kpm_national_anthems_inni_nazionali_europei_di_calcio_2012_143db404_innicope
Tutti gli altri articoli pubblicati in Yallaleaks
| Yallaleaks

I dilemmi di una tifosa 2g:due bandiere ma quale squadra?

di Marwa Fouly

Se uno+ uno = due

Genitori Egiziani + figlia nata in italia = Figlia “etichettata” come “fortunata”.

Fortunata perchè conosco due lingue sin da bambina.
Fortunata perchè ho due culture che fanno parte del mio io.
Fortunata perchè ho due cittadinanze.
Fortunata perchè potrei sentirmi “a casa” in due continenti diversi.
Fortunata perchè nel mio essere diversa sono unica (Aspetto estetico e accento Milanese, vogliamo parlarne?).
E fin qui, più o meno, potrei dire ok,ma quando mi sento dire:

Sei fortunata perchè puoi cantare due inni, qui casca l’asino, perchè è un dramma ogni volta.

Ricordo molto bene, la prima occasione in cui è iniziato il mio “dramma-inno”.
Avevo 20 anni, la Roma (sto parlando delle squadra di calcio, presente dove gioca Totti?Ecco, proprio quella) và in Egitto per disputare un’amichevole Vs la nazionale egiziana.
In questa occasione, l’Ambasciata Italiana del Cairo, ha invitato tutti gli italiani a parteciparvi,ed io come tanti, ero lì allo stadio.
Tutto nella norma finchè le squadre non scendono in campo, ed inizia l’inno. Il primo è stato quello italiano; con molta spontaneità mi alzo e canto. Poi tocca all’inno egiziano ed io, con altrettanta spontaneità, mi siedo. Non l’avessi mai fatto!!! Mio fratello(e tanti altri) che era vicino a me, mi guarda e scuote la testa in segno di rassegnazione.
Vi chiederete, bèh che problema c’è ? Ti senti italiana, e nooo perchè da lì è iniziato veramente il mio “dramma-inno.”

Fortunata, perchè posso tifare,soffrire e gioire per due nazionali con la speranza(in cuor mio) di non dovermi trovare nella situazione “dramma-inno”.

Ci ricordiamo, quando per qualche strano stranissimo caso, la nazionale egiziana ha partecipato ai mondiali? Era il 1990, ed il mio timore più grande è stato…e se l’Italia gioca con l’Egitto la guardo? Chi tifo? Ed al momento dell’inno, quale canto? Ma per fortuna o sfortuna, la nazionale egiziana è tornata a casa, quindi fiuuuuu rischio scampato.

Ed ora? Eccoci alle olimpiadi.
Stessa situazione,stesso dramma.C’è qualche possibilità che l’Italia incontri Egitto?

In questi giorni, come molti, sto guardando le olimpiadi e con piacevole sorpresa scopro che c’è un egiziano nel fioretto,e meritatamente si porterà a casa una medaglia d’argento.

Dopo questa vittoria, con un sorriso, ho aggiunto una voce alla lista del mio essere “etichettata” come “fortunata”.

Fortunata, perchè posso tifare,soffrire e gioire per due nazionali con la speranza(in cuor mio) di non dovermi trovare nella situazione “dramma-inno”.

Il tuo nome
(sarà visualizzato)
La tua e-mail
(non sarà resa pubblica)
Il tuo commento
* Tutti i campi sono obbligatori

Protected by WP Anti Spam
Anonimo |

“Aspetto estetico e accento Milanese, vogliamo parlarne?”.

Si, si, parliamone, immagino che accento milanese puoi avere!!!! :D
Nemmeno i miei amici nati a Milano da genitori napoletani che vivono a Milano da quarant’anni hanno l’accento milanese. Perchè i loro genitori in casa non hanno mai parlato milanese, ovvio.
Siccome a Milano è da diversi decenni che non si sente parlare il dialetto nei luoghi pubblici e nelle scuole, mi chiedo se per caso hai frequentato un corso di milanese per prenderne l’accento! :D il dialetto è cultura che si tramanda in famiglia, non la si acquisisce per magia nascendo a Milano da genitori di lingua araba!
Finchè mi dici che parli bene italiano ok, ma il dialetto… Quante cose ottenibili solo per discendenza e cultura italiana, pretendete di avere per il solo fatto di esser nati qui!
Quante risate mi faccio quando sento questi tentativi di appropriarvi di un qualcosa che non vi appartiene per natura! :D
Ma per favore!
Parlate sempre di diversità , di identità e di orgoglio per le origini e poi cercate di trasformarvi in noi?
Come quelli che addirittura si fanno operare per essere più europei perchè si vergognano di non esserlo!
Io ci vedo dell’invidia, del senso di inferiorità, non dell’orgoglio come tu dichiari.
Se fosse orgoglio ti vanteresti di essere a Milano e di avere l’accento arabo!

    Michele |

    Caro Anonimo, mi interesserebbe molto approfondire la questione della lingua con te. Sicuramente la mia laurea in Linguistica non mi mette al tuo evidentissimo livello di competenza, ma mi permetto di farti notare che ‘dialetto’ e ‘accento’ non sono esattamente la stessa cosa.

    Il dialetto, a differenza dell’accento, è un codice linguistico vero e proprio. L’accento (quello ‘rivendicato’ nel post) è invece un tratto prosodico, che porta alcune tracce di quel codice linguistico in un’altra lingua: l’italiano, in questo caso.

    I tuoi amici, figli di genitori napoletani, parlano con accento partenopeo perché è l’italiano che hanno sentito parlare nei primi anni di vita (in genere i primi tre), quelli in cui si ‘fissano’ le basi di una lingua.

    Nel caso di un bambino arabofono, invece, la lingua che si parla in casa è l’arabo. Dunque, l’italiano che verrà appreso fuori di casa porterà forti tracce del contesto in cui viene parlato: quello milanese, in questo caso.

    Ergo, un bambino arabo in casa parla una lingua e fuori riesce a utilizzarne un’altra, senza alcun problema. Se ti facessi parlare con alcuni miei amici cresciuti in un contesto come quello che ti ho appena descritto, rimarresti di stucco…

    So che l’idea dell’accento ‘bingo bongo’ è rassicurante, ma fattene una ragione…

      Anonimo |

      L’inflessione dialettale non la puoi imparare nè a scuola con la tua tanto sbandierata laurea, nè la puoi ottenere per miracolo nascendo a Milano da genitori stranieri.
      Quando leggo la frase “parla milanese”,intendendo una lingua italiana ben parlata, mi viene da ridere!
      Parlare italiano corretto e parlarlo con l’inflessione dialettale TIPICA di Milano, sono due cose diverse.
      Usiamo bene le parole! Appioppare agli stranieri aspetti culturali innati della cultura italiana , direi che è un po’ troppo!
      Non c’è bisogno di laurearsi in lingue per capire cos’è un’inflessione dialettale e come la si ottiene!!!!!
      Dove la prende una persona che proviene da culture arabe l’inflessione dialettale?

      “Sicuramente la mia laurea in Linguistica non mi mette al tuo evidentissimo livello di competenza”

      Un consiglio, se vuoi riuscire nella vita sii più umile e dimostra cosa sei senza sbandierare la tua laurea sotto il naso di tutti.
      Conosco persone intelligentissime con la terza media che, mentre i laureati se la tiravano, hanno fatto carriera e sono diventati milionari e ora fanno lavorare i laureati.
      Lo sai vero che essere intelligenti o istruiti sonno due cose ben diverse?
      L’istruito che si vanta è poco intelligente.

      Se poi dici che la tua laurea non è al mio livello, senza nemmeno sapere qual’è la mia qualifica, potresti farci una gran figuraccia!
      Un saluto!

      p.s. non serve al tua laurea in linguistica a spiegare ad un milanese di 5 generazioni accertate cosa significa davvero parlare milanese bene o no.
      Sarebbe come voler spiegare l’inglese ad un inglese solo perchè si è laureati in lingue!

        Michele |

        Dopo aver letto il tuo “qual’è”, direi che sulla tua qualifica rimangono pochi dubbi ;) E meno male che la figuraccia doveva essere mia…

    marwa |

    @Anonimo : invidia? senso di inferiorità? Ma parli di te, vero?!?!

Camilla Allegrucci |

Marwa
Ciao Marwa… Un po’ ti capisco. Proprio oggi si giocava Italia – Stati Uniti nella spada femminile ed io ero un po’, diciamo, divisa. Tifavo Italia, ma alla fine sono stata contenta del fatto che siano passati gli Stati Uniti. In linea generale ti posso dire che è abbastanza normale sentirsi un po’ a metà, o comunque chiedersi chi devi tifare. Io vado molto a “istinto”. Adesso alle Olimpiadi tendo a scaldarmi più per l’Italia, un po’ perché la televisione spinge in quel senso e un po’ perché ogni medaglia è duramente guadagnata, mentre gli Stati Uniti sono uno squadrone e vincono ori su ori. Però mi alzo SEMPRE sia quando suona l’inno di Mameli che quando si sente “The Star-Spangled Banner”. E sono orgogliosa di entrambi.
Infondo io credo che quando vivi con due patrie, o comunque con dei legami forti nei confronti di due paesi, affronti problemi che gli altri non hanno (questo del tifo è solo un piccolo aspetto… Io mi tormento un po’ perché so che dovrò fare una scelta e costruire la mia vita in uno solo dei paesi che amo) ma è il prezzo per avere opportunità che gli altri non posso avere.

Pier Francesco |

Cara Marwa,
Se il governo presieduto da Mubarak aveva invitato la Roma, al posto del Milan, in rappresentanza del calcio italiano, vuol dire che era chiaramente un governo di incompetenti. Hanno fatto benissimo gli Egiziani a rivoltarsi contro.
:-D
Io faccio parte purtroppo del gruppo di persone che ti chiede “Beh, che problema c’è?”; se ti siedi al momento dell’inno egiziano e canticchi quello italiano, vuol dire che il tuo cuore e la tua mente hanno fatto una scelta, o comunque hanno preso una direzione.
Dici che ti senti fortunata, perchè potresti sentiryi “a casa” in due continenti diversi. Non discuto ovviamente sulla fortuna, mi pare che non ci piova; visto, però, quello che racconti, mi chiedevo solo se davvero ti sentiresti a casa in Egitto. Può darsi che sia solo un mio pregiudizio, ma pensi che sia un posto “ospitale” per una mamma single? (ero rimasto a questo punto, non so nel frattempo c’è stata qualche novità… :-) )? Gli Egiziani d’Egitto ti farebbero sentire a casa?
Infine, sono d’accordo con Camilla: il tuo articolo tratta di un argomento leggero, ma come ti sentiresti nella sciagurata ipotesi se Italia ed Egitto si trovassero a scontrarsi su questioni drammatiche?

@ Camilla,
Ma ti alzi in piedi anche per questo?
http://www.iviewtube.com/v/76340
:-) :-)

xanghu |

Onestamente, i Dilemmi della 2G sono ben altri…

    marwa |

    @ xanghu … mi pare molto di frase buttata li, fammi qualche esempio! :-)

Giorgia |

Oh signur quanta pesantezza e acredine in alcuni commenti! non si puo’ semplicemente sorridere ed essere felici di una persona che non si lamenta di una condizione ma si sente fortunata? non e’ possibile l’idea di una ragazza nata da genitori egiziani che parla e si veste come una milanese perche’, guarda caso, E’ ANCHE MILANESE? e’ cosi’ incredibile? cosi’ improbabile? io ti conosco maru’ cara, e so che quello che scrivi e’ vero. e’ gia’ sufficientemente difficile la quotidianita’ e che ogni tanto fa bene, fa piu’ che bene, parlare di alcune cose a cuor leggero senza per forza dover decontestualizzare il tutto. e se fosse cosi’? e se succedesse cosa’? Relax baby, and take it easy!
Ti abbraccio tesoro.
Gio

mary |

Ho conosciuto Marwa quando era poco piú che una bambina e viveva in egitto. ebbene, il suo accento era milanese senza ombra di dubbio, tanto che pensai che solo uno dei genitori fosse egiziano. non so dove l’abbia appreso ma penso che sia bello avere due nazionalitá, soprattutto se si è intellegenti e sensibili come lei e se ne sanno apprezzare le cose buone.
mi fa sempre rabbrividire invece, quando leggo gli articoli di Marwa o Sabrina, quanta ignoranza e cattiveria gratuita si riscontri in certi commenti. ecco, lì è evidente che non è la nazionalitá o il luogo di nascita delle persone a renderle rdivrse, ma sono cervello e cuore

    Anonimo |

    Ma tu sei milanese figlia e nipote di milanesi che parlano in casa solo dialetto, per decidere che Marwa ha accento tipico di Milano?
    Nei luoghi pubblici il dialetto non si sente più per cui è PRATICAMENTE impossibile prenderne l’accento TIPICO se non lo si sente tutti i giorni sin da piccoli!
    E per favore, basta con parole come “rabbrividire” “ignoranza” “cattiveria” …sa tanto di patetico!
    Ogni volta che non si è d’accordo su alcune opinioni circa gli aspetti culturali tipici, i lecchini si mettono a disquisire affogando nel buonismo più ipocrita!
    Nessuno offende o vuole denigrare, se da italiano milanesissimo non approva alcuni metodi superficiali di inquadrare un milanese.

    Io ci vedo delle contraddizioni nelle vostre affermazioni, a volte parlate di diversità, di due culture, ecc…come se fossero tutte cose da conservare con orgoglio, e poi cercate di relegare tutti,con una certa forzatura, in una sola identità: la nostra.
    Io inorridisco invece a legger con quale superficialità si vuole italianizzare tutto anche ciò che non è!
    Cara Mary non inorridire, io rifiuto solo le ipocrisie….

Anonimo |

“…l’idea di una ragazza nata da genitori egiziani che parla e si veste come una milanese perche’, guarda caso, E’ ANCHE MILANESE? e’ cosi’ incredibile? ”

No, non è incredibile! se fosse vero lo sarebbe! :D

Si veste da milanese???? perchè per essere milanese esiste un look particolare? :D

Luca |

ah! permettimi di risponderti un ultima volta anche qui, Anonimo, TU NON RAPPRESENTI I MILANESI, ne sei un milanese, non esistono ne geni a testimonianza di ciò, nè dimostrazioni scientifiche che dimostrano l’italianità (Ah! hai letto che la i nonni della mamma di Leonardo da Vinci provenivano dal Arabia, che vergogna eh! sarebbe stato meglio fosse una bella shurà milanese, eh!), cmq penso che non dovrebbe piu risponderti nessuno in questo forum, lo fanno per carità, gli dispiace vedere che tra i milanesi c’è ancora gente come te, piccola piccola, ah! ora ti lascio, penso tu debba andare a lavorare nella tua grandissima e produttivissima azienda famigliare, mica come gli arabi che non riusciranno mai a lavorare come i milanesi, perchè alla fine son sempre arabi, no? ahahaha, fa l brao ne !!

