Essere rifugiati, da un altro punto di vista
Cosa pensate quando vedete dei venditori ambulanti, che magari vi intercettano, con un po’ di insistenza, mentre siete di corsa? Che sono fastidiosi? Scommetto che pochi hanno mai pensato, dopo averli dribblati, a cosa li avesse portati ad essere in quel punto in quel momento, a quale potesse essere la loro storia. Se volete sperimentare un cambio di prospettiva, questo libro fa per voi: Nel mare ci sono i coccodrilli.
Enaiatollah è un ragazzino afghano di circa 10 anni di etnia hazara (i tratti sono quelli della popolazione mongola, e forse per questo mal vista dai pashtun), che, alla morte del padre, ha il terrore di essere portato via dagli scagnozzi di un ricco signore come rimborso per la merce persa; ad ogni colpo alla porta, la madre lo fa nascondere in una buca insieme al fratellino, fino a quando diventa troppo grande per entrarvi.
La madre disperata lo affida, per salvarlo, a dei trafficanti di uomini, non prima di avergli raccomandato “tre cose che non devi mai fare nella vita, per nessun motivo”; da lì inizia il suo avventuroso viaggio, passando per il Pakistan, l’Iran, la Turchia, la Grecia e, infine, l’Italia. Un viaggio lunghissimo, con pericoli e situazioni difficili e tristi per un adulto, figuriamoci per un bambino.
Eppure, le parole di Enaiatollah, raccolte dal giornalista Fabio Geda (premio Strega nel 2007 come Miglior Esordiente), sono inni alla speranza, hanno in sé uno slancio e un entusiasmo che può avere solo chi è in cerca di un mondo migliore ed è avido di vita; tra le righe traspare, senza dubbio, una forza d’animo ammirevole (un esempio su tutti: il viaggio in camion fino a Istanbul) e una capacità di trovare del buono in ogni situazione da cui prendere esempio; c’è la serietà di un bambino che è stato costretto a crescere troppo in fretta e a diventare uomo per sopravvivere – si nota bene, per esempio, nel suo disappunto verso la comunità: “[…] grazie grazie, ma io in quel posto non ci stavo troppo bene , […] che non ero venuto fin qui per mangiare, dormire e guardare i programmi della televisione. Volevo studiare e lavorare” – , ma c’è anche l’attenzione per i particolari apparentemente banali e la curiosità tipica dell’infanzia che ancora conservava, malgrado tutto.
Il finale è molto toccante, perché trova il coraggio, finalmente in pace con se stesso, per fare l’ultimo passo: contattare sua madre.
Enaiatollah è stato molto fortunato, ha incontrato luoghi e persone diversi, e ce l’ha fatta. La sua è una storia a lieto fine, è riuscito a trovare il suo posto, delle persone che lo amano e a tornare a scuola, il cui ultimo ricordo era molto sofferto (l’esecuzione del suo maestro ad opera dei talebani perché si rifiutava di chiudere la scuola); ora è in Italia da rifugiato politico, vive a Torino e ha una famiglia.
Il libro, uscito nel 2010, ha riscosso un enorme successo, è stato tradotto in 32 Paesi e da esso sono stati tratti uno spettacolo teatrale e un film in fase di produzione. Il successo maggiore, però, è quello di Enaiatollah, che nella decina d’anni in cui la sua storia si è sviluppata è riuscito a trovare sprazzi di felicità in un presente avverso, come avere il suo primo orologio, conoscere la gentilezza di una signora anziana greca e di un ragazzo giovanissimo italiano, incontrare di nuovo il suo amico Payam e mettere radici in un posto in cui si sente finalmente sicuro. Sarebbe bello aggiungere un altro successo per questo libro: spingere chiunque lo legga a guardare con occhio diverso gli stranieri che incontra per strada, facendo loro chiedere per un attimo quale sia la loro storia – e chissà, magari a farsela anche raccontare. Con me ha funzionato alla grande.
Fabio Geda
Nel mare ci sono i coccodrilli – Storia vera di Enaiatollah Akbari
Baldini Castoldi Dalai Editore – 2010
155 pagine
prezzo € 16,00






