Nobel prize, Israele e dossieraggio
Dati Articolo
Come conseguenza del suo sostegno all’accordo di
Camp David, i libri di Naghib Mahfuz furono banditi dai paesi appartenenti alla Lega Araba tranne il Libano.
Qualcuno ha anche cercato di screditare la sua eredità letteraria con un dossieraggio ad hoc, facendo passare il nobel a lui assegnato come premio di scambio per il suo supporto per l’accordo di Camp David.
A sostegno della tesi dei produttori delle cospirazioni anti sioniste, il fatto che il premio nobel alla letteratura sia stato attribuito a Mahfuz per dei lavori pubblicati 30 anni prima del riconoscimento avvenuto nel 1988.
Nel mondo arabo, il premio nobel era già un’istituzione discreditata in seguito all’assegnazione nel 1978 del peace nobel prize all’ex primo ministro israeliano Menahem Begin e al presidente egiziano Anwar al-Sadat per aver normalizzato le relazioni tra Egitto ed Israele.
L’unico che non ha pagato un prezzo per aver ricevuto il nobel prize, è stato
Yasser Arafat che lo ha ricevuto nel 1994 insieme agli israeliani Shimon Peres e Yitzhak Rabin per i loro sforzi per creare la pace in Medio Oriente.
Sadat e Mahfuz hanno pagato con la vita e con la reputazione il loro contributo alla pace con Israele, mentre per l’ex leader dell’Olp solo soldi e lodi.
Non sarà mica stato Arafat a lanciare la pratica del dossieraggio in Medio Oriente?
Cara Noor,

La dimostrazione che gli avversari di Mahfuz usano a supporto della teoria, secondo la quale è stato premiato con il Nobel per il suo sostegno al trattato di Camp David, secondo me non regge, poiché non è affatto inusuale che il Premio Nobel venga assegnato a distanza di molto tempo dalla causa che ne ha determinato il conferimento. Ciò è anche più vero per i Premi Nobel scientifici, perché gli effetti benefici di una scoperta sono evidenti solo molti anni dopo. Fa eccezione forse il Premio Nobel per la Pace a Obama, consegnato addirittura in anticipo, ma si sa che la Fondazione Nobel sceglie i vincitori secondo logiche imperscrutabili a noi umani: vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare…
Per quanto riguarda Arafat, è difficile darne un parere oggettivo, perché penso che sia arduo giudicare comportamenti in contesti così lontani dai miei (nostri), che se non ci vivi non puoi mai capire. Ciò che scrivo di seguito sono solo mie considerazioni, puramente personali.
Arafat ha avuto il grande merito di portare il dramma della sua gente all’attenzione del mondo, ma è anche stato un campione galattico di doppiogiochismo, al cui confronto Andreotti era un esempio di linearità e coerenza. Inoltre, è inutile negarlo, è sempre stato contiguo a frange terroristiche, pur non facendone ufficialmente parte. Fu costretto alla Pace di Oslo (che pare non volesse) dalla scomparsa dei fondi che permettevano l’esistenza della sua organizzazione, in particolare quelli elargiti dagli Emiri del Golfo, che non potevano certo perdonargli la pubblica dichiarazione di sostegno a Saddam Hussein che aveva invaso il Kuwait. Si è sempre detto che non poteva fare diversamente, perché sottoposto alla pressione della “piazza”, ma non so quanto sia vero.
Solo la Storia potrà darne un giudizio completo e oggettivo.
P.S. Per onore di precisione, volevo ricordare che anche Rabin ha pagato con la vita la sua volontà di fare la pace. E’ triste osservare che entrambi, Sadat e Rabin, siano stati uccisi da persone dei rispettivi popoli, coloro che dovrebbero invece apprezzarne l’impegno e l’opera.
Sei un pozzo di informazioni. Mabruk caro pier Francesco. Su Arafat sono molto scettica. Il suo doppi giochiamo e la sua corruzione hanno contribuito a peggiorare il dramma della sua gente. Converrai con me sulla celebre frase he never missed a chance to miss a chance?
Purtroppo sì, convengo, cara Noor.
Per carità: capisco che era in “ottima compagnia”, capisco che tanti lo volevano morto (e non solo gli Israeliani…), capisco anche che ha vissuto in un contesto dove la sfiducia si manifesta non con una mozione parlamentare ma con una pallottola in fronte, ecc… ma mi è sempre sembrato che lui esagerasse nella sua ambiguità. Rimasero storiche le sue conferenze stampa, dove parlava in inglese di pace ai giornalisti occidentali, e di guerra in arabo ai giornalisti mediorientali, nella stessa sessione !!! Se non ci fossero stati morti e guerre di mezzo, ci sarebbe da schiattare dal ridere !!
Io penso che se rappresenti un popolo, una nazione,…devi comunque dare un’immagine di affidabilità agli altri Paesi, altrimenti la tua immagine negativa si ripercuote inesorabilmente anche sulla tua stessa gente.