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A lezione di Itanglish

di Redazione

Gli italiani hanno qualche problemino con l’inglese. Ammettiamolo, facciamo fatica a pronunciare qualche parola. Diciamo blutut invece che blututh…access è diventato aces.

In questo divertente video, Maha fa una lezione sul dizionario dell’itanglish…

E che diciamo degli arabi che parlano inglese…?

E degli indiani?

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xang |

A me viene in mente “fleish” ( quella dei tg :) )
Bellissimo il video!

Andrea |

Ehhhh ma forse mercedes è per la derivazione latina!!

E quella del principe carlo, la fanno anche loro con noiiii sia inglesi che francesiii!

Per il resto, grande!

Lubna Ammoune |

Andrea, scusa ma i franesi non fanno testo, dai :-) Dicono ordinateur per non dire computer. In questo sono proprio forti e insuperabili.

Davvero grande Maha. Adorabile anche quando confida di arrabbiarsi

Maurizio |

Cara Maha.
E’ insito nella popolazione Italica, appunto Italianizzare tutto.
Le domande che ti poni effettivamente mi sono state rivolte da alcuni amici Argentini che vivendo in Italia si sono accorti di questo nostro “difetto”.
Gli Italiani non sono molto portati per l’apprendere le lingue straniere, per statistica della commissione Europea, pare che i nostri ragazzi risultano agli ultimi posti in Europa come apprendimento delle lingue straniere.
Questo conferma ciò che conosco circa le nostre difficoltà con le lingue straniere.
Tra i milioni di Italiani emigrati all’estero, soprattutto nei paesi anglosassoni, alcuni di essi impararono la lingua locale solamente dopo molti anni e con molta fatica.
Potrei farti migliaia di esempi, ma credo sia nel nostro dna e che questo sia inspiegabile.
Complimenti per come gesticoli (nel video), sei proprio Italiana con la I maiuscola. (altro nostro “difetto”, di cui gli Italiani si fanno riconoscere nel resto del mondo).

Michela |

Gli italiani che italianizzano tutto? Scusate, ma in che poaese vivete? In Italia ormai sono più i vocaboli stranieri che quelli nativi in certi ambiti (tecnologia ed economia). Non credo affatto che sia un male italianizzare, ma non per stupido campanilismo, bensì perché se si finisce per accettare i vocaboli di altri, senza produrne di nuovi, nella propria lingua alla fine questa si impoverisce e le lingue sono una ricchezza.
Ad un ivoriano che ho conosciuto e che diceva che ai suoi figli avrebbe imparato solo il francese e non la sua lingua nativa, ho risposto che ritenevo giusto conoscere le lingue più parlate, ma che era giusto anche che non facesse perdere la sua lingua originaria, perché le lingue sono cultura. Altrimenti signori non si dovrebbero più parlare se non quelle due-tre lingue delle nazioni più potenti, tra le quali tra un po’ non ci sarà neanche l’inglese, visto l’avanzata di paesi come la Cina e la Russia (ed infatti in Italia ormai nei negozi sono quasi più richieste queste ultime che inglese o francese).
Tra l’altro se andate in altri paesi europei, i vocaboli stranieri sono per lo più tradotti, siamo tra i pochi che li lasciano come sono. E’ vero che non li sappiamo pronunciare, ma questo deriva dal fatto che siamo latini e ci troviamo più a nostro agio con lingue come francese e spagnolo. Così come ho conosciuto tanti africani in Italia da anni che ancora parlano maluccio e con un accento veramente brutto (eccezion fatta per l’ivoriano di cui sopra, ma lui insegna lingue). Allora anche io potrei dire che gli africani hanno problemi con le lingue (e non solo gli africani, ma anche i rumeni ed in genere le popolazioni dell’Europa dell’est sembrano avere molti problemi con la nostra lingua). Però non lo dico, perché sono abbastanza intelligente da capire che per chi ha imparato solo l’arabo o qualche altra lingua nativa dell’Africa, imparare le lingue occidentali non è semplice, come non lo è per un giapponese o un cinese, per la diversità di pronuncia e di alfabeto. Per non parlare poi degli stessi inglesi, che le parole di origine latina che hanno nel loro vacabolario le pronunciano alla maniera inglese. Ad esempio Diana lo pronunciano Daiana, curriculum lo pronunciano kerikjulem (copiato dal dizionario, così non potete criticarmi…). Anche loro dunque secondo il vostro ragionamento dovrebbero avere qualche problemino con le altre lingue.
Sinceramente, in questo blog mi sembra che non si perda occasione per lanciare accuse verso gli italiani. Noi saremo anche pieni di pregiudizi e non conosceremo la cultura araba ed i mussulmani, ma anche voi, lasciatemelo dire, non scherzate.

