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E se tornarcene a “casa nostra” ci piacesse solo a metà?

di Nadeesha Uyangoda

Colombo non è lo Sri Lanka, questo è il primo concetto da tenere a mente quando se ne parla. La capitale ormai potrebbe benissimo sembrare un pezzo di occidente dislocato in un angolo di sudest asiatico. Qui non si parla più sinhala: potrei contare sulle dita di una mano le volte in cui ne ho fatto uso. Perchè? Fondamentalmente perché è più cool, ma anche perché gran parte della nuova generazione – in parte avendo frequentato le scuole internazionali, in parte avendo studiato all’estero – il sinhala non da più neppur che cosa sia. Ecco allora che l’accendo inglese dei locali si mescola a quello degli emigrati australiani, americani ed europei.
Il bello di Colombo, però, è che per quanto il vento del cambiamento – o di occidentalizzazione, che dir si voglia – soffi forte, qui diversamente che altrove, tutto, o quasi, è ancora da scoprire, tutto, o quasi, è ancora da costruire.

Il brutto è che a Colombo, come altrove del resto, c’è l’idea diffusa che il modello sociale ed economico occidentale sia da considerarsi il migliore tout court. Quindi, si va inseguendo un modello esistente – che peraltro si è già dimostrato fallace e in alcuni casi persino fallimentare – piuttosto che realizzarne uno ex novo, più adatto alle esigenze socio-culturali del paese.

Sono in molti coloro che hanno deciso di cavalcare questa onda di cambiamento culturale ed economico, avendo intuito la direzione verso cui si muove. A Colombo, per esempio, spopola la moda europea, ma il settore del prêt-à-porter non è sufficientemente sviluppato; se ne è accorta, tra altri, una ragazza srilankese che, cresciuta a Melbourne, a trent’anni ha deciso di lasciare tutto per ritornare in madrepatria e fare della sua passione per la moda un lavoro: ha creato un marchio che importa e vende online abbigliamento che possa soddisfare le esigenze della neoarricchita borghesia srilankese.

Un altro fenomeno di questa crescita economica è sicuramente la vivacità imprenditoriale, in larga misura giovanile: ovunque ci si volga ventenni e trentenni – o poco più – si avventurano in settori inesplorati o poco conosciuti, dalla moda alle energie rinnovabili, al turismo ecosostenibile.

L’intraprendenza e la dinamicità lavorativa non compensano tuttavia l’incredibile superficialità mentale ed intellettuale; ho notato qui una cultura del denaro inimmaginabile: se da un lato questo stile di vita consumistico giova all’economia, dall’altro lato conosciamo tutti i limiti di un sistema di questo genere che a lungo termine porterà soltanto a un divario incolmabile tra i più abbienti e i poveri.

E quando ti accorgi che in una serata tra amici in un locale finisci per spendere poco meno della metà dello stipendio mensile dello stesso cameriere che vi ha servito, finisci per domandarti se quel divario non sia già diventato irrecuperabile.
Allo stesso modo, intuisci che chiunque decida di trasferirsi in Sri Lanka – dal pensionato all’imprenditore – e possa vantare un’entrata estera o uno stipendio equivalente a quello europeo, può certamente condurre uno stile di vita più che benestante: si troverà però a vivere tanto agiatamente quanto alla superficie.

Il mio potrebbe sembrare il solito discorso radical chic – e non nego che possa anche esserlo – ma quando si riemerge da quasi due mesi di frivolezze, ci si ritrova in bocca il sapore amaro del disgusto per quel tipo di vita e, sì, un po’ anche per se stessi.

Qualcuno ha commentato il mio precedente post scrivendo che quelli che si trasferiscono a Dubai dopo poco tempo cominciano a dimenticarsi che il grattacielo dove lavorano è stato costruito con il lavoro di operai in condizioni disumane: ecco, è come se me ne fossi dimenticata anche io.
Ora, alla fine di tutto questo, mi rendo conto di non disdegnare ancora l’idea di trasferirmi in Sri Lanka in un prossimo futuro; è però un’eventualità a cui non penso senza che sia sempre accompagnata dalla legittima paura che tutto questo possa diventare la mia quotidianità.

