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Cronache alternative di una rivoluzione: Prologo

25 January 2012

Cronache alternative di una rivoluzione: Prologo Dati Articolo
Oggi si compie il primo anniversario dall'inizio della rivoluzione egiziana. Mi tornano alla mente i momenti passati e l'ansia di quelle giornate interminabili.

Il Cairo, 25 gennaio 2011, si festeggia la giornata nazionale della polizia. Prima manifestazione con più di 30 mila cittadini presenti nel corteo in piazza Tahrir.
Ricordo che guardavo quel momento in streaming dal mio computer in ufficio. È un successo e si prevede perciò una protesta più grande il venerdì successivo, il giorno festivo dei Paesi islamici.

Il giovedì sera sento la mia amica Dina. Ci mettiamo d'accordo per incontrarci l'indomani dopo la preghiera del mezzogiorno per andare insieme alla manifestazione in centro. Troppo esaltata! Si va in piazza! Wowww! Finalmente un gesto importante per cambiare! Tutti insieme per uno stesso obiettivo! In 27 anni di vita non avevo mai sentito di un'organizzazione tale da creare una protesta simile, sono sempre state manifestazioni di alcune minoranze.
Sono nata con questo governo e non ho mai visto altro.

Basta! C'è bisogno di qualcosa di migliore per il mio Paese! Per la mia gente!

Tempo 10 minuti, e il mio entusiasmo svanisce. Riceviamo la chiamata di mio papà: "Prendete il necessario per domani e andate a dormire da tuo fratello a Rehab (è un compound distante dal centro città). Si prevede una grande manifestazione. Là siete lontani da tutto. Non uscite assolutamente di casa domani. Scendete subito. Non fate tardi ad andare".

Sono nervosa: voglio andare in piazza! Come posso non essere presente alla manifestazione?! Per la prima volta sento di poter far qualcosa di utile per il mio Paese. Non è possibile! Daiiii!

Non potevo esprimermi però. Se mio padre ha un certo tono di voce significa che non si può assolutamente discutere. Quando lo sento così determinato preferisco evitare. So che è un padre premuroso e so che la sua esperienza in molti casi lo porta a vedere più in là di me.

Mi rendevo conto che sarebbe stato pericoloso andare a Tahrir, non avrei avuto le carte in regola per poterlo contraddire. Così era. E così abbiam fatto.

Ma la mia testolina non smetteva di pensare a come sarebbe stato emozionante andare. Io? A una manifestazione? In Egitto? Non potevo perdermela!

Ok! Sì! Vado a Rehab e domani scendo. Cerco di 'corrompere' Omar! Sì! Lo convincerò! Glielo dico, mi capirà sicuramente. Magari scendiamo insieme!
Ma ecco che suona il cellulare. È mio fratello: "Venite a dormire da me oggi. Papà ha chiamato. Domani non si scende. Si sta a Rehab". " Ma Omar?!". " Sabrina non iniziare! Non ti ci mettere pure tu! " . Papà era stato categorico anche con mio fratello.

Ecco che i miei progetti per il giorno successivo stavano andando in fumo. Preparo il borsone con vestiti e pigiama, porto il pc, così ho la possibilità di aggiornarmi il giorno successivo, e scendo con mia madre.

Arrivo a casa di mio fratello, discutiamo un po' ma senza arrivare a nessuna conclusione. Sarebbe stato poco cauto andare in piazza senza il consenso di mio padre. Preferivo avere la sua approvazione. Anche se credevo ai principi alla base di quella giornata, non sarebbe valsa la pena di disobbedire a mio padre e dargli delle preoccupazioni.

Arrivata a queste conclusioni prendo il cellulare per chiamare la mia amica per dirle che non sarei andata con lei, ma ecco! Niente cellulare!

Vado a controllare quello di mia madre. Nulla! Primo effetto! Il governo ha fatto sospendere tutte le linee di rete mobile. Questi non scherzano...controllo subito il telefono di casa, e per fortuna è ancora attivo, ma è inutile dire che non avevo il numero di casa di Dina. Ormai è un optional avere il numero di rete fissa di qualcuno. Prendo il computer e cerco di connettermi a internet pensando di scriverle un messaggio su facebook. Niente! Sono più "intelligenti" loro. Anche internet è sospeso! Ed ecco che ci hanno isolati! Nessun contatto con il 'mondo' esterno. Noi, casa e televisione. Tv, che chissà cosa avrebbe mostrato e cosa avrebbe omesso l'indomani...


