Caro Crozza, lascia in pace il presidente della Repubblica
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Qusto è piccolo sfogo di una ragazza di seconda generazione e un atto di stima nei confronti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
“Ricordati che mentre gli altri paesi hanno le barzellette, l’Italia ha la politica”. Sono parole di Laila Wadia, scrittrice italo-indiana di origini persiane che coglie in modo assai raffinato l’intreccio che esiste tra politica e ironia caratteristico del nostro Paese. Non a caso, la maggior parte dei nostri comici trae ispirazione e fonte di lavoro da situazioni, dichiarazioni e circostanze che vedono come protagonisti personalità dedite al bene comune presenti nel variegato scenario politico.
Un esempio? Lo straordinario Maurizio Crozza che cura la copertina di Ballarò e che qualche settimana fa non ha risparmiato molti degli uomini dei vari partiti durante la trasmissione Italialand. Crozza rappresenta la comicità istintiva ed è la dimostrazione vivente di come l’ironia sia un qualcosa che appartiene alla testa e alla gestualità. È arguto e intelligente e nei suoi numeri si respirano preparazione e qualità. Passa con disinvoltura da Bersani a Berlusconi e da Bossi a Renzi. È estremamente efficace nei ritmi e nel linguaggio.
Presenta uno spaccato vicino al reale e, della realtà, ne stratifica ogni brandello. Punge e graffia con le sue parole per andare al dunque. Eppure mi sentirei di rivolgergli un mio punto di dissenso attraverso queste frasi:
“Caro Crozza, ti apprezzo e ti stimo e ti si addice ogni personaggio, politico e non. Ogni personalità è degna di essere sottoposta alla tua ironia, ma quando mi tocchi il nostro Presidente Napolitano mi lasci un filino indisposta. Sono gli unici momenti dei tuoi numeri in cui mi vien difficile sorridere di cuore”.
Il motivo delle mie perplessità? Il presidente della Repubblica è una figura onorabile ed è il simbolo delle istituzioni. Quando penso alla sua persona, nascono in me sentimenti di sommo rispetto e ammirazione, sia per l'esperienza e la maturità che lo contraddistinguono, sia per la sacralità di ciò che incarna. E questo soprattutto perché ho sempre sentito molto vicine le parole che rivolge alle nuove generazioni, ai giovani e agli studenti.
Cara Lubna,
Non seguo Crozza, quindi non posso commentare nello specifico la sua esibizione. Mi limito a una riflessione generale. La questione che poni è l’eterno dilemma dei limiti che la satira deve o non deve avere. Chi esercita la satira, addirittura a livello professionale, come in questo caso, dovrebbe sempre tenere presente che il senso dell’umorismo è qualcosa di molto soggettivo e dipendente dalla sensibilità e dal buon gusto individuali: per farti un esempio, c’è chi si scompiscia dalle risate prendendo in giro Brunetta per la sua bassa statura, mentre io lo trovo riprovevole. D’altra parte, però, sono anche del parere che in una democrazia non devono esistere gli intoccabili, e forse neanche il Papa o il Presidente della Repubblica lo dovrebbero essere. Credo che l’unica linea guida che dovrebbe essere seguita in queste situazioni sia quella del buon gusto.
Hai ragione Pier, nessuno dev’essere intoccabile, ma l’essere un filino indosposta quando si tocca il Presidente è involontario… Mi trovi assolutamente d’accordo sull’ultimo punto. Buon senso e buon gusto dovrebbero sempre prevalere su tutto