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SANITA’. Le sfide della salute dei migranti

SANITA’. Le sfide della salute dei migranti Dati Articolo La difficoltà di accesso ai servizi sanitari per i migranti nella maggior parte dei paesi del mondo è una preoccupante omissione di salute pubblica che deve essere al più presto risolta, soprattutto in un mondo sempre più dipendente dalla mobilità umana. È quanto chiede l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni Iom in occasione della Giornata Internazionale del Migrante 2011, che si celebra domenica.

In un mondo in cui si contano più di un miliardo di migranti, dei quali 214 milioni migranti internazionali, non c'è paese che non sia dipendente dalla loro forza lavoro, dalle loro capacità e dalle loro conoscenze, o ancora dai 404 miliardi di dollari che hanno inviato come rimesse nel solo 2011.

Pertanto, è proprio la migrazione una delle più grandi sfide della sanità mondiale. I migranti sono i più colpiti dalla mancanza di accesso ai servizi sanitari. Differenze linguistiche o culturali, mancanza di risorse finanziarie o assicurazioni, ostacoli amministrativi, status legale e turni lavorativi lunghi e scomodi sono tra i principali fattori di difficoltà.

I migranti senza documenti, spesso a rischio di violenza e sfruttamento e con condizioni di vita e di lavoro precarie sono il tipo di migranti più vulnerabili. Inoltre, molti di loro hanno timore di essere rimpatriati, e questo è uno dei motivi per i quali evitano di ricercare assistenza sanitaria, fatta eccezione per le emergenze per le quali purtroppo si arriva a volte troppo tardi.
«Gli stati hanno già politiche di sostegno per appianare le difficoltà di accesso ai servizi sanitari dei gruppi vulnerabili all'interno delle loro società. Queste politiche dovrebbero essere estese anche ai migranti, che sfortunatamente rimangono tra i gruppi più discriminati e vulnerabili nelle società di oggi, e che continuano ad essere invisibili nell'agenda internazionale in materia sanitaria», afferma William Lacy Swing, Direttore Generale dello Iom.

Ad oggi, pochissimi paesi al mondo offrono assistenza sanitaria per tutti, inclusi i migranti irregolari.
Tra questi, ci sono Argentina, Brasile, Francia, Italia, Portogallo e Spagna.
Nonostante le ultime crisi sanitarie a scala globale quali la Sars o l'influenza aviaria e il riemergere di malattie come la tubercolosi evidenzino la necessità di includere anche i migranti nei sistemi di assistenza sanitaria, i progressi globali su questo fronte sono purtroppo molto lenti.


2 Responses to SANITA’. Le sfide della salute dei migranti

  1. Yordani Enriquez Canto says:

    Articolo assennato. A mio parere ha una pecca: rispecchia il pensiero comune che è una concessione da parte di uno stato o governo il dare accesso di un individuo alle risorse sanitarie. Mentre tale accessibilità in realtà è un diritto umano. Se si tiene conto di questo, la difficoltà emerge dal fatto che i diritti sono tutelati e rivendicati soltanto dai cittadini di una nazione. Da questo punto di vista l’accesso alla sanità rimane come una concessione (a chi non è cittadino) e non come un diritto. L’idea di William Lacy Swing : “Gli stati hanno già politiche di sostegno per appianare le difficoltà di accesso ai servizi sanitari dei gruppi vulnerabili all’interno delle loro società” fa riferimento alle persone con disabilità come gruppo vulnerabile. Questa è una concezione che pone le sue fondamenta nell’immagine occidentale di un cittadino ideale : maschio, indipendente economicamente e sano. Tale rappresentazione è lontana di certo da una qualsiasi forma di vulnerabilità. L’intento dell’Iom come quello dell’OMS di appianare le difficoltà di accesso ai servizi sanitari dovrebbe coincidere con un cambiamento dell’immagine del cittadino e con un allargare la cittadinanza (ovvero la rivendicazione di diritti) a chi è “vulnerabile”. Idealmente allargare la cittadinanza dovrebbe coincidere con l’umanità e non con l’identificazione con un paese di provenienza.

  2. Naghia Ahmed says:

    “Da questo punto di vista l’accesso alla sanità rimane come una concessione (a chi non è cittadino) e non come un diritto.”
    In realtà è vero a metà, perchè dipende dalla nazione in cui ti trovi, probabilmente perchè la storia di ciascuna ha influito diversamente sulla stesura delle Costituzioni.
    Per esempio, negli Stati Uniti il concetto di salute è effettivamente visto come privilegio del cittadino, tanto che un cittadino senza assicurazione, per il Deficit Reduction Act del 2006, deve documentare la sua cittadinanza per poter usufruire del programma di assistenza pubblica(ti invito a leggere questo breve articolo: http://www.piusalute.it/p_notizie/stati-uniti-e-gran-bretagna:-due-visioni-del-diritto-alla-salute ), non so se con Obama è cambiato qualcosa, non sono aggiornata.
    In Italia, invece, l’articolo 32 dice: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. [...]“. Viene quindi sottolineato come diritto fondamentale dell’individuo, prima ancora che del cittadino. Chi ha steso la nostra Costituzione era già avanti.
    Per quanto riguarda l’Unione Europea invece, il diritto è espresso meno esplicitamente, “nascosto” in articoli indiretti – per esempio, l’art. 1 prot. 1 addizionale alla Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali dice che “Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno può essere privato della sua proprietà se non per causa di pubblica utilità e nelle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale. [...]“, e poichè la salute può essere considerata come bene dell’individuo, questo articolo garantisce indirettamente le prestazioni sociali; inoltre, è condizionato nella sua tutela dalle legislazioni nazionali. Tuttavia, la Carta dei Diritti fondamentali dell’UE garantisce “livello elevato di protezione della salute umana”.
    Il punto non è allargare o meno la cittadinanza, ma tutelare un diritto che in vari Stati è ritenuto tale dalle stesse Costituzioni (e in altre no), ma che non sempre è assicurato per tutti, cittadini e non…insomma, bisognerebbe globalizzare il diritto alla salute dell’individuo e garantirlo, senza concessioni, ma nel rispetto delle leggi vigenti.

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