I neuroni specchio riuniranno Israele e Palestina
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L'Associazione Italiana Amici di Neve Shalom Wahat al Salam ha compiuto vent’anni nel 2011 e per l’occasione il mese scorso si è voluto festeggiare l’anniversario con un convegno la storia di questa piccola e preziosa amicizia, quella cioè tra il villaggio e i suoi sostenitori italiani.
Tra i vari interventi che si sono susseguiti durante il convegno, è stato degno di rilievo il contributo originale e innovativo di Rita Sidoli, docente di Pedagogia Speciale presso l'Università Cattolica del sacro Cuore di Milano. Nella sua relazione, L’empatia e il rischio educativo, la Prof.ssa ha creato un trait d’union tra la storia del villaggio e una recentissima scoperta neuroscientifica. Si sono spiegati i motivi per cui è importante la loro esistenza nella storia dell’evoluzione umana. Essi, infatti “permettono (insieme ad altri circuiti neuronali) l’attivazione mentale “convergente” fra le menti di chi racconta, insegna, spiega, mostra … e di chi ascolta, riflette, confronta, …; tale attivazione convergente è alla base di ogni apprendimento” e “facilitano la consapevolezza dell’appartenenza (a un adulto che si prende cura, a un gruppo che noi definiamo famiglia, ad una classe, ad una comunità); proprio la sicurezza dell’appartenenza permette l’apertura agli altri (lo stadio della fiducia – sfiducia in Erikson; le dinamiche di attaccamento sicuro – insicuro studiate da Bowlby e dalla Ainsworth; il senso di appartenenza alla classe come l’antidoto più significativo all’abbandono scolastico) ”.
Sono premesse doverose per capire il legame tra le potenzialità di questo sostrato neuronale -che può essere compreso solo in parallelo alla storia evolutiva del soggetto e l’intera rete neuronale con funzioni di integrazione ed elaborazione- e la costruzione del NOI all’interno della storia di Nevè Shalom. La peculiarità di quest’ultimo è difatti il rappresentare una storia “buona” fra esigenze individuali e scelta di appartenenza. Ne sono uno sviluppo e un esito, seppur non esaustivi, “l’imitazione e il suo carattere fondante l’apprendimento, il riconoscimento dell’intenzionalità nell’agire altrui, la nascita dell’intersoggettività che matura nel passaggio dallo stadio dell’imitazione all’atteggiamento di reciprocità mediante l’attenzione congiunta e la condivisione, la competenza sociale e l’intelligenza empatica, l’acquisizione del linguaggio”.
Nella narrazione di Nevè Shalom si confrontano la storia degli uni e degli altri e si prospettano due scenari: gli eventi e la storia dei sentimenti. I secondi colorano di significato i primi. Il senso dell’Oasi di pace è che qualcosa di diverso è possibile in questo luogo profetico, anche se il rischio potrebbe essere quello di farsi determinare dalla propria storia. Una storia di sofferenza, ma anche una storia di speranza.
Maggiori informazioni sul villaggio:
Il villaggio Nevè Shalom/Wahat as-Salam (“Oasi di Pace” in Ebraico e Arabo) è un villaggio creato congiuntamente da Ebrei e Arabi palestinesi, tutti cittadini di Israele, impegnati nel lavoro di educazione per la pace, l’uguaglianza e la comprensione fra le due popolazioni.
Situato su una collina ai bordi della valle di Ayalon, ad una uguale distanza (30 Km) da Gerusalemme e da Tel Aviv-Jaffa, il villaggio comprende oggi 60 famiglie. L’organizzazione del villaggio comprende un sistema educativo binazionale per bambini, un luogo per l’incontro fra i due popoli La Scuola per la Pace, un centro spirituale pluralistico, Doumia-Sakinah, ed un Hotel.
Lubna cara,


Come la fai complicata! Argomento sicuramente molto affascinante ma pressoché inaccessibile per i profani delle neuroscienze.
Ti prego, dimmi se ho afferrato il concetto, così verifichiamo se i miei e i tuoi neuroni specchio funzionano bene (sii comprensiva, però, perchè mi sa che me ne sono rimasti pochi…), e se si è creata l’”attivazione mentale convergente” tra noi due.
Se ho capito bene la tesi della prof.ssa Sidoli, tradotta in parole volgari, sono stati recentemente scoperti dei neuroni un po’ particolari, chiamati neuroni specchio, che faciliterebbero l’apprendimento e l’empatia tra gli individui. Come conseguenza, questi neuroni porterebbero quindi alla costruzione del senso di identità e di appartenenza a una comunità. E’ così, ho capito bene? Perché se fosse così, e considerando che tutti gli esseri umani sarebbero dotati di questo tipo di neuroni allora uno si chiede per quale motivo solamente gli abitanti di Nevé Shalom avrebbero sviluppato questo comportamento, diciamo aperto e tollerante, mentre i loro connazionali no. Che i neveshalomesi siano uno stadio superiore dell’evoluzione?