Non si è mai abbastanza “halal”. Forse è il caso di iniziare ad usare questo termine non solo per designare beni o cibi islamicamente leciti, ma anche per identificare il consumista islamico doc, insomma il consumatore Corano-friendly. Spieghiamo meglio. Ecco, per essere più chiari, la top three delle novità del mercato orientato ad un pubblico islamico: Mozzarella di bufala per tutti! Come, come vivere senza mozzarella di bufala? Questo devono essersi detti a Caserta quando si sono inventati la mozzarella halal. E così, stimando di poter guadagnare due miliardi di potenziali acquirenti, a Castel di Sasso hanno pensato di produrre un formaggio che rispetti il divieto shariatico di consumare alcool. Ma cosa avrà di diverso questa miracolosa mozzarella? E’ il direttore del Consorzio di tutela della mozzarella di bufala campana stesso ad illuminarci, spiegando che nell’ordinaria produzione di mozzarella già non si utilizzano i prodotti senza alcool, ma che per...
Un altro Ramadan si conclude. Come al solito, appena viene confermato che l’indomani sarà la festa dell’Eid el Fitr e che oggi è l’ultimo giorno di digiuno, cerco on line i luoghi di preghiera a Milano dove si celebrerà l’Eid. Ogni anno fioccano diverse sistemazioni, poiche’ ovviamente siamo condannati al nomadismo (le moschee sono mostri a otto teste, ricordate), e a seconda delle disponibilita’ o della fortuna ci tocca il Palalido, il Filaforum di Assago, e via dicendo. Quest’anno identifico tre luoghi di preghiera non troppo lontani, e opto per il Teatro Ciak, in via Procaccini. Penso che non dovremmo essere troppo stipati, lo spazio è abbastanza grande. Arrivo con buon anticipo, ho una decina di minuti prima che la preghiera inizi. Studio la situazione. Fuori dal teatro, appena dopo il cancello, sono stati disposti dei grandi tappeti per la preghiera, lo spazio è molto e la gente è poca....
Siamo tutti italiani, non siamo cittadini di serie B, abbiamo gli stessi diritti e libertà nel professare la nostra fede. Ma siamo sicuri che quest’ultimo punto è realmente rispettato e valorizzato? Un qualsiasi musulmano è realmente capace di praticare la sua fede in Italia senza essere malvisto e mal interpretato dagli altri membri della comunità islamica? Questa volta la mia critica va ad un gruppo di musulmani in particolare, non alle autorità italiane. Questo gruppo di ragazzi giovani, musulmani, come tutti noi da anni lotta e dibatte sulle leggi e i diritti per i ragazzi 2G, organizzando con impegno e perseveranza campagne ed eventi. Il problema però sorge quando il loro occhio inquisitore sposta l’attenzione dalle dinamiche esterne verso quelle interne, cioè tra di noi, anche verso i giovani musulmani che nulla hanno a che vedere con la loro associazione. Diventano critici, rigidi, con alcune note di predica, come se...
Non basta intitolare una scuola a Naghib Mahfuz per garantire che si tratti di un ambiente di qualità. Dopo la chiusura nel 2005 – tardiva e pasticciata – della scuola egiziana di via Qaranta a Milano che aveva operato per molti anni senza alcuna autorizzazione, un analogo istituto – anche se ridotto nei numeri – è sorto sotto il nome del grande scrittore, prima in via Ventura o ora pare dislocato in via Paravia, dove esiste già una scuola italiana divisa in due plessi: quello ‘buono’ per gli autoctoni, e l’altro con percentuali di alunni d’origine straniera che si aggirano attorno al 90%. Al ghetto multiculturale si affiancherebbe così anche quello monoculturale, non si capisce bene in base a quali principi pedagogici. Eh già, tutto sembra ancora prevalere sull’essenziale: una scuola dovrebbe istruire in modo adeguato, così come un ospedale dovrebbe curare i malati e via dicendo. La buona politica,...
Come conseguenza del suo sostegno all’accordo di Camp David, i libri di Naghib Mahfuz furono banditi dai paesi appartenenti alla Lega Araba tranne il Libano. Qualcuno ha anche cercato di screditare la sua eredità letteraria con un dossieraggio ad hoc, facendo passare il nobel a lui assegnato come premio di scambio per il suo supporto per l’accordo di Camp David. A sostegno della tesi dei produttori delle cospirazioni anti sioniste, il fatto che il premio nobel alla letteratura sia stato attribuito a Mahfuz per dei lavori pubblicati 30 anni prima del riconoscimento avvenuto nel 1988. Nel mondo arabo, il premio nobel era già un’istituzione discreditata in seguito all’assegnazione nel 1978 del peace nobel prize all’ex primo ministro israeliano Menahem Begin e al presidente egiziano Anwar al-Sadat per aver normalizzato le relazioni tra Egitto ed Israele. L’unico che non ha pagato un prezzo per aver ricevuto il nobel prize, è stato...
