Chi non si racconta non esiste
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Se noi seconde generazioni vogliamo avere uno status giuridico normale, ovvero ottenere la cittadinanza italiana dalla nascita o almeno alle elementari, dobbiamo tirare fuori in Naghib Mahfuz che c'è in noi. Scriviamo, comunichiamo di più, lanciamo idee a case editrici, a case di produzione cinematrografiche, a stazioni radio, a tv satellitari, a grandi registi e sceneggiatori.
Ci ha molto colpito una lucida analisi della scrittrice Camilla Baresani pubblicato sul primo numero della rivista Idem. «Il popolo delle partite Iva» sostiene Baresani «non ha rappresentanza sindacale ne rappresentanza politica perché non ha uno status narrativo, forse per questa sua incapacità di mettersi in scena».
Anche noi seconde generazioni siamo come le partite Iva. Gli italiani non hanno la minima idea di cosa significhi rimanere nel limbo identitario fino a 18 anni, non avere un passaporto che ci permetta di viaggiare come tutti gli altri, non poter partecipare ai concorsi pubblici e dover fare i test di italiano per avere il rinnovo del permesso di soggiorno nonostante abbiamo sempre e solo vissuto qua.
Il nostro limite è che ci lamentiamo del trattamento ricevuto dalla politica, ma spesso la politica e l'opinione pubblica non hanno la minima idea dei nostri sacrifici, delle umiliazioni che lo Stato ci infligge e di come la burocrazia ci succhi tempo e risorse economiche ogni anno per una carta bollata.
Siti come YallaItalia, la rete
2G
, molti nuovi premi letterari sulla letteratura migrante hanno contribuito a dare una certa visibilità al processo identitario delle 2G e alle loro istanze. La riforma della legge cittadinanza, però, resta ancora in alto mare.
Troviamo, quindi, il Naghib Mahfuz che c'è in noi. Scriviamo sceneggiature per film, per soap opere, scriviamo libri, andiamo nelle trasmissioni radiofoniche a raccontare i nostri punti di vista, i nostri sacrifici e le nostre potenzialità.
Molti libri di Mahfuz sono diventati dei film. Forse a molti di noi manca il suo talento, ma di certo non ci manca il materiale. Abbiamo tanto da raccontare e da comunicare. Facciamolo. Più ci raccontiamo e più esisteremo anche per lo Stato italiano.
Magari la nostra produzione letteraria non diventerà un film di successo; ma un lieto fine, se ci mettiamo tutti in scena, magari può uscirne.