Il volto nascosto dell’intolleranza
E’ il 21 giugno: l’inizio dell’estate. E’ un pomeriggio caldissimo. Dopo aver pranzato con Giovanna, una delle mie più care amiche, decido di fare una passeggiata sotto i meravigliosi portici di Padova, la città in cui sono nata e vissuta fino a qualche anno fa.
Ricevo un sms: è Imen Ben Mohamed, deputata di Ennadha eletta nella circoscrizione estera (Italia) per l’Assemblea Costituente tunisina. La sera prima ci siamo conosciute ad un’iniziativa sulle donne nel mediterraneo e le avevo chiesto se potevamo incontrarci il giorno seguente per un’intervista. Mi accingo a leggere l’sms dove mi dice che è disponibile per l’incontro e le propongo di vederci davanti alla famosa Chiesa di Sant’Antonio:“Il Santo” per i padovani.
Arrivo dopo circa venti minuti ma non la vedo, così la chiamo. Mi dice che mi aspettava all’interno di un bar davanti al “Santo” perché era impossibile resistere sotto il sole. Un bar nel quale non ero mai entrata e che ha qualche tavolino fuori dove alcuni turisti si siedono per ammirare la monumentale Chiesa del Patrono di Padova.
La raggiungo all’interno del locale dove ordiniamo un caffè e due bicchieri di acqua fresca. Comincio a porle alcune domande rispetto alla situazione tunisina che peraltro mi sta profondamente a cuore visto che io stessa vivo questa doppia identità. Ascolto le sue parole da cui traspare un sincero entusiasmo rispetto all’incarico che le è stato affidato. E così comincia questo meraviglioso confronto tra due persone così diverse ma anche così simili.
Ascolto, esprimo alcune perplessità, mi confronto e osservo…
Mentre mi trovo immersa in questa dimensione qualcosa rompe la profondità di questo incontro. E’ una voce da cui escono a fiume delle parole che non possono avere senso. La voce è quella del barista che con aria indisponente dichiara che se non consumiamo altro possiamo anche andarcene. Lo guardiamo con stupore e gli chiediamo di ripetere quel che ha appena detto. Ripete la stessa frase e aggiunge che oltre al fatto di aver consumato poco lo infastidiva sentirci parlare di politica.
Con sgomento entrambe sosteniamo che, oltre ad essere veramente scortese, siamo all’interno di un esercizio pubblico e possiamo parlare liberamente di qualsiasi cosa sempre secondo i limiti del rispetto chiaramente. Ma con livore afferma che quella è “casa sua”.
Con imbarazzo profondo mi rivolgo a lui e a voce alta ripeto per alcune volte “Si vergogni!”. Mi risponde ripetendo “E’lei che si deve vergognare”
Prendo la strada di Via Cesarotti e mi scuso con Imen dell’atteggiamento di quell’uomo. In un qualche modo mi sento responsabile. In fondo Padova è la mia città dove in ogni angolo incontro qualcuno che conosco, dove a volte anche il sorriso di chi non conosco mi fa sentire a casa. Non posso pensare che il suo volto sia così cambiato. La questione non poteva essere riconducibile al solo fatto che parlavamo di politica ma si tratta di un chiaro episodio di intolleranza. E mi chiedo: ma a che punto siamo arrivati? E’ veramente il nuovo volto della mia città nella quale non vivo più da qualche anno?
Camminando con Imen prendiamo la strada che costeggia il “Santo”, via Cesarotti, e decidiamo di entrare in un altro bar il “CLafé” per continuare il nostro confronto. Le due persone al banco, un ragazzo e una ragazza, alle quali raccontiamo quello che ci è appena accaduto, ci accolgono con un meraviglioso sorriso. Prendiamo un bicchiere d’acqua e una spremuta e i due ragazzi ci dicono che possiamo stare quanto vogliamo. Ritrovo finalmente il calore della mia città e soprattutto ritrovo il volto dell’ospitalità.
nei bar, al tempo del fascismo, c’erano cartelli con la scritta: “Qui non si parla di politica!”
Dire che l’episodio lascia sgomenti è dire poco, cosa siamo diventati in questi anni? Dov’è finita l’Italia della solidarietà, della fiducia verso il prossimo, l’Italia che accoglieva a braccia aperte? Possibile che quanto di buono ha contribuito a risollevarci dalle disgrazie, quel barlume di umanità sia irrimediabilmente perduto? Con tristezza penso che siamo diventati un popolo decadente ed egoista incapace di vedere oltre una tazzina di porcellana e due bicchieri di vetro. Padova ha la forza dei tanti universitari che la frequentano, e che la rendono vitale notte e giorno, voglio sperare e mi auguro fortemente che questa seconda anima prenda il sopravvento e spazzi via tutto, abbiamo bisogno di uno tsunami di umanità, speriamo arrivi presto.
Concordo con Brunello. Potresti anche mandare questo tuo intervento ai giornali locali, e inoltre chiamare direttamente in causa l’associazione degli esercenti
Quello che irrita è che, ad un atteggiamento maleducato, è seguito l’atteggiamento ancor peggiore di chi ,facendosi vittima in virtù della sua appartenenza etnica , ha messo in moto la solita macchina politicamente corretta.
