Comitato per l’Islam italiano: un bel restyling?
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Quando cade un governo sembra fatale che si blocchino tutte le iniziative che facevano capo a uno dei suoi esponenti...
E' successo anche al Comitato per l'Islam italiano, sorprendentemente varato dal Ministro leghista Roberto Maroni e che aveva almeno cominciato a occuparsi seriamente di dare qualche risposta tecnica (e prima del governo dei tecnici) a tante questioni che rischiano di restare irrisolte per sempre a bordo della Concordia-Italia, capace di incagliarsi su qualsiasi scoglio per “fare l'inchino” non si sa bene neppure a chi.
Stando così le cose, nonostante i 'funzionari' avrebbero potuto tener fede al proprio nome 'funzionando' e facendo 'funzionare' qualcosa di utile, c'è forse spazio per qualche considerazione.
Ammesso che qualcuno lo intenda resuscitare, il Comitato, per assolvere meglio al suo compito dovrebbe ispirarsi ad alcune esigenze che ci permettiamo di elencare:
1. E' vero che non si trattava, per deliberata e dichiarata scelta, di un organismo 'rappresentativo' dei musulmani presenti sul territorio italiano, ma perché non includervi qualche donna in più (ce n'era una sola) e qualche esponente delle seconde generazioni?
2. Essendo i componenti nominati dal Ministro in qualità di esperti, non sarebbe stato meglio evitare di includervi autori di articoli e libri sistematicamente ostili all'islam (vedi...) e pure la moglie del più celebre musulmano convertito al cristianesimo e battezzato dal Papa in mondovisione la notte di Pasqua del 2008?
3. A quanto ci risulta l'unico dei 'pareri' del Comitato che abbia avuto qualche seguito parlamentare è quello relativo al velo integrale. Si tratta davvero di una questione prioritaria rispetto a quella dei luoghi di culto e della formazione degli imam? O siamo alle solite, ossia alla politica-spettacolo che prende sul serio solo le questioni simbolico-mediatiche, lasciando tutto il resto all'improvvisazione, al caso e all'emergenza?
Cara Yalla,
Sono d’accordo con i tre punti, in particolare col primo, con la politica-spettacolo, ecc… ma mi pare che l’ostacolo principale sia proprio la presunta mancanza di rappresentatività di quest’organismo. Tutto il resto viene dopo, secondo me.
Bisognerebbe decidersi e mettersi d’accordo su che cosa si vuole: 1) un’istituzione, che goda possibilmente della fiducia della maggior parte dei musulmani che vivono in Italia, e che sia delegata a trattare formalmente con lo Stato per la stesura di una sorta di Concordato, sul modello di quello siglato con la Santa Sede, oppure 2) un semplice consiglio di esperti che diano consulenza al Governo in materia; per quest’ultimo, però, potrebbero bastare 3 o 4 persone veramente qualificate.
Per come vanno le cose, si rischia di avere né l’uno né l’altro.