Il giorno in cui fu ucciso il leader
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yallaitalia vuole ricordare Il Giorno in cui fù Ucciso il Leader
, uno dei romanzi brevi più efficaci, profondi, taglienti ed acuti del premio nobel per la letteratura Nagib Mahfuz.
Il racconto: tra storia e flusso di coscienza
Scritto nel 1985, il romanzo è articolato in tre voci, che si susseguono in brevi paragrafi di narrazione fluida e scorrevole, un flusso di coscienza in cui i personaggi non dialogano tra loro, ma riflettono e confidano le proprie idee ed i propri sentimenti al lettore.
Mahfuz ci presenta, con la maestria di un artista che tratteggia ogni più delicato tratto dell’animo umano, Muhtashimi Zayed, Elwan Fawwaz Muhtashimi e Randa Sulaiman Mubarak: il primo è un uomo di oltre ottant’anni, saggio e fedele all’Islam, vive in casa con il nipote, Elwan, vero protagonista del racconto, che è fidanzato con Randa con la quale, però, non riesce a costruire la desiderata famiglia a causa della grave crisi economica in cui l’Infitah, la liberalizzazione dell’economia egiziana, aveva gettato il Paese.
Sullo sfondo si muove un altro protagonista della vita politica dell’Egitto in cui il racconto è ambientato: Anwar Al Sadat, il presidente che venne ucciso durante una parata militare il 6 ottobre 1981. Il vecchio Muhtashimi, nostalgico, amareggiato e distaccato, riflette con toccante malinconia sul male di vivere che attanaglia i giovani in Egitto, il nipote mostra le ansie e le difficoltà della propria generazione, povera, disillusa, e privata di qualsiasi speranza nel futuro, Randa, dolce e fragile, grida la sofferenza delle donne che, come lei, sono costrette a rinunciare alla passione per potersi garantire un futuro dignitoso sposando un uomo benestante ma che non amano. Il risultato è tragico e toccante.
L’attualità del romanzo: le radici della rivoluzione in Egitto
La partecipazione allo stato d’animo dei personaggi del libro risulta dura e greve. L’esistenza degli individui è considerata non-vita, tanto che i caratteri arrivano a ritenersi già morti. Senza mezzi termini Mahfuz scrive:“siamo un popolo votato più alla sconfitta che alla vittoria. Il ceppo che enuncia la disperazione è diventato profondamente radicato in noi a causa delle numerose sconfitte che abbiamo dovuto sopportare. Abbiamo così imparato ad amare le canzoni tristi, le tragedie e gli eroi che sono marti” fino ad asserire che gli unici frutti della politica del presidente Sadat siano stati disperazione, povertà e corruzione.
Come spesso nei suoi scritti, l’autore trae spunto da eventi della storia egiziana per indagare gli stati d’animo dei caratteri e dei personaggi che grazie alla sua penna vivono ed animano il palcoscenico della narrazione. Introspettivo, quasi psicanalitico, Mahfuz descrive con impareggiabile maestria quel male di vivere che ha caratterizzato gli strati più poveri della società, quei moti d’animo, quelle passioni e quei tormenti che sono stati alla radice della rivoluzione che ha portato, dopo trent’anni di silente lievitazione, alla caduta del regime di Mubarak
Un breve romanzo dall’immenso significato
Agile e veloce nella lettura, "Il giorno in cui fu ucciso il Presidente" è uno tra gli scritti più utili e significativi nella comprensione dell’Egitto moderno, quasi un piccolo trattato di sociologia che – seppur senza pretese – presenta in modo glaciale e tagliente i moti d’animo del terzo stato, e lascia al lettore un’immagine limpida e colta delle ragioni che sono state alla base del malcontento popolare, oltre ad un pizzico di partecipata malinconia per le sorti dei tre protagonisti della vicenda, tre caratteri probabilmente nati dalla fantasia dell’autore ma in cui molta parte della società egiziana avrebbe potuto facilmente riconoscersi e specchiarsi.