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bibi |

io spero che colombo e limitrofi si sviluppi e tutti diventino ricchi, potrebbe essere un incentivo per tornare a casa vostra e lasciare respirare gli italiani.

Marco |

Secondo me è abbastanza difficile che uno nato e cresciuto in Italia se ne voglia andare, magari la terra di origine dei genitori lo incuriosisce, ma è comunque un posto straniero.

Paola |

Ciao Nadeesha, mi chiedevo se durante il tuo viaggio avessi meditato sulla possibilità di aprire una tua attività a Colombo. Non so come siano le procedure burocratiche, ma a quanto dici sembra che il Paese stia crescendo e che ci siano ampie ‘zone’ scoperte, dal turismo all’abbigliamento. Potrebbe essere una occasione da cogliere al volo. Se entro Luglio i dementi che stanno affondando l’Italia non troveranno risorse per scongiurare l’aumento IVA, il Paese tracollerà (mi chiedo se la gente legga i documenti prima di firmarli, comprese quelle minuscole clausole a piè pagina). Io ci penserei, se sei giovane e non hai legami potresti avere una bella opportunità a portata di mano.

Nadeesha |

@bibi: Un commento così pensato, profondo, motivato non ha bisogno di risposte; ho però un consiglio: prova a rileggere il post, potresti capire il senso del pezzo e fare un commento che sia pertinente… Forse. Saluti.

Marco |

Interessante, ovviamente un 2G oscilla fra il sentirsi 95% italiano ed il sentirsi 95% straniero, dipende dalla sensibilità individuale, ma anche dall’ambiente in cui si è cresciuti. Tu sei nata in Italia? Sei cresciuta in un ambiente costituito in prevalenza da tuoi connazionali? Di certo i centri delle grandi città tendono ad essere sempre più simili, ma mi chiedo quanto questa similitudine possa essere profonda.

Alessandra |

Bibi tutti i ragazzi e ragazze italiani, italiani da sempre o da una generazione o in attesa di esserlo, stanno seriamente pensando di migrare via dall’Italia appena completato il percorso di studi… e come dar loro torto?! Certo fa male pensare che lo Stato ed i loro genitori abbiano investito soldi e risorse che arricchiranno qualche altro Paese, ma certamente di questo non possiamo dar loro la colpa, o meglio siamo sull’orlo del baratro e se qualcuno riesce a fuggire fa bene. La colpa è dei politici che abbiamo avuto, ladri ed inetti che non hanno mai ridotto le loro entrate e gettoni nonostante manifesta inutilità del loro “lavoro”, di italiani furbetti che sono andati in pensione con stipendi maggiorati all’ultimo per prendere pensioni non corrispondenti a contributi versati, delle famose baby pensioni a 35-40 enni anni or sono che abbiamo sul groppone, insomma di gente che dichiara “incostituzionale” ridurre super pensioni da 10-20000 mila euro al mese e poi ritiene “costituzionale” allontanare l’età pensionistica a gente veramente usurata da anni e anni di lavoro reale e non da ciance di politici.. Questo ci ha rovinato e se non ridurranno questi previlegi come dar torto ai ventenni che non vogliono lavorare “a gratis” per mantenere pensionati con pensioni non corrispondenti a contributi versati per poi un giorno Far loro la fame quando saranno al posto di quei pensionati. Avessi 20 anni scapperei anch’io pur essendo italiana da sempre. Cosa ha fatto anche questo governo per togliere tali ingiustizie?’ Niente perché ha le mani legate, ricorrono alla corte costituzionale e quest’ultimi dichiarano “illegittimo” ridurre super pensioni, anche se il Paese va a picco per mantenere questi “Eletti”. Almeno fuori dall’Italia i soldi in genere li fa chi lo merita, ed ovunque, anzi, soprattutto in Italia li fanno a discapito dei poveri, rubando e rimanendo impuniti, sempre..vedi cronache sempre uguali su corrotti e collusi con mondo politico affaristico. In Italia serve la tessera di un qualche partito per arricchirsi e non la volontà di lavorare..

