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"il blog delle seconde generazioni"

18 Ius Soli, a quando una legge?

18 Ius Soli, a quando una legge? Dati Articolo
Come ci si sente a nascere in Italia, non aver mai visto il luogo di provenienza dei propri genitori, parlare solo italiano...ma non essere Italiani?
Cosa aspetta l'Italia a elaborare una semplicissima legge che restituirebbe diritti e una vita normale alle seconde generazioni?
Dopo la fuga dei cervelli, attendiamo anche la fuga delle seconde generazioni? (forse improbabile, ma se pensiamo che contribuiscono a "svecchiare" il paese più vecchio d'Europa viene da chiedersi se rendere loro la vita impossibile danneggia più loro oppure noi...)

Fred Kudjo Kuwornu (tra le altre cose scelto da Spike Lee per lavorare come assistente sul set di Miracolo a Sant’Anna), madre bolognese e padre ghanese, si è posto questa domanda e ha realizzato il primo documentario grass-root in Italia, proiettabile presso associazioni, biblioteche, realtà cittadine.

Il documentario si chiama 18 Ius Soli:



Come spiega Fred, 18 perché è l'età a cui si può richiedere la cittadinanza qualora nati in Italia, e ius soli come il diritto di cittadinanza basato sul territorio di nascita piuttosto che sulla discendenza.


Se volete capire meglio come funziona anche negli altri paesi europei, date un'occhiata all'ottima infografica di LINKIESTA sui "nuovi Italiani che lo stato non riconosce".
Nell'attesa che le istituzioni si diano una svegliata.


3 Responses to 18 Ius Soli, a quando una legge?

  1. Mario says:

    Milly Carlucci ha preso l’aereo ed è andata appositamente a partorire negli Stati Uniti d’ America per dare ai suoi figli anche la cittadinanza americana. Gli USA hanno una legge che risale al diciottesimo secolo quando attraversare l’Atlantico era un’impresa eroica e drammatica per tutti.
    L’attraversata valeva molto di più di tanti esami di idoneità. Milly Carlucci, che ha due figli, in entrambe le occasioni è rientrata subito dopo in Italia in aereo con i neoamericani. Stupidità americana a parte , ritengo lo ius soli una cavolata. Piuttosto percorsi più veloci di cittadinanza e, se la politica immigratoria non fosse solo xenofobo-buonista, chiamare in Italia un congruo numero di persone organizzandosi nei paesi di loro provenienza. Selezione non significa discriminazione. Mi riferisco a persone e nuclei familiari verificati e non estesi all’infinito che si ritiene possano contribuire sul piano sociale ed economico a migliorare un paese decadente e demograficamente allo sbando come l’Italia. E’meglio attribuire la cittadinanza a queste persone ed ai loro stretti congiunti prima che mettano piede in Italia, piuttosto che dare cittadinanza a chi deliberatamente usa il figlio in Italia come arma di ricatto. La situazione attuale è tale che un’immigrazione illimitata non è sostenibile in Italia come in nessun’ altra parte del mondo. Senza generalizzare, le seconde generazioni, con cittadinanza o meno, si trovano già adesso ad avere un’ingresso nel mondo del lavoro molto più complicato dei loro determinati e coraggiosi genitori. Una situazione simile a quella dei giovani italiani di origine, determinata dall’andamento economico e da aspettative troppo alte determinate anche da lauree conseguite che non danno sbocchi lavorativi. Ultima considerazione: ho guardato il filmato; alcuni dei protagonisti li ho già visti in altre occasioni in televisione e da altre parti. La televisione la guardo poco…Non sarebbe il caso di variare interpreti e di non affidarsi ai soliti professionisti della visibilità che vengono dalle solite associazioni?

  2. Pier Francesco says:

    Cara Yalla,
    La materia è molto delicata, perché tocca la sensibilità di molte persone.
    Di sicuro, la legge attuale è assurda, perché non è possibile che una persona che sposa un cittadino italiano può diventare italiano dopo poco tempo e parla a mala pena qualche parola della lingua, mentre chi nasce e cresce qui deve aspettare i 18 anni: c’è qualcosa che va corretto!
    Tutavia, secondo me, anche lo ius soli applicato “brutalmente” (all’americana) presenta una serie di problematiche, che ha ben esposto Mario nel suo commento. Oltretutto, è un regolamento che dovrebbe essere condiviso a livello della UE (auguri… :-P )
    Io sono dell’idea di uno ius soli temperato: si dovrebbe dare la cittadinanza ai figli degli stranieri all’età di 5 o 6 anni, quando iniziano il loro percorso scoastico. Ritengo infatti che se dei genitori decidono di iscrivere i loro figli alla scuola italiano, specialmente se vengono da Paesi con culture molto diverse, è probabilmente perché vedono per lui un futuro italiano.

  3. Alina Nastasa says:

    Prova

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