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L’Islam è umano, l’Iran un po’ meno

L’Islam è umano, l’Iran un po’ meno Dati Articolo
"Potrebbe essere impiccato giovedì Yousef Nadarkhani, il giovane prete cristiano residente nella città iraniana di Rasht, sul Mar Caspio, condannato a morte per apostasia. A lanciare l'allarme è il sito d'informazione 'BosNewsLife', che cita fonti iraniane vicine al religioso, secondo le quali Nadarkhani, che oggi sederà sul banco degli imputati in una nuova udienza del processo a suo carico, avrebbe respinto la richiesta di "pentimento" avanzata dal giudice del tribunale provinciale di Gilan nel corso di un'udienza che ha avuto luogo domenica." [Adnkronos]

Nadarkhani ha trentaquattro anni, nato in una famiglia islamica ha deciso però di convertirsi al cristianesimo. Secondo fonti iraniane, davanti alla richiesta del tribunale di abbandonare la propria fede cristiana e di tornare a quella dei suoi “antenati”, Nadarkhani avrebbe risposto al giudice di non essere disposto a ritornare “alla blasfemia in cui mi trovavo prima della mia fede in Cristo”.

L'affermazione coraggiosa della propria identità è cominciata anni fa: Yousef Nadarkhani viene arrestato nel 2006 per la prima volta, poi nel 2009 viene incriminato per proteste per essersi opposto ad una riforma introdotta nel sistema educativo iraniano secondo la quale tutti gli studenti devono obbligatoriamente leggere il Corano, sebbene la Costituzione iraniana garantisca la libertà religiosa. Il capo d'accusa però si trasforma in un processo per apostasia ed evangelizzazione.

Nel settembre del 2010 la Corte d'assise della provincia di Gilan si pronuncia a favore dell'impiccagione.

In Iran la pena di morte è ormai uno sport nazionale: ci si può sbizzarrire, visto che oltre al reato di apostasia anche l’omicidio, la rapina a mano armata, la violenza carnale, il traffico di stupefacenti e l’adulterio garantiscono una sentenza di morte sicura.
Tra gli impiccati nel passato ci sono stati anche due attivisti arrestati nelle manifestazioni anti-governative del 2009, e Zahra Bahremi, una cittadina irano-olandese arrestata in una manifestazione e poi condannata a morte per traffico di stupefacenti.
Oggi si svolgerà un'ultima udienza in cui verrà chiesto nuovamente a Nadarkhani se rinuncia o meno al cristianesimo.


Ma ci sono molti musulmani di orientamento liberale che sfidano apertamente il ricorso a procedimenti giudiziari contro gli apostati (vedi "Il castigo dell'apostasia" dello sceicco egiziano Ahmad Subhi Mansur, e "L'uccisione dell'apostata" del siriano Adlabi) sulla base del fatto che "non vi può essere costrizione religiosa nella fede".
Il Corano docet.

Sura della Vacca 2,256: “Non vi sia costrizione nella religione! La retta via ben si distingue dall’errore”.

Sura di Giona 10,99-10: “Se il tuo Signore l’avesse voluto, tutti gli abitanti della terra avrebbero creduto. E tu vorresti costringere gli uomini a diventar credenti? Nessuno può credere senza il permesso di Dio”.

Sura della Caverna 18,29: “Di’: La verità viene dal vostro Signore: chi vuole creda, chi non vuole non creda”.

Insomma, come saggiamente sostiene Samir Khalil Samir, il reato di apostasia e la sua punizione con la pena di morte "non hanno fondamento islamico. Non trovano fondamento nel Corano e nella sunna, né vi sono hadith che li giustifichino. Neppure la storia dei primi anni dell’impero islamico autorizza una simile interpretazione."

E qualcuno lo ha già dimostrato...