Nadeesha |

@Marco: In effetti è vero, se si è particolarmente legati all’Italia, è difficile andarsene; ma per me che non ho particolari legami in nessun luogo, una buona opportunità è sufficiente per partire. Poi, è normale che da nessun’altra parte mi sentirò culturalmente a casa come in Italia.

@Paola: Purtroppo (o per fortuna) faccio parte di quella categoria di persone che pensano che non si possa improvvisare un mestiere, quindi, penso che prima di imbarcarsi in qualsiasi avventura in SL, serva una base (nel mio caso una laurea). Dopo, coglierò qualunque occasione, in SL come altrove nel sud-est asiatico. Ciao!

Nadeesha |

@Marco: Io sono nata a Colombo, ma mi sono trasferita a Milano quando avevo 6 anni. Come ho scritto in un precedente pezzo, ho una famiglia italiana che ha praticamente adottato me e la mamma e, per vicende varie, non ho mai frequentato la comunità srilankese fino a un paio di anni fa. Il problema è che io, forse per la formazione scolastico, forse per l’ambiente in cui sono cresciuta, ho sia una mentalità, sia una cultura molto occidentale, eurocentrico, direi; faccio quindi fatica ad abituarmi a una cultura e a un modo di pensare così profondamente diversi dai miei!

Paola |

@ Nadeesha, secondo me fai bene. Guardati intorno, non porti limiti (ho conosciuto persone senza un soldo e senza laurea che hanno tirato su imprese), credo che tanti Paesi stiano crescendo e cambiando e se è vero che da un lato perderanno forse un po’ la loro unicità, dall’altro un benessere diffuso renderà il Mondo un posto più pacifico. Mi sono stupita di quanti maldiviani, dopo la liberalizzazione delle licenze turistiche, abbiano aperto bed&breakfast rivolgendosi a un segmento di clientela che prima avrebbe avuto difficoltà a trascorrere una vacanza nell’arcipelago. Ti auguro tanta fortuna e spero che anche il tuo sogno contribuisca a rendere il Mindo un posto migliore

Pier Francesco |

Cara Nadeesha,
La lettura dell’articolo suggerisce che fortunatamente non sei ancora arrivata allo stato di “expat” (o immigrata, a seconda dei punti di vista) italiana a Dubai, visto che comunque ti poni queste domande. 😉
Capisco le tue perplessità per come la situazione si sta evolvendo in Sri Lanka, tuttavia non dobbiamo dimenticare che il comportamento “superficiale” da te raccontato è il minimo che ci si possa aspettare in un Paese dove mettere insieme il pranzo con la cena era considerato un successo strepitoso (e credo lo sia ancora per molti, al di fuori della capitale). Se negli anni ’60 tu avessi parlato agli italiani contro l’industrializzazione e a favore della tutela ambientale, ti avrebbero risposto che per parlare così dovevi essere una miliardaria fancazzista che non aveva problemi nella vita, preoccupata soltanto di salvaguardare la vista mare della tua villa sul promontorio, e che non te ne fregava nulla del diritto al lavoro di milioni di persone.
Io credo che ogni società abbia esigenze diverse a seconda dei luoghi e dei tempi e, per alcuni aspetti, lo Sri Lanka come tutti i Paesi asiatico dallo sviluppo tumultuoso sono in uno stato simile all’Europa degli anni ’50 e ’60: enormi moltitudini che si sono rotte le balle di fare la fame e che hanno il pieno diritto di arricchirsi a più non posso e godersi la vita. Inoltre, non abbiamo alcun mezzo per cambiare questa mentalità, perché ogni discorso che potremmo fare noi “occidentali” contro i pericoli insiti in questo tipo di sviluppo verrebbero facilmente contestati come subdolo tentativo di bloccarlo : “E bravi! Quando vi sviluppavate voi, andava tutto bene e adesso che tocca a noi, ce la menate con le disuguaglianze e l’inquinamento?”.
Semmai, ci sarebbe da capire perché il “modello occidentale” viene giudicato fallimentare da molti occidentali e guardato con ammirazione ed emulato dagli altri. Mi chiedo sempre più spesso perché sui nostri media, è un continuo profluvio di parole come “decadenza”, “crisi”, “sintomi da tardo impero”, “fine della nostra civiltà”, mentre i giovani a Colombo ci guardano per pigliare ispirazione per il loro futuro. L’Umanità è davvero strana…

Giulio |

Bellissimo articolo complimenti! Una volta tanto un analisi intelligente e non superficiale bravissima Nadeesha!

