Disinformazione e primavera libica: cronache di un’assemblea studentesca
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Non è sempre così facile trovare il tema giusto per un’assemblea studentesca, lo è ancor meno per una scuola di circa 1500 studenti, come il liceo Cassini di Genova.
Il 26 gennaio era atteso come ospite don Ciotti, il padre di “Libera”, ed eroe antimafia: assemblea interessante, partecipazione garantita, e trafiletto su tutti i giornali.
Peccato che il preside avesse avuto qualcosa da ridire: “Niente scorte armate all’interno dell’Istituto!”… ed ecco che sfumò una potenziale “assemblea perfetta”.
“E ora che si fa?” si saranno chiesti i rappresentanti d’istituto, messi alle strette dal tempo e dai ragazzi impazienti di scoprire chi avrebbe preso il posto di don Ciotti.
“È passato un anno dalle Rivoluzioni… ma sappiamo davvero tutto?”
L’obiettivo dell’assemblea, organizzata principalmente da Ettore Chiorra (uno dei rappresentanti), non è stato il semplice “fare il punto della situazione”, o un excursus di tutto quello che accadeva un anno fa, o l’invito di qualche ospite esperto di geopolitica del Mediorienteò. Il tentativo è stato invece quello di affrontare il tema delle rivolte arabe (e in particolar modo la vicenda libica) sotto un altro punto di vista.
Per quanto questi temi possano interessare me, so benissimo che “Disinformazione e Primavera libica”, non è esattamente un argomento che manda in fibrillazione il liceale medio.
“Alla maggior parte degli studenti non frega nulla dell’Italia, figurati della Libia!” è una delle risposte più frequenti alla mia domanda: Verrà qualcuno?
Il punto di vista che viene presentato da Ettore Chiorra – appassionato di politiche del Medioriente, fan di Gamal Abd al-Nasser, che all’università vorrebbe studiare arabo – vuole sottolineare la palese parzialità dei media italiani: “Almeno il 90% ha posizioni chiaramente filoatlantiste e filoisraeliane. Il nostro è un regime mascherato, più mediatico che manganellatore, anche se oggi hanno anche manganellato…”. Per il mediatico – e questo lo aggiungo io – pensate alla cronaca nera: è diventata tanto nera da oscurare le vere notizie. Per il manganellatore, invece, provate solo a parlar male di Saviano o di Fazio!
L’assemblea procede, e a grande sorpresa, i partecipanti sono circa un centinaio, un centinaio di persone che si sono trovate a fare i conti con dichiarazioni del tipo: “Gheddafi non ha mai bombardato i ribelli” o “I veri criminali siamo noi”… il punto è che risulta quasi impossibile, ormai, provare solo a immaginare l’ipotesi “Lui era il bravo e noi i cattivi”. Brividi.
Questo è il documentario che è stato proiettato durante l’assemblea, vi consiglio vivamente di darci un’occhiata. Tutta un’altra storia, s’intitola “Maledetta Primavera”, e l’oggetto della maledizione, questa volta, siamo proprio noi (noi?) occidentali.
Sarà bastato ad affascinare gli studenti e ad avvicinarli al mondo arabo? Arduo capirlo, gli unici commenti a fine assemblea sono stati “Era un po’ di parte”, anche se non è mancato qualche apprezzamento. Certo, molti giovani avrebbero preferito don Ciotti, e a fine assemblea non hanno potuto che esclamare: “Maledetta Primavera!”
Caro Andrea,
). E non dimentichiamoci, poi, che in questa guerra l’Italia è stata anche parte in causa, e inevitabilmente i giornali non possono restare del tutto neutrali.
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Non ho ancora avuto la possibilità di vedere il filmato, e magari alcune mie osservazioni che seguono potrebbero essere smentite.
Il mondo dell’informazione sembra cambiato parecchio negli ultimi tempi: se il promotore dell’assemblea avesse sfogliato un quotidiano o visto un TG negli anni ’70 e ’80, ne avrebbe molto probabilmente ricavato un’impressione abbastanza diversa.
E’ fuori discussione che sia mancata un’informazione obiettiva sulla guerra in Libia, anche se va purtroppo ricordato che può essere molto difficile per i giornalisti recuperare notizie attendibili in un contesto così rischioso, e al tempo stesso che la disinformazione voluta fa parte della guerra stessa, sia per ragioni “politiche” sia per ragioni strettamente militari (fu “storica” la bufala che gli Alleati misero in giro, facendo credere ai Tedeschi che sarebbero sbarcati a Calais, e invece…tié
Ci terrei tuttavia a sottolineare che i principali canali d’informazione sulla guerra di Libia, ai quali molti altri poi si rivolgevano, compresi i media italiani, sono stati Al-Jazeera e Al-Arabiya che non mi pare che siano propriamente filo-atlantisti/filo-israeliani. Quanto al dibattito su chi siano stati i buoni e chi i cattivi, potremmo andare avanti all’infinito e non concludere nulla: come tutti i dittatori, Gheddafi era sicuramente apprezzato da una parte della popolazione libica, perché aveva garantito tutto sommato un tenore di vita elevato rispetto alla media araba e africana e una forte stabilità interna (ma a che prezzo?), anche se resta un mistero la ragione che ha spinto famiglie con bambini a fare la coda per farsi fotografare di fianco al cadavere (un po’ come i pendolari dell’Isola del Giglio: ma la morte è davvero così affascinante? Boh…); noi gli siamo andati indietro finché ci faceva comodo e poi lo abbiamo scaricato, ma queste sono le regole sporche della politica internazionale, che anche Gheddafi conosceva molto bene.
A proposito di informazione di guerra, ricordo che durante la Prima Guerra del Golfo (1991), guardavamo in TV le immagini trasmesse dalla CNN, le quali riportavano sempre la dicitura “cleared by U.S. censorship”. Le scritte in sovra-impressione servivano quindi (e giustamente, direi) ad avvisare lo spettatore e fruitore della notizia che ciò che vedeva era stato probabilmente leggermente taroccato, e che andava preso con il dovuto beneficio di inventario. Peter Arnett, poi, ci metteva il resto…
In effetti, non si capisce perché non si sia fatto qualcosa di simile, anche in questo caso: a mio parere, ne avrebbe guadagnato soprattutto la credibilità dei media.
Vorrei dare molto umilmente un consiglio: se si voleva avvicinare i ragazzi liceali alla cultura araba, non era meglio proiettare un film sui giovani, loro coetanei, delle notti di Beirut? Credo avrebbe avuto assai più gradimento e, soprattutto, maggiore efficacia. Se ce ne fosse stato il bisogno, ora quei ragazzi se ne saranno usciti ancora di più con lo stereotipo che tutto il Medio Oriente è soltanto guerra, morte e distruzione, e non ha alcuna importanza chi siano i buoni o i cattivi.
Sono d’accordo su molte cose… Tranne che su due punti:
1. Non metterei la mano sul fuoco sulla neutralità di al-jazeera, il Qatar è un paese più che “compromesso” da quel punto di vista… Sinceramente non avrei difficoltà a credere che l’emittente sia filoatlantista;
2. Ricordo che alla fine quest’assemblea è stata una sorta ruota di scorta… Doveva venire don ciotti! Non ci hanno pensato quindi molto
Grazie comunque dell’interessamento! Sapere che qualcuno legge con tanta attenzione mi fa molto piacere