    Anonimo |

    Io rappresento i milanesi più di te!
    Vuoi che ti racconto la storia di Milano come me l’ha raccontata mio nonno?
    Vuoi che ti descrivo com’era Milano cent’anni fa quando il mio bisnonno ci ha VISSUTO ci ha lavorato e lottato?
    Vuoi leggere il libro del mio prozio che parla della storia di Milano e della sua famiglia? Sai non è da tutti essere milanese al 100% Sicuramente il libro l’avrai già letto perchè si trova in tutte le biblioteche universitarie!!!
    Sempre se hai fatto l’università, ma ne dubito…
    Lo sai che, mentre i nonni dei “nuovi milanesi”, erano altrove a fare qualcosa per il loro paese, i miei erano qui a FARE MIlano come l’ha trovata un bimbom****a come te che ci viene a ciucciare la nebbia per comodità?
    Se non rappresento io i milanesi, al massimno ci sei tu, che ti reinventi i milanesi all’ultimo minuto mettendoci di tutto! :D
    Semmai sono io che rispondo a te per pietà, perchè a me, invece , dispiace vedere che ci sono dei bimbom****a, istruiti grazie a mamma e papà che pagano, che non capiscono la differenza tra un milanese e un arabo!
    Mi spiace che i tuoi genitori hanno speso tanti soldi per farti studiare e invece di leggere libri seri, ti soffermi su delle notiziole che lasciano il tempo che trovano.
    Credi a una notizia scritta al condizionale che parla di uno “studioso” che ha analizzato un’impronta digitale che sarebbe tipica degli arabi? E pi ci credi perchè il nome della madre di leonardo sarebbe quello dato alle schiave arabe???
    Ma sei sicuro di essere istruito o leggi solo le riviste “Oggi”, “Gente”?
    E poi leonardo non era milanese…ma di Vinci!!! nemmeno le cose ovvie capisci?
    Leggi la storia, non gli articoletti tendenziosi di chi vuole vedere arabo ovunque!!!
    Anzi, visto che vuoi trovare arabi dappertutto, persino tra i parenti dei personaggi storici, perchè non vai in un paese arabo e ci rimani, li ne vedi quanti ne vuoi e non devi sperare inutilmente al multiculturalismo dove è già fallito!
    Oppure hai paura !!! :D meglio fare il multiculturale a casina vicino a mamma e papà, è più sicuro!
    Cio bimbom****a!!!!

Camilla |

Dico una cosa sola: don’t feed the troll.

    Luca |

    hai proprio ragione guarda, è proprio inutile, lasciamolo nelle sue piccole sicurezze, povero bambino ..

Nadine2 |

Ma sabaglio o Anonimo aveva deciso di ritirarsi dal Blog Tempo fa, lo aveva pure dichiarato con tanto di scuse!!! Come mai ancora qui? Perchè non te ne stai in mezzo i milanesi e non riempi più il blog dei tuoi inutili commenti da frustrato sfigato.

Pier Francesco |

Tutti i discorsi che si fanno su accento, dialetto o numero di generazioni minimo necessarie per essere riconosciuti come parte di una comunità geografica (2? 5? 7? 10?) sono interessanti, e come ci ricorda Michele nel suo intervento possono essere persino oggetto di studi approfonditi e scientifici; alla fine, pero’, lasciano il tempo che trovano perché sono del tutto irrilevanti alla questione.
Alla fine della fiera, l’unico autorizzato a stabilire se Marwa è italiana non è Pier Francesco, né Michele, né Luca né l’Anonimo, bensi’ lo Stato italiano: se lo Stato italiano ha riconosciuto la cittadinanza a Marwa, tanto ci deve bastare. Per altro, ricordo che la legge italiana sul riconoscimento della cittadinanza ai figli di stranieri è notoriamente abbastanza restrittiva, e cio’ dovrebbe tranquillizarci sul fatto che non l’ha ottenuta per chissà quale provvedimento “buonista”. Insomma, penso che Marwa abbia tutti i titoli e controtitoli per essere considerata italiana, tra i quali va aggiunto pure il fatto che essendo dipendente paga tutte le tasse e i contributi allo Stato italiano (cosi’ almeno credo…), e non puo’ scappare perché c’è il sostituto d’imposta.
Diverso è il caso della cittadinanza ottenuta per matrimonio, che è un percorso un po’ piu’ agevole, ma non è argomento del post.

    marwa |

    @ Pierfrancesco … sono italiana al 100% dalla nascita, perchè i miei hanno la cittadinanza dalla fine degli anni 70…quindi lo stato li avrà ritenuti più cheidonei! @Anonimo, direi che i miei contribuiscono a pagare contributi da parecchi anni è?!

Anonimo |

Ho solo sottolineato quanto fosse impossibile avere cadenze linguistiche milanesi se non si sente MAI parlare milanese in casa per anni!!!
Sono cose che non si imparano, si apprendono in famiglia!!!!
Lo capite il concetto o devo farvi il disegnino?
Vi offendete per così poco? Vi mettete a insultare, scendendo a livelli di inciviltà pessimi, per così poco?
Ma crescete che siete ancora piccoli!
Ogni tentativo di spiegare un semplice concetto a chi non VUOLE capire, è stato soppesato parola per parola,criticato e replicato con offese.
Dire che una persona di origini egiziane NON è milanese come uno che lo è da generazioni, non deve essere una cosa comprensibile solo alle menti elette! E voi avreste studiato? Peccato che per voi studiare è servito a poco se nemmeno capite le cose che anche un sasso saprebbe!
Rido quando un saccentello mi dice di non rappresentare i milanesi :D .
Io non li rappresento ma sono uno che può dire più di lui se una persona è davvero milanese per cultura,costumi, usi, lingue (dialetto milanese). Cose che si apprendono da generazioni non sui libri.
Io non capisco dove sta l’offesa. Se una persona non è milanese è qualcos’altro. Non l’ha mica ordinato il dottore di esserlo! Non è mica un disonore essere altro!
Ma vi rendete conto che siete voi che demonizzate una categoria (origini straniere) per elevarne un’altra (milanese)?
Scusate, ma nella mia sincerità c’è meno razzismo che nella vostra ipocrisia!
Ho forse detto che non ho rispetto di Marwa per le sue origini? Io la rispetto anche se non è milanese nel senso vero della parola. E’ quello che è.
E’ milanese come lo è un mio amico figlio di napoletani ma non è milanese nel senso stretto della parola.
Più chiaro di così non so come esprimermi! Se non capite è un problema vostro!
Parlate tanto di orgoglio delle origini, di due culture , ecc.. e poi vi offendete se qualcuno rifiuta di inquadrare una persona in un ‘unica cultura , manco fosse la migliore,per una sorta di buonismo forzato!
@ Luca
La tua , invece, è una grande sicurezza, quella di sapere tutto e di negare le cose come stanno! Bravo, continua così poi vediamo chi è il povero bambino!

@ Marwa chiedo di non averne a male, il mio intento era solo quello di far capire come la penso. E ti chiedo:” se voi siete tanto orgogliosi delle vostre origini , perchè vi da tanto fastidio e vi offendete di chi è orgoglioso delle sue, e non ne sopporta le forzature e le imitazioni?”

    marwa |

    @Anonimo : io non me la prendo con chi è orgoglioso delle proprio origini, e ripeto, quello che ti viene criticato (per quanto mi riguarda) sono i modi.

Anonimo |

Nadine se non sai dialogare e vedi solo i tuoi punti di vista, senza capire quelli degli altri, sei tu la frustrata sfigata!
Non pensare sempre che gli altri vedano le cose come le dipingi tu nei tuoi sogni.
Spesso la realtà è diversa e se le persone vedono quella, anzichè quella del tuo mondo fatato, cerca almeno di non offendere!
Certo io sto coi milanesi, quelli veri come me e quelli che vivono a Milano ma che sanno ammettere di non esserlo per davvero, e sono orgogliosi di essere napoletani, sanno che il risotto, la casseula, il dialetto milanese stentato e scorretto non li rende milanesi per forza.
Non insultano perchè qualcuno sentendo l’accento napoletano li definisce napoletani. Delle loro origini vanno fieri!
A ,me qui sembra di leggere lo sfogo di gente frustrata invidiosa perchè vorrebbe essere milanese, manco fosse un privilegio, tanto da crearsela su misura la tanto desiderata identità.
E guai a smontare le loro teorie!

Nadine2 |

Ok grazie dell’interessante spiegazione, la questione rimaneva un’altra, se dico di volermene andare via da un posto me ne vado non faccio una pausetta per poi ripresentarmi come se nulla fosse!!! un po’ di carattere non guasterebbe, e scusa se lo ripeto ma e’ un comportamento da sfigati.

Pier Francesco |

@ Anonimo,
Non c’è bisogno di alcun disegnino: lei sostiene semplicemente che si è milanesi se si nasce da 10 generazioni autoctone, altri pensano che si è milanesi per il fatto solo di nascere e crescere a Milano. Sono due posizioni chiarissime che non hanno bisogno di ulteriori spiegazioni né disegnini, entrambe valide poiché non è stata ancora definita alcuna teoria scientifica (almeno a mia conoscenza) che spieghi la “milanesità” è questa, la “romanità” è quest’altra e cosi’ via, l’ “arabicità” è un’altra ancora e cosi’ via. E’ esattamente la stessa questione che divide lo “ius soli” dallo “ius sanguinis”: entrambi hanno le loro ragioni e i loro punti di forza, ma anche i loro punti di debolezza e le loro contraddizioni: proprio l’esempio dei ragazzi di Yalla, che hanno genitori arabi e che vivono come italiani, ne è una testimonianza.
Devo dire che in realtà il suo ultimo commento, che per altro ho molto apprezzato in vari punti, dice cose un po’ diverse da quelle da lei sostenute in varie occasioni precedenti. Ora ci dice che “…E’ milanese come lo è un mio amico figlio di napoletani ma non è milanese nel senso stretto della parola.”; e poi continua con: “Se una persona non è milanese è qualcos’altro. Non l’ha mica ordinato il dottore di esserlo! Non è mica un disonore essere altro!”
Puo’ darsi che sia io particolarmente ritardato e chiedo scusa a tutti, e a lei in particolare, se forse ho capito male, ma in molti suoi commenti precedenti traspare l’idea che si è milanesi solo se discendenti di milanesi e non esistono altri modi di esserlo, che solo i milanesi lavorano (anzi: solo nella sua azienda si lavora), ecc…ecc…Inoltre la sua insistenza su questo concetto della milanesità, mi ha fatto supporre (e credo anche agli altri) che per lei fosse una questione essenziale, piu’ degli utili della sua azienda. Se cosi’ non è, e abbiamo capito male noi, ne prendiamo atto con gioia.
Riguardo agli insulti, mi scusi ancora ma a mio parere è lei ad aver iniziato. In un commento a un precedente post di Marwa, quello sulle vacanze, lei dice testualmente: “Forse la signorina immigrata che vive a Milano grazie alle agevolazioni largamente elargite ai suoi genitori, non sa che moltissimi italiani fanno dei sacrifici enormi per vivere!”
Ora, io non so cosa intendesse, ma per me questo vuol dire dare dei parassiti mantenuti ai genitori di Marwa. Puo’ darsi che lei li conosca e quindi abbia valide ragioni per affermare cio’, ma onestamente ne dubito e comunque mi sembra un bell’insulto pesante e gratuito, non trova?
Lei come reagirebbe al posto di Marwa, se qualcuno dicesse qualcosa di analogo dei suoi genitori, che vivono non di lavoro ma di “generose elargizioni”?
Infine, per quanto concerne il fatto che ogni suo discorso viene soppesato parola per parola, capsico le sue lamentele e credo che necessiti di una spiegazione. Innanzittutto, bisogna ricordare che un blog non è una chiacchiera da bar davanti a una birra, ma è lingua scritta visibile al mondo intero che si collega, quindi è inevitabile che il lettore abbia tutto il tempo per scarnificare ogni singola parola che si scrive. Chi si avvicina a un blog, questa concetto elementare lo dovrebbe sapere. In un blog mancano il sorriso, la gestualità, le strizzate d’occhio, il tono della voce, insomma tutte quelle cose non verbali che costituiscono la parte principale della comunicazione tra esseri umani. Qui purtroppo ogni parola vale per quello che vale: per questo, dico sempre che il blog è un mezzo che va usato con accortezza, per evitare situazioni spiacevoli. Darsi del coglione tra amici al bar strizzandosi l’occhio reciprocamente è una cosa, darselo sul blog ha tutt’un altro effetto.
Inoltre, sempre restando al tema di soppesare ogni singola parola, ma qui parlo solo a titolo personale, ammetto di essere uno che guarda le virgole ma putroppo è un atteggiamento dovuto a deformazione professionale. In primis, la mia formazione scolastica ingegneristica ha il suo peso; ma soprattutto, faccio un lavoro dove l’analisi di un testo parola per parola è indispensabile: in capitolati e specifiche tecniche, come quelli di cui mi occupo io, il semplice uso di una parola invece che di un’altra (tipicamente adoperare “shall” al posto di “will”, e viceversa) ha impatti pesantissimi dal punto di vista contrattuale, che si potrebbero pagare poi in modo molto salato durante lo sviluppo del progetto, sia con i clienti che coi fornitori, che non aspettano altro che queste sottigliezze formali per mettertela in quel posto. Specialmente quando i clienti sono i Governi…
;-)

Michele |

Ma ancora parla questo ‘anonimo’? Vieni a dare lezioni di italianità e poi non sai nemmeno scrivere “qual è”? Guarda, la linguistica è una scienza, non una filosofia. Vatti a leggere “Che cos’è la linguistica acquisizionale” di Marina Chini e, se riesci ad arrivare fino in fondo, capirai quello che chiunque ha cercato di spiegarti da qualche giorno a questa parte. L’umiltà è anche sapere quando è il caso di tacere. Le tue cinque generazioni di ‘milanesità’ dovrebbero avertelo insegnato…

Ti faccio un ultimo esempio. Se lo capisci, bene, altrimenti qui ce ne faremo tutti una ragione.
Ti sarà capitato di vedere qualche film di Verdone, no?
Ora, pochi dubbi sul fatto che Verdone sia l’icona del cinema romanesco, giusto? Bene.
Il padre di Verdone, Mario, grande critico cinematografico, era nato ad Alessandria ed era cresciuto a Siena. Chiunque abbia avuto occasione di vederlo non potrebbe che trovarsi d’accordo su un fatto: l’accento del padre di Verdone era senese.
Ora, perché Verdone parla romanesco e non senese come il padre?
Ci sono spiegazioni SCIENTIFICHE su questo. Se un bambino, prima di aver compiuto i tre anni di vita, cresce in un determinato ambiente linguistico, assorbirà QUEL modello, indipendentemente dalle origini. Se Verdone fosse cresciuto a Siena e si fosse trasferito a Roma a 10 anni, non avremmo mai avuto il piacere di ridere coi suoi film perché la sua identità linguistica avrebbe preso un’altra piega. Invece, pur avendo un padre con un forte accento toscano (lo racconta lui), il fatto di aver frequentato fin dai primissimi anni di vita bambini, maestre e quant’altro che PARLAVANO IN ROMANESCO gli ha permesso di ASSORBIRE IL MODELLO LINGUISTICO ROMANESCO.

