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Se “mia figlia vuol portare il velo”

Se “mia figlia vuol portare il velo” Dati Articolo
Minigonna, rossetto, tacchi a spillo e capelli liberi e al vento. Eppure non è stata una semplice concessione, ma l’esito di una rivoluzione e di un movimento di femministe che hanno lottato, con testa e cuore, per ottenere il diritto di esprimersi liberamente e senza condizionamenti.
Fatima è stata madre e figlia di questo movimento, ruoli che rivendica con orgoglio. Sono passati anni e dall’Algeria si è trasferita in Francia. Oggi è separata dal marito, vive a Marsiglia e ha una figlia a Parigi, Jasmine, che si sta per laureare in medicina. Alla vigilia della proclamazione, la futura dottoressa rivela alla madre la sua decisione di portare il velo. Per Fatima è un fulmine a ciel sereno.
La passione, la dedizione e l’impegno con cui la donna ha cercato di trasmettere i suoi ideali alla creatura messa al mondo sembrano svanire nel nulla. Sarà questo pezzo di stoffa a separare ideologicamente le due donne che si confronteranno a lungo sul significato del hijab. La posizione della madre è inizialmente irremovibile perché il velo è segno di manipolazione e rappresenta un passo indietro, mentre Jasmine rivendica la sua scelta per una questione di appartenenza, richiamando non tanto la fede, quanto le tradizioni, le voci e i sapori di una terra mai realmente vissuta, ma solo conosciuta attraverso i racconti. Il diverbio assume un ritmo incalzante quando Fatima esprime l’esistenza di un filo di continuità tra il foulard, il burqa e l'infibulazione, quasi volesse rimproverare la figlia che non sente il corpo come un bene di sua proprietà.
L’equilibrio di tutte queste tradizioni è però in bilico, perché non è così semplice intuire il filo che separa il significato antropologico -che v’è insito- da quello religioso. Il primo punto d’incontro avviene paradossalmente quando s’intreccia la questione del coprirsi i capelli con quella dei moderni parametri che dobbiamo seguire per essere figli del nostro tempo.
Qual è dunque il vero scarto tra l’essere schiave di una tradizione plurisecolare che sembrerebbe conferire un rassicurante -seppur futile- senso di appartenenza e l’essere schiave di una moderna estetica che promette invano effimere libertà? Delle ragioni dell’una e dell’altra vengono lasciate le impronte attraverso due lettere conclusive. Alla fine dello scritto di Fatima, la madre rivela la sua appartenenza all'Occidente e quindi in lei vivono, nel nome di questa appartenenza, gli ideali della libertà. Una libertà che consente anche di non indossare il velo.
Emerge una forte contrapposizione con le generazioni immigrate che invece costringono le figlie a coprirsi il capo, nonostante il flusso verso la Francia e il resto d'Europa. A prescindere da tutto, la madre vuole appoggiare la figlia pur di non perderla, anche se rimangono implicite delle questioni che la tormentano. Perché indossare il hijab? Per Dio, la comunità o gli uomini? Forse per distinguersi? Dove sta la vera ragione che spinge la figlia di una convinta femminista come lei a tornare indietro, come per rinnegare le battaglie fatte da molte donne della sua stessa famiglia? Le risposte non sono nemmeno suggerite, ma il testo è assai denso e complesso e lo spettatore non può permettersi di perdere neppure una battuta.

La rappresentazione teatrale del testo di cui sopra (tratto da un libro di Leila Djitli) sarà in scena a Pavia stasera, ma ci sarà l'occasione di assistere allo spettacolo a Milano, al Teatro Out Off, dal 18.01 al 5.02.2012.


