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Giornata mondiale dell’Hijab: in cosa consiste?

di Zeina Ayache

Navigando sul web si finisce sempre per imbattersi in notizie che non possono far altro che sorprenderci!

Che sia nel bene o nel male, poco importa!

Ed ecco che oggi sono qui a raccontarvi della Giornata Mondiale dell’Hijab!

Il volantino dell’evento recita:
Il Primo Febbraio 2013 si terrà la Giornata Mondiale dell’Hijab.
In questa giornata invitiamo tutte le ragazze, di tutto il mondo, musulmane e non, ad indossare l’hijab per un giorno intero.
L’hijab è opprimente o liberatorio?
Perché non provare ad indossare un hijab per capirlo da sole?
Speriamo che questa possa essere una bella esperienza che vi porti a definire la libertà diversamente.

Seguiteci su Facebookhttps://www.facebook.com/WorldHijabDay
E per maggiori informazionihttp://worldhijabday.com

Sinceramente non riesco a capire l’obiettivo di questo iniziativa…soprattutto se prendo in esame la frase “Speriamo che questa possa essere una bella esperienza che vi porti a definire la libertà diversamente“!

Quale messaggio stanno cercando di veicolare? Che indossare l’hijab rende una donna più libera? (che sia essa anche non musulmana)

Personalmente solo all’idea di indossare un hijab, non posso far altro che sentirmi limitata. So di per certo che lo vivrei come uno strumento costrittivo per quella che è la mia personalità, senza contare che adoro i capelli al vento!

Trovo assurdo che si pubblicizzi l’utilizzo di un capo d’abbigliamento che, se per molte donne viene indossato per una libera scelta, per altre rappresenta un obbligo che violenta una libertà negata!

Credo che in certi contesti, nei quali ancora il rispetto alla donna viene consesso a seconda dei centimetri di pelle visibili, indossare l’hijab sia fondamentale per evitare insulti o, peggio ancora, avances indesiderate.

Sostengo invece che, in luoghi nei quali le donne sono assolutamente libere (libere davvero) di scegliere cosa indossare, chiedere loro di coprirsi con l’hijab (quando non lo si vorrebbe) sia da considerarsi al pari della tortura.

Detto questo, ovviamente trovo che ci debba essere il massimo rispetto nei confronti di tutte coloro che lo indossano per scelta.

Ma la Giornata Mondiale dell’Hijab, mi dispiace, non riesco proprio a capirla!

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Giada |

Cara Zeina,

io ho preso parte al “World hijab day” e ho raccontato la mia esperienza nel mio blog (ti tralascio i vari commenti, spesso poco carini, ricevuti).

Non ho letto l’invito ad indossare l’hijab al pari della tortura (indossarlo per un giorno proprio non lo è, al massimo potrebbe diventarlo se “l’esperimento” si prolunga nel tempo), ma come un invito a mettersi “nei panni dell’altro”. L’altro in questo caso è una donna musulmana che vive in Occidente. E che quindi è ripetutamente sottoposta a (pre)giudizi solo perché lo indossa.

Certo, l’utilizzo dell’hijab secondo me è da contestualizzare, e l’hijab negli ultimi anni si è sempre più connotato di strumentalizzazioni, anche politiche. Da una parte ci si trova di fronte a Paesi in cui le donne lottano per toglierselo (mi ricordo Fatima Mernissi nella sua “terrazza proibita”), dall’altra, qui in Italia ci troviamo di fronte donne che invece lo ritengono parte integrante della loro identità e vogliono essere accettate. Vediamo anche donne italiane convertite che lo portano con orgoglio, anche come segno di “ribellione” verso la società dell’apparenza, contro le varie veline e lo sfruttamento del corpo femminile alla tv. Le “rivoluzioni arabe” ci hanno poi mostrato che il portare l’hijab non necessariamente significa essere oppresse: quante le donne che riempivano le piazze! Quante quelle che lavorano e conducono una vita normale, come la nostra, con la sola differenza di portare in testa il velo…

per quanto riguarda il concetto di “libertà”, a dire il vero mi ha lasciata un po’ perplessa; però forse ho poi capito cosa intendessero, libertà di non essere perennemente giudicate per il proprio aspetto fisico… sappiamo purtroppo quanto conta nei colloqui di lavoro, e quante ragazze abbiano difficoltà perché non abbastanza belle, magre etc!

con ciò non voglio assolutamente dire che l’hijab sia la soluzione a tutti i mali o che possa rendere libere le donne… rimango sempre dell’opinione che una donna deve essere libera di fare le sue scelte, qualsiasi esse siano…

Zeina |

@Giada

Ciao Giada!!
Non ho detto che indossare l’hijab sia paragonabile ad una tortura sempre e comunque, ma ‘Sostengo invece che, in luoghi nei quali le donne sono assolutamente libere (libere davvero) di scegliere cosa indossare, chiedere loro di coprirsi con l’hijab (quando non lo si vorrebbe) sia da considerarsi al pari della tortura’.
Trovo assurdo che si pubblicizzi l’utilizzo di un indumento che per certe donne è simbolo di privazione!
Non mi sentirei mai di ideare un evento che inviti chiunque a fare un qualcosa che per me è naturale, ma che per altri è una tortura!
Eh sì…una coercizione!
La ‘Giornata mondiale dell’Hijab’ non la trovo rispettosa nei confronti di tutte quelle donne, e bambine, che subiscono violenze perché non vogliono indossare l’hijab (quando gli va bene che si tratti ‘solo’ dell’hijab).
Non mi si può dire ‘Speriamo che questa possa essere una bella esperienza che vi porti a definire la libertà diversamente’.
Se vuoi parlare di libertà allora organizzi una giornata a favore della libertà!
Dove difendi tutte quelle donne, anche quelle che non vorrebbero indossare l’hijab, ma che ne sono costrette!!
Sono d’accordo con te quando mi parli di libertà di indossarlo!!!
Sono la prima a sostenere la libera scelta e non penso che l’hijab venga indossato sempre e comunque per obbligo, anzi, molte sono le donne che ne vanno fiere.
Ma la lotta per la libertà ad indossare un hijab non può essere paragonata alla lotta per la libertà a non indossarlo!

