I musulmani giovani e l’arte del tafsir
Dati Articolo
Siamo tutti italiani, non siamo cittadini di serie B, abbiamo gli stessi diritti e libertà nel professare la nostra fede. Ma siamo sicuri che quest’ultimo punto è realmente rispettato e valorizzato? Un qualsiasi musulmano è realmente capace di praticare la sua fede in Italia senza essere malvisto e mal interpretato dagli altri membri della comunità islamica? Questa volta la mia critica va ad un gruppo di musulmani in particolare, non alle autorità italiane.
Questo gruppo di ragazzi giovani, musulmani, come tutti noi da anni lotta e dibatte sulle leggi e i diritti per i ragazzi 2G, organizzando con impegno e perseveranza campagne ed eventi. Il problema però sorge quando il loro occhio inquisitore sposta l’attenzione dalle dinamiche esterne verso quelle interne, cioè tra di noi, anche verso i giovani musulmani che nulla hanno a che vedere con la loro associazione.
Diventano critici, rigidi, con alcune note di predica, come se la fede fosse tutta loro o il Corano stesso l’avessero letto soltanto loro. Un paio di mesi fa durante la conferenza stampa su di un libro scritto da un’amica, che gentilmente mi aveva invitato a parlare, io ed altri amici presenti al dibattito rispondevamo alle domande del pubblico. Inevitabilmente ci siamo trovati a toccare argomenti quali il velo ed altri precetti molto specifici della religione islamica come il divieto di mangiare carne di maiale e di bere alcool.
Una persona del pubblico in maniera più diretta delle altre mi chiese se rispettassi questi due divieti. Premettendo che non è facile parlare di sé stessi e svelarsi in questa maniera, ammisi che non mangio la carne di maiale, ma mi lascio tentare dall’alcool. Dissi anche che non tutti i musulmani sono come me, che ognuno ha le sue convinzioni e i suoi modi di fare, e che questa era una mia scelta personale. Due secondi dopo, sempre dal pubblico, una ragazza velata di cui conoscevo benissimo l’appartenenza, mi criticò dicendo che non tutti i musulmani sono come me (l’avevo già detto io prima), che questo è soltanto un modo mio “di fare” (l’avevo già detto io prima) , e che agisco in questa maniera soltanto per sentirmi più integrato nella società in cui vivo! Cosa?! Eh no, questo non l’avevo detto io prima! Risposi diplomaticamente, ripetendo che ognuno di noi è diverso e che può agire differentemente, ma non per questo ha il diritto di giudicare ed esprimere giudizi morali su chi agisce diversamente.
A situazioni rovesciate, applicando il suo stesso metodo, paradossalmente avrei potuto osservare che vivere qui e portare il velo potrebbe essere un modo per non integrarsi ed essere discriminate dal punto di vista lavorativo. In fondo è soltanto il mio modo di vedere quella scelta. Ma non l'ho condiviso in quel dibattito e mi sono ben guardato dall' esprimere giudizi di valore.
Esattamente questo è il problema, chiediamo sempre agli altri di rispettarci e di rispettare le nostre scelte, ma appena uno di noi “sgarra” o non agisce secondo la prassi, siamo subito pronti ad improvvisarci Muhammad Al Shaarawy ed esperti nel tafsir, l’interpretazione del corano. Ricordo che se possiamo parlare, dire la nostra opinione esplicitamente ed anche permetterci di giudicare e criticare, è perché viviamo in un paese che ce lo permette (di solito), almeno senza l’ipocrisia che è presente nei nostri paesi d’origine. Una cara amica trasferitasi da un po’ al Cairo, mi ha raccontato appunto di questa ipocrisia presente soprattutto durante il Ramadan: mi raccontava di come alcuni colleghi a lavoro da lei osservino il digiuno soltanto per non essere malvisti dall’azienda e dagli altri.
Ecco, non vorrei mai che qui in Italia si arrivasse ad una cosa del genere. Siamo tutti liberi di professare la nostra fede nella maniera migliore per noi, fare le cose con convinzione perché ce lo sentiamo, e non perché qualche pseudo-detentore della verità universale prova a metterci in imbarazzo tanto davanti alla comunità quanto a chi non ne fa parte.
