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Appello: chiudete la scuola araba Naghib Mahfuz

Appello: chiudete la scuola araba Naghib Mahfuz Dati Articolo Non basta intitolare una scuola a Naghib Mahfuz per garantire che si tratti di un ambiente di qualità.
Dopo la chiusura nel 2005 – tardiva e pasticciata – della scuola egiziana di via Qaranta a Milano che aveva operato per molti anni senza alcuna autorizzazione, un analogo istituto – anche se ridotto nei numeri – è sorto sotto il nome del grande scrittore, prima in via Ventura o ora pare dislocato in via Paravia, dove esiste già una scuola italiana divisa in due plessi: quello 'buono' per gli autoctoni, e l'altro con percentuali di alunni d'origine straniera che si aggirano attorno al 90%.

Al ghetto multiculturale si affiancherebbe così anche quello monoculturale, non si capisce bene in base a quali principi pedagogici.
Eh già, tutto sembra ancora prevalere sull'essenziale: una scuola dovrebbe istruire in modo adeguato, così come un ospedale dovrebbe curare i malati e via dicendo. La buona politica, o meglio la politica senza aggettivi a questo dovrebbe badare. Invece di tutto si è parlato e si è poi smesso di parlare tranne che dell'unica cosa che veramente conta. Chi insegna in questa scuola? Docenti qualificati o gente che pur dopo anni di permanenza in Italia ancora non sa parlare la nostra lingua? La parte italiana del programma è adeguata o è una foglia di fico? Alla fine del percorso gli alunni sono preparati a proseguire gli studi nel nostro Paese o hanno avuto un'istruzione che per contenuti e metodi li taglia fuori da ogni prospettiva, in attesa di un vagheggiato e irrealistico ritorno al Paese d'origine? Tutte domande a cui nessuno, pubblicamente, è in grado di dare una risposta articolata e professionale.

Ma non solo. Proprio perché non si tratta di una scuola frequentata da chi tornerà nel giro di pochi anni nel Paese d’origine, i requisiti pedagogici a cui deve rispondere sono decisivi. Pretendere di fare per intero il programma italiano ed egiziano è didatticamente aberrante. Fossero anche perfettamente bilingui docenti e discenti, l’alunno non è un vaso vuoto in cui a piacimento si possano versare due ettolitri di liquidi al posto di uno.

Yallaitalia.it è venuta a conoscenza di un fatto che, se fosse confermato, rinforzerebbe la necessità di chiudere l’istituto: presentando agli esami per la parte italiana alcune allieve, qualcuno avrebbe chiesto di chiudere un occhio sulla loro preparazione (inferiore a quella dei maschi) in quanto meno rilevante. Mica male se si tiene conto che le madri egiziane sono spesso solo casalinghe che non apprendono l'italiano. L'elemento femminile è di fondamentale importanza per qualsiasi forma di integrazione degna di questo nome, e invece si riproduce qui un modello che marginalizza le donne fin dall'infanzia con prevedibili e nefaste conseguenze sul medio-lungo periodo.

Mentre finalmente si aprono spiragli per luoghi di culto decorosi e riconosciuti, l'indifferenza e l'inerzia sembrano regnare ancora sovrane a proposito del destino di questi minori. Ci auguriamo di vedere presto a Milano ottime moschee dalla governance trasparente e con delle leadership giovani e perfettamente bilingue, ma anche di sapere che si sta facendo qualcosa perché non ci siano più pessime scuole.
Fatelo per due buoni motivi: per il bene delle giovani generazioni e per rispetto dell’eredità di Naghib Mahfuz


7 Responses to Appello: chiudete la scuola araba Naghib Mahfuz

  1. 'Abdu n-Nur says:

    Invece di invocare la chiusura di un istituto sulla base di domande generiche e sulla denuncia di un episodio sconcertante innanzi tutto per la sua vaghezza, non sarebbe più interessante ed opportuno articolare un discorso sul diritto ad un sistema di scuole private simile a quello di altre confessioni e nazionalità, sul suolo italiano?

  2. Francesca says:

    Io obbligherei i responsabili della scuola a fornire spiegazioni e proporre un piano da realizzare seduta stante per riportare la scuola al suo ruolo di insegnamento,la chiusura mi sembra un pò eccessivo in quanto se ci sono studenti,vuol dire che ne serve una in quella zona.

  3. Lorenzo Maria Alvaro says:

    Se non è in regola la scuola va chiusa. E questo al di là delle giuste considerazioni pedagogiche e culturali che pone l’articolo. Ed è un problema a cui penseranno gli inquirenti. Obbligare “i responsabili della scuola a fornire spiegazioni e proporre un piano da realizzare seduta stante per riportare la scuola al suo ruolo di insegnamento” è un bel pensiero, ma in un paese regolamentato da leggi come il nostro semplicemente non ha senso. Se c’è un illecito (specie relativo a dei minorenni, come la discriminazione sessuale) si va in tribunale, non ci si mette d’accordo. Anche il commento sul diritto, proposto ‘Abdu n-Nur, «ad un sistema di scuole private simile a quello di altre confessioni e nazionalità, sul suolo italiano» non ha alcun fondamento. Se c’è qualcuno interessato a mettere in piedi una scuola privata è liberissimo di farlo. Di qualsiasi impostazione religiosa o nazionalità. Non c’è un diritto alla scuola privata, c’è il diritto all’impresa che permette ad un privato di aprire la sua scuola. Sempre che rispetti le regole del caso.

  4. paolo says:

    il bene o si fa bene o… non si fa il bene.
    Anche molti centri islamici milanesi ritengono che certi esperimenti ‘rovinano i bambini’ (parole loro) e di fatti hanno cominciato a muoversi in un altra direzione
    cfr. http://www.ilsussidiario.net/News/Milano/2011/8/29/VIA-PADOVA-L-esperto-fa-piu-danni-l-inerzia-della-politica-di-una-scuola-araba/203400/

  5. Francesca says:

    Perchè non ha senso? Nel nostro paese non si taglia e cuce ma si corregge. Fare una scuola, con le infrastrutture,bagni,aule…non è semplice..Imponiamo ai responsabili di seguire delle regole ed eventualmente li puniamo per quanto fatto ma salviamo la scuola

  6. Modesto says:

    Ho mandato una mail a mio fratello dopo aver visto http://www.yallaitalia.it/2011/08/appello-chiudete-la-scuola-araba-naghib-mahfuz/.. Deve capire anche lui!

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