Ema |

io sono dell’idea che se è una libera scelta di chi se lo mette allora va bene, se diventa una sorta di imposizione da parte di religione o di leader di turno allora questa imposizione religiosa è una vaccata di merda o il leader di turno è un capo di merda, e che si offenda pure chiunque che per imporre qualcosa si mette in bocca frasi del tipo “eh ma la LIBERTà delle scelte religiose va rispettata” va rispettata un cazzo obblighi qualcuno a vivere male parandoti il culo dietro la religione? sei un porco. Scusate il linguaggio 😀

Giada |

@ Zeina, purtroppo è vero, sono “lotte” completamente diverse 🙁

salvatore |

forse qualcuna lo ha anticipato, il giorno dell’Hijab, dato che ieri al supermercato mentre facevo la spesa si son presentati barbudos con vestito di ordinanza, con fanciulle con Hijab a seguito, nonostante sia vietatissimo nei luoghi pubblici dove vi siano telecamere…. (non sto scherzando, la gente era sconcertata anche dall’arroganza dei tizi e da come si comportavano all’interno del supermercato, sembravano una falange salafita)

Oltre a condividere pienamente il pensiero di zeina, vorrei far notare che semplicemente, nei paesi dove vige la libertà (e quindi la riconoscibilità degli individui) non ci si veste con l’Hijab, punto. E poi finiamola di dire che è simbolo di diversa libertà, ma facciamoci furbi o almeno non offendiamo le donne che ogni giorno subiscono insulti e abuso perchè, come diceva giustamente zeina, ci sono luoghi (e persone che hanno quella cultura, anche residenti in altre nazioni) dove il rispetto della persona si misura in centimetri di pelle visibile.

L’Hijab sarà libera scelta solo quando si vedrà una tizia indossarlo uscire come tutte le altre, senza uomini a seguito che la controllino, e senza far gruppo. Se vedo una ragazza da sola in biblioteca, che magari si prende parlascherzando del pià de del meno con altre o altri nei tavoli vicini, uomini o donne, allora dirò che è una scelta libera , ma comunque non accettabile in paesi come il nostro (se tu midai un pugno sul bus devo vedere chi ca..spita sei, e le telecamere ti devono riprendere), ovvero quelli liberi e dove nella carta di identità non vi è la religione o dove non vi sono pene diverse a seconda che si violenti una vergine o una che non lo è (marocco, riforma del codice pensale sulla violenza di genere) o si giustifica il “delitto di onore” dei familiari (giordania, for example).

E poi una cosa veramente fastidiosa di queste propagande è quella di voler sempre giudicare le scelte degli altri, in questo caso delle ragazze senza Hijab, come dettate da ignoranza e prevenzione, da parte poi di chi, in nome di ste cose, ha poi legislazioni e idee stomachevoli (avete presente tutti gli stupri in bangladesh fatti da devoti ai danni delle minoranze, vi è una commissione permanente onu che li documenta impotente da anni, come in pakistann).

Se questa è l’idea di alcuni di tolleranza e integrazione, ci sta solo portando al disastro

Giada |

Salvatore, l’evento è già passato, era il primo febbraio, non marzo 😉

L’hijab non vieta la riconoscibilità degli individui: forse ti stai confondendo con il niqab, che lascia scoperti solo gli occhi delle donne, e quindi non permette il riconoscimento… ma non mi pare che con l’hijab sia la stessa cosa…

io ho visto ragazze che lo indossano parlare liberamente con donne e uomini, sia qui in Italia che in un paese musulmano (Marocco). non avevano uomini al seguito che li controllavano…ho un’amica che indossa l’hijab ed è in Erasmus in Inghilterra, da sola… certo ci sono Paesi che violano i diritti delle donne utilizzando anche l’hijab…

secondo me il senso dell’evento non era giudicare gli altri, ma chiedere solamente di mettersi nei panni dell’altro per un giorno…vedere come cambiano e come reagiscono le persone…

salvatore |

touche giada sul niqab, che era proprio quello che avevo visto ieri (rigorisamente vietato ribadisco, ma ovviamente chi è ispirato se ne fotte), ma la cosa è evidente che a te sia importata poco dato che sembri dalla risposta non averne capito la gravità, o semplicemente non te ne importa.

Rra l’altro quello che indossano le ragazze sulla foto è ovviamente il niqab, non ti sembra strano che siano proprio queste signorine a parlare di hijba? Sul resto, mantengo esattamente la mia posizione (relativamente al niqab, obviously) e ti invito a metterti anche tu nei panni di quelle ragazze che invece sono discriminate, umiliate e intimorite perchè non lo indossano, qualsiasi cosa debbano indossare.

