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La parola araba che preferisco

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Sarò sincera - e anche banale - ma la lingua che preferisco è il francese: ogni cosa tradotta nella sua musicalità arrotata mi sembra più poetica; ogni concetto mi pare più preciso, ogni sentimento più palpabile, ogni insulto più tagliente; mi piace anche quando si mescola ai suoni gutturali dell’Africa e decifrarlo diventa un gioco, nella parlata del Senegal in particolare. Tradisco così, con piacere e con intenzione, la lingua di mia madre, l’italiano, e la lingua di mio padre, l’arabo; pago in questo modo un debito culturale verso un’amatissima insegnante che mi ha trasmesso il suo modo di vedere il mondo, permettendomi di guardarlo allo stesso tempo con profondità e con leggerezza.
Tuttavia, se invece di una lingua, mi trovassi a dover scegliere una parola preferita, sarebbe una parola araba: rahma, misericordia.
L’italiano non sa rendere le sfumature e l’etimologia antichissima di questa parola che costituisce per i Musulmani il fondamento di almeno due dei novantanove appellativi di Dio, il Misericordioso, al-Rahmān, e al-Rahīm, "il Pietoso"; anche per i Cristiani Dio è “ricco di misericordia”, come scrive Paolo agli Efesini; in ebraico misericordia è khesed, termine che evoca l’alleanza tra due parti e la solidarietà che le lega se si trovano in difficoltà; è l’equivalente della compassione per gli animisti; è il secondo polo sui ci si gioca l’ambivalenza di Varuna, il dio che scruta le colpe degli uomini e le punisce, secondo gli Induisti; è il comune sentimento di umanità per gli atei; rimanda a Kuan Yin, dea buddista della Misericordia, che attende fuori dal paradiso che tutti siano salvati prima di entrarvi a sua volta.
E’ diventata la mia parola preferita per merito di un medico di Siena che una sera a cena mi invitò a riflettere sulla radice femminile proprio del vocabolo arabo che la esprime: in età preislamica designava in alcune culture religiose nord-arabiche (Palmirena) e sud-arabiche (Himyar) una divinità (femminile) vera e propria. Non c’è in fondo da stupirsi: comprende il perdono, presuppone l’empatia, ne consegue la pace; è oltre la giustizia, come ha ricordato Giovanni Paolo II nell’enciclica Dives in Misericordia. Richiama con forza quelle qualità materne che Dio – sia pure Dio Padre - non può non possedere, come ci ha ricordato Papa Luciani con parole chiare; durante l'Angelus, il 10 settembre 1978, Giovanni Paolo I disse: “Noi siamo oggetto, da parte di Dio, di un amore intramontabile: (Dio) è papà, più ancora è madre”.
Ad una parola araba non riesco dunque a non associare un’immagine femminile: la Madonna della Misericordia, che nell'iconografia dal XIII secolo è rappresentata in piedi, nell'atto di accogliere sotto il suo ampio manto i fedeli o i religiosi a lei devoti, inginocchiati in preghiera. Dall’amore sacro all’amore profano: in un versetto del Corano il termine rahma accompagna gli amanti e, infatti, “Fa parte dei Suoi segni (ayatun) l’aver creato da voi, per voi, delle compagne (azwajan) affinché riposiate (tasskunû) presso di loro, e ha stabilito tra voi amore (mawadda) e (rahma) tenerezza…” (XXX,21). Stavo per dimenticare: misericordia in francese suona “miséricorde” o semplicemente “merci”… in questo caso perde decisamente il confronto con l’arabo!


2 Responses to La parola araba che preferisco

  1. paolo says:

    in molte moschee ho recitato la Fatiha, prima sura del Corano, che appunto comincia (come le altre) con b-ismi Llahi r-rahmani r-rahim! (Nel nome di Dio clemente e misericordioso)… così come molti amici musulmani hanno recitato con me il Padre nostro. Sincretismo religioso? Balle! Non sono meno cristiano se condivido un’espressione di spiritualità universale, lo Spirito soffia dove vuole e noi non possiamo permetterci di obiettare, ci è dato solo di ascoltare e d’intuire. Il resto son seghe mentali, credetemi

  2. Ibrahim 'Abdu n-Nur says:

    Una parola che sta a fondamento della fede, interamente.
    Essa connota anche il Profeta. Dice Iddio nel Suo Corano:
    “E non ti abbiamo inviato, se non come Rahma per i mondi”.

    Interessante dunque il parallelismo tra il Profeta e Maria, così come l’amore sacro e l’amore “mondano” (più che profano), di fatto “consacrato” nel Nome dell’Altissimo.

    La migliore Parola che si potesse preferire!

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