18 Responses to L’Islam è umano, l’Iran un po’ meno

  1. Pier Francesco says:

    L’Iran meriterebbe molta più attenzione da parte dei mezzi di informazione, che si ricordano di questo grande paese dalla cultura millenaria solo in occasione delle rodomontate del suo presidente!
    Sulla questione dell’apostasia e della pena di morte, devo ammettere di aver trovato un po’ sconcertante il dibattito che avete allegato nel link. Può darsi che sia solo un problema di diversa sensibilità, ma non capisco davvero le ragioni per le quali si va a spaccare il capello in quattro sull’interpretazione di questo o quel versetto, quando basterebbe riconoscere che la sacralità della vita e la libertà di religione sono valori universali attinenti alla dignità umana, che valgono a prescindere dalle culture, dai luoghi, dai tempi.

  2. Randa Ghazy says:

    Caro pierfrancesco,

    va da se’ che qui si riconosce la sacralita’ della vita a prescindere da qualsiasi dibattito religioso/filologico o quant’altro. Tuttavia – e forse, hai ragione, si tratta di diverse sensibilita’ – per un musulmano e’ importante puntualizzare come gran parte delle ingiustizie e assurdita’ perpetrate da stati che si definiscono shariatici o di ispirazione islamica traggono la loro ragion d’essere dalla corruzione e dalla manomissione strumentale dell’Islam, e non dall’essenza di una religione senz’altro complessa ma di certo non intrinsecamente violenta o liberticida. Questo, dai tempi de “La rabbia e l’orgoglio” in poi, e’ diventato quasi un obbligo, di fronte alle accuse e alle strumentalizzazioni fatte da giornalisti o islamofobi di vario genere. Il guaio non e’ solo che siano stati liberticidi, ma che lo facciano in nome dell’Islam.

  3. Pier Francesco says:

    Grazie Randa!
    Capisco e condivido le tue osservazioni.
    Tengo a precisare che ovviamente le mie perplessità non si riferivano a voi di Yalla, ma ai protagonisti del dibattito in questione. Forse sono troppo azzardato, ma credo che l’affermazione dei diritti umani in questi Stati vada perseguita proprio attraverso il loro riconoscimento come valori universali e non basandosi sulle diverse interpretazioni del Corano e delle altre fonti, interpretazioni che, per quanto dotte e autorevoli, sono sempre soggette a una rischiosa arbitrarietà.

  4. 'Abdu n-Nur says:

    Il Profeta – su di lui siano la Pace e le benedizioni d’Iddio – ha detto (traduzione dei significati): “Il sangue di colui che ha testimoniato che non sia altra divinità all’infuori d’Iddio e che io sono il Suo Apostolo è sacro [ovvero interdetto all'uccisione], eccetto in tre casi: il taglione per l’assassino, la persona sposata che commetta adulterio e colui che apostati l’Islam e lasci i musulmani”.
    Ha detto anche (traduzione dei significati): “Chiunque cambi la sua religione [abbandonando la fede islamica], uccidetelo”. [Trasmessi da al-Bukhari e da Muslim]

    Al di là del merito specifico della questione, il dott. Samir ha affermato il falso, in buona o cattiva fede – essendo peraltro questi due ahadith piuttosto noti, nonché raccolti nell’antologia tradizionale di detti profetici più autorevole e conosciuta.
    E’ peraltro in sé e per sé sbagliata l’idea di poter imparare l’Islam da un non musulmano, e questo ne è un caso evidente. E’ altresì sbagliato estrapolare versetti coranici “a tema” – proprio come, d’altra parte, fanno gli islamofobi per dimostrare la pretesa “violenza” od “intolleranza” dell’Islam, citando versetti che paiono sostenere le loro argomentazioni, ed attribuendogli valenze che non gli competono in alcun modo.

    Il Corano si commenta col Corano, poi con la Sunnah, poi con la comprensione dei Compagni del Profeta e dei Sapienti tradizionali.
    E’ stato detto: “Tutti i Sapienti musulmani concordano che l’apostata vada punito. La maggioranza di loro propende per l’uccisione, e prove autentiche sono state addotte in tal senso.” L’applicazione pratica della pena è d’altra parte condizionata da diversi aspetti pratici, che spesso ne limitano molto l’effettiva esecuzione, e talora ne sospendono legalmente gli effetti.