Conosco molti ragazzi arabi e in pochi, ovviamente, parlano con accento milanese. È una questione di età e di tante altre cose. Uno può anche nascere qui, ma se non frequenta i bambini italiani fin dai primissimi anni, com’è ovvio, non prenderà mai quell’accento. Tuttavia, se un bambino cresce avendo due realtà ben distinte (una domestica, in cui si parla l’arabo, e una ‘esterna’ in cui stai tanto tempo a contatto coi bambini del posto) imparerà a replicarle entrambe, alla perfezione..

Io ho un caro amico, PhD in Linguistics a Cambridge, che è di madre croata e di padre italiano. È nato e cresciuto in Inghilterra e parla l’inglese con l’accento della regina, l’italiano con un accento del nord e un croato che porta tracce fortissime del luogo d’origine della madre.
Tu dirai “non è possibile, la lingua d’origine dei genitori avrà necessariamente influenzato il suo inglese”. Bene, la mia domanda è: quale delle due?
La risposta è NESSUNA.
L’italiano che impara è esattamente quello del padre, il croato è esattamente quello della madre e il suo inglese è esattamente quello che fin da piccolissimo ha sentito e replicato.

Come vedi, la questione è più complicata di quello che nelle tue chiacchiere da bar intrise di padanismo pseudoaccademico può sembrare…

anonimo |

@ Nadine

L’atteggiamento da frustrati è voler leggere solo commenti che danno sempre ragione a cose che tu condividi, anche quando sono cavolate, e cacciare tutti gli altri!!!
Proprio come fai tu

Anonimo |

@ Michele
Quanti giri di parole per rivelare che non hai compreso niente di quello che ho scritto!!!!
Non stavo stilando un trattato di lingua dialettale dicevo solo l’ovvio che , in barba a tutte le vostre inutili conversazioni, un milanese sa benissimo. Se è davvero milanese! :D
Porti l’esempio del dialetto romanesco che , per cultura ITALIANA, è parlato nei film, come anche il napoletano.
Ci vuole molto a capire , sempre che tu ci riesca , che quello che intendo dire è: A MILANO E’ DA ANNI CHE IL DIALETTO MILANESE NON SI PARLA IN LUOGHI PUBBLICI E NEMMENO LE PERSONE CHE VIVONO A MILANO HANNO ACCENTO MILANESE!!!!!!
Lo stesso discorso vale per i film ecc…non esistono film apprezzati a livello nazionale in milanese come succede invece per quelli che parlano romanesco o napoletano.
Io stesso , durante un soggiorno a Roma, mi sono stupito di come, a differenza di Milano, il dialetto sia davvero parlato, dai romani ovviamente, non da chi si crede romano!

Eh, caro saccentello ,ti sei dato da fare a trovare il pelo nell’uovo in un “commento da web”!
Per cui, dal momento che sei un sapiente accademico che può criticare tutti dall’alto della cattedra, vai pure a correggere Saviano che su Twitter ha usato la stessa espressione: “qual’è”.
Tale espressione sebbene grammaticalmente non corretta, non è del tutto errato usarla, lo sai? http://www.mauriziopistone.it/testi/discussioni/gramm01_qual.html
L’apostrofo è usato quando l’ultima vocale non accentata cade davanti a una parola che inizia per vocale. Qual sta per quale e, poichè quale è non sarebbe corretto si applica questa regola diventando qual’è.
Alcuni grammatici e alcuni scrittori (tra cui Pirandello) utilizzano questa forma considerandola giusta.
Anche tu abbi l’umiltà di tacere quando è il caso!
O almeno informati meglio prima di fare il bacchettone perchè fai solo figuracce. Anch’io nutro forti dubbi sulla tua qualifica!

Nadine2 |

Si purtroppo è tornato Michele, aveva detto che si ritirava dal blog presentando addirittura delle scuse, e poi si è sfacciatamente ripresentato, si vede che trova più piacevole il ns Blog che una chiacchierata fra amici milanesi da 7 generazioni.

    Luca |

    Lo penso anche io, è talmente orgoglioso di essere milanese che viene su un forum di seconde generazioni, ah! cosi aveva deciso di ritirarsi e poi è ricomparso? quanta COERENZA nel suo comportamento, un vero uomo, con la U, e poi con la sua immensa umiltà di linguaggio ha dimostrato a tutti cosa significa lavorare, mica come noi mantenuti da mamma e papa! qui siamo TUTTI rimbambiti tranne Anonimo, tutti a vantarsi di titoli di studio tranne Anonimo, tutti a insultare e a fare i bimbominkia tranne Anonimo, e poi quanta umiltà nel dirci che lui con la sua azienda ci mantiene tutti (noi viziatissimi borghesi!) , quanta modestia nel dichiarare che han tutti bisogno di tornare a scuola a studiare, un vero esempio di umiltà, un vero uomo da seguire, davvero! ti ringrazio per la lezione, sei stato davvero gentile a spiegarci le tue teorie, e un’altro grazie per essere sceso tra noi mortali, a presto Maestro di vita!

    @Camilla : ma ridici sopra XD, puo insultare anche il forum intero e continuare a dire che siam noi imbecilli che viviamo nel nostro mondo “fatato”, ma infondo a noi che ci interessa delle sue parole, sono aria al vento

      Anonimo |

      :D …se penso a come vi infervorate e offendete per nulla rido!…tutto perchè ho “osato” dire che è impossibile avere accento milanese se non si cresce sentendolo o parlandolo!
      UUUHHH quanto berciare Luca, Nadine, Michele, Camilla!
      Che spasso vedere come certi cervellini si vantano di aver studiato e non capiscono nemmeno il senso di un commento …e mille altre precisazioni non sono servite a nulla!
      Assurdo

Michele |

@Nadine Pensa quanto può andare fiero di sé uno che interviene senza nemmeno metterci il nome. In quanto a competenza poi… Tullio De Mauro & Co. sotterrati da tale Maurizio Pistone (docente di scuola superiore). Mica pizza e fichi…

@Anonimo Anche tu ti sei dato da fare per cercare chi sul web potesse giustificare lo ‘svarione’ da prima elementare che hai preso ;) Per quanto riguarda il resto, se vai a rileggerti il primo post che ho scritto vedrai che distinguo chiaramente l’accento dal dialetto, sei tu che continui a confondere le due cose. Detto questo, buona polenta ;)

    Anonimo |

    Intanto c’è da dire che Pistone, che tu come saccentello snobbi,è un professore di lingua italiana come quelli che hanno insegnato a te le cose che ora ti fanno tanto saccente!!!
    Di sicuro un professore come lui ha più facoltà di te di contestare questioni sulla lingua italiana. Tu lo fai solo perchè ripeti le cose come un pappagallo.
    Scommetto che se Maurizio Pistoni fosse stato il tuo professore di italiano, da buon lecchino avresti sostenuto la sua tesi senza rifletterci troppo! :D
    Nel testo che ho citato si parla anche delle tesi di Franco Fochi e di Bruno Migliorini, sono pizza e fichi pure loro o preferisci ignorarli perchè ci fai solo figuracce?
    Quello che da bravo saccentello non hai letto nel testo è che la questione del “qual è” con o senza apostrofo è ancora controversa perchè la distinzione “elisione-troncamento” è artificiosa. Per Migliorini scrivere “qual” è una forma arcaica e quindi giustifica e NON OBBLIGA l’uso dell’apostrofo. Dice anche che, quando la distinzione tra elisione e troncamento è accettata, diventa la dimostrazione per decidere di scrivere tal è e qual è senza apostrofo.
    Nella tua foga di contestarmi tutto hai dimenticato (ma secondo me non lo sapevi) questa divergenza di posizioni tra LETTERATI!
    Che dire? Mettiamo fine alla diatriba e, anzichè quello scellerato di Pistone, consideriamo solo la teoria di Michele… mica pizza e fichi! :D

    Anonimo |

    Sei tu che non hai capito che l’accento DIALETTALE deriva dal dialetto e basta!
    Continuando a sostenere che una persona cresciuta in una famiglia di arabi possa parlare correttamente milanese(intendendo l’italiano corretto)è come dire che parlare milanese o italiano con accento milanese siano la stessa cosa.

    “Parlare milanese” alludendo all’italiano corretto e parlare “italiano con accento milanese” (accento del dialetto…lo specifico per Michele che non capisce) non sono la stessa cosa.
    Non è possibile prendere l’accento dialettale se non si è cresciuti sentendo o parlando il dialetto.
    A Milano non si sente più il milanese per cui è praticamente impossibile assumerne l’accento tipico solo a nascerci e viverci!!!!!!!
    Più chiaro di così! E’ dall’inizio che ripeto le stesse cose portando esempi di milanesi e napoletani, ma col paraocchi dei permalosi vedete solo offese!!!
    Siete voi che confondete il dialetto con l’accento…
    Perchè per voi parlare italiano correttamente vivendo a Milano, è la stessa cosa che parlare milanese, non sono io che confondo le cose…
    Non credo che Marwa ne abbia a male se il suo parlare correttamente italiano non è la stessa cosa che parlare DIALETTO milanese…che male c’è?
    Da milanese da generazioni conosco il milanese come un arabo conosce la sua lingua. solo questo intendevo quando parlavo di generazioni!!!!
    Intendevo SOLO, e ripeto SOLO, portare un esempio per dire che sono in grado di capire se una persona ha davvero accento milanese, e vi assicuro che di immigrati così non ne ho mai sentiti, tranne qualche tentativo disastroso di imitazione…
    Detto questo, mi chiedo:
    L’ha ordinato il dottore di parlare milanese?
    Mi avete contestato come fossi un intollerante , ho forse detto che Marwa non può vivere a Milano perchè non parla milanese? Ho semplicemente detto che non può parlare milanese.
    Se un giorno avrò occasione di parlarle magari mi ricrederò, ma ne dubito…senza rancore!
    Dai commenti sembra che siete voi quelli che vogliono “milanesizzare” chiunque quasi fosse una caratteristica obbligatoria! Ci vedo del razzismo in questo!
    Ma che male fa uno a dire:”scusa sai bene l’italiano, ma il dialetto lascia perdere!”

Camilla |

Faccio atto di incoerenza e dico un’ultima cosa, non sul tema dell’articolo come dovrei.

Io sono mora. Si vede un po’ dall’avatar, ma comunque credetemi sulla parola, lo sono.
Ora, se un tizio che non ho mai conosciuto, che non mi ha mia vista venisse da me e mi dicesse che sono bionda, secondo voi perderei tempo a parlarci?
No. Lo riterrei o un daltonico, o un matto, o un rompiballe, ma non sprecherei UNA parola a cercare di spiegargli di che colore sono i miei capelli. Perché non ha senso. Io lo so come sono, mi vedo tutti i giorni alla specchio. Lui no.

Allo stesso modo, l’Innominato milanese nega sistematicamente la realtà che in tanti conosciamo. Ora, io ho occhi per vedere e orecchie per sentire, e sento tantissimi ragazzi di origine straniera parlare con la cadenza (o l’accento che dir si voglia) di Perugia. Ce li ho sotto gli occhi praticamente tutti i giorni. Posso sprecare il tempo a convincerlo che non ho le allucinazioni? No. Una volta gli si dà il beneficio del dubbio, ma quando dimostra di NON voler ascoltare, basta. Non vale la pena parlarci.

Tutto questo lo dico a chi non conoscesse Anonimo da altri post o se la prendesse per le sue risposte come capitava a me. Se invece avete l’istinto del missionario, continuate pure. Ma fatelo come mero esercizio di retorica, senza aspettarvi che cambi idea.

    Anonimo |

    C’è una bella differenza tra distinguere il colore dei capelli e distinguere un italiano da uno che non lo sembra per nulla.
    Nessuno mette in dubbio che i capelli neri non sono biondi. Ma si può avere la stressa certezza nel distinguere un italiano da una persona scura di pelle? Anche se quest’ultimo si sente italiano pur non avendone le caratteristiche,nessuno gli legge il pensiero!
    Che esempio è?
    Infatti dici:
    “Io lo so come sono, mi vedo tutti i giorni alla specchio.
    Lui no.”
    Appunto, lui no…

    Sei tu che neghi la realtà, cioè che per un italiano non esiste nessuna Italia multietnica. Vede solo in giro alcune etnie diverse.

    Quando senti l’accento dialettale da chi non è perugino sei sicura che tu il dialetto vero lo conosci tanto da distinguere?

    L’istinto missionario ce l’avete sì, ogni volta che per missione umanitaria sconfinate con il buonismo ipocrita. Tanto da attaccare chiunque “osi” sottolineare la differenza tra un milanese di origine milanese e una persona di origini egiziane, marocchine ecc….come se le altre culture svanissero a favore di una migliore.

Pier Francesco |

@ Anonimo,
Che il dialetto milanese non si parli piu’ è un dato di fatto incontrovertibile; chiediamoci pero’ cosa hanno fatto i Milanesi per impedire tutto cio’.
Lasciando da parte l’ovvia e banale considerazione che sarebbe meglio che gli Italiani imparassero le lingue straniere piu’ che i dialetti, per pura questione di utilità pratica (con l’Inglese raggiungi un maggior numero di clienti che con il romanesco), perché quelli come lei non si fanno promotori di iniziative volte a preservare, ma soprattutto a diffondere, la storia e la cultura milanesi?

    Camilla |

    Se posso, Pier Francesco, su questo dissento. La perdita dei dialetti è un impoverimento, anche se in una qualche misura inevitabile. Io trovo un po’ ridicola l’idea di insegnare dialetto nelle scuole – anche perché a me, che linguisticamente parlando sono una profana, hanno sempre detto che il dialetto si distingue dalla lingua in quanto non ha una struttura grammaticale codificata, dal che sorge l’interrogativo su cosa esattamente si insegnerebbe. Ma ritengo importantissimo che i bambini a. sentano dialetto in casa, magari dai nonni e b. vengano sensibilizzati attraverso attività extrascolastiche come può essere il teatro in dialetto.
    E non penso nemmeno che esista un’alternativa rigida come (magari ironicamente) la metti giù tu tra l’imparare il dialetto e imparare le lingue straniere. Anzi, se un bambino sin da piccolissimo è abituato a esprimersi in italiano e nel suo dialetto (che in alcuni casi – penso al sardo, al siciliano ecc. – è molto diverso dalla lingua comune), credo si possa parlare a pieno titolo di bilinguismo. E sappiamo che i bilingui in generale sono più portati nell’apprendimento di una terza lingua straniera.

