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A lezione di Ftira

di Esmehen Hassen

Stasera mamma aveva troppa nostalgia di Tunisi, mi sa, e così la cena si è subito trasformata in un piatto che in casa mette d’accordo davvero tutti: la ftira!!! 
La ftira, chiamata così in Tunisia, altro non è che una sorella, un po’ più spessa, delle conosciutissime, ma per me molto meno buone, piadine romagnole.

Mentre mamma viene in camera e mi annuncia che per cena ha intenzione di preparare proprio la ftira, penso a Yalla Italia e così, armata da macchina fotografica, mi dirigo verso la cucina con lei per fotografare un po’ e condividere con gli amici yallisti (e non ) questo semplice ma buonissimo miracolo di cucina.
Si parte subito con gli ingredienti, semplici e che tutti abbiamo in casa e che variano a seconda della quantità di impasto che si deve realizzare: della farina, dell’acqua (rigorosamente fredda) e del sale.

L’impasto che si deve realizzare segue lo stesso procedimento di quello della pizza quindi: in una ciotola abbastanza ampia si versa la farina, vi si aggiunge il sale q.b. e infine l’acqua fredda a poco a poco impastando con le mani fino ad ottenere un panetto liscio e compatto.
Dopodichè arriva il bello, e anche le mie foto:

Si prende il panetto e si divide in tante palline quante sono le ftair (plurale di ftira) che si vogliono realizzare.
Nel frattempo si mette a riscaldare sul fuoco una padella di ghisa (anche una bistecchiera andrà benissimo), mi raccomando che sia ben calda altrimenti la ftira rischia di attaccare.
Questa è la nostra padella di ghisa che ho fotografato:

foto1

Mentre la padella di ghisa è sul fuoco, si prende il primo panetto e, dopo aver metto un goccino d’olio da frittura (o anche d’oliva) su un piano, si inizia a stendere la pasta ma attenzione: NIENTE MATTERELLO!!!Usate semplicemente le mani.
Alla fine di questa operazione dovreste ritrovarvi una cosa di questo tipo, più o meno:

image2

Una volta fatta la stessa cosa con il resto della pasta che avete fatto, si iniziano a cuocere:

foto3

Si lascia cuocere 2 o 3 minuti e poi si gira sull’altro lato:

foto4

E si continua a girarla e rigirala fino a che non raggiungente la cottura desiderata (io personalmente la tolgo dal fuoco quasi cruda)

La cottura è data dall’intensità di colore e dal numero di striature che la ftira ha sulla sua superficie.
Una volta cotte tutte ( con una cottura media) dovrebbero essere così:

foto5

A questo punto le ftair sono pronte per essere mangiate…da sole con l’olio d’oliva, accompagnando salse varie o,se sono abbastanza spesse, per essere aperte e riempite con ciò che vogliamo oppure…per avvolgere un bel kebab.
Mi spiace che non abbiate potuto sentirne l’odore che è qualcosa di paradisiaco ma se proprio ci tenete, provate a farle e…
Buon Appetito!

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