Poi ti vorrei ricordare che non è reato ma libertà insossare il fazzoletto, e non è mi pare nessuna sia discriminata qui per indossarlo, per cui parlare di “libertà negata” o di diversa libertà come fai tu mi sembra, ribadisco, una falsità assoluta perchè nessuno la nega (ovviamente col fazzoletto in testa non vai a fare la poliziotta perchè non daresti l’immagine di essere imparziale come lo stato deve essere, altrimenti consentiamo tutti i simboli religiosi ed etiri ma allora le forze dell’ordine sarebbero compagnie di ventura…) la libertà di uscirci. Quel che si nega, è che sia una cosa migliore che non uscirci senza e non capisco francamente l’arroganza della proposta sulla giornata: allora per par condicio le donne con hijab, niqab ecc dovrebbero andare nuve per provar quel che si prova? non credi che se si facesse una proposta così saresti la prima a urlarne? io non sopporto i due pesi e due misure e il falso relativismo, e tra l’altro non ti ho mica sentito condannare fermamente gli esempi che citavo prima, oppure dire che sono falsi. Semplicemente hai ignorato il tutto giocando sui termini, dato che era evidente che il discorso vertesse sulla copertura totale, anche la foto ne era indicativa, mica sul fazzoletto che porta in testa la mia vicina di casa

Zeina |

@Salvatore

Ciao Salvatore.
Mi sento in dover chiarire un punto: io non ho nulla contro l’hijab!

E le ragazze che lo indossano, per scelta, vivono vite serenissime e normalissime, non tutte le ragazze che indossano l’hijab sono oppresse!!!

Indossare l’hijab non vuol dire non poter parlare con gli uomini o non poter uscire, quello che dici tu dipende dalla persona non dai capi d’abbigliamento che indossa!

Davvero, è importante che tu sia consapevole di questo!

L’hijab non è uno strumento di tortura a prescindere!

E ha ragione Giada quando dice: ‘libertà di non essere perennemente giudicate per il proprio aspetto fisico… sappiamo purtroppo quanto conta nei colloqui di lavoro, e quante ragazze abbiano difficoltà perché non abbastanza belle, magre etc!’.

Troppo spesso accade che le persone diano per scontato che una ragazza che indossa l’hijab sia oppressa!
Ma non è così, in molti casi si tratta di una libera scelta che può essere condivisa, o meno.

Certamente una donna con l’hijab non deve, ne dovrà mai, essere discriminata per questa sua scelta.

Pier Francesco |

Ciao a tutti,
Secondo me bisogna fare una distinzione importante tra la manifestazione e l’hijab in sé.
Da quanto ho capito, l’hijab dovrebbe essere un segno di devozione e spiritualità e mi sembra che l’idea di organizzare questo tipo di manifestazione lo svilisca: non è mica una cosa che dici “provalo e vedi come ti sta”, bensì ha un significato molto profondo. Io penso che le prime ad arrabbiarsi per questo genere di manifestazioni dovrebbero essere le donne musulmane,invece sono addirittura loro che l’hanno organizzata.
Credo che l’articolo di Zeina si riferisse alla manifestazione, non tanto all’hijab in sé.

salvatore |

@zeina, giada, ovviamente avevo preso una cantonata e parlavo nel niqab, per cui tutto quel che ho detto riferitelo ovviamente al niqab, che peraltro, è il capo indossato nella foto di corredo, è da ciò che è nato l’equivoco (quindi tutto il mio scontro era da intendersi lì) 🙂

sul resto, io rimango della mia opinione sulle altre cose espresse, dato che le vittime di chi crede che le donne senza il velo siano prostitute o valgano meno non hanno voce (e ribadisco i riferimenti di prima su bangladesh, pakistan e anche su molti altri stati) io volevo solo dire, e ribadire che dar per scontato che un simbolo migliori la percezione delle donne equivale a dire che chi non lo usa allora si presta al gioco della mercificazione del proprio aspetto, e apre le porte come discorso alla giustificazione delle violenze e degli abusi (ci ricordiamo tuti vero la sclassica scusa “il suo modo di vestire mi ha provocato”? ecco signore, dire che mettersi il velo eviti la mercificazione femminile e la sua soggezione all’estetica nella società dell’immagine equivale esattamente a dar adito a quel pensiero, scelta liberissima ma ovviamente pienamente opinabile).

Io non ho nulla contro una persona per come si veste e per quel che crede (se le sue credenze non implicano ovviamente una mia limitazione), ma ho molto contro chi si nasconde dietro la libertà per giudicare il pensiero e lo stile di vita degli altri, come in questo caso quando si invitan tutti a mettersi un capo religioso

Sabika SP |

Ciao Zeina!
“Ma la lotta per la libertà ad indossare un hijab non può essere paragonata alla lotta per la libertà a non indossarlo!”
Non capisco perché non possono essere paragonate le due cose. Siamo tutti d’accordo sul fatto che vada tutelata la libertà e le scelte personali, quindi se una donna sceglie di indossare il hijab e le viene proibito, lei non è più libera. Come non lo è una donna che sceglie di non indossarlo ma a cui viene imposto. A me sembra proprio la stessa lotta per la “libertà”. Se poi tu non sei d’accordo con l’uso del hijab a priori, forse tendi a trovare più giusta la seconda rispetto alla prima. Non so..

Zeina |

@Sabika
Ciao!!
Partirei con il riprendere una frase scritta da me tra i commenti:
‘Mi sento in dover chiarire un punto: io non ho nulla contro l’hijab!’
o ancora ‘Detto questo, ovviamente trovo che ci debba essere il massimo rispetto nei confronti di tutte coloro che lo indossano per scelta’.

Quindi è chiaro quanto le mie opinioni non siano relative ad una mia opposizione all’hijab in generale.