      Pier Francesco |

      Ciao Camilla!
      :-)
      La questione è complessa.
      Il nocciolo del mio commento precedente era rivolto alla considerazione che mentre a Milano il dialetto sta scomparendo, altri dialetti come il napoletano o il romanesco sembrano godere di ottima salute. Inoltre, parlavo della cultura e delle tradizioni in senso generale: la pizza è una pietanza che ha avuto successo mondiale, mentre la cassoela non la conosce praticamente nessuno, e la tanto decantata milanese è tale solo nei Paesi “latini”, mentre per tutti gli anglo-sassoni e i germanici è “Wiener” (qui partirebbe la diatriba tra Milano e Vienna, e la lasciamo da parte senno’ non finiamo di piu’).
      Mi chiedevo pertanto, e soprattutto chiedevo all’Anonimo, per quale ragione i Milanesi non facessero nulla per preservare e diffondere la loro “cultura”, della quale dicono di andare tanto fieri.
      Una prima risposta ovvia sembrerebbe che negli ultimi anni Milano è stata terra di immigrazione, quindi gli Italiani giunti da ogni parte del Paese per lavorare hanno per forza dovuto imparare a parlarsi in Italiano, mentre sono stati molto pochi i Lombardi trasferitisi a Napoli (per fare un esempio), che cosi’ ha potuto preservare la propria “lingua”.
      Un’altra risposta è che il romanesco e il napoletano si sono preservati attraverso il cinema e la TV, mentre il milanese no. Purtroppo, penso che la causa qui stia nelle macchiette del napoletano, del romano, del milanese, ecc… dalle quali il mondo dello spettacolo non sembra capace di staccarsi: il napoletano “furbetto del quartierino” o il romano “coatto spaccone” possono muovere a simpatia, e quindi riscuotere successo, mentre il milanese “lavoro-quindi-guadagno-quindi-pago-quindi-pretendo” ne suscita molto meno. E’ la stessa ragione della diffusione della cultura spagnola (latina, in generale) che evoca immagini di festa e balli in spiaggia, mentre quella tedesca, immensa da molti punti di vista, fa pensare a cieli piovosi e noia mortale. E pensa poi che uno dei massimi imprenditori dello spettacolo a livello europeo è milanese!!
      La perdita dei dialetti è un impoverimento, ma dobbiamo tenere presente che è di fatto incompatibile con la società “multi-etnica” è “multi-culturale” che tutti qui diciamo di auspicare. Nel mio piccolo, io ne sono un esempio perché sono un sangue misto: mio papà è marchigiano, mia mamma è brianzola, a casa si è sempre solo parlato Italiano “correggiuto” per ovvia necessità. Mia mamma, qualche volta, usava con me espressioni in milanese ma tanto io le rispondevo in Italiano, non c’era verso! :-)
      I nonni erano lontani, e quindi non potevano contribuire quotidianamente all’insegnamento linguistico. ;-)
      La mia ironia era in realtà poco ironica, perché nasce da una mia esperienza personale, quando i miei colleghi torinesi si stupivano perché non li intrattenevo con qualche battuta alla milanese (secondo lo stereotipo: vedasi l’indimenticato “cumenda” Zampetti della 3° C, mito per noi adolescenti degli anni’80), e io molto umilmente e quasi imbarazzato rispondevo loro che non parlavo dialetto; fu in quell’occasione che una collega mi disse, tornando seria: “In compenso parli qualche lingua straniera, mi sa che sei messo molto meglio di noi!”.
      Ripeto: è inevitabile che il dialetto scompaia se vogliamo avere una società multiculturale, è il prezzo che va pagato se vogliamo qualche arricchimento in un’altra direzione.
      Pensiamo, semmai, a quante lingue “vere” (non dialetti) considerate minori, sono a rischio scomparsa a causa della cosiddetta globalizzazione.

        Camilla |

        In realtà io credo che ciò che sta determinando la scomparsa dei dialetti non sia tanto la società “multietnica” ma società “monoculturale”, cioè il passaggio da entità separate a Stato Italiano. La morte dei particolarismi (almeno, di quelli dialettali, perché altri sono vivissimi) è stata determinata da questo: ed era scontato e anche auspicabile che accadesse – altrimenti dovremmo andare in giro per Palermo con l’interprete simultaneo – ma a me lascia una grande tristezza. (E non credo tanto alla distinzione “vera lingua” vs “dialetto”, che in molti casi è più “politica” che “linguistica”. Quando vivevo in Spagna mi faceva morire dal ridere che il catalano e il gallego avessero lo status di “lingue”, e guai a chiamarli dialetti, quando il realtà il gallego è una variante del portoghese e il catalano una variante del castigliano – o, per usare la mirabile definizione di un mio amico, “il napoletano parlato da un francese”. Insomma, non più diversi rispetto allo spagnolo “standard” di quanto non lo siano il siciliano, o il napoletano, o il genovese. La differenza con il basco, che è il quarto idioma a godere in Spagna dello status di lingua, era palese. Come ha detto qualcuno, molto spesso “le lingue sono dialetti con un esercito dietro”, e io sono d’accordo)

          Pier Francesco |

          Cara Camilla,
          Lo Stato “centrale” deve ovviamente avere una lingua unica di riferimento, che nel nostro caso è l’Italiano “standard”. Non penso, pero’, che sia questo fatto a far scomparire i dialetti: non si spiegherebbe perché il milanese, per l’appunto, sembra sul punto di scomparire, mentre il napoletano sembra godere di ottima salute.
          I dialetti, secondo me, tendono a scomparire là dove si incontrano frequentemente persone di origine diversa, che sono cosi’ obbligate ad ricorrere a una lingua comune, non solo nel rapporto con lo Stato ma anche nelle amicizie, sul lavoro, nei rapporti sentimentali, ecc… Ti ho fatto l’esempio dei miei genitori, ma ovviamente ce ne sono tantissimi altri.
          Capisco il tuo ragionamento sulla lingua intesa come dialetto con un esercito dietro, ho paura che sia solo un po’ riduttivo: qui si dovrebbe aprire un discorso che tenga conto delle vicende storiche dei singoli Paesi, e non si finirebbe piu’! :-)
          Ad esempio, gli Svizzeri parlano lo Schwyzertütsch, che loro considerano una lingua a tutti gli effetti, guai a negarlo (!!)- ti menano, mentre alle orecchie dei Tedeschi di Germania è solo un dialetto montanaro (per altro, spesso incomprensibile) del “deutsch” autentico: chi ha ragione? Per altro, nella lingua scritta gli Svizzeri usano correntemente il Tedesco ufficiale, e la cosa cosi’ si complica.
          Oppure: l’American English è una lingua a sé stante o un “dialetto” del British English?
          :-)

Michele |

@Anonimo Ma quanta erudizione tutta d’un colpo! Per uno che non sa distinguere tra dialetto e accento è notevole. Ma si sa: un bel copia/incolla non guasta mai (Pistone, ricorda, non Pistoni!) ;)

Mi hai davvero convinto: sicuramente avevi in mente Pirandello quando hai scritto quel post e hai voluto fare l’anticonformista (puoi usare il vocabolario, se ritieni) usando consapevolmente una forma unanimemente ritenuta scorretta.

D’altronde, la tua cultura è un fatto assodato. Davanti a una frase come “Dove la prende una persona che proviene da culture arabe l’inflessione dialettale?” si possono nutrire dubbi?

Invoco un Trattamento Sanitario Obbligatorio, rapido…

Michele |

@Rogers Indubbiamente il tuo commento dimostra una maggiore cognizione di causa rispetto a quella tanto sbandierata, ma mai pervenuta, dall’irriducibile ‘Anonimo maldestro’.

Tuttavia, l’Accademia della Crusca (no, Anonimo, non c’entra con la dieta macrobiotica!), la più alta istituzione linguistica italiana (non ce ne vorrà, spero, il celeberrimo Pistone/Pistoni), si è espressa molto chiaramente su questo punto. Per una conferma, questo è il link: http://www.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=3779&ctg_id=44

    Anonimo |

    Michele, quanta stupidità tutta d’un colpo!
    Dove ho scritto che dialetto e accento sono la stessa cosa?
    Dove sono i copia /incolla?
    Trovali!
    Non lo sai che quando uno “cita” o se preferisci “copia/incolla” significa solo che mette all’attenzione una cosa agli altri cose che già sa?
    Anzi, non solo sapevo già cosa dice l’”Accademia della Crusca”, ma sapevo anche cose che tu non sapevi per niente! Cioè che è in corso una divergenza di opinioni tra letterati (non fra Michele e i suoi amici sapientelli) sull’uso della forma “qual’è”.
    Infatti una persona intelligente quando legge “qual‘è” con apostrofo, non punta il dito come un piscialetto fresco di scuola che fa il saccente, ma sorvola perché sa che esistono due scuole di pensiero.
    Per cui, se fai tanto il pignolo per un apostrofo usato anche da vari letterati perché non completamente errato, è perché non sai un bel niente!
    Oltre a cercare pure gli errori di battitura e di fretta dei commenti web, vatti a studiare le cose come sono prima di giudicare gli altri.
    Anzi fatti tu un trattamento sanitario per curare le tue manie di grandezza che sono patologiche!
    p.s. la battuta sull’ “Accademia della Crusca” è talmente stupida e scontata che solo un bimb…kia poteva farla…sorvoliamo va!

      Anonimo |

      “una cosa agli altri cose che già sa?”
      errore di battitura, specifichiamolo prima che professor Michele si scandalizzi!

        Michele |

        Se è per questo, esistono anche presunti intellettuali che negano l’Olocausto. Dovremmo forse mettere in dubbio un fatto storico assodato solo perché qualche imbecille gioca a fare lo storico?

        ‘Accento dialettale’? In attesa che “l’Anonima Maldestri” ci dia la definizione di ‘accento non-dialettale’ (con tanto di bibliografia, grazie) sollecito l’ambulanza… Rapidi, rapidi!

          Michele |

          In cosa sei laureato, di grazia, Anonimo?

          Anonimo |

          C’è anche chi nega l’esistenza dell’ “accento dialettale” perchè non esiste la definiizione di “accento non dialettale”.
          Perciò dovremmo negare che esiste l’accento dialettale perchè un imbecille nato ieri che ama il multiculturalismo, lo nega!
          …bravo chissà come è orgoglioso papà di averti pagato gli studi!
          Chissà come sarebbe orgoglioso di sapere che, anzichè studiare, stai sul web a sparare cavolate e a ridere come un bimb…kia con gli amici!
          Io per te sollecito invece qualcuno che ti faccia ritornare a scuola rapido rapido!
          Però che testa che hai…
          devo dire a un mio amico inglese che, siccome non esiste l’accento “non inglese” lui non ha accento “inglese”…
          LE RISATE ME LE FACCIO IO!!! :d

      Michele |

      Ps Ecco dove hai dimostrato di non saper distinguere fra accento e dialetto: “Dialetto è cultura che si tramanda in famiglia, non la si acquisisce per magia nascendo a Milano da genitori di lingua araba! Finchè mi dici che parli bene italiano ok, ma il dialetto…”. Peccato che Marwa avesse scritto: “Aspetto estetico e ACCENTO milanese, vogliamo parlarne?”. Oppure dobbiamo pensare che sei talmente occupato a seguire i dibattiti dell’Accademia della Crusca da non trovare il tempo per imparare a leggere? E dire che nel tuo primo commento avevi fatto un copia/incolla proprio di quella frase. Pardon, avevi ‘citato’ quella frase ;)

        Anonimo |

        SENTI SMETTILA DI GIRARCI INTORNO PER TROVARE QUALCOSA DA CRITICARMI..IL CONCETTO è CHIARO SOLO TU NON LO CAPISCI.
        Se invece di ridere come un idiota con gli amici travisando le cose, imparassi a leggere avresti capito il senso della frase.
        Te la ripeto perchè vedo che sei un po’ duro di comprendonio e mi fai pena.
        Poi basta però, se non capisci chiedi a papà che butta via i soldi per farti studiare!
        L’accento (ripeto ACCENTO) si prende se una lingua o un dilaetto si parla o lo si sente da anni!!!
        E’ una cultura, qualcosa che ormai a Milano PURTROPPO sopravvive grazie a quei 4 milanesi che lo parlano tra loro!
        Chiaro?
        Se Marwa non sente e non parla milanese (DIALETTO), perchè OVVIAMENTE in casa sua non si parla e a Milano neppure, dove lo avrebbe preso l’ACCENTO????
        Sei confuso, confondi il parlare bene l’italiano dal parlarlo con accento milanese.
        E’ chiaro o devo farti un disegnino?
        L’accento si prende dal DIALETTO…sei tu che continui a confondere le due cose…altro che neurodeliri, per te ci vuole la maestra di prima elementare!

StefanoTinini |

Beh io quando gioca l’ Egitto faccio il laziale, ossia tifo sempre contro…1 2 3 viva l’ algerie….;)
La nazionale egiziana e’ stato uno dei mezzi di mubarak per soggiogare il suo popolo. Se la nazionale li va bene la gente si scorda della propria poverta’ etc etc. Tanto e’ vero che le ultime tre delle quattro edizioni della copp d’africa se le e’ comprate mubarak corrompendo gli arbitri africani. Guarda caso nelle qualificazioni mondiali del 2010 per lo spareggio con l’algeria hanno mandato un arbitro europeo e zacchete Egitto fuori. Egitto fuori anche dall’ ultima AFC guarda caso mubarak e i suoi assegni per gli arbitri non c’ernao piu’…..
Comunque per quanto riguarda la tua domanda sei libera di tifare chi vuoi, pensa che ci sono italiani al 100% che tifano contro l’italia, questa e’ una moda tipica dell’ italico medio.

    marwa |

    @Stefano : Sai che non avevo mai visto la cosa in questo modo?mmmmh..Mubarak usava la nazionale di calcio!!:-| .

Mario |

Io tifo sistematicamente contro l’Italia sempre. Per il resto ho sempre amato lo sport. Oggi è più difficile amarlo perchè tantissimi atleti sono bombati. Se Roger Federer fosse italiano farei un’eccezione. Spero caro Stefano che adesso la nazionale egiziana ti sia più simpatica: Mubarak è stato detronizzato ed è stato sostituito dai Fratelli Musulmani che aiutano con i loro servizi la povera gente. Non vedo come oggi il potere possa utilizzare la nazionale egiziana di calcio per far dimenticare alla gente la propria povertà e la corruzione dilagante. Oggi in Egitto comandano gli incorruttibili timorati di Dio.

Luca |

che stress, ancora a rispondere a questo tizio ?!

@michele, non perdere altro tempo, è fiato sprecato
@nadine , concordo con te, probabilmente ha avuto qualche batosta da una ragazza araba, ora sfoga la sua frustrazione su questo forum, e in effeti , si , è uno sfigato

Michele |

Ma no Luca, facciamolo parlare. Se lo spremiamo ancora un po’ chissà quante altre ‘perle’ riusciamo a cavargli. Io mi sto facendo di quelle risate coi miei ex compagni di Università…

    Camilla |

    Sì, ma quando inizia ad offendere dando dell’imbecille (oltre ad usare ripetutamente la parola bimbominkia che secondo me nemmeno sa cosa vuol dire…) non è più così divertente.

