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Rwanda 20 dopo:la guerra dentro casa e il coraggio delle parole

di Sara Carucci

Se vi chiedessi così, recipe su due piedi, in cosa eravate affaccendati alle ore 10:29 del 11/09/2001 son certa che la maggior parte tra voi avrebbe già la risposta pronta. Li : sulla punta della lingua. Io ad esempio ho un vivo ricordo di quanto mi affliggeva in quella giornata: era il mio primo giorno di scuola e, giusto per non farmi mancar nulla, passai le 24h successive in pronto soccorso. Mi ero letteralmente sfracellata il mento a seguito di un brutto incidente domestico e, fu cosi che da li a breve mi sarei ritrovata In compagnia di un padre più ansiogeno che mai e di un medico di primo intervento sadico al punto tale da non avermi anestetizzato nemmeno un po’, prima di rammendare quel che rimaneva del mio povero mento.
Quanto stava accadendo oltre le porte del Santissima Annunziata di Taranto lo scoprì solo in seguito: quando una volta giunta a casa compresi, a malincuore, che la notizia del mio infortuno non sarebbe stata questione di esclusive disquisizione familiare. Almeno non in quella giornata. E per quella successiva ancora.

E se vi chiedessi ora, con altrettanto fare pretenzioso in cosa eravate affaccendati alle prime luci dell’ alba del 06/04/1994, son certa che molti fra voi cadrebbero dal pero. E anche scavando nelle memorie più profonde trovar risposta sarebbe impresa non poco ardua. Io che all’ epoca ero ancora un progetto ideale ho avuto serie difficoltà, perdurate sino al mio più recente passato, nel trovare spiegazione a quella che sembra esser stata da quel giorno di aprile sino a luglio dello stesso anno, un’ improvvisa amnesia storica equamente spartita in tutto quest’ Occidente. Una risposta, sono riuscita a trovarla solo recentemente, in un modo che definire fortuito è ben poca cosa: “Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità : come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere”. Il buon Calamandrei ha sempre ragione. Un “genocidio non troppo importante” : così è stato ultimamente definito da un giornalista belga. E mai epiteto fu più azzeccato: 800.000 e forse più sono i morti che il genocidio rwandese ha lasciato in eredità. 20 anni fa tutto ebbe inizio con un delitto di Stato: nelle ore successive che seguirono lo schianto del veivolo su cui viaggiavano l’ allora presidente rwandese Juvenal Habyarimana e l’ allora capo di Stato del Burundi Ntaryamira, l’ intero Paese iniziò a grondar sangue.

La morte di Habyarimana fu la scusante attesa per mettere in atto una storica resa dei conti tra gruppi etnici i cui ancestrali dissapori mai erano stati del tutto sopiti. Quanto accaduto di lì in poi è impresso nella memoria ostinata dei protagonisti, il cui ricordo negli anni si è fatto testimonianza necessaria e mezzo di resistenza alla morte che colpì, da allora, anche (e soprattutto) i sopravvissuti. Una resistenza questa che ha raggiunto anche me: che di quella guerra mai avrei potuto esserne testimone.

Io di “LEI” non sapevo nulla e quel poco che negli anni crescendo ho potuto imparare, l’ ho appreso, fortuitamente captato,  attraverso i silenzi familiari : a casa mia di quanto avvenuto in quei 100 giorni non se ne mai parlato apertamente. La mia conoscenza si era via via eretta sui rari discorsi e sulle sporadiche narrazioni di quelle giornate che negli anni mi erano state progressivamente impartite, senza tuttavia scalfire troppo unnecessario equilibrio issato nel tempo: ho sempre avuto questa sorta di timore, inibizione e senso di smarrimento nel chiedere a mia madre di narrarmi perché all’ improvviso nella mia terra d’ origine la frontiera tra Bene e Male era stata abbassata al punto tale da giungere ad un momento di non ritorno. Volevo chiederle perchè i nostri morti non riuscirono allora come oggi a graffiare le coscienze dei più. Perché fummo considerati destinati in nome di chissà quale ineluttabile fato ad una fine tanto ignobile. Volevo: ma non l’ ho mai fatto. Il peso di questa storia nel corso degli anni l’ ho sempre avvertita come una non presenza che ha inevitabilmente finito col riflettersi profondamente sulla mia vita, sul mio attuale modo di concepire il mondo e di organizzare le relazioni quotidiane.

