| S-veliamoci

Amore e conversione: non è un dilemma, ma la soluzione

di Rania Ibrahim

Vivere bene io e far star male gli altri o far stare bene gli altri e vivere male io? Ecco, questo probabilmente è il dilemma che sintetizza il mio personalissimo punto di vista sui matrimoni tra donne musulmane e non musulmani. Pensieri assolutamente opinabili, forse limitati, che però appartengono a chi come me lotta da sempre tra il vivere a mille le proprie attitudini e il proprio io, senza tuttavia scordarsi mai di quel freno a mano sempre pronto a interrompere la folle corsa.

Ogni storia è unica. Non è semplice affrontare un argomento come questo che so per certo molte altre ragazze di fede islamica trapiantate nel civile west stanno affrontando. Un tema che oltre all’amore, alla passione, alle emozioni forti, racchiude tanto dolore, rinunce, incertezza, confusione e frustrazioni che crescono giorno per giorno. Dalla prima cotterella sui banchi di scuola, alla scelta del partner con il quale ci piacerebbe vivere per il resto della nostra vita, è sempre una lotta continua, soprattutto con noi stesse.


Si sa che di norma i genitori vogliono per il proprio figlio il meglio: i migliori studi, un buon lavoro, u’ottima posizione sociale e un buon matrimonio, o meglio un matrimonio come vogliono loro, come lo hanno sempre sognato, come lo hanno ideato nelle loro teste da quando per la prima volta hanno sentito il nostro vagito fino alla “versione” rivisitata nel corso degli anni. Non c’è niente da fare, se lo sono immaginati così, logicamente l’opposto di come invece ce lo immaginiamo noi.

Dover affrontare i propri genitori e presentare il “prescelto”, è di per sé imbarazzante, figuriamoci poi se quest’utimo non ha tutti i requisiti necessari al posto giusto, gli manca un “pezzo”, forse il più importante – maliziosi…non quello lì – insomma, un lieve difettuccio che “cozza” con i canoni del bravo ragazzo, preferibilmente arabo e assolutamente musulmano.

Un diversamente musulmano? no! Apriti cielo. Sacrilegio, tragedie greche e anche telenovelas venezuelane, tutte insieme. Si inizia con un: ”Ma con tutti quelli che ci sono al mondo proprio uno non mussulmano?”, per poi infierire su quel poco di sicurezza rimasta:”Sei proprio scesa in basso”, e ancora, in zona Cesarini infliggerti un: “Perché ci hai fatto questo, sparleranno tutti di noi”.

Ecco quest’ultima è la peggiore e forse quella che conta di più per loro che per noi. Sono certa che in primis vi sia la questione religiosa, senza dubbio, ma ho la netta sensazione che anche il parere degli “Altri”, che non sono gli abitanti dell’isola di Lost, incida non poco. Gli “altri” contano molto, e non solo per i musulmani ma per tutti indistintamente, al diavolo l’ipocrisia. Tutti noi nella nostra vita siamo condizionati, chi più o chi meno stiamo attenti a cosa dice o possa pensare la gente.

Non si tratta solo di religione, ma di rapporti sociali e ahimè quel maledetto senso di vergogna che ti infliggono le persone che ti stanno intorno, il giudizio, il senso di disapprovazione. Ed ecco che amici, la società, i compagni di preghiera, i tuoi parenti o serpenti insomma tutti sono lì pronti a giudicare sia te, facendoti sentire “sbagliata”, che la tua famiglia che non è riuscita a compiere il miracolo di crescerti “come si deve”. Beati loro, tengono la ragione.

Personalmente non avrei mai accettato di interrompere i legami con la mia famiglia e nemmeno di procurare loro dolore o senso di vergogna, sarò sbagliata io, ma non riesco a essere felice se poi guardandomi intorno vedo le persone per me importanti tristi e frustrate e poi, provo per i miei genitori un enorme rispetto ed un amore infinito…forse li amo davvero più di me stessa.

La maggior parte di noi non sceglie di essere cristiano, ebreo o musulmano, lo siamo semplicemente perché nasciamo in famiglie religiosamente “prestabilite”, tutto qua. Quando sento esordire le solite voci saccenti che dal piedistallo proclamano: ”Ma non c’era bisogno che tuo marito si convertisse! È da ipocriti, si sa che lo fa solo per interesse e per ottenere il nullaosta richiesto per l’iter burocratico del matrimonio” mi verrebbe da urlare ai quattro venti ma chissenefrega! Ma chi siete? Perché le persone hanno bisogno di giudicare? Saremo liberi di scegliere la nostra vita, il nostro equilibrio?

Non nego che per me e mio marito la conversione fosse una questione fondamentale. Non ho mai pensato di vivere con un non musulmano, non avrei accettato questa condizione né per me stessa né tantomeno per i miei figli, e da subito ho scoperto le carte…non ho aspettato di trovarmi ad un bivio almeno su questo, già c’ero finita una volta avendo scelto di non indossare la stessa galabeya dei miei genitori. Volevo rimanere coerente con me stessa e con il mio credo almeno per una volta.

Chiamatela fortuna, casi della vita , esma w’naseeb, o quant’altro, ma quando parlai di conversione alla persona con la quale oggi condivido gioia, dolori e tre splendidi cuccioli musulmani, da subito e credo per intelligenza e sincerità di entrambi ha accettato. Mio marito si è convertito ad Al Azhar dopo aver realmente capito il percorso – non solo religioso – che avrebbe intrapreso, non sempre facile ma assolutamente necessario e credo senza nessuna pressione.

