Il mio egiziano “collegio docenti” e la mia maturità italiana…
Prima di cominciare a parlare del mio problema, sarebbe opportuno proporre uno schemino riassuntivo su come i giovani vivono la maturità in Egitto e in Italia.
Maturità in Italia
Cinque lunghi anni sono passati. È arrivata l’ora di crescere e diventare grandi! Agli amici un “arrivederci”, ai professori un “grazie”, e via, verso l’esame e oltre. L’ansia c’è, ma la gioia è tanta: finalmente posso cominciare a progettare il futuro che ho sempre sognato… ma tutto questo solo dopo un bel viaggio a Ibiza!
Maturità in Egitto
Altro pomeriggio di studio. Fuori 42°C all’ombra, qui la mamma che urla ininterrottamente. Tra poco inizierò il mio giro di lezioni private: ore 19:30 chimica, ore 21:00 matematica, ore 22:10 biologia e fisica, ore 24:00 inglese, ore 1:15 arabo, ore 2:00 religione, casa ore 3:30, e da capo la maratona fino alle 8:00. Minimo punteggio consentito all’esame: 98,50, altrimenti niente medicina. In caso di esito negativo sto seriamente valutando l’ipotesi monachesimo.
Quante volte ho cercato di spiegare alla nonna che qui la maturità non conta niente!
“È solo una soddisfazione personale, non succede niente se non va come sperato…”.
Sarà che lei era professoressa, mio nonno era preside, mio zio insegna, e mia mamma – se fosse rimasta in Egitto – pure. Sarà che per loro, l’appuntamento con la maturità è un must, sarà che invece di “famiglia” andrebbero chiamati “collegio docenti”… ma cosa avrò mai fatto di male per meritarmi, oltre al voto della commissione d’esame, quello della commissione familiare?
“Vediamo un po’ cosa combina quello là in Europa!” la curiosità è alle stelle, e un occhio di bue grosso così è puntato solo su di me, uno di quelli antimalocchio però!
Lei, nonna Lulù, me lo diceva sempre che un giorno sarebbe toccato anche a me, ma il mio passaporto italiano mi ha consentito per anni di far semplicemente finta di niente.
“Allora? Com’è andata al tuo ragazzo?” chiedeva a una parente, un po’ di anni fa
“Eh Lulù, è andata… ringraziamo Dio per ogni cosa, ma ha preso 95 [su 100 n.d.R.]”
“95!? Com’è possibile! Poteva darsi da fare un po’ di più quello sciamannato! Si vede che non ha fatto niente tutto l’anno…” io percepivo la delusione, ma non capivo: ma ha preso 95, di grazia!
Quel novantacinque qualunque, però, non l’avrebbe fatto entrare “da nessuna parte”, e su questo erano d’accordo tutti i prof della famiglia:
“Poveraccio, gli è andata proprio male”
“Sì ma io l’avevo sempre detto fin da quando era bambino…”
“Avrà fatto richiesta per ritirare la correzione delle prove?”
E tanti altri discorsi che, un giorno, potrebbero rovinare per sempre la reputazione anche a me.
Il punto è che se cominciassi a spiegare loro che qui la maturità ha una valenza diversa, la prenderebbero indubbiamente come una scusa per sfuggire al loro insindacabile giudizio: “Eh ma ogni scusa è buona per i mediocri!”, classica frase da professore egiziano che dice sempre anche mia madre. Oltretutto non so nemmeno se hanno mai creduto alla storia che “qui abbiamo cinque anni di liceo invece di tre”, quindi non mi conviene perdere ulteriormente la loro fiducia, e subire stoicamente ogni provocazione, ogni domanda e tutte le pressioni del tipo: “Mi raccomando, sei la speranza della famiglia”, “È tutto nelle tue mani”, “Forza e coraggio”, e tante altre.
La missione ora è tutt’altro che semplice: fare contenti tutti, e specialmente nonna Lulù, che essendo colei che tutto può, mi aveva preparato, un po’ di anni fa, in attesa di questo giorno, una certa lista di potenziali spose tutta da scoprire…






