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Inside the thunder: fare a pugni con la propria storia

di Sissy Ghali

Un vecchio e autorevole professore di diritto penale che, per un verso, non le mandava a dire a Vasco Rossi quando il volume dei suoi concerti a San Siro lo disturbava, per altro verso, non dimenticava mai di ricordare ai suoi studenti che privare un essere umano della libertà, rinchiudendolo in carcere, è una faccenda delicata, sempre in bilico tra punizione e riabilitazione, tra sicurezza sociale e riscatto individuale, non sempre in quest’ordine.

Ancora più difficile è riconoscersi in grado di concedere a chi è detenuto una seconda opportunità in termini di fiducia e di rispetto, anche e soprattutto quando le statistiche riflettono il sentire comune: in prigione si trovano più uomini che donne, più poveri che ricchi, più stranieri che italiani; e ciò benché quei numeri non dicano nulla su cosa davvero significhi stare in gabbia e su cosa significhi uscirne forse anche per un giorno.

Sabato 9 maggio 2015 in occasione della sesta edizione del periodico Gala dedicata gli sport da combattimento dalla palestra Thunder Gym, in Milano, via Mestre 19/F, quest’ultima ha affidato la comunicazione dell’evento e l’accoglienza della stampa ai detenuti della casa di reclusione di Milano Opera nell’ambito del corso di giornalismo che vi si tiene a cura dell’associazione Inside.

Cinque i detenuti coinvolti nel progetto: dei quali presenti, in quanto autorizzati ad uscire dal carcere, solo due: Davide e Adil.

Davide è un ex imprenditore e un ex sportivo e veramente sportivo lo è ancora; del carcere mi ha offerto l’immagine più vera: non la costrizione dello spazio e degli orari a parole bensì il fatto concreto di potersi dedicare alla corsa solo su un quadrato d’asfalto delimitata da mura bianche, il pensiero fisso alle ginocchia in tensione. Come un criceto sulla ruota, senza andare da nessuna parte se non, col tempo, forse, al fondo di se stessi.

Così credo sia stato per l’altro detenuto presente, Adil, arrivato da adolescente in Italia dal Marocco, che sembra davvero aver fatto i conti con la propria storia, con il quartiere di Quarto Oggiaro e con i soldi facili che in esso girano, con il peso che il destino – il caso – ha avuto nelle sue scelte personali.

Io ricordo con chiarezza il quartiere per averci trascorso i primi 10 anni della mia vita negli anni 80: la guerra tra i Rom e il personale antitaccheggio dell’Esselunga di via Trilussa, i caseggiati popolari sgarrupati, la linea 57 i cui conducenti chiedevano di poter girare armati dopo le 21,00; mia madre marcava stretti noi figli: me, mio fratello e le mie due sorelle; mia nonna ci raccontava storie paurose sul parco dei drogati di eroina perché ne stessimo lontani, mentre ci portava a giocare a baseball ai giardini di via Poliziano dove lei era cresciuta.

Proprio perché ricordo tutto questo, posso capire da dove viene Adil e apprezzare molto di più rispetto a chi mai è caduto, chi ha deciso di rialzarsi, così come la stessa Thunder Gym, che ha concesso loro credito sotto il profilo professionale, e i quattro loro atleti, che hanno accettato di recarsi in carcere e mettersi a nudo di fronte alle domande dei detenuti.

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Alessandra |

Concordo va punito il reato, ma recuperata la persona ..un essere umano.

Paola |

Sono passate non so quante giunte di non so quanti colori, mille promesse che sono appunto rimaste solo promesse, eppure basterebbe così poco per riqualificare l’area dando alle persone che ci vivono uno spazio degno di essere vissuto.

Con uno sforzo minimo si ridurrebbe anche la microcriminalità dell’80%, e forse Adil (e tanti altri come lui) non sarebbe mai finito in prigione, eppure nessuno ci ha mai messo mano.

Conoscendo il quartiere e il suo degrado mi stupisco che sia abitato in larga misura da persone per bene, abbandonate alla mercé di un pugno di balordi tutti ben noti alle forze dell’ordine.

Alessandra |

Tre attentati a cura dell’IS colpita di nuovo la Francia, la Tunisia un villaggio turistico ed il Kuwait al grido di Allah è grande. Cosa aspettano i musulmani a manifestare in piazza il loro dissenso e la pretesa di un ordine ufficiale di Imam che Mai e Poi Mai si sogni di parlare di Jihad?!

Alessandra |

..perché nemmeno due righe per ricordare il prof. khalid Foud Allam..non lo conoscevo molto ma mi sembrava una bella persona, ed invece nessuno su Yallaitalia ha scritto un articolo..mah?!

Marco |

Già, il prof. Allam. L’avevo conosciuto ad un convegno organizzato dall’università Cattolica al Passo della Mendola. RIP.