Noi e la crisi 5. Orientalisti in fuga…verso Occidente
La ‘crisi’ per noi studiosi di cose orientali è cominciata ben prima… Direi dalla fine della II guerra mondiale, che abbiamo perso (per chi non se lo ricordasse). Prima era tutta un’altra musica: il celebre storico Toynbee aveva definito ‘Oriente Moderno’ – rivista pubblicata dall’Istituto per l’Oriente di Roma – “la migliore rivista orientalistica del mondo”! Non avendo più possibilità di fare politica estera nel vero senso della parola, ci siamo convertiti all’archeologia. Chi si occupa di civiltà morte e sepolte non rompe le scatole a nessuno. Bene. Anzi, malissimo.
In trent’anni di studi e insegnamento ho visto i nostri più promettenti allievi emigrare negli Usa, in Canada, persino nella remota Australia ed altri – più fortunati – trovare occasioni di ricerca e di lavoro in Gran Bretagna, Francia, Germania… Alla faccia della ‘vocazione mediterranea’ dell’Italia, paese che anche geograficamente si protende verso le coste del Nordafrica e del Medio Oriente e vanta contatti secolari con l’altra sponda del Mare Nostrum. Imparare l’arabo, così come il turco o il persiano, pare tempo sprecato, non apre alcuna strada, quasi fosse un bizzarro passatempo per stravaganti cultori di stranezze esotiche.
Magari dopo anni di specializzazione, master e dottorati conseguiti persino in università arabe, il consiglio più realistico che mi trovo a dover dare a tanti idealisti è: “andate via”. Non sono soltanto ‘cervelli’ in fuga, ma persone appassionate, interessate e competenti che potrebbero dare un contributo essenziale anche alla gestione delle relazioni con le comunità immigrate.
Evidentemente si tratta di problemi che è facile e persino vantaggioso agitare come spauracchi sulle prime pagine di tutti i giornali, ma se si tratta di gestirli realmente, investendo energie e capacità acquisite in lunghi anni di preparazione, allora la musica cambia.
Anzi, pare proprio che non ci sia alcuna musica su cui ballare. L’orchestra italiana tace o stona, non ha spartito, improvvisa come al solito, sulle note dell’emergenza (per chi ci crede)..
Le altre puntate di Noi e la Crisi
Noi e la crisi 1. Yalla Italia…o Ciao Italia?
Noi e la crisi 2.Fratelli d’Italia, dov’è la Vittoria?
Noi e la crisi 3. Per i marocchini l’Italia rimane l’Eden
Noi e la crisi 4. Noi, giovani sfigati di oggi
Caro Professore,
Mi ha fatto tornare in mente le parole di mio padre, grande appassionato di storia romana, che sostiene che i migliori studiosi della civiltà non sono italiani (come dovrebbe essere) bensì più spesso inglesi o tedeschi!
Mi corregga se sbaglio, ma la mia idea è che chi si rivolge a questo tipo di studi, oltre che per una genuina passione per la materia, lo fa magari nella speranza di poter lavorare nel campo diplomatico/politico/relazioni esterne di aziende, ecc… Condsiderando che, come ha giustamente ricordato lei, il nostro Paese ha sempre avuto una politica estera insignificante e che per entrar in quel mondo è più utile essere “parenti di” o “amici di”, ecco che si ritorovano a emigrare verso altri lidi sicuramente più ospitali.
non apriamo quella porta: diplomazia, consolati e ambasciate, istituti italiani di cultura in Nordafrica e Medio Oriente fanno di tutto tranne che valorizzare i giovani orientalisti italiani. Chi non mi vuole non mi merita, ma chi merita allora che può fare se non andarsene altrove?









Caro prof, posso immaginare quale sia il suo sentimento nel dare questi consigli agli studenti