    Questo, per quanto riguarda la dottrina – senza che si possa “far dire” al Corano, quel che Esso non dice. Dire che il reato di apostasia e la sua punizione non abbiano “fondamento islamico” è una falsità.
    Naturalmente, altra cosa è la questione della sua applicazione concreta, oggi che tra gli stessi musulmani ce ne sono molti che non sono nemmeno in grado di assolvere alle pratiche elementari della propria tradizione religiosa, né ne conoscono i principi essenziali.

    Non si tratta dunque certamente di “invocare” la punizione per l’apostasia, che è un dramma da tutti i punti di vista. Si tratta innanzi tutto di non fare della dottrina “quel che pare e piace”.

  5. Pier Francesco says:

    Sig. ‘Abdu n-Nur,
    Lei quindi conferma che la dottrina islamica prevede di uccidere, che per me significa che l’Islam è intrinsecamente violento. E vorreste pure la moschea?
    Tra l’altro mi sorge pure il dubbio che nelle sue parole potrebbe ravvisarsi il reato di istigazione a delinquere, perché riconoscere che in certe condizioni è lecito uccidere penso che lo sia.

    @ Randa: scusa per il linguaggio di quanto sopra, ma come si dice in questi casi “bisogna mettere le cose in chiaro”, no? Il signore fa del suo meglio per farmi re-iscrivere all’Oriana Santa Subito fan club (mi sa che ci aveva visto lungo, la ragazza…), che ho abbandonato un po’ di tempo fa, ma ti dò la mia parola che ci metterò tutto l’impegno per desistere dal proposito. ;-)

  6. massimo says:

    ma si dai, una bella moschea con un bel giudice islamico che emette sentenze di morte causa apostasia.. e il sign Adbu-n-nur come pubblico ministero. Facciamone più di una moschea,così risolviamo il problema dei processi lunghi…

  7. 'Abdu n-Nur says:

    Caro sig. Pier Francesco,
    la Repubblica Popolare Cinese detiene il record incontrastato di pene capitali del pianeta, regolarmente decretate per legge; vanta altresì una regolare ambasciata nel nostro Paese, almeno un consolato – probabilmente di più – investimenti pubblici o privati nella nostra economia nazionale e diverse migliaia di imprenditori ed esponenti politici che elemosinano attenzione ed ascolto.

    Dicasi la medesima cosa per gli Stati Uniti d’America, la cui stragrande parte della popolazione civile sostiene la pena di morte, regolarmente prevista per legge, ed i cui governi hanno fino a poco tempo fa esplicitamente sostenuto e praticato la tortura, nonché il bombardamento “preventivo” di popolazioni civili, con l’avvallo od in barba al diritto internazionale, alternativamente. Questo stesso soggetto politico vanta regolare ambasciata e relativi consolati, investimenti e mendicanze da parte pubblica e privata, nonché un controllo attivo della nostra politica nazionale ed internazionale, e la stabile presenza di basi militari sul nostro territorio – le quali hanno già causato diverse vittime ed incidenti, nonché morti per ragioni di inquinamento chimico e batteriologico nell’ambito di operazioni militari congiunte.

    Ora, se vogliamo piegare una dottrina religiosa più che millenaria alle esigenze del politicamente corretto, è un conto. Se vogliamo ragionare nel merito delle cose – che pure è un’espressione impopolare – tenendo presente quel che una dottrina effettivamente sostiene, è un altro.
    In questo secondo caso, ci si può addentrare allora effettivamente nell’ambito delle interpretazioni, intendendo quelle legittime, ovvero fondate scritturalmente e sapienzialmente – e non certo le “mie”, o di “chicchessia” legittimato da altro che dall’effettività fedeltà alla tradizione di cui si fa portavoce ed interprete.