D’accordo…forse non proprio nessuna pressione…ma perlomeno la mia, e non quella degli altri!

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Terri |

E perché mai, di grazia, non avresti mai sopportato di vivere con un cristiano? Abbiamo forse la peste bubbonica, siamo forse lebbrosi? Queste conversioni fatte per interesse sono degne di una religione seria e impeccabile come quella islamica…

Rania Ibrahim |

Gentile Terri,
ti assicuro che non è facile spiegare quanto di più intimo mi appartiene davanti ad uno schermo di pc. Io è una vita che vivo con cristiani, testimoni di geova, ebrei, mussulmani, eccc…ci mancherebbe ti assicuro che non ho nesun problema. Negli anni ho visto molte coppie miste scoppiare, vuoi per la religione o per altri motivi relativi alle differenze carattariali. Ma permettimi, queta è una mia scelta personale, appartiene a me e al mio vissuto. Assolutamente niente peste bubbonica o altro, ma semplicemente scelte di vita…posso scegliere come vivere e far vivere i miei figli? L’Islam come tutte le religioni sono perfette, sono gli uomini che non sono perfetti, siamo fatti di debolezze, contraddizioni paure e sensi di colpa che ci accompagnano almeno per quanto mi riguarda in molte scelte. Io non sono solo una mussulmana, sono una donna, una figlia, una moglie e oggi più che mai una madre. Non avrei mai sposato un cristiano, come ti assicuro ci sono tanti cristiani che non sposerebbero mai mussulmani o ebrei, e non per fanatismo, e chi mi conosce sa che posso passare per tante cose ma non per estremista. Ti dico pure che se mio marito avesse da subito (appena conosciuto), dimostrato repulsione al fatto della conversione, non avrei neppure approfondito la sua conoscenza. Specifico anche che tutto quanto sopra non è avvenuto in pochi giorni ma sono state scelte prese con serietà e ti assicuro non senza difficoltà, sia per quanto riguarda me che per quanto riguardava la situazione di mio marito.Ho avuto veramente molta fortuna, perchè molte amiche nella medesima situazione hanno invece problemi con i propri partner, e credo sia normale, ma se la vedranno loro. Cara Terry, ognuno è libero di scegliere nella vita cosa fare o non fare. Non ci sono ricette che vanno bene per tutti…io ti ripeto il mio equilibrio l’ho trovato anche così. E ti dico pure che oggi più che mai rifarei la stessa scelta, visto i risultati.
con affetto
Rania Ibrahim

Randa Ghazy |

Calmini. Mi pare che qui l’obiettivo primario sia esprimere diversi punti di vista nel rispetto reciproco. Matrimoni/figli/conversioni mi sembrano temi così personali da imporci di non giudicarci l’un l’altro, la libertà di scelta è l’unico imperativo. Non mi pare che qui Rania dica che vivere con un cristiano sia terribile in senso assoluto. Penso che i delicati temi sottesi siano la condivisione di valori e tradizioni comuni, l’educazione dei figli, le scelte di vita. Farle con un partner che ha una fede e delle tradizioni diverse è indubbiamente più complicato. Io personalmente sono contraria alle conversioni di facciata ma non mi permetto di giudicare le scelte altrui. Come seconda generazione musulmana vivo in prima persona il dissidio interiore e la complessità generata da questo tema, ecco perché trovo fondamentale parlarne con delicatezza. Non ha senso scannarci a vicenda su questo, quanto invece confrontarsi in modo civile e ascoltare uno le ragioni dell’altro.

vilma |

Gentile Signora Rania,
L’ammiro per raccontare pubblicamente la sua vita privata.Immagino non sia facile. MI permetta però di farle una semplice domanda. Se suo marito un giorno le dicesse che ha riscoperto le radici cristiane e incominciasse ad andare a Messa, cosa farebbe lei?

Mario |

Gentile Rania, nella vita si fa quello che si può. Io non credente forse mi convertirei come tuo marito, ma ad una condizione: facciamo quella conversione cazzata di cui parla il funzionario marocchino nella discussione di Noor sulla coppia italo/marocchina e poi basta e non rompetemi più le scatole (detto esplicitamente faccia a faccia con i suoceri musulmani). Parto dal presupposto, forse sbagliato, che tuo marito sia molto diverso da altri convertiti italiani fissati con haram e halal e, sostanzialmente, faccia le stesse cose di prima. Mi darebbe abbastanza fastidio che i miei figli debbano nascere musulmani ed esserlo per sempre almeno formalmente, ma, ripeto, si fa quello che si può e non si può avere tutto. Se mio figlio diventasse un fissato halal haram mi dispiacerebbe e non gradirei. Io mi ricordo di aver letto un tuo articolo in cui ricordavi la reazione isterica di tua madre, allora relativamente occidentalizzata, che si strappava i capelli per la vergogna, dopo che venne a sapere che….cui seguì un periodo di purificazione vissuto al Cairo. Mi chiedo: quando è stata prospettata la conversione necessaria a tuo marito? Prima o dopo il viaggio andata e ritorno Milano-Cairo? Spero di non essere indiscreto. Se lo sono non rispondermi. Non so esattamente quanti anni siano passati, ma è positivo il fatto che oggi qualche coppia in più si ponga subito e prima il problema mettendo in chiaro certe cose. Tante volte abbiamo avuto situazioni spiacevoli in cui il matrimonio falliva, con i figli di mezzo e la parte italiana, la moglie quasi sempre, che si era sposata senza considerare il fatto che l’altro coniuge era musulmano. Per lei era solo un uomo affascinante che non andava a messa, poì scopriva strada facendo che c’era dell’altro. Non è um male che si parli in modo anche acceso di certe cose. Marwa,te e tuo marito, pur nella diversità delle esperienze, siete degli eroi dei nostri tempi e suscitate in me molta simpatia.