Ogni giorno dei maleducati , sfogano le loro frustrazioni sugli altri. Le “vittime” mai si sognerebbero di mettere in atto una sorta di diffamazione del soggetto .
Le due donne , anzichè compatire, considerando che la maleducazione si trova ovunque e spesso proviene da persone con PROBLEMI, hanno preferito ROVINARE una persona.
Il barista ha parlato di politica e di poca consumazione da parte delle clienti, e solo questo basterebbe a definirlo ignorante, ma perché immaginarsi un’ “intolleranza dal volto nascosto”?
Un gesto civilmente condannabile relegabile nella stupidità, diviene un onta che deve essere lavata con la rovina economica e sociale del soggetto. Ecco la mostruosità che mi fa provare indignazione.
Quale ragione oscura ha dato a queste donne il diritto di decidere che l’uomo le avesse trattate così per il velo che una delle due portava?
Se a quel tavolo ci fosse stato un italiano, cacciato perché parlava di politica, avvocati e amici vari, forti delle loro attività sul web e sui giornali, avrebbero portato la notizia sui giornali con nomi e cognomi, con lo scopo VENDICATIVO di ferire 100 volte di più?
Parlare di perdono cristiano qui credo sia inutile,anche perchè pure la basilica del Santo è stata tirata in ballo per demonizzare ancora di più quell’uomo.
I commentatori, presi dalle loro farneticazioni ,non hanno notato che il barista ha 78 anni!
Eh, se sapessero con quale idea di censura politica sono cresciute le persone nate negli anni trenta! Mio nonno ancora oggi teme di parlar e sentir parlare di politica, per “quella” politica passata che qualcuno qui, facendosi bello della sua conoscenza, ha citato senza capire a quale censura, un uomo nato in quegli anni, è stato educato .
Non voglio difendere la maleducazione, ma compatire sarebbe stato sufficiente.
Di maleducati ne ho incontrati tanti nella mia vita ma mai mi sarei sognata di rovinare quelle persona facendo mettere nomi e cognomi sui giornali, alla faccia della legge sulla privacy !
Ma che gente avvelenata dal pregiudizio!
Quando si parla di razzismo, vero o presunto, si dice sempre che la società si è incattivita, ma come si è incattivita l’immigrazione verso la società
che schifo di articolo quello de “Il Mattino di Padova”!
“… Vabbè il carattere spigoloso e la corrosiva preoccupazione per il bar che da tre anni se la passa male…”
I cavoli altrui (veri?) sbattuti con astio sui giornali.
“… vabbè la padana diffidenza” fa più vittimistico sottintendere una presunta idea leghista?
“… il gestore del caffè di fronte alla basilica del Santo…”
A che serve questo tendenzioso riferimento al luogo sacro?
“… ce l’ha messa tutta per entrare trionfalmente nella storia, almeno quella delle figuracce.”
scontato atteggiamento sarcastico di chi se l’è legata al dito.
E, come se non bastasse, ecco la sviolinata mielosa BUONISTA:”…Due giovani e belle signore, una con la hijab (un foulard in testa)”
Ovvia sottolineatura dell’appartenenza etnica di una delle due.”…Una alla quale non è passato per l’anticamera di uscirsene con un «lei non sa chi sono io» come è uso fare mezzo italiano parlamento…” si vabbè e chi è questa?
Tutto per cosa? per un fatto che lascia il tempo che trova, almeno per le persone intelligenti!
Condivido l’intervento di Daniela. Esprimo la mia totale solidarietà all’anziano barista che, con tutti i problemi che ha, merita di essere lasciato in pace e di essere protetto dalle pretese assurde di militanti del politicamente corretto e di rompiscatole acculturati , intelligenti e politicizzati ai quali farebbe bene un bel mese di lavoro nel bar a salario zero.
tra i commenti di facebook, alla proposta di chiedere all’avvocato se ci sono gli estremi per fare una denuncia legale, l’avvocato risponde che darà un’occhiata al codice penale, ovviamente in cerca di qualche cavillo!
Già che c’è, consiglio alla solerte avvocatessa, di guardarsi anche coasa dicee il codice riguardo la privacy e di spiegare ai “giornalisti” quando è il caso di mettere sul giornale nome , cognome e l’età di una persona!
Nome e cognome del barista, nome del bar non sono stati citati da Yalla che anzi ha pubblicato l’articolo senza riferimenti precisi. Non siamo responsabili di certo noi di quello che ha scritto il giornale di Padova.
Evidentemente però, se “state col barista”, qui ci sono interpretazioni diverse dell’educazione e della tolleranza. Essere cacciati da un bar perchè si consumano due caffè standoci due o tre ore è a mio parere una vergogna, e se anche un barista avesse il diritto di farlo c’è modo e modo.