Io c’ero a quell’incontro. Akram si è dimenticato, credo perchè è un signore, di scrivere che quando lui ha fatto quelle precisazioni c’è stata una standing ovation…bravo akram, bravi a quelli di yalla che hanno condiviso quell’esperienza…
Caro Akram,

Che peccato non esserci! Mi associo in ritardo alla standing ovation ricordata da Fatima, e concordo con lei nell’affermazione che sei stato un po’ troppo signore. Avresti potuto chiedere alla signorina so-tutto-io-ho-fatto-tutto-io-voi-non-capite-un-c… di spiegarsi un po’ meglio così da illuminare l’umile platea con il suo Verbo, descrivendoci la Sua Via per raggiungere una felice integrazione.
P.S. L’ipocrisia è una caratteristica costante di tutte le società umane, e non solo per la religione.
Grazie Fatima, grazie Pier Francesco…sono contento che condividete la mia visione…grazie anche per il “signore”…in realtà ho solo voluto dimostrarle la differenza di approccio e di comunicazione! In fondo, chi di noi ha bisogno di un “supervisor controllo qualità fede”??!!
P.S.
Una volta ho seguito una loro conversazione su fb e una ragazza ha detto che non esistono i “musulmani moderati”, ma esiste l’essere “moderatamente musulmani”. Io non condivido affatto il pensiero di quella ragazza. Penso che ognuno debba star bene con sè stesso, la propria fede, e il mondo che lo circonda…sennò, saremmo tutti eremiti o santoni in qualche monastero sperduto a meditare e pregare e basta!
Quando leggo queste cose, vengo assalito, se non addirittura tramortito da un senso di compiacimento e orgoglio nel vedere il piccolo e timido Akram divenuto Uomo,( grazie al mio Training Psicologico su come la vita debba essere vissuta..durato innumerevoli anni), che non scade in futili discussioni con chi cerca solo ” 5 min di Gloria” attirando l’attenzione su se stessa, spacciandosi per ” La perfezione fatta a Donna”… Scherzi a parte, bello davvero e concordo in pieno sul messaggio…e comunque credo, che se durante la discussione, qualcuno avesse urlato : ” Chi è senza peccato scagli la prima pietra” ….Anche quella ragazza sarebbe tornata a casa con qualche bernoccolo….Come del resto il 100 % della Popolazione Mondiale !!!
La scienza islamica è ampia e profonda. Alcuni suoi rami sono accessibili soltanto a pochi eruditi – ed è precisamente il caso del tafsir – mentre alcune conoscenze sono obbligatorie per ogni credente adulto – ad esempio, le modalità di esecuzione della preghiera, o gli articoli fondamentali del credo, e così via. Sono gli usul ad-din, i “principi della religione”, definiti e condivisi.
Al di là di qualsiasi piccola polemica con questa o quella associazione, e di un generico riferimento all’ipocrisia altrui – denunciata e condannata fin dall’epoca del Profeta – tu sei libero di vivere e praticare la tua fede come vuoi, né mi pare che questa tua libertà sia in alcun modo conculcata.
Tutt’altra cosa è però assumersi la responsabilità di testimoniare pubblicamente una dottrina tradizionale di origine divina, di cui però s’ignorano – e perfino si denigrano – sia la linfa intellettuale e sapienziale, sia i precetti e le abitudini di vita. Il meno che ci si possa aspettare è che qualcuno faccia notare la profonda incompetenza e la sconcertante contraddittorietà di questa testimonianza.
La Religione propone dei modelli. Il credente dovrebbe avvicinarsi ad essi, o quantomeno rispettarli, piuttosto che cercare di abbassarli ai suoi “standard di vita” od a ciò che piace ai propri lettori od editori. Peraltro, nessuno è tenuto a porsi pubblicamente come testimone; ma qualora lo faccia liberamente, deve capire che i suoi limiti non divengono virtù, per il semplice fatto di essere popolari.
una sera ho sentito una ragazza musulmana credente e praticante affermare che, in quanto siamo creature di Dio, Lui ci conosce e sa come dobbiamo comportarci… il Corano è così stato da lei paragonato al ‘libretto d’istruzioni’ dell’essere umano. Ognuno è libero di esprimersi come vuole, ma a me ha fatto una gran brutta impressione! Forse lei diceva (male) cose più islamicamente corrette di quelle che dice (bene) Akram. Do per scontata la buona fede di entrambi, ma se mi son sentito soffocare sentendo la prima, tiro un bel respiro quando ascolto il secondo… ciò che è buono, bello e vero dovrebbe farci sempre questo effetto, se non ce lo fa vuol dire che almeno nella forma con cui è esposto c’è qualcosa che non va. Anche questa è sunnat Allah, o magari semplice buonsenso. Chi ha detto poi che le due cose non possano coincidere? Tanti sapienti maestri non mi pare garantiscano al mondo islamico di essere un paradiso… mi spiace ma devo insistere, c’è qualcosa che non va e spero che siano proprio i musulmani a rendersene conto e a far qualcosa perché non continui così.