paolo |

ho un amico italiano che ha sposato una giapponese e vive in Svezia. Io non avrei mai potuto farlo, neanche restando in Italia. Probabilmente non avrei mai sposato una donna non italiana. Credo unicamente per motivi di comunicazione che per me è la cosa principale in una coppia. Conosco dei lui e delle lei che si parlano in inglese come lingua ponte e che non è la lingua madre di nessuno dei due. Li ammiro, ma non ne sarei capace. Conosco coppie di battezzati di cui solo uno dei due è praticante: han fatto male a sposarsi? Magari nessuno dei due è praticante ma si son sposati in chiesa per riguardo ai genitori… avrebbero dovuto impedirglielo?Conosco persino splendide famiglie nate da matrimoni combinati… Le variabili sono infinite e hanno il peso che dipende dall’irripetibile esprienza e sensibilità di ciascuno. Rania e suo marito hanno fatto una scelta, altri ne fanno di differenti e sono tutte da rispettare, non perché ‘tanto è uguale’ ma proprio perché per ognuno è diverso e alla fine conta la direzione in cui si va, anche se attraverso percorsi non coincidenti

Pier Francesco |

Cari tutti/e,
Secondo me i sentimenti sono una questione talmente personale che non si addicono molto a un dibattito su un blog. Ognuno deve avere il diritto di sposarsi con chi vuole, e di porre persino le sue “condizioni”. E’ poi del tutto ovvio che due persone che devono convivere insieme per la vita, sentono anche di dover condividere gli stessi principii fondamentali, e non c’è bisogno di parlare dei matrimoni misti: per fare un esempio, dubito che una donna ultra-cattolica si possa innamorare di un ateo impenitente, forse sarà anche successo ma non credo molto di frequente. L’importante è che sia, per l’appunto, un fatto libero e consapevole degli individui.
Pensiamo che esistono Paesi dove questa libertà (sposarci con chi ci pare) è vietata PER LEGGE, e l’Italia, grazie al famigerato articolo 116 (del quale si è parlato anche in questo sito), si rende complice di questa violazione.

Rani Ibrahim |

@ Wilma; che bella domanda, mi hai messo in difficoltà seriamente…non so cosa farei, spero non mi debba mai capitare di trovarmi ancora una volta in situazioni così delicate.
@Paolo: grazie dell’ironia e della comprensione…
@Mario; beh intanto complimenti per la memoria.
Non vorrei entrare molto nella mia vita privata, abbiamo voluto dopo una attenta riunione di redazione affrontare il tema dei matrimoni misti, in modo sincero e intelligente. Aggiungo solo perchè mi fa piacere renderti partecipe, visto l’attenzione cdimostratami, dicendoti che all’inizio sicuramente è stata una conversione dettata dal desiderio di non doverci separare…con il tempo non avrei potuto avere marito “musulmano convertito migliore”. Comunque lui qualche abitudine l’ha cambiata sicuramente, non è solo una conversione di facciata, ma vedo che la vive bene, anche meglio di me.E poi che cosa vuol dire conversione per interesse?Io sono mussulmana prima di tutto perchè nasco in una famiglia mussulmana molto praticante, mio marito avrebbe potuto rifiutarsi, non l’ha fatto, e sono certa perchè all’epoca la dimensione spirituale religiosa per lui nn era fondamentale…era un cattolico(era battezzato solo quello, comunione solo quella e poi basta)non praticante, credo quasi ateo. Anche lui non aveva scelto di essere cattolico probabilmente…ma credo che riguardi lui questo. La parola che mi da più fastidio è senza dubbio IPOCRISIA…io la vedo come sincerità, almeno mia nei suoi confronti dall’inizio senza stare a fare la musulmana a intermittenza magari frequentando non mussulmani, andarci a letto e poi magari non bere alcolici e non mangiare maiale…chi lo fa e si sente bene con se stesso lo ammiro, non posso giudicarlo, lo faccio solo notare perchè è questo che per me significa IPOCRISIA. Ma ripeto ognuno viva la propria vita come meglio crede. Ammiro Nur che il suo equilibrio lo ha trovato in un modo diverso dal mio…come è naturale che sia…non siamo mica tutti uguali grazie a Dio. Vi garantisco che in 10 anni quasi di matrimonio, non abbiamo mai litigato o avuto discussioni per motivi religiosi…magari!!!!!!!!

Rania Ibrahim |

Grazie PierFrancesco !davvero parole Sante…

Rania Ibrahim |

@Vilma:oddio ma lo sa che mi mette seriamente in difficoltà…?!indubbiamente una situazione poco piacevole.

Rania Ibrahim |

@Paolo: grazie per la comprensione e per le parole intelligenti.