Tutta la mia solidarietà va invece a Leila, qui si raggiunge il colmo: trattata così e ora pure attaccata perchè ha osato descrivere la sua incredulità in un articolo su Yalla? Se io vivo una città e mi rendo conto che si sta imbarbarendo, che educazione, apertura e buon senso si stanno erodendo, non solo lo scrivo ma lo considero anche sintomo di ottimo senso civico. Yalla Italia è tutto tranne che una piattaforma dove si cerca di mandare in rovina persone o esercizi commerciali, e dove le riflessioni sono sempre basate su un senso di disagio genuino, senza doppi fini.
Brava Leila.
infatti io non parlavo di Yalla perchè il nome del barista lo hanno scritto i giornali, però si capisce comunque l’intenzione di colpire l’uomo, anche da aprte di chi ha usato questo blog per sollevare una questione aggiungendoci il “presunto” razzismo.
In un altro post si legge addirittura :”Diciamo la verità. Se la deputata tunisina non aveva il velo non sarebbe successo nulla.” e le prove di tale affermazione dove sono?
Non dico che il barista abbia agito bene, ma non penso meriti di essere messo alla berlina,diffamato e rovinato . Data anche l’età del barista, direi che una persona intelligente, anzichè correre a denunciare il suo sdegno sul portale che le da voce, supportata da commenti che inneggiano alla diffamazione e alla denuncia,poteva anche lasciar perdere dignitosamente!
Anche io quando mi rendo conto che si sta imbarbarendo la società, specie quando ci si anima di spirito vendicativo inutile mi indigno!
In poche parole non trovo edificante il comportamento del barista ma trovo ancora peggio chi, sulla scia di un fatto di sola maleducazione, ci ha rigirato il coltello, anche troppo!
Contenta lei.L’astio e la negatività che porta quotidianamente su questo blog mi paiono però la perfetta negazione di quello che ha appena scritto,dove anzichè approfittare di persone aperte al dialogo e che si mettono in gioco offende continuamente la loro religione e la comunità di cui fanno parte,ferendole con livore cieco quasi che fossero suoi nemici personali…
Continuo a difendere Leila e l’operato di questo portale,convinta come sono della nostra onestà e buona fede.
Io invece continuerò a difendere ciò che è giusto e a criiticare CON OBIETTIVITA’ le idee sbagliate e gli atteggiamenti snob dei politicamente corretti.
E ,come al solito, le offese della signora Randa me le lascio scivolare addosso perchè non mi toccano.
Ciò che penso della vicenda pare condivisibile da molti. La signorina che ha scritto l’articolo su yalla ha cercato di sollevare polvere per porre all’attenzione pubblica questo fatto, ma pare che la polvere la stia amngiando chi l’ha sollevata con buona pace dei buonisti e della signora Randa che mi pare, da come si scalda subito, che il livore sia tutto suo!
divertente. Signorina, comunque…e contenta lei..
Daniela guarda…ci azzeccassi a fare un commento, non dico tanto ma UNO!!!A noi che commentiamo ed esprimiamo solidarietà a Leila sarà pure sfuggito, come dici tu, che il barista ha 78 anni ma a me pare che a te sia sfuggita una cosa molto importante che il signor barista si è fatto sfuggire dalla bocca e cioè che quella (cioè un esercizio pubblico) era casa sua e che era Leila (con ospite annessa) che doveva vergognarsi…Io ora mi chiedo (e ti chiedo): ma casa sua di che???Ha forse scambiato il bar per un appartamento privato? E poi, se non c’è dietro un atteggiamento razzista, di cosa si sarebbe dovuta vergognare Leila e la sua ospite???Di star parlando di politica in un luogo pubblico dove non c’è nessun divieto di farlo???
A me sembra che più che esser stata Leila a sollevare un polverone, si stia cercando di nascondere la polvere sotto il tappeto con commenti come il tuo e chi commenta come te…
I bar sono luoghi dove la gente si incontra apposta per parlare e parlare presuppone il poter parlare di tutto (ovviamente nei limiti della decenza) e ti parlo per esperienza personale, mi è capitato di star seduta in più di un bar a Napoli ordinando anche solo un semplicissimo caffè con un’amica e siamo rimaste lì sedute per ore anche a studiare, pensa un po’, e a confrontarci quindi parlando molto e forse anche animatamente ma MAI nessuno c’ha cacciate via…questo vuol dire o che Napoli non ci sono maleducati( cosa che non credo sia possibile), o che a Napoli i bar funzionano diversamente (ma anche questo non credo sia possibile) o che dietro all’atteggiamento del signora barista padovano c’era ben altro oltre che un’indiscussa maleducazione.
Io esprimo tutta la mia solidarietà a Leila che aveva tutto il diritto di raccontare questo episodio, che l’ha raccontato senza livore alcuno e senza accuse ma solo con grande sdegno e dignità insieme.
Ciao Daniela.
I bar sono luoghi aperti al pubblico che appartengono a perivati.
Per cui, se il signore non vuole politica nel SUO bar, è libero di chiederlo. Nei bar si beve anche alcool, può scattare la rissa per certe cose. Come si vede che non conosce l’Italia degli anni passati!!