L’ attenzione nel calibrare, soppesare e commisurare le parole a seconda dei visi e delle storie che mi ritrovo difronte, è frutto di una sorta di allenamento familiare appreso negli anni e perfezionato con la regolare cadenza che allora come oggi, richiedono i primi giorni del mese di aprile. Perché “le parole sono importanti” come non mai in queste circostanze, quando l’ uso più o meno consapevole e strumentale di specifici termini piuttosto che altri, ha il Potere di distorcere il Passato e delegittimare la Resistenza attiva dei superstiti: ricordo allora l’ insofferenza continua che tedia mia madre ogni volta che il massacro rwandese viene riportato come fattispecie di una mera e barbara guerriglia civile. Le parole, il coraggio delle parole sono premesse fondamentali per impedire infidi atti di mistificazione e deresponsabilizzazione di tragedie del genere.

Per “Lei” oggi nulla sarà più come prima: il tempo si è drasticamente fermato 20 anni fa in quello che si prospettava un comunissimo mese d’ aprile. Ma la speranza e a tratti fortuna di chi come me mai potette essere testimone oculare di quelle giornate è quella di debellare il dolore di allora: con uno sguardo nel passato per ricordare in fede quanto si consumò in quei giorni, e il cuore nel presente. Per non tradire la memoria ostinata di chi all’ epoca fu privato di tutto fuorchè della forza di imporsi ad un silenzio criminale ed assassino. Non possiamo tradirli.

Nella Foto: Io e mia mamma

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Alessandra |

Hutu contro Tutsi , bambini con arti amputati , adulti uccisi. Ne parlarono ampiamente tutti i giornali. Tutto molto atroce. Gli africani ci vanno giù pesante con i genocidi..non conoscono pietas ..vedi il più attuale Boko Aram?!

Alessandra |

…Bergoglio ha provato a parlare del genocidio armeno.. di oltre un secolo fa ma..qualcuno non digerisce ancora la cosa ..quindi considerando che il genocidio ruandese è di 21 anni fa e che diversi assassini hanno trovato asilo politico in alcuni Stati Europei.. beh ecco forse tra altri 80 anni ne potranno parlare ..forse e dico forse.. senza far saltare sulla sedia alcuno..sempre che non la prendano alta come hanno fatto a Costantinopoli..
Questi armeni che tipi !!! inventarsi un genocidio di 1 milione di persone ..povero Erdogan!! Dai Sara forse tra 80 anni saranno morti ..quelli che potrebbero “offendersi” perché accusati per carità “ingiustamente” ..forse di essere assassini del popolo ruandese Tutsi giusto.. Non te la prendere la Germania continua a fare “mea culpa” ma non ha mai concesso l’estradizione dei carnefici di Sant’Anna di Stazzema e sarebbe solo un processo simbolico..vista l’età dei soggetti anzi forse ormai sono defunti con buona pace dei bambini delle donne dei vecchi che furono fucilati o bruciati vivi ..e siamo tutti Europei!!!

sara |

@Alessandra beh : diciamo che quando l’ Umanità TUTTA ci si mette, da il peggio di se. E’ senza pietà. Per cui non è una questione che riguarda esclusivamente i vari popoli africani. La verità, o perlomeno il reale motivo che ha condotto gradualmente ad un genocidio architettato ormai con molto tempo d’ anticipo, non credo verrà mai fuori… per ovvi motivi. Chissà come dici tu, magari tra 80 anni, o forse di più. Vedremo. L’ unica cosa che rimane per i superstiti di oggi è sopravvivere al ricordo. E questo, come eredità, è già abbastanza.

Stella |

Del genocidio nel Rwanda ne avevo sentito parlare in merito all’apparizione della Madonna a Kibeho. La Santa Vergine aveva predetto ai veggenti quei fatti orribili, anzi se non sbaglio, pure alcuni veggenti trovarono la morte in quella strage.
Ma quando finirà tutto sto orrore nel mondo?