      Michele |

      Fregatene Camilla. Un ‘imbecille’ preso da uno zoticone così è il complimento migliore che si possa ricevere

        Anonimo |

        le critiche da un bambinetto che crede di insegnare agli altri cos’è la società italiana quando vede solo arabo ovunque…capirai che cosa mi fanno!

      Anonimo |

      imbecille era per riprendere l’edificante commento di Michele.
      Per il b…kia mi pare che il comportamento di Michele e di Luca sia stato SOLO quello…..
      Se leggi bene ho scritto quello che pensavo senza offendere.
      Per il resto ho solo riposto col tono con cui mi hanno attaccato per la sola colpa di dire come la penso!
      I bambinetti capricciosi fanno proprio così….

        Michele |

        Il problema è proprio questo. Il tuo pensiero è cieco e astorico.

        Nulla di personale contro di te, ma queste idee nella Storia hanno tirato fuori il peggio dell’Uomo e provocato molti danni. Se sei davvero uno che nella vita ha saputo ascoltare gli altri quand’era il momento di farlo, allora – ti prego – fermati qui.

        Parli di cose che non conosci assolutamente e il tuo desiderio di porre una linea di demarcazione netta fra te e ‘l’altro’ ti ha accecato. Credimi, la tua valutazione è errata sotto tutti i punti di vista. Io sono un linguista, ma – te lo garantisco – un antropologo e un sociologo ti direbbero la stessa cosa.

        Sei una persona d’altri tempi. Il mondo nel frattempo è cambiato e le nuove generazioni hanno assunto una fisionomia che non è più quella che conoscevi. Nessuno te ne fa una colpa, ci mancherebbe. Ma non puoi infilarti in un blog di ventenni-trentenni e aspettarti di essere preso sul serio quando vieni a raccontarci un mondo che non conosci…

Anonimo |

Una precisazione:
Non ho mai offeso nessuno.
Ho solo espresso un commento su come la vedo io circa il dialetto e l’accento che si può avere.
Ripeto, potrei ricredermi se sentissi Marwa parlare, ma lo so che non sarebbe un milanese vero…( e allora? Se rispettiamo le diversità rispettiamo anche che ognuno abbia le sue radici e accettiamo le critiche). Il mio amico inglese lo sente bene l’accento italiano quando parlo la sua lingua!
Insomma che male c’è?
Chiedo scusa a Marwa se lo spazio dei suoi commenti è stato invaso da un battibecco al quale, da persona sensata, metto la parola fine, ma non si può continuamente attaccare e offendere chi esprime un concetto diverso.
Ho risposto a Michele a tono, ma ora sono stanco di farmi insultare da un pivello sciocco.
Sono certo che Marwa, a differenza di Michele, Luca e Nadine, ha capito benissimo quello che volevo dire, ogni volta che dico di essere milanese da generazioni subisco critiche a non finire da gente che non capisce il perchè di quella precisazione. E’ solo un modo per dire che so parlare benissimo il MIO dialetto.
In fondo anche Michele sfoggia la sua laurea per aver diritto di criticare tutti!
@Michele
Alcuni quando studiano e si laureano spesso credono di sapere tutto e pensano che gli altri siano stupidi!
Io non faccio come te, oltre agli studi, ho fatto anche tesoro di quello che mi ha insegnato chi NE SAPEVA PIU’ di me in base alle sue esperienze.
Dopo averti visto negare l’esistenza dell’espressione “accento dialettale” o contestare cose ovvie che anche i neonati saprebbero, perchè credi di poter sapere tutto,
ho davvero forti dubbi su quanto può valere la tua laurea in Linguistica …o meglio, lo so che il “pezzetto di carta” ce l’hai ma, se non impari anche dalla gente che ne sa più di te per esperienza, allora mi dispiace ma con quel pezzo di carta ti ci puoi incartare il formaggio ( per essere fine!)
Io so quante “perle” di saggezza potresti far uscire tu se mi prestassi ancora al tuo gioco di “troll”, ma lascio perdere mi fai pena. Hai già fatto abbondantemente la figura del bimbetto viziato che si è fatto pagare gli studi da mamma e papà per poi vantarsi della sua laurea.
Sei un bambino, cresci e impara a vivere!..lo sai quanti come te sbandierano la laurea sotto il naso di imprenditori e rifiutano di salire la scala dal gradino più basso?
Intanto passano il tempo a fare i bamboccioni, sperando che qualcuno si accorga del loro “genio”.
fare il “troll” sul web per ridere con gli amici, non ti porterà lontano…ci sono persone con il diploma o la terza media che stanno salendo la scala prima di te.
@ Luca
La batosta con la ragazza araba l’avrai presa tu. Io sono felicemente sposato e ho una carriera che mi son fatto con la gavetta, ho sempre lavorato e mi sono pagato tutto senza correre da mamma e papà.
Gli sfigati sono quelli come voi che, anzichè dialogare da adulti, si divertono a stuzzicare, travisare i commenti degli altri, additare i minimi errori di battitura e ridere come sciocchini!
I frustrati sono quelli come voi che credono che avere una laurea gli apra le porte del paradiso, e piangono se non trovano la pappa pronta senza faticare…e piuttosto che rimboccarsi le maniche passano il tempo a fare i “troll” sul web.
Chiedo ancora scusa a Marwa…un saluto.

Nadine2 |

Hai un bel coraggio e una faccia di tolla nel dire che tu non hai mai offeso nessuno…sei sicuro? vatti a leggere i tuoi commenti da buzzurro padano, te lo ricordi quando mi hai detto che ci creiamo un mondo nostro immaginario fra di noi perche’ gli italiani non ci accettano? Oppure ti devo ricordare le tue continue noiose e solite battute sul fatto che siamo degli esaltati per via di un titolo di studio ottenuto in Italia e sbandierato dai ns genitori che essendo dei morti fame considerano un titolo di chissa’ quale traguardo!!!! E tutte le volte che citi la solita frase della laurea ottenuta grazie ai soldi di mamma e papa’, ma te che ne sai di chi hai dall’altra parte? Mi basta questo per Dedurre che sei uno sfigato patentato caro Anonimo. Ma ci rispondi alla domanda del tuo ritorno sul blog dopo aver annunciato che te ne andavi? e’ la terza volta che te lo chiedo e fai finta di nulla!!!

Armonia |

E chi mai potrebbe osare dire che gli italiani non vi accettano, Nadine2? Ma se lo sanno perfino i sassi che la comunità straniera residente in Italia più amata e stimata dai miei connazionali è proprio quella musulmana. Basta leggersi tutti i sondaggi realizzati su questo argomento…..

Pier Francesco |

Cara Nadine,
Hai pienamente ragione, ma l’idea di “offesa” è purtroppo molto relativa, perchè dipende dalle abitudini, dall’educazione e dalle sensibilità personali. Ho incontrato persone che usavano il torpiloquio come normale linguaggio di comunicazione, senza alcun intento offensivo ma perché non avrebbero saputo esprimersi in altra maniera.

@ Anonimo,
Mi consenta (come diceva il Grande Capo), ma è solo una questione di sensibilità, e qui il titolo di studio non c’entra assolutamente nulla.
Non sarà magari il caso di Marwa, ma bisogna provare a mettersi nei panni di persone che magari fin da bambini possono aver subito battute feroci per il colore della loro pelle, per il cognome strano, per l’accento (alcuni, effettivamente, lo possono avere un po’ “foresto”…), per il fatto di avere genitori stranieri, senza contare il fatto che magari ci sono genitori italiani chiedono ai loro figli di non frequentare i ragazzi figli di stranieri extra-comunitari perché sono dei poco di buono, e cosi’ via. A cio’ si aggiunge una legislazione che rende difficoltoso il rilascio della cittadinanza. Non è una cosa piacevole, mi creda, ed è naturale che si sviluppi anche una certa dose di sensibilità alla materia.
Se pensa poi che ci sono partiti politici che su questi “miti” della milanesità, lombardità, e cazzate simili ci hanno creato fortune elettorali, puo’ capire quanto la questione sia in realtà delicata.
Ho solo paura che lei sottovaluti questi aspetti: sono questioni sulle quali ci sarebbe in realtà da ridere, se non si tenesse pero’ conto del fatto che per gli stessi argomenti sono usati da altri per fare tutt’altre cose che risate.
Non deve quindi scandalizzarsi troppo se questi ragazzi rivendicano l’”accento” milanese o la loro italianità: a parte ricordare a tutti un dato di fatto, è un modo come gli altri per dirle che sono uguali a noi.
Ad esempio, dire che ci si veste “come una milanese”, sono sicuro che non è riferito al fatto che le milanesi si vestono in un modo particolare, ma soltanto è un modo per dire che anche le figlie di Egiziani indossano minigonna e tacco 15 invece del burqa, al contrario di quello che crede la maggior parte degli Italiani.

E poi la prego, la smetta con questa menata dell’imprenditore che si è fatto da solo, la gavetta, le lauree che non servono a nulla ecc… . Sant’Iddio, Anonimo, mi creda: non è il solo essere umano ad aver fatto la gavetta e a lavorare, su dai !!!
Tenga anche conto di un altro fattore: sono assolutamente d’accordo nel non dare al famoso pezzo di carta un valore eccessivo (e purtroppo in Italia ancora lo si fa…), ma non tralasciamo il fatto che il progresso scientifico e tecnologico è assai difficile senza un’adeguata preparazione. Non si sviluppano i farmaci contro il cancro né si mandano i satelliti nello spazio con la terza media. Unpo’ mi preoccupo, Anonimo: se quresta è la mentalità del tipico imprenditore italiano, non ci lamentiamo poi se Paesi demograficamente insignificanti tipo Finlandia, Israele o Svizzera sono all’avanguardia in tanti campo, e noi siamo indietro.

@ Marwa,
La prossima volta, per cortesia, di’ che sei newyorchese o parigina, cosi’ nessuno verrà a farti storie.

    Nadine2 |

    Caro Pier Francesco, grazie per le tue pillole di saggezza ma temo che qui non si tratta di persone che non hanno intenzione di offendere o che siano limitate a causa della loro educazione o sensibilità. Il soggetto soffre purtroppo di una patologia che chiamo Rozzezza D’animo Acuta. Nel caso invece tu avessi ragione allora non posso che porgere compassione.
    Spero di non essere stata teneramente vetriolica, è più forte di me a volte :)

    marwa |

    @PierFrancesco : Parigina why not!!!? I’m in love with Paris ;-)

Nadine2 |

DisArmonia accertati di aver capito il filo del discorso ed a quale conversazione mi riferivo, il Noi non riguardava nessuna comunità mussulmana residente in Italia, capisco che ti piace sempre sputare veleno, ma almeno evita di fare la figuraccia di chi non sa nemmeno di cosa si sta parlando…e parla giusto per aprire bocca!!

Armonia |

Guarda che ti sbagli, Nadine2, avevo capito benissimo che il noi era riferito alla comunità di eschimesi di cui fai parte a pieno titolo. Perché dici che sputo veleno? Vorresti forse insinuare che la comunità immigrata più amata dagli italiani non è forse quella islamica? Non è che, per caso, sei un po’ razzista? Non pensavo lo fossero anche gli eschimesi…

Nadine2 |

Ci Risiamo, Ennesima figura di M… Disarmonia, al tuo posto mi sentirei un pò imbarazzata ma evidentemente non ti preoccupa fare quella che parla giusto per aprire bocca. Ora provo a chiarire così magari ti rendi conto del tuo parlare a vanvera! Il riferimento al Noi risaliva ad una precedente conversazione con Anonimo in cui parlavo del mio ambiente di lavoro internazionale il Noi si riferiva ad un gruppo di persone provenienti da tutti i continenti e della ricchezza che ciò apporta ad un ambiente di lavoro, come vedi non si trattava né di mussulmani né di eschimesi. Rimettiti in carreggiata ora, 2 figura al giorno dovrebbero essere più che sufficienti.

Anonimo |

E’ più forte di te essere “vetriolica”, Nadine?…ma come mai? Finora a chi ha risposto a tono alle offese, perchè era più forte di lui replicare, si è preso del frustrato. Sei un po’ confusa direi!

@ Pier Francesco anche tu ti sei schierato dalla parte di chi non ha capito nulla. E mi dispiace!
Replicare con lo stesso tono di chi offende non è un’offesa.
Come vedi anche la tanto polemica Nadine ammette di diventare offensiva quando lo ritiene giusto, invece gli altri devono tacere e basta, altrimenti lei da loro dei frustrati.
Lei invece, così ben fornita di “finezza d’animo”, spara a zero solo perché qualcuno non la pensa come lei.
Pensa un po’ di cosa è affetta invece lei, di permalosità e frustrazione da immigrata con la coda di paglia! Vede intolleranti tutti quelli che non le dicono “si hai ragione” oppure che danno ragione ai suoi amici.

Premesso comunque che il suo parere conta come una ciccata per terra, sorvolo e ti rispondo.

Non è questione di dire a Marwa di dichiararsi o meno milanese, qui non si faceva polemica per quello (se qualcuno ha capito! Ma ne dubito, è troppo forte il senso di vittimismo qui per arrivare a pensare che qualcuno non ce l’abbia con loro!) Per me Marwa può scrivere ciò che pensa liberamente! E se avrò il piacere di incontrarla e sentirla parlare, potrei ricredermi e notare come ha assimilato un accento che ahimè va scomparendo pure per me che sono milanese (senza polemica per favore…capitelo il concetto, non lo pretendo da Nadine, Luca, Michele o Camilla, ma almeno da te….).
In pratica il concetto tanto difficile da comprendere dai sopracitati sapientoni, era solo questo: pure io che sono nato e cresciuto tra milanesi che parlavano dialetto tutto il giorno, andando a scuola e frequentando gente che il milanese non lo parlava, ho perso l’accento che avevo.
Per questo credo di poter dire , PER ESPERIENZA PERSONALE (non cose lette sui libri o in base a trattati scientifici elaborati da Michele),che SICURAMENTE Marwa parlerà benissimo l’italiano, ma non può avere accento milanese!
Sulle lauree sbandierate:
è’ chiaro che, se un giovane laureato facendosi vanto di una laurea in linguistica, mi viene a offendere perchè dico cose che so per esperienza, a me sembra un atteggiamento un po’ infantile e si becca del b…kia!
Come si dice “quando ci vuole ci vuole” e ,come dice Nadine “è più forte di me”…oppure è un privilegio solo di Nadine quello di rispondere a tono quando ci vuole, mentre se lo fanno gli altri sono frustrati?
Non è bello sentirsi dare con sarcasmo dell’ignorante da uno che pensa di essere sopra le righe SOLO perchè ha studiato linguistica e crede di saperne più di chi il dialetto l’ha sentito per anni!