Il signore settantottenne invece sì, e pure io ho imparato che non si parla animatamente in pubblici esercizi, di politica o di argomenti che ovviamente non tutti possono condividere in modo civile.
Il fatto poi che una possa consumare un caffè e bivaccare ore al tavolino è sempre a discrezione del gestore.
Dire che il bar è “casa sua” sottintende che, essendo il bar un luogo di sua proprietà , anche se aperto al pubblico , è pur sempre lui che detta le regole!
Mettere un cartello che specifica il divieto di fare della politica è inutile perchè una persona ben educata sa da se che la politica è un argomento che scotta, non è tabù ma scatena dissensi e spesso atteggiamenti ostili.
Si legga il galateo, soprattutto quello della buona educazione delle signore e si legga anche cosa si dice la legge riguardo i dati personali sopiattellati senza ritegno alcuno.
Leila aveva diritto di sfogarsi ma non ha evitato che qualche conoscente portasse il fatto sui giornali con nome e cognome. Se si vuole fare i giornalisti ci si informi almeno su quelle che sono le leggi che regolano il diritto di informare!
E si eviti di sollevare accuse pesanti di razzismo non provate solo per rincarare la dose.
Yalla non ha messo il nome ma è palese dai vari commenti che qualcuno si è dato da fare per portare la notizia sui giornali grazie allo sfogo esagerato di Leila!
@ Randa lei si diverte? Beata lei che riesce a divertirsi anche dove non è il caso!
Sí,direi che mi diverto.ogni suo commento,ogni sua parola mi diverte.prima mi indigna,mi crea un po’di disgusto,e poi mi fa sorridere.è prodiga di lezioni di teologia,storia,deontologia professionale,giornalismo,galateo,attualità,con una sapienza che mi ricorda Pico de Paperis,se lo ricorda?quello che a Paperopoli prendeva le lauree per hobby. Non ci posso fare niente,mi diverto.lei è libera di scrivere le sue lezioni di tuttologia,e io di divertirmi.
Innanzitutto ringrazio pubblicamente tutti coloro che hanno espresso solidarietà nei miei confronti rispetto a ciò che è accaduto a Padova.
Poi mi rivolgo a Lei, gentile Daniela. Innanzitutto se Lei ha qualcosa da dire, da comunicare o da modificare in riferimento all’articolo uscito sul Mattino di padova deve scrivere direttamente alla giornalista Del Mattino. Non è questa la sede.
Per quanto mi riguarda, Le assicuro che sentirsi dire di andare via da un locale pubblico perché si parla di politica in un paese democratico non è piacevole. Evidentemente a differenza di gran parte di noi che scrivono su Yalla, Lei gentile Sig.ra/ina Daniela non sa cosa significa sedersi in un bar ed essere limitati a parlare di qualcosa. Molti di noi lo sanno perché in maniera diretta o indiretta hanno avuto a che fare per motivi personali con paesi in cui fino a qualche tempo fa era impedito di poter parlare. Dato che dai suoi commenti noto una certa curiosità intellettuale darei per scontato che Lei sia a conoscenza del fatto che molti paesi della riva sud del Mediterraneo hanno e stanno vivendo profonde trasformazioni. E chiaramente darei per scontato che Lei sia a conoscenza anche da cosa derivano queste profonde trasformazioni. Lei sa perfettamente che nel 2011 gran parte di questi paesi hanno visto i loro popoli scendere nelle piazze per chiedere principalmente 2 cose : la libertà e la dignità.
Dunque la libertà, gent.le sig.ra/ina Daniela di potersi esprimere anche pubblicamente.
Vorrei infatti ricordare che un paese in cui c’è la libertà di espressione è un paese democratico. Non dimentichiamolo MAI.
PS. comunque è già da un po’ che non sono signorina..
Io non difendo la cafoneria di chi le cose le poteva anche esprimere con altro tono, questa è l’unica cosa di cui le do ragione. La maleducazione non piace a nessuno, ma in tutta questa faccenda ho trovato accenni tendeziosi di intolleranza e una certa pressione affinchè qualcuno rendesse pubblica la cosa come razzista, con tanto di nome e cognoeme, e così è avvenuto.
Almeno questa è l’impressione che ho avuto dal suo articolo su Yalla , dai commenti che ne sono seguiti, che annunciavano l’imminente pubblicazione e l’uscita su “Il mattino di Padova” ne è seguito prontamente un articolo che sarcasticamente raccontava la vicenda mettendo alla berlina un uomo, che mi scusi potrebbe essere suo nonno! Se non le rimorde un po’ questa cosa, mi chiedo di quale libertà e dignità parla se non si sente nemmeno LIBERA di lasciar correre DIGNITOSAMENTE un fatto solo antipatico.
Se dovessi elencare la maleducazione che vedo spesso da parte degli immigrati, riempiremmo i giornali.
Ho visto una cafona col velo infilarsi in fretta e furia sul sedile dell’autobus proprio mentre un signore anziano, a cui avevano ceduto il posto ,si stava affrettando ad occupare!
