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Dal Canada all’Italia: caro Panebianco, per favore sui giornali non scriva cose dell’altro mondo

di Valentina Gaddi

Caro Professor Panebianco, site

ammetto di essermi approcciata al suo articolo “Troppe ipocrisie sugli immigrati” con grandi aspettative, discount visto il curioso e ambizioso titolo.
Non credo in 1500 caratteri di poter riassumere tutto il mio pensiero, troche e vorrei poter avere la fortuna, come lei ha, di avere un’intera pagina di giornale a mia disposizione, per poter replicare.

Per replicare e dire che, paradossalmente, il suo articolo è un condensato di tutte le ipocrisie dicibili sull’immigrazione. È un elogio ad un razzismo di Stato, che si arroga il diritto di scegliere quali sono i buoni immigrati (cristiani ortodossi, ben istruiti e quindi facilmente “integrabili”) e quali i cattivi immigrati (quelli che lei chiama “islamici”, ma mi dispiace correggerla, la parola esatta in italiano è musulmani; ma anche quelli ‘non qualificati’).

È un pensiero astorico, che getta nel dimenticatoio buona parte della storia coloniale occidentale (o anche solo italiana, se è del nostro paese che vogliamo parlare) e che ancora non vuole fare i conti con il debito che abbiamo con il Sud del mondo, con il fatto che la nostra ricchezza e? stata – ed e? – costruita a spese degli ‘altri’.
Quegli altri che ora vengono a bussare alle nostre porte, ma a cui ancora una volta diciamo «Spiacenti, non c’è posto per voi nella nostra cara democrazia».

Sono pienamente d’accordo con Lei che l’accoglienza,nella sua declinazione cattolica o laica, non sia una possibile soluzione.
È una prospettiva che non fa che riprodurre altre ipocrisie:che noi siamo i “buoni”,che loro “poverini” devono essere aiutati e che dall’alto del nostro buon cuore non possiamo sottrarci a questo fardello (dell’uomo bianco, mi verrebbe da aggiungere).

Tralasciando il fatto che,optando per una “razionalizzazione” della questione e volendo fare un chiaro distinguo tra “accoglienza” e “convenienza”,il suo discorso si fa a piu? riprese linguisticamente confuso,proprio sull’utilizzo del termine “accoglienza” («faremmo star bene anche gli immigrati che accogliamo», «quanti se ne possono accogliere?»),vorrei soffermarmi sull’ultima ipocrisia di quest’articolo. E cioe? che oltre a queste due opzioni, la nostra Italia sembrerebbe non avere alternative.
Questa è la piu? grande bugia che ci sia mai stata raccontata,e che dall’alto dei discorsi politici e giornalistici, fino al basso dei bar di paese, si continua a raccontarci.

Dalle sue parole (ma le assicuro che non e? il primo), sembrerebbe che o decidiamo di accogliere con amore (cristiano) gli immigrati,o non ci resta che allinearci ad una logica di convenienza (razzista e capitalista) e scegliere chi ci fa piu? comodo.

Ora, mi piacerebbe che gli italiani e le italiane possano credere che di alternative per costruire un mondo piu? giusto e piu? rispettoso della dignita? di ogni essere umano, ne esistano ben piu? delle due citate. O, alla peggio, che se non ne esistono, l’unico vero imperativo e l’unico vero obbligo che abbiamo, è quello di pensarle.
Per noi, per chi ha resistito per creare questa maltrattata democrazia, ma soprattutto,per chi verra? dopo di noi.

Valentina Gaddi
Collaboratrice presso la Chaire de Recherche du Canada en E?tude de Pluralisme Religieux (Universite? de Montre?al).
Laureanda in Relazioni Internazionali Comparate (Universita? Ca’ Foscari di Venezia)

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Hendioke |

“E’ un elogio ad un razzismo di Stato, che si arroga il diritto di scegliere quali sono i buoni immigrati (cristiani ortodossi, ben istruiti e quindi facilmente “integrabili”) e quali i cattivi immigrati (quelli che lei chiama “islamici”, ma mi dispiace correggerla, la parola esatta in italiano é musulmani; ma anche quelli ‘non qualificati’).”