11 Responses to Cronache alternative di una rivoluzione: Prologo

  1. vilma says:

    E che cosa ha prodotto questa rivoluzione? I fratelli musulmani al potore. Mabruk. C’è poco da festeggiare.

  2. Randa Ghazy says:

    Beh, non è vero. Intanto ha prodotto un mutamento dello status quo, cosa che non siamo riusciti invece a fare per 28 anni. Presto probabilmente verrà tolta la legge di emergenza. Il popolo ha ritrovato la forza di esprimersi, di protestare, di non patire più in silenzio le ingiustizie. D’accordo, anche se Mubarak non c’è più il regime è sempre lì, dietro le quinte: meglio però solo dietro le quinte o anche al potere? Ci vorrà del tempo per liberarsi di questo establishment corrotto, tempo per ridimensionare il potere dell’esercito. Ma un giorno sui libri di storia, quando si parlerà dei cambiamenti sociali e politici in Nord Africa e Medio Oriente, il 25 gennaio sarà indicata come la data dell’inizio di tutto. Quanto ai Fratelli Musulmani, lasciamoli governare: se porteranno riassestamento economico, istruzione e non lederanno i diritti delle donne, saranno meglio di Mubarak di sicuro (sottolineo che l’islamizzazione del paese è cresciuta proprio quando alla presidenza c’erano Sadat e Mubarak: due tizi che fingevano apertura, diplomazia e buoni rapporti con l’Occidente). Anche se non è quello che i protestanti progressisti avrebbero voluto.

  3. Sabrina says:

    Randa non posso esprimermi meglio di così. Concordo con ogni parola. Vilma avremo bisogno solo di tempo…

  4. Mocc says:

    http://www.amnesty.it/egitto-partiti-promettono-fine-stato-emergenza-ma-non-prendono-impegni-sui-diritti-delle-donne

    Randa, in alto il link di Amnesty International riguardante lo “Stato di Emergenza”. L’abolizione della pena di morte e la protezione dei diritti delle donne sembrano quasi sogni più che obbiettivi da raggiungere.

    Riguardo all’amministrazione da parte dei Fratelli Musulmani, non saprei dire nulla, non me la sento neanche confermare ciò che hai scritto, ovvero che saranno meglio della vecchia amministrazione.
    Ho letto alcuni articoli su internet questi giorni e, in tutti gli articoli, la maggior parte dei partiti (tra cui anche quello dei Fratelli Musulmani) parlano di leggi/regole/valori dell’islam. Io sono musulmano, e seguo la religione moderatamente, ciò vuol dire pregare, digiunare, non bere, ecc. Sinceramente, riguardo all’Islam, non ho la cultura dettagliata che hanno loro (si spera). Però il fatto che parlino sempre di religione e valori mi fa pensare che queste persone non sanno bene cosa vogliono e sono lontani dal poter governare un paese appena uscito da una rivoluzione.

  5. Francesca says:

    Eh già ricordo benissimo quel periodo,ero nervosissima perchè ci hanno impedito di comunicare.Quando ci penso,mi sale ancora il sangue alla testa!!! Comunque i cambiamenti ci sono stati,forse ci aspettavamo qualcosa in più ma non so quel “più” cosa sarebbe dovuto essere.E’ un grande passo che il popolo non si pone passivamente di fronte al governo ma ora è disposto a dire no e a non farsi sottomettere

  6. MM says:

    @Vilma è troppo presto per giudicare i fratelli musulmani. Il fatto è che corrono voci su voci su di loro, però non si ha ancora nulla di concreto su cui basarsi. E poi è stato il popolo egiziano ad eleggerli, dobbiamo rispettare questa loro decisione visto che è segno di democrazia.