    Con ciò – al di là dell’allusione, francamente ridicola, alla presenza di estremi per una denuncia, addirittura – mi sembra utile aggiungere che non sono affatto un fautore della pena di morte, e che la mia posizione personale, al di là della mia fede di appartenenza, c’entra poco con la discussione su una dottrina e su una tradizione. La quale dottrina e tradizione, a sua volta, non è affatto rivolta ad “incitare alla violenza”, bensì ne contempla l’utilizzo in casi estremi – proprio come d’altra parte fa il buddhismo, l’ebraismo, il cristianesimo tradizionale, etc.

    Non è d’altra parte questa dottrina e questa tradizione ad aver promosso la più grande opera di occupazione e depredazione coloniale della storia dell’umanità, due sanguinose guerre mondiali nell’arco di pochi decenni, ed un sistema socio-economico che a tutt’oggi compromette seriamente la sopravvivenza della specie umana e la conservazione dell’ambiente in cui essa vive – seppure nella più completa idiosincrasia, almeno teorica e verbale, di tutto ciò che ha a che vedere con la “violenza”.

    Vi invito ad aprire gli occhi, cari commentatori, in questo senso. A smettere di supporre di poter giudicare ed addirittura dileggiare presuntuosamente questioni assai più complesse di quanto vi possano apparire nel rapido scorrere del TG news, e di guardarvi intorno, scorgendo come la violenza di cui vi fate severi avversari sia in fondo la linfa del vostro stile di vita, della sua transitoria sensibilità, e del fragoroso declino cui stiamo cominciando ad assistere. Il fatto che le grida angoscianti della povertà e dello sfruttamento, della complicità con le dittature e della prevaricazione economica e militare, si spengano sul fondo del Mediterraneo, nelle gole di migliaia di migranti, non le rende capi d’accusa meno ascoltate dal Signore, che di questo chiederà conto, puntualmente, a tutti coloro che hanno preferito chiudere le orecchie, e sdottoreggiare su cose di cui possono permettersi di ignorare qualsiasi cosa.

    Mi scuso per la divagazione, probabilmente inutile, in questo contesto. Iddio guida chi vuole.

  8. Randa Ghazy says:

    ‘Abdu n-Nur, stai citando dei hadith (detti del profeta) le cui catene di trasmissione sono da molti definite deboli, e su cui il dibattito non e’ affatto chiuso, a fronte di ben quattordici passi del Corano che parlano di apostasia in cui solo sette volte si parla di “castigo” e solo in riferimento all’aldila’. Tuttavia ti affanni come sempre a presentare le tue verita’ in modo definitivo e indiscutibile come un grande sheikh, condendo il tutto con i tuoi passatempi preferiti: l’offesa fintamente garbata di qualche vago “musulmano” che mai definisci per nome e che e’ incompetente o addirittura “ignora qualsiasi cosa” (lanciare il sasso e ritrarre la mano, sei un genio in questo), o di qualche “non musulmano” che non puo’ permettersi di insegnare l’Islam di cui peraltro tu per fortuna sei detentore assoluto (attento anche tu, pero’, a non far dire al Corano quel che non dice…).
    Ti dico subito di non subissarmi di sproloqui finto-umili e teologici perche’ non mi interessano, non so che ti sia successo ma me ne dispiaccio sinceramente.
    Pierfrancesco: e’ evidente che non c’e’ alcuna utilita’ a continuare questo dibattito (che peraltro e’ uscito totalmente fuori tema, a proposito di chi fa sempre il maestro del “rimettere in ordine i termini della questione”. Ma che c’entrano la pena di morte in Cina e negli USA con l’apostasia? Uccidere assassini e stupratori fa parte di un’altra discussione filosofico-politica, e anche etica volendo, che potremmo anche intavolare ma non ha NULLA a che vedere con dottrina islamica, sharia, apostasia…) almeno con il sheikh ‘Abdu-n-Nur, ricordandoti che il fan club ORIANA SANTA SUBITO ha gia’ fin troppo iscritti e che qua non e’ un problema di educazione o cultura: se gli Italiani ritornati all’Islam sono piu’ realisti del re non e’ colpa mia o della cultura araba di certo. Ci sono molti arabi musulmani con cui e’ possibile discutere e confrontarsi anche su questi temi, magari non saranno tutti liberali o vicini alla mentalita’ occidentale: ma non si sottrarranno al dialogo. Cerca costoro, e sorridi agli altri, perche’ le loro certezze granitiche li rendono, in ultima analisi, persone affaticate. Non e’ facile sostenere sulle spalle il peso di ego cosi’ spropositati.

