Donne leader musulmane? Si può!
Le donne musulmane hanno più diritto di parola all’interno della propria comunità che le donne cristiane o ebree.
Lo dicono i ricercatori della National Science Foundation che hanno cercato di capire quale tra le tre comunità monoteistiche offra più possibilità alle donne di assumere ruoli di leadership.
Certo, esistono gruppi islamici più conservatori e altri più liberali, ma come spiegato da Jörg Stolz, professore di sociologia e religioni all’Università di Losanna, “comunità come quelle Alevi o Sufi offrono molte opportunità alle donne di assumere posizione di leadership spirituale.”
D’altro canto esistono comunità ebree ultra-ortodosse o chiese cristiane particolarmente tradizionaliste che mantengono una visione estremamente conservatrice del ruolo delle donne.
Stolz ha citato come esempio il fatto che “alcune chiese in Svizzera hanno un’immagine della donna che negli ultimi cento anni non è cambiata di una virgola”.
Lo studio conclude che i gruppi più “aperti” alle donne e al loro protagonismo all’interno della comunità sono gli Induisti, i Buddisti, i Cattolici e gli ebrei liberali.
Insomma, preso per sommi capi lo studio ci dice che in ogni comunità religiosa esistono correnti più tradizionaliste, e tutte svantaggiano le donne e la loro emancipazione. Poi ci sono gruppi più aperti e liberali in cui invece le donne riescono a ritagliarsi ruoli di leadership. Anche tra i musulmani.
Complimenti, scoperta sensazionale.
Tuttavia, a parte la facile ironia, qualcuno potrebbe rimanere sorpreso dal risultato dello studio, ecco perché ci teniamo a dimostrarvi che i nostri amici svizzeri non hanno tutti i torti e a parlarvi di alcune donne* che nelle loro comunità musulmane hanno davvero fatto la differenza:
631-56: ‘A’ishah Bint Abi Bakr
Partiamo dalle origini. Moglie del profeta Maometto (pace e benedizione su di lui), alla sua morte assume un ruolo politico importante anche in relazione alla guerra civile. Sconfitta e catturata nel corso di una battaglia nel 656, fu liberata con la promessa di uscire dalla “scena politica”. Divenne a quel punto un’importante figura di insegnamento religioso soprattutto per la corrente Sciita.
Amrah Bint Abdur Rahman
Amrah bint Abdur Rahman è stata giurista, mufti ed esperta di Ahadith, e soprattutto la donna più importante tra i Tabi’een o “Successori”, ovvero la generazione successiva ai compagni del Profeta. Per farvi capire la sua rilevanza, vi basti sapere che il Califfo`Umar ibn ‘Abdul-`Aziz era solito dire: “Chiunque voglia imparare gli Ahadith deve rivolgersi a Amrah”.
Si racconta che a quei tempi il giudice di Madinah stesse giudicando il caso di un ladro cristiano, e che la pena comminata fu l’amputazione della mano. Venendo a sapere il verdetto, Amrah mandò a dire al giudice che non poteva tagliare la mano del ladro perchè ciò che aveva rubato valeva meno “di una singola moneta d’oro” (dinaro). Fu così che il giudice fece liberare l’imputato, senza mettere in dubbio l’autorità della donna o chiedere l’opinione di altri studiosi e giuristi.
1988-90 e 1993-96: Primo Ministro Benazir Bhutto, Pakistan
Leader dal 1994 del Partito Popolare Pakistano. Arrestata, esiliata, è stata per due volte primo ministro del Pakistan di cui una volta all’età di trentacinque anni: ovvero la persona più giovane ma anche la prima donna a ricoprire quell’incarico in un paese musulmano contemporaneo. Nel 2007 è rimasta uccisa in un attentato a Rawalpindi, al termine di un comizio.
2005: Amina Wadud
Studiosa americana di esegesi del Corano, femminista, ha lavorato in congregazioni miste, pronunciato sermoni in sud Africa, ma soprattutto è stata tra le poche donne a guidare la preghiera del Venerdì (anche se esistono illustri precedenti, come le mogli del profeta Aisha e Umm Salamah). Nonostante le intimidazioni e le minacce alla sua vita continua per la sua strada e dopo il suo “Il Corano e le donne: rilettura del Testo Sacro da una prospettiva femminile” nel 2005 ha pubblicato “Dentro la Jihad dei sessi: la riforma delle donne nell’Islam”.
D’accordo, qualcuno potrebbe dire che queste coraggiose leader sono comunque una minoranza rispetto ai loro corrispettivi uomini…ma pensandoci bene, quante donne nella chiesa cristiana hanno un ruolo di leadership?
Forse, in fondo, la lotta al “patriarcato” spirituale è comune.
*Per una lista approfondita di donne musulmane leader religiose o spirituali, visitate il sito della Women’s Islamic Initiative in Spirituality and Equality (WISE)
Caro Pierfrancesco, grazie come al solito per il tuo interessante intervento, è sempre stimolante confrontarsi con te!
Vedi, in realtà l’accesso all’istruzione, al lavoro e ai servizi essenziali in molti paesi arabi e musulmani è garantito. In altri solo formalmente, ma io credo che una delle strade giuste per incidere su questo aspetto sia anche aumentare l’influenza delle donne nella sfera culturale e religiosa. Questo perché in un mondo dominato (parlo di giuristi, imam, teologi) dagli uomini, è più facile che passi un’interpretazione patriarcale della religione. I leader spirituali hanno largo seguito e sono un punto di riferimento importante nei paesi musulmani. Avere dei leader donna potrebbe a mio parere avere un impatto forte, seppur gradualmente, sulla mentalità delle persone, e sul lungo termine incidere quindi sulla piena inclusione delle donne in ogni ambito della società.
Detto ciò, la piena emancipazione anche in termini politici è un altro passo fondamentale, e anche se Benazir Bhutto era “figlia di”, si trattava comunque di una donna eletta dal popolo come primo ministro: non mi risulta che una cosa del genere sia mai accaduta in Italia.
Per quanto riguarda l’Italia, e in particolare l’Italia meridionale, ho trovato sensazionale che i cittadini abbiano votato un leader dichiaratamente (ed evidentemente) omosessuale.
In America ha vinto un presidente Afroamericano durante elezioni in cui anche Hillary Clinton arrivò… terza se non ricordo male ma comunque ottenne parecchi voti.
La Storia sta macinando i pregiudizi razzisti e sessisti a ritmo spaventoso.
Più che la cultura, io mi chiedo come farà la religione a tenere il passo. E la cosa mi preoccupa alquanto perché l’essere umano ha bisogno di spiritualità quanto di razionalità ma ovunque mi giri vedo leader religiosi che uccidono entrambe. Questo però è un altro discorso.
Resto sulla religione. Premesso che sono un non credente (in relazione alle religioni ma credo comunque nella dimensione spirituale) e che non voglio offendere la sensibilità di nessuno, secondo me il nodo principale riguarda il genere dei profeti e di Dio stesso. In tutte le maggiori religioni monoteiste ci si riferisce a Dio al maschile. Perché?
Son ripassato dopo qualche giorno… miiiiii che covolone di paglia spaventoso! (altrimenti noto come EPIC TUMBLEWEED). Eppure penso che la questione non sia scontata. Di più: sono convinto che ogni piccolo passo di ogni donna verso la parità di diritti e dignità con l’uomo sia ostacolato da questa sorta di elefante in salotto che è il genere di Dio.
C’è un passo della Bibbia, uno dei miei preferiti, che recita: “E Dio creò l’uomo, a immagine di Dio lo creò; uomo e donna li creò”. Sebbene io non consideri la Bibbia un testo sacro, in questo passo mi riconosco. Dio creò l’uomo nel senso di “umanità” a sua immagine e somiglianza, uomo e donna, cioè in coppia maschie-femminile. Questo è coerente con la mia visione del mondo: Dio è la Entità Creatrice per eccellenza e in Natura, opera di Dio, è la coppia donna-uomo a creare la vita. Metto volutamente prima la donna in quanto è soprattutto nel suo corpo che avviene il Miracolo. L’uomo ci mette “solo” metà del progetto genetico. (Questo potrebbe essere discriminatorio nei confronti delle coppie di omosessuali, non lo è se si estende il concetto di maschio e femmina in modo che trascenda il corpo fisico, e si inserisce nell’equazione anche l’Amore, condizione necessaria al Creato quanto è più della procreazione in sé, ma non voglio divagare).
In fatto di Corano sono abbastanza ignorante, lo lessi parecchio tempo fa e non ne ho molta memoria ma sono abbastanza sicuro di ricordare che anche lì ci si riferisce ad Allah attribuendogli genere maschile. Ok… anche in italiano si usa il maschile quando in realtà il genere sarebbe neutro, ma io sinceramente questa scusa non me la bevo.
Per me è un punto cruciale: finché non si infrangerà il tabù per cui sarà possibile riferirsi a Dio/Allah anche col genere femminile (se è davvero neutro, che male ci sarebbe?) le donne, in fatto di parità nei confronti dell’uomo, penso avranno sempre una marcia in meno.
Sarei curioso di sapere cosa ne pensate in proposito.
Io non credo che rivolgersi a Dio al femminile di per sè cambierebbe le cose, e in ultima analisi se anche il Corano e la Sunna avessero un messaggio femminista gestito però (e strumentalizzato) dagli uomini, poco cambierebbe nella realtà delle cose. Se nel tradursi in messaggio e guida intellegibile alle comunità di allora (patriarcali) il Corano è diventato libro rivolto agli uomini, rinverdire e attualizzare quel messaggio in chiave paritaria (uomo/donna) è la questione nodale. Perchè si tratta anche di un prodotto storico. Se il famoso passo “gli uomini sono preposti alle donne” venisse spiegato come fa Hamid Abu Zeid, e da donne che hanno dedicato tempo e studio all’esegesi del Corano, sarebbe più facile incidere sulla mentalità di molti
Come lo spiega quel passo? Sono curioso, hai un link?
“attualizzare quel messaggio in chiave paritaria (uomo/donna) è la questione nodale.”
Concordo, il punto è COME attualizzarlo.
Ben vengano le esegesi ma sta di fatto che le nostri menti reagiscono in maniera molto più potente a semplici simboli. Tanto più il messaggio è semplice, tanto più è potente la reazione. Milioni di anni di evoluzione e sovrastrutture cerebrali non hanno intaccato minimamente la parte più antica della nostra mente, il cervello rettiliano.
Cambiare qualche “colui” in “colei” fra i 99 nomi penso sarebbe devastante come un concerto degli U2 in un asilo nido [cit.]. Altro che esegesi.
Caro Duccio, dovrò riprendere in mano la sua autobiografia e riportarti la citazione. Purtroppo su google non la trovo..
per il resto non sono d’accordo sui simboli, e nemmeno mi pare sensato violentare la tradizione, e la parola di Dio (perchè il Corano, diversamente dalla Bibbia, è la testimonianza delle parole rivelate da Dio attraverso l’Arcangelo Gabriele al Profeta Muhammad. Quello che credono i musulmani è che non una parola di quelle che compongono le 114 capitoli Sure sia stata cambiata nel corso dei secoli).
Da musulmana a favore di una maggiore parità tra i sessi non proporrei mai un intervento sui testi (Corano o Sunna che siano) quanto un lavoro di interpretazione e di attualizzazione (cosa che già di per sè, te lo garantisco, crea complicati dibattiti e resistenze)
Spero di non aver urtato la tua sensibilità. Nel caso scusami per la provocazione. Sono al corrente di quello che hai scritto e non sono così folle da pensare che si possa rivedere un testo Sacro. Il mio era solo un ragionamento per assurdo. La tesi che volevo avvalorare è chiara e francamente resto della mia idea.
Mi affascina il punto di vista di qualcuno che ha fede in un testo sacro in quanto distante anni luce dal mio, ma questi temi stanno troppo stretti nei commenti di un blog ed effettivamente trattandoli così si finisce per violentarli. Quindi resisto alla tentazione di continuare il discorso con domande che verterebbero un po’ troppo sul personale.
Però quel passo m’interessa davvero, da come ne hai parlato sembra un vero peccato che non sia disponibile online. Se capita occasione di girarmelo mi fai un favore.
Caro Duccio, tranquillo, non hai urtato nessuna sensibilita’. Mi sembra un dibattito molto civile e rispettoso, anzi, cosa che spesso su Yalla viene a mancare. Ecco il passo,pagina 98 del suo libro “Una vita con l’Islam”, il Mulino:
Oggi le circostanze sono diverse. Si puo’ tentate di capire qual e’ lo spirito del testo. Esso e’ qualcosa di un po’ diverso dalla sua forma esteriore; qualcosa che nell’esegesi tradizionale e’ stato identificato con “le intenzioni complessive della Rivelazione”.
Gli uomini sono preposti alle donne,
perche’ Dio ha preferito alcuni esseri sugli altri,
e perche’ essi donano dei loro beni per mantenerle.
“La sura delle donne”, 4, 34
Questo versetto ha creato fino ad oggi non poche difficolta’ agli interpreti; esso viene citato soprattutto da coloro che vogliono criticare l’islam, i quali talvolta del Corano conoscono solo quella frase o poco piu’. Che cosa vuol dire esattamente “preferire” (faddala)? Il testo qui non e’ chiaro; dal punto di vista linguistico non e’ nemmeno chiaro chi venga preferito a chi. Sembra che a essere preferiti siano gli uomini. Cio’ vuol dire che il Corano preferisce gli uomini alle donne? Questa espressione compare nel Corano non solo in questo punto. Troviamo per esempio:
E Dio ha preferito alcuni di voi sugli altri in ricchezze…
“La sura dell’ape”, 16, 71
Se volessimo interpretare questo versetto alla lettera come l’affermazione di una preferenza per i ricchi rispetto ai poveri, avremmo capovolto la saggezza divina. Dal contesto del versetto si puo’ ricavare che esso sta descrivendo una condizione esistente, e non giustificando un’ingiustizia o una disuguaglianza. Il versetto continua:
eppure quelli che son stati preferiti non cedono delle ricchezze loro ai loro servi, per modo che siano in questo uguali.
Il Corano si esprime contro la concentrazione della ricchezza, partendo proprio dalla stessa espressione che utilizza riferendosi al rapporto tra uomini e donne. Devo allora indagare questa espressione in tutte le sue occorrenze e capire come il Corano si esprima a proposito della ricchezza e della sua giusta distribuzione, per poter quindi rivolgere nuovamente la mia attenzione all’espressione “preferire” nel versetto citato sul rapporto tra uomo e donna. Prendendo in esame tutti i passi dove compare questa espressione, si ricava che essa contiene un’affermazione sulla percezione da parte degli esseri umani e non una valutazione da parte di Dio.
“A voi sembra che Dio abbia preferito uno rispetto all’altro” e’ il senso in cui va inteso il versetto, o, come dicevano gli esegeti piu’ antichi: “Nella vostra immaginazione Dio ha preferito uno all’altro”. Questo “A voi sembra” implicito compare spessissimo nel Corano ed e’ molto importante perche’ da’ voce all’orizzonte di aspettativa dei destinatari. Non e’ possibile attribuire al Corano una preferenza assoluta del maschile rispetto al femminile quando leggiamo “Ei v’ha creato da una persona sola, poi ne trasse il suo coniuge”.
Il contrastato versetto (4, 34) continua: “e perche’ essi donano dei loro beni per mantenerle”, L’uomo e’ dunque “preposto alle donne” perche’ e’ colui che si prende cura del sostentamento economico della famiglia. Ma come va intesa questa seconda parte della frase nel caso, oggi non raro, in cui la donna lavori per sostenere il marito disoccupato? Predomina per questo motivo sull’uomo?
Qui e’ importante stabilire che cosa significhi “essere preposto”. Letteralmente l’arabo dice: “Gli uomini stanno diritti “qawwamun) sopra alle donne”. Con la frase “stanno diritti sopra” non si allude a un eventuale controllo o dominio. Simile e’ la posizione di Dio rispetto ai cieli e alla terra: qayyumu s-samawat wa l-ard. Vuol dire che Dio veglia sulla terra proteggendola. Qayyum qui significa “guardiano, colui che protegge”. Se si analizzano il termine e le sue forme derivate, che gli uomini siano qawwamun sulle donne e’ da intendersi nel senso di “coloro che proteggono”. Nei versetti in cui compaiono questo termine e le sue derivazioni il tema e’ dunque la protezione, non il dominio.
Ma l’interprete tende – il che e’ normale – a proiettare sul testo le caratteristiche del contesto sociale nel quale vive. Gli esegeti comprendono quindi il versetto alla luce della loro realta’ sociale, attribuendogli il seguente significato: gli uomini sono migliori, o piu’ importanti delle donne, ecc. Essi interpretano il versetto nel senso della situazione presente e non in relazione a un cambiamento che vada messo in atto. Gli interpreti pensano che le norme social siano gia’ consolidate e che il testo serva alla loro giustificazione.
Io invece mi sono convinto che quando si legge un testo non ci si debba sottomettere alle norme, soprattutto quando esse sono ingiuste. La maggior parte degli interpreti sono per loro natura conservatori; non considerano la realta’ come necessariamente mutabile. Per loro il cambiamento e’ tutt’al piu’ un movimento all’indietro, un rivolgersi a cio’ che c’era prima, e interpretano il Corano di conseguenza, mentre ogni interpretazione deve tentare di comprendere il testo nel suo contesto originario. E questo non e’ facile. Se leggo oggi il Corano, porto in me l’eredita’ di tutta la storia della sua interpretazion, che va dal Compagno del Profeta Ibn ‘Abbas al telepredicatore shaykh Sha’rawi. E’ necessario un certo lavoro scientifico per liberare il Corano dalle stratificazioni che si sono accumulate nella sua interpretazione; molti pero’ temono questo lavoro. Preferiscono prendere una citazione qui e una frase la’ esprimendo per mezzo del Corano cio’ che avevano gia’ in mente di dire.”
Questo, Duccio, e’ stato il mio mentore. Pace all’anima sua.
Grazie Randa,
Per la risposta e per il tuo tempo.
Mi prenderò il tempo necessario a metabolizzarla.
Se già non lo conosci penso potrebbe interessarti il concetto psicologico “bias di conferma”, cui implicitamente fa riferimento Hamid Abu Zeid.
E’ un qualcosa di cui siamo tutti vittime, conoscerlo può servire a limitarne i danni.
Parafrasando Platone, il suo iperuranio potrebbe essere inteso come il luogo scevro da questo difetto nel meccanismo di giudizio intrinseco della mente umana. Luogo ideale, metafisico e dunque irraggiungibile per definizione, ma cui comunque tutti noi abbiamo il dovere di tendere se genuinamente interessati alla Verità.
Bel casino la natura umana!









Cara Randa,
Mi rendo conto che potrei andare fuori tema, ma credo che il problema principale non sia tanto la possibilità di una donna di fare l’imam, bensì quella di accedere a istruzione, lavoro e servizi essenziali. Forse le donne “medie” svizzere non potranno mai condurre messa, ma suppongo che la loro condizione sia decisamente migliore di quella delle donne “medie” egiziane o pakistane. Dico solo questo, perché non vorrei che le giuste osservazioni del NSF siano poi strumentalizzate proprio da quelle componenti contrarie a qualsiasi progresso socio-economico nei paesi arabo-musulmani. Anche sugli esempi riportati, ci sarebbe da fare qualche osservazione: la Bhutto non è che fosse proprio l’ultima arrivata, ma era a sua volta figlia di un ex-premier; è un po’ come se mi dicessero che l’Italia non è maschilista perché la Marcegaglia era stata eletta a capo della Confindustria.