  7. Pier Francesco says:

    Cara Sabrina,
    Hai fatto bene a seguire il consiglio di tuo padre, così sei ancora viva e vegeta per scriverci sul blog!
    ;-)
    L’ultima notizia che so è che il governo (o regime?) ha rimosso lo stato di emergenza dopo più di 30 anni (assassinio di Sadat), anche se non si capisce molto bene con che limiti; in ogni caso, questo sembra già un evento storico, purché non sia il solito specchietto per le allodole.
    Sul successo dei partiti islamisti, ribadisco molto quello ho già espresso in altre occasioni. E mi scuso in anticipo se sarò un po’ crudo.
    Fermi restando tutti i dubbi sulla reale regolarità delle elezioni, mi pare che il popolo egiziano si sia pronunciato molto chiaramente, e in democrazia il popolo elettore sovrano ha sempre ragione. Mi sia però consentito di dire anche che in democrazia ogni “società civile” ha la “classe politica” che si merita, e questo vale in Italia come in Egitto, in Tunisia come negli USA, in Islanda come in Giappone: il messaggio è che se qualcosa andrà storto, non vengano a lamentarsi contro di noi e il complotto americano-sionista-crociato-e-balle-varie.
    E mi sia consentito anche di esprimere un minimo di rammarico nei confronti del trionfo di partiti come i Salafiti, che da quel poco che ho appreso hanno posizioni politiche che fanno sembrare certe nostre destre xenofobe europee dei campioni di convivenza e tolleranza; e che oltrettutto rendono arduo il compito di chi cerca di diffondere l’idea che l’Islam sia tutto amore-pace-tolleranza-uguaglianza-perdono-abracciamoci tutti-ecc…ecc…: non c’è niente di peggio di uno stereotipo (negativo) confermato.
    Ciò che trovo piuttosto triste è che un popolo erede di una antichissima civiltà urbana (la più antica del mondo, per essere più precisi) senta le sirene di gente che pensa che la cosa migliore sia tagliare le mani ai ladri, dividere gli uomini dalle donne, gli infedeli dai fedeli, ecc…
    Pare (sempre) che i Fratelli Musulmani non siano disposti ad allearsi con loro, in quanto punterebbero magiormente verso un’alleanza con i laici, anche (e soprattutto) per avere maggiore “accettabilità” internazionale. Speriamo bene. :-)
    Comunque, se può essere di consolazione, questo Natale sono andato in vacanza a farmi un giro in Turchia e al ritorno a Malpensa ho bestemmiato in turco (è proprio il caso di dirlo… :-) ) per colpa della marea di gente che tornava da Sharm e Hurghada, e che mi ha fatto fare 20 minuti di coda per il controllo passaporti. Credo che sia un buon segnale, che nonostante la presente situazione molte persone siano ancora disposte ad trascorrere le vacanze in Egitto. Probabilmente sarà solo per i prezzi stracciati, ma l’importante è che ci sia una ripresa del traffico per ridare un po’ di fiato all’economia. Spero che i nuovi partiti al potere facciano tesoro della congiuntura e non comincino a introdurre i soliti “divieti” perché altrimenti la gente ci mette poco a cambiare meta.

  8. Randa Ghazy says:

    Non ho mai detto che i Fratelli musulmani saranno meglio della vecchia amministrazione. Ho detto che aspetto a giudicare, non sono mai stati al governo: ho detto, utilizzando un periodo ipotetico, che se si occuperanno dei problemi principali, ovvero economia ed istruzione, e non violeranno le libertà delle donne, allora già sara meglio di quello che faceva Mubarak (che ha deliberatamente privatizzato e svenduto ogni angolo d’Egitto accrescendo a dismisura l’ineguaglianza sociale, non ha fatto le riforme adatte a riqualificare la scuola egiziana, e ha favorito implicitamente l’islamizzazione dei costumi facendo sì che l stragrande maggioranza delle donne venissero subdolamente indotte a indossare il velo, il niqab, e a non mischiarsi con gli uomini nei luoghi pubblici).
    Dimmi, quale ti sembra il partito organizzato e competente in grado di governare un paese impazzito come l’Egitto? Le neonate forze progressiste, o i minoritari nasseristi? Non abbiamo avuto una normale vita politica multipartitica in Egitto ormai da troppo tempo, e l’unica forza organizzata in questo frangente erano i Fratelli Musulmani. Anche (soprattutto) per questo hanno vinto. Io spero, anche se non li avrei mai votati, che possano essere un partito cuscinetto che si prenda l’onere di risollevare il paese e portarlo ad altre libere e democratiche elezioni, a cui gli egiziani possano arrivare con una reale e vasta scelta di partiti da votare. Aspetto a disperarmi, e celebro com’è giusto che sia una rivoluzione a cui neanche i Fratelli Musulmani (che con la rivoluzione non c’entrano niente) possono togliere la gloria.