“Caro Anonimo, mi interesserebbe molto approfondire la questione della lingua con te. Sicuramente la mia laurea in Linguistica non mi mette al tuo evidentissimo livello di competenza”

Purtroppo qualcuno qui ha dato davvero l’impressione di vantarsi per un pezzo di carta snobbando il livello di competenza di chi ne sa più di lui di quel preciso argomento!

Qualcuno che, facendosi forza su studi, lauree, citazioni storiche , sociologiche e prendendo da “pignolone” persino errori di battitura, ha contestato di tutto si è riempito la bocca di paroloni e ha OFFESO!!!!
Io non so chi sia più frustrato… se io chi dico le cose dal punto di vista della mia esperienza personale vera prendendomi le offese, o chi contesta a priori ogni cosa che non è conforme alle sue idee, offendendo.

Armonia |

Scusa Nadine2, vorresti quindi dire che il tuo “noi” non era riferito al tuo essere eschimese? Strano, il tuo nome mi sembra proprio tipico di quelle bande. Mah!!!

Michele |

Ma io SO più di te, rassegnati… Non è un giudizio, è un semplice dato di fatto. Io ho studiato queste cose e tu no. Prima non le sapevo e ora sì. Tu parli dell”esperienza di strada’, ma il tuo punto di vista è solo una piccola fetta di realtà. Un malato impara a conoscere il proprio ‘male’ da un punto di vista più ‘intimo’ rispetto al medico, ma non sa spiegarne le dinamiche. L’esperienza – credimi -, per quanto importante, da sola non basta.

Se quello che dici è vero, spiegami come è possibile che Andrew Howe, nero e figlio di genitori statunitensi (doppiamente ‘compromesso’, dal tuo punto di vista), parli con accento romanesco. Alcuni mesi fa ‘le Iene’ avevano mandato un bellissimo servizio sulle bambine cinesi cresciute a Napoli e si sentiva chiaramente come la loro cadenza fosse partenopea. O questo discorso vale solo per il TUO piccolissimo mondo?

Perché continui…? Mettitelo in testa: L’ACCENTO NON DERIVA DAL DIALETTO NEL SENSO CHE INTENDI TU. Io sono milanese da almeno 4 generazioni, ma non capisco – giuro – una sola parola di dialetto. I miei nonni lo parlavano, ma i miei genitori non mi hanno cresciuto parlandomi in quella lingua (si suol dire che una lingua è un ‘dialetto che ha fatto carriera’). E quindi? Pensi che quando vado a Roma o a Firenze non si capisca da dove vengo?

A Milano diciamo ‘tempo’ con la ‘e’ chiusa invece che aperta, ‘posto’ con la ‘o’ aperta invece che chiusa, ecc. Estendi questi esempi a tutto il vocabolario italiano e avrai l’italiano ‘in bocca milanese’, come si suol dire. Pensi che il fatto di non dire ‘sara sü’ o simili mi faccia ottenere un italiano neutro come quello parlato in teatro? È ovvio che non è così. Non parlo il dialetto, ma parlo l’italiano ‘in bocca milanese’ che parlano tutti i ragazzi della mia generazione. Marwa è cresciuta (a Milano) con bambini come me e parla lo stesso identico italiano che parlo io. Punto.

O vuoi forse sostenere – non che mi sorprenderebbe – che un’araba non ha i prerequisiti mentali e fisici per fare quell che faccio io?

    Anonimo |

    “Ma io SO più di te, rassegnati…”

    uhhhh…. quanta arroganza! e poi non si può dire che sbandieri il tuo sapere come un saccentello arrivato!
    Sei un bimbo scolarizzato che deve ancora crescere…rassegnati!
    Io oltre al sapere che ho imparato dall’esperienza ci ho aggiunto lo studio, ma non mi sento di dire a nessuno che ne so più di lui.
    Sai, un conto è essere istruiti e basta (tu), un conto è essere intelligenti …finiscila con i tuoi giri di parole e intellettualismi forzati, mi hai stufato!!!
    Chissà come ne hanno le palle piene quelli che ti conoscono che ad ogni semplice discorso ti metti a fare il saccente!
    Perchè sei nato ieri e hai appena finito di studiare linguistica credi di saperne più dei milanesi? Mi piacerebbe farti parlare con mio nonno, dopo due minuti corri dalla mamma a piangere perchè ci sono cose che sui libri nessuno ti ha fatto studiare!
    Sulle vocali chiuse o aperte ci sono tanti altri dialetti che le hanno, quello non è accento dialettale, sei tu che confondi le cose!…Dai su smettila, e vai ai giardinetti a giocare!

    Un araba può fare quello che le permette i suoi limiti come chiunque , e con questo non ho detto che è stupida . Del resto pure tu puoi parlare bene arabo e non saperlo come lei…oppure il tuo sapere non ha limiti? Oh! ma che bambinetto piagnucoloso! Non si può davvero dire nulla.
    Anzi visto che ne sai più di me, e dei milanesi, traduciti queste parole…ma non cercare sul web! Dimostra a te stesso che ne sai davvero più di tutti, mister “sotuttoio”!:D
    tegneula
    cassu
    magiuster
    scibrett
    infreggias
    ciribiciacula
    scurbatt

    @Nadine
    lo so che ci sguazzi bene quando senti solo le cose che ti piacciono, se non ti danno ragione e non vedono un Italia multietnica come piacerebbe tanto a te, ti arrabbi.
    Offende la signorina ,così piena di “finezza d’animo”.
    Sguazza pure tra quelli come te!

Nadine2 |

è il tuo di parere a contare come una ciccata per terra Mister Sfigato Frustrato, io qui ci sguazzo come un pesciolino nell’acqua, quello fuori luogo sei tu, mi sono lasciata un po andare scusami, avevo promesso di porgere compassione per i limitati come te, quindi scusami non ti risponderò più mi limiterò a compatirti e non mi chiederò neanche più che ci sei tornato a fare sul Blog dopo il tuo annunciato ritiro e vista l’assoluta inutilità della tua presenza,viva la coerenza.

    Luca |

    finalmente! brava Nadine, non ha senso ascoltare sto ciarlatano, non c’è peggior sordo di chi non vuole sentire, e poi ANCORA una volta non ha risposto alla domanda, ma la COERENZA ??!! avevi detto che te ne andavi o no?? puoi rispondere cortesemente o sei solo un troll ?? t’à se un milanes della peggior specie, concordo con Michele, rappresenta i milanesi peggiori, in università di milanesi con la M ne ho incontrati molti, gente in gamba, lavoratori veri e sopratutto Umili, sto qua di milanese non ha niente, NIENTE

      Anonimo |

      Avrai tutto tu di milanese! Non sei contento?
      Chissà che milanesi avrai incontrato all’università, quelli come te e gli altri che credono che basti nascere a Milano per dire “sono milanese”!
      Che dicono a quelli veri che non lo sono per poter considerare milanese chiunque!
      Complimenti!

Michele |

È assodato: non sai leggere.

Scrivi:
“Anzi visto che ne sai più di me, e dei milanesi, traduciti queste parole…ma non cercare sul web! Dimostra a te stesso che ne sai davvero più di tutti, mister “sotuttoio”!:D
tegneula
cassu
magiuster
scibrett
infreggias
ciribiciacula
scurbatt”

Peccato che, nel mio ultimo commento, io avessi scritto chiaramente:
“Io sono milanese da almeno 4 generazioni, ma non capisco – giuro – una sola parola di dialetto. I miei nonni lo parlavano, ma i miei genitori non mi hanno cresciuto parlandomi in quella lingua”.

Mi duole deluderti: continui a usare un lessico che vorrebbe essere specialistico ma che non ha ALCUN RISCONTRO nella saggistica linguistica. Fra ‘accento’ e ‘dialetto’ non esiste alcun ‘accento dialettale’, posso garantirtelo. Questa definizione (evidentemente tanto rassicurante) è frutto della tua fantasia, non certo di qualche studio. Quello che tu chiami ‘accento dialettale’ è quell”accento’ che vuoi negare a Marwa (attendo lumi su Andrew Howe…). Puoi chiedere al tuo mito Pistone/Pistoni, se non sei convinto…

Purtroppo per te ho scritto una tesi proprio su lingua e dialetto prendendo il massimo dei voti, quindi caschi malissimo… Per inciso, è ovvio che TUTTI gli accenti (hai scritto ancora ‘dialetti’, occhio!) hanno vocali aperte o chiuse (anche perché non esiste la ‘vocale neutra’, ma tu non lo sai…). Sono le varie combinazioni a dare questo o quell’accento…

Sei un caso disperato. Peggio ancora: sei la Milano peggiore. La Milano gretta, intollerante, ripiegata su sé stessa. Grazie a Dio, la mia città non è questo. E lo dice un milanese fierissimo…

Nadine2 |

Qualcuno salvi Armonia dalla sua Disarmonia cerebrale, io parlo di una cosa e lei pensa di offenderemi dandomi dell’eschimese…Mah! Non c’e’ limite alla ricca varieta’ del genere umano, anche tu sei finita nella lista di quelli da compatire.

Bonne nuit a’ tous, a’ demain inchallah.

    Michele |

    …إن شاء الله
    تصبحي على جير، يا صديقتي

Pier Francesco |

@ Anonimo,
Qui non si tratta di schierarsi dalla parte di alcuno, ma solo di usare un minimo di buon senso, e di portare il discorso su argomenti un po’ piu’ seri dell’accento.
Io penso di aver capito benissimo il suo punto: l’accento lo si prende se lo si ascolta in famiglia, ma della questione mi importa assai poco.
Senza volermi minimamente sostituire all’autrice, credo che lo scopo dell’articolo di Marwa fosse solo quello di far vedere ai lettori che è una persona “milanese”, nel senso che ha uno stile di vita uguale a quello di tantissime donne milanesi (e non solo): sveglia presto, preparare la colazione alla bimba, portarla all’asilo, entrare in tangenziale e bestemmiare (spero di no) per il traffico, entrare in ufficio, aprire il PC, leggere 256 e-mail rimaste inevase dalla sera prima, lamentarsi col capo perché è da anni che non riceve l’aumento di stipendio,… e cosi’ via. E tutto cio’ con buona pace del Ramadan e delle cinque preghiere giornaliere. Lei mi dirà: “Ovvio, che banalità! C’era bisogno di dirlo?”; Si’, Anonimo, c’è bisogno di dirlo perché gli Italiani pensano che tutti gli stranieri di cultura musulmana, e relativi figli, passino la giornata leggendo il Corano, facendosi le paranoie haram/halal, e poi “Aiuto aiuto, ho visto un maschio! Dio abbi pietà di me!”. Naturalmente ci sono immigrati, e relativi figli, che si comportano veramente secondo i canoni dello stereotipo, e la cronaca sui quotidiani ce ne dà testimonianza, ma evidentemente non è il caso di Marwa (almeno, non sembra esserlo).
Guardi che di articoli cosi’ su Yalla Italia continuerà a trovarne anche in seguito. Per evitare di parlare sempre e soltanto di tematiche complesse come la legge sulla cittadinanza, la xenofobia o le politiche di integrazione-accoglimento-respingimento, o che possono urtare la suscettibilità delle persone come ad esempio la religione, a volte si preferisce andare sul leggero e parlare di calcio, moda o accento.
Lo scopo dell’articolo non è dire “Io sono milanese mentre l’Anonimo non lo è”, ma è soltanto dire “Anch’io sono milanese, magari in maniera diversa dall’Anonimo”. Che poi Marwa abbia veramente o no l’accento milanese, è una cazzata di una tale infima dimensione che mi stupisce che se ne parli. Credevo che le caratteristiche dell’essere milanese fossero la laboriosità e il pragmatismo, a volte spietato ma efficace, ma evidentemente mi sbagliavo.
Ribadisco poi un concetto che ho già espresso: a me sembra che lei ora stia dicendo cose MOLTO diverse nel tono e nel contenuto di quelle che ha scritto nel primo commento, che è quello decisivo perché è quello che ha scatenato tutta la bagarre. Lei ora dice che non ha problemi se Marwa si dichiara milanese, che è pronto a ricredersi se la sentirà parlare, ecc…ecc… Se va a rileggersi cio’ che ha scritto nel suo primo commento, ci sono cose un po’ diverse, perché le attribuisce complessi di inferiorità e altre amenità, che a casa mia sono considerazioni molto pesanti, soprattutto nei confronti di persone che non si conoscono.
Lei ha scritto: “Se fosse orgoglio ti vanteresti di essere a Milano e di avere l’accento arabo!”. (primo commento del 4 Agosto)
Sono assolutamente d’accordo con lei, peccato che la vita quotidiana sia un po’ diversa: facile a dirsi, ma lei dovrebbe sapere che gli Italiani sono “burloni” di natura, e che la povera Marwa passerebbe la giornata a doversi difendere dagli sfotto’ di mezzo mondo per l’accento foresto, quindi mi sembra del tutto ragionevole e legittimo che “mascheri” il suo accento foresto (se mai ne ha uno). Io, che mi sono trasferito a Torino per lavoro, e pure non ho un accento milanese marcato, ci sono passato per diversi anni in questa tortura: mi creda, per un po’ stai al gioco e ti diverti pure, poi cominici anche a incazzarti!
(continua…)

Anonimo |

“Peccato che, nel mio ultimo commento, io avessi scritto chiaramente:
“Io sono milanese da almeno 4 generazioni, ma non capisco – giuro – una sola parola di dialetto. I miei nonni lo parlavano, ma i miei genitori non mi hanno cresciuto parlandomi in quella lingua”.”

Bella scappatoia, complimenti te la sei cavata per il rotto della cuffia.:D
Peccato che ti sei pure dichiarato esperto in linguistica e hai detto di sapere tutto più di me!
Mi aspettavo tanta sapienza invece! Non solo, da un “milanese fierissimo” mi aspettavo almeno che fosse milanese per davvero!
Anche i miei genitori con noi parlavano italiano, ma io il dialetto l’ho imparato soprattutto dai nonni!

Scrivi in arabo (o te lo fai scrivere) e poi ripieghi così davanti al dialetto dei tuoi genitori o nonni?
:D va là…laureato in linguistica!!!

Caso disperato io? :D Ma se non sai più come rimediare alle castronerie che hai scritto! :D
Neghi pure l’esistenza di un “accento dialettale” dopo che mi hai fatto una conferenza su Verdone e i film in romanesco!
“Modello linguistico” “mia fantasia” “non è frutto di uno studio” chiamalo come vuoi, basati pure sugli studi, ma per tutti DA SECOLI si chiama così, che a te piaccia o no.
Milano peggiore? Io sono di quella Milano dei miei nonni che hanno creato il benessere che devo a loro in cui sguazzi pure tu. Quella Milano che non cambia perchè un”nato ieri” la vorrebbe più aperta a farsi cambiare dal mondo che entra!
Tu sei della Milano peggiore quella ben rappresentata dal suo sindaco, tanto preso a fregarsene pure dei tuoi genitori e di quello che hanno fatto, per creare una città priva della sua cultura pur di metterci le altre!
Ma nemmeno il “tuo dialetto” (o quello che dovrebbe avere uno che si dichiara “milanese fierissimo”) sai!
Credi che a sputare sulla tua cultura sia moderno? credi che cambiare il nome alle cose sia un’apertura saggia e intelligente?
Lascia perdere, non definirti milanese, non offenderci per favore! Ora capisco perchè vedi milanese anche chi non lo è nemmeno da lontano, sono tutti come te, nascono a Milano e per magia arriva l’accento senza nemmeno sapere una parola del dialetto…evviva la nuova italia di Michele!
Io sarò chiuso in me stesso ma tu sembri aperto all’ignoranza!