Ho sorvolato su magrebini che passavano in macchina berciando in modo lascivo verso di me, e ce ne sarebbero altri di fatti MALEDUCATI da elencare peggiori dello sfogo di un barista nervoso.
Io le ricordo invece che democrazia e libertà di espressione (regolata comunque da leggi sulla privacy), non significano fare ciò che si vuole!
Capisco la sua necessità di esprimersi pubblicamenrte ma questo non le da il diritto di innescare una sorta di catena diffamatoria.
Diritto di espressione non significa nemmeno ridicolizzare i commenti altrui, espressi educatamnete ridendoci su come fa Randa che pensa alla vita come se fosse un fumetto divertente. Anche lei ha preso una laurea per hobby come Pico de Papreris infatti la usa per fare un mestiere che non le compete.
A me invece, signora Randa, i suoi commenti non fanno per nulla ridere e nemmeno mi irritano per cui può anche evitare di continuare a offendere in modo infantile perchè io, la DIGNITA’ di lasciarmi scivolare via le offese dei cafoni, ce l’ho?
Più offende e più scende di livello. Più mi provoca e più mi DIVERTO. continui pure.
(Leila ed Esmeralda, la vostra delicatezza e affabilità qui purtroppo è totalmente sprecata)
Cara Daniela, ci tengo a precisare che nessuno della redazione di yalla italia sapeva che il Mattino di Padova avrebbe rilanciato l’articolo con il racconto di Leila. Nessuno di noi,poi, si è dato da fare per far pubblicare la notizia su altre testate. Se non mi crede le consiglio di contattare la giornalista del Mattino di Padova e chiederglielo personalmente.
LA nostra collaboratrice racconta un episodio spiacevole e ha tutto il diritto di connotarlo nei termini che ha ritenuto opportuno. Le persone che non erano presenti possono speculare quanto vogliono, ma credo sia molto scorretto alludere al fatto che si volessse mettere il barista alla berlina senza essere stati presenti alla scena. Infierire su qualcuno non è nello spirito di questo blog e non è nello stile di Leila. Basta leggere i vecchi pezzi di leila per rendersi conto della sua onestà intellettuale.
gentile leila dov’è finito il mio commento?
Signor Martino, l’articolo de “Il mattino di Padova” racconta di come la signora Leila, giustamente itrritata per l’accaduto, abbia raccontato il tutto sul portale “yalla”. Dai commenti si evince l’intenzione di alcuni (spronati da altri), di passare alle maniere forti come la diffamazione e la denunce.
Direttasmente o no chi scrive sul web ha una sua responsabilità anche se, omettendo i dati personali, da la possibilità agli sciacalli di identificare il bar in questione.
Io ripeterò sino alla nausea che l’atteggiamento dell’uomo è stato esagarato ma non meno esagerato è stato l’accanimento e l’intento di volerci trarre motivi razzisti.
Se ogni volta che mi ritrovo a che fare con cafoni, maleducati e gente irritante pubblicassi il mio sfogo sul web, e il giornale locale per morbosità andasse in cerca dei fatti, delle persone e quant’altro, non trova che possa essere esagerato?
Pubblicare (perchè di quello si tratta)un’accusa su di un blog non può esimere dalle responsabilità che questo comporta.
Questo è il mio parere espresso con civiltà e lo espongo con tutta libertà anche a costo di subire infatili offese tranquillamente ignorabili!
Valutare le cose con OBIETTIVITA’ non credo faccia scendere di livello!
Cara Daniela sono totalmente d’accordo con te su tutto,noi non abbiamo un blog e quindi le regole con tantissimi eccessi le conducono loro………..sono ragazze FORTUNATE che non hanno la minima idea di cosa sia l’islam…….beate LORO.Perché ‘ non iniziamo a parlare di tantissime ragazze islamiche venute in Italia da piccole e che ora già grandi costrette ad essere allontanate dalla famiglia portate in case ( pagate dai cittadini italiani,vedi tassa regionale…..) nascoste,,,,,,,,,perche’rifiutano la SOTTOMISSIONE.Qui si scoperchia forse il vaso di Pandora????grazie.
Ottima idea, create un Blog voi a fateci conoscere cos’è l’Islam, noi non lo conosciamo e vi saremmo infinitamente grate per il sapere e la saggezza di cui vorrete onorarci, non voglio privarmi di tanta veridicità storica e contestualizzazione, inoltre, la credibilità data dalla vostra onestà intellettuale farà di me un’assidua frequentatrice. Spero di non trovarci poi tanti TROTA a frequentarlo visto lo spessore delle autrici.
cara Nadine io non voglio far conoscere nulla mi è concesso indignarmi e chiedere perchè accadono certe cose assurde?????
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/associata/2012/07/01/-KENYA-BOMBE-DUE-CHIESE-CATTOLICHE-9-MORTI-FERITI-_7124594.html
Posso schifarmi ogni volta che si starnazza per un velo o si piagnucola per avere una moschea mentre nel mondo OGNI giorno i cristiani MUOIONO per un islam che non da libertà di culto?