  9. Mocc says:

    Sinceramente non penso che Mubarak abbia indotto (subdolamente)l’obbligo alle donne di portare il velo, il niqab ed a non mischiarsi con gli uomini nei luoghi pubblici. Questa è la vita di facciata dell’Egitto. Se indaghi, e non tanto profondamente, scoprirai che negli ultimi anni l’Egitto è stato danneggiato sotto l’aspetto religioso.
    Alcune persone che ho conosciuto recentemente (trasferite in Italia da poco) mi hanno mostrato l’altra faccia della medaglia! E ti assicuro, pur essendo nato in Italia e coinvolto quotidianamente nella vita occidentale, che da musulmano, è brutto scoprire ciò che ho visto in un paese Islamico.
    Tornando al discorso dei Fratelli Musulmani, sono scettico circa la loro conduzione del paese, comunque hai ragione, aspettiamo e vediamo cosa faranno.

  10. Francesca says:

    Che intendi per “danneggiato sotto l’aspetto religioso”?

  11. Mario says:

    Trovo estremamente positivo che gli egiziani vedano i Fratelli Musulmani ballare quotidianamente nudi e ben visibili di fronte a loro ed ai problemi della vita reale. Da non egiziano ho l’impressione che vedendoli governare la maggior parte degli egiziani capirà molte cose e sarà stimolata a ragionare sempre più con la propria testa e sempre meno con la testa di capi, capetti e predicatori religiosi che raccontano suggestive storielle. Non sarebbe male poi che la politica venisse vista senza aspettative particolari e con un certo disincanto. L’egiziano dovrebbe forse diventare un pochino meno romantico, idealizzare meno il grande leader, anche se ammetto io stesso di aver nostalgia dei miti pre-televisione. La società civile, la libertà d’espressione , le condizioni di vita della gente, il rispetto degli altri vengono prima della classe politica, alla quale al massimo oggi si può chiedere di essere decente. Pochi fanno politica, quasi sempre non sono delle cime, i problemi oggi sono molto più complessi e le cose cambiano troppo in fretta, anche in Egitto. I movimenti islamisti sono gli ultimi movimenti politici apparato/baraccone, tipo il bottegone comunista italiano, non a caso Hassan Al Banna si ispirò al partito comunista sovietico nell’organizzare il movimento. Ben venga la loro scomparsa. L’importante è che i cosiddetti laici non diano sponde e lascino i Fratelli Musulmani a cuocere nel loro brodo prendendosi le responsabilità che chi governa si deve assumere in modo trasparente. Sempre da non egiziano non ritengo che Sadat e Mubarak abbiano voluto velare le egiziane (a parte che le donne delle loro famiglie, moglie e sorella di Sadat comprese, erano e sono tutt’altro che delle pasionare del velo, basta/va vederle). Piuttosto come molti osservatori anche egiziani hanno sottolineato, per decenni c’è stato un patto tra governo e islamisti: il potere a noi e la società a voi. Mentre il potere rimaneva lo stesso per decenni, le donne si velavano sempre più e la pressione su chi non si velava cresceva. Ho semplificato molto, ci sono cose più importanti del velo , di veli ce ne sono di tanti tipi e tante sono le motivazioni. Mi riferisco al velo politico utilizzato come simbolo visibile di un’ideologia totalizzante. Ritengo che fondamentalmente i Fratelli Musulmani e i Salafiti siano più o meno la stessa cosa, cambiano i modi e la tattica. Gli obbiettivi di fondo sono gli stessi.

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