Piccoli esperimenti di convivenza
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C’è un progetto di una piccola onlus italiana, Hope Onlus che sta per concludersi. Si tratta della riqualificazione (in realtà una vera opera di salvataggio che ne scongiuri la chiusura) di un orfanotrofio in una piccola località israeliana. Si tratta del paese natale della Madonna, Sephoris. Il centro, che accoglie 74 bambini, fra i 3 e i 17 anni, sorge in un kibbutz ebraico in un’area del paese prevalentemente abitata da arabi musulmani. Motivo per cui i minori accolti appartengono alle più disparate etnie e religioni. Ad accudirli ci pensa, dall’inizio del secolo, l’Ordine delle Figlie di Sant’Anna. Un eccentrico gruppo di suore italiane. Lo spirito dell’iniziativa, che vuole rinnovare le strutture, si basa sulla convinzione che l’unica possibilità di pace nella zona sia la convivenza delle tre maggiori religioni. Convivenza che, al contrario di quello che spesso si sente predicare, non passa né per la “tolleranza” né per la perdita della propria identità religiosa o etnica. Per questo il progetto prevede la collaborazione di ebrei, musulmani e cristiani.
È certo che ci vorrà del tempo per vederne gli esiti. Ma già oggi sembra che il seminato dia frutto. Qui sotto riporto una conversazione tra un’operatrice della onlus (italiana cattolica) e un collaboratore in loco (ebreo sionista). Metterò nomi di fantasia per privacy.
Inizia una telefonata di lavoro tra l’uomo e la donna. Una noiosa comunicazione sullo stato dei lavori e sulle ultime novità. Poi l’uomo, dopo essere stato in silenzio qualche istante, cambia argomento.
Avraham: «Sai Anna, ormai penso che quelle suorine siano la cosa più bella che Dio ha messo in questo mondo»
Anna: «È un modo per dirmi che ti converti?»
Avraham: «No. Questo non succederà mai!»
Anna: «Non capisco…»
Avraham: «Comincio a credere che ci sia un’antità superiore a noi, che ci guarda tutti. Tutti: musulmani, cristiani ed ebrei».
foto di Chiara Nizzola
Lorenzo Alvaro
Personalmente non mi sono mai piaciuti i minestroni (dove non si distinguono le varie verdure…dalla pasta), soprattutto i campo religioso. Quello che succede a Sephoris dovrebbe essere d’esempio a tanti “progressisti” della nostra cara Italia che indicano i nostri tradizionali simboli religiosi (uno per tutti il Presepe, visto che ci stiamo avvicinando al S.Natale) come offesa a credenti di altre religioni. Non è così che si apre il dialogo, rinunciando alla propria identità.