Posso provare sdegno se una persona, per sfogarsi su un blog, ha indotto i giornali a sp….re una persona?????? Una persona che può essere anche nervosa perchè lavora!!!!! che non fa il blogger snob a caccia di scoop sulla pelle degli altri.
Sicuramente LA67 creerebbe un blog davvero aperto al dialogo dove il lettore indignato non verrebbe bersagliato, offeso con sarcasmo da bambini dell’asilo e troverebbe risposte riguardo la VERITA’ che accade!!!!
Cara Leila,
Credo che tutta la bagarre nasca da un grande equivoco, che è il racconto di un episodio, presentato però come un segno di imbarabarimento di una città intera (o meglio: interpretato in questa chiave da molti lettori e lettrici). Di episodi spiacevoli simili ne siamo rimasti vittime tutti. A mio parere, basterebbe riportare l’evento alla sua giusta dimensione: un fatto deprecabile, ma che rimane pur sempre un episodio, per altro smentito dall’accoglienza gentile nell’altro bar.
senza diffamare un’altra persona quando, ripeto si poteva essere INTELLIGENTEMENTE superiori e si poteva comaptire senza fare tante manfrine!
Lo stesso concetto che hai detto tu l’ho detto io, solo che se lo dico io ad alcune persone infantili ricordo il mondo Disney, scendo in basso e faccio ridere.
Cara signora Nadine2 e’mai possibile che sia cosi’permalosa????????ho detto che siete fortunate,e ne sono convinta,se da così fastidio le idee le opinioni di altri meno intelligenti di lei,meno acculturate,penso sia tutto a suo vantaggio non crede?????mi spieghi visto che sono di che spessore???non ho capito,e poi la TROTA…………..ottimo pesce al vapore,al cartoccio,accompagnato con maionese fatta in casa,la TROTA,cosa c’entra???????Veridicita storica!!!!!!!!per favore signora Nadine2 si legga la storia recente delle donne,le bellissime ragazze IRANIANE,la storia di come gli e’cambiata in pochissimi anni………….si cerca solo di essere sincere.Grazie.Come sempre bravo Pier Francesco.
Non sono permalosa, ho solo la fortuna di riconoscere le serpi. Auguroni per la compagna di Blog, e’ proprio vero che chi si assomiglia si piglia. Buone le trote, parlavo proprio di quelle, a me piacciono quelle salmonate fatte al forno con le verdure, ti darei la ricetta ma purtroppo e’ un po’ extracomuntaria.
Vorrei innanzitutto ringraziare Martino per il suo commento.
Poi vorrei tentare di rispondere ad alcune “riflessioni forzate” di alcune commentatrici.
Leggo e rispondo:
“sono ragazze FORTUNATE che non hanno la minima idea di cosa sia l’islam”: e mi chiedo quali siano le sue fonti per poter fare una simile affermazione.
“Direttasmente o no chi scrive sul web ha una sua responsabilità “: infatti la mia responsabilità come collaboratrice di una rivista seria qual è YALLA è anche quella di riportare eventi che accadono all’interno della nostra società in cui intravedo intolleranza. Mandare via delle persone da un bar perché parlano di politica è un atto di intolleranza.
“Credo che tutta la bagarre nasca da un grande equivoco, che è il racconto di un episodio, presentato però come un segno di imbarabarimento di una città intera (o meglio: interpretato in questa chiave da molti lettori e lettrici)”: caro Pier Francesco se guardi alla fine del mio pezzo scrivo appunto “Ritrovo finalmente il calore della mia città e soprattutto ritrovo il volto dell’ospitalità.”
@Anna: Non sono webmaster della rivista e non so di quale commento stia parlando.
Mandare via delle persone da un bar perché parlano di politica sarà un atto di intolleranza, ma nemmeno così grave da solleticare i giornalisti a dare la notizia con nomi cognomi e reinventandosi la vita dell’uomo. Azzardando ipotesi sulla sua vita parlando di un bar che economicamente se la passa male, citando la zona leghista , come se da li si potesse conoscere le idee politiche dell’uomo, e trovandoci a forza del razzismo. Tutto con nome, cognome ed età e , come se non bastasse il giorno dopo c’era pure la foto!
Per cosa? per una che, incapace di sorvolare su di un fatto di ORDINARIA maleducazione, ha sfruttato un blog che le da voce per volare sulla scia del vittimismo?
Quello in cui raccontavo la mia esperienza con i tunisini. E’ rimasto un giorno. Forse dava fastidio?
Oltre ad esser permalose,qui si cade anche nella cattiveria,che peccato,e che caduta di stile.Grazie accetto volentieri ricetta di trota extracomunitaria,salmonata con verdure,sono una buon-gustaia,e guarda un po’adoro il Kebab.Ok finiamola poi qui,perche’non ha senso,i bambini……non giocano su internet.Signora Leila,le mie fonti sono i mezzi di comunicazione giornali,tv.internet,ma tanto le persone che conosco.Soffro per la bellissima Javed Ghazala donna,cantante pakistana uccisa,pochi giorni fa’nel suo paese,lei lo ha saputo?Grazie.
finchè il giornalismo parlerà solo di come si offende l’islam per un velo, per una moschea che non si concede e di un barista nervoso , dubito che la storia di Javed Ghazala possa trovar posto negli spazi giornalistici, almeno in quelli poco seri!
