Caro Scola, vengo e ascolto come musulmana ambrosiana
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L’attesa per il grande momento del cardinal Scola è stata condivisa non solo dai fedeli che hanno voluto partecipare alla messa, ma anche da molti credenti di altre confessioni che nelle parole dell’attuale arcivescovo hanno riposto delle speranze per il futuro.
Come milanese e come fedele di fede islamcia, ho seguito il suo discorso con un certo coinvolgimento perché ho pensato alla preziosa eredità lasciata dal cardinal Tettamanzi che accresce un senso capace di rincuorare.
Ogni tradizione e ogni ritualità sono state seguite conferendo loro un significato profondo, come il passaggio del bastone pastorale di San Carlo e l’entrata nella simbolica basilica di Sant’Eustorgio che ha accolto i primi battesimi.
Lo sguardo del nostro nuovo cardinale si volgeva da una parte e dall’altra per regalare un pensiero collettivo e a ciascuno. La sua persona ha rappresentato anche un punto di riferimento per l’incontro interreligioso e interculturale.
Proprio in nome di questo impegno cui si è dedicato, ho accolto le sue parole di cui i primi interlocutori sono stati i fedeli ambrosiani, ma era come se le pronunciasse anche a tutti gli altri. Perché quel “Venite e ascoltate” può essere inteso solo in questi termini.
Dovrebbe essere rivolto a tutti per capire uomini e donne del nostro tempo, che sappiano vivere pienamente la sfida che caratterizza questo attuale frangente storico e che sappiano, prossimi alle persone che ci accompagnano, ascoltare e capire i fratelli umani “in tutti gli ambiti della loro esistenza” affinché ne condividano la condizione e il bisogno.
Un invito che ci vuole tutti protagonisti per offrire quanto di più prezioso è dentro di noi e che rimanda a quella solenne consapevolezza di cui il cardinale ha lasciato traccia nella lettera al suo predecessore.
In questo scritto si può leggere “Mi impegno a svolgere questo servizio favorendo la pluriformità nell’unità. Sono consapevole dell’importanza della Chiesa ambrosiana per gli sviluppi dell’ecumenismo e del dialogo interreligioso”.
Un passo ulteriore è stato compiuto a chiusura dell’omelia: “La roccia su cui il saggio costruisce la sua casa è potentemente evocata dal Duomo che ora ci raccoglie, secolare espressione di unità della comunità cristiana e della società civile di questa nostra Milano e di tutte le terre lombarde. La Madunina, l'Assunta nella gloria, che sempre abbiamo voluto svettante sopra ogni edificio milanese, intercede per noi.
Come fanno le mamme con i loro bambini, questa sera ci sussurra, con le parole del Prefazio, la dolce vicinanza di Gesù misericordioso, che ci spalanca a tutti i nostri fratelli uomini: i cristiani riuniti per la tua misericordia dall'annunzio del vangelo, rinsaldano nella cena di Cristo i vincoli della fraterna carità e divengono un segno di unità e di amore perché il mondo creda e ti riconosca”
È questo credere e riconoscere religiosamente che diventa specchio del credere e riconoscere l’umano a cui tutti siamo richiamati e a cui dovremmo aspirare.
Cara Lubna,
Grazie per la tua bella testimonianza di questo evento, che è così importante nella vita di una città. Nonostante la secolarizzazione, va riconosciuto che la figura dell’arcivescovo resta un punto di riferimento morale e civile per tutti i milanesi. Immagino che siano stati momenti di grande emozione e suggestione per chi ha avuto il privilegio di assistervi di persona.
Personalmente ho sempre ritenuto che l’espressione “dialogo interreligioso” fosse di per sé un ossimoro, poiché le diverse religioni contemplano dogmi spesso tra loro inconciliabili; eppure, se noti, gli appelli all’incontro e all’ascolto provengono spesso da uomini di fede, mentre la politica non perde mai occasione per esprimere divisione e ostilità, venendo meno al suo ruolo di mediazione e ricerca di compromesso. In altre parole, chi dovrebbe difendere i dogmi dedica invece la propria attenzione agli esseri umani, mentre chi dovrebbe curarsi della società (della polis) si occupa di difendere posizioni preconcette. Per questo motivo, mi verrebbe da chiederti se hai avuto la sensazione che lui ti abbia invitato a venire e ad ascoltare perché “musulmana ambrosiana” o semplicemente perché sei prima di tutto una cittadina e, soprattutto, una persona.
Caro Pier, grazie del riscontro. In realtà non farei una distinzione così marcata tra uomini di Chiesa e politici. In entrambi gli ambiti, ho incontrato persone disposte ad ascoltare e lavorare per il bene comune così come ne ho trovate altrettante pronunciare parole che alludono a buonismo e pietismo per poi non agire. Potrei essere d’accordo con quanto scrivi (mi riferisco in particolare a “la politica non perde mai occasione per esprimere divisione e ostilità, venendo meno al suo ruolo di mediazione e ricerca di compromesso”) se mi mettessi a ripensare ad alcune campagne elettorali (a livello partitico e non di singoli individui). Sull’ultimo tuo punto, credo di essermi sentita chiamata in quanto persona, cittadina, musulmana e ambrosiana. Non escluderei nessuna di queste componenti.