@Mario:…caspiterina che memoria!!!!accetto critiche ma non IPOCRITA…anche perchè sono stata sempre sincera dall’inizio. Ripeto che probabilmente ho avuto la fortuna di trovare una persona che all’epoca era poco osservante se nn addirittura atea. Alla fine neppure lui aveva scelto di essere cattolico, come me, noi siamo il risultato delle nostre famiglie, fino a quando non decidiamo di fare scelte differenti, discutibili, dolorose. Cosa vuol dire ipocrisia…chi sono io per giudicare uno ipocrita o meno…???comunque mio marito si è rivelato proprio un bravo mussulmano, certo nn osservantissimo come me d’altro canto…ma mi spiace Mario, ha cambiato giusto qualche abitudine…ma rimane sempre la stessa persona che mi ha catturato e fatto suo il mio cuore…e quest’anno saranno 10 anni di matrimonio, con tanti alti e bassi, ma mai e dico mai una discussione per motivi religiosi::::GRAZIE A DIO!!!!

Terri |

Scusa Vilma, ma che domande fai? Mi sembra ovvio che l’amore di questa moglie è subordinato al fatto che il marito resti musulmano. Se un giorno decidesse di voler essere cristiano l’amore di sua moglie svanirebbe come neve al sole. Mi sbaglio forse?

Naghia Ahmed |

Cara Terri,
è notevole la sua certezza sulle dinamiche e la natura dell’affetto di Rania verso suo marito. Spesso non capiamo i nostri sentimenti, lei riesce addirittura, leggendo un articolo, a decifrare quelli di persone sconosciute.
Io credo che Rania abbia avuto molto coraggio a svelare una parte così intima della sua vita per affrontare un tema così spinoso (uscendo dall’Islam, mai visto “Il mio grosso, grasso matrimonio greco”?) e, d’accordo o non d’accordo con sue scelte, ciò andrebbe apprezzato o quanto meno rispettato, senza giudicare la vita privata, ma solo dando opinioni sul tema…in fondo è il confronto che arricchisce, non puntare un dito contro =) Ad esempio, lei come si comporterebbe in una situazione analoga?
Buona serata =)

Terri |

E infatti io ho solo espresso una mia opinione: secondo me, se il marito di questa signora lasciasse l’islam, lei lascerebbe lui perché lo ama non per quello che è, ma per quello che lei vuole che sia. Se la signora ha raccontato pubblicamente i fatti suoi, evidentemente è in grado di sopportare i giudizi altrui, altrimenti non l’avrebbe fatto. Come mi comporterei IO in una situazione analoga? In nessun modo perché io non mi metterei mai in una situazione del genere. Non mi permetterei mai e poi mai di chiedere a un uomo di convertirsi al Cristianesimo come condicio sine qua non per stare con me. Se lo amassi, lo amerei per quello che è, ebreo, buddhista, ateo ecc. e non pretenderei mai che rinnegasse se stesso per ottenere il mio amore altrimenti che sorta di amore sarebbe il mio? Ti amo, ma solo a patto che…Per me l’amore dev’essere gratuito, disinteressato, non sottoposto a condizioni.

Mirella |

Cara Rania, si capisce che è una tua esperienza personale e questa non è sindacabile, non è né giusta né sbagliata, perché semplicemente “è”, è tua, è vita. Certo che il titolo- “la soluzione” (tua)- data la delicatezza del tema proposto, non mi sembra il più appropriato. Credo che l’articolo indeterminativo in questo caso risulterebbe più consono. La diversità di religione è un bel dilemma nella prospettiva di una vita insieme e la sofferenza della famiglia di una ragazza mussulmana che vuole sposare un non mussulmano è la stessa della famiglia di un cristiano che sposa una non cristiana. I problemi che si pongono sono gli stessi. Sono facce della stessa medaglia, e dello stesso dolore. Una situazione talmente delicata, perché coinvolge il nostro io più profondo, la cultura, le radici e appunto, non solo noi stessi, ma anche le nostre famiglie. Rimanendo nel campo del personale e dello scambio di opinioni che non intende giudicare l’esperienza altrui, se mi si chiedesse di convertirmi, sarebbe come chiedermi di snaturarmi, di perdere la parte più profonda di me stessa, perché io sono anche questo, cristiana. Per gli stessi motivi non chiederei al mio partner di convertirsi per me, causando alla sua famiglia il medesimo ed insopportabile dolore che causerei io alla mia se decidessi di convertirmi. Certo, potrebbe sembrare una “non soluzione”, perché non toglie l’esistenza e la permanenza di tutti i delicati temi sottesi alla questione (come l’educazione dei figli), che porrebbero entrambi costantemente nell’ottica di rivedere l’assolutezza delle nostre idee, per confrontarci. Le soluzioni sono tante, personali e libere: a nessuno è chiesto l’eroismo né di far funzionare per forza le cose, né di convertirsi, né di chiedere alla propria famiglia di sopportare il dolore di un matrimonio non mussulmano o non cristiano. Ci si può anche lasciare, laddove le differenze di base fossero insormontabili. Eppure, personalmente e forse utopisticamente, intravedo nella possibilità di rimanere quello che si è, senza che nessuno dei due si converta per abbracciare la fede dell’altro, un’altra soluzione, difficile certo, ma difficile per entrambi perché richiede da parte di tutti e due lo sforzo quotidiano di “convertire” la propria logica di pensiero, per voler trovare insieme infinite “soluzioni”. Poi, come si dice in questi casi, se son rose fioriranno.