Paola |

Qualche settimana fa hanno dato un film molto bello, mi sembra che il titolo fosse Hotel Rwanda. Non mi stupisco che l’Occidente abbia fatto spallucce, Butros Boutros Ghali, mi sembra che allora fosse Segretario dell’Organizzazione per la Nettezza Urbana (ONU), finì nel bel mezzo di uno scandalo perché coinvolto nella vendita di machete di fabbricazione cinese (erano quelli più economici) agli Hutu.

Giulio |

Dei genocidi in corso in Siria e Iraq contro le minoranze ( Cristiani Alawiti Yazidi ) da parte dei nazifascioislamici non bisogna parlarne vero? Ah dimenticavo questo blog discute solo temi che non possano urtare la “sensibilità” ultra suscettibile dei musulmani così pronti a frignare per i presunti torti che loro subiscono in occidente, ma incapaci di indignarsi di fronte a ai crimini contro l’umanità compiuti in nome della loro religione!

Alessandra |

Ciao Sara purtroppo la verità è sempre ..scomoda . Comunque hai ragione, l’orrore non ha geografia

sara |

@Stella esattamente : anche alcuni veggenti che già anni prima avevano predetto l’ imminente genocidio, trovarono la morte nel ‘ 94. L’ orrore, per usare un’ eufemismo, temo non troverà mai una fine definitiva… ciò che rimane , l’ unica cosa che forse resta, è avere memoria nel passato per salvaguardare il futuro.

sara |

@Giulio : ogni volta che leggo su questo blog commenti del calibro di quello da te appena rilasciato (cosa che su Yalla Italia di certo non scarseggia) mi chiedo quanta rabbia e quanta insofferenza repressa debbano esserci all’ interno di una persona per portarla a vedere nella narrazione di una singola storia FAMIGLIARE, strumento di propaganda per “l’ una” o “l’ altra parte”. Saranno gli effetti della crisi, sarà la disoccupazione, saranno i risultati di studiate campagne mediatiche mirate alla contrapposizione sociale e alla guerra fra poveri, fatto sta che considero preoccupante l’ ostinazione di chi continua a considerare i singoli punti di vista rilasciati su determinate piattaforme, come strumento di una fantomatica propaganda. Detto ciò : l’ articolo (qualora non fosse stato sufficientemente chiaro e, se così fosse, mi scuso in anticipo) aveva come scopo la la descrizione di quello che fu il genocidio rwandese dalla prospettiva di una ragazza 2g che mai potette assistere ai fatti e che di quanto accaduto ha potuto apprendere solo dalle narrazioni familiari. E’ un singolo punto di vista su una singola vicenda. Detto ciò : che diavolo c’ entrano la Siria e i cristiani perseguitati? NULLA. E’ semplicemente il classico modo di chi tormentato da paranoie strategicamente costruite, vede il nemico (o presunto tale) e la celebrazione dello stesso ovunque. Tutto ciò oltre che preoccupante e triste, lo ritengo anche meschino : strumentalizzare vicende storiche e le attuali catasrofi umane è irrispettoso per tutti i soggetti coinvolti a loro malgrado. oltre che inumano. Il rwanda, e la mia storia sui fatti del’ 94, tienili fuori dalle tue ossessioni islamofobe. Un’ ultima cosa : davvero consideri Yalla megafono di esigenze strumentali? Ma allora perchè continui a visitarlo e a seguirlo?

Alessandra |

..una cosa va detta il Nord Europa, che ora respinge in Italia i migranti che arrivano come un fiume sulle coste italiane dicendoci “affar vostro” ha fatto nel tempo tante cosette in Africa e in Medio Oriente sia nel secolo passato sia in questo…vedi caduta di Gheddaffi. Ora nel caso del Rwanda sembra che non esistessero differenze tra hutu e Tutsi e che andassero d’accordo e sembra che il conflitto sia stato favorito da europei del Nord Europa che avevano piacere nel classificare le persone secondo i tratti somatici..creando classi e divisioni sociali.. Comunque non sono gli unici a fare ciò perché lo fanno anche altri, lo hanno fatto per motivi religiosi, di etnia e sempre ahimè lo faranno perché appunto all’orrore non c’è limite di tempo e spazio.

