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Oasi di pace tra ebrei e musulmani

Oasi di pace tra ebrei e musulmani Dati Articolo Un italiano, un musulmano e un ebreo. Non è l'inizio di una barzelletta, ma si tratta dei tre protagonisti di un libro scritto da Nuccio Franco, tratto da una vicenda vera, quella del villaggio israeliano di Nevè Shalom/Wahat al-Salam, villaggio nato in Israele nel 1972 all'indomani della “Guerra dei sei giorni” da un'idea e dalla volontà di Bruno Hussar.

Qui convivono e lavorano insieme da più di trent'anni ebrei, musulmani, arabi israeliani e cattolici. Quattro etnie diverse hanno, insomma, intrapreso un cammino comune nel tentativo di andare oltre i conflitti, le incomprensioni e i preconcetti. Si tratta di una piccola realtà interculturale ed interreligiosa. La coabitazione nel villaggio non è certo sinonimo di estasi assoluta o di assenza di tensioni. I problemi di convivenza, come si suol dire, stanno anche nelle migliori famiglie ed aiutano a crescere. Detto ciò, però, da molti anni gli abitanti, ebrei e arabi, crescono ed educano in comune i loro figli, e per fare questo hanno messo a punto un sistema scolastico che in Israele e nell'intero Vicino Oriente costituisce un esempio concreto ed unico.

Partendo dalla straordinarietà di questo dato di fatto, che invece dovrebbe essere la normalità delle cose, Nuccio Franco costruisce in maniera brillante un racconto, quello di due amici per la pelle (un italiano ed una musulmana appunto) che raggiungono il compagno di lei (un ebreo), il quale lavora come volontario nel villaggio in questione. Un villaggio modello, irrealizzabile agli occhi dei più che “ospita” momentaneamente un amore che a tutti sembrerebbe quasi impossibile, come può essere quello tra una musulmana e un ebreo.
L'esempio del villaggio fornisce anche lo spunto ideale all'autore per una cronaca minuziosa e spesso drammatica (vedi i soprusi dei soldati e la violenza ingiustificata dei kamikaze) di quello che accade in Israele. Ma il percorso per arrivare a Nevè Shalom non è solo fisico, ma anche e soprattutto spirituale, soprattutto per l'italiano. Da Hebron a Gerusalemme fino a passare sotto l'Arco dell'Ecce Homo dove Pilato, nel presentare Gesù agli ebrei, avrebbe pronunciato la famosa frase “Ecco l'uomo”.

Uno dei tre protagonisti, l'italiano Jan, parla in prima persona, narra le vicende come in un diario. A lui stesso, prima di intraprendere questo viaggio, venivano dei dubbi sull'esistenza del villaggio. Il suo è un cammino di fede, costellato anche da altre prove che troverà, prima di giungere ad una sorta di terra promessa, a quel villaggio dove i sogni di pace sono diventati una bella realtà da imitare. Il suo percorso spirituale può essere letto come il cammino interiore dell'autore. Dei tre personaggi principali, Jan è l'unico a non rivelare e a non esprimere apertamente la propria fede. Ma pur non svelandola, nell'immergersi in questo percorso è tormentato, è alla ricerca, è in ascolto, è in attesa. Non passiva, ma attivissima, dinamica.
Gli effetti del conflitto non li vede solo all'esterno, mentre viaggia, ma li vive nel suo interno, nel suo intimo. Il darsi incondizionatamente agli altri ed il vivere rapporti che vadano oltre i pregiudizi sono il succo di quanto detto da Gesù nel Vangelo di ieri: “Amerai il tuo prossimo come te stesso ”.

Il libro ha, dunque, due chiavi di lettura, diverse ma non opposte, anzi complementari. L'una l'educazione alla pace, all'uguaglianza ed alla comprensione tra diversi popoli, che trovano la loro piena realizzazione nel villaggio Nevè Shalom. L'altra il cammino di ognuno di noi, le domande che ci poniamo, le risposte che cerchiamo. E che non troveremo mai se non abitiamo anzitutto in pace con noi stessi e poi nei rapporti con gli altri, se non aspiriamo a trovare anzitutto dentro di noi quell'oasi di pace, da cui prende nome il villaggio.


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