  9. Pier Francesco says:

    Grazie Randa,
    :-)
    Mi hai fermato appena in tempo! Stavo per contro-rispondere, più o meno con le tue stesse argomentazioni, mi mi hai preceduto.

  10. caterina says:

    mi soprende che questo Abdu si spenda cosi tanto per rivendicare i detti del profeta e dei suoi compagni, piuttosto che difendere i principi di libertà universali come la libertà di scegliersi e abbandonare una fede. Più parlate in questo modo e più la moschea a milano e nel resto d’italia ve la sognate.

  11. 'Abdu n-Nur says:

    Randa, ho portato citazioni di detti autentici – il Bukhari non raccoglie detti “discutibili”, c’è poco da dire – e di sapienti, virgolettati. Non ho portato, praticamente, parole mie.

    Ora, il tuo modo di metterla sul personale, arrivando ormai chiaramente ad offendermi, è francamente molto triste.

    Sto ormai evitando di commentare i vostri articoli, per evitare polemiche inutili, che invece non manchi mai di attizzare. Ma se redigi un articolo in cui citi versetti fuori contesto ed un cristiano che afferma una cosa sbagliata – come ti ho semplicemente dimostrato – mi permetto di intervenire, con educazione e senza attaccare nessuno.

    Ora, gli argomenti restano quelli. I tuoi attacchi personali non mi interessano, per quanto davvero mi dispiacciano, perchè sinceramente ti stimavo. Immagino ti importi poco, e cercherò di farmene una ragione.

  12. Ibrahim 'Abdu n-Nur says:

    Pierfrancesco, alle tue parole “la dottrina islamica prevede di uccidere, che per me significa che l’Islam è intrinsecamente violento. E vorreste pure la moschea?” ho replicato portando gli esempi di sistemi giuridici che, similmente a quello islamico, prevedono la pena di morte – con la differenza che essi la applicano, sia dal punto di vista teorico sia dal punto di vista pratico – in maniera esponenzialmente maggiore di quest’ultimo. Ti ho portato altresì l’evidenza della “intrinseca violenza” di almeno uno di questi due sistemi – quello statunitense – soprassendendo sulla tua idea (sbagliata) che l’Islam sia egualmente “intrinsecamente violento”: ti ho infine mostrato come queste due realtà oggettive (la presenza della pena di morte e la “violenza intrinseca” in questi sistemi) non impediscano dei rapporti finanche servili nei confronti di questi due soggetti giuridico-culturali.

    Mi sembra tu non abbia comunque alcun desiderio di capire, ma soltanto di polemizzare e dileggiare – arrivando a parlare di “sognarsi le moschee”, come detto da qualcuno, dimostrando ignoranza di quella stessa “cultura giuridica” di cui ci si vorrebbe fare testimoni. Tenevo tuttavia a puntualizzare il modo in cui il mio intervento, in risposta al tuo commento, non fosse affatto “fuori tema”, come invece è stato suggerito.
    Mi domando, Pierfrancesco, se sia questo l’atteggiamento “tollerante” e “rispettoso della diversità” da cui io debba prendere esempio, laddove ci si trovi dinanzi qualcuno che, pur educatamente, non è accondiscendente e non dice quel che piace sentire.