Ritengo che siano molte più le donne che soffrono perché obbligate a vivere con imposizioni religiose che non sentono loro, piuttosto che donne che non riescono a vivere la religione come vorrebbero, e credo sia difficile darmi torto su questo punto…

La lotta per la libertà di una donna a non indossare l’hijab, così come di non dover per forza stare a regole religiose che non condivide, sia più complessa di quella per coloro alle quali viene vietato di indossare l’hijab (e vorrei capire in quali contesti sia mai stato imposto il divieto di indossare l’hijab).

Sono entrambe ‘lotte per la libertà’ ma sono due libertà diverse!

È come paragonare la libertà di un’adolescente che vuole uscire con gli amici, dalla libertà di un’adolescente che vuole uscire e ubriacarsi con gli amici.

Io mi sentirei di difendere di più la ragazza alla quale non è permesso uscire, piuttosto di quella alla quale non è permesso ubriacarsi…

Zeina |

@ Pier Francesco
Ciao!!

Ti ringrazio per aver compreso il senso del mio articolo…
non si tratta di hijab si o no (perché come ho già spiegato penso che ognuno sia libero di fare ciò che crede opportuno per sé), ma di capire se sia giusto festeggiare un indumento che per molte donne è in realtà simbolo di oppressione.

Mario |

Trovo abbastanza estenuante questo continuo sforzo dei professionisti e delle professioniste dell’hijab di voler affermare nello spazio pubblico e istituzionale che l’hijab è una prescrizione divina. Hanno davvero rotto. Mi ricordano un disco rotto che si imballa e non va avanti. Che rottura di….Ho dato un’ occhiata al sito e su facebook ed ho avuto conferma che, come tutti gli altri promotori di iniziative analoghe , aspirano al Califfato e fanno riferimento a predicatori islamisti/salafiti/wahabiti/movimenti panislamisti pro-califfato. Ritengo che preferiscano 100 hijab in più ben visibili e strillati a 100 morti di fame in meno. Un’ideologia totalizzante e totalitaria ha bisogno di simboli, anche le veline (poverette, se lo sapessero…) hanno contribuito a fare dell’hijab “la bandiera dell’Islam”, come affermano con orgoglio tante giovani donne acculturate fiere del loro hijab. Credo che in Italia ci siano anche donne velate migliori di chi ha promosso questa iniziativa.

Giada |

Ciao Salvatore,
scusa se ieri non ho più risposto, ma ero un po’ presa 🙂
ad ogni modo non volevo ignorare il resto del tuo discorso; semplicemente nel mio commento precedente ho voluto puntualizzare le cose su cui non ero d’accordo… tra l’altro ero fusa e non avevo notato la foto con le ragazze con il niqab!
Ad ogni modo, anche se a volte posso sembrare di parte, condivido il resto che hai scritto. non ho smentito o detto che erano falsi perché so che sono veri.

Non mi piace vedere tutto nero o tutto bianco, credo sempre che ci siano delle sfumature che a volte ci sfuggono… per questo motivo, anche per l’hijab, secondo me bisogna pur sempre contestualizzarne l’utilizzo. Indossato qui in Italia, indossato in Tunisia o in Arabia Saudita, sappiamo che dietro il gesto dell’indossarlo ci sono motivi differenti e che nell’ultimo Paese che ho citato a non indossarlo i rischi che le donne corrono sono gravi.

le donne che sono costrette ad indossarlo in alcuni Paesi hanno tutto il mio appoggio; ma allo stesso modo lo hanno le donne che vorrebbero metterlo ma non possono. Purtroppo le discriminazioni ci sono anche qui, ho recentemente intervistato delle donne (e poi scoperto che non sono le uniche), italiane, convertite, che per il fatto che portino l’hijab non riescono più a trovare lavoro (al di là della crisi che c’è). Perché in alcuni paesini d’Italia c’è ancora questo timore del diverso, e il fatto che una donna velata leda l’immagine dell’azienda (parole testuali dette alla candidata). Certo sono discriminazioni non paragonabili a quelle che devono subire le donne che sono costrette a indossarlo nei Paesi di cui stavamo parlando prima. Però queste sono le sfumature che intendevo.

Più che una proposta alle donne con il niqab di andare in giro nude, non sarebbe davvero male poter proporre di andare in giro per una volta senza il niqab o il velo, tanto per vedere le persone (e i loro stessi fratelli di fede) come cambierebbero l’atteggiamento nei loro confronti da un giorno all’altro. si stupirebbero alquanto e forse anche loro smetterebbero di giudicare a priori (perché i pregiudizi ci sono da entrambe le parti).

Yasmine Abd |

“Personalmente solo all’idea di indossare un hijab, non posso far altro che sentirmi limitata.” ???
Spero che tu stia scherzando.
Io sono musulmana, indosso il hijab e vivo da sempre in Italia.. e il hijab non ti fa sentire “limitata!”… anzi da un senso di libertà e protezione.. e comunque preferisco il hijab ..ai jeans strettissimi a vita bassa.
Salamu alaykom !

salvatore |

ciao giada! alla fine stiam dicendo tutti la stessa cosa, siamo contro la discriminazione e l’ignoranza di chi dice che il velo sia per forza costrizione, siamo per la libertà di metterlo edi non mettelro, e siamo contro la crassa ignoranza e la discriminazione che fa chi si sente con qualcosa in più perchè il velo lo indossa.