Mario |

Sara, non mi sento in colpa e trovo normalissimo non ricordare cosa accadde quel 6 aprile 1994. Trovo invece deprimente che certe 2G (nel tuo caso col padre italiano) come al solito facciano le prediche senza conoscere i fatti accaduti prima della loro adolescenza o infanzia: esiste solo il vostro vissuto e, nel tuo caso, il Rwanda. Ti sei mai occupata dei massacri di Pol Pot in Cambogia? Sono credibili i due e passa milioni di morti che ci vengono raccontati? Nel 1994 il genocidio in Rwanda fu a lungo la notizia principale o una delle notizie principali dei media di quel periodo e i politici di allora facevano a gara per farsi riprendere mentre si recavano a visitare i bambini del Rwanda (sia Tutsi che Hutu)che erano stati portati feriti negli ospedali italiani. Ricordo allora di aver visto alla TV durante un salotto televisivo l’arrivo in diretta e poi la visita ad alcuni di questi bambini feriti di Silvio Berlusconi accompagnato da Ombretta Fumagalli Carulli. Ricorreva sempra la parola machete, che si diceva usato allora anche per parificare l’altezza degli alti Tutsi a quella dei tarchiati Hutu. Si rilevava la quantità incredibile di morti in così poco tempo utilizzando armi di quel genere: ammazzati e fatti a pezzi uno per uno. E qualcuno rilevava che oltre ai Tutsi e gli Hutu c’era anche un discreto numero di gente che era di origine mista Hutu e Tutsi. Prima del Rwanda ampio spazio mediatico avevano avuto anche i periodici e ricorrenti massacri in Burundi. Quell’anno era importante perchè in Italia c’erano le prime elezioni dopo il crollo della Prima Repubblica, venivamo informati dei massacri quotidiani in Algeria sgozzamenti di italiani compresi, degli attentati suicidi di kamikaze di Hamas e della Jihad islamica che si facevano saltare in aria sui bus in Israele quasi ogni giorno, era l’anno del primo attentato al World Trade Center, si veniva informati che in Egitto gli integralisti islamici uccidevano intellettuali e politici, un premio Nobel veniva accoltellato alla gola, turisti e onesti lavoratori stranieri anche italiani venivano massacrati in massa a colpi di kalashnikov. Di lì a poco ci sarebbero stati i massacri in Congo (allora Zaire), eravamo in piena guerra nella ex Jugoslavia, il Libano si stava ancora assestando dopo le centinaia di migliaia di morti della guerra civile durata 15 anni, l’ex Unione Sovietica viveva un periodo molto perturbato, l’Afghanistan era già devastato prima dell’arrivo dei Talebani, della Somalia non ne parliamo e potrei andare avanti fino a domani. Se ne parlò molto, Il problema vero è che si è dimenticato tutto, si è ragionato poco e quei pochi ragionamenti fatti o ascoltati sono stati anch’essi completamente dimenticati. Non è rimasto niente. Mi viene in mente ora Venuste Nyongabo, un mezzofondista Tutsi del Burundi che si allenava in Italia e che vinse nel 1996 il titolo olimpico sui 5000 metri oltre ad aver ottenuto altri importanti risultati. Ho guardato su internet e risulta che viva ancora in Italia. Vi conoscete? Era elegantissimo nella corsa.

sara |

@Mario : tralasciando il “vi conoscete” che mi sa tanto di presa in giro, tralasciando il fatto che questo articolo non vuole fare la morale a nessuno (motivo per cui nessuno ti chiede di sentirti in colpa), tralasciando il fatto che non riesco a capire il motivo per cui tu ti debba quasi vantare del fatto di non ricordare cosa accadde quel 6 aprile del’ 94 , tralasciando il fatto che qua nessuno sta a a far prediche a nessuno e, tralasciando il fatto che non credo che tu possa arrogarti il diritto di stabilire o prevedere quanto so o quanto non so in temi di fatti storiici, per te vale lo stesso che ho già detto a Giulio nel commento precedente. Ovvero : questa è la storia del mio vissuto personale. E per tale ragione ho deciso di raccontarla : perchè mi riguarada in modo diretto, perchè ci sono dentro IO. Sino a quando si continuerà a voler mantenere il dibattito sul “e allora perchè non parli di Hamas? E di Poplpot? E dell’ ex Jugoslavia?” non penso si giungere mai a un dibattito costruttivo. Base, fine su cui tra l’ altro si fonda Yalla stessa. Perchè alla fine questi non sono nemmeno i presupposti per qualcosa di costruttivo : è uno spirito da tifoseria, fine a se stesso.