  13. Pier Francesco says:

    Sig. Abunnur,
    La questione è assai più semplice.
    1) Io naturalmente non voglio credere che l’Islam sia violento, tutt’altro: sono le sue parole che me lo fanno supporre, e quindi ne prendo atto.
    Pe quanto riguarda la moschea, mi permettevo di dubitare che le sua parole, sicuramente islamicamente corrette ma diametralmente opposte alla nostra cultura (che per carità, fa schifo, ma è la nostra), rischiano di rendere il mondo islamico inviso non a me, ma alla stragrande maggioranza dell’opinione pubblica italiana, che è poi quella che vota (io sono uno, e per quanto vi difenda non conto un bel niente).
    2) Alla mia obiezione, lei mi ha risposto citando un paio di casi di sistemi giuridici dove è in vigore la pena di morte, secondo il principio ” Se gli altri ammazzano, lo posso fare anch’io”; il tutto, poi, condito dal solito pistolotto demagico-terzomondista che poco si addice a uno studioso di teologia. E che non c’entrava assolutamente nulla, come ha giustamente fatto osservare Randa.
    3) Restopoi esterrefatto: a questo punto, presumo che lei conosca molto bene il Corano, ma non legga nient’altro, perché altrimenti saprebbe benissimo che le due realtà citate (USA e Cina) fanno grandissimi affari proprio con quel paese, l’Arabia Saudita, che dovrebbe essere il Custode della Fede e che lei ammira moltissimo. E per inciso, uno dei due, la Cina, li fa anche con l’Iran. Non trova sorprendente che i Custodi della Fede abbiano fiorenti rapporti con i promotori dell’Ateismo di Stato, che oltretutto reprimono le loro minoranze musulmane ?

  14. Francesco says:

    Sinceramente credo che le questioni poste da Ibrahim dovrebbero ricevere risposte più serie di quanto ho letto in questi commenti. E lo dico senza nessun tentativo di giustificare gli ammazzamenti di chi cambia religione, o di giustificare l’uso del reato di apostasia per colpire subdolamente avversari politici e personali (vedi il caso del Pakistan).

    Mi pare di capire che ci sono delle incomprensioni di natura personale tra di voi. Comunque, possiamo fare tutte le battute che vogliamo, ma il problema è: il senso di questo articolo è promuovere una interpretazione buonista dell’islam, oppure il criterio del rispetto della libertà religiosa di ciascun individuo da parte di ciascun governo?
    Nel primo caso, si tratta di un dibattito di esegesi delle fonti, in cui forse Ibrahim non ha tutti i torti.
    Nel secondo caso, credo che bisognerà arrivare a trovare una formula per il riconoscimento esplicito della libertà religiosa di ciascuno, non solo (cito Pierfrancesco) “basandosi sulle diverse interpretazioni del Corano e delle altre fonti, interpretazioni che, per quanto dotte e autorevoli, sono sempre soggette a una rischiosa arbitrarietà.”

    E possiamo fare tutte le battute che vogliamo, ma il secondo problema è: perché la pena di morte compiuta in nome della religione fa tanto scandalo (“E vorreste pure la moschea?”, “la moschea a milano e nel resto d’italia ve la sognate”), mentre la pena di morte compiuta in nome dello stato (USA, Cina, Russia) non fa così tanto scandalo?

    PS: che vuol dire “nostra cultura (che per carità, fa schifo, ma è la nostra)”?
    Io contesto molti aspetti della cultura occidentale contemporanea (consumismo, individualismo sfrenato…), ma non credo che faccia tutta schifo, e comunque credo sia necessario contestare e cercare di cambiare gli aspetti che fanno schifo e pure accettare le critiche dall’esterno.
    Soprattutto non credo affatto che le culture si accettino o si rigettino “IN BLOCCO”. Ognuno ha il suo modo di digerire, assimilare e riproporre la propria cultura di partenza, la cultura e il tempo in cui vive, e proprio per questo parlare “in generale” di “occidente”, “islam”, “gli arabi” mi fa venire l’orticaria!

