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Supporting Fadi Karajeh: senza nazionalità nè cittadinanza

Supporting Fadi Karajeh: senza nazionalità nè cittadinanza Dati Articolo
"La condizione di incertezza in cui sono costretto a sopravvivere mi logora giorno per giorno, impotente e senza possibilità di confronto diretto con chi deve decidere del mio futuro e della mia libertà e dignità personale, disgustato del fatto che se fossi un personaggio famoso o avessi contratto un matrimonio di convenienza oggi non mi troverei in questa situazione, perché sarei stato degnato di maggiore considerazione umana; non pretendo che la cittadinanza mi venga “regalata” ma chiedo che mi venga concessa avendone i requisiti oltre alla reale necessità di averne una e non al solo scopo di evitarmi lungaggini burocratiche come, invece, per la stragrande maggioranza dei richiedenti la cittadinanza."

Con queste parole Fadi Karajeh chiede a Yalla Italia di raccontare la sua storia.
Vi ricordate di Hamid, e di quella cittadinanza negata per un bicchiere di troppo?

Ecco, a Fadi sta accadendo una cosa simile, nonostante dodici anni di residenza in Italia durante i quali ha lavorato come interprete per il Tribunale di Ravenna, ha seguito corsi di formazione provinciale, si è costruito una rete di affetti e ha imparato ad amare l'Italia.

Ma c'è qualcos'altro di particolare nella sua storia: Fadi è un rifugiato registrato presso l'UNRWA, senza cittadinanza.
Una di quelle migliaia di persone sparse per il mondo che pagano la colpa di essere nate in Palestina, una nazione senza stato.
Nasce in Kuwait da genitori originari della striscia di Gaza e si ritrova perciò con la nazionalità palestinese ma senza alcuna cittadinanza, finchè decide di trasferirsi in Italia per cercare di migliorare il suo tenore di vita e il suo status giuridico.

Nel 2004 Fadi viene trovato alla guida con un tasso alcolemico di poco superiore a 1 nel sangue, paga la sua sanzione pecuniaria ed estingue il suo reato, non commettendo nei successivi cinque anni altre infrazioni.
Ma oggi paga quell'infrazione con la condanna ad essere cittadino di "nowhere".
Fadi non può tornare in Palestina, visto che il suo passapporto giordano temporaneo non è stato rinnovato e la sua nazionalità palestinese non viene riconosciuta. Non ha potuto vedere la salma di suo padre, riscuotere la sua eredità, stare accanto alla madre malata.
Non è riconosciuto da nessuno perché è nato dalla parte sbagliata del globo e si è permesso di sbagliare.
Di fare uno sbaglio che centinaia di ragazzini fanno il sabato sera, rendendo di certo le strade meno sicure, ma non venendo tacciati per questo di non essere "sufficientemente integrati".

Fadi parla delle ragioni della solidarietà umana, e dice di non arrendersi: dopo aver scritto al Ministero dell'Interno, al Presidente della Repubblica, all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, promette di rivolgersi a Amnesty International, Human Rights Watch, l'ONU, e via dicendo.

Tuttavia smettere di giocare con la vita delle persone e di fare della cittadinanza italiana un privilegio da concedere arbitrariamente conviene a noi, per primi, perché è privilegio dell'Italia accogliere rifugiati palestinesi che imparano quattro lavori, collaborano con le forze dell'ordine facendo da interprete persino a titolo gratuito, e dimostrano la dignità che traspare dalle parole di Fadi.
E' privilegio nostro accoglierlo, e non il contrario.


One Response to Supporting Fadi Karajeh: senza nazionalità nè cittadinanza

  1. Carmen says:

    “Se voi però avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri.” Don Milani

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