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Natale con la Digos

Natale con la Digos Dati Articolo Ne avevano già parlato in un telegiornale locale:
“Anche la comunità copta di Genova sarà sotto la sorveglianza della DIGOS per le celebrazioni del Natale ortodosso, la notte fra il 6 e il 7 gennaio”, ma di certo non mi aspettavo di trovare veramente gli uomini della sicurezza pubblica là, proprio là, davanti alla chiesetta copto-ortodossa di Sant’Antonio Abate di Genova.

È stato un Natale passato in compagnia dei servizi segreti insomma, quello del 2011.
E non è stata affatto una bella sensazione, ci sentivamo come se gli integralisti islamici fossero lì lì per attaccare da un momento all’altro. Qualche fedele si è fatto furbo e non è venuto “E chi me lo fa fare a me!”, qualcun altro si è fermato a scattare una foto al blindato, e altri si sono limitati a fare un pensierino sul motivo di tutto questo, senza riuscire a smettere di riavvolgere il nastro del video della strage di Copti in una Chiesa che in meno di una settimana aveva fatto il giro del mondo.

Era trascorsa appena una ventina di minuti dallo scoccare del nuovo anno, e mentre il mondo intero accoglieva a braccia aperte il 2011, la chiesa dei Santi (Alessandria d’Egitto), si è trovata alle prese con un bagno di sangue. Una ventina di morti, brandelli e carcasse umane ovunque, e una decina di feriti, nel cuore della notte, il Primo dell’anno.

Molti musulmani in Egitto avevano annunciato la loro solidarietà, uomini di fede, imam, e sceicchi avevano assicurato la loro presenza alle funzioni di Natale al fianco dei fratelli cristiani.
Abbiamo visto molti gesti solidali e fraterni, come a dire “Cristiani e musulmani si amano”, gesti che alla fine si sono persi come goccioline di pioggia nell’oceano, marchiati a fuoco dall’ipocrisia. Non mi sarei mai aspettato però, che anche qui, nella piccola chiesetta di Sant’Antonio abate, una famigliola musulmana accogliesse per davvero quest’invito, non mi sarei mai aspettato che una famigliola musulmana si preoccupasse di esprimere la propria solidarietà a meno di venti persone (all’incirca i fedeli presenti la notte di Natale 2011).

Nel nostro intimo provammo un grande imbarazzo alle parole del sacerdote, che non conoscendoci ancora bene non si era accorto degli ospiti, e colmo di rabbia ci ammonì duramente: “Guai a chi non è venuto a Messa oggi! È così che esprimiamo il nostro coraggio e la nostra forza di volontà, davanti a chi ci vuole eliminare dal NOSTRO Paese?”
Ad appena una settimana dall’attentato, la tesi dominante su chi fosse stato l’autore del misfatto era quella delle autorità egiziane (ancora all’epoca del regime): “Non c’è dubbio, ci sono mani estere” assicurava Mubarak… oggi, molti copti pensano che sia stato proprio il ministro degli Interni del raìs, Habib al-Adly, ad aver architettato tutto per impaurire i copti, e ricordare loro la protezione che garantiva Mubarak ai cristiani d’Egitto contro gli islamisti. Molti si guardarono negli occhi mangiandosi le dita dalla vergogna, ma il prete era proprio infiammato (d’altronde bisogna dire che l’accaduto aveva infiammato non poco gli animi di noi copti in generale): “Vogliono fare pulizia etnica – non ha usato proprio questi termini, ma all’incirca il significato era quello – ci vogliono tutti fuori dall’Egitto!”… e così via fino alla fine dell’omelia.

Finita la Messa, e scambiati gli auguri, di solito ci si aspetta che tutti i copti a digiuno da quarantatré giorni, scappino a casa in tutta velocità a consumare il ben di Dio che li aspetta… ma quest’anno qualcuno ha ancora qualcosa da fare: dire al sacerdote che quella notte, in chiesa con loro c’era anche una famigliola di musulmani, e vedere la sua reazione:“Padre, ma come ha potuto parlare così, non sa che con noi a Messa oggi, c’erano dei musulmani, venuti a farci gli auguri?”
“Chi?! Dove!?”… le sue parole ce le immaginiamo tutti: “Non volevo offendere…”, “Ero emotivamente coinvolto…”, “Dovevo scuotervi…”.

Adesso, nulla ci poteva separare dal Cenone, o quasi.
All’uscita non potevamo non ricordarci degli agenti della DIGOS, che erano lì in servizio da oltre sette ore.
“Ci scusiamo tanto per il disturbo, vi abbiamo fatto fare tardi…”
E loro: “Dovere!”


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Maha

  • Buona fortuna da Maha!


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