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Come esser(ci) musulmani in Europa

Come esser(ci) musulmani in Europa Dati Articolo Siete daccordo con Tariq Ramadan?

"Essere musulmano in Europa significa interagire con tutta la società a diversi livelli, dall'impegno locale a quello nazionale e anche continentale. Le prime comunità islamiche, a causa della novità della situazione in cui si trovavano, sono state portate in modo assolutamente naturale a chiudersi in se stesse durante i primi due o tre decenni e a sforzarsi di risolvere i loro problemi in modo indipendente, e dall'interno.
Esse percepivano l'ambiente europeo come estraneo, alienante e spesso aggressivo ed era meglio non avere nulla a che fare con esso, né lasciarsi coinvolgere troppo. Per quanto questo processo possa essere considerato come una tappa del tutto naturale in un dato momento della storia dello stanziamento dei musulmani nei nuovi paesi, oggi non è più così.

Non si può immaginare un qualche futuro per i musulmani in Europa se essi si rifiutano di avere rapporti con l'ambiente circostante e se non sviluppano una dialettica grazie alla quale potranno essere, dare e ricevere".


7 Responses to Come esser(ci) musulmani in Europa

  1. MM says:

    Perfettamente d’accordo. Al giorno d’oggi esistono ancora comunità chiuse in loro che non vogliono avere a che fare con il mondo esterno,essendo in un paese non arabo di cui non condividono la religione e le tradizioni. E secodno me è lo sbaglio più grande che fanno: per poter dare le giuste informazioni sull’Islam e sulle tradizioni, bisogna aprirsi al mondo esterno e cercare di sradicare i pregiudizi presenti nella mente della maggior parte delle persone occidentali.

  2. Mario says:

    In quanto dice Tariq Ramandan c’è a mio parere tutto ed il contrario di tutto. Cioè niente o molto poco. Ci vogliono degli esempi concreti. Anch’io voglio un mondo bello e giusto fatto di dialogo, conoscenza e collaborazione. E’ lecito per un buon musulmano/a assistere al concerto di Nancy Ayram a Milano ? E’ un/a buon/a musulmano/a chi, su richiesta di un suo amico polentone italiano, prova ad andare ad un corso per imparare a suonare il sassofono? Quello che ha fatto Marwa è rispettabile e bello nonostante le problematiche annesse e connesse? E’ una buona musulmana chi ha dei cari amici maschi? E’ un buon musulmano chi restaura una statua di Michelangelo? E’ brava una musulmana chi fa da badante e accudisce amorevolmente una parsona anziana gravemente malata all’interno di un’altra famiglia da cui è remunerata? Se vedete Tariq Ramadan chiedeteglielo da parte mia. Si tratta solo di rispondere con un sì o con un no.

  3. yalla says:

    certo Marco, appena vediamo tariq glielo chiediamo….

  4. Marco says:

    Il punto é che si potrebbe anche aggiungere che uno puo essere un musulmano laico, nel senso che non si attiene a tutte le regole imposte.
    Dire di essere un buon musulmano significa che tutte le cose citate da Mario sono Haram, quindi a rigor di logica non andrebbero fatte.

    Il punto é …si puo accettare seramente il fatto di non poter adempiere a tutte le prescrizioni?

    Riflettete e discutete :)

  5. paolo says:

    le grandi raccolte della Sunna iniziano generalmente con un hadith che afferma: “innama l-a’màl bi-n-niyyàt” ossia “le azioni valgono secondo le loro intenzioni”. Perché l’hanno messo per primo, questo hadith? Forse non è la chiave per comprendere tutti gli altri? Se faccio una cosa solo perché obbligatoria e non ne faccio un’altra solo perché proibita ho davvero obbedito alla ragione (niyya) profonda che essa sottintende? Se uno fa qualcosa per una buona intenzione, non vale comunque più di altro fatto solo per conformarsi a regole di cui manco capisce il senso?

  6. MM says:

    io l’ho capita in un altro modo. Non mi sono messa a fare tutti i ragionamenti che avete fatto voi. Secondo me Tariq Ramadan con queste parole intendeva solo un maggior coinvolgimento della persona musulmana nel luogo in cui vive. Per esempio io non condivido quei ragazzi che hanno la mia stessa età e che frequentano solo persone arabe e musulmane. Io sono sempre stata una ragazza che ha avuto molto più rapporti con gli italiani che con gli arabi. questi ultimi li ho conosciuti solo una volta iniziata l’università. E il fatto è che molte mie amiche arabe appunto fanno comunella solamente con altre ragazze arabe. Ed è questo che non riesco a capire. Allo stesso tempo però il fatto di avere amici italiani non significa che rinunci ai miei principi e alle cose in cui credo. Come recita il Corano “lakom dinokom we leya diny” “a voi la vostra religione e a me la mia”

  7. Mario says:

    Amici e amiche di Yalla, vi ringrazio tantissimo. Parlategli bene di me.

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