Alessandra |

@ Mario mi hai fatto ricordare tutte le immagini e notizie violente di cui siamo stati innondati ed anch’io francamente non capisco perché polemicamente ci infilino sempre e comunque l’11/09/01 visto che l’orrore fu uguale . Inoltre siamo un popolo che non rifiuta cure a chicchessia proveniente da fuori Italia ed i nostri ospedali ospitano spesso stranieri che o vengono curati gratuitamente e poi tornano a casa loro, parente di gente qua in Italia per lavoro, o pagando pochissimo riescono a fare interventi che nei loro paesi o anche in USA pagherebbero cifre assurde. Per cui anch’io francamente rimango un poco nauseata tutte le volte che leggo frasi volutamente polemiche visto che non neghiamo aiuto ad alcuno. Gli ospedali della Toscana, nel corso degli anni, hanno ospitato e curato dai bambini vittima di Chernobyl in poi un po’ tutte le tragedie umane, e ciò è stato possibile ai soldi dello Stato italiano e quindi alle tasse pagate da tutti gli italiani..

Anonimo |

Leggo nell’ articolo:
”La morte di Habyarimana fu la scusante attesa per mettere in atto una storica resa dei conti tra gruppi etnici i cui ancestrali dissapori mai erano stati del tutto sopiti.”

Non mi trovo per niente d’ accordo con questa affermazione.
Come al solito si omettono le cause della genesi dei dissapori tra utu e tutsi, e come al solito già vedo le solite mistificazioni, i soliti alibi tra i commenti, del tipo ”gli africani ci vanno giù pesante con i genocidi” … come se gli europei non avessero fatto genocidi peggiori, quali per esempio il genocidio degli arabi di cui ora nessuno parla in quanto considerati inferiori, i vari campi di sterminio e i genocidi durante la colonizzazione.

Si è omessa di dire una cosa importantissima: prima che arrivassero i belgi non c’ era nessun ”dissapore ancestrale” tra utu e tutsi, anzi non esistevano nemmeno utu e tutsi e i begli per inventarsi un motivo di conflitto tra i rwandesi dovettero stabilire chi era utu e chi era tutsi conteggiando il numero delle pecore dei cittadini.
Chi ha almeno una pecora è un tutsi, poichè gli utu sono poveri.
Questo era il criterio belga per creare differenze etniche all’ interno del paese (stessi criteri usati in Siria e negli altri paesi colonizzati).

Quello che quindi non viene detto è che il genocidio è il frutto della colonizzazione e che i belgi appoggiavano i governi dittatoriali per garantirsi risorse a prezzo stracciato.
Sebbene i belgi abbiano colonizzato molti meno paesi degli altri paesi europei, hanno trovato una vera e propria miniera d’ oro in Rwanda.

E quel che comodamente il cittadino italiano razzista fa è dire (con una sentenza da far venire i brividi) ”ecco vedi, gli africani ci vanno giù pesante col genocidio, sono inferiori”.
Come se non fosse che il genocidio è stato commesso a causa dello sfruttamento delle risorse, per permettere al bel culone dell’ italiano razzista di starsene sulla poltrona a sparare sentenze, credendo che il frutto del suo benessere sia dovuto alla sua maggior civiltà anzichè ai vari genocidi causati dai governi europei e a causa dell’ appoggio europeo ai vari dittatori in giro per il mondo, cosi che possano garantirsi risorse a prezzo stracciato.

Sara |

Ciao Andrea,

L’ affermazione a cui tu ti riferisci e che qui riporti, va contestualizzata : non era mio obiettivo far intendere che le due etnie fossero state animate da un odio insito, all’ interno della loro stessa natura. Non essendo il mio un articolo geopolitico bensì la narrazione di come, a livello famigliare, avessi vissuto la storia del genocidio rwandese, ho voluto tralasciare le motivazioni storico-analitico a cui tu fai riferimento. Ecco spiegato tutto. Ma grazie della tua giusta analisi.
Sara