Randa Ghazy |

Cara Mirella,

grazie molte per il tuo intervento profondo, sei intervenuta con tatto su un tema davvero complesso e un articolo molto “personale”. Intervengo sul titolo perchè è opera dei coordinatori editoriali e non di Rania: nella giornata di San Valentino abbiamo deciso di concentrarci sul tema della “contaminazione” tra culture, e quindi sulle coppie di mista provenienza e fede religiosa. Lungi dall’offrire risposte definitive, abbiamo scelto di ospitare punti di vista e storie diverse: così un titolo recita “Conversione al consolato: nullaosta o lasciapassare” mentre questo dipinge in chiave positiva la conversione, come soluzione alla storia personale di Rania. Infine l’Editoriale indaga l’aspetto dottrinale legato al Corano e ai matrimoni tra persone di fedi diverse, con un “Che San Valentino è se la coppia mista non c’è…”. I titoli semplificano, per forza di cose. Sintetizzano all’osso temi e messaggi meglio espressi negli articoli, ma di solito mai (e sicuramente non nelle nostre intenzioni) offrono verità assolute.

Alice |

Articolo molto interessante e soprattutto di estrema attualità, c’è però una cosa che mi fa riflettere:perchè la maggior parte delle volte si sente parlare di cristiani che, per amore di qualcuno, si sono convertiti all’Islam e solo poche volte del contrario?

Artemio |

Cara Alice, accade perchè i musulmani sono più intransigenti e tosti. Il contrario non accade mai, perchè chi si converte al Cristianesimo non ha nessuna convenienza a farlo. L’Islam , la pressione comunitaria e la legislazione dei paesi islamici vietano e puniscono in modo draconiano l’abbandono dell’Islam. E’ il grande punto di forza dell’Islam i cui numeri aumentano in modo fenomenale, come gli stessi musulmani sottolineano con soddisfazione.

Pier Francesco |

Cara Rania,
C’è però un aspetto della tua storia che a questo punto mi incuriosisce (d’altronde, se la divulghi pubblicamente poi le domande te le devi un po’ aspettare… :-P ).
Mi chiedevo: tu ti sei innamorata di lui quando ancora non era musulmano, quindi ne deduco che l’aspetto religioso non rivestiva un ruolo così primario per voi, o sbaglio? C’è qualcosa che mi sfugge?
:-)

alice |

Caro Artemio, credo di sapere a cosa ti riferisca, ho scritto una tesi sulle conseguenze dell’abbandono dell’Islam. In Pakistan, Mauritania, Sudan, Afghanistan e Arabia Saudita si può essere uccisi se accusati di apostasia (abbandono dell’Islam). In Italia non si può esserlo ma si può altrettanto essere ripudiati dalla propria famiglia. Credo che ognuno sia libero di scegliere la propria confessione religiosa, di convertirsi per amore di qualcuno o per esempio di avvicinarsi all’Islam per via di una scoperta sincera, autentica. L’errore a mio avviso sta nel concepire questa libertà come una libertà a senso unico, in questo modo si violerebbero i diritti umani fondamentali, sui quali credo non si possa transigere.

marwa |

AHhahaha Pierfrancesco, sei un prezzemolino (nn offenderti, ti prego io scherzo), ma nella tua domanda c’è tanta verità!
Rania,mi permetto di chiederti, non avresti costruito una famiglia con un non-musulmano ma hai frequentato e poi ti sei innamorata di un non-musulmano, quindi se lui non si fosse convertito,lo avresti lasciato? e l amore che vi ha legato?
Io ,religione,cultura e tutto questo non lo considero quando si parla di sentimenti..ogniuno di noi può continuare ad essere se stesso pur stando con una persona “diversa”.

Rania, attenzione, nulla contro di te e la tua storia,anzi ma il mio è un puro pensiero personale!

Massimo Abdelhedy |

@Terri:
cambio discorso per rispondere alle tue ultime considerazioni.
L’amore di per sè è incondizionato; ma l’Islam definisce uno stile di vita e sono abbastanza sicuro – è una questione che mi tocca personalmente – che uno stile di vita diverso potrebbe causare seri problemi alla coppia. Il discorso non è: “Credi che Gesù sia figlio di Dio, allora non ti amo.”; il discorso è più una cosa del tipo “Vuoi condurre con me e i nostri figli una vita che per la mia fede non posso condividere”. L’amore rimane intoccato; ma si potrebbero (notare il condizionale) formare delle incompatibilità nello stile di vita, incompatibilità che certamente potrebbero apparire indipendentemente dalla fede.

Le due persone posso amarsi; ma poter convivere con due stili di vita diversi può essere più difficile e sfortunatamente anche impossibile. Faccio un esempio forse non azzeccatissimo. Immaginiamoci una coppia, lei vegana e lui cultore della carne: può trionfare l’amore alla grande, ma nella vita di tutti i giorni? E nel crescere i figli? L’amore porterà sicuramente al compromesso? E ci sarà qualche coscienza ferita nel compromesso?
Un saluto a tutti quanti.