Caro Abdu n-nur, se mi scrivi che “alcuni rami della scienza islamica sono soltanto accessibili solo a pochi eruditi”, significa che tu sei uno di quelli??!! Se fosse ciò, ti invito a isegnarmi cos’è l’Islam…(tanto per darmi la prova concreta che ciò che ho scritto nell’articolo è veritiero…). Aldilà del fatto che il mo esempio di ipocrisia era specifico al caso, non generico, condivido con te la questione che ognuno pensa e pratica con tutta la libertà possibile la propria fede. Ciò di cui parlo, è il fatto di essere additati dagli altri! Vorrei chiederti soltanto se tu fossi presente all’incontro, perchè in tal caso ti direi che io non ero lì come testimone assoluto della fede islamica, ma come amico della scrittrice che ha scritto un libro sulle 2G. Dato che giusto per coincidenza (visto che fino a prova contraria sono un 2G) sono anche di fede islamica, mi sono state rivolte domande del genere! Non so di che fede tu sia, ma al ragazzo di origine cinese che ha parlato con me, ha parlato anche du buddismo. Nessuno però si è alzato dicendogli..”tu sei un cattivo buddista”! Apprezzo tantissimo la tua frase “la religione propone dei modelli”, per la definizione spiccia di modello (rappresentazione semplificata della realtà), la religione fa riferimento in maniera pratica alla realtà e al mondo che ci circonda, con i suoi pregi e difetti..l’hai detto tu prima, sta a noi avvicinarci il più possibile a questo modello che a mio avviso forse solo il profeta è riuscito a “incarnare”. Detto ciò, rispetto la tua visione ma non condivido tutto. Alzare, abbassare standard e quant’altro, sta a ognuno di noi interpretarlo nella maniera migliore e possibile e il tutto senza essere per forza rappresentativi. Mica mi sono presentato come Akram Idries dottore dell’università di Al Azhar (centro di insegnamento religioso dell’Islam Sunnita). Per la seconda volta, scrivo che se l’interlocutore che sta dall’altra parte mi conoscesse bene, saprebbe che ciò che scrivo è ciò che dico anche alle persone a me intime!! Per favore, eleviamoci dal semplice fatto di dire che tutto ciò è mosso dall’esigenza di essere popolari o di compiacere ai propri lettori ed editori..è una mia semplice osservazione che ho voluto condividere!!
L’incipit della tua risposta mi sembra dimostri perfettamente la tua sostanziale incomprensione degli argomenti di cui parli pubblicamente.
Hai parlato di tafsir, ma questo non è “per noi” (ovvero, è uno di quei “rami” della scienza islamica per pochi eruditi). D’altra parte, come spiegavo nell’incipit della mia risposta, non c’è affatto bisogno di essere mufassirin (ed io non mi sogno affatto di esserlo, mi sembrava chiaro), per stabilire alcuni principi elementari, fondamentali, che non sono affatto “oggetto d’opinione”, né materia di interpretazioni divergenti. Tra i quali, ci sono l’assoluta illiceità degli alcolici e la chiara obbligatorietà dell’hijab, ad esempio.
A me non interessa il comportamento personale di chicchessia, né condivido l’approccio di coloro che badano all’aspetto personale per criticare nel merito di alcune questioni.
Credo però che non sia affatto chiara, nella vostra esposizione, la distinzione tra “il modo di vivere la fede” di una persona di 2G e “il dato tradizionale della fede” stessa. La stessa, reiterata critica portata all’hijab, così come all’abbigliamento tradizionale, od ai centri islamici, denuncia un atteggiamento che non è affatto limitato alla testimonianza di un’esperienza personale, ma si pone piuttosto come modello che rivendica un grado di rappresentatività.
Di per sé, questo non ha alcuna base. Se una persona beve, o frequenta donne, o non compie la preghiera, sta sbagliando; dovrebbe riconoscerlo e considerare la sua situazione privatamente, non annunciarlo pubblicamente ed eventualmente invocare un “riconoscimento” per il suo modo di vivere la fede, ed il “rispetto” per i suoi errori.
