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Iran e Usa in guerra (per ora) virtuale…

Iran e Usa in guerra (per ora) virtuale… Dati Articolo
Io sono una di quelle persone che la tecnologia la apprezza, ma non la rincorre. Ogni cosa hi-tech e cool che possiedo è di seconda mano e di conseguenza la ho ottenuta con un ritardo di almeno un anno rispetto a tutti gli altri. Infatti ho la PSP solo da circa dieci mesi. Appena me la hanno regalata, ho pensato che oltre a Tekken, che c’era già, volevo pure GTA Vice City, visto che si diceva fosse fighissimo.
Per la teoria infondata che conviene fare shopping all’estero perchè “ovunque lo paghi meno dell’Italia”, entrai in un negozio di videogame nel cuore di Dubai. Niente. Lo conoscevano benissimo il gioco, ne parlavano come se fossero esperti in materia, sapevano anche i codici crackati che servono a superare alcuni livelli, eppure non lo vendevano. E non era esaurito, era semplicemente assente. Censurato. Vietato. Troppa violenza.

Nel 2007 era stato temporaneamente vietato il gioco Manhunt 2 in Italia e nel resto dell’Europa per gli stessi motivi. Sarà che col tempo abbiamo imparato ad accettare e giustificare più violenza del dovuto da queste parti?
È difficile dire se è giusto o meno censurare giochi simili. Una parte di me crede che aiuterebbe il pazzo dentro ognuno di noi a sfogare le sue frustrazioni prendere uno, tirarlo fuori dalla macchina, picchiarlo fino a farlo sanguinare dagli occhi e poi rubargli la macchina (e a volte anche la fidanzata), ma d’altra parte penso che un ragazzino che non avrebbe mai neanche osato immaginare una cosa del genere, possa iniziare a pensare che sia accettabile o “figo”.
Chissà, ma non avevo mai pensato che si potesse censurare un videogioco solo per la sua ambientazione, eppure è successo in Iran, dove la censura, purtroppo, è all’ordine del giorno.
La scorsa settimana è stato posto un divieto sulla vendita di Battlefield 3, un videogioco dell’americana Electronic Arts (EA)di quelli che si usa chiamare gli “sparatutto in prima persona” (FPS). La motivazione ufficiale è stata che il gioco conteneva dei problemi tecnici e che era inaccettabile che alcune scene fossero ambientate a Teheran.
La trama del gioco prevede infatti l’arrivo dei marines americani nella capitale mentre sono sulle tracce del capo di una cellula terroristica che si nasconde proprio lì. Teheran viene bombardata ed assiedata – virtualmente. Qualcuno dirà “è soltanto un gioco”, ma a Teheran qualcuno la vede come una provocazione. L’agenzia stampa iraniana FARS ha riportato che un gruppo di giovani iraniani ha lanciato una protesta contro il gioco con una petizione online che finora ha raccolto circa 5000 firme. "Siamo consapevoli che la storia di un videogioco è ipotetica ... [ma] crediamo che il gioco è stato volutamente presentato in un momento in cui gli Stati Uniti stanno spingendo la comunità internazionale a temere l'Iran".

E mentre alcuni esprimono la loro contrarietà sui blog ed i social forum, qualcuno contempla la vendetta. Il dirigente della Fondazione Iraniana per i Giochi Elettronici Behrooz Minaei ha annunciato il lancio di Attack on Tel Aviv, un videogioco della stessa tipologia di Battlefield che sarà ambientato in Israele. Lo scopo del gioco non è ancora chiaro, ma d’altronde dal titolo stesso si intuisce la provocazione. Lo trovo un modo infantile di reagire. Sarebbe troppo bello se “fossero superiori” ed ignorassero l’accaduto, giacchè comunque non essendoci un rivenditore ufficiale della EA in Iran, Battlefield è da sempre solo disponibile in copie pirata.
Comunque sia, ci ho pensato molto ed ho realizzato che mi piace molto questo modo infantile di combattersi a vicenda. Preferisco di gran lunga le battaglie che si svolgono nel mondo virtuale, quindi in fondo che l’Iran e gli Stati Uniti si sfoghino con questa guerra “tiepida” dietro lo schermo di una console potrebbe persino essere un bene...almeno così anche i morti ed i feriti saranno solo virtuali.


