Invitate e conoscete gli intellettuali musulmani: parola di un premio Nobel
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È stata definita la stella fissa nel firmamento di Science for Peace, progetto nato su iniziativa di Umberto Veronesi che si pone come obiettivo la ricerca di soluzioni scientifiche e concrete di pace.
Ed infatti sabato 19 novembre, in occasione della terza edizione della conferenza mondiale di questo progetto, nell’Aula Magna della Bocconi colma di studenti, la stella Shirin Ebadi ha brillato. Ecco le sue parole.
“Quando i diritti civili non sono garantiti, la società perde la propria tranquillità. Chi ha i diritti calpestati protesta. Il mio focus verte sulla situazione discriminatoria nei confronti delle donne in molti paesi. Ciò riguarda soprattutto le donne musulmane. Per esempio, in Iran, dopo la rivoluzione del 1979, sono state varate molte leggi contro di esse. Secondo la legge, infatti, la vita di una donna vale la metà di quella di un uomo; la testimonianza di due donne vale quella di un uomo; un uomo può avere quattro mogli permanenti e ripudiare una donna quando vuole; una donna ha grandi difficoltà nel divorziare. Questa situazione non è solo in Iran. Anche i paesi che ultimamente hanno cacciato i propri dittatori stanno andando verso direzioni di non rispetto verso le donne. Cosa fare? L’Islam, come qualsiasi ideologia e religione, può essere interpretata in molti modi. Gli intellettuali musulmani credono che si possa interpretare l’Islam in una chiave di rispetto per i diritti civili delle donne. L’anima della legge deve essere rispettata. Nel Corano si dice che si taglia la mano del ladro. Qual è l’anima vera di questa legge? Che rubare non va bene, ma non è la vera punizione quella del taglio! All’epoca, e sono quattordici secoli fa, questa pratica era diffusa in tutto il mondo. Anche in alcuni posti d’Europa bruciavano il ladro. Bisogna decidere la punizione secondo i tempi e i luoghi. Oggi c’è il carcere, la multa… non possiamo tagliare una mano! Bisogna cambiare le punizioni e pensare a nuove regole. Prima dell’Islam, gli uomini dell’Arabia Saudita potevano avere moltissime donne, poi con l’avvento della religione musulmana si è ridotto il numero a quattro per poi assistere all’inserimento di una condizione sociale. Ma all’epoca gli uomini andavano tutti in guerra, erano pochi a rimanere. Attualmente non c’è questa condizione. Uomini e donne sono più o meno nello stesso numero rispetto a quattordici secoli fa. Le donne all’epoca non producevano soldi e quindi dovevano sposarsi. Ora però producono ricchezze. Oggi la poligamia deve essere abolita. Molti intellettuali musulmani sono contro la poligamia. E anche contro la lapidazione. All’epoca quest’ultima era praticata in tutto il mondo. Però adesso la situazione è cambiata. Quando una donna tradisce il proprio marito deve essere lapidata? Il senso di quell’antica norma è “Non tradire”. Non si può considerare che la punizione sia la lapidazione. Allora quale punizione sarebbe più adatta? Il divorzio. Oppure può riguardare i soldi. Il marito non è tenuto a pagare una somma se è stato tradito. Nel ventunesimo secolo non si può lapidare. Il numero d’intellettuali musulmani che sta rileggendo il diritto con questa prospettiva sta crescendo. Questi intellettuali vogliono coinvolgere l’Occidente per far conoscere un Islam moderno e progredito, e ciò avviene anche tramite la traduzione e la divulgazione dei loro libri. Vogliono soprattutto coinvolgere le università. Invitate e conoscete gli intellettuali musulmani. Molte divergenze saranno risolte. Cercate di conoscerli”.
Cara Lubna,
Ho letto con interesse e con piacere le parole di Shirin Ebadi, che meritano piena condivisione. Accolgo ben volentieri il suo invito.
Ritengo tuttavia che l’invito dovrebbe essere rivolto principalmente all’interno del mondo islamico. Al di là degli ostacoli posti spesso dalla censura, quanti musulmani conoscono, leggono e apprezzano il pensiero di questi intellettuali? Temo pochi. In una comunità di un miliardo e 500 milioni (o più) di fedeli, dove è posizionato il baricentro delle interpretazioni: verso la “modernità” o verso il “letteralismo”? Ci sono più Lubna o più Al-Qaradawi? Io non ho nessuna difficoltà ad appianare le divergenze, ma è un lavoro che andrebbe fatto da due parti.
Acuta osservazione, Pier. Devono essere i musulmani stessi a conoscere e accogliere questi pensieri e farne tesoro per una loro divulgazione
p.s. Ammetto di aver sorriso nel leggere nella stessa frase il mio nome e quello di Al Qaradawi