Ognuno è libero, ma non si mischi il giusto con lo sbagliato.
Mi sembri abbastanza intelligente da capire che non c’è bisogno di presentarsi come “dottore dell’Azhar”, per fare un’opera di divulgazione in un senso o nell’altro. Né ha importanza se dici certe cose “solo in pubblico” od “anche in privato”.
Quando parli pubblicamente, ti assumi una responsabilità. Se per te è qualcosa da poco, varrà forse la pena ricordarsi che non c’è, invece, nulla che sia più importante dello Spirito e del Suo destino, così come di ciò che Lo pregiudica o Lo salva.
Caro Abd n-nur, anche a me sembri abbastanza intelligente da capire che l’incipit del titolo dell’articolo è ironico e scritto per spiegare successivamente la motivazione di tale scelta!! Puoi condividerla o no, ma non puoi privarmi di dire la verità..almeno su me stesso, poichè solamente io rispondo alle mie azioni di fronte al Creatore..nessun altro…che siano azioni di bene o di male…Con ciò non sto ammettendo che alcune “prassi” (seppur sbagliate) della mia fede da me intraprese sono giuste (ed è qui che penso che tu non abbia capito sostanzialmente cosa volevo comunicare), il messaggio papale è “io faccio così”ma A)Non significa che sia giusto, B)Non ho bisogno che nessuno mi faccia da supervisor!! Ce n’è solo uno a cui devo qualcosa, se poi si ha l’arroganza di farne le veci..non lo permetto!! Ho recensito il libro di Anna per Vita magazine, come tu ben sai se una testata giornalistica esegue la recensione, è molto probabile che tu da redattore venga invitato dalla scrittrice a parlare. ERO LI’ A RAPPRESENTARE VITA NON L’ISLAM…se poi di conseguenza una persona del pubblico mi fa una domanda INTIMA E PERSONALE, io per correttezza rispondo!! Pensi che lo sbandiererei in giro?? cosa pensi mi possa interessare?!Spero che con questa spiegazione il tuo spirito si plachi. Ti ringrazio comunque per il tuo parere, come si dice..dallo “scontro” nasce il riscontro, spero un giorno possiamo parlare face to face visto che la scrittura toglie molto all’espressività mimica e facciale!!
Caro ‘Abdu n-Nur,
cerchiamo di capirci su un punto: stimo molto te, la tua erudizione, la pacatezza e il garbo con cui ti poni. Tuttavia, pare che tu ed altri siate disturbati dal fatto che esista un gruppo di giovani di seconda generazione che si racconta pubblicamente affrontando temi legati all’integrazione che spesso sfociano nel campo religioso. Mentre il nostro modo di gestire l’argomento e’ intimistico, elastico, critico in senso rinnovatore, il tuo e’ ligio alla tradizione, alla sapienza dottrinale, al testo sacro e via dicendo. Rispetto il tuo modo di raccontare l’Islam, e l’associazione di cui fai parte: ne’ mi disturba che voi nelle vostre sedi, nelle conferenze, o dovunque vi troviate gestiate questi temi o viviate la vostra religiosita’ in modo collettivo e dogmatico (non sto esprimendo alcun giudizio di valore a riguardo). Non capisco dunque perche’ tu o chi per te dobbiate insistere sul fatto che a Yalla Italia non si puo’ parlare di Islam perche’ non abbiamo il patentino per farlo. Ti sfido a cercare anche solo un evento pubblico incentrato sull’Islam, in cui chiunque di noi abbia partecipato con la pretesa di spiegare la religione islamica, il tafsir, la sunna, eccetera. Noi parliamo di temi trasversali, perlopiu’ legati alla societa’ e all’attualita’. Spesso cio’ implica dire la nostra sulla comunita’ musulmana in Italia. Allo scopo spesso di scatenare un dibattito, non nella convinzione di avere la cultura o la competenza per riformare l’Islam o screditare la tradizione, ma sperando anzi di dar voce alle sfumature che esistono. Noi siamo una di quelle. Tu ne rappresenti un’altra. E c’e’ spazio per entrambe.
