterraneo vi offre ora un&#8217;occasione per conoscere meglio la rivista, i suoi contenuti, e soprattutto il Senegal.</p>
<p><strong>&#8220;Il Senegal e la diaspora senegalese&#8221; </strong>e<strong> &#8220;Lewis Nkosi: Sudafrica, esilio, scrittura&#8221;</strong>, le ultime due pubblicazioni della rivista, verranno presentate alla Biblioteca Dergano-Bovisa sabato 31 Marzo, alle ore 18.30</p>
<p>All&#8217;incontro parteciperanno:</p>
<p><strong>Pap Khouma</strong>, scrittore<br />
<strong>Francesca Romana Paci</strong>, Università del Piemonte Orientale<br />
<strong>Itala Vivan</strong>, Università di Milano<br />
<strong>Baye Ndiaye</strong>, linguista, Centro Orientamento Studi Africani</p>
<p>Coordina: <strong>Sandra Federici</strong>, direttrice di Africa e Mediterraneo</p>
<p>
<a href="http://www.africaemediterraneo.it/blog/index.php/leggere_africa/"target="_blank">Qui</a> i dettagli dell&#8217;evento</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/03/leggiamo-lafrica-attraverso-la-sua-cultura/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Nata musulmana, convertita alla libertà</title>
		<link>http://www.yallaitalia.it/2012/03/nata-musulmana-convertita-alla-liberta/</link>
		<comments>http://www.yallaitalia.it/2012/03/nata-musulmana-convertita-alla-liberta/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 05:22:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Maral Shams</dc:creator>
				<category><![CDATA[S-veliamoci]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.yallaitalia.it/?p=7297</guid>
		<description><![CDATA[Fin da piccola appena dicevo di essere iraniana mi chiedevano subito: “Allora, sei musulmana? Allora, credi in Allah”? All’inizio per educazione e per timidezza rispondevo: “Sì, sono musulmana, si credo in Dio”. Ora che sono un po’ meno timida e più consapevole rispondo NO. Sì, sono musulmana di nascita, come tu sei cristiano, buddista, ebreo, induista…ma NO, non sono praticante, non credo in Allah e non ho mai portato il velo, mai lo porterò e mai lo imporrei. Com’è possibile che di fronte alla mia origine iraniana non ci sia domanda più interessante della mia fede? “In cosa credi allora?”, mi chiedono molti. Credo nel rispetto reciproco, nella libertà di pensiero, nella parità dei sessi, nell’amore per le piccole cose, nel mio analista, nell’amicizia e in tutti i ‘vizi’ salutari, credo a tutte le religioni e a nessuna. Credo che ogni religione abbia degli aspetti meravigliosi e altri degradanti. Come...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Fin da piccola appena dicevo di essere iraniana mi chiedevano subito: “Allora, sei musulmana? Allora, credi in Allah”? All’inizio per educazione e per timidezza rispondevo: “Sì, sono musulmana, si credo in Dio”. Ora che sono un po’ meno timida e più consapevole rispondo NO.<br />
Sì, sono musulmana di nascita, come tu sei cristiano, buddista, ebreo, induista…ma NO, non sono praticante, non credo in Allah e non ho mai portato il velo, mai lo porterò e mai lo imporrei. <br />
Com’è possibile che di fronte alla mia origine iraniana non ci sia domanda più interessante della mia fede?</p>
<p>“In cosa credi allora?”, mi chiedono molti. Credo nel rispetto reciproco, nella libertà di pensiero, nella parità dei sessi, nell’amore per le piccole cose, nel mio analista, nell’amicizia e in tutti i ‘vizi’ salutari, credo a tutte le religioni e a nessuna.</p>
<p>Credo che ogni religione abbia degli aspetti meravigliosi e altri degradanti. Come faccio a sposare una fede che non condivido appieno? Potrei mai sposare un uomo che un giorno mi picchia e mi toglie il fiato e il giorno dopo mi prende la mano e mi accarezza? </p>
<p>Conosco molte persone che pregano cinque volte al giorno, professando fede assoluta ma poi mentono, tradiscono, feriscono. Essere credenti non vuol anche dire comportarsi secondo certe norme? O vuol dire solo non bere alcol, portare il velo, non mangiare maiale, non avere rapporti sessuali &#8220;just for fun&#8221;?</p>
<p>Non credo di essere una persona meno profonda e meno bella solo perché non pratica e non crede. Anzi, a dire il vero credo di avere una marcia in più rispetto a chi si dichiara musulmano o cristiano solo perché nato in un determinato contesto. È vero, sono nata musulmana, ma grazie al cielo ho avuto la possibilità di conoscere le altre religioni e capire davvero se appartenevo o meno alla cultura in cui ero nata, e di questo devo ringraziare i miei genitori per non avermi mai imposto alcunché. Sì, perché spesso si tratta proprio di questo, di un’imposizione. </p>
<p>Poi c’è chi dice che porta il velo per scelta, perché ci crede, perché lo sente dentro. Io credo che sia un’illusione. Si crede perché le persone attorno a noi hanno voluto farci credere. Basti pensare solo al battesimo. Nasce un bimbo e immediatamente i genitori decidono di battezzarlo.  Il battesimo non era mica il primo passo verso l’adesione ufficiale alla Chiesa Cristiana? Ora, io mi chiedo come possa un esserino di 3 giorni decidere di aderire alla Chiesa&#8230;ovvio che non può, sono i suoi genitori che decidono per lui. <br />
Anch’io da piccola pregavo accanto a mia nonna 5 volte al giorno, lo facevo perché mi divertiva imitarla e mettermi il chador con i fiorellini…. ma da qui a dire che da piccola pregavo e credevo ci passa un oceano. </p>
<p>Di una cosa però sono convinta. Chi vive con la fede soffre meno perché tanto siamo di passaggio e c’è sempre la speranza di qualcosa di più bello. Se uno pecca può sempre chiedere perdono e “se mi va male sulla terra, mi andrà meglio in cielo” dicono molti credenti. Beh…io non posso attaccarmi a questa speranza. O vivo bene questa vita oppure l’ho buttata via…non ci sono santi che mi aspettano, non ci sono premi nell’aldilà e non mi spunterà il terzo occhio per la mia elevata spiritualità.</p>
<p>Certo è che anche da non credente mi emozionerà sempre immaginarmi piccola con il chador colorato, mi fanno tenerezza i nipoti della mia amica ebrea che seguono tutti i rituali, rispetto chi crede che in un animale ci sia un spirito divino, chi prega parlando col sole e con gli alberi, chi vede la madonna piangere e chi crede che siamo solo cellule senza anima. Rispetto tutti ma scelgo di non scegliere, e non chiedetemi più se sono musulmana!</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.yallaitalia.it/2012/03/nata-musulmana-convertita-alla-liberta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>20</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