Nonostante le asperità, ci riusciamo sempre a capire e a trovare punti di contatto, quando li cerchiamo sul serio non per imporre la nostra visione del mondo ma per capire, e con te questo accade sempre. Scusa ancora se anche io ti son venuto addosso come un bulldozzer nella foga 🙂

Giada |

Ciao Salvatore!

tranquillo, non c’è bisogno di scuse 🙂

a volta nella foga di scrivere si usano toni che possono essere fraintesi; e spesso anche su facebook o in commenti a tematiche comunque delicate, non essendoci un confronto diretto c’è questo rischio…

ma il confronto qui su Yalla mi pare sempre molto costruttivo con tutti voi 🙂

Nadine2 |

Ci mancava anche la giornata mondiale Pro-velo, nulla contro, a me il velo come manifestazione spirituale piace molto, ma ormai ha assunto un valore culturale-religioso ossessivo!!! Se p otessero lo inserirebbero come sesto pilasto dell’Islam. E poi basta con sta storia del Hijab che farebbe sentire la donna più libera e orgogliosa di portarlo, questo era il motto delle prime Hijabiste di 25 anni fa, quando il velo ha cominciato a diffondersi in tutte le società arabe; le prime ragazze che hanno cominciato a portarlo ed in certi casi avevano dovuto lottare contro le proprie famiglie per farlo, citavano sempre il fatto di sentirsi libere e maggiormente rispettate per via del proprio abbigliamento casto, poi piano piano i maschietti di queste società hanno cominciato a rispettare le velate e molestare quelle che non lo erano. Ora che l’Hijab è così diffuso in tutte le forme e i colori, non fanno più distinzione e molestano a prescindere, tanto quella sotto sempre femmina provocatrice è! Morale della favola: sarà mica ora che si insegni a questi fanciulli e fanciulle Pro-hijabisti ossessivi che il lavoro va svolto prima con l’educazione interiore e poi ben vegano i simboli religiosi quando sono frutto di una maturità spirituale (a quel punto le hijabiste saranno l’1%). La storia dell’essere libera ed orgogliosa di portarlo non regge più, ovvero reggerebbe se vivessimo a Herat, o andassimo in giro tutte vestite da veline ma non mi pare il caso.

salvatore |

Nadine for president! 🙂
a parte le battute, concordo con te al 200%; hai espresso il concetto, e le complessità che soggiaciono, nel modo più efficace possibile!

Zeina |

@Yasmine Abd
ebbene sì…a me, che non sono musulmana, indossare un indumento che nasconde parti del corpo che mi piace mostrare, mi fa sentire limitata.
Non vedo cosa ci sia di strano!

Adoro sentire il vento tra i capelli, farmi la coda, tingerli dei colori che più mi piacciono, scioglierli ecc…di conseguenza immaginare di non poterlo fare mi farebbe sentire limitata!
Ma non per questo ho problemi se qualcuno lo indossa per scelta!

Tu non ami i pantaloni a vita bassa e strettissimi e mettendoli staresti a disagio, io idem con l’hijab.

Devo dire che hai scritto una cosa interessante: hijab non ti fa sentire “limitata!”… anzi da un senso di libertà e protezione..

Mi hai molto colpita…
Libera e protetta da cosa? da chi?
Chi non lo indossa, a quali rischi si espone?
Se avessi il capo scoperto, cosa rischieresti? Perché ti sentiresti limitata?

Spero tu abbia voglia di rispondermi!

Nadine2 |

Grazie Salvatore. Si, President delle pecorelle, che oltre ad essere nere sono pure smarrite 😀

salvatore |

molto meglio esser differenti e smarrite, e quindi dover trovare un proprio percorso autonomo nella vita, nadine, che essere pecore zelanti e belanti, intruppate in greggi protetti (si fa per dire) da cani feroci e ovili inani 🙂

Pier Francesco |

Va be’, e mo’ facciamo la fattoria degli animali !!
Io naturalmente mi candido per il ruolo del Capo Maiale: proclamerò “Animals” inno ufficiale della comunità (tutto l’album, sarà l’inno più lungo del mondo) e obbligo per tutti i fedeli di compiere il pellegrinaggio a Battersea Power Station a Londra almeno una volta nella vita! Ora c’è pure Abramovich che vorrebbe comprarsela e farne uno stadio e un centro commerciale: giuro che qua parte la petizione per fermarlo, lui e la sua banda di oligarchi mafiosi (più il sindaco rincoglionito che gliela vuole vendere)! Che poi il Chelsea è lontanissimo parente di quello di una volta, le prende pure dalla Juve, che è tutto dire: ma che bisogno ha del nuovo stadio?
Poi, quando morirò, mi taglierete la testa e ne farete il totem da adorare, altro che haram e halal! L’avete letto il Signore delle Mosche di Golden? Ecco, sarò quello lì, però vi chiedo la cortesia di allontanarmi le mosche di torno, che mi fanno un po’ schifo…
🙂 😛

Tornando all’hijab, resto a volte colpito di come io, maschio occidentale allupato, e per l’appunto Capo Maiale, spesso difendo le ragazze che lo vogliono portare e poi vedo donne di origine musulmana che lo contestano: è proprio vero che il mondo è bello perché vario. Ho notato che a nessuno è venuto in mente un piccolo dettaglio: non pensate che una donna lo indossi semplicemente per pudore? Nella polemica che accompagna ogni volta questo pezzo di stoffa, sembra che ci si dimentichi che ogni persona ha un senso del pudore suo individuale. E’ chiaro che tale sentimento è fortemente influenzato e forse determinato dalla cultura in cui si cresce, e oggi vivamo nell’epoca di Facebook e dei social network dove alla gente piace annunciare al mondo intero che ha il mal di testa, ma perché diamo sempre per scontato che le persone vogliano esibirsi e mostrarsi? Io mi sentirei in grandissimo disagio a girare nudo per strada: a parte il fatto che ho poco da mostrare, ma è proprio l’idea di essere osservato che mi darebbe un tremendo fastidio.