Pier Francesco |

@ Massimo,
L’esempio che hai fatto a Terri è chiarissimo, però mi permetto di dire che hai preso due “estremisti”: la vegana e il divoratore di carne. Ovviamente non potranno mai vivere insieme, e secondo me è anche difficile che si innamorino. Come ho già detto nel mio primo commento, un fervente cattolico è assai arduo che provi attrazione per una militante cannaiola di un centro sociale, o peggio ancora, di una che fa dello shopping in centro la sua ragione di vita. Va tenuto presente, però, che la maggior parte della popolazione non è vegana né divoratrice di carne, né ultra-praticante, e quindi la convivenza in una coppia mista è possibile, nel senso che lei (cattolica “tiepeda”) è disposta a rinunciare ad andare a messa una Domenica e seguire lui (ateo) al mare, e magari la Domenica successiva invece non ci si muove: lui freme per partire, ma rinuncia per amore e rispetto della moglie, che deve partecipare alla funzione. E secondo me, troveranno anche un accordo sul come crescere i figli, non ne dubito.
Un discorso analogo può valere in politica: un ultra-berlusconiano e una supertifosa dipietrista ce li vedo molto male assieme, ma un elettore del PdL (come tanti) e un’elettrice dell’IdV (come tanti) magari ci possono stare.
Lo sbaglio che credo tutti facciamo, soprattutto quando si parla di culture e religioni diverse, o anche di semplici idee, è quello di assumere che si sia sempre e soltanto devoti praticanti ortodossi, insomma fanatici: ma così non è.

Massimo Abdelhedy |

@Pier Francesco,
è vero che i due esempi sono estremisti, ma li ho presi appositamente per sottolineare che per le persone in cui la religione è parte del loro essere non vivrebbero bene accettando certi compromessi, cosa invece più facilmente fattibile dagli esempi che tu citi (i “tiepidi” per capirsi, questo senza voler giudicare nessuno).
Concordo con te che tutti i “credenti” (di qualsiasi fede: berlusconismo, Cristianesimo, veganesimo (?), dipietrismo…) possono avere un diverso grado di “partecipazione”, dal tiepido all’estremo; ma devo dissentire con te su un punto.
Hai sostanzialmente detto: “praticante ortodosso = fanatico” (correggimi se sbaglio); secondo me questa equazione non è vera. Fanatico è qualcuno spinto oltre nella difesa di ciò in cui crede, dove per “oltre” non è chiaro cosa si possa intendere; forse un fanatico non accetta che chi gli sta vicino credi o predichi qualcos’altro. Se mi passi questa accezione, ‘praticante ortodosso’ non vorrebbe dire ‘fanatico’.
E prima che qualcuno lo dica, no questo non vale neanche per i musulmani :)

Tornando al discorso, considerando una certa “fede” in senso ampio, io penso ci sia un livello di “calore”, di “dedizione” che uno può provare per essa, oltre il quale abbandonarla diventa inaccettabile, perchè essa fa parte di sè stessi. E in questo non c’è alcuna violenza, alcun fanatismo, alcun eccesso. Può essere come chieder di cambiare sesso a qualcuno che non ne sente alcun bisogno: gli si sta chiedendo di cambiare parte di sè stessi di cui si è convinti, per un motivo (sia Dio, sia Di Pietro, sia la carne) o per l’altro.

Spero di aver espresso concetti coerenti e chiari, buona serata!

Chameli |

sono sposata con un musulmano e non sono musulmana. Viviamo bene e c’è totale rispetto della non identità di vedute. Mi fa paura che qualcuno faccia scelte in base a quello che vogliono i suoi genitori e anche che subordini l’amore ad un gesto di sottomissione come la conversione. Personalmente lo trovo un atto di potere nei confronti dell’altro, che in questo caso, fortunatamente sembrerebbe non essersene accorto o comunque vivere il tutto con serenità. Trovo anche terribile, ma qua so che sono decisamente troppo libertaria per la maggior parte della gente, imporre una religione ai figli, condizionandone l’intera vita con ricatti affettivi. Credo che la religione sia una questione seria e pertanto vada scelta da adulti.

Massimo Abdelhedy |

@Chameli:
mi fa piacere leggere di un’altra esperienza positiva; ma secondo me la questione religiosa non dev’essere per niente un fatto di “sottomissione alla volontà di chi ti fa pressione psicologica”.
Sul problema dei bambini: sono d’accordo con te che l’imposizione della religione è qualcosa di contraddittorio, ma ogni genitore ha dei suoi vincoli e principi morali in cui si sente di dover far crescere il piccolo.

Un altro esempio, meno brutale dei precedenti: mia moglie potrebbe sostenere che il giovincello debba provare tutto della vita, perchè questo è il suo spirito della vita. Io non sarei d’accordo; potremmo andare d’accordo nelle cose della vita ma non potremmo accordarci sull’istruzione da dare al piccoletto.

Chameli |

Massimo, questo presuppone molte cose, la prima delle quali è che tu abbia diritto di condizionare l’intera vita di tuo figlio con i tuoi principi, che essi siano giusti, perfetti, indiscutibili ed inderogabili. E’ certo che chi pratica una religione non possa che pensarla così, ma alla fine, nonostante tutta l’educazione e le imposizioni, per quanto uno voglia sentirsi sinceramente in buona fede, la vita dei nostri figli non ci appartiene. Rospo difficile da mandare giù, mi rendo conto. Alla fine infatti, sono sempre i figli a doversi emancipare, con grandi costi psicologici da genitori che non accettano questo semplice fatto. Io amo molto mio marito e so che lo amo perchè sento in lui tutto il meglio dell’islam, non potrei pertanto mai chiedergli di snaturarsi. Cosa lo ha reso quello che è? e se lui chiedesse a me di diventare musulmana, cosa che non intende fare, penserei che non mi ama più, vuole solo accordare la mia vita alla sua visione del giusto e sbagliato e si sa quanta onnipotenza ci sia, da questo punto di vista, in tutte le menti condizionate dalla religione. Lo vedo anche in tante donne che si innamorano di immigrati africani, ma in realtà non sono in grado di sostenere la diversità. Ci innamoriamo dell’esotismo del diverso, ma poi lo vogliamo rendere commestibile. Perchè sostenere la diversità è tanto dura? perchè vogliamo che tutto ci confermi, i nostri partner confermino il nostro ego, vogliamo sentirci dalla parte del bene e di dio e pieghiamo la vita in piccoli argini che non sfuggano al controllo, piallando quelli su cui abbiamo il potere più assoluto. Bambini inermi e coloro che ci amano. Finchè dura e se dura. E quando finisce l’illusione, è davvero dura.