  15. paolo says:

    la questione è delicata e complessa, purtroppo ben oltre i limiti fisiologici di un blog. Cfr. René Girard, La violenza e il sacro per esempio… Senza un approccio antropologico e storico non se ne esce. Diamo pure per scontato che il detto del Profeta sia autentico. Dobbiamo intenderlo come valido per sempre, in ogni tempo e luogo o contestualizzarlo? Questo è il nocciolo della questione. Per di più, vale la pena di ricordare che il Corano NON contiene alcun versetto che indichi – per esempio -che gli adulteri vadano lapidati. Eppure sappiamo che la redazione del Testi sacro è ritenuta infallibile dai musulmani. Il califfo Omar disse che ricordava un versetto che prevedeva tale punizione, ma resta il fatto che al momento della stesura del testo tale versetto sia scomparso… Potrebbe essere stato per volontà di Dio e per sua misericordia verso un peccato (ahimé) tanto comune?
    La Sunna prevede molte cose che sono state poi abbandonate col tempo, come la schiavitù, che allora era ritenuta ‘normale’. Dovremmo reintrodurla poiché praticata 14 secoli fa? Se non si usa la testa, si resterà sempre prigionieri dei testi, non lo dico io, lo dicono la storia e il buon senso. Se con Muhammad si è chiusa la rivelazione, non significa banalmente che tutto è stato già deciso, ma più profondamente che ormai Dio ha parlato e adesso è solo nostro compito interpretare ciò che ha detto. E’ finita l’infanzia, è dura ma è così… altrimenti resteremo eterni minorenni, senza libertà e responsabilità. Chi vuol restare a questo livello è libero di farlo, ma per sé e per la sua tradizione religiosa si assume un ruolo davvero drammatico (vedi i Lefebriani in ambito cattolico, o i fondamentalisti di ogni fede) e dovrebbe riflettere seriamente sulle conseguenze. I fondamentalisti laici non son messi meglio, del resto, ma è appunto per questo che il mondo, pur avendo ricevuto tanta saggezza (rivelata e non), continua ad andare a rotoli!

  16. Pier Francesco says:

    Sig. Francesco,
    Apprezzo quanto da Lei scritto.
    Su quale sia il vero senso dell’articolo, ce lo dirà la redazione di Yalla Italia, che l’ha scritto.
    Per il resto, accolgo il Suo invito e provo a precisare meglio il mio pensiero, così proviamo anche a tornare in tema, dopo le inutili divagazioni (lo riconosco).
    Io trovo la pena di morte abominevole in quanto tale, a prescindere dalla motivazione. Le dirò di più: proprio il fatto che paesi come gli Stati Uniti la pratichino è ancora più abominevole e scandaloso.
    Non tiratemi ora fuori il discorso su che cosa farei a chi uccidesse o violentasse mia figlia (se ne avessi una), perché non ha alcun senso: io potrei certamente essere spinto a vendetta, non lo nego, ma farei di tutto per desistere e se lo facessi sarei altrettanto criminale. E d’altra parte, faccio fatica a capire quale “sollievo” mi potrebbe mai dare la morte dell’assassino/stupratore comminata dallo Stato; oltre che, come sappiamo, non ha nessun effetto di deterrenza.
    Ciò che ho trovato incomprensibile in certi ragionamenti (ma può darsi che abbia capito male io) è il legare la libertà di religione e in ultima istanza persino la vita a intepretazioni di Testi, interpretazioni che sono per loro natura arbitrarie: il nostro diritto alla vita, come la libertà di religione o altro, non è scritto in un Libro (che sia il Corano, il Vangelo, la Torah o chissà cosa), ma ci è dato per il solo fatto che siamo esseri umani. E’ un diritto naturale e positivo, non una concessione!
    Il fatto stesso che si discuta di questo diritto riferendosi a tradizione e interpretazione mi fa venire la pelle d’oca, perché per me è come se lo si mettesse in dubbio; al punto tale che avevo persino “contestato” a Yalla di aver citato i versetti del Corano che, secondo loro, dicevano che non bisognava uccidere l’apostata (vedete il mio primo commento, e la risposta molto precisa di Randa).
    Per concludere: secondo me questi, così come altre libertà fondamentali, sono argomenti sui quali non bisognerebbe fare alcuna esegesi.
    Per quanto riguarda il Suo P.S., concordo dalla prima parola all’ultimo punto esclamativo. Ho vissuto per alcuni anni all’estero, per studio e per lavoro, e di critiche alla mia “italianità”, cioè al mio modo di comportarmi e di pensare “da italiano”, ne ho ricevute parecchie, e spesso giustificate. E in genere, l’ho sempre riconosciuto.