Su questo punto mi sembra tu abbia frainteso Panebianco il cui articolo, in questa parte, può essere considerato ben cinico ma non ipocrita.
I cristiani (ortodossi o meno) per Panebianco non sono più facilmente integrabili in quanto più istruiti, ma in quanto cristiani: ovverosia con un retroterra culturale più vicino al nostro.
I musulmani, invece, sono più difficilmente integrabili in quanto la diversa religione li dota di un retroterra culturale diverso dal nostro.

Il livello di istruzione, nell’articolo di Panebianco, è un altro piano del discorso. Sia dai Paesi islamici che dai Paesi cristiani arrivano immigrati con ogni grado possibile di istruzione (dal manovale al medico chirurgo). Panebianco sostiene che, in un ottica di convenzienza, non è il caso di accogliere troppi lavoratori poco qualificati in un momento in cui la nostra economia dovrebbe evolversi verso l’industria d’eccellenza altamente qualificata.

Poi il discorso di Panebianco si può criticare sotto vari aspetti. Si può decidere che un’ottica convenientista per affrotnare il problema dell’immigrazione sia intrinsecamente razzista, si può ragionare se veramente gli islamici sono intrinsecamente più difficili da integrare o se è con i giusti accorgimenti alle politiche di integrazione e ai rapporti fra loro e le istituzioni (ad esempio, gli italiani la smettiono di impedire loro di costruire le moschee e loro si dotano di una rappresentanza unitaria) la loro integrazione sdiverrebbe facile tanto quanto quella degli immigrati cristiani ecc.

Insomma, a me non è parso ipocrita il suo articolo, pur restando molto criticabile.

Pier Francesco |

Sono perfettamente d’accordo con Hendioke: Panebianco è stato cinico ma tutt’altro che ipocrita, che poi è il suo esatto contrario.
Panebianco è molto criticabile nel suo desiderio di voler selezionare gli immigrati in base all’area culturale, al titolo di studio o alle competenze professionali perché non tiene conto che le migrazioni nascono spesso da condizioni drammatiche nei Paesi di origine: in genere, l’avvocato benestante del Cairo non emigra, musulmano o copto che sia. Quello di Panebianco è un desiderio comprensibile ma del tutto velleitario, se non si risolvono alla radice e in loco i problemi che generano le migrazioni; inoltre, il nostro Paese è in una posizione geografica molto esposta a essere la meta dei flussi da ogni parte, e quindi difficilmente controllabili.
Ripeto, comunque, che Panebianco può essere accusato di cinismo ma non di ipocrisia: l’ipocrisia è semmai quella del buonismo politicamente corretto che fa finta di vedere che i problemi non esistono, che l’emigrazione/immigrazione porta con sé solo vantaggi e altre cose.
Personalmente, trovo invece un po’ ipocrite le considerazioni della dott.ssa Gaddi, che mi pare ignorare i problemi e tira fuori dalla naftalina idee del terzomondismo che erano già superate negli anni ’80 e la cui applicazione non credo che aiutino a migliorare la situazione dei migranti.

Sulle modalità con le quali è stata costruita la nostra ricchezza, ci sarebbe da discutere molto. Non ho capito se la dott.ssa Gaddi si riferisse all’Italia in particolare o all’Occidente in senso generale ma spero che anche lei riconosca che tanta parte del nostro benessere (che si sta lentamente erodendo sotto i colpi della crisi) è stata creata con la ricostruzione del Dopoguerra da parte degli Italiani, che non hanno potuto giovarsi di alcuna colonia (né dal punto di vista materiale né di risorse umane), dato che quelle poche che avevamo erano state perse durante la sciagurata guerra di regime, a differenza di altre nazioni come Inghilterra e Francia.
Se invece guardiamo al tempo presente, so benissimo che molti componenti del PC, col quale sto scrivendo queste righe, sono costruiti dal lavoro di operai semi-schiavi in qualche lontano Paese del Sud-est asiatico ma il problema è in questo caso diverso e semmai ne potremmo discutere in un altro articolo.