7 Responses to Iran e Usa in guerra (per ora) virtuale…

  1. Pier Francesco says:

    Cara Sabika,
    Credo che tutti preferiamo le guerre virtuali. D’altronde i giochi di guerra ci sono sempre stati, e da bambini si gioca sempre a fare la guerra con bastoni trasformati in finte spade. Bisognava solo stare attenti a non ficcarseli in un occhio, per il resto era divertentissimo… :-P
    Premesso che l’ultima volta che ho video-giocato sarà stato anni e anni fa (li ho abbandonati all’università, praticamente), non sono mai riuscito a capire quale soddisfazione uno trovi nel simulare di pestare, rompere le ossa, sterminare, ecc… Tanto per capirci, erano anche usciti videogiochi che simulavano stupri!!! La cosa più violenta che avrò fatto in un videogioco io, probabilmente è stato un tackle scivolato sul calciatore avversario. :-P
    Se uno ha bisogno di giocarci per sfogare frustrazioni, forse prima di tutto è meglio capire perché ha quelle frustrazioni: e farsi una bella nuotata? O una corsa? Che fanno pure bene alla salute.
    Tra i tanti divieti dei quali soffrono i giovani Iraniani, mi sa che questo potrebbe esere l’unico con un certo senso. Mi dirai, semmai, che è assolutamente inutile perché tanto gireranno già copie pirata scaricate da Internet o importate di contrabbando.

  2. Gabriele says:

    Per molti giovani il videogioco di guerra è l’unica mediazione con la realtà “politica” della guerra – oltre ai TG mainstream. I videogiochi di guerra che presentano alternativamente i “sovietici” e gli “arabi” come “nemici” e “terroristi” da sconfiggere ed eliminare sono l’anticamera del consenso alle operazioni militari nei teatri di guerra del Medio Oriente e dell’Asia. Teatri di guerra che sono già operativi, e che negli ultimi anni hanno già conosciuto migliaia di morti. Il fatto che “se ne parli” solo attraverso i videogiochi è un ulteriore aspetto dell’anestesia dell’opinione pubblica, la stessa che ha permesso questa crisi socio-economica di cui cominciamo, infine, a patire le conseguenze.

  3. Silvano says:

    Da sempre la cultura dell’intrattenimento americana si basa sull’individuazione di un nemico chiaro e riconoscibile. Prima erano i russi, ora i governi “non amici”. Non è la prima volta e non sarà neanche l’ultima. Per il resto il gioco è una figata e, appena esce, mi compro pure la versione iraniana. :)

  4. Tania says:

    Mi chiedo se dovessero creare un gioco simile basato nell’affrontare nemici europei… per esempio in Italia… lo comprerei? Io non penso di essere capace di distruggere la mia citta’, il Colosseo, etc, nemmeno per gioco… ma forse saro’ strana io.

  5. John F. says:

    Bello il taglio di questo pezzo. Complimenti!

  6. Cesare says:

    Quella sui videogiochi violenti (e sui videogiochi in senso generico) è una controversia in corso da decenni ormai. Sono stati esposti tutti i più disparati pareri in merito. C’è chi sostiene (dati statistici e ricerche) che questi possano in qualche modo alimentare o addirittura far nascere istinti violenti nello stato d’animo degli utenti che ne fanno uso, altri contrariamente (sempre secondo ricerche) tranquillizzano l’opinione pubblica dichiarando che chi è concentrato a usare la violenza virtuale da sfogo a quel lato del proprio carattere in quel momento e sonlo in quello e addirittura non avrebbe il tempo per mettere in atto certi comportamenti nella vita reale, ecc…
    i videogiochi di guerra (war games, battaglie tra mondi diversi…), o di violenza corpo a corpo (fight games, picchiaduro in prima persona…) esistono da sempre. Il primo videogioco largamente disribuito ad es. fu SPACEWAR (1961), e già il titolo la dice lunga. E la storia poi ci insegna che tra i titoli di magior successo negli anni ci sono sempre stati questo genere di videogames.
    Il mio punto di vista a riguardo è che hanno da sempre stimolato concentrazione, senso tattico, istinto di difesa, riflessi e intelligenza. Una persona intelligente sa perfettamente distinguere la virtualità dalla realtà. Io personalmente sono sempre stato attratto dai videogames, e soprattutto da quelli di spionaggio/guerra. Il discorso ovviament si fa un attimino più complesso riguardo all’età dei ragazzi che ne fanno uso.
    Ci sarebbe da aspettarselo un comportamento violento da parte di un ragazzino americano di 5-6 anni sottoposto per ore e giorni al videogioco in questione. Non vedrebbe l’ora di mollare un calcetto ad un altro bimbo, e non necessariamente iraniano!

  7. Filippo says:

    Purtroppo le guerre sono da tempo parte della vita di ogni bambino. C’è chi li vive sulla propria pelle, e chi solo nel mondo virtuale, ma tutti le conosciamo fin troppo bene.

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