YALLA Italia
"il blog delle seconde generazioni"

Sanità e immigrati, perche’ non risolverla?

Sanità e immigrati, perche’ non risolverla? Dati Articolo
La sanità ai tempi dell’immigrazione

Passato il clamore suscitato dalla legge 94/2009, che obbligava i medici a denunciare i pazienti clandestini, il delicato tema della sanità volta ai migranti è stato accantonato. Tuttavia, è ben lontano dalla risoluzione per motivi di ordine burocratico e organizzativo, con rilevanti conseguenze, qui brevemente riassunte.

Situazione legislativa

Un immigrato ha diritto alle cure grazie a leggi internazionali, europee (tra cui la recente risoluzione sulla “Riduzione delle disuguaglianze sanitarie dell’UE” ) e nazionali. In particolare, in Italia l’art. 32 della Costituzione garantisce il diritto alla salute dell’individuo e il D.L. n. 286/98 sostiene la tutela di indigenti non regolari assicurando la medicina di primo livello (medicina generale, Pronto Soccorso, consultorio), nonché “cure ambulatoriali ed ospedaliere urgenti o essenziali, ancorché continuative” attraverso il codice STP (Straniero Temporaneamente Presente). Tale legge indica inoltre il “principio di non segnalazione”, per cui il clandestino che ricorre alle strutture sanitarie non può essere segnalato, “salvo i casi in cui sia obbligatorio il referto, a parità di condizioni con il cittadino italiano”.

Problemi burocratici e disinformazione

L’assegnazione del codice spetta alle ASL o alla struttura erogante la prestazione, ma non alle associazioni di volontariato, che in alcuni casi non dispongono nemmeno del ricettario rosso. Per ovviare al problema, i pazienti sono mandati presso ambulatori ospedalieri, ma capita che la prestazione sia respinta perché senza ricetta (che garantisce il rimborso da parte della Regione) e che non sia assegnato l’STP . Vi sono, inoltre, interferenze tra le disposizioni nazionali sull’ immigrazione e le politiche di assistenza sanitaria (di competenza regionale), che creano situazioni ambigue: l’obbligo di segnalazione non è stato abrogato, ma si è delegato alle Regioni il compito di tutelare gli immigrati. Gli interventi sono stati eterogenei, dalla mancanza di provvedimenti della Lombardia, all’assegnazione dei clandestini a un medico generale in Puglia e Umbria, alla Toscana, contestata dal governo ma supportata dalla Corte Costituzionale.
Due sono i principali problemi da affrontare: l’ignoranza degli operatori sanitari e la disinformazione degli immigrati.
Questi ultimi, infatti, oltre a non conoscere i servizi di cui possono disporre, spesso non sanno chiaramente a cosa serva il codice STP e che può essere utilizzato per più prestazioni. La conseguenza è che molti non si curano (anche perché temono di essere espulsi), che ricorrono al Pronto Soccorso per richieste normalmente svolte in ambulatorio e che non è possibile un’adeguata educazione sanitaria, soprattutto per le donne.

Perché parlarne e perché curare

Al convegno organizzato da GrIS Lombardia “La salute dell’immigrato tra diritto e realtà”, sono state riportate diverse testimonianze di medici presso ambulatori pubblici o del volontariato. È necessario accendere i riflettori su questo tema per potenziare l’attività degli ambulatori per immigrati e gli strumenti delle associazioni di volontariato, in modo da garantire la medicina essenziale; vanno inoltre informati i migranti sull’uso dell’STP, i consultori, i corsi pre-parto e tutto ciò a cui possono accedere con la medicina di base. La situazione attuale pone il clandestino in grave difficoltà, al punto che paradossalmente non può farsi rimuovere un’ingessatura.

La cura degli immigrati è anche un problema di sanità pubblica: pur essendo molto spesso giovane e sano, chi arriva in Italia può essere portatore di patologie (quali TBC, malaria, epatite B) potenzialmente trasmissibili. È quindi doppiamente vantaggioso per lo Stato prendersi cura dei migranti, da una parte per avere un sistema di sorveglianza delle malattie che permetta una medicina preventiva , dall’altra per ottimizzare le risorse, riducendo i costi del Pronto Soccorso e delle patologie croniche.
Vale la pena ricordare la conclusione della Conferenza di Lisbona del 2007: “Rivolgersi alla salute dei migranti non è solo una giusta causa umanitaria, ma è anche un bisogno per il raggiungimento di un miglior livello di salute e benessere di tutti coloro che vivono in Europa”.


2 Responses to Sanità e immigrati, perche’ non risolverla?

  1. Ho appena illustrato i problemi di cui parla questo articolo al nuovo ministro della Salute, Renato Balduzzi, nella sua audizione in Commissione Affari Sociali alla Camera. Grazie per il lavoro che svolgete!

    Andrea Sarubbi
    deputato Pd

  2. Naghia Ahmed says:

    Onorevole Sarubbi,
    la ringrazio sentitamente a nome mio e di tutta la redazione!
    E’ molto incoraggiante sapere che i nostri interventi possono contribuire ad un miglioramento reale e concreto, e che sono consultati anche da membri del Parlamento. Attenderò con rinnovata speranza aggiornamenti, contiamo su di lei e su tutti voi!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo e-mail non verrà pubblicato.

*


I campi contrassegnati da asterisco (*) sono obbligatori



Novità: i video!


Maha

  • Buona fortuna da Maha!


  • Yalla for Avis