renzo |

Se non c’è un’identità di fede da conservare allora tanto vale che questi giovani vadano in gita con gli altri italiani…queste sone le parole di Mariam dei GMI scritte un post fa
Valentina se dall’alto delle tue recherche sai proporre una lettura di felice convivenza con simili persone che tra l’altre cose esigono la cittadinanza sarò felice di ascoltarti.
A tutti i 2g,se vi danno la cittadinanza vi toccherà andare in giro come italiani…ci avete mai pensato?

salvatore |

concordo pienamente con hendioke e pier francesco (che ha detto in modo educato ciò che io avrei detto sbroccando, ma lui riesce a mantenere la calma 😀 ) e, prendendo spunto anche da quanto riportato da renzo su un commento precedente, mi chiedo per quanto tempo dovremo sentire e subire il doppiopesismo che spesso si ammanta di razionalità e diritti universali di chi è colluso con le peggiori idee e pratiche attualmente in circolazione nel mondo.

Valentina* |

Caro Hendioke,
grazie per il tuo commento. Credo che la mia parentesi (cristiani ortodossi, ben istruiti e quindi facilmente “integrabili” ) sia stata fraintesa. Cerco di spiegarmi in un altro modo: non credo, come tu scrivi interpretando la mia frase, che i cristiani (ortodossi o meno) sono più facilmente “integrabili” in quanto più istruiti. Al contrario, e proprio come dici tu, i cristiani sarebbero più “integrabili” perché cristiani, e quindi “con un retroterra culturale più vicino al nostro”, per citarti. Di conseguenza, l’esatto opposto vale per i musulmani. Meno “integrabili” perché culturalmente più lontani. Il punto critico é esattamente questo. A parte il fatto che questo dato andrebbe verificato, questo ragionamento é frutto di una semplificazione incredibile in cui non solo mettiamo in un grande contenitore tutti i musulmani (che sappiamo bene prevenire da paesi diversi e con retroterra socio economici variabili ), ma in più costruiamo una gerarchia tra le “religioni”, scegliendo quelle che più ci assomigliano e quindi che ci fanno comodo (e ritorniamo alla logica della convenienza di Panebianco). Quella dell’istruzione é una variabile che si aggiunge poi a questo dato e che va ancora di più a strutturare questa gerarchia: i poveri e non istruiti, non li vogliamo, che restino dove sono. Se siete istruiti e qualificati, e quindi potete servire a “far evolvere la nostra economia verso industria d’eccellenza altamente qualificata”, per parafrasarti ancora una volta, benvenuti. Ora, non dico che la nostra industria non debba evolversi, ma la mia domanda é: deve farlo ancora una volta a spese degli altri? Non sono possibili altre soluzioni?

E mi collego qui al commento di PierFrancesco. Non sono d’accordo che ci emigra parte sempre da situazioni drammatiche, le cause alla base della scelta di emigrare sono molteplici, tra cui anche quella che nomini tu. Tuttavia, direi piuttosto che chi emigra, é perché sogna un futuro migliore, perché ha delle ambizioni, e questa prospettiva, grazie al cielo, é qualcosa che puo’ essere condivisa da persone dai più disparati livelli sociali. Non credo che mi si possa accusare di “buonismo”, perché se guardi bene, nel mio articolo anche questo buonismo é criticato. Non sono per un “poverini dobbiamo aiutarli”, come appare essere l’unica alternativa offertaci da Panebianco, e nel cui dualismo di prospettive pare siamo ancora incastrati qui. E ancora meno penso che le migrazioni portino sono vantaggi. Credo di saperlo molto bene, vista la mia esperienza da migrante. So bene che é un fenomeno complesso, che porta con sé problematiche altrettanto complesse. Quello che mi domando nel mio articolo é, semplicemente, dobbiamo essere obbligati a scegliere tra il pensare (ancora) al nostro interesse o ad accoglierli perché siamo “buoni”? Oppure un’alternativa é possibile? Non ho una soluzione in tasca, ma mi rifiuto di pensare che le sole risposte valide siano quelle offerteci da Panebianco (ma non solo..). E voi?

