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Conversione al consolato: nulla osta o lasciapassare?

Conversione al consolato: nulla osta o lasciapassare? Dati Articolo Michele e Faiza sono due innamorati che si sono imbattuti nella teo(buro)crazia del circuito consolare marocchino.
Lui cattolico italiano, lei marocchina musulmana residente in Italia da qualche anno per motivi di lavoro, raccontano a Yalla Italia la loro esperienza presso gli uffici consolari marocchini dove si erano recati per essere delucidati sulle procedure inerenti al nulla osta che il consolato rilascia alle donne che si sposano con un italiano.
Un nulla osta che certifica, tra le varie cose, che il futuro marito si è convertito alla religione islamica.

I due innamorati riscono ad avere un incontro privato con un funzionario, un tale Mr. B.
Iniziano a parlare del più e del meno sull’attualità. Poi, quando il discorso tocca la primavera araba, Mr. B inizia a rifilare un pippone metà in arabo e metà in italiano su quanto il Marocco sia un paese democratico e all’avanguardia in tutti i settori.
La coppia e Mr B sono in una fase di compiacimento reciproco. Michele e Faiza non sono ancora pronti ad assestare il primo colpo.
Lo scambio di battute si fa veramente interessante quando Mr. B tocca l’argomento religioso. Notando la collanina con la croce intorno al collo di Michele, e non sapendo ancora il vero motivo che ha portato Michele e Faiza a parlare con lui, Mr. B si lancia in questa memorabile frase:

«Il Marocco è l’unico paese arabo a garantire libertà di culto a tutti. Nessuno è discriminato. Cristiani ed ebrei possono praticare la loro fede in totale libertà».
Un assist che Michele non si è lasciato sfuggire. Qui lo batto sia ai punti e per Ko deve aver pensato Michele.

«Allora immagino» azzarda Michele «che il problema sia risolto».

«Quale problema?» replica Mr. B.

«Quello della mia conversione all’Islam. Visto che, come ha inequivocabilmente spiegato lei, il Marocco garantisce libertà di culto, io sposo Faiza senza dovermi convertire all’islam. Com’è che ha detto scusi? Ah si, il Marocco è l’unico paese arabo a garantire libertà di culto a tutti».

Il buon Michele ha preso Mr. B in castagna. Il funzionario è in chiaro imbarazzo; tentenna una comunicazione metà in dialetto berbero e metà in dialetto di Casablanca. Michele e Faiza si scambiano un’occhiata d’intesa. Sono pronti ad infliggere il KO e portare a casa il massimo del risultato con il minimo sforzo, l’assicurazione di ottenere il nulla osta senza che Michele debba convertirsi. Invece di ingoiare il rospo del nulla osta con conversione, ecco prospettarsi il lasciapassare.

In soccorso di Mr. B arriva però proprio l’addetto dell’ufficio alle conversioni. In realtà era il runner che porta il tè marocchino agli ospiti. Con un’occhiata capisce che si tratta della solita coppia di raccomandati che chiede l’esenzione alla conversione. Ne ha viste così tante di coppie così, che ormai li riconosce da uno sguardo.

«Il Marocco è un paese dove nessuno è al di sopra della legge» dice i runner a voce alta e risoluta facendo capire di essere sul pezzo e di non essere intenzionato a fare sconti. «Però possiamo fare compromesso. Invece di convertirti in un centro islamico di Milano, lo facciamo qui con due testimoni».

A questo punto interviene Faiza. «Preferisco perdere tempo e soldi al tribunale piuttosto che permettere una conversione di facciata. Andiamocene. Grazie e arrivederci».
E così è stato. Faiza e Michele si sono rivolti al tribunale di Milano e dopo tre mesi si sono sposati. Ognuno mantenendo la propria religione.

Casi come quelli di Michele e Faiza ce ne sono tantissimi in tutta Italia. Qui le info per sapere come evitare di convertirsi.


2 Responses to Conversione al consolato: nulla osta o lasciapassare?

  1. Pier Francesco says:

    Cara Noor,
    Raccontata così, sembra la trama di una commedia all’italiana, di quelle del nostro cinema anni ’70.
    :-)
    La cosa triste è che il responsabile principale di questa farsa (o dramma, a seconda di chi lo vive) è lo Stato italiano, con la sua famigerata legge sui matrimoni misti, che obbliga l’aspirante coniuge straniero a chiedere il nulla-osta al proprio paese. In sostanza, la celebrazione di un atto civile in Italia è subordinato alla legge in vigore in un altro Stato, cosa che a me appare una chiara limitazione della propria sovranità. Si sa qual è il gravissimo pericolo: orde di ventenni moldave che sposano nostrani ottantenni rimbambiti (e chiamali fessi, ‘sti ottantenni.. :-) ).
    Di questa faccenda dei matrimoni misti, ne parlai proprio in Marocco, durante una vacanza. La mia guida mi disse molto chiaramente “No! Non si può”, intendendo il matrimonio tra una musulmana e un non-musulmano, ma poi si avvicinò di nuovo e sottovoce, come se avesse persino paura di farsi capire (pur parlando in italiano): “Ma è solo un pro-forma, una cazzata…” :-P .
    Al ché, non ci ho più capito nulla.
    Comunque sì, Michele è fortunato col Marocco: il marito di una nostra segretaria ha dovuto lasciare la catenina col crocefisso, all’ingresso del consolato saudita a Milano, altrimenti non lo facevano entrare.

    P.S. E’ un caso che hai scelto questo argomento per il giorno di San Valentino?

  2. noor says:

    Viviamo in un mondo di ipocriti e di ignoranti. Il corano non dice in nessun modo che un cristiano o ebreo debba convertirsi all’islam per sposare una musulmana. Molti imam lo sanno ma preferiscono non dire la verità in pubblico. Idem i funzionari dei consolati e ambasciate che prenderei volentieri a calci se potessi. Oltre a rovinare la vita delle persone in marocco, si permettono di interferire nella vita privata delle persone anche all’estero. In nome di che cosa? Dell’identità religiosa? ma per favore….

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