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Ridere da arabi…

di Lubna Ammoune

Imbronciati, arrabbiati, scorbutici, corrucciati e indispettiti. Sono veramente così gli arabi e i musulmani? Alcune volte sono stati dipinti in questo modo e altrettante volte essi stessi hanno permesso che così venissero rappresentati.

Eppure l’umorismo nei paesi arabi e/o musulmani ha un ruolo sociale di fondamentale rilievo.
Ne Il sorriso della mezzaluna (Carocci, 2011) sono state raccolte barzellette di ogni dove per sfatare il mito che contempla un’intera civiltà come se fosse incapace di leggerezza e sense of humour.

Il meticoloso lavoro degli autori della raccolta mette in risalto un tratto che accomuna tutti gli esseri umani: l’ironia come forma di resistenza e di sopravvivenza. “Le barzellette rappresentano la forma di umorismo meno mediata, più trasversale e popolare” e “quale espressione umoristica privata consentono di valicare i limiti che censura e autocensura dettano all’umorismo pubblico”.
Il viaggio che regala questa lettura è intenso e porta alla scoperta di un’intera tradizione di brio, senso del burlesco e comicità. Si parte dall’umorismo classico per arrivare a reazioni a vere o presunte provocazioni che caratterizzano i nostri giorni, attraverso l’esplorazione della satira proverbiale, della favolistica e di casi attuali di censura.

Come oggetto di scherno, non sono rimasti immuni certe categorie (come il genere femminile), la politica e la religione. Sebbene “molte di queste barzellette siano culturalmente connotate, sia per le loro specifiche strutturali che ne determinano la caratteristica vena umoristica, sia perché hanno come oggetto situazioni decifrabili unicamente da chi condivide il contesto sociale e politico in cui sono state tradotte”, la resa degli autori del libro ne permette la miglior fruizione possibile, sia per merito di un’accurata traduzione, sia per la parte introduttiva che ben delinea il contesto di produzione e circolazione. Di grande suggestione sono alcune perle donate che coinvolgono tutti, a prescindere dalla provenienza geografica, e altre che permettono di comprendere fino in fondo l’entourage sociale in cui le barzellette diventano momenti di catarsi.

Sull’efficacia di queste ultime, si può leggere che “nei sistemi democratici tutte le strade portano al governante. Tutti i mezzi comunicano a chi sta al potere i messaggi della gente: stampa, radio, televisione, volantini, poster, scioperi, proteste di piazza e così via.
Negli altri sistemi, invece, le condutture sono otturate e le arterie sclerotizzate. Quindi, l’unica alternativa è la barzelletta, che deve essere rovente per essere un buon mezzo di comunicazione”. Le storie presentate in questa scorrevole e incalzante raccolta confermano l’esistenza del gene dello humour che più che estinto nella gente mediorientale e maghrebina, pare ben più espresso che in altre popolazioni. Infine, resta vero per molti autori satirici la massima secondo la quale “la iella stuzzica la ridarella”.

Il tetso della vignetta recita: «No caro, non è un velo. È una nuova acconciatura che si chiama “tradizione e modernità”»

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Pier Francesco |

Ciao Lubna!
La vignetta è molto simpatica.
:-)
Sugli stereotipi da te elencati, ci sarebbe da discutere moltissimo. Secondo me più che arrabbiati o scorbutici, tendiamo a vedere i popoli musulmani come permalosi e suscettibili, con l’aggiunta di una piccola vena di vittimismo; siamo poi naturalmente portati a credere che una civiltà, che assegna un valore così grande al “sacro” e alla “tradizione”, non possa avere auto-ironia e senso dell’umorismo. Sarebbe bello capire da te (da voi), che avete conoscenza diretta di quel mondo, se quindi corrisponde al vero che quelli che noi definiamo semplicisticamente “popoli musulmani” tengono davvero il sacro in così grande considerazione.
Interessante l’analisi sulla valenza politica e sociale delle barzellette nel mondo arabo, che diventano strumenti per esprimere il proprio dissidio: è un aspetto al quale noi in Europa non pensiamo mai, perché diamo ovviamente per scontata la libertà di parola, e spesso non ci rendiamo conto di cosa significhi vivere in realtà dove tale libertà è vietata. A mio parere, quando parliamo di “mancanza di democrazia”, per molti di noi è più che altro un concetto teorico e vuoto, ma dubito che abbiamo idea di cosa comporti.
A questo proposito, esiste un simpatico aneddoto, che se vuoi può essere preso anche come una freddura.
Ai tempi della Guerra Fredda tra USA e URSS, il giovane Igor fu inviato negli Stati Uniti per uno scambio culturale. Il suo ospite americano, mentre si trovavano a Washington, lo portò davanti alla Casa Bianca, e gli disse: “Vedi, gli Stati Uniti sono un Paese libero, perché io qui adesso potrei insultare il presidente Reagan senza aver paura di nessuno”, e Igor gli rispose: “Anche l’Unione Sovietica è un Paese libero, perché potrei andare sulla Piazza Rossa e insultare il presidente Reagan senza che nessuno mi faccia nulla!”
:-)