Mario |

@ Hendioke e Pier Francesco : condivido i vostri interventi tranne due punti. Angelo Panebianco, il cui pensiero condivido, ha fatto riferimento alla necessità di mano d’opera qualificata dall’estero ed anche alla necessità di mano d’opera non qualificata sempre dall’estero, il confine tra le due grandi categorie non è sempre facile, un bravissimo ed aggiornatissimo lattoniere marocchino è qualificato o no? Panebianco semplicemente rileva che la cosiddetta mano d’opera qualificata stenta sempre più ad essere coperta da italiani autoctoni, nonostante la gravissima crisi ci sono molte realtà di successo che offrono lavoro o devono rimpiazzare i lavoratori che vanno in pensione, ma non trovano chi abbia quelle competenze o la voglia per svolgere quel lavoro. A parte la diminuzione dei giovani per il bassissimo tasso di fertilità da decenni che dimezza ogni generazione il numero delle madri potenziali, è anche vero che siamo il paese con 300.000 avvocati ed in cui si è disprezzato per decenni il lavoro manuale, ed in cui molto più che in passato chi frequenta un buon istituto tecnico, conseguito il diploma, anzichè cercare/trovare lavoro o perfezionarsi in quell’ambito, preferisce o viene indotto da una mentalità demenziale ad andare all’università e iniziare un lungo e indeterminato percorso di studi che spesso si rivela senza uscita ed una perdita di troppo tempo nonostante la laurea. Io fisserei dei vincoli anche normativi. Quanto alla cosiddetta manodopera non qualificata, Panebianco ha solo detto che non deve essere troppa, non ha detto che non serve o che fa male. E credo che Panebianco sia perfettamente consapevole che la manodopera più o meno qualificata non esaurisce le tipologie di lavoro degli immigrati: basta guardare la realtà e la vita di ognuno di noi giorno per giorno. Non credo nemmeno che Panebianco come affermato da Handioke ritenga che non sia il caso di accogliere troppi lavoratori poco qualificati “in un momento in cui la nostra economia dovrebbe evolversi verso l’industria d’eccellenza altamente qualificati” (tutta l’eccellenza qualificata che io ho in casa non è prodotta in Italia, quella tecnologica è prodotta in Cina da aziende sempre più cinesi e meno delocalizzate là: io mi preoccuperei anche di garantirmi l’autosufficienza alimentare senza aprire le frontiere a tutti come vogliono le anime belle). L’altro punto che non condivido è il riferimento alla necessità che i musulmani si dotino di una rappresentanza unica. Io penso che sia impossibile, la realtà dei musulmani è molto, troppo variegata, a parte quelli relativamente laici e i pochi davvero laici, anche a livello di pratica religiosa esiste una realtà sottostante, radicata, che non è interessata a conquistare il controllo della comunità nè a farsi bella sui media e nei confronti delle istituzioni che va ben oltre le associazioni che si fanno vedere con insistenza. Più che di rappresentanza unitaria credo che i musulmani andrebbero considerati come persone con tutto quello che comporta e non come delle macchinette che per sapere cosa vogliono basta chiamare il capo o il capetto che parla a nome di tutti i musulmani: piuttosto si estraggano a caso 50 persone che si reputano musulmane e si parli con loro, come con studiosi, associazioni, Yalla Italia….Chi ritiene che i musulmani siano uno spazio da occupare e guidare va mandato a c….