Io, ero una bambina. In tutti i sensi. Quindici anni, in preda al delirio d’onnipotenza di chi fa un passo e crede di essere già a metà strada, salvo poi -ma solo più tardi, purtroppo, che queste cose uno le capisce sempre a scoppio ritardato- rendersi conto che serve un bel bagno di umiltà. Lui, un gigante. Un gigante di cultura, di statura morale, di fama, di ricchezza spirituale, di umiltà, di bravura, di profondità – uno che era sceso negli abissi dell’anima, e risalito, più volte – uno che di certo non aveva bisogno di stringere la mano a nessuno, eppure la stringeva a tutti. Tra le tante storie mitiche su Naghib Mahfuz quella che più aveva solleticato la mia fantasia era sapere di come usasse, ogni giorno, andare ad un certo caffè. Viveva a Khan El Khalili, a due passi dal bellissimo souk tra i vicoli interni, quel...
Se noi seconde generazioni vogliamo avere uno status giuridico normale, ovvero ottenere la cittadinanza italiana dalla nascita o almeno alle elementari, dobbiamo tirare fuori in Naghib Mahfuz che c’è in noi. Scriviamo, comunichiamo di più, lanciamo idee a case editrici, a case di produzione cinematrografiche, a stazioni radio, a tv satellitari, a grandi registi e sceneggiatori. Ci ha molto colpito una lucida analisi della scrittrice Camilla Baresani pubblicato sul primo numero della rivista Idem. «Il popolo delle partite Iva» sostiene Baresani «non ha rappresentanza sindacale ne rappresentanza politica perché non ha uno status narrativo, forse per questa sua incapacità di mettersi in scena». Anche noi seconde generazioni siamo come le partite Iva. Gli italiani non hanno la minima idea di cosa significhi rimanere nel limbo identitario fino a 18 anni, non avere un passaporto che ci permetta di viaggiare come tutti gli altri, non poter partecipare ai concorsi pubblici e...
yallaitalia vuole ricordare Il Giorno in cui fù Ucciso il Leader , uno dei romanzi brevi più efficaci, profondi, taglienti ed acuti del premio nobel per la letteratura Nagib Mahfuz. Il racconto: tra storia e flusso di coscienza Scritto nel 1985, il romanzo è articolato in tre voci, che si susseguono in brevi paragrafi di narrazione fluida e scorrevole, un flusso di coscienza in cui i personaggi non dialogano tra loro, ma riflettono e confidano le proprie idee ed i propri sentimenti al lettore. Mahfuz ci presenta, con la maestria di un artista che tratteggia ogni più delicato tratto dell’animo umano, Muhtashimi Zayed, Elwan Fawwaz Muhtashimi e Randa Sulaiman Mubarak: il primo è un uomo di oltre ottant’anni, saggio e fedele all’Islam, vive in casa con il nipote, Elwan, vero protagonista del racconto, che è fidanzato con Randa con la quale, però, non riesce a costruire la desiderata famiglia a...
Il Paradiso dei Bambini Una bambina musulmana confessa ai genitori la sua passione per la compagna di classe Nadia, una cristiana, lamentando il fatto che vengono separate nell’ora di religione. Ingenuamente chiede: «Se mi faccio cristiana sto sempre con lei?». Il padre risponde: «Ogni religione è buona. I musulmani adorano Dio, i cristiani pure». E lei: «Perché lei lo adora in una stanza e io in un’altra?». Il papà taglia corto: «Chi lo adora in un modo, chi lo adora in un altro». Ma alla fine, dopo un serrato e logorante interrogatorio su Dio, Gesù, la vita e la morte, la bambina musulmana conclude irremovibile: «Voglio stare sempre con Nadia!». E chiarisce: «Anche nell’ora di religione!». E’ in definitiva il trionfo dell’umanità sul dogmatismo, dell’illuminismo sul fanatismo. Ed è questo lo spirito che dovrebbe ispirare la percezione del Natale come festa condivisa da cristiani e musulmani. Nel rispetto di una...
Mi piacerebbe proprio poter leggere un commento di Naghib Mahfuz sui recenti rivolgimenti in atto in Egitto. Oggi (30 agosto 2011) avrebbe compiuto 100 anni (se non fosse scomparso nel 2006) e c’è da scommettere che avrebbe estratto dal suo cilindro di poliedrico letterato almeno un racconto in cui avremmo potuto godere della sua straordinaria capacità di osservare e ritrarre il suo Paese. Del resto è quello che ha sempre e mirabilmente saputo fare: fin dal 1938 quando, dopo gli studi universitari, con una serie incompiuta di romanzi sull’antico Egitto affrontava metaforicamente il tema dell’occupazione coloniale britannica. Ma la realtà stava già mutando, ed eccolo accompagnare il periodo che avrebbe portato alla rivoluzione di Nasser con una nuova vena della sua produzione: libri di stampo attuale e realistico che fotografavano un mondo destinato a scomparire dipinto magistralmente soprattutto in una celebre trilogia che ritaeva la saga di una famiglia egiziana...