Tanto noi ci scandalizziamo, siamo contestati e accusati di intolleranza, nel frattempo anche oggi c’è stata una strage di cristiani per mano dei musulamni ma nessuno ha il coraggio di fare dell’informazione VERA!
Cara Leila,
Avevo notato benissimo la chiosa del tuo articolo, che ho anche indicato nel mio commento. Il problema che volevo sollevare era un po’ più profondo e riguarda il rapporto esistente tra notizia e mezzo di informazione.
Voi, che vi occupate di comunicazione a livello professionale, saprete sicuramente meglio di me che a volte il mezzo fa la notizia più della notizia stessa. Quando si trattano episodi particolari, bisogna sempre tener presente che se raccontati in una cena tra amici assumono una certa valenza, se diffusi tramite canali accessibili a milioni di utenti ne assumono un’altra. Il meccanismo è semplice: se lo dice la TV (o il web), il pubblico automaticamente pensa che sia un evento degno di essere conosciuto da milioni di persone, e quindi è un evento importante. E’ una tecnica ben nota ai produttori televisivi, che la usano per creare personaggi dal nulla. Mi pare che anche voi di Yalla siate in prima fila per stigmatizzare l’utilizzo strumentale di episodi singoli che viene fatto per accusare un’intera comunità: mi riferisco, ad esempio, alla solita storia del padre che picchia o addirittura uccide la figlia che vuole vivere all’occidentale.
Con ciò non voglio assolutamente sminuire la gravità dell’accaduto, al quale non ero neanche presente, ma solo cercare di darti la visione “dalla parte del lettore”, nel senso di farti capire ciò che un lettore “medio” (come me o altri) potrebbe pensare. In sostanza: se si porta alla conoscenza del mondo che un barista a Padova manda via in malo modo due clienti che parlano di politica, siamo tutti portati a pensare (noi lettori) che lo scopo ultimo del brano non è tanto parlare dell’episodio in sé, ma utilizzare questo episodio per trarre conclusioni generali sulla società di una città o di un intero Paese. Nè più né meno di quello che fanno i media “islamofobi” nell’andare a scovare la storia del padre e della figlia. A ciò, puoi aggiungere la voglia di polemica che contraddistingue lo spirito italico, e che nei blog trova una meravigliosa sede per sfogarsi, e il gioco è fatto.
Quando parlavo di riportare l’evento alla giusta dimensione, intendevo proprio questo: precisare a chiare lettere che si voleva portare a conoscenza un episodio spiacevolissimo ma per trattarlo per quello che era, non per associarlo a una comunità intera.
Sperando di non essermi reso antipatico con quest’ultimo intervento, ribadisco che state facendo un ottimo lavoro, e che continuerò a seguirvi.
P.S. Una piccola precisazione, in riferimetno al tuo post odierno delle 9:00: non sono “commentatrice”, ma ancora un “commentatore”. E’ vero, ho pernottato a Casablanca un paio di anni fa, ma mi sono fermato sì e no mezza giornata, e non ho avuto il tempo di farmi operare…
Anna, non capisco perche’ tutto questo complottismo. Qui nessuno censura nessuno, abbiamo sempre pubblicato tutti i commenti ricevuti. Il suo, nella fattispecie, e’ sempre presente, ma non era di commento a questo articolo, lo trova qui:
http://www.yallaitalia.it/2012/06/ma-gli-arabi-come-vivono-i-rapporti-tra-i-generi/
Ma che complottismo cara randa. Il mio articolo è finito là perché l’ho scritto due volte io. Secondo me era di commento a questo articolo, perché volevo dimostrare che il razzismo è ovunque. Basta con il vittimismo
Cara Daniela,andiamo avanti con i CAPELLI al vento,le BRACCIA scoperte,le GAMBE libere,il BIKINI al mare,con il nostro buonissimo ( e non si butta via niente )MAIALE,con il nostro pregiatissimo tradizionallissimo VINO,con la liberta’di INNAMORARSI,SPOSARSI,e SEPARARSI,per poi INNAMORARSI di nuovo,SPOSARSI di nuovo,SEPARARSI di nuovo……liberta’di CANTARE,PREGARE………senza poi essere UCCISE SFREGIATE MUTILATE,per questo,con l’approvazione sempre della famiglia,in primis la MAMMA……Caro Pier Francesco,questi non sono casi isolati………sono eventi GRAVISSIMI.Grazie.
Cara LA67,
Finchè in Italia ci si indigna per una donna come Bibi Aisha, ma non se ne analizza fino in fondo il problema, avremo solo buonisti benpensanti che parlano e basta. E che magari sotterrano le verità scomode dipingendo tutto color pastello!!!!!
