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Sognare una Siria che non c’è

Sognare una Siria che non c’è Dati Articolo

Le notizie che arrivano dalla Siria continuano ad essere tragiche.
I bombardamenti a Homs continuano, e questa volta tra le vittime ci sono anche alcuni giornalisti occidentali, tra cui la reporter americana Marie Colvin e il fotografo francese Remi Ochlik. Caduto nei bombardamenti anche Rami al-Said, un videoblogger siriano di 27 anni le cui riprese dei bombardamenti sono state in questi giorni trasmesse da Bbc, Skynews e Al-Jazeera.

Oggi che anche gli Stati Uniti e la Francia sono costretti a sentire la tragedia siriana "vicina", pensiamo al coraggio di questi reporter ma anche e soprattutto alle centinaia di giovani manifestanti siriani che in questi mesi hanno fatto la rivoluzione, sono diventati la rivoluzione, con un racconto della nostra redattrice Leila El Houssi.



Sonia e il suo magico mondo

Era da quando aveva 4 anni che Sonia, di origine siriana, viveva in una provincia del Nord Italia. Era nata a Damasco, città che conosceva attraverso i racconti che sua madre, in arabo, le narrava da quando era piccola prima di addormentarsi. Non era mai più tornata perché la madre non era più voluta tornare. Sonia non aveva mai voluto veramente indagare sulle scelta della madre , ma di una cosa era sicura. si sentiva fortunata perché lei viveva la “sua” Damasco attraverso il racconto della memoria.
E della “sua” Damasco non ne parlava con nessuno quasi come se avesse il timore di dover condividere il mondo rassicurante della madre che apparteneva solo a lei. Nessuno poteva inserirsi nella magica realtà della narrazione in cui le parole assumevano delle forme che solo Sonia era in grado di comprendere. O almeno così a lei sembrava.
Gli anni passavano e Sonia viveva la propria quotidianità nella sua dimensione di giovane ragazza italiana iscritta all’Università senza rivelare a nessuno il “suo magico mondo” che custodiva gelosamente. Ma improvvisamente qualcosa accadde. Sonia era finalmente pronta a svelarsi. Fu l’entusiasmo dell’amore appena sbocciato con Nicola, un giovane studente, a renderla forte e sicura e a sentirsi finalmente pronta a condividere il “suo magico mondo”.

Fiera della propria decisione scelse proprio quella mattina per rivelarsi. Ma scendendo le scale della sua casa, intravide sua madre con le lacrime che le solcavano il volto. La televisione era accesa. S’intravedevano immagini di violenza: cosa stava accadendo? La madre strinse a sé Sonia raccontandole che quella era Damasco. La “sua” Damasco era in fiamme: si scorgeva dolore, rabbia e disperazione. Era la prima volta che Sonia decideva di vedere Damasco attraverso la televisione. Finora se lo era sempre impedito. Non voleva attraverso delle immagini trasfigurare la “sua città”. Ma quello che ora Sonia vedeva non era più il suo magico mondo. Era una realtà cruenta che doveva terminare. La madre cominciò a raccontare a Sonia il perché era venuta in Italia : la morte dello zio sotto il regime l’aveva costretta a fare una scelta radicale. Andarsene il prima possibile in un posto lontano. Ma non poi così lontano. Sonia si rendeva conto della sofferenza che la madre aveva subito durante quegli anni. Non poter più rientrare nel suo paese di origine senza mai rivelare il perché l’aveva segnata per sempre. E Sonia ora si rendeva conto che troppe persone come sua madre erano sparse nel mondo e vivevano la sofferenza dell’esilio. E ancora Sonia si rendeva conto di quanta sofferenza provassero quelle persone a cui era impedito di opporsi ad un regime liberticida. Anche Sonia cominciò a provare il dolore dell’esilio e della privazione della libertà.
Raccontò il suo magico mondo infranto a Nicola, il quale ascoltò senza mai fiatare. E alla fine del suo racconto Sonia disse che era giunto il momento di conoscere finalmente Damasco. Diventava condizione necessaria per lei aiutare il suo popolo perché si rese conto di quanto il popolo siriano le appartenesse.
Partì dopo qualche settimana con un’organizzazione umanitaria internazionale, lasciando il suo giovane Nicola e sua madre. Salutandoli disse “Ho bisogno di ritrovare la 'mia' Damasco”.
Sonia non ha ritrovato la sua Damasco ma ha combattuto fino alla fine per ritrovarla. La sua giovane vita si è spezzata nel corso di uno degli ennesimi scontri tra polizia e manifestanti.
Il giovane Nicola non ha mai capito il perché di quella decisione. Sua madre invece, tutte le sere continua a raccontarle “il suo magico mondo”.