Vi lascio con un pezzo dell’inno, del poeta (va be’, per modo di dire) Roger Waters, il classico pseudo-marxista miliardario: politicamente non capisce una mazza, musicalmente era infinito ed è questo ciò che conta. Io l’ho sempre letta come un invito a prendersi cura gli uni degli altri, come si fa in una vera comunità di animali:

If you didn’t care what happened to me,
And I didn’t care for you,
We would zig zag our way through the boredom and pain
Occasionally glancing up through the rain.
Wondering which of the buggers to blame
And watching for pigs on the wing.

You know that I care what happens to you,
And I know that you care for me.
So I don’t feel alone,
Or the weight of the stone,
Now that I’ve found somewhere safe
To bury my bone.
And any fool knows a dog needs a home,
A shelter from pigs on the wing.

Nadine2 |

Qui parte la missione “Salvate il blogger Pier Francesco”, siamo partiti dalle pecorelle bibliche per arrivare ad Abramo(vich), con Animals Halal e Haram inclusi, che ti succede? comunque mi hai divertito un sacco 🙂

Io non sono contro il velo PF, ma contro l’ossessione che c’è intorno al velo, da una parte e dall’altra, vorrei che chi lo portasse lo facesse per scelta spirituale, o pudore come dici tu, non perché appartiene ad un gruppo che rivendica il proprio orgoglio nel portarlo, vorrei che dietro il velo ci fosse un bel percorso spirituale e non un contesto socio-famigliare che ti fa sentire soggetto di sex-appeal perché sei una femminina e non devi provocare, vorrei che prima che si focalizzassero sul velo si liberassero delle prigionie mentali sul genere umano. Vorrei che quando cambiano paese, capiscano che sia loro che gli altri hanno degli stereotipi: Non tutte le velate sono delle sottomesse e non tutte le europee sono ossessionate dall’apparenza fisica, Ecco perché dicevo non vi è motivo di fare del velo un motivo di orgoglio, se una vuol coprirsi che lo faccia, se vuole andare in minigonna lo faccia, caso mai bisogna essere orgogliosi di una società che ti permette di vestire come ti pare. Prova a girare in minigonna in una capitale araba oggi!!

Ogni tanto mi chiedo se i paesi arabi avessero un sistema culturale svedese, ci sarebbero tutte queste Velo-ossessioni? Credo proprio di no, a quel punto quando vedrò un velo sarò contenta che si tratta di un velo di fede, di sentimento, di pudore.

Ciao

salvatore |

…e dopo l’ultimo intervento, rilancio nuovamente: “nadine alla guida delle pecore nere” for president, o quantomeno, più seriamente, nadine, complimenti, hai posto la questione proprio nei termini, sociali ed etici necessari, con acutezza e pacatezza, per evitare gli infingimenti e i tatticismi che impediscono di guardare la questione nella dimensione in cui dovrebbe essere (scelta religiosa individuale e libera, e quindi mutabile in ogni istante, e ovunque ci si trovi, come ogni scelta interiore), facendola divenire uno status e metttendoci dentro idee e considerazioni che invece di facilitare la comprensione tra le persone pongono ulteriuori steccati dato che sottendono che chi non usi il velo sia una “preda libera” (nel senso tedesco del termine) e che poi il velo sia una sorta di scriminante da contrapporre a chi non lo indossa e usare come una sciabola 🙂

Pier Francesco |

Cara Nadine,

E’ un grande piacere essere salvato da te: mi fai sentire come il naufrago che sta anegando, aiutato dalla Baywatcher.
😉

Dici bene, mi sono sempre chiesto se fosse possibile importare almeno qui da noi il modello culturale svedese, quello del famigerato “allemansrätt”, il “diritto di tutti”, che tradotto in termini pratici significa: vivi e lascia vivere, io non rompo le balle a te se tu non le rompi a me. C’è un’altra parola ancora più espressiva nella loro lingua, “lagom”, intraducibile, ma che può essere resa grosso modo come “stare nel mezzo”, cioè evitare gli eccessi. Detto questo, capisci che è un’impresa impossibile: noi in Italia amiamo gli eccessi, vogliamo sempre apparire, ci piace rompere le balle agli altri e in fondo non ci dispiace che gli altri le rompano a noi, perché la cosa ci fa sentire importanti, il centro dell’attenzione. In Inglese, l’espressione “prima donna” non è nemmeno tradotta: la si usa proprio così, quasi a voler dire che è una caratteristica tipicamente italiana.
A parte le questioni linguistiche, in Svezia ognuno gira giustamente vestito come gli pare, clima permettendo, proprio in virtù del “vivi e lascia vivere”; in Italia, non è così perché ci piace ficcare il naso nei fatti degli altri, specialmente nei piccoli centri. Non so come sia nei Paesi arabi o in Pakistan, ma mi sembra di capire che sia peggio che in Italia.
Va precisato che in Svezia sono abituati a vivere in spazi amplissimi, da noi si sta molto più stretti e la vicinanza fisica alla fine comporta anche lo sviluppo di un atteggiamento impiccione e sempre pronto a giudicare gli altri.
Sono d’accordo con te che se il velo diventa soltanto una manifestazione d’identità, perde gran parte del suo valore: finisce per assomigliare alle sciarpe dei tifosi allo stadio.
D’altra parte, sui siti dei “veri” islamici, tipo l’islam.forumup di Fratello ‘Umar detto il kalabristano (la parola sembra un’invenzione di Salvini, ma invece è sua, del fratello ‘Umar), si chiarisce molto bene che i musulmani e le musulmane devono vestirsi in un certo modo proprio per farsi notare, per far vedere che appartengono alla Umma, con lo scopo di essere di buon esempio per gli infedeli e soprattutto per i “finti” fedeli che secondo lui abbondano.
🙂

