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"il blog delle seconde generazioni"

Egitaliani mai partiti dal Cairo

Egitaliani mai partiti dal Cairo Dati Articolo Il professor Paolo Branca e la terza puntata del diario sul suo ultimo viaggio al Cairo

Sarei gravemente reticente se non raccontassi tuttavia anche di altre realtà straordinarie incontrate in Egitto.
Mi è stata data l'opportunità di svolgere la lectio magistralis d'inizio d'anno accademico al dipartimento d'italianistica presso la Facoltà di Lingue dell'Università di 'Ayn Shams al Cairo.
Centinaia di studentesse e di studenti che conoscono perfettamente la nostra lingua e cultura hanno ascoltato in silenzio il mio intervento, comprendendone ogni parola e ponendomi domande non banali alla fine.
Tra loro, alcune classi della scuola salesiana Don Bosco, un istituto tecnico che opera nella capitale egiziana dal 1927!

Il giorno dopo sono stato a trovarli. Metà cristiani e metà musulmani, pendevano letteralmente dalle mie labbra. Per due ore piene abbiamo parlato e discusso di tutto, sempre in italiano, lingua in cui seguono tutte le lezioni salvo quelle di religione e di lingua araba.
Aperti, intelligenti, desiderosi di sapere... educati, silenziosi, rispettosi. Un vero paradiso per chi ha ben presenti i problemi di disciplina comuni nelle nostre classi di medie superiori. Ma per loro è un sacrificio e un privilegio poter apprendere la nostra lingua, diplomandosi in una delle più prestigiose scuole superiori del Cairo.

Diventeranno tecnici, meccanici, elettricisti e idraulici... però rischiano di finire a fare i camerieri sulle rive del Mar Rosso, dove la conoscenza della nostra lingua permetterà loro di guadagnare, con le mance, più di qualsiasi stipendio regolare. Inoltre, come spesso accade, una storia con qualche turista annoiata e bisognosa di compagnia, probabilmente non si farà attendere...

Siamo là da quasi un secolo solo per questo? Basta svolgere scrupolosamente i programmi ministeriali, disinteressandosi del loro futuro? Quanti riusciranno a continuare gli studi in Italia? Quanti saranno seguiti una volta approdati del Bel Paese? Quanti ancora potranno contribuire allo sviluppo dell'Egitto dopo il perfezionamento o la laurea italiana? Non saranno forse un'infima percentuale di quanti riusciranno più o meno regolarmente ad approdare sulla nostra Penisola?
Domande senza risposte, fenomeni senza statistiche. Ognuno si occupa del suo orticello, senza preoccuparsi dell'esito finale di una presenza secolare e qualificata di formatori ed educatori Non è davvero possibile pensare a percorsi privilegiati per chi già da là e dalla più tenera età si accosta entusiasticamente alla nostra lingua e alla nostra cultura? Di quale integrazione andiam cianciando se trascuriamo realtà come questa? Antiche teorie economiche insegnano che la cattiva moneta scaccia la buona... Se trattano così l'erba verde, che ne sarà di quella secca?

Qui la pima puntata e qui la seconda

Nella foto il professor Paolo Branca.


4 Responses to Egitaliani mai partiti dal Cairo

  1. Francesca says:

    Mi ritrovo in tutto ciò che ha scritto perchè avendo carissime amiche egiziane,sono partecipe dei loro sogni,delle loro aspettative,dei loro umori.Quando parlano della lingua italiana rimango senza parole perchè ogni loro opinione è piena di pathos,emozioni che a volte mi emozionano,altre volte mi sorprendono perchè l’intensità è tale che penso amino la mia lingua più di quanto faccia io.Fanno proprie le parole di una canzone,fanno esempi citando Dante o Foscolo…Non è solo studio,cultura universitaria,è sentimento.Forse noi dovremmo fare di più per loro,magari a livello di relazioni tra le università,non so,cosi come sta facendo lei,lavoro degno di stima e rispetto e ammiro la sua professionalità,cultura,mente aperta e predisposizione al dialogo e all’ascolto.Io spero che ci saranno riforme dopo la rivoluzione e che questo coinvolga anche le università,in modo tale da rendere realtà ciò che quegli studenti chiedono e che tutto sommato sono cose normalissime che gli spettano di diritto.

  2. paolo says:

    purtroppo parlare di diritti senza parlare di profitti, specie in certe parti del mondo, non ha alcun senso. Perché siamo intervenuti massicciamente in Libia e non facciamo nulla per la Siria? Se perdiamo il treno delle primavere arabe, quando ne passerà un altro? Facciamo rete e facciamoci sentire, sulle due sponde del Mediterraneo, altrimenti sarà la catastrofe per tutti!

  3. Chiara says:

    Ho riletto quest’articolo interessante. E sottolineo “riletto” perchè purtroppo si tratta di una cronaca che va ripetendosi negli anni: e temo quella che metaforicamente viene indicata come “erba verde” potrebbe seccarsi rapidamente se non si opera una mutazione di paradigma non soltanto a livello “di rete”, consentendo maggiore scambio economino & culturale, ma soprattutto a livello locale: anche la più verde delle erbe necessita di un humus e non solo dell’attesa di raggiungere più floride sponde.

  4. antonio says:

    Carissimo,
    non posso che confermare tutto quanto hai scritto e raccontato con passione…! Vivere in Egitto per tre anni e lavorare nei contesti da te citati mi ha insegnato tanto e fatto riflettere, altrettanto “tanto”!
    Grazie, ya brof :-)

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