  17. Ibrahim 'Abdu n-Nur says:

    Mi limito a ringraziare sentitamente il sig. Francesco per il suo intervento, che coglie perfettamente il nocciolo del mio contributo, per discutibile che esso sia.

    Al prof. Paolo tengo a ribadire: l’informazione riportata nell’articolo è oggettivamente sbagliata, come lei stesso riconosce, ed io mi son limitato a correggerla. Allo stesso modo, pur evitando di entrare nel merito della corposa tradizione esegetica e giurisprudenziale – giacché, lei lo sa bene, non ci si può onestamente limitare a dire “nel Corano non c’è scritto”, tacendo il principio basilare per cui la Sunnah e l’esegesi tradizionale ne rappresentano un ineliminabile compendio, piaccia o meno – ancora lei stesso cita il hadith di ‘Omar sul versetto della lapidazione.

    Lei invita ad “usare la testa” ed uscire da una condizione di minorità “senza responsabilità”. Al di là delle prospettive personali e professionali, credo che il primo modo concreto per contribuire a farlo sia l’intervenire apertamente quando si riconosce qualcosa di oggettivamente sbagliato, o quantomeno impreciso – come lei ha dimostrato di riconoscere – e l’affermare a chiare lettere che “la questione è delicata e complessa” prima che questa sia ormai scaduta nella banalizzazione e nel dileggio.

    Io mi impegnerò ad intervenire il meno possibile, limitandomi eventualmente a contatti personali, e d’altronde l’intervento del sig. Francesco mi conforta sul fatto che il mio contributo alla discussione su questo blog non sia servito soltanto a crearmi delle antipatie.

    Tuttavia, non mi sembra questo è il modo di promuovere “l’uscita dallo stato d’infanzia”, tacendo consapevolmente sulla realtà e complessità di fonti dottrinali di cui si discute in maniera inadeguata, ed omettendo di mettere chiaramente in guardia dal banalizzare argomenti assai vasti e complicati, invitando piuttosto ad un’adeguata formazione preliminare, a fronte dei gravi fraintendimenti cui questi argomenti sono oggi più che mai soggetti – e diversi commenti a questo stesso articolo lo dimostrano efficacemente.
    E’ su questo che mi riprometto di tornare in forma privata.
    Un saluto.

  18. paolo says:

    questo blog è e deve rimanere aperto a tutti e mi auguro che l’ascolto attento e il rispetto incondizionato restino validi per qualsiasi commento, specie per quelli che non condividiamo o su cui abbiamo pareri diversi. Trovo che sia un arricchimento inestimabile il fatto che non intervenga solo chi già la pensa in un determinato modo. Se ci si parlasse solo tra quanti son già d’accordo sarebbe ben triste. Invito dunque tutti a mantenere un linguaggio equilibrato, il che non vuol dire rinunciare anche a dissentire anche apertamente, dicendo le proprie ragioni, ma senza mai disprezzare quelle altrui. Anch’esse fanno parte della realtà che va capita prima che giudicata e sono indispensabili perché, con tutti i suoi inevitabili limiti, questo spazio resti un luogo di confronto che offra a tutti spunti di riflessione.

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