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Se la Lega dà lezioni di integrazione

di Lubna Ammoune

Un sorriso contagioso, un volto rassicurante e un’espressione capace di trasmettere spensieratezza.
L’immagine è quella di un componente dell’Orchestra di Piazza Vittorio, testimonial della recente campagna integrata Etnica 2012 lanciata da Tim. Si tratta di una campagna dedicata alle tariffe per le chiamate all’estero.
I prezzi sono a prova di concorrenza ed è abbastanza intuibile che sia stata studiata ad hoc per rivolgersi direttamente agli immigrati o italiani di origini straniere che vogliono chiamare a prezzi convenienti i paesi di provenienza o d’origine come Marocco, Albania e Romania.

Nel lancio dell’offerta proposto dal brand di telefonia mobile di Telecom Italia si può leggere che “la campagna si rivolge direttamente in lingua ai rispettivi target di riferimento, mentre l’annuncio per la Tim card International viene proposto in cinese, bengalese, egiziano, ucraino e italiano. La creatività della campagna Etnica 2012 è stata affidata a Etnocom, agenzia specializzata nel campo del marketing multiculturale.
La pianificazione ha previsto affissioni (metropolitana, extraurbana e volantini), free press, stampa periodica, Tv e web”. I testimonial propongono nelle varie lingue d’origine lo slogan “La musica più bella è la voce degli amici”.

È proprio la lingua d’origine che ha fatto discutere. Chi? La Lega, naturalmente … Chi meglio di loro poteva illuminarci con una lezione di integrazione degli stranieri? Pensare uno spot ad hoc per gli immigrati nella loro lingua e non in italiano, infatti, è anti-integrazione, parola del consigliere regionale del carroccio in Lombarda, Jari Colla.
Questi, infatti, notando la campagna della Tim, ha dato indicazioni al suo ufficio stampa per redigere una dichiarazione. «La cosa assolutamente vergognosa è che questi manifesti non presentano nessuna traduzione in italiano e quindi risultato essere totalmente incomprensibili per chiunque volesse leggerli. Si tratta di un’iniziativa assurda che non favorisce affatto l’integrazione ma costituisce anzi un forte disincentivo per gli immigrati presenti sul nostro territorio. Non bisogna infatti dimenticare che, per queste persone, imparare la nostra lingua è tutt’altro che un optional, dovrebbe anzi essere un requisito imprescindibile per la loro permanenza sul suolo nazionale. Non si capisce come mai, e questo vale per tutte le compagnie telefoniche, per gli stranieri esistano tariffe agevolate che in certi casi risultano essere addirittura inferiori alle normali tariffe di casa nostra. È incredibile che un milanese, per chiamare a Cinisello Balsamo, debba spendere più soldi rispetto ad un marocchino che telefona dall’Italia al Marocco».

Qualcuno ha ironicamente lanciato un appello alla Tim per promuovere anche il padanismo telefonico per favorire le comunicazioni inter-padane. Sulla questione dell’integrazione, sarebbe bene ricordare a Colla -che probabilmente aveva le migliori intenzioni nell’impartire lezioni a favore in tal senso- che i servizi promossi, essendo deliberatamente mirati, molto raramente potrebbero interessare una clientela che non parla le lingue scelte.

Inoltre, i testimonial scelti rappresentano una storia d’immigrazione di successo ben inserita nel tessuto sociale. E se proprio volessimo dirla tutta, non dovremmo dimenticare il ritornello “Foera di ball”, ripreso da Elvio Pasca in questi termini: “quando però a parlare straniero sono gli altri ai leghisti salta subito la mosca al naso”.

A tal proposito, mi sento in dovere di rassicurare subito il nostro consigliere. Caro Colla, integrati o non integrati, il vostro “ciapa su el caret e camel e turna a ca‘” (e giuro che questo non è arabo) lo capirebbe ormai chiunque. Con tutta la simpatia, naturalmente.

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Pier Francesco |

Cara Lubna,
Pensa che cosa strana…
E’ infatti da parecchi giorni che ho notato la presenza a Torino di questi manifesti della TIM. Poiché qui c’è una grande piazza che si chiama Piazza Vittorio Veneto, che i Torinesi chiamano tutti semplicemente “Piazza Vittorio”, all’inizio pensavo che l’orchestra fosse proprio torinese. Solo ora ho scoperto che invece è romana, e che la Piazza Vittorio è nella realtà Piazza Vittorio Emanuele II, nell’Esquilino…che figura!!! :-D
Per il resto, la polemica di Colla mi sembra un po’ pretestuosa. La Telecom è un’azienda privata, e può fare la pubblicità che vuole (nei limiti della decenza) e offrire i servizi che ritiene più redditizi e appetibili sul mercato (nei limiti della legge). Non vi è dubbio che la conoscenza linguistica sia un passo fondamentale e necessario per l’integrazione, ma non è reposnsabilità della Telecom. Semmai, mi verrebbe da dire che i messaggi andrebbero tradotti anche in Italiano, poiché i figli di stranieri nati qui magari capiscono e parlano, ma non sanno leggere o scrivere le lingue dei loro genitori.

Lubna Ammoune |

Acuta osservazione l’ultima!