    Maurizio |

    Ciao Michela.
    Condivido in parte ciò che hai scritto.
    E’ vero, anche gli Inglesi pronunciano a loro modo parole di origine Latina o Italiana.
    Un esempio potrebbe essere la parola “Maccheroni” (un tipo di pasta famosa nel mondo oltre agli spaghetti).
    Negli U.S.A. viene pronunciata e storpiata in questo modo: “Macaroni”.
    Quindi certamente non siamo gli unici.
    Però è un dato di fatto che noi Italiani abbiamo notevoli difficoltà nell’apprendere le lingue straniere, dato confermato anche dalla commissione Europea che guarda caso vede noi, i Francesi e gli Spagnoli (quindi quasi tutti i paesi Latini), agli ultimi posti.
    Come dicevo nel precedente messaggio, la questione credo sia insita nel nostro dna e che una spiegazione razionale non esista.
    Comunque in ogni caso ne vado orgoglioso di questi “difetti”.
    E poi molte stranieri che soggiornano in Italia, tendono ad apprendere tutti questi “diffettuci” della popolazione indigena (basta guardare Maha nel video come gesticola….), tipico segno distintivo dell’Italiano nel resto del mondo.
    Per quanto riguarda l’Italianizzazione di molte parole e nomi, potrei farti migliaia di esempi.
    Basterebbe guardare nel mondo del calcio, i tifosi dell’Inter (forza Inter), chiamano il loro capitano (Javier Zanetti, giocatore Argentino di chiare origini Italiane), Saverio e non Javier.
    Ricordo un simpatico siparietto dei tifosi della Reggiana negli anni 90, dove allora in questa squadra militava un giocatore Nigeriano di nome Sunday Oliseh.
    Ebbene questo giocatore fu soppranominato con il nome di “Mimmo”, perchè il nome Sunday, significa Domenica (in Inglese) e in Italia spesso chi si chiama Domenico, viene soppranominato appunto “Mimmo”.
    Ricordo le risate e lo stupore di questo calciatore che già allora si chiedeva il perchè i tifosi Italiani gli avessero cambiato il nome.

      Michela |

      Caro Maurizio, se consideriamo i nomi hai ragione, gli italiani in quel caso italianizzano, ma scusami se te lo faccio presente, in questo specifico caso, lo fanno soprattutto quando hanno dell’affetto per la persona, usano un nomignolo, questo appunto si fa anche con i nomi italiani.
      Per il resto, dalla tecnologia all’economia, non mi risulta affatto tutta questa italianizzazione, se non nel caso dei verbi (ad esempio resettare da “to reset”). D’altronde, basta che tu consulti le nuove parole entrate nel vocabolario Zingarelli per renderti conto che la maggior parte sono per lo più straniere o, appunto, italianizzazioni come resettare. Le parole prettamente italiane, che siano pure traduzioni di quelle straniere, sono sempre meno tra i neologismi.
      Per favore, se volete parlare di linguistica, fatelo con cognizione di causa, che qui non siamo nel campo delle opinioni personali.

        Maurizio |

        Cara Michela.
        Concordo con quanto affermato da te nel tuo ultimo messaggio.
        Si è vero sono entrate molte nuove parole nel nostro vocabolario, anche vero che non è una novità.
        Ovvero già alla fine dell’800 la lingua Italiana era “contaminata” da termini perlopiù Francesi (ma anche Arabi, Turchi ed di altri paesi), poi alcuni di essi con il tempo caduti in disuso.
        Esempi non esaustivi i sostantivi abat-jour, comò (Francesi), sofà (Turco), Divano (Arabo e Persiano, in questo caso Italianizzato poichè la parola originale sarebbe “diwan”)e tanti altri termini.
        Questo per spiegare che comunque tutte le lingue si evolgono e si arricchiscono, se pensi a quanti termini le civiltà Latina, Greca, Persiana, Araba, Fenicia, Sumera, Assira hanno dato alle lingue ed ai popoli di tutto il mondo…. ancor oggi usiamo termini di queste antiche lingue in medicina, botanica, astronomia, matematica ecc, ecc….
        Ma credo che il discorso di Maha fosse diverso, forse si è spiegata male, forse gli sembra strano il “vizietto” di noi Italiani di variare molti termini stranieri e poichè non Italiana di nascita (mi sembra che sia qui da pochi anni), ancora non comprende certe cose.

        Maurizio

        P.s. Non mi elevo certamente alla posizione del magnifico rettore dell’accademia della crusca, anche perchè ho solo un diploma come tecnico dell’industria e quindi la mia cultura letteraria è limitata, ma ho girato molto il mondo soprattutto per lavoro ed ho conosciuto molte culture diametralmente opposte alla nostra e posso dirti con sicurezza che siamo un popolo unico, nel bene e nel male.
        Anche nel trasformazione di termini non consoni alla nostra lingua.

maral |

Ciao Maha,

Carino il video!! In riferimento alla tua domanda, una spiegazione in realtà c’è, non vale per tutti ovviamente ma ha una sua logica.
Io sono un’ interprete di conferenza e insegnante di lingue e ovviamente conosco la pronuncia esatta delle parole nelle diverse lingue, ciononostante, persino io ( che le lingue le uso quotidianamente) all’interno di una conversazione in italiano preferirò sempre pronunciare la parola seguendo le regole della fonetica italiana e non inglese, ad esempio. Il motivo è semplice: parlare italiano e usare parole inglesi con accetto inglese sembrerebbe presuntuoso e fuori luogo. Mette il tuo interlocutore in una posizione di inferiorità, oltre al fatto che spesso risulta anche ridicolo. Immaginati un toscano, un napoletano o parmigiano che improvvisamente in mezzo alla conversazione cambia tono e pronuncia una parola straniera con un accento perfetto. Secondo me stona moltissimo.