Questa èè la storia di Aisha Bibi , una donna bellissima data in moglie a un talebano all’età di dodici anni.
“… La ragazza ha subito i più abominevoli soprusi. Considerata meno di un animale, in una società dove essere donna è peccato. Bibi Aisha è cresciuta con la speranza di poter fuggire dalle grinfie del marito – padrone per rifarsi una vita, lontana dalla stalla in cui era costretta a dormire, lontana dalle botte e dalle continue violenze fisiche e psicologiche. Il desiderio trasformato in atto però le è costato molto perché una volta trovata, il marito le ha tagliato orecchie e naso, deturpandola, privandola non solo della sua bellezza, ma della personalità, della possibilità di esporsi, di rapportarsi con gli altri…”
L’articolo non specifica una cosa importante che il marito era legittimato da un tribunale islamico!!!!!
Cara Daniela,queste brutture le conosco.Da anni.E da anni continuiamo solo a parlare.Faremo la nostra RESISTENZA nel nome di tutte le donne che sotto l’islam sono state UCCISE,per non parlare delle violenze subite prima.Mi chiedo,ma loro conoscono la STORIA?li abbiamo sempre CACCIATI……..la STORIA si ripete,e lo faremo ancora.Grazie.
vergogna!! si tratta di un vero atto di intolleranza e credo che l’argomento della politica sia stato un parziale alibi. Penso che l’abbigliamento, Imen infatti porta il velo, sia la reale ragione del gesto. Oltre alla totale mancanza di professionalità e ad una maleducazionei tale da svelare l’ignoranza che la sorregge. Un abbraccio solidale ragazze.
Wieczorek Paolo Cara marina credo che oltre alla denuncia in rete e sui giornali sarebbe opportuno fare anche un’interrogazione al sindaco o all’assessore al commercio, le persone insultate erano nosre ospiti alla festa di SEL e il comportamento incivile del propietario del bar non fa fare una bella figura alla città
Irene Wieczorek Ecco non per fare le cose sempre in famiglia
, ma anche a noi (@Danilo Sciuto Daniela La Dan) è capitato un episodio in un bar vicino a prato della valle dove inizialmente erano iniziate ingiurie contro “terroni” sconfinate poi contro non meglio identificati immigrati..visti i toni non faccio fatica a credere che sia lo stesso bar.
vorrei far notare che il ragazzo del sorriso(del clafè)ero io
Non ci sono parole…
proviamo a chiedere all’avvocato se ci sono gli estremi per fare una denuncia legale oltre che politica
Se ne può parlare…intanto do’ un’occhiata al codice penale….
grazie, domani su mattino e nuova venezia uscirà un paginone sul fattaccio
vi sembra davvero il caso? Considerato che il signore a 78 anni e che il processo di primo grado se tutto va bene si terrà intorno al 2015 non è meglio stendere un velo pietoso sull’episodio? Un cafone di quell’età difficilmente cambierà.
Wieczorek Paolo
Pagate voi le spese per il mantenimento del locale? Un caffè e un bicchier d’acqua…vergognatevi voi che è molto meglio…
Si ammette che dappertutto sulla terra esistano eccezioni alla regola e a volte succcede che una metà di se stesso non sopporta l’altra e quindi non devi disturbarti per l’attegiamento del primo Barman e mettiamoci sempre in mente che il bene esiste e vince sul male e tutto andra per il meglio promesso
)
Irene Wieczorek Ecco non per fare le cose sempre in famiglia
, ma anche a noi (@Danilo Sciuto Daniela La Dan) è capitato un episodio in un bar vicino a prato della valle dove inizialmente erano iniziate ingiurie contro “terroni” sconfinate poi contro non meglio identificati immigrati..visti i toni non faccio fatica a credere che sia lo stesso bar.
pare z vous fracais
il dispiacere per quanto successo. meno male che avete incontrato Claudia titolare del Clafe che effettivamente è una bellissima persona.
spero sia un caso di becera ignoranza da due soldi. Purtroppo so che il mio è un ottimismo ingenuo. Ha tutta la mia solidarietà.
non ho capito dove sarebbe l’intolleranza: intolleranza per chi occupa e non consuma? O intolleranza per chi sembra litigare ad alta voce? Quale intolleranza?
Abbiamo capito che idee hai, per cortesia partecipa a altre discussioni se queste ti danno fastidio. (PS occupavano e avevano consumato e gli altri tavoli erano tutti vuoti)
Ettore Caburlotto e quindo a quale intolleranza si sta riferendo? (stare 2 ore al tavolo con un caffè sarebbe “consumare”???)
Solidarietà al barista.
Insegnano questo all’Harvard University? Beh. allora manderò i miei nipoti a studiare da qualche altra parte…
mi dispiace, e tanto; da padovano dico che la Padova seria è tutt’altro, questi sono i soliti grezzoni ignoranti.







Rendere pubblico il nome del caffé. Bombardare di e-mail e fax il barista.