Condivido pienamente quel che dice Randa! In fondo il concetto è: “La dobbiamo smettere di fare gli ipocriti”. A rispettiva domanda avrei potuto rispondere..”mi spiace ma preferirei non rispondere perchè è una cosa mia e personale”. Il che equivaleva a non rispondere..ma mi sono messo in gioco, giusto o sbagliato che sia (anche perchè chi mi ha chiesto del maiale e dell’alcool, sapeva benissimo che è illecito assumerli, sennò non me l’avrebbe chiesto). Nell’articolo non mi interessava parlare di me o di cosa faccia io nella mia vita..ma denunciare questa sorta di ipocrisia o “protezionismo” (intendo all’apparenza sembrare musulmani perfetti e sotto sotto fare quel che si vuole) che abbiamo ereditato sottoforma di retaggio dalla nostra società d’origine, auspicandomi che ciò non succeda anche qui visto che abbiamo la possibilità di farlo.
Gentile Randa, non faccio parte di alcuna associazione, né mi riconosco in alcuno specifico “raggruppamento” di musulmani attivi politicamente in Italia. Mi ritengo – e prego di potermi mantenere – rigorosamente estraneo alle diatribe cui fai riferimento e che ben conosco, così come ne conosco la dannosità e la sostanziale infondatezza.
Mi preme chiarire che la questione non riguarda affatto il vostro modo personale di vivere la fede, bensì la testimonianza che si dà di una dottrina religiosa. Essere “musulmano” è una responsabilità grande, più gravosa di quella che può venire da una discendenza genetica o da una cultura familiare. Se le persone attorno a voi mirano a promuovere una visione dell’Islam “rassicurante”, ciò va oltre le singole esperienze personali dei suoi narratori, ma pertiene l’insieme della dottrina di cui si tratta, pur mediatamente. Quando quest’insieme risulta sostanzialmente deprivato dei suoi aspetti fondamentali, allora il meno che si possa fare è farlo notare. Questo, contro nessuno, ma in favore di qualche cosa.
Conosco personalmente diversi collaboratori di Yalla, e tengo a mantenere un rapporto di personale cordialità, anche in virtù delle divergenze di opinione. Il terreno più fertile su cui porre le differenze è quello del colloquio tra persone, piuttosto che quello dello scontro tra idee. Io mi auguro che possa risultare utile e consono alla Verità, e ciò è tutto quel che c’è di importante.
Giusto una osservazione,dico quello che sento e non è mia intenzione offendere nessuno. Mi sembra di capire che il significato dell’Islam sia “pace” e quale termine se non meglio di “rassicurante” può trasmettere questa immagine? In ogni caso l’essere “rassicurante” non priva l’Islam di nessuno dei suoi aspetti fondamentali essendo esso stesso uno dei principali fondamenti.Vuol dire pace oppure no???! In ogni caso se noi di religioni diverse stiamo qui a parlarne e se ci ritroviamo nelle piazze tra amici a condividerne le idee è perchè ci sono proprio i ragazzi di seconda generazione e i giovani musulmani non residenti in Italia che con la loro mentalità aperta e flessibile (dove è scritto che dottrina vuol dire chiusura?Dottrina è sapere,ionsegnamento e il sapere è flessibile e può essere confutato da studi successivi arrivando persino a contraddire quanto insegnato in precedenza)ci fanno sentire parte integrante della loro cultura e tradizioni come loro vogliono essere parte integrante della nostra.Non entro nel merito dell’Islam perchè non ne sono in grado ma credo che una delle grandi “responsabilità” di un musulmano sia quello di esprimere “accoglienza” (elemento comune a tutte le religioni) e a me sinceramente uno come Abdu n Nur fa paura,non sento la pace,non sento l’accoglienza,non sento l’apertura verso gli altri e sento chiusura mentale,chiusura verso gli altri,censura e sinceramente se l’Islam fosse lui,la parola integrazione non mi passerebbe nemmeno vagamente dal cervello perchè mi spaventa, mi fa pensare proprio a quelli che calmi,eruditi,filosofici,profondamente religiosi, si alzano una mattina e si fanno esplodere nella metro.
a me piecerebbe commentare con una citazione; diceva Duchamp in una lettera ad un amico “tu sei, come tutti, coinvolto da un accumulo di principi o anti-principi che generalmente imbrigliano il tuo spirito nella loro terminologia e, senza saperlo, tu sei prigioniero di un educazione che credi libera”.
Resterò sempre profonamente convinta che la sfida più grande sia imparare a ragionare con la propria testa, prima che con quella di un gruppo, di una cultura, di una religione.. forse allora smetteremo di giudicarci.