Meno male che Milano non è quella che definisci “la tua”!
Quello in cui credi tu non ti rende necessariamente quello che vuoi essere!
” mena no el turun e và a cà a petenà i gaenn!”

    Michele |

    Purtroppo per te, parlo anche un discreto arabo. Siccome la laurea non è tutto, come ricordavi, ho deciso di studiarlo nel tempo libero e oggi ho la fortuna di poterlo usare per lavoro. Ma non temere: sono sicuro che tuo nonno lo sa parlare meglio di me ;) Bye bye, padanotto!

      Anonimo |

      per il lavoro che faccio mi basta l’inglese e il francese, dell’arabo non so che farmene.
      Non me ne vogliano i madrelingua, ma è così.
      lascia stare mio nonno …sei tu che dal tuo non hai imparato niente, nemmeno nell’educazione.

        Michele |

        Amen

Pier Francesco |

Questione della laurea sbandierata.
Anche qui, ho posto un problema di carattere generale e lei mi risponde parlando del suo battibecco con Michele. Se io fossi la Redazione, vi avrei già invitato a continuarlo in separata sede, fornendo ognuno dell’indirizzo e-mail dell’altro, ma siccome siamo in regime di libertà di stampa ce tocca. Va be’, cosa s’ha da fa’ pe’ campa’…
:-P
Guardi che capisco benissimo anche il suo sentimento nei confronti di uno “studentello”, ma è inutile che le dica che fa parte della vita quotidiana.
Io stesso mi sono trovato ad avere un capo di 10 anni piu’ giovane di me: grande lavoratore, pieno di entusiasmo, ma si vedeva che era laeggermente “inesperto” su tante cose, oltre tutto veniva da un altro dipartimento aziendale, e aveva la prosopopea del “ghe pensi mi”. Non sa le volte che avrei voluto tirargli un pugno sul muso.
A mio padre è andata anche peggio (o meglio, a seconda dei punti di vista): non laureato, direttore commerciale di una delle piu’ importati aziende alimentari italiane, godeva della massima fiducia del Presidente-Proprietario, ma alla morte del Vecchio si è visto arrivare il di lui figlio, pivellino 35enne (allora) che non sapeva una mazza di come si gestisse un’azienda di tali dimensioni. Il problema è che non poteva dargli del bimbominchia. :-P :-P
Sono stati due anni infernali, me lo ricordo quando tornava a casa nervosissimo, poi alla fine avendo raggiunto l’età pensionabile lo ha salutato (con gesto dell’ombrello, metaforicamente parlando) e se ne è andato a godersi la pensione sulle rive del Lago Maggiore.
Le auguro poi di non avere a che fare con cause giudiziarie, dal condominio al lavoro, quando ti capitano anche qui imberbi neolaureati o quasi, che non hanno la piu’ pallida idea di come è fatta la società italiana, e sentenziano (non metaforicamente) applicando un testo imparato a memoria, manco fossero ulema sauditi. E neanche qui si puo’ dare del bimbominchia al giudice, non si sa mai…
Se da una parte ci sono i neolaureati che sbandierano il pezzo di carta come se d’ora in poi fosse loro tutto dovuto (spesso è un atteggiamento inculcato anche dai genitori), c’è purtroppo un brutto rovescio della medaglia: è inutile negarlo, ma esiste una discreta componente della società italiana, specialmente in un certo mondo imprenditoriale stile Padrone delle Ferriere, che considera lo studio inutile “a prescindere”, perché (giustamente) non è con la laurea che si fanno i soldi, “io ce l’ho fatta senza”, ecc…ecc…
Siccome mi sembra di aver capito che lei sia un imprenditore, volevo solo capire se lei appartiene a questa categoria, perché il tono di alcuni suoi commenti me l’ha fatto sospettare, o se magari anche lei riconosce che si sono settori industriali decisivi e strategici per la competizione internazionale dove una certa preparazione sia necessaria. Al di là di banali considerazioni sull’utilità e la bellezza di avere una cultura personale, penso che anche lei sia d’accordo che per fare il muratore puo’ bastare la quinta elementare, ma per progettare una centrale nucleare potrebbe non essere piu’ valido. E per un Paese industrializzato, la costruzione di centrali energetiche, impianti per telecomunicazioni, ricerca di farmaci rivoluzionari, ec… è altrettanto importante, nella succitata competizione internazionale, della costruzione di case.

P.S.1 Mi scuso se mi sono dilungato, ma siccome sono in vacanza, non ho il PC e quindi uso un Internet Point: ne consegue che accedo al sito una volta o due al giorno, e quindi devo sfruttare al massimo la “facility”

P.S.2 Ricordo a tutti che il post di Ebla sulla carboanara Halal ha raggiunto i 99 commenti. Ci manca poco: possiamo aiutare Marwa a battere il record.
:-D :-D

    Michele |

    Caro Pier Francesco. Questo atteggiamento ostile da parte tua, perdonami, non lo capisco. Ti avessi detto qualcosa…

    Quello che tu – accodandoti all”Anonima Maldestri’ – chiami ‘sbandierare la laurea’, definendomi uno ‘studentello’ (magari lo fossi ancora…) è in realtà spiegare che ho dei titoli per confutare i delirî di questo gentile signore. Per carità, delirare va benissimo, l’importante è che si sappia che di delirî si tratta… D’altronde, da uno che insulta ciecamente chiunque si permetta di contraddirlo e che poi dice: “non ho mai offeso nessuno” che cosa ci si può aspettare?

    Se uno se ne uscisse dicendo che esiste un osso chiamato ‘femore radiale’ o che masticare ‘chewing gum’ fa dilatare le narici, solo perché lo dice il nonnino, un laureato in medicina potrà alzarsi e dire: “non è vero”? Spiegare pacatamente, punto per punto, che si tratta di una fantasia (decisamente prolifica, nel caso del nostro amico) è un crimine? Un medico deve forse provare vergogna per il proprio titolo e nasconderlo per non far la figura del ‘piscialetto fresco di scuola’ (pensa che bello se uno fosse ‘avariato di scuola’…)?

    Per concludere, rispondo a un tuo precedente quesito. Esistono, fortunatamente, degli studiosi che – in maniera seria, loro… – lavorano per la conservazione del dialetto milanese (e fanno un lavoro davvero straordinario). La differenza fra loro e questo fine internauta è semplice: gli intellettuali in questione hanno studiato e i loro modelli sono Carlo Porta o Emilio De Marchi, non Alberto da Giussano (mai esistito, peraltro) o Umberto Bossi (pazientiamo ancora un po’…).

    Anonimo |

    Caro P. Francesco io non disdegno, oltre lo studio, ciò che posso apprendere dall’esperienza altrui, sempre che quell’ “altrui” abbia l’umiltà di non sentirsi un dio!
    Sono d’accordo con te sul fatto che esistono mansioni per cui ci vuole veramente una competenza e una laurea, infatti gli imprenditori non laureati, che nell’impresa ci mettono soldi e professionalità innata, per le competenze da te citate, hanno dipendenti assunti per quello scopo.
    Io non disdegno nessuno se più giovane di me ha più competenze, ci mancherebbe!
    Ammetto di non sapere tutto. Soprattutto quello che le “nuove leve” imparano oggi che anni fa non si sapeva.
    Cosa vuole dimostrare Michele a dirmi che sa questo o quello più di me? Che è più intelligente? Io so altre cose che lui non sa. E’ così per tutti, nessuno è detentore della sapienza assoluta.
    Per quello ho esagerato dandogli del b..kia perchè quello che fa è un ragionamento da bambini.
    “Io ho questo… e tu no!”

    Quello che Michele non vuole capire e che non tutto il sapere si studia sui libri!
    dal suo commento 21 agosto 10.59 rivela ciò che pensa: chi ha studiato ed è intellettuale può dire tutto, gli altri anche se provengono da esperienze personali no!
    Non lo sa che non tutti quelli che sanno il milanese sono intellettuali laureati?
    Secondo lui non avrebbero facoltà di portare avanti questa lingua perchè non sono intellettuali che studiano Porta o De Marchi.
    E’ come dire che un inglese non può sapere nulla della sua lingua perchè non è abilitato da una laurea a farlo e non legge Shakespeare !
    Oppure che un francese madrelingua non può lavorare in un’azienda dove si cercano persone che parlano francese, perchè non ha un titolo di studio.
    Oppure che una massaia, che cucina da anni, non sa cucinare perchè non ha fatto una scuola per cuochi.

Nadine2 |

Pier Francesco sono curiosa e invidiosa perché io sono al lavoro :( con l’afa alle stelle, ci dici dove sei in vacanza?

Nadine2 |

Michele, non dargli più corda, non ne vale la pena, ma che vuoi pretendere da uno che dice di vivere a Milano, la città più multietnica d’Italia, frequenta assiduamente un Blog di seconde generazioni e poi sostiene che non c’è nessuna multietnicità né a Milano né in Italia, il tutto è frutto della nostra immaginazione, va bene che quando giro per Milano vedo molte etnie e magari sono un po miope io.

“lo so che ci sguazzi bene quando senti solo le cose che ti piacciono, se non ti danno ragione e non vedono un Italia multietnica come piacerebbe tanto a te, ti arrabbi”

Dobbiamo anche informare l’Istat di essersi sbagliata quando ha detto che il secondo cognome più diffuso a Milano è HU (famosissimo nome milanese).
Quindi Michele è meglio ignorare il soggetto.

    Rogers |

    Cara Nadine2 non fare l’errore di cadere nei luoghi comuni.
    Vedere tante etnie in giro non fa di una città una città multietnica.
    In primo luogo perchè ci sono tanti clandestini e irregolari che stanno a Milano o ci arrivano da fuori.
    Guardare la città camminando per la strada, non si ha la vera percezione di quello che può essere davvero la società italiana.
    Se l’Italia fosse veramente multietnica come dici tu il tessuto sociale italiano ne sarebbe permeato.
    Gli impieghi pubblici e le forze dell’ordine sono selettivi e preferiscono gli italiani, la politica ai vertici elegge solo italiani, le feste tradizionali civili e religiose non prevedono le esigenze delle minoranze etniche presenti, i luoghi di culto rispecchiano soprattutto la nostra cultura cristiana, i cartelli segnaletici e stradali non prevedono altre lingue appartenenti alle etnie presenti, le feste in calendario sono solo quelle nostre, le tradizioni storiche, le feste di paese, le parate militari e le processioni del Santo patrono ecc… sono le uniche riconosciute ufficialmente.
    Quando la tv trasmette la S. Messa è l’unico rito religioso considerato dalla tv di Stato. Ogni trasmissione che parla di cultura e cucina italiana prevde solo cose tipicamente italiane.
    Il fatto che si conceda di creare alcuni luoghi di culto, si permetta di aprire alcun locali etnici e si lasci circolare parecchi clandestini non rende Milano multietnica perchè rimangono realtà a sè stanti e nell’ultimo caso illegali.
    I musulmani di Milano hanno mal gradito il declinare dell’invito al ramadan del sindaco perchè speravano che la loro festa assumesse rilievo come quella di Sant Ambrogio.
    Ma così non è stato. Ogni pretesa di culture diverse non è ben vista dalla maggior parte dei cittadini cioè gli italiani. E questo è il metro di misura di come l’italia non sia multietnica neppure per ideologia.
    Si considerano le minoranze etniche, persone che qui studiano, lavorano ecc… che non sono inserite nel nostro contesto sociale così radicalmente per poter parlare di società multietnica.
    L’Istat può anche definire il numero di Hu, ma Brambilla, Colombo, Bianchi ecc… restano sempre per antonomasia i cognomi tipici milanesi.
    Anche nella commedia milanese diranno sempre sciur brambilla, sciur Colombo e mai sciur HU. Se ciò succederà allora potremo parlare di società multietnica.
    Fino ad allora un Hu in più non farà mai la differenza, perciò dire che l’italia e Milano non sono multietniche non è del tutto sbagliato.
    Basarsi su facce viste per la strada o a conteggi ISTAT dei cognomi non è essenziale!
    C’è pure da dire che Milano raccoglie di tutto e se stabilissimo davvero chi è regolare , chi non ha permessi falsi e chi è solo di passaggio, sapremmo davvero se la città è davvero multietnica.
    Con la crisi molti immigrati se ne stanno andando via dall’Italia e questo per me è un segnale di come questa gente non sia davvero parte della società, ma sia di passaggio.

      Michele |

      Chi vivrà, vedrà…

    Michele |

    @ Nadine
    مش مشكلة، قد بدأت

Nadine2 |

Non cado in luoghi comuni Rogers, parlo sempilcemente di una realta’ che mi riguarda in primis ed include migliaia di alri giovani come me, che non sono ne’ clandestini e ne’ irregolari. Ha ragione quando dice che le istituzioni non danno spazio ai non italiani o agli italiani nati da genitori stranieri, ma questo non vuol dire che non esistono nella realta’. Ai giovani in Italia non viene dato quasi nulla ma questo non vuol dire che loro non esitono che le loro problematiche non siano reali solo perche’ la politica non ha saputo prendersi le sue responsabilita’ negando per anni la crisi e promuovendo una falsa flessibilita’ del mercato del lavoro. Per i luoghi di culto lo sappiamo invece che esistono e torniamo sempre sul discorso di una politica immatura che preferisce fare lo struzzo piuttosto che affrontare con intelligenza coraggio e pragmatismo le sfide che il Mondo ci presenta, e’ quella stessa politica alla ricerca dei voti facili ad averci portato nell’attuale stato in cui ci troviamo. Per quanto riguarda i cartelli stradali, non capisco cosa voglia dire, perche’ mai dovrebbero essere scritti in altre lingue, non avrebbe senso dal momento che parlo di seconde generazioni al massimo si potrebbe parlare di cartelli in inglese per facilitare la circolazione ai turisti, ma questo e’ un altro discorso. Feste popolari, patronali e parate fanno parte di un patrimonio che deve rimanere tale e cio’ non ha nulla a che vedere con la multietinicita’.
Per quanto riguarda le trasmissioni TV, vale lo stesso discorso delle istituzioni, non mostrare una realta’, non vuol dire che questa non esiste, anche se ho notato dei leggeri cambiamenti in alcuni media, la7, Il corriere della Sera e qualche programma della Rai. Il discorso dei clandestini mi perdoni rimane un’altra questione.