giorgio |

Ha detto bene Hendioke e anche Pierfrancesco (che le ha dato il titolo di dottore pur essendo laureanda, lo ringrazi per l’augurio, a cui mi unisco, ma forse ha già un’altra laurea)
La vecchia storia del cattivo occidentale colonialista è trita e sbagliata, in breve è un atteggiamento, politicamente corretto, ma pur sempre un atteggiamento.
La Storia è fatta di conquiste, massacri, ed ancor oggi, nel terzo millennio, assistiamo a queste atrocità a cui i cosiddetti -esseri superiori-, tali si considerano gli umani, dovrebbero, in ragione della loro presunta intelligenza, aver rinunciato da tempo.

Perciò lasciamo perdere il discorso anticolonialista, fuori luogo e semmai, se proprio vogliamo parlare di colonialismo, analizziamo le nuove emergenze dell’immigrazione verso l’Europa, vero atto di colonizzazione culturale, lo diceva già Gheddafi, e non solo, col famoso “ vi conquisteremo col ventre delle vostre ( o nostre) donne”.

Il dato quantitativo è la prima considerazione da fare, non è comprensibile infatti come potrebbe essere attuata un’accoglienza senza limite, lei è in grado di indicarne uno?
Ne dubito.
Tant’è che esistono previsioni statistiche relative al collasso demografico, preso globalmente e preso localmente.
E indicano in venti miliardi il limite tollerabile dal globo, come ritiene che ci si possa fermare prima di quella soglia se le religioni sono abbarbicate a scemenze come -crescete e moltiplicatevi- oppure come fa l’islam, -la donna deve partorire almeno cinque figli-?
Certo in tempi passati queste prescrizioni si riferivano a mortalità accentuate, ma ora sarebbe, sarà, una vera catastrofe.

E il discorso sul piano locale , l’Italia, è identico anzi reso ancor più problematico per il già elevato rapporto abitanti/Kmquadrato.

Inoltre, come può un paese come il nostro, dove il 40% dei giovani non ha lavoro e dove le aziende chiudono anziché espandersi, accogliere forza lavoro?
E perché gli italiani dovrebbero non voler riservare a loro stessi i posti migliori anziché distribuirli a caso fra gli immigrati?

La sua logica è debole cara Valentina ed è buonista contrariamente a ciò che afferma, anzi non pare neppure logica ma -partito preso- , preso da una facoltà dove si insegnano lingue orientali, di cui non è nota l’obbiettività politica.
D’altronde il suo è uno sfogo inutile visto che non ci propone alcuna soluzione, se voleva farci sapere che lei non sa interpretare le, sagge, parole di Panebianco, ok ora lo sappiamo, ma non sappiamo cosa lei pensa di proporre.

Per fare un discorso come il suo deve portare dati, analisi statistiche e probabilistiche, sia sotto il profilo economico che demografico, viceversa il suo disappunto resta un libello senza alcun peso, come infatti, a mio giudizio, è.

marco |

Io non ho letto l’articolo di panebianco, ma se è come leggo dai vostri commenti io concordo pienamente.

Riequilibrare l’immigrazione da paesi più affini culturalmente all’Italia non è affatto una cretinata, nei vostri commenti dite che Panebianco si riferisce ai paesi dell’est europa perché ortodossi, ma io vi dico che si potebbe incoraggiare i tantissimi dal sud america, in quanto spesso con discendenza italiana, parlano lo spagnolo che è molto simile all’italiano e magari venendo da una cultura cattolica (non che sia importante) possono essere molto più simili a noi culturalmente, oltre che infine essere giovani e mentalmente più liberali di altre culture apertamente retrograde.