5 Responses to Sognare una Siria che non c’è

  1. Brunello Mantelli says:

    Questa volta non sono entusiasta. Sa un po’ troppo di racconto stile “Confidenze” di sinistra. No, la ciambella non è riuscita. Perdona la franchezza :-(

  2. Pier Francesco says:

    Cara Leila,
    Bello, l’ho trovato molto toccante.
    Ci sono però rimasto male per il finale: una giovane vita spezzata per un mondo che, girala come vuoi, era per lei “straniero”, e forse perché mi sono un po’ immedesimato in Nicola.
    :-)

  3. Leila El Houssi says:

    Caro Brunello, ma certo che perdono la tua franchezza ;-) ! E apprezzo la tua critica!Caro Pierfrancesco ti ringrazio. Ho voluto semplicemente raccontare una storia di una giovane donna alla ricerca di una propria identità ma non solo. Cerco in questo breve racconto di far emergere alcuni aspetti: la sofferenza dell’esilio, la volontà di affermare un’identità, il confronto/scontro con “l’Altro”…. e a proposito di Nicola rispondo rubando il commento di un’amica/collega che dopo aver letto il pezzo mi ha scritto “Nicola non ha capito, e questa mi pare poi la cosa più triste”.

  4. Enrico Fumagalli says:

    Non seguo ma mi interesserebbe sapere cosa intende Brunello Montelli per sinistra. In merito ai giornalisti caduti, non erano li per una scampagnata e se per caso, essendo tra i ribelli, sapessero chi è il capo di questi ribelli. Vorrei porre un esempio. Se i NO TAV, improvvisamente trovassero armi militari nei boschi, Napolitano che fa, si arrende ai ribelli, e la nostra polizia e l’esercito pure si arrenderebbe a loro? In Libia si sapeva chi erano, tutti ex Gheddafi parlarne prima no? Dopo l’intervento del Qatar che sappiamo da che parte pende, ora Al Qaeda dall’Iraq, dubbi nessuno? Faccio notare che ne in Iraq come in Libia, Al Qaeda non c’era, cosi pure in Egitto. Sottolineo pure che Nasser, Saddam Hussein e Gheddafi erano ba’th, come lo è Assad, sarebbe solo socialismo arabo ora nella Lega Araba non rimane nessuno ba’th che, potere ai clerici non de dava affatto. Pure il “cattivo” Ahmadinejad sostiene che la sharia è arcaica e da rivedere, ma lui è un laico e miliitare, non un turbante. La Libia era il paese nord africano più ben messo, istruzione e assistenza gratuita senza distinzione di sesso e alle giovani coppie fino a 50 mila dollari per casa o attività, senza interessi, come prescrive il Corano. Commenti di male informati, come disse Oscar Wilde. “Se non sai taci, meglio passare da ignoranti che dimostralo parlando”

  5. Brunello Mantelli says:

    A Leila: la questione è che dopo tre righe si capiva già come sarebbe andata a finire (proprio come nelle novelle pubblicate su “Confidenze” che mia madre comprava ed io da bambino leggevo… di nascosto da mia nonna che non voleva perché erano “letture da femmine” – poco le importava che io leggessi di tutto). Eppoi perché Nicola avrebbe dovuto “capire”? Ci sono passioni più forti della ragione, no? Forse Nicola potrà capire 5 anni dopo, 10 anni dopo. Ma a botta calda, perché mai? Non eravate Voi donne a sostenere l’esigenza di non reprimere l’emotività, una volta? :-)

    A Fumagalli: 1) allora se la polizia spacca la faccia ad un manifestante NO TAV a te non fa né caldo, né freddo? Nemmeno il manifestante era “lì per una scampagnata”, no? Che razza di cinismo da Bar Sport… 2)Il Baath governava (seppur diviso in due fazioni tra loro ostili) in Iraq e Siria, Nasser e Qaddafi non c’entrano un accidente col Baath. Casomai riebntrano nella categoria di un certo cesarismo militare sviluppista. Bisognerebbe studiare un po’ di storia, magari, sennò si fa sul serio la figura dei soggetti di cui parlava, secondo te, Oscar Wilde (altre fonti sostengono essa sia stata detta da Abraham Lincoln :-) );-)
    3) La vogliamo smettere di appoggiare qualunque schifezza di dittatore solo perché appare antioccidentale? Mi sa che certa gente ai tempi si sarebbe fatta abbindolare dai discorsi “antiplutocratici” del mascellone di Predappio e del baffetto di Linz…

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