Provo a chiarirti meglio il discorso sugli animali, perché in effetti mi rendo conto che può essere sembrato confuso e mi scuso di ciò.
Siccome tu e Salvatore avete cominciato a tirare fuori la storia delle greggi di pecorelle smarrite nere e bianche e dei cani da pastore, mi è subito venuta in mente la Fattoria di Orwell e l’ancor più mitico album Animals dei PF (che sta per Pink Floyd, non sono io). Peccato che mancasse un elemento fondamentale, cioè il suino: gravissima dimenticanza da parte vostra! Le canzoni hanno infatti per protagonisti Sheep, Dogs e naturalmente Pigs. Siccome sono nato nell’ormai lontano 1971, che per il calendario cinese era l’anno del maiale, mi sono autocandidato alla carica.
😛
Sulla copertina dell’album è immortalata la centrale di Battersea, a Londra, che fu un tempo la più grande centrale a carbone d’Europa, e divenuta per noi fan dei PF una vera e propria icona, al punto che un’Estate di tanti anni fa (era il 2001, mi pare), quando vi passai vicino mentre mi recavo a Londra in treno dal Kent, non ho potuto a fare a meno di esclamare quasi estasiato “Ma questa è…! Esiste veramente!”. Pare che il magnate Abramovich (magnate perché dedito al magna-magna), patron del Chelsea, voglia comprarsela per farne il nuovo stadio per la sua squadra e un mega-centro commerciale: come potrai capire, per noi che siamo sempre fan dei PF, è una sorta di profanazione che andrebbe fermata in tutti i modi, come per voi musulmani lo è la boutique di Paris Hilton alla Mecca.
Il brano che vi ho postato è il testo di “Pigs on the Wing”, che è il più tranquillo, perché il contenuto delle altre canzoni è decisamente più forte…
🙂

Nadine2 |

Parto subito con il salvataggio, non rimanere deluso però, qui la Baywatcher ha un bel Burkini Rosso e non è bionda 🙂

Ho citato la Svezia non tanto per il modello individualista quanto per una società non sessista, dove una donna non nasce con il peccato originale di essere femmina, gli individui sono più cittadini e meno sudditi e soprattutto non sono interessati a controllare i cm di tessuto indossati. Volevo sottolineare quanto la cultura in cui uno vive influenza il modo di vedere la religione, se vedo una svedese velata, sono sicura che è frutto di una scelta spirituale, se vedo una marocchina o un’egiziana velata i confini fra fede e sistema culturale mi si mescolano non poco. Per dirtela in breve, se l’Islam è staticamente desinato ad espandersi in Europa, vorrei tanto che venisse diffuso da potenziali svedesi convertite che non da quelle che fanno gli slogan Pro-Hijab Day: Fede in simbiosi con libertà e dignità dell’uomo.

Ho dato un’occhiata all’Islam Forump, c’era un’interessante conversazione sul recarsi o meno da un’estetista infedele per fare la ceretta…!!! Grande dilemma religioso! Non è che ti stiamo perdendo PF? Annuncerai presto la tua conversione su Yalla Italia e farai entrare in paradiso Fratello Kalabristano? Poi ti cercherà una moglie esemplare Burqata?! e non potrai più web- conversare con Sorella Nadine Velina-Velata 🙁

Salvatore, ora nella fattoria c’è un maiale e una capra (il calendario cinese non mi include nelle pecore) e tu che animaletto sei? 🙂

salvatore |

mi piacerebbe dire il segno della tigre, ma onestamente propendo per la scimmia data una certa iperticosi 🙂
ps: quella dell’estetista infedelke è impareggiabile nadine, ma ste tizie che si aspettano che faccia con la spatol per la ceretta? a volte non so se ridere o piangere, ma quando leggo ste cose rido, e a crepapelle 🙂
Sulla crescita demografica dell’islam però, seriamente, io sai perchè non sono molto preoccupato? in primis perchè per quanto sia vasta, l’unica cosa che accadrà è semplicemente una maggior chiusura in europa e il blocco totale degli ingressi, dato che 500 milioni di persone non accetteranno mica, a differenza di 4 zelanti, di piombare in un incubo.
poi però non sono preoccupato perchè tu sei musulmana, così come di origine araba son molte delle ragazze di yalla, sia quelle più secolarizzate sia le più devote. E anche girando attorno, vedo sempre più persone come te e loro, per cui in realtà non si arriverà nemmeno alle chiusure culturali, questi pasdaran avran spazio solo fino a che gliene daremo per via di un mal compreso multiculturalismo che non pone paletti seri a difesa di tutti, ma secondo me anche questa fase è passata e il problema serio non è il velo, ma il mangiare e l’avere la libertà di essere ed esprimersi, e secondo me questo lo stan capendo moltissimi anche tra i devoti e zelanti, almeno quelli in buona fede

Pier Francesco |

Ormai qui tra maiali e scimmie, stiamo degenerando sempre di più verso tutti gli animali più impuri; ancora un po’ e saremo definitivamente espulsi dal blog con ignominia.
😛
Sia chiaro: a me la Giornata Mondiale pro-hijab sembra una gran cavolata, nel senso che mi pare pensata solamente come una manifestazione di forza muscolare, come per contarsi e far vedere al resto del mondo quanto si è numerosi: in sostanza, una manifestazione politica come tante altre. Che senso ha invitare tutte le donne, praticanti e non, fedeli e non, a indossare il velo? Siamo seri: che cosa può provare una donna non-musulmana a portare l’hijab, che a lei farà la stessa sensazione di indossare un foulard? Un foulard che, qualora non le piacesse più, se lo può levare liberamente? Non lo so. Era questo che intendevo, quando parlavo di svilimento della funzione stessa dell’hijab.