Non so se effetivamente i mussulmani di Milano hanno reagito male all’assenza di Pisapia e se cio’ fosse vero non sara’ di certo perche’ hanno voluto avere il rilievo della celebrazione di Sant’Amborogio. lei sostiene che questa gente e’ di passaggio perche’ molti hanno lasciato l’Italia per via della crisi, ma molti sono rimasti e rimarranno, che cosa facciamo? Continuiamo a fare gli struzzi oppure guardiamo in faccia la realta’ per creare una civile convivenza.

    Rogers |

    Carissima Nadine,
    quello che volevo dire nel mio intervento era solo che per usare un termine importante come “società multiculturale”, bisogna davvero analizzarne il significato e la società nel profondo.
    Questa è la spiegazione che Wikipedia da del multiculturalismo:
    ‘Il termine multiculturalismo … sta ad identificare una società dove più culture, anche molto differenti l’una dall’altra, convivono rispettandosi reciprocamente.’
    Ecco perchè a mio parere l’Italia non è multiculturale, perchè non è pronta ad accettare realtà diverse senza provarne timore e senza ribellarsi.
    Un paese come il nostro è condizionato molto dal suo passato essendo al contrario degli U.S.A., un paese antico con una sua cultura profondamente radicata e si oppone a qualsiasi intervento di culture diverse.
    Non è poi tutta cattiveria o razzismo è solo una cosa istintiva, secondo il mio parere.
    Anche se capisco le problematiche vostre non mi sento nemmeno di criticare gli italiani fortemente conservatori.
    Manca un punto di incontro una politica più attenta che la smetta di mettere le persone una contro l’altra.
    C’è bisogno anche che le culture diverse non assumano atteggiamenti di arroganza e si integrino.
    A me pare ancora un’utopia perchè i problemi sono tanti e le mentalità anche.
    Per questo ritengo che solo vedere la gente per la strada non basti a dare l’idea vera di un multiculturalismo esistente.
    Quando vivo la mia realtà di tutti i giorni noto che i cittadini italiani non si sono “mescolati” (scusa non so che termine usare per rendere l’idea), con le altre etnie.
    Mi ricorda un po l’olio nell’acqua, c’è ma si divide e non si assimila all’acqua perchè per loro natura non si mescolano.
    Purtroppo vuoi la politica incapace, vuoi il giornalismo penalizzante, vuoi la delinquenza di alcuni immigrati, vuoi le culture completamente diverse che stridono tra di loro e tanti altri motivi, la convivenza è davvero difficile.
    Per colpa della società che non assimila, colpa della politica che non lavora bene, colpa delle propagande esagerate, colpa di chi delinque , colpa un po’ di tutti e il multiculturalismo ha fallito.
    Mi chiedo se con queste premesse in futuro saremo in grado di attuare una pacifica convivenza.
    Questo è il mio modesto parere, opinabile ma è come la vedo io.

Pier Fracnesco |

Caro Michele,
Nessun atteggiamento ostile nei tuoi confronti. Ho usato il termine “studentello” perché credo che sia cio’ che l’Anonimo pensa di te. Ovviamente non sono d’accordo, anche perché non ti conosco.
:-)

Cara Nadine,
Mi trovo a Locarno , in Canton Ticino sul Lago Maggiore, e anche qui c’è un’afa da stroncare i cardiopatici.
;-)

StefanoTinini |

Mi intrometto per chiedere se qui esiste una moderazione.
Questo thread e’ scaduto in uno scambio di insulti tra diverse persone, tra ragazzini e non tra persone adulte. E’ un peccato perche’ il blog potrebbe essere molto interessante se non fosse pieno di beghe private tra utenti. A me piacerebbe sapere di piu’ sulla vita e cultura dei nostri amici / amiche italoarabi ed invece leggo un thread di 100 e passa msg sul dialetto milanese….che palle…poi su Anonimo, si puo’ non essere d’accordo con il suo pensiero generale ma tacciarlo di razzismo mi sembra la solita solfa radical chic di chi non vuole dibattere sull’ immigrazione a parita’ di suoi benefici e i suoi limiti…

    Michele |

    Eccone un altro…

Nadine2 |

Nooo, ma sei dalle mie parti, se sei in macchina, al rientro passerai sicuramente da Cannobio, sulla strada c’e’ la Pasticceria Bar storica Zaccheo, fanno degli amaretti di Pallanza che sono la fine del Mondo, oltre a quelli classici, fanno anche la versione mignon con cioccolato e Rhum, i tedeschi ne vanno matti. Hanno un buonissimo panettone quasi tutto l’anno e il torrone artigianale che e’ una prelibatezza, e per ultimo da non perdere il cannoncino alla crema o se preferisci il cioccolato, ci sono i deliziosi Africani (i moretti). Buon proseguimento :)

Pier Francesco |

Cara Nadine,
Certo che passo da Cannobio, ci sono pure stato Domenica scorsa, il giorno di mercato: come sempre, io e i miei eravamo gli unici italiani, circondati da Tedeschi di Germania e di Svizzera che vengono li’ a fare la spesa per risparmiare.
:-)
In realtà, la faccenda dell’invito a Pisapia e del suo “rifiuto” è stata solo un gran pasticcio. Il risentimento dei musulmani milanesi (attenzione: solo quelli che si rifanno all’ex-candidato sindaco Abdel Shaari, non tutti) mi sembra piu’ che altro dovuto al fatto che si lamentano che il sindaco non ha mancato di partecipare a eventi simili di altre religioni, tipo con la comunità ebraica o l’incontro col Dalai Lama. In sostanza, recriminano perché a loro avviso sarebbero stati discriminati.
Come ho già detto, è stato tutto gestito molto male.
Shaari e Piccardo hanno le loro ragioni a lamentarsi, perché l’invito era stato mandato ben tre mesi prima, e quindi il Sindaco aveva il tempo per organizzare i suoi impegni e le sue ferie.
Dall’altra parte, gli stessi Shaari e Piccardo hanno toppato clamorosamente rifiutandosi di leggere il messaggio di auguri inviato dal Cardinale Scola, probabilmente solo perché conteneva l’invito a unire le forze per combattere gli estremismi. Nei confronti di una persona che ha persino inventato l’espressione “meticciato di civiltà”, mi è sembrato una scortesia da veri cafoni e buzzurri. Shaari si è poi prodigato in strani avvertimenti (“ce lo ricorderemo”) rivolti al Comune: evidentemente, sta già scostruendo la sua cosca.
Se questo è il livello della rappresentanza della comunità musulmana milanese, sono messi bene.
A parte tutto, si è evidenziata molto bene la frammentarietà della stessa rappresentanza: se i musulmani milanesi (e italiani) vogliono portare avanti le loro rivendicazioni, devono tenere una linea comune, con una rappresentanza unica, che lo Stato italiano possa vedere come interlocutore. Quando si prepara una riunione, ci si picchia tra di noi per stabilire la linea da seguire, poi davanti al cliente, partner, fornitore, ecc… si sta compatti sulla linea decisa.

Sam |

@ Michele,
Per coerenza, dal momento che sei così solerte nel sottolineare gli errori degli altri, fatti un giro sulla pagina facebook di Yalla, e leggiti come è stato scritto in origine il titolo “Qual’è il senso di miss Padania ai tempi della globalizzazione?”
Sul blog di Yalla è stato subito corretto grazie alla segnalazione di una lettrice su facebook.
Come vedi anche i tuoi amici di Yalla, che fanno i giornalisti sul web, possono cadere in contraddizione sia per svista, errore di battitura veloce o errori veniali per motivi vari.
Il problema è che tu sei indulgente solo con chi ti è simpatico, mentre se qualcuno non la pensa come te è condannato all’antipatia e allo scherno da parte tua.
Anche se penso che essere antipatico a te possa poco importare alla persona in questione! :D
Capisco che sei un fans del sito yalla, però essere pignolo e offensivo chi non la pensa come te e i tuoi beniamini non ti autorizza a essere indulgente se sbaglia chi ti è simpatico.
Insomma è stato un po’ come offendere pure loro.

    Michele |

    E invece sono autorizzato a fare esattamente quello che mi pare. E se mi va di criticare un razzista arabofobo lo faccio senza pensarci due volte, accanendomi con immensa gioia ;) Bye!

Anonimo |

Allora smettila di fare il saputello che corregge gli errori e le sviste degli altri se poi non li vedi se li fanno quelli a cui lecchi i piedi.
Sei solo un lecchino privo di dignità.
A me invece se va di ridere di un ignorantello che pur di sentirsi autorizzato a insultare qualcuno, vede razzismo dove non c’è, rido di gusto.
ragioni proprio da lecchino, due pesi e due misure…
Bravo,sei sulla buona strada per diventare un politicamente corretto, buonista, ipocrita e lecchino! :D

Sam |

@ Michele
gli errori sono errori, se sei tanto critico non essere indulgente solo con chi è tuo amico.
E poi tu non sei autorizzato a offendere nessuno.
Altrimenti anche chi ti risponde allo stesso modo è autorizzato a farlo!
Non crearti una scusa per sentirti legittimato a offendere perchè allora chiunque può dire che criticare un maleducato come te lo si può fare senza pensarci due volte.

Michele |

Suppongo che me ne farò una ragione ;)

Michele |

@Anonimo “A me invece se va di ridere di un ignorantello che pur di sentirsi autorizzato a insultare qualcuno, vede razzismo dove non c’è, rido di gusto.”

A proposito di ignoranza, chi ti ha insegnato la punteggiatura? Il tuo bicentenario nonnino? ;)

    Anonimo |

    Il mio bicentenario nonnino potrebbe insegnarti, come ha fatto con me, cosa vuol dire essere un uomo! Altro che fare lo sfigatello mammone a cui hanno pure tolto il servizio di leva che faceva dei pivelli degli uomini. Ti spiegherebbe cosa significa essere davvero italiano e cosa significa avere lo straniero che ti comanda in casa e cosa significa la guerr, il fronte e i bombardamenti. Ti spiegherebbe cosa significa rimboccarsi le maniche dopo un conflitto devastante e cosa vuol dire veramente lavorare.
    Avrebbe da insegnarti altro che la punteggiatura! A quelli come te, che si fanno coccolare fino a trent’anni e oltre dai genitori, che studiano all’università pagata da mamma e papà, avrebbe mooolto da insegnare.
    peccato che non recepiresti gli insegnamenti sei troppo occupato a piangnulcolare in braccio alla mamma perchè nessuno si è accorto di come sono belle e importanti le laureee che hai , e nessuno ti offre sul piatto d’argento un lavoro da dirigente.
    Il mio bicentenario nonnino potrebbe insegnarti molte cose.
    Come esser italiani e uomini, come difendere un paese, come lavorare sin da piccoli in famiglia e a bottega, dopo la scuola.
    Cosa significa sposarsi a venticinque anni e fare famiglia, mantenerla senza piangere dalla mamma.
    Il mio nonno bicentenario non avendo internet o i video games, non si è “smollato” il cervello come te che passi il tempo sul web a scrivere cavolate per ridere (che ci sarà poi da ridere) coi tuoi amichetti, o per far vedere che hai un pezzettino di carta che ti fa credere chissà cosa, ma si è rimboccato le maniche e ha creato un patrimonio partendo dal nulla.
    Cioè quello che tu non saprai mai fare perchè, oltre a smidollarti davanti a un pc, aspetti che ti piova dal cielo un lavoro meraviglioso e super retribuito soltanto a mostrare un pezzo di carta!
    E quando vai dalla mamma a piangere, perchè il lavoro per il “super genietto” non arriva le, anzichè darti un bel ceffone per farti crescere un po’, ti coccola e ti dice di stare pure con lei nel lettone fino a 50 anni.
    Il mio nonno bicentenario, come ha insegnato a me, si è rimboccato le maniche è diventato uomo ad un’età che tu ancora puzzavi di latte! :D
    Altro che la punteggiatura…:D
    E io godo a vedere come sei bambino e pure poco furbo!

      Anonimo |

      …dovrebbero reintrodurre il servizio di leva obbligatorio e farvi “sgamellare” come hanno fatto con noi. Almeno quelli come te crescevano altro che fare i viziatelli fino a 40 anni!

Anonimo |

@ Michele…stai ancora qui ad analizzare gli errori di battitura degli altri per far vedere quanto sei bravo a scuola? :D

    Michele |

    Nel tuo caso vinco per abbandono dell’avversario ;)

Marwa |

Ok, siamo partiti da un discorso e siamo arrivati ad insultarci gratuitamente su ogni cosa, dalle lauree ai lavori per poi passare all’ortografia e finire con la punteggiatura!AAAAAh però!
Di cose da dire ne ho davvero tante, cerchiamo di andare per ordine.
@Anonimo : Noi non ci conosciamo,e senza saper ne leggere ne scrivere ti sei preso la libertà di insultare me e la mia famiglia (vedi anche articolo sulla crisi).Giudichi una persona che non hai mai avuto modo ne di vedere, ne di sentire parlare, ne di sapere chi sia realmente e che ruolo abbia nella comunità.
Sai, i miei sin da piccola,mi hanno insegnato a dire la mia su tutto, ma questo non a discapito delle persone. Te sei libero di dire la tua,e sopratutto nessuno mai potrà mai cambiare le tue idee e nessuno potrà mai toccartele, ma questo non farlo a discapito degli altri. Sei arrabbiato con lo stato? con gli immigrati che come ti giri vedi? Bhè, non prendertela con la prima persona che scrive un articolo allegro,leggero in questo modo o con le persone che non condividono i tuoi pensieri. Te hai sparato a zero con tutta la rabbia che hai, ma ti dirò hai sbagliato posto e sopratutto persona se ciò che viene scritto e/o condiviso qua non è di tuo gradimento, sei libro di non entrarci più..ma te puntualmente sei qua a giudicare,insultare,e riempire di risposte tutti i pensieri che dovresti dar voce altrove.Io non ti conosco,e sono talmente umile che non me la sento di giudicare il tuo lavoro,tuo nonno (di cui parli in ogni risposta) o i principi che ti hanno trasmesso i tuoi, ma finiscila con l’insultare tutti dicendo che sono figli di papà,che corrono a piangere da mamma, che l’università la pagano mamma e papà,che non troveranno mai lavoro ecc ecc trasmetti solo invidia (e credo e spero che non sia cosi) quindi ripeto, di la tua (con la consapevolezza che non tutti possono condividere il tuo pensiero)ma sempre con educazione.
@ Sam : io non difendo nessuno, ma credo che chi ha iniziato con gli insulti non sia Michele.
@Pierfrancesco : hai detto bene, lavoro e pago le tasse esattamente come tutti :-) ed hai detto altrettanto bene che non passo le giornate a leggere il corano (anzi).
ps. abbiamo superato il record ;-) …. che si vince?!?!

Anonimo |

“trasmetti solo invidia ”
ho risposto solo a Michele che trasmette invidia e rancore ovunque!

    Michele |

    Vabbè, siamo al delirio…