Alessandra |

…un consiglio evitate il Qatar se …siete semplici operai edili..vige la Kafala che schiavizza i lavoratori ed impedisce di lasciare il paese una volta assunti alle dipendenze di qualche imprenditore…1200 morti per infarto ..non sono noccioline e neppure 12-16 ore di lavoro al giorno a 50 gradi ..all’ombra!!! Confermata la nomea di questo “paese” bello…fuori ma… È bello quello che è …insanguinato?? Mi viene in mente il Pakistan ed i due coniugi cristiani bruciati vivi dal proprio datore di lavoro ..nella fornace di mattoni , schiavizzati per prestiti e condannati a morte per presunta “blasfemia”… Come vale poco la vita umana in certi posti.. Mi viene in mente il servizio delle “Le iene” dell’altra sera ..ed un uomo che diceva alla ex moglie “..donna ringrazia Dio che ti ho picchiata…” !!! Pensateci ragazze, soprattutto , pensateci prima di lasciare questa vecchia Europa. C’è una ragazza siriana che è un esempio per tutte..mi sfugge il nome fa la giornalista ma ha scelto l’Europa e se non erro l’Italia ..fuggita a matrimonio combinato e ad una vita “imposta da altri” . Non so ma una donna penso che debba valutare con i piedi di piombo se valga la pena lasciare o no l’Europa per Paesi dove i diritti umani sono insomma insomma.. Capisco che la voglia di fuggire sia tanta e motivata ..con certi geni nella nostra politica ma altrove, secondo dove , è peggio. Io penso che le donne possano cambiare il mondo in meglio, quindi comunque in bocca al lupo e fatevi rispettare .

Marco |

Fare gli “expat” conviene se hai un minimo di qualifica.

bibi |

@alessandra.
non stò criticando il fatto che se ne vogliano andare, semplicemente vorrei che se ne andassero tutti, i laureati arroganti e i rurali che si lavano i piedi con le bottiglie d’acqua sui marciapiedi. gli spacciatori in blocco. e sai perchè? non abbiamo nessun bisogno di un’ondata di ignoranti, abbiamo già i nostrani, nè tantomeno di delinquenti, idem.
questa masnada di gente che viene qui convinta di continuare a vivere come se fossero a casa loro però richiedendo diritti come gli italiani non serve a nulla. senza contare quelle fumisterie sulla religione e sulle moschee e i lamenti contro gli italiani cattivi. credo che staremmo meglio senza stà gente rimasta al medioevo che contribuisce a rendere ancora di più irrespirabile l’aria di questo sfigatissimo paese.

Marco |

Non ho capito chi se ne dovrebbe andare. I miei colleghi? La ragazza di mio figlio? E perché mai?

gianluca |

@ bibi

A proposito di ignoranti…. ripassa il verbo “stare” … sciacquati la bocca … e se puoi … evita di autorappresentarti ! Perchè giusto per citarti “non abbiamo bisogno di nessuna ondata di ignoranti, abbiamo già i nostrani” !

vale |

Bibi ma sei italiano? sto e sta non si accentano

wif |

Invece dovrete tornare e portare un po’ di freschezza nei vostri Paesi d’origine. Sarebbe bellissimo per i vostri Paesi, secondo me. Potreste cambiarli in meglio e renderli attraenti come mete anche per noi europei, che ultimamente ce la caviamo malino…

jixiang |

La superficialita’ mentale ed intelletuale ed il materialismo sfrenato di cui parli sono molto in evidenza anche in Cina, dove vivo. Purtroppo alla rigidita’ mentale tradizionale si e’ unita una brama di denaro senza precedenti nel mondo.

Il ruolo di un Occidentale che vive in Asia, secondo me, e proprio quello di aiutare la gente a capire che i soldi non sono tutto nella vita.