Alessandra |

Anonimo non hai nemmeno il coraggio di usare il tuo nome…il che la dice lunga su che soggetto tu possa essere, comunque due piccole considerazioni il popolo belga non è il popolo italiano quindi sostenere che gli italiani siano responsabili delle azioni dei belga lascia il tempo che trova. Leggiti un po’ di storia italiana, le stragi gli italiani non le hanno fatte in Rwanda tanto meno hanno creato hutu e tutsi . Le ex colonie italiane erano altre ma se siamo stati tanto sfruttatori mi spieghi perché paghiamo ancora alle ex colonie soldi per risarcirle di un colonialismo che ha costruito strade, ospedali, scuole ?! Inoltre se siamo tanto sfruttatori perché tanti africani arrivano in Italia anche da quelle che erano ex colonie?? Infine Boko Aram, criminale islamico che uccide cristiani in Nigeria e’ attuale , del 2014-2015 ovvero oggi, quindi si’ confermo in Africa continuano ad andarci giù pesante con stragi e morti ammazzati. Comunque sono d’accordo con te gli arabi subiscono tante vessazioni in primis in Arabia Saudita dove chi osa manifestare opinioni contrarie al regime saudita viene condannato a morte con decapitazione e esposizione del corpo, dove le donne vengono messe in galera se guidano un’auto, dove i blogger sono frustati in pubblico e reclusi..ma nonostante tutto, magia del petroldollaro, diventano Paladini dei Diritti Umani!!! Ah giusto dimenticavo i gay gettati giù da torri..se non ricordo male o in Pakistan o in Afghanistan !! Giusto, omettiamo tutto questo e ricordiamo solo il razzismo degli italioti che sono così razzisti da pagare salvataggio in mare, vitto, alloggio, avvocati per status di rifugiato, cure esami medici, internet free a rifugiati da guerre e a migranti economici.Che gentaccia che siamo noi italioti!! Anonimo infine INFERIORE l’hai scritto tu, non io. Il problema è che io so ammettere che gli italiani hanno ucciso esseri umani nel secolo passato, sbagliando, in Somalia, Eritrea ed in altre ex colonie mentre tu non conosci manco la storia. Stiamo ancora pagando noi oggi a distanza di un secolo, per quelle stragi, pur non essendo state da noi commesse ma da nostri concittadini vissuti al tempo di monarchia e fascismo ovvero a cavallo tra 1800 e 1900. Lo sai che i tedeschi hanno macellato italiani lungo la linea gotica durante il ritiro dall’Italia, alla fine della seconda guerra mondiale, e lo sai che nessun tedesco ha mai ripagato quelle famiglie di italiani sterminati ?! Leggiti la storia di Sant’Anna di Stazzema oltre che delle Fosse Ardeatine prima di sputare sentenze paragonando i belga o altri popoli d’Europa agli italiani. L’italia non si è certo arricchita sfruttando colonie africane. In Belgio gli italiani andavano come migranti economici a lavorare in miniere ed hanno avuto tanti morti per sfruttamento di lavoro mal pagato e privo di elementari regole di sicurezza sul lavoro.. Quindi please evita di associare belga ad italiani. Anzi ci sono state personaggi, in Italia come Mattei, che volevano pagare i Paesi Produttori di Petrolio più di quanto concordato dal cartello del petroldollaro ed hanno fatto una misteriosa brutta fine…Che italiano/a sei?! Oppure sei un aspirante italiano che intanto sputacchia nel piatto dove mangia o forse un buonista che si sta arricchendo con le tante onlus ?! Sei veramente semplice se pensi che lo sfruttamento dell’Africa abbia arricchito gli europei in toto.

Alessandra |

Se ti fa tanto schifo il popolo italiano puoi sempre migrare verso un paese con popolo a te più confacente..e deretano smilzo. Non so consigliarti un popolo con deretano smilzo perché anche in Africa ci sono tanti bei deretani ed anche li c’è razzismo ne più ne meno come in Italia , in Sudan gli islamici di origine araba considerano inferiori quelli di origine africana. In Medioriente le minoranze cristiane, yazide ed ebraiche pagano dhimma alle maggioranze musulmane..quindi ho serie difficoltà a trovarti paesi dove non ci sia un razzismo , non di parole, ma di armi e sangue in questi Paesi da Te idolatrati come esempi di accoglienza per chi non uguale alla maggioranza della popolazione. Spero tu non sia omosessuale perché li ammazzano per gusti sessuali, oggi nel 2015, come facevano i nazisti nelle camere a gas settant’anni fa nella razzista Europa ..