Rania |

mi piace quello che hai scritto e quello che hai fatto.hai amato un cristiano e l’hai sposato,non c’è nessun problema..non puoi pensare alla religione prima di innamorarti di un cristiano.la felicità non è stata mai legata alla religione..spero che ogni genitore possa capire questo e accettarlo,se i loro figli non fanno male a nessuno…

nadine |

Grazie del tuo racconto Rania, mi piacerebbe molto che la redazione continuasse a trattare queste tematiche. Molte di noi vivono questi dilemmi; Io personalmente sono in fuga continua, non ho il coraggio di affrontare i miei genitori e me stessa, ho deciso di vivere senza avere un amore per non dover affrontare la questione. Ogni volta che mi si presenta l’occasione di vivere un amore la chiudo a priori, ho paura di soffrire e far soffrire la mia famiglia, è una sensazione molto dolorosa quella di rifiutare di vivere la propria vita per paura di fare la cosa sbagliata ma il coraggio non l’ho ancora trovato finora sono sempre scappata…..Mi piacerebbe confrontarmi con altre ragazze che vivono tra dualismo culturale e il sentimento religioso…

Francesca |

Salve, io sono italiana convertita all’islam 3 anni fà prima di conoscere il mio attuale compagno con il quale già convivo. Lui è musulmano e non praticante, cioè lui crede, racconta, ama l’islam ma non fa le preghiere. Io per questo un pò ne soffro ma lui dice che non può pregare se poi fuma e non segue alla lettera ciò che c’è scritto sul Corano. Vorrei sapere se ci sono altri casi simili al mio. Grazie

sara |

Carissime, sono anche io una musulmana, figlia di genitori siriani e nata a Roma. Ora ho vent’anni e da quattro sto con un ragazzo educato da genitori cristiani, ma ora non credente.Fin dal primo momento in cui ci siamo innamorati, mi sono chiesta se davvero stavo facendo qualcosa di così “malvagio”. Ho amici uomini, sono in una comitiva mista che conosce le mie origini e mi rispettano.I miei genitori sanno che ho un fidanzato non credente e ancora adesso sperano che cambi idea e sposi un musulmano.Io in tutto questo sento di stare per impazzire e posso capirti benissimo @Nadine, anche io lotto con me stessa, essendo consapevole del dispiacere che sto dando ai miei e del male che sto facendo secondo la mia religione.Sogno di andarmene da tutto e da tutti e girare il mondo in cerca di una risposta e per capire veramente chi sono, intanto studio, aspettando con ansia il momento in cui diventerò infermiera, avrò un lavoro e finalmente scapperò in cerca di me stessa.Piacerebbe anche a me conoscervi per scambiarci opinioni e darci coraggio nei momenti di sconforto.. lascio il mio contatto msn:sa.retta.21@hotmail.it

samira |

@Sara segui solo il tuo cuore,nessuno deve interferire nella tua vita privata. E poi non c’è scritto da nessuna parte nel corano che una musulmana non possa sposare un non musulmano. NOn c’è scritto punto e basta.

sara |

Non lo so se nel Corano c’è scritta davvero una cosa del genere perché pur sapendo leggere un po’ l’arabo mi è difficile capire un testo così complicato.. comunque ho trovato questo articolo su internet http://www.ajyalitalia.it/islamismo/musulmana-islamismo/saggezza-divieto-sposare-cristiano-ebreo ..che ne pensate?

Luca |

mi spiace contraddirti Samira, mi piacerebbe molto credere che una musulmana possa sposare un non musulmano, ma il corano è chiaro su questo, un uomo musulmano puo sposare una donna del libro ma non una non musulmana, mentre la donna musulmana puo sposare solo un uomo musulmano. Questo è quello che dice l’Islam, e lo trovo troppo ingiusto ..

samira |

@ luca il corano dice di non sposare un miscredente, ovvere gente che non crede in DIo. Di consegnunza, essendo cristiani ed ebrei dei credenti e gente del libro, essi sono credenti e meritano il rispetto di tutti. Il corano non dà il permesso esplicito di sposare un cristiano ma l’assenza di un permesso non vuol dire che lo proibisca.

samira |

@sara quell’articolo sostiene cose assurde ed anti islamiche. E’ un sito di fanatici che vivono fuori dalla realtà e che non conoscono nulla al di fuori delle loro convinzioni bigotte. Sotenere che ” La Thora è stata falsificata e così pure il Vangelo. Non esiste altra buona religione per Dio che l’Islam” non è degno di nessun uomo p donna di fede e con un minimo di cervello. Non cadere nella retorica di questi talebani. Nell’islam non c’è nessuna constrizione. COnvertire un uomo contro la sua volontà è una violenza ed è contro l’islam, quello autentico. Pensa con la tua testa. Più libera sei e più felice sarai…