Vediamo le esperienze degli altri paesi europei cosa hanno portato, i magrebini in Francia essendo una comunità dominante, impone grossi problemi di natura sociale vedi nelle banlieu, vedi la segregazione a cui sono sottoposte le ragazze di origine magrebina che non vanno più al mare in costume, i ristoranti che sono costretti a chiudere o oscure la vetrine nei quartieri a maggioranza musulmana durante il ramadam. Inoltre la disoccupazione dei francesi di origine magrebina è molto più alta di quella degli autoctoni, in quanto le aziende francesi scartano i cv di queste persone appena li ricevono in quanto sembra che avanzino particolari problematiche rispetto agli altri gruppi etnici.

Lo stesso accade in Inghilterra con la comunità pakistana e del bangladesh, se andate in giro nel centro Inghilterra vedrete intere zone con più ragazze con il velo che senza, barbe lunghe e cosi via. La segregazione di genere sta aumentando anche li perché i genitori di queste ragazze pretendono anche nelle scuole statali la separazione di genere, le mandano spose a 16/17 anni in pakistan e le fanno tornare con marito a seguito che riceve la cittadinanza, in giro per Londra est girano le milizie islamiche, giovani che picchiano chi beve alcol per strada oppure non hanno atteggiamenti consoni a quello “loro” credono sia giusto, ..e non mi dilungo ulteriormente.

Questi due esempi sono solo accennati per problematicità, ma ne esistono anche molti altri.

Parliamo invece di una nazione che è un po’ la terra promessa, ricca di lavoro, opportunità, alta qualità della vita e così via.
Parliamo dell’Australia, che già da molti anni pratica l’immigrazione selettiva, dove per entrare e vivere stabilmente esiste un punteggio a seconda del titolo di studio, della qualità dei titoli …in pratica la laurea in sociologia vale molto meno della laurea in ingegneria delle telecomunicazioni, in quanto di sociologi non servono molti ….di ingegneri hanno penuria. Questo vale anche per settori dove non è richiesta alta formazione scolastica ma specializzazione.

A tutto ciò si deve aggiungere che in Australia per tutti quelli che non provengono da paesi madrelingua inglese, dopo 6 mesi dall’entrata nel paese, anche se si ha un regolare contratto si deve superare un esame non facile di lingua inglese e di conoscenza basilare delle leggi, pena l’espulsione dal paese.

Sembrerebbe che anche li la selezione sia fatta anche con preferenza da alcuni paesi per riequilibrare il numero dei diversi immigrati.

Vi ricordo che la marina militare australiana pattuglia e rimanda indietro i clandestini nelle barche provenienti dall’indonesia.

Un meccanismo simile lo applica il Giappone, dove addirittura scoraggiano l’immigrazione nel paese rigettando le richieste, quasi impossibile se si viene da aree mediorientali riuscire a stabilirsi li, in quanto ritenuti assolutamente non affini alla cultura nipponica e per tanto destabilizzante.

Nei paesi del golfo, la cittadinanza non viene concessa a nessuno, puoi essere li per anni, lavorare li, avere figli negli emirati, Kuwait, saudi arabia, qatar, senza mai essere cittadino, anche se si contrae matrimonio, timidissime aperture solo di facciata sembra che ne abbiano fatte, ma sono finte.

Mi fermo con gli esempi perché potrei annoiare, ma signorina Valentina sia il caso di guardare anche altro, perché questi discorsi terzomondisti, populisti, pieni di demagogia …non portano a nulla. Prima di tirare in ballo il colonialismo italiano (ricordo la battuta inglese che dice che siamo stati buoni a conquistare uno scatolo di sabbia “libia” senza nessuna risorsa), che fu solo disastroso per l’italia, mentre a Mogadiscio le uniche opere che hanno un senso sono quelle lasciate li dal fascismo, il resto sono tende nel deserto …e parlo da non fascista, insomma tirare in ballo certi argomenti c’è ne vuole.

Infine stia attenta li in Canada, che se continuano a far venire persone da alcune aree del mondo, dopo l’iran e l’arabia saudita, avrete la sharia anche li.

giorgio |

Optime! Marco
Un po’ di sano realismo.