MIA FIGLIA VUOL PORTARE IL VELO
di Sabina Negri
regia Lorenzo Loris
con Caterina Vertova (Madre) e Alice Torriani (Figlia)
e con la partecipazione di Alessandro Haber
Musiche a cura di Didier De Cottignies
scena Daniela Gardinazzi
costumi Nicoletta Ceccolini
progetto visivo Dimitris Statiris
produzione Fondazione Teatro Fraschini di Pavia e Teatro Out Off


6 Responses to Se “mia figlia vuol portare il velo”

  1. edly says:

    Ciao Lubna!
    Leggendo con molto piacere queste righe (adoro come scrivi), mi è venuta in mente un episodio, che ho visto nella mia facoltà di Medicina, ad Ancona. Sarà proprio quella facoltà a far venir voglia di un pezzo di stoffa :) ?
    Senza andare nel particolare, una ragazza che per ben 6 anni non ha portato il velo, è tornata in patria per qualche tempo, e ritornando in Italia, l’abbiamo vista con il velo. Qualche amico/a in comune si chiede del perchè di questa scelta.
    Forse è quel segno che dall’adolescenza, più ribelle, fa sì che una donna diventi ‘grande’? Ho notate alcune mie amiche di fede islamica, ma nate e cresciute qui, che verso i 22 anni o appena si fidanzavano (col cugino in Marocco!) indossavano volontariamente il velo.
    O per sentire le radici delle proprie origini evidenziate in questo modo ancor di più.
    Comunque, credo che il velo sia solo una scelta personale (indossarlo o meno, o anche toglierlo) e non vada nè criticata o imposta, e personalmente, mi ispiro a certi colori che vedo o accostamenti…per le nail art :) !
    Un saluto e buon weekend! Edly

  2. Grazie Edly, sei sempre molto cara. Le scelte di cui scrivi sono molto simili tra loro, ma ognuna delle ragazze avrà maturato un percorso individulae diverso dall’altro. Buon we anche a te

  3. Pier Francesco says:

    Grazie Lubna, per la segnalazione di quest’opera teatrale, che mi immagino dal ritmo incalzante e densa di contenuti.
    Come già sai, la mia idea è che ognuno dovrebbe essere libero di indossare o non indossare ciò che vuole, fatto salvo un minimo di decenza e di buon gusto, che poi sono pure concetti complicati da definire poiché sono molto legati ai tempi e ai luoghi.
    Mi colpisce il fatto che la madre veda con dispiacere la propria figlia velata, con gli stessi argomenti che potrebbe utilizzare mia mamma. Correggimi se sbaglio, ma mi verrebbe da concludere che anche nel mondo musulmano vi sono donne che percepiscono il velo come una forma di limitazione della propria libertà personale; ammetto che la cosa mi stupisce assai, perché in teoria queste donne dovrebbero conoscere la loro cultura e sapere che così non è.
    Un caldo abbraccio. PF
    :-)

  4. Caro Pier, per capire fino in fondo le ragioni della madre bisognerebbe approfondire la storia del femminismo algerino. Io ho tentato prima di scrivere questa recensione, ma è stato difficile intervistare donne che hanno vissuto i movimenti di cui ho fatto un breve cenno. Ho provato con gli strumenti a mia disposizione. Buon we

    p.s. a proposito del ritmo incalzante, è doveroso completare il mio contributo sottolineando una grande interpretazione di Caterina Vertova

  5. chebil says:

    penso che ormai al giorno d’oggi la maggioranza delle ragazze che mettano il velo lo facciano per una pressione familiare oppure perchè il propio ragazzo lo vuole sono pochissime quelle che mettono il velo e praticano l’islam quindi io a questo punto sono contrario al velo perchè non ha nessun significato.

  6. Caro Chebil, la tua considerazione potrebbe essere condivisa da molti, ma penso che non sia sempre come scrivi. Potrebbe non essere la regola assoluta, ma ci sono varie famiglie in cui la madre non porta il velo, una figlia sì e le altre no. Le pressioni della famiglia di cui parli, poi, sono di gran lunga più presenti nei paesi d’origine e trattasi, nella maggior parte dei casi, di pressioni e aspettative che provengono dalla società

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