La nostra nuova redattrice Maral racconta il suo Iran Assenzio purissimo servito in tipici bicchieri da tè, champagne e caviale serviti con classe, vasche piene di vino e chicchi di melagrana appoggiati su favolosi tappeti persiani, uomini barcollanti vestiti da James Bond e donne con abitini burlesque sotto finissimi chador a fiori. La Musica fa tremare le pareti colme di addobbi natalizi. L’albero è imponente e le confezioni regalo portano i nomi di Tiffany, Versace e Victoria Secret. Si beve senza pietà, un po’ per dimenticare, un po’ per andarsene fuori. Quando parte la canzone di Madonna “Like a prayer” si spengono le luci e le voci si calmano. I James Bond rimangono in boxer e cravatta e le burlesque persiane si sciolgono i capelli. Non tutti ballano. In cucina due amiche si danno consigli a vicenda: “Vedrai che ti conviene, taglia, cuci, riapri e ricuci”…mi sono intromessa per capire...
Ho già ampiamente e, come direbbe Cetto La Qualunque, infattamente, discettato di moschee, preghiera, separazione dei sessi. Se nella verosimile società ipotizzata dal nostro Cetto le donne vanno bene solo “in posizione orizzontale”, nel caso di alcuni frequentatori di moschee le donne vanno bene solo se nascoste, come il buon Profeta ( Pace e Benedizione su di lui) ci insegna. Un attimo. Davvero è questo che ci insegna? Mi conforta (o sconforta, a seconda dei punti di vista) sapere che le mie riflessioni sembrino avere solidi punti di contatto con quelle di qualche altro libero pensatore, in questo caso Jehanzed Bard, filmmaker indipendente che collabora con altmuslimah. Questo significa che il problema è lo stesso anche altrove, ma soprattutto che il disagio che provo circa l’atteggiamento nei confronti delle donne è generalizzato, e insomma dovrebbe spingere ogni donna musulmana a fare qualche riflessione. Dar inizia il suo ragionamento in maniera...
La giornalista svedese di origini palestinesi Nadia Jebril ha girato l’Europa con un cartello intitolato: “Parlate arabo?”. Il suo tour è stato riassunto in una trasmissione, “Rena rama arabiskan” [L’arabo in ogni sua forma], una sorta di resoconto sulla diffusione della lingua araba in Europa – Svezia, Danimarca, Gran Bretagna, Francia, Italia, Malta, Spagna, Bosnia – e in Libano. Durante il suo viaggio europeo, Nadia ha voluto capire in che misura l’arabo consente a chi lo parla di cavarsela sul Vecchio continente. “Tutti ci parlavano soltanto di islam e di Medio Oriente, come se dovessimo limitarci a questi argomenti classici. Poi ho pensato che tra noi ci sono molti musulmani, che in gran parte parlano arabo. Ma è qui in Europa che vivono, e l’arabo è molto diverso da quello che si parla in Medio Oriente, soggetto a influenze locali. La mia generazione costituisce un gruppo a parte. Siamo cresciuti...
Insha-Allah in arabo significa se Dio vuole. Credo che alla maggior parte di voi sarà capitato almeno una volta nella vita di averlo sentito dire. Per i musulmani, e per gli arabi in generale ormai fa parte del linguaggio comune, di ogni giorno, anzi, direi quasi di ogni minuto. Ormai del termine Insh-Allah si fa un uso quasi inappropriato in certi casi. Volevo condividere con voi varie situazioni comuni, tipiche arabe, in cui si dice Insh-Allah. Quando si ha in progetto qualsiasi cosa, un viaggio, piuttosto che un incontro, un progetto di lavoro o altro, quando se ne parla e si esprime l’intenzione di farlO si inizia o si termina dicendo Insha-Allah. “A natale vado in Egitto Insha-Allah”. E questo ci sta, perché naturalmente l’intenzione c’è ma se capitano degli imprevisti il progetto può andare in “fumo”. E quando non si ha l’intenzione di fare qualcosa… Qualcuno ti chiede di...
I musulmani si dividono in due categorie, chi beve alcolici e chi non li beve. Nel Corano (Sura 2), infatti, non esiste il divieto assoluto, ma solo un giudizio permissivo, in quanto si dice che nel vino c’è qualche vantaggio per l’uomo, ma il danno è superiore al beneficio e, nella Sura 4, si avverte i credenti di non andare alla preghiera mentre sono ubriachi. Solo la Sura 5 riporta invece un divieto assoluto all’alcool, perche’ considerato opera di Satana. Nella Sura 16, infine si dichiara che “il vino è bevanda benefica ed eccellente, da usare con moderazione, solo per gente che ragiona”. Da oggi, però, tutti potranno bere almeno il whisky, indipendentemente dalla loro interpretazione delle Sure coraniche. II whisky è una delle bevande alcoliche più diffuse al mondo e si può trovare in numerose varianti a seconda delle caratteristiche del processo produttivo, delle materie prime impiegate e della...