Ovviamente quando si parla in lingua straniera la pronuncia è un aspetto fondamentale, non ci sono dubbi… ma cambiando canale si può anche permettersi di italianizzare tutto.
si mantiene quel senso di appartenenza e di peculiarità linguistica.

Sara |

caio pur tutti , mi chiamo sara e voglio migliorare la mia lingua italiana , what can i do ?

Erica |

Cara Maha però l’Italia ti piace !

Nel senso che non ha la freddezza inglese non ha la durezza tedesca non è la Francia…. e non è nemmeno la Svizzera probabilmente è meglio perdonare un Walking ed avere il calore degli Italiani piuttosto che pronunciarlo in maniera perfetta ma avere la freddezza degli inglesi !

meditate gente meditate…….

Lorenzo |

PERFORMANCE
FORWARD
TUTTO cio’ che pronunciamo in inglese è sbagliato comunque.. non perdere tempo a fare delle liste.. ogni cosa in inglese è pronunciata sbagliata..

Pier Francesco |

Cara Maha,
Secondo me, la ragione è più semplice di quanto potrebbe sembrare.
I marchi commerciali, quelli che tu hai citato nel video, sono stati per forza di cose “italianizzati” per la banale ragione di renderli facilmente comprensibili ai consumatori. I prodotti in questione sono arrivati in Italia nel dopoguerra, epoca nella quale pochissime persone conoscevano la lingua inglese. I promotori degli stessi sapevano che la massaia che andava a far la spesa in quegli anni avrebbe fatto probabilmente fatica a collegare la scritta “Colgate”, vista sullo scaffale, al nome “Colgheit”, e fu così che si decise di usare la pronuncia italiana. Oggi l’usanza si sta lentamente perdendo, grazie al fatto che la conoscenza dell’Inglese si sta diffondendo, anche se lentamente.
Stessa situazione per i nomi dei Reali inglesi: i “vecchi” sono rimasti con i loro nomi italianizzati, introdotti in passato perché era molto più facile per la “gente comune” usare un nome italiano, mentre i giovani possono godere dell’orignale nome inglese. Diciamo quindi Carlo ed Elisabetta, ma nessuno si sognerebbe mai di dire Guglielmo, Caterina ed Enrico al posto di William, Kate e Harry!
:-P
Ovviamente può essere una magra consolazione sapere che anche gli Inglesi storpiano i nomi degli altri, pronunciandoli alla loro maniera: andate a Stoccolma e chiedete dell’ “aikìa”, come ho sentito fare, e provate a vedere la faccia che fanno…
:-D :-D
P.S. “aikìa” è ovviamente IKEA, che naturalmente si pronuncia come si legge, anche perché è una sigla.
:-P

Patrizia |

Sig,ra Maha sappia che a me viene da ridere solo a pronunciare il suo nome. Sappia che la maggior parte di voi arabi non sa parlare l’italiano dopo anni che vive qui, dite ancora la B invece della P e la D invece della T. Sappia che la sua pronuncia araba si sente lontano un miglio per cui , signora Maha come si dice in italiano “ABBASSI LE ALI” e in inglese “FLY DOWN”

Francesca |

Io sinceramente non credo che Maha volesse fare una lezione di inglese,infatti lei stessa ironicamente parla di Itanglish.Si chiedeva semplicemente il perchè di questa pronuncia e credo abbia avuto risposte esaustive (Pier Francesco non ti smentisci mai :-) ) .Il suo unico errore è quello di valutare le cose utilizzando come parametri quanto attualmente in essere mentre per spiegare le origini bisogna dare uno sguardo al passato. Ridere di un nome mi sembra di cattivo gusto e in tal caso non c’è passato che possa fungere da alibi

salvatore |

concordo con francesca, a me quello di maha sembrava un gioco anche abbastanza divertente, non una canzonatura come sembra intendere patrizia. Per la verità comunque, la tendenza a importare termini in una lingua differente non è certo solo italiana, ed è uno dei connotati di base del processo di assimilazione linguistica. In tutti i paesi di common law, ad esempio, si parla correntemente nei tribunali di “stare decisis” anglizzandolo in “ste[ì]r desais[e]is”, mentre in realtà è il latino stare decisis, da leggersi come si scrive, e la stessa cosa accade ad esepmpio in francese, dove “opera”, parola tipicamente italiana di diretta discendenza latina ha invece l’accento posto sulla “a” (mentre in inglese l’importazione del termine è rimasta fedele alla pronuncia italiana). Quanto ai brand….”nutella” non è che in americna-english si pronunci come a cuneo, non foss’altro per la derivazione da “nut”, che modifica la pronuncia da “u” ad “a” :-)
insomma, tutto il mondo è paese :-)

Francesca |

@Salvatore,mi hai fatto ridere!! Non avevo pensato alla parola nutella