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Elezioni yemenite: se il candidato è uno solo

Elezioni yemenite: se il candidato è uno solo Dati Articolo

Finalmente, il 21 febbrario 2012, si terrano le elezioni presidenziali in Yemen. Il presidente Saleh, nel frattempo, resterà negli Stati Uniti in attesa di sapere chi sarà il suo successore. Lui stesso, prima di arrivare negli Usa, secondo quanto si apprende dal suo entourage, si era recato nel sultanato dell’Oman, con la moglie e i cinque figli più giovani (quattro maschi e una femmina).

Intanto l’inviato speciale dell’Onu per lo Yemen, Jamal Benomar, che ha fatto un resoconto al Consiglio di sicurezza sulla situazione nel Paese, si è dichiarato deluso dalla legge adottata la settimana scorsa dal Parlamento, che conferma l’immunità di Saleh. "Ho detto a tutti gli interlocutori che, a prescindere dai cambiamenti apportati alla legge, la sua ultima versione non è conforme alle nostre aspettative". Benomar ha anche aggiunto: “tutti i responsabili delle violazioni dei diritti umani, tra i quali gli atti di violenza, devono essere giudicati".

Il Consiglio ha anche espresso preoccupazione di fronte "al deteriorarsi della sicurezza e alla presenza crescente di Al-Qaida nello Yemen”.

Anche per quest il paese spera di vedere "elezioni credibili e pacifiche". Il ministero della Difesa ha infatti confermato che il 21 febbraio, per questo importante momento politico, si sta elaborando un piano per dispiegare 103.000 soldati utili a mantenere l'ordine principalmente nei seggi, ma anche in tutto il paese. In un'intervista trasmessa da al-Arabiya TV, Abu Bakr al-Qirbi, ha detto che “sarà difficile controllare e fare le elezioni, se lo Yemen non risolve prima i suoi problemi di sicurezza”. Attualmente, molti militanti islamici legati ad Al-Qaida hanno preso il controllo della parte centro-occidentale, in particolare della città di Radda, e di alcune zone di di Abyan nella provincia meridionale. Hillary Clinton, durante una visita ad Abidjan (capitale della Costa d'Avorio), ha detto che “gli Stati Uniti continueranno a lavorare con i suoi partner per assicurare che i militanti di al-Qaeda nello Yemen non prendano piede nella regione”. Secondo il piano del CCG, Saleh, prima di lasciare il paese, avrebbe dovuto trasferire i suoi poteri al vice presidente Abd Rabbo Mansur Hadi, che, guarda caso, è anche l’unico candidato espresso dai maggiori partiti nelle prossime elezioni presidenziali del 21 febbraio.

Ma è possibile, legale e giusto? Quindi cosa accadrà allo Yemen? Alle elezioni il popolo non sceglierà il successore di Saleh, perché di fatto è già stato scelto dai partiti. Il nome di Abd Rabbuh Mansur Hadi sarà infatti l'unico che comparirà sulla schede elettorale, perché altri candidati non sono stati ammessi.

Tutto questo accade anche se la Costituzione dello Yemen afferma molto chiaramente che alle elezioni ci deve essere più di un candidato. Principio seguito, tra l’altro, anche da Saleh, nonostante gli altri candidati non avessero possibilità di vincere. Tutto annullato allora? No. Quindi a cosa sono serviti gli sforzi diplomatici di americani e sauditi? Forse a trasformare queste elezioni yemenite in uno degli episodi più vergognosi della primavera araba. Entrambi i paesi stanno infatti manipolando gli eventi per i propri interessi a breve termine, con evidente disinteresse per le aspirazioni a lungo termine del popolo.

Persino la concessione del visto per entrare in Usa a Saleh, che gli permette di vivere senza minaccia di arresto, in effetti significa giocare in modo vergognoso con l’immunità del parlamento.

La Casa Bianca però si difende sostenendo che l' autorizzazione a Saleh diventa legittima per un "trattamento medico". Sarà vero? Resta il fatto che agli occhi di molti yemeniti queste elezioni saranno solo il segno che il vecchio sistema ha cambiato volto, ma è rimasto intatto.


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