Si Silvia sono d’accordo, ma quelli che sono prigionieri di una tradizione che ha come scopo proprio quello di bloccare ogni forma di ragionamento non hanno nemmeno la minima concezione di “avere una testa”,figurati usarla.Per loro essere “eruditi” vuol dire ripetere a memoria e a nulla interessa l’ambiente in cui vivono,i tempi,il contesto,l’interlocutore…non esistono proprio i parametri che caratterizzano il concetto di comunicazione.Come fai a chiedere a uno di ragionare con la propria testa quando mentre impara a memoria non si è reso conto di perderla?Se non ha ragionato durante lo studio, quando la sua “testa” era in fase di conoscenza,come potrebbe farlo dopo che si è atrofizzata acquisendo la passività dell’imparare a memoria e nel respingere ogni forma di confutazione?
Gentile Francesca, ti chiedo di indicarmi quei passaggi dei miei interventi che ti abbiano suscitato “paura”.
Scrivi: “Come fai a chiedere a uno di ragionare con la propria testa quando mentre impara a memoria non si è reso conto di perderla?Se non ha ragionato durante lo studio, quando la sua “testa” era in fase di conoscenza,come potrebbe farlo dopo che si è atrofizzata acquisendo la passività dell’imparare a memoria e nel respingere ogni forma di confutazione?”
Presagisci infine esplosioni in metropolitana.
Ti invito a riflettere dove stia il pregiudizio, la suggestione e la chiusura mentale. Mi attengo al merito delle discussioni; se per te un musulmano che si attiene alla tradizione islamica è “prigioniero” e spaventoso, mi domando che genere di “conoscenza reciproca” tu possa auspicare.
Si Abdu n Nur, per me una persona,senza distinzioni(ho parlato di “quelli che sono prigionieri” non di musulmani), che si attiene alla “tradizione” è prigioniero,uno che segue la religione con i suoi principi di apertura, accoglienza e intelligenza nell’applicare le regole religiose al tempo,al contesto,al luogo in cui vive e a chi ha di fronte allora è una persona con capacità decisionale e di ragionamento che in quelli che seguono la tradizione è praticamente nulla perchè soppressa.Per me la religione è qualcosa di interiore e pertanto non è possibile viverla spogliandola del proprio io.Si tu fai paura perchè sei chiuso,inflessibile e citi tutto in modo freddo senza nemmeno un filo di sentimento.Come si fa ad essere religiosi senza sentimenti?Sicuramente dentro di te sei profondissimo,proprio come quelli che si tengono tutto dentro e poi “scoppiano”.E non sto dicendo questo perchè sei musulmano,ci mancherebbe,(amo i miei amici musulmani e sinceramente non è una cosa che guardo quando faccio amicizia con qualcuno), lo avrei detto comunque perchè mi spaventano proprio le persone chiuse e con le quali non è possibile dialogare perchè le risposte sono del tipo “Dio ha detto..” ed “E’ scritto..”.Sicuramente io rifletto e rifletterò su tutto questo, perchè io so di poter sbagliare e voglio conoscere,imparare e contraddirmi, è proprio questa la differenza tra me e te.
Francesca, a me sembra semplicemente che confermi i tuoi pregiudizi, basati semplicemente sul mio presunto “parlar freddo” (ovvero senza battute di circostanza, punti esclamativi o divagazioni, insomma) ed addebitandomi una “assenza di sentimenti” (sic) ed una mia supposta “chiusura” di cui non hai chiaramente alcun riscontro. Il fatto che mi sforzi di riportare la discussione al suo merito (si parla di religione, non di new age) non dice alcunché del “mio” modo di vivere la fede, di cui sembri tuttavia aver già dato un giudizio ultimativo, senza in effetti aver alcun concreto elemento di giudizio in mano.
Se conoscessi ciò di cui si parla, sapresti che la tradizione – ed in particolare quella islamica – prevede OBBLIGATORIAMENTE l’interpretazione e la contestualizzazione. Va da sé, se si intende per “contestualizzazione” solo la completa “assimilazione” del proprio modo di vivere la fede al contesto in cui si vive, allora si parla d’altro, e si considererà tutto ciò che è minimamente formale come “farisaismo”, chiusura ed intolleranza. Ma il problema mi pare molto più di chi guarda e giudica, piuttosto.