Luca |

si era ovvio che per “non musulmani” mi riferivo a gente atea o agnostica, comunque non capisco perchè un ateo o un agnostico non debbano essere rispettati quanto un credente, dimmi Samira, per te un credente è “miglore” moralmente di un ateo? ma questo è assurdo, sappiam tutti che esistono buon musulmani e buoni cristinai, cosi come buoni atei, giudicare una persona in base alla sua fede religiosa (o alla sua completa assenza di fede) è da “talebani” come hai appena scritto tu
e comunque missà che ti sbagli sulla conversione, o credi nel Corano (e come hai detto tu il corano proibisce il matrimonio tra credente e non credente) o non ci credi, quindi in altra parole se sei ateo e vuoi sposare un musulmano SEI COSTRETTO a convertirti, ovvio, tocca alle persone avere un minimo di buon senso e non convertirsi solo per convenienza
ciao Samira, è un piacere confrontarvi con voi in questo Forum, anche io faccio parte delle seconde generazioni

Pier Francesco |

Ciao Sara,
Anch’io penso come Samira che tu possa e debba seguire il tuo cuore. C’è una frase che hai scritto che mi ha colpito, quando rispondi a Nadine dicendo: “anche io lotto con me stessa, essendo consapevole del dispiacere che sto dando ai miei e del male che sto facendo secondo la mia religione…”; ecco, capisco il non voler dare dispiacere ai genitori, ma mi chiedo perché amare una persona significhi “fare del male”!

samira |

@luca caro luca, io rispetto molto gli atei e gli agnostici. Non sono assolutamente inferioriri ai praticanti. ANzi, i miei amici atei sono quelli con i quali mi trovo più a mio agio in quanto non si permettono di giudicare come io vivo la fede che per me è una questione intima che riguarda solo me. Oggi c’è la tendenza a essere religiosi nel modo in cui lo sono i genitori, gli amici di famiglia, o le asociazioni religiose che si frequantano. Insomma si è musulmani, cattolici ebrei secondo modelli stabiliti da altri. Usando un linguaggio teconologico ci vogliono mettere CC, in copia e conoscenza. Io voglio essere un forward, ovvero vado avanti per la mia strada. Gli altri, i CC, gli ho messi nel junk mail

samira |

@pier grazie pier. CMQ, io non sono la samira dell’articolo sull’ansia del matrimonio. Da ora mi firmo samira 2…

Luca |

Samira cara Samira, non ho dubbi che tu rispetti gli atei, i dubbi gli ho sulla tua religione che era anche la mia, quando per la legge islamica l’apostata è punito con la detenzione fino a 3 giorni e con la pena capitale mi sorgono dubbi sulla tollerenza islamica, ecco, per gli islamici un ex islamico come me meriterebbe la morte, ma non giudico TE, ne chi vuole credere, l’importante è che le leggi non vengono applicate alla lettera, perchè se no sarebbe razzismo religioso, ti auguro di andare avanti per la tua strada sperando che l’islam assomigli sempre piu a gente come te, e non a gente che vuole imporre il suo credo

samira2 |

#luca hai ragione. SIamo noi seconde generazioni che dobbiamo rifiutare queste traduzioni letterarie e proporre nuovi modelli e letture aggiornate.

sara |

@Pier Francesco anche io penso che amare una persona non è fare del male.. anzi..Ma comunque il mio ragazzo non crede a nessun essere divino, ed è questo che va contro il corano e che mi fa stare male.Non mi sono spiegata bene evidentemente prima.. per male intendevo qualcosa che comunque va contro la religione..Comunque non ho intenzione di obbligarlo a convertirsi ovviamente.Come avete detto voi prima penso che ogni persona vada rispettata a prescindere dalle proprie convinzioni religiose e non che possono andare contro le mie..

    laila |

    cara sara…leggo le tue parole e un pò rivivo le tue stesse sensazioni…..una cosa però tengo a dirtela… io ho imparato a mie spese che la vita è fatta di scelte ..giuste o sbagliate ma che siano le TUE scelte.Io sono mussulmana praticante e sono orgogliosa di questo, ma con altrettanto orgoglio ti dico che ho scelto un uomo cristiano che io amo profondamente e che amo per ciò che lui è indipendentemente dal suo credo… sono arrivata a questa conclusione quando ho dovuto affrontare i miei genitori e ho cercato di far loro questa domanda: e se lui mi chiedesse di convertirmi alla sua religione??? la risposta va da se…io non lo farei mai ed è per questo che non farò mai lui una richiesta del genere…L’ISLAM DICE UN BUON MUSSULMANO E’ COLUI CHE VUOLE PER I SUOI FRATELLI QUELLO CHE VUOLE PER SE: e io voglio essere libera di professare la mia religione senza che qualcuno mi imponga niente……..ed è questo che voglio anche per il mio prossimo! spero ti possa aiutare!

Leone |

Complimenti :) Auguroni per i 3 bimbi

Leone |

Che Iddio te li protegga e che siano una benedizione per te e la tua famiglia

maggy |

Ciao Rania, volevo kiederti ma eri con al azhar quando si e’ convertito? volevo sapere se ha detto solo la shahada o se fanno domande ecc.? grazie

maggy |

intendo se 6 andata con tuo marito