La fine del mondo si chiama Chrislam
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Si parla sempre di più di dialogo interreligioso, ecumenico, pace fra culture e civiltà...ma qualcuno ha mai pensato che, in nome di questo, ci potesse essere un'effettiva "contaminazione reciproca"?
Come al solito gli americani fanno da capiscuola. E qualcuno ha pensato: perchè agitarci tanto ad andare d'accordo, autodefinirci per differenziazione, quando possiamo semplicemente...diventare una cosa sola?
In breve, perchè essere cristiani, o musulmani...e non, semplicemente, crislamici?
Il concetto di Chrislam nasce alla Grace Fellowship Church di Atlanta, in Georgia, come risposta alle domande e alla crescente necessità di confronto che nascono dopo l'11 settembre.
Queste le tappe: i sondaggi dicono che solo il 30% degli americani ha una visione positiva dell'Islam? Bene, allora qualcuno inizia a riflettere sul significato di "ama il tuo prossimo". E a realizzare che non si può amare il prossimo senza avere un rapporto con lui.
Così la Memorial Drive Presbyterian Church organizza un seminario dal titolo "Gesù nel Corano". Poi, il celebre pastore Rick Warren pronuncia una preghiera all'inaugurazione della presidenza di Barack Obama dove cita Isa, il nome che per i musulmani indica Gesù. Questo nuovo slancio interreligioso pare poi espandersi un po' dovunque: così nasce anche Faith Shared, un movimento che mira a "fondere" Cristianesimo ed Islam ed aiuta ad organizzare funzioni religiose per così dire "ibride", gli "shared faith events", con la partecipazione di membri delle comunità islamiche locali e con tanto di letture suggerite dalla Torah, dalla Bibbia e dal Corano.
Una settantina di chiese sparse per gli Stati Uniti si offrono di ospitare funzioni "crislamiche" (ecco la lista).
A questo punto si diffonde il panico. E nella rete iniziano a fioccare attacchi, recriminazioni e blog che traboccano di commenti e critiche astiose in cui molti fedeli cristiani accusano: "queste cose non funzionano. il risultato, quando cristiani e islamici si mettono insieme, è sempre lo stesso: gli islamici avanzano, i cristiani si ritraggono". Gridano alla blasfemia.
Ma il movimento non si ferma. Episodi di solidarietà in cui chiese protestanti vengono messe a disposizione di comunità islamiche le cui moschee sono in costruzione o troppo piccole, o per celebrare le preghiere nel mese di Ramadan, si moltiplicano.
Allo stesso tempo c'è chi accusa istericamente: "no al sincretismo religioso!","è l'inizio della fine!" e via dicendo.
Il simpatico neologismo Chrislam evoca tra l'altro molte altre cose.
Esistono anche il comitato per il dialogo nazionale cristiano-islamico, in Libano -e rispettivo sito con tanto di citazione di Malcolm X- e la nuova religione sincretica nata in Nigeria che fonda elementi islamici e cristiani, celebrando tanto Natale e Pasqua quanto il Ramadan.
Insomma, sarà pure la fine del mondo. Ma a noi non sembra tanto male...
MAH! Non credo proprio. Il futuro non sta nel sincretismo, ma nel rispetto reciproco, nel rispetto delle reciproche differenze, nel vedere l’Altro (“il diverso”) come interlocutore e non come minaccia.
Non si tratta di “addomesticare” l’Altro, ma di riconoscerlo come ugualmente degno di esistere e di esprimersi.
Il dialogo nasce nella sincerità e nel riconoscimento dell’identità nostra e altrui; io credo moltissimo nel dialogo interreligioso e nella preghiera comune, ricordo con grandissima dolcezza le preghiere con amici musulmani, ma da qui a esultare per queste congregazione “crislamiche” ce ne corre… E non credo di essere isterico nel pensarlo!
Un conto è pregare insieme l’unico Dio concepito dalla mente umana in differenti modi, un’altra cosa è la fusione a freddo.
Tra l’altro, guardate che il messaggio che manda un messaggio di questo tipo è molto ambiguo: l’islam è “accettabile” solo se intriso e mischiato con il cristianesimo, non in quanto islam! Vi sembra che ci sia molto da festeggiare in questo tipo di messaggio?
Ripeto: altra cosa è il dialogo tra le religioni, un dialogo basato sulla conoscenza e soprattutto sull’accettazione della diversità.
“MosChiese” è un termine ugualmente orrendo.
Vanno bene sia la carne sia il pesce, non c’è bisogno di inventare il “Carpesce”.
Caro Francesco, sicuramente non sei isterico nel pensarlo e mi ritrovo nel tuo pensiero riguardo il sincretismo. Credo comunque che sia una sana provocazione quella proposta nel pezzo. La parola dialogo, per esempio, è stata usata talmente troppo spesso in modo superficiale da essere svuotata del suo profondo significato. Proporre una terminologia innovativa tanto da attirare l’attenzione e indurre a riflettere potrebbe essere efficace e una via per varcare una soglia
Solo in America poteva maturare una simile idea bislacca.
Oddio, filosoficamente intesa, l’idea potrebbe essere diffusa nei vari popoli interessati, solo occorre conoscere il pensiero dei vari Imam sparsi per il mondo e cosa ne pensano in Arabia Saudita.
Personalmente sono convinto che fra le due religioni ci sia un’incompatibilità inconciliabile, essendo il cristianesimo finalizzato sul perdono, mentre l’islamismo è per la condanna irrevocabile.
A prima vista può sembrare un’americanata (e sennò, che americani sarebbero?
), ma trovo che sia un’iniziativa da seguire con attenzione e interesse. Probabilmente nasce anche dall’esigenza di ricostituire unità e concordia in un Paese lacerato dagli attacchi dell’11 Settembre, e di promuovere un senso forte di comunità appunto “americana” contro le tentazioni di divisione e settarismi vari. In questo, dimostrano una sensibilità ben maggiore di noi.
Ci sono sicuramente numerose differenze teologiche e concettuali tra le due religioni, e sarà davvero curioso come si cercherà di sanarle; penso, tuttavia, che siano questioni che interessino assai poco i fedeli di ambo le parti, che invece hanno bisogno solo di essere rassicurati che l’”altro” non è pericoloso e che ci si può fidare di lui. A questo punto, l’unica cosa che posso auspicare è che anche ebrei e musulmani aprano le porte dei loro templi per ospitare momenti analoghi.