Il paragone fatto da Nadine tra la svedese e la marocchina può però essere letto anche in un altro modo. Una svedese velata può anche essere più “integralista” (passami il termine) di una marocchina, proprio perché la prima indossa il velo con convinzione e magari per rimarcare la propria differenza e separazione dal mondo circostante, mentre la seconda lo fa con la naturalezza dovuta più al rispetto della tradizione che non della religione. Mi rendo conto che la svedese apparirà sincera mentre la marocchina sembrerà ipocrita, ma guardando la situazione dal punto di vista di una persona che vuole relazionarsi con loro, si direbbe che è più facile creare un rapporto con la marocchina.
In genere, gli occidentali convertiti sono molto più zelanti delle persone musulmane di nascita, se così si possono chiamare.

@ Nadine: col burkini che si inzuppa, mi sa che affondi tu e che tocca a me salvarti.
Non sei bionda? E chi se ne frega! Ma ti paio uno che sta a guardare ‘ste cose? 😉
Io di sicuro non mi sto convertendo, ma temo per mia mamma perché, dopo un periodo di malattia influenzale durissima, sta rifiutando ormai categoricamente il vino ai pasti, e la cosa mi preoccupa seriamente sia me sia mio papà.
La moglie araba sì, c’era un collega facente parte di una delegazione degli Emirati, venuta in visita, che diceva che me l’avrebbe procurata. La delegazione è ripartita da molto tempo, io sto ancora aspettando la moglie… 🙂

Comunque state tranquilli per gli amici del kalabristano: a leggerli dicono di voler spaccare il mondo, ma poi alla fine vogliono solo vivere tranquilli dove sono, nell’Emirato di Genovabad (sempre parole sue).
C ‘è anche di peggio, di molto peggio, ve l’assicuro.
Sulla versione italiana di Stormfront mi sono imbattuto in un tale che diceva che gli faceva schifo la Bar Rafaeli perché ebrea: penso sia lo stadio terminale della fusione del cervello, per non dire altro. O forse ha solo dei gusti un po’ originali.
Noi delle razze inferiori e tradizionaliste, invece, apprezziamo…
🙂 🙂

Mario |

@Nadine: non condivido il tuo entusiasmo per le convertite occidentali velate alle varie latitudini. Mediamente e senza generalizzare preferisco le marocchine e le egiziane velatissime anche se camminano a dieci metri dal marito e stanno sempre chiuse in casa, anche se laureate ed acculturate. Chi promuove le iniziative pro- hijab sono in buona parte convertite, velate e militanti che mi sembrano abbastanza estremiste. Idem per chi gestisce gli splendidi forum e blog halal/haram: c’è della fatta roba!!

Nadine2 |

@Ciao Mario,
Nelle convertite, ho notato che vi sono 2 categorie, quelle che abbracciano in tutto e per tutto fede, cultura e costume e diventano agguerrite e quelle che abbracciano la fede senza rinnegare la loro cultura. A me queste non dispiacciono, le trovo delle donne pensanti, alcune portano il velo ed altre no, chiedono nuove scuole di pensiero e si dissociano dal talebanismo.

@Pier,
Il tuo collega emiratino, ti ha tirato un pacco, negli UAE le donne non possono sposare uno straniero per legge, mica per questione di fede ma local currency obblige 😀 Rimane comunque la Bar Rafaeli che è molto più bella delle emiratine 🙂

Buon Weekend a tutti

Pier Francesco |

@ Nadine,
Sai bene che la Legge non è mai uguale per tutti. Poi, ti devo smentire sulle donne emiratine. 😉
Della delegazione faceva parte una signora, gran bella donna, età tra i 25 e 30 anni, elegantissima nel suo abaya nero firmato, tenuto aperto a mo’ di mantella e sotto il quale spuntavano un paio di jeans aderentissimi e scarpe tacco 15. Sarebbe stata la capa del Personale della costituenda società tra noi e loro, e naturalmente non vedevamo l’ora di andare a fare i colloqui. Uno splendore, se non fosse che emanava un profumo dolciastro e terrificante (ma alle donne arabe piacciono quei profumi lì?).
Si diceva di lei che fosse sposata con un tedesco, ovviamente convertitosi all’Islam, ma soprattutto che fosse anche imparentata con la famiglia regnante, perché tutti la chiamavano “Principessa Muna”. Indi per cui, capimmo due cose: primo, che il marito tedesco non era un Franz Mueller qualsiasi bensì doveva essere o un barone Von Tal-de-Talen o il solito super-agente-speculatore-finanziario “expatriate” residente a Dubai e, secondo, che la Legge per alcune persone è più uguale che per altre.
🙂
Tu dici che il collega mi ha tirato il pacco: e se invece l’avessi scampata? Chi può dirlo…