Non è d’altra parte colpa, se non conosci il merito delle questioni trattate in questo sito, che d’altra parte non credo contribuisca significativamente a chiarirle, se non per battute di spirito e “buoni sentimenti” – che, ti assicuro, nemmeno a me mancano, se questo potrà rassicurarti quando prenderai la metro’. Il mio invito è solo ad una maggiore prudenza, perchè una paura così singolarmente immediata ed, allo stesso tempo, chiaramente infondata, nei confronti di una persona come me, è un segnale d’allarme, per ciò che riguarda temi complessi, la cui banalizzazione è solo apparentemente un elemento di chiarimento e condivisione. Un saluto di Pace!
Che bello. Almeno qui si parla, anche se, non trovo corretto parlare del personale in pubblico al dibattito.
Ad Ancona, verso Febbraio, ci fu un pomeriggio dedicato alla religione islamica (dovrei cercare chi ci fosse, ricordo un professore di islam convertito e altri studiosi): io ero l’unica 28 enne, tutti over 60. E neanche uno, dico uno/a musulmana. Non che si legga in faccia, sia chiaro, ma di islamici di origini magrebine, mediorientali in provincia ce ne sono tantissimi…
Cara Edly, mi fa piacere che tu ti sia appassionata alla vivacità di questo dibattito. Apprezzo tantissimo la varietà di risposte e pensieri che ognuno di noi ha dato (ovviamente con il vincolo del rispetto reciproco). Quando si tratta di religione e dell’etica che ne consegue, siamo tutti toccati nel vivo…Concordo pienamente con te riguardo la tua “denuncia” sulla mancanza dei diretti interessati (per esempio al convegno ad Ancona che menzionavi prima) soprattutto quando poi gli interlocutori sono sempre gli stessi, esperti in qualcosa che hanno studiato casi e statistiche sociologiche su di noi “cavie”. Non so, magari l’incontro non è stato organizzato bene dal punto di vista propagandistico o forse perchè a volte queste tematiche in realtà non interessano a tutti i 2G, immigrati o quant’altro. Fatto sta che è per questo che ci impegnamo ogni volta nel dire che è giusto che si parli con “noi” e non di “noi”!
Abdu n Nur non mi sembra affatto che tu dia spazio alla interpretazione e alla contestualizzazione ed è proprio questo che mi spaventa di te.Ti assicuro che questo sito mi aiuta ad “entrare nel merito di certe questioni e contribuisce a chiarirle” molto di più di discussioni che sembrano frutto del lavaggio del cervello di certe scuole saudite e non mi stupirebbe se un giorno tu decidessi di frequentarne una.Non è un pregiudizio ma una opinione e in un contesto sociale le opinioni valgono cosi come valgono le impressioni anche se tutti siamo bravi a dire che non ci lasciamo condizionare e non giudichiamo.Se io mi sforzo di capire l’Islam e lo considero parte integrante della mia vita,della mia quotidianità,è perchè lo guardo attraverso il lavoro che fanno tutti i giorni i ragazzi della redazione e i miei amici,ma devo ammettere che quando leggo i tuoi commenti e analoghi, mi sento confusa e comincio a pensare che se la maggior parte la pensa come te allora tutti gli stereotipi e i “pregiudizi” non sono cosi lontani dalla realtà.
Allah ha stabilito dei limiti che non devono mai essere superati.Ci sono dei principi comportamentali che sono l abc dell Islam e sono validi in ogni tempo e paese ad esempio nutrirsi halal comportarsi halal e avere un culto puro.Poi per quanto riguarda la vita sociale alcune forme possono adattarsi ai tempi e luoghi diversi ad esempio posso andare in jeans e camicetta con l hijab basta che siano scoperti solo il viso e le mani non debbo vestirmi come all epoca del Profeta Mohammad in generale e ammesso tutto cio che non e espressamente vietato o che non cozza con lo spirito dell Islam.
Caro abdu mi spieghi perche’ cavolo i mussulmani dovrebbero essere sempre obbligati a trasportarsi sto fardello di precetti altrimenti non varrebbero nulla?il mondo e’ pieno di cristiani ed ebrei che vengono giudicati per come sono non sulla base di quante volte pregano.ascolta un cretino: la vita e’ breve e poi si crepa,fatti meno menate e se proprio nn resisti sfogati con lo specchio.credimi sei l’unico che si ascolterebbe senza rompersi le balle dopo un nanosecondo della tua islameggiante retorica.di sicuro sarai un italiano convertito.la peggio categoria.da come ti atteggi ci scommetterei.