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Un fumetto, l’amore e l’arte islamica

Un fumetto, l’amore e l’arte islamica Dati Articolo La nobile arte calligrafica islamica. Le storie dei quadrati magici, la mitologia, gli onirici racconti coranici. Il Buraq, il cavallo alato dal volto femminile che accompagnò Maometto nella sua ascesa ai cieli. La mano di Fatima e la storia che ne spiega il significato.
Avreste mai potuto immaginare che un giovane fumettista americano che non conosce l'arabo potesse illustrarvi e spiegarvi miti e storie del mondo islamico?

La sottovalutatissima arte della graphic novel oggi può anche questo. E lo fa con un nome e cognome precisi: Craig Thompson.
Craig è un giovane del Midwest americano cresciuto in una famiglia di cristiani oltranzisti, o meglio "Born again Christian", la cui prima opera di successo internazionale è Blankets, fumetto illuminato sulla difficile educazione sentimentale in una famiglia tanto ortodossa. Il Time lo esalta come "grande romanzo americano", Craig diventa famoso anche in Europa e il mondo del fumetto lo acclama come uno dei più talentuosi giovani fumettisti americani.

Come giustamente scritto da qualcuno, a quel punto poteva lucrare meticolosamente su quel successo, e assicurarsi qualche entrata fissa e palcoscenico occasionale, oppure chiudersi in casa e lavorare ad un altro Blankets. Non tradire un grande successo è il compito più difficile per un artista onesto: l'ispirazione ti cambia per sempre.

Craig viaggia un po' in Francia e Marocco, scrive un piccolo Carnet di viaggio, ma per il resto rimane quasi sette anni chiuso nel suo studio. A lavorare ad un altro Blankets, appunto.

E così esce Habibi, uno dei fumetti più attesi nella storia delle graphic novels. E a detta di tutti gli addetti ai lavori, "l'attesa valeva la pena".

Il fumetto racconta la storia di due orfani, Dodola e Zam, ma affronta temi trasversali e lo fa in un'ambientazione continuamente mutevole: dal palazzo del Sultano alla metropoli invasa di auto e camion, dal deserto delle carovane alla diga gigantesca eppure segreta con cui imprenditori spietati controllano l'acqua. Una storia che racconta un mondo che va alla malora e lo fa in una confezione nobile, quella dell'arte calligrafica araba che rende "pieno" ogni centimetro di questo libro. Una storia dove l'arco temporale e i luoghi fisici si confondono, volutamente. Ma non conta.

Perchè alla fine, indovina indovinello, Craig Thompson ci racconta l'amore. Non più nel suo fiorire adolescenziale. La religione, cioè, non è più un freno, un ostacolo, un definitore di limiti e barriere: è in qualche modo anche amore.
C'è chi ha richiamato Edward Said e l'orientalismo. Forse anche il nostro Thompson si fa influenzare da un immaginario comune, ma ciò non toglie un singolo granello di intensità, valore, poesia ad una storia che celebra l'arte del racconto, il Corano, la calligrafia islamica, le similitudini tra religioni rivelate, e l'amore in ogni sua sfumatura ( filiale,materno, sensuale). D'altronde Habibi non significa altro che "Mio amato".


One Response to Un fumetto, l’amore e l’arte islamica

  1. zioluc says:

    Non vedo l’ora di leggerlo. Ascoltare Thompson a Torino è stato interessante anche per la presenza della traduttrice che ha presentato il suo punto di vista islamico (nel senso culturale)

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