| Oggi ce l'ho con

Cosa significa veramente clandestino

di Lubna Ammoune

Mi è stato letto questo racconto e penso sia buona cosa diffondere il messaggio che vi è contenuto. Può aiutare a volgere lo sguardo verso altre direzioni e invitarci a dare un altro peso e un altro significato alle parole che vengono pronunciate in modo sbrigativo per il loro apparente senso dispregiativo nell’immaginario comune.

Ho letto più volte questo racconto e ogni volta mi dispiace di non esserne l’autrice. Suggerisce come sia necessario saper giocare con le parole perché non possiamo catturarle e ingabbiarle con un significato unico, inchiodante e imbalsamante. Giocare a scavare nel loro significato più intimo e nascosto. Giocare a ribaltarne il senso. Giocare dilatandone il respiro e rendendole libere e dinamiche. Giocare per conferir loro vita. E, infine, suggerisce come le parole siano pietre.

IL FUTURO DEI MIEI
di Alessandro Ghebreigziabiher

Un bellissimo racconto, un dialogo fra zio e nipote su una carretta del mare, che può aiutarci a dare un significato diverso alle parole extracomunitario, immigrato, clandestino
Su una nave. In mare. Da qualche parte.
«Zio Amadou?».
«Sì…»
«Zio?».
«Sì?».
«Mi senti?».
«Sì che ti sento…».
«Ma non mi guardi.. .».
L’uomo si volta ed accontenta il nipote. «Stai tranquillo, gli dice inarcando il sopracciglio sinistro, le mie orecchie funzionano bene anche senza l’aiuto degli occhi…». E si volta a studiare le onde.
Il ragazzino, poco più di sei anni, lo osserva dubbioso, tuttavia si fida e riattacca: «Zio… Tu conosci bene l’Italiano?».
«Certo, laggiù ci sono già stato due volte».
«Conosci proprio tutte le parole?»
«Sicuro,Ousmane».
Il nipote si guarda in giro, come se avesse timore di essere udito da altri, e arriva al sodo: «Cosa vuol dire extracomunitario?».
L’uomo, alto e magro, ha trent’anni, ma la barba grigia gliene aggiunge almeno una decina. Non appena coglie l’ultima parola del bambino, si gira di scatto e fissa i propri occhi nei suoi.
Trascorre un breve istante che tra i due sa di eternità, possibile solo in un viaggio in cui è in gioco la vita.
«Extracomunitario, dici?, ripete abbozzando un sorriso sincero, extracomunitario è una bellissima parola. I comunitari sono quelli che vivono tutti in una stessa comunità, come gli italiani, e l’extracomunitario è colui che ne entra a farne parte arrivando da lontano. Non appena i comunitari lo vedono capiscono subito che ha qualcosa che loro non hanno, qualcosa che non hanno mai visto, un extra, cioè qualcosa in più. Ecco, un extracomunitario è qualcuno che viene da lontano a portare qualcosa in più».
«E questo qualcosa in più è una cosa bella?».
«Certamente!, esclama Amadou accalorato, tu ed io, una volta giunti in Italia, diventeremo extracomunitari. Lo sono così così, ma tu sei di sicuro una cosa bella, bellissima».
L’uomo riprende a far correre lo sguardo sulla superficie dell’acqua, quando Ousmane lo informa che l’interrogatorio non è ancora terminato: «Cosa vuol dire immigrato?».
Lo zio stavolta sembra più preparato e risponde immediatamente: «Immigrato è una parola ancora più bella di extracomunitario. Devi sapere che quando noi extra comunitari arriveremo in Italia e inizieremo a vivere lì, diventeremo degli immigrati».
«Anche io?».
«Sì, anche tu. Un bambino immigrato. E siccome sei anche un extracomunitario, cioè uno che porta alla comunità qualcosa in più di bello, tutti gli italiani con cui faremo amicizia ci diranno grazie, cioè ci saranno grati. Da cui, immigrati. Chiaro?».
«Chiaro, zio. Prima extracomunitari e poi immigrati».
«Bravo», approva Amadou e ritorna soddisfatto ad ammirare il mare che abbraccia la nave.
Ciò nonostante, non ha il tempo di lasciarsi rapire nuovamente dai flutti che il bambino richiama ancora la sua attenzione: «Zio…».
«Sì?», fa l’uomo voltandosi per l’ennesima volta.
«E cosa vuol dire clandestino?».
Questa volta Amadou compie un enorme sforzo per sorridere, tuttavia riesce nell’impresa: «Clandestino… Sai, questa è la parola più importante. Noi extracomunitari, prima di diventare immigrati, siamo dei clandestini. I comunitari, come quasi tutti gli italiani che incontrerai di passaggio, molto probabilmente ancora non lo sanno che tu hai qualcosa in più di bello e qualcuno di loro potrà al contrario insinuare che sia qualcosa di brutto. Tu non devi credere a queste persone, mai.
Promettilo!». Il tono dell’uomo diviene all’improvviso aggressivo, malgrado Amadou non se ne accorga.
«Lo prometto!» si affretta a rispondere il bambino, sebbene non sia affatto spaventato.
«Per quante persone possano negarlo, prosegue lo zio, tu sei qualcosa in più di bello e questo a prescindere se tu diventi un immigrato o meno, a prescindere da quel che pensano gli altri. E lo sai perché?».
«Perché?».
«Perché tu sei un clandestino. Tu sei il destino del tuo clan, cioè della tua famiglia. Tu sei il futuro dei tuoi cari…».
L’uomo riprende ad osservare il mare.
Ousmane finalmente smette di fissare lo zio e si volta anch’egli verso le onde.
Mi correggo, il suo sguardo le sovrasta e punta oltre, all’orizzonte. «Sono il futuro dei miei…», pensa il bambino.
Le parole si mescolano ad orgoglio e commozione, gioia e fierezza. E chi può essere così ingenuo da pensare di poterlo fermare?

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Pier Francesco |

Cara Lubna,
Davvero bello questo gioco di parole, per certi versi anche molto inaspettato, che denota una profonda conoscenza della lingua. E’ vero: le parole possono pesare come pietre o ferire più della spada, ma non molte persone sembrano accorgersi di questo potere.
Sul tuo dispiacere di non esserne stata l’autrice, spero di poterti consolare con un mio ricordo. Un po’ di anni fa, in occasione di un Concerto di Capodanno dei Wiener Philarmoniker, la mitica telecronista Pepi Franz raccontò un aneddoto secondo cui qualcuno scrisse una frase del tipo “Vorrei averla scitta io…” sullo spartito del “Bel Danubio Blu” di Strauss. Non ricordandomi più chi fosse quel personaggio, sono andato su Wikipedia (a volte è utile) e ho visto che si trattava di un certo Brahms, che di Strauss era amico e ammiratore. Come vedi, non sei la sola né la prima a dispiacersi di non essere autrice di qualche bella opera, ma non ti preoccupare: vorrà dire che scriverai qualcosa di ancora meglio!
:-)

P.S. Ma perché l’hai inserito nella rbrica “Oggi ce l’ho con”? Con chi ce l’avevi? A me sembra un racconto delicato.

Randa Ghazy |

Caro Pierfrancesco, abbiamo scelto noi la rubrica “Oggi ce l’ho con” perchè la delicatezza del racconto e delle parole contrasta con la negatività di cui viene ammantata la parola clandestino nel linguaggio comune…

paolo |

mi sa che sono anche il ‘nostro’ futuro…

Lubna Ammoune |

Caro Pier, speriamo di essere davvero autori di racconti così belli. Io ho sempre creduto in Yalla Italia e ci credo ancora proprio perché, nel nostro piccolo e nei limiti delle nostre possibilità, vorremmo conferire alle parole significati nuovi e diversi, proprio come in questo racconto. Speriamo di cuore di riuscirci

daniela |

Cosa significa veramente clandestino?
L’mmigrato clandestino è lo straniero che fa ingresso e soggiorna in VIOLAZIONE DELLE LEGGI di immigrazione del paese di destinazione.
Conferire significati nuovi alae parole o alla realtà?
Cambiare le parole non dispensa nessuno dall’illegalità!

zarathustra |

@alla prolifica poetessa specializzata in commenti: Perle ai porci….

LA67 |

Chi sei zarathustra?la redazione di yalla……..non ci sono parole.Ma che blog poco serio,poco serio.Grazie.Grazie alla poetessa.EVVIVA L’ARTE,LA MUSICA,LA POESIA,LA PITTURA,EVVIVA I GAY,che con l’islam non ESISTE NULLA di tutto cio’.Caro zara….zara che ????????hai anche tu un burqa nel cervello?????

Lubna Ammoune |

Oooooo LA67, ecco cosa compromette la mia ragione. Quel burqa che ho nel cervello, ma come ho fatto a non arrivarci da sola? Ma pensi che se mai me lo dovessi togliere, potrei diventare intelligente quanto te? Dimmi di sì che mi opero all’istante e mi libero di questo burqa. Mi basta anche arrivare a un centesimo del tuo raziocinio

nadia |

L’ignoranza di LA67 mi fa quasi ridere. Quasi. Comunque mai sentito parlare di arte islamica? Poi questa fissazione di “islam = burqa” è esasperante…

Da Wikipedia: Il burqa (arabo: برقع, burqaʿ), o burka, è un capo d’abbigliamento tradizionale delle donne di alcuni paesi di religione islamica, principalmente l’Afghanistan.

Vorrei sottolineare “alcuni paesi”.
Ma perché le persone prima di parlare a vanvera, non si informano?
Poi se si dovesse ragionare come te, LA67, allora verrebbe in mente “Cristianesimo = Papa = Pedofilia e tanti soldi”, ma visto che per fortuna non tutti sono come te, io non la penserei mai una cosa del genere, perché il vero Cristianesimo è tutt’altro ed una religione meravigliosa e che rispetto: lo sto dicendo da musulmana.

Pier Francesco |

E ci risiamo! Ancora con le polemiche che non c’entrano nulla con l’argomento del post!
Se uno trova il blog poco serio, è liberissimo di non leggere né commentare, oppure di proporre idee per migliorarlo. I burqa nel cervello purtroppo esistono, ma non sono una prerogativa esclusiva di un gruppo determinato: lo potremmo avere tutti, pure io qualche volta mi accorgo di non voler affrontare o accettare realtà diverse dalla mia. Non è certo per cattiveria, ma solo per banalissima pigrizia. Prima di farlo notare agli altri, proviamo a chiederci se non l’abbiamo anche noi.
Al contempo, inviterei Zarathustra a chiarire meglio cosa volesse dire con l’espressione “Perle ai porci”, per me molto enigmatica. Per altro, come nickname mi sembra abbastanza pomposo, essendo il nome di un profeta di una religione antichissima e tuttora viva: insomma, è come se io mi firmassi Gesù, Maometto o Buddha.

@ Cara Lubna,
Non ti operare, ti prego! Ci sono certi medici chirurghi in giro, che non sai mai come andrebbe a finire. Basta che pensi ai risultati di certe operazioni di chirurchia estetica, e capisci subito! E poi chi lo dice che diventeresti più intelligente? E se sbagliassero intervento, e invece che toglierti il burqa ti toccassero qualche parte critica della corteccia? Ti risvegli, credi di essere un passerotto e ti butti giù dalla finestra, tentando di volare? Oppure la reincarnazione di Ayrton Senna, e ti lanci a 300 Km/h sulla circonvallazione?
E soprattutto non ti arrabbiare: si fa molta più fatica che non a sorridere, nel senso che i muscoli del corpo dissipano più energia, e di conseguenza si perdono pure attimi preziosi di vita!
Tornando ai clandestini e al senso delle parole, sperando anche di far sorridere un po’, mi piacerebbe sapere perché i clandestini e gli imbucati hanno sempre la nazionalità portoghese…
:-) :-)

Lubna Ammoune |

Grande Pier! Ti assicuro che da quando ho letto quel commento sul burqa nel cervello non ho fatto altro che sorridere. Caro mio, per farmi arrabbiare ci vuole ben altro. O se ce ne vuole ;-) Comunque leggerti è sempre di conforto, grazie per la tua dedizione. Buona settimana

daniela |

“Non appena i comunitari lo vedono capiscono subito che ha qualcosa che loro non hanno, qualcosa che non hanno mai visto, un extra, cioè qualcosa in più. Ecco, un extracomunitario è qualcuno che viene da lontano a portare qualcosa in più.
E questo qualcosa in più è una cosa bella?
Certamente!, esclama Amadou accalorato, tu ed io, una volta giunti in Italia, diventeremo extracomunitari. Lo sono così così, ma tu sei di sicuro una cosa bella, bellissima.”

Che racconto banale e falso!
Forse per l’uomo sul barcone, sulla via dell’”eden dello spaccio”, il furto, e lo stupro sarà una cosa bella fare l’extracomunitario illegale in casa d’altri!
Chiedetelo ai comunitari, specialmente quelli che hanno visto la differenza da prima a dopo l’immigrazione cosa hanno portato in più gli extracomunitari.
Anzi, chiedetelo agli anziani nei quartieri popolari di Milano se era meglio trent’anni fa oppure oggi con quel “qualcosa in più” che ha reso loro la vita impossibile.
Chedetrelo ai Lampedusani, a chi subisce violenze da tutto quel qualcosa in più.
Chiedetelo a noi se le moschee e tutti quegli Arroganti islamici con le loro pretese, sono un qualcosa in più che vogliamo!
Ma che racconto irritante, sembra solo una presa per i fondelli verso gli italiani e gli europei esasperati!
Se lo scopo era qulello di imbuonire gli italiani ormai esausti il “raccontino” ha soltanto reso più odioso l’argomento!
Quel qualcosa in più che portano….ma chi gliel’ha chiesto!!!!
Chiedetelo al padre di una mia amica che è stato minacciato da quel qualcosa in più , che fino a vent’anni prima non aveva mai visto nelle sue campagne a spacciare. Era un qualcosa che non aveva mai visto prima, è vero, ma ne avrebbe volentieri fatto a meno!!!!

La Principessa del Deserto |

questo racconto è bellissimo…mentre lo leggevo mi scendevano inesorabilmente le lacrime!