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Noi e la crisi 5. Orientalisti in fuga…verso Occidente

di Paolo Branca

La ‘crisi’ per noi studiosi di cose orientali è cominciata ben prima… Direi dalla fine della II guerra mondiale, che abbiamo perso (per chi non se lo ricordasse). Prima era tutta un’altra musica: il celebre storico Toynbee aveva definito ‘Oriente Moderno’ – rivista pubblicata dall’Istituto per l’Oriente di Roma – “la migliore rivista orientalistica del mondo”! Non avendo più possibilità di fare politica estera nel vero senso della parola, ci siamo convertiti all’archeologia. Chi si occupa di civiltà morte e sepolte non rompe le scatole a nessuno. Bene. Anzi, malissimo.

In trent’anni di studi e insegnamento ho visto i nostri più promettenti allievi emigrare negli Usa, in Canada, persino nella remota Australia ed altri – più fortunati – trovare occasioni di ricerca e di lavoro in Gran Bretagna, Francia, Germania… Alla faccia della ‘vocazione mediterranea’ dell’Italia, paese che anche geograficamente si protende verso le coste del Nordafrica e del Medio Oriente e vanta contatti secolari con l’altra sponda del Mare Nostrum. Imparare l’arabo, così come il turco o il persiano, pare tempo sprecato, non apre alcuna strada, quasi fosse un bizzarro passatempo per stravaganti cultori di stranezze esotiche.

Magari dopo anni di specializzazione, master e dottorati conseguiti persino in università arabe, il consiglio più realistico che mi trovo a dover dare a tanti idealisti è: “andate via”. Non sono soltanto ‘cervelli’ in fuga, ma persone appassionate, interessate e competenti che potrebbero dare un contributo essenziale anche alla gestione delle relazioni con le comunità immigrate.

Evidentemente si tratta di problemi che è facile e persino vantaggioso agitare come spauracchi sulle prime pagine di tutti i giornali, ma se si tratta di gestirli realmente, investendo energie e capacità acquisite in lunghi anni di preparazione, allora la musica cambia.
Anzi, pare proprio che non ci sia alcuna musica su cui ballare. L’orchestra italiana tace o stona, non ha spartito, improvvisa come al solito, sulle note dell’emergenza (per chi ci crede)..

Le altre puntate di Noi e la Crisi
Noi e la crisi 1. Yalla Italia…o Ciao Italia?
Noi e la crisi 2.Fratelli d’Italia, dov’è la Vittoria?
Noi e la crisi 3. Per i marocchini l’Italia rimane l’Eden
Noi e la crisi 4. Noi, giovani sfigati di oggi

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Lubna Ammoune |

Caro prof, posso immaginare quale sia il suo sentimento nel dare questi consigli agli studenti

Pier Francesco |

Caro Professore,
Mi ha fatto tornare in mente le parole di mio padre, grande appassionato di storia romana, che sostiene che i migliori studiosi della civiltà non sono italiani (come dovrebbe essere) bensì più spesso inglesi o tedeschi!
Mi corregga se sbaglio, ma la mia idea è che chi si rivolge a questo tipo di studi, oltre che per una genuina passione per la materia, lo fa magari nella speranza di poter lavorare nel campo diplomatico/politico/relazioni esterne di aziende, ecc… Condsiderando che, come ha giustamente ricordato lei, il nostro Paese ha sempre avuto una politica estera insignificante e che per entrar in quel mondo è più utile essere “parenti di” o “amici di”, ecco che si ritorovano a emigrare verso altri lidi sicuramente più ospitali.

paolo |

non apriamo quella porta: diplomazia, consolati e ambasciate, istituti italiani di cultura in Nordafrica e Medio Oriente fanno di tutto tranne che valorizzare i giovani orientalisti italiani. Chi non mi vuole non